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Anche il passato fugge dal Belpaese

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Anche il passato fugge dal Belpaese

Alle volte preferirei scrivere recensioni o commenti sui cartoni animati e i manga giapponesi piuttosto che ritornare di continuo su questa penisola e sulle sue genti. Si fa un gran discutere di Seconda Guerra Mondiale, foibe, Mussolini, scontro di civiltà, si confondono le date e i discorsi. Il grosso dell’uso pubblico della storia e dell’appropriazione della memoria da parte di coloro che fanno discorsi di parte è poco più di un rozzo parlare da ubriachi o da invasati. Si vuol usare la storia e segnatamente la tragica e remota storia del secolo appena passato per un rozzo discorso di stampo elettorale che non convince nessuno, ma serve a far polveroni, a non annoiare un pubblico elettorale di vecchi e di giovinastri. I quali non amando essere richiamati alle gravi responsabilità che chiamano le difformi genti d’Italia davanti alla triplice crisi sociale, economica e militare si trastullano con cose che restano dove sono: nel trapassato remoto . La riflessione sul passato, l’assunzione di responsabilità, la riflessione sulla storia divengono quindi per i molti un comodissimo trucco regalato dalla politica nostrana ai più per non riflettere, per non pensare, per non capire il presente. E’ l’ennesima tragica fuga dalla realtà, è il rimandare i gravissimi drammi che le diverse genti d’Italia devono affrontare. Il discorso sulla storia del Novecento diventa un diversivo, un divertimento nel senso peggiore del termine. Eppure proprio da quel passato remoto potrebbero arrivare strumenti per riflettere, materia per capire meglio questo presente e le troppe debolezze delle genti della penisola che rischiano di nuovo di essere schiacciate da qualche novella calata dei Lanzi. In verità anche il passato ci sfugge e quasi fugge dal Belpaese di oggi, ormai propenso nella stragrande maggioranza dei suoi cittadini/sudditi a disfarsi di ogni morale e di ogni responsabilità nei confronti di se stesso e degli altri. Il passato stesso nella sua complessità e nel suo essere storia sembra sfuggire il Belpaese e il suo posto viene preso dalla chiacchera dal discorso fazioso, dalla predica dell’ubriaco e dell’invasato. L’Italia di oggi ha perso il contatto con se stessa e con la realtà, adesso la crisi, lentamente ma fatalmente pone le genti discordi a un bivio: cambiare in fretta o accettare che emerga un qualche nuovo padrone straniero che imporrà la sua volontà a tutti quanti.

Dove sia l’Italia che ho conosciuto nel pasato non lo so, questa è così diversa che a pensarci bene sembra una nazione straniera, tanto per dirna una si compone di decine di comunità straniere che l’emigrazione selvaggia di questi ultimi due decenni ha portato sulle nostre spiagge. Mi chiedo che cosa pensano questi stranieri che da decenni vivono in Italia delle nostre questioni di storia patria, stranieri che da anni si candidano a diventare cittadini e a pesare molto con il voto a tutti i livelli. Sono latori di una storia loro molto diversa dalla nostra, in queste condizioni non credo che prenderanno ripetizioni di storia dagli italiani.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 18/2/2009 alle 2.12 nella rubrica Diario.

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