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Quel che resta di un mondo umano umano in rovina

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Quel che resta di un mondo umano in rovine…

Il Belpaese è ormai irriconoscibile, lontanissimo da quel che ho conosciuto nella mia infanzia. Non perché siano spariti i monumenti o perché qualche genio malvagio si sia messo a mettere a ferro e fuoco musei e parchi pubblici ma perché la popolazione è cambiata, è diversa psicologicamente e anche fisicamente. L’Italia di prima con il suo moralismo, con la sua vitalità, con le sue ridicole certezze è lontana, persa nella memoria e nel tempo che fu. Di quel mondo rimangono le rovine, perfino le vecchie serie televisive dei cartoni animati giapponesi degli anni settanta sono l’occasione per lontani ricordi o per il manifestarsi di un collezionismo nostalgico all’insegna del come eravamo. Questa dimensione del collezionismo e del ricordo di come eravamo la leggo come l’ennesima evidenza di una trasformazione della società italiana che è stata rapidissima negli ultimi trent’anni, talmente rapida da ridefinire la dimensione dell’italianità su nuove basi e su nuovi problemi. La penisola oggi è popolata da esseri umani molto diversi da quelli che l’abitavano nel 1979 e non per la presenza di milioni d’immigrati o per l’uso intensivo di internet ma perché ciò che era creduto prima ed era parte di un modello di vita e pensiero riconosciuto e onorato oggi è morto. Delle troppe ridicole e presuntuose certezze del passato, delle trasposizioni e interpretazioni all’italiana delle grandi speranze e ideologie o dei miti del successo e del potere di allora non è rimasta altro che la puzza. Il passato è un mondo in rovine dal quale l’essere umano cerca di recuperare questo o quello a seconda della sua sensibilità. Non una storia unitaria quindi ma tanti frammenti sparsi che raccontano il tempo che fu. Magari il proprio tempo. Cosa resta del  mondo di prima? Credo solo rovine, detriti, rottami dove la politica e la cattiva pubblicità cercano delle suggestioni per impressionare il loro pubblico e manipolarlo. Il mondo di oggi al contrario è pieno di dubbi, di questioni aperte, di cose non dette. In particolare questa contemporaneità poggia su una contraddizione spaventosa: si ha fede in una crescita infinita entro i limiti di un pianeta azzurro che ha ampie risorse finite. Crescita infinita e risorse finite, questa è la dirompente contraddizione globale di cui nel Belpaese non si ha percezione. L’essere italiani è oggi un vivere giorno per giorno, una fare cose come compiuta, uno sbarcare il lunario, un tirare a campare, accendere ceri e aspettare miracoli. Anche avendo una stima molto bassa delle nostre genti credo che sia giusto considerare come questa fuga nel passato, nella paura, nella rassegnazione, nella lotteria dei miracoli più o meno sacri, sia una cattiva prova delle genti del Belpaese. Questo disordine vile è come una tenebra che uccide il coraggio, come un gas venefico e oscuro che ha corrotto la terra e ucciso i viventi.

La civiltà italiana tornerà ad essere una volta che questo funesto periodo di scelleratezza e disordine mentale sarà superato.

Potrebbe non bastare tutta la mia vita per vedere quel momento.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 24/5/2009 alle 13.15 nella rubrica Diario.

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