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Due grandi partiti di destra e tante chiacchere.

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Due grandi partiti di destra e tante chiacchere.

Ormai le vicende delle primarie fiorentine unite alle altre novità elettorali della Sardegna confermano che nel Belpaese la tendenza è quella del darsi di due grandi partiti di destra diversamente conservatori e repressivi. Uno momentaneamente forte per via del leader Berlusconi, uno debolissimo per via dei suoi disordini domestici. L’Italia delle differenze politiche nelle quali ero finora vissuto è sparita, sepolta da questo nuovo che avanza. Tanti discorsi sulla sinistra, sul fascismo, sull’antifascismo, sulla Morte della Patria, sulla civiltà Occidentale, sulla Resistenza, sulla Costituzione oggi sono robe che lasciano il tempo che trovano, la politica sta diventando una cosa all’americana: contano i soldi e la pubblicità e l’immagine del candidato o del gruppo che l’appoggia. Personalmente credo che questo sia male, l’Italia non è gli Stati Uniti e l’americanizzazione di qualcosa qui nel Belpaese ha sempre dato risultati rozzi e grotteschi, talvolta osceni. Il deforme ancora una volta prende il sopravvento sul reale, sull’armonico su ciò che è stato domestica gloria o comunque parte di un passato comune. Le primarie, che son primarie all’italiana, le metto nel numero delle robe tarrocate da Stati Uniti. Un falso che non fa neanche finta d’essere le copia grottesca dell’originale. Questo non è un paese da primarie ma da preferenze, l’Italia è terra di differenze non di omogeneità. Quando l’esser uguali è cosa imposta dall’alto dai grandi centri del potere finanziario o da leader politici che guardano ammirati Berlusconi sognando d’esser come lui allora un sano sentimento di disgusto dovrebbe prendere allo stomaco i molti. Ma ormai le genti del Belpaese sono stordite dalla televisione e dalla demagogia degli slogan e delle prese in giro, impaurite dalla povertà e dal disordine che porta questa terrbile crisi, hanno perfino rimosso il fatto che siamo in guerra contro i guerriglieri afgani; le primarie sono l’ennesimo giochino della politica, un modo divertente e ludico per far finta di esser ancora democratici e liberi. Non c’è democrazia e non c’è libertà finchè le nostre genti sono strette e atterrite dalla paura, premute dalla crisi, incapaci di reagire al male che arriva e che sembra voler tarvolgere l’esistenza dei molti. Per capire la libertà, la libertà d’avere anche le proprie sofferte opinioni e non i pacchetti pseudo-ideologici regalati dai pubblicitari e dai ciarlatani della politica occorre elevarsi oltre l’immondizia di questi tempi, vedere che c’è un futuro possibile da costruire qui e ora e non solo la paura che blocca, paralizza, distrugge. E’ difficile perché quasi tutto è contro il Belpese e le sue difformi genti, eppure solo facendo appello alla libertà interiore, alla reazione davanti a una condizione di dipendenza e di minorità civile e morale, alla propria diversità culturale e di vita le sfortunate genti della penisola potranno ritrovare se stesse e il loro posto sul pianeta azzurro.

Oggi due grandi raggruppamenti politici di destra si stanno per candidare alla presa del potere, la cosa è prossima. Per molto tempo la naturale diversità italiana non passerà più dalla politica ma dovrà inesorabilmente viaggiare sommersa fra libri, blog, incontri culturali; la diversità sarà il privilegio dei pochi, di chi ha idee diverse, di chi è disgustato o semplicemte ferito da come vanno le cose. Solo la devastazione della crisi può salvare la diversità politica. O forse no.

Non so più dove sia il mio vecchio Belpaese.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 18/2/2009 alle 2.26 nella rubrica Diario.

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