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La Morte di Dio. Patria e Famiglia

 

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

6-Seconda nota dal fu Regno di Francia

La Francia attuale conosce molti problemi prossimi a quelli del Belpaese. Zone turistiche che si svuotano degli abitanti originali, piccole stazioni ferroviarie chiuse, traffico, onnipresenza dei grandi gruppi commerciali, problemi legati all’immigrazione e alla presenza di grandi diversità fra le comunità immigrate e la popolazione originaria, disoccupazione, crisi, problemi politici. Solite cose insomma. La grande differenza fra l’Italia e il potente vicino d’oltralpe è la presenza di uno Stato che riesce ad essere se stesso anche in un momento così difficile. Non è questo un merito dei contemporanei quanto piuttosto del Re Sole, di Robespierre e del grande Napoleone.

Il Belpaese al contrario non riesce a convincersi della necessità di darsi un punto di riferimento che si proietti oltre i partiti politici, i personaggi carismatici, gli interessi particolari. Questo fa della situazione italiana una cosa molto strana, in quanto un paese che è piazzato nel mezzo del Mediterraneo a far da asse fra il nord e il sud, fra l’est e l’ovest si trova in una condizione incredibile, più di cento basi militari straniere, ossia della NATO e degli Stati Uniti, forze armate che non rispondono al nostro Stato. L’Italia è parte di un dispositivo militare che rimanda ad accordi stipulati dopo la Seconda Guerra Mondiale dove un paese vinto e occupato dalla Sicilia alle Alpi il quale doveva rispondere ai vincitori e a concretissimi e attualissimi interessi di altri che non sono l’Italia. A fron te di un sacrificio di quel che un tempo si chiamava la sovranità della Patria quel che ricaviamo oggi come allora è un manifesto disprezzo per i nostri interessi nazionali e questo indipendentemente dal fatto che l’Italia sia sotto un governo di centro-sinistra o di destra. Si pensi di sfuggita alle vicende della giornalista Sgrena in Iraq che son capitate sotto il più filoamericano di tutti i governi italiani, dopo quello di Massimo D’Alema. O anche ai recentissimi fatti inglesi dove si è fatto un linciaggio morale dei nostri andati laggiù per motivi di lavoro. Comincio a chiedermi cosa capiterà alle sfortunate genti del Belpaese quando le loro classi dirigenti politiche e finanziarie fatalmente faranno, come è loro ordinario costume, il solito ribaltone politico-militare e passeranno armi e bagagli dall’altra parte come è già capitato nelle due precedenti guerre mondiali. Non so come, non so quando ma sono ormai certo che questa cosa avverrà , dalla mattin a alla sera il Belpaese farà il salto del fosso. Cosa racconteremo a quel punto? Forse il solito:” cari signori, sapete, sulla questione dell’alleanza abbiamo sempre scherzato”.

Cosa augurarmi se non un salto del fosso, un voltar gabbana, un cambiar spalla al fucile, fatto bene, ben calcolato, ben ordinato ben equilibrato nella scelta dei tempi e delle condizioni e non quel troiaio ripugnate dell’otto settembre 1943 o quello schifo indecente e improbabile del maggio radioso del 1915 nel quale l’ordine costituito ha regalato alla teppa della nostrana borghesia pecoreccia e stracciona la possibilità dell’eversione di piazza.

Dal momento che da tempo ho messo una pietra sopra la possibilità di mantenere il Belpaese in questa alleanza, e i fatti della Georgia con le posizioni curiosissime del governo Berlusconi su Putin mi suonano a questo punto familiari, auspico di veder il prima possibile un bel tradimento all’italiana. Questo perché la permanenza dell’Italia nell’Alleanza non è data tanto da uno Stato debole che deve difendersi dai suoi nemici ma da classi dirigenti disperse e inconsapevoli dei loro interessi. Sono esse le stesse caste al potere che quando, nel passato della prima Repubblica, hanno trovato un leader o un punto di riferimento si son puntualmente messe a sgomitare, a prendere le dovute distanze, a ricercare una politica estera propria.

Ma ancora nella terra dei Limoni c’è da acquisire quella consapevolezza, che è comune nel fu Regno di Francia, per la quale l’alleanza politica e militare con una potenza straniera è un’affare di Stato una cosa che riguarda tutti e non l’interesse di alcuni privati o di un solo partito politico.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 2/2/2009 alle 0.55 nella rubrica Diario.

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