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"Che cosa sono le nuvole?":la grande politica davanti alla sua crisi

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“Che cosa sono le nuvole?”: la grande politica davanti alla sua crisi

Se la situazione non fosse tragica sarebbe ridicola e a tratti grottesca.

I ceti sociali che vivono di politica in Italia sono sempre più succubi e dominati dalla dimensione pubblicitaria, l’ossessione del modello pubblicitario fa sì che ormai i messaggi politici siano ricalcati su stereotipi commerciali. In questo momento di campagna elettorale gli esempi si sprecano. E’ più facile e nobile cercare di vedere se a giro ci sono messaggi politici non di carattere commerciale e pubblicitario che fare un lungo patetico elenco di fotocopie politiche dei messaggi pensati per vendere beni e servizi. La politica finisce con il condividere lo stesso linguaggio e la stessa natura del momento della televisione commerciale, dello spot, della trasmissione dove e si parla del più e del meno e dove di volta in volta personaggi maschili e femminili fanno la loro comparsa per qualche settimana, mese, anno e poi spariscono. Questo può essere il finale della nostrana politica vittima e non dominatrice dei sistemi di comunicazione di massa. Il politico diventa inesorabilmente anche personaggio di un contesto televisivo, parte di uno spettacolo, attore e improvvisatore senza il mestiere e l’abilità di chi sa davvero star nella parte, di chi sa essere guitto, artista di strada, uomo o donna di teatro. Ai ceti sociali che vivono di politica consiglio di guardare con molta umiltà “Che cosa sono le nuvole?” di Pierpaolo Pasolini  oggi reperibile su Youtube con facilità. Si tratta di una parabola sul mestiere del teatro e della società contemporanea, e quindi della società dello spettacolo. La parabola è semplice: in un teatro di marionette viene costruito il pupazzo di Otello, dopo la creazione  il dramma della gelosia di Otello viene messo in scena, finito lo spettacolo i pupazzi di Otello e di Jago il traditore vengono scaraventati nella spazzatura dopo che sono serviti alla produzione. Jago è Totò -geniale-, Ninetto Davoli è Otello, Franco Franchi  e Ciccio Ingrassia sono Roderigo e Cassio, Laura Betti è Desdemona, un celebre cantante degli anni settanta Modugno si presta a far il “mondezzaro” che scarica in una discarica i pupazzi personaggi principali del dramma. I pupazzi rappresentati da Davoli e Totò concludono la loro esistenza contemplando le nuvole, le quali rappresentano la “straziante, meravigliosa bellezza del creato”.

Una politica che si sottomette alle logica della pubblicità e della televisione commerciale è destinata a seguire il destino dei personaggi e delle donnine del piccolo schermo, un momento di notorietà e poi sparire, dissolversi nell’anonimato, subire la vaporizzazione nella memoria di tutti e forse anche nella propria. La politica nostrana corre verso questo finale meschino non per una forza del destino ma perché da trent’anni non è più politica e non è più Italia. Una massa eterogenea e bizzosa di privati che vivono sulla decomposizione del nostro sistema ”democratico” si son trasformati in guitti, in comparse, in attori senza mestiere. Anche il peggiore degli spettacoli fatalmente arriva ad una conclusione, è quello il  momento in cui il sipario si chiude e passa l’omino con il camion della “monnezza”. Così è sul pianeta azzurro, quello dove ci sono le nuvole.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 16/5/2009 alle 14.53 nella rubrica Diario.

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