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La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore: “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

1. Sulla Nazione italiana

Da dieci anni studio il problema dell’identità italiana, con particolare riferimento alla Grande Guerra , quella del 1915-1918. Il confronto fra il remoto passato e la presente roboante e nauseante retorica patriottica induce a pensare. Bandiere, inni, parate militari, discorsi che sembrano usciti dalle bocche degli eroici reduci delle imprese garibaldine, appelli all’Unità come se questa fosse la Repubblica Romana di Mazzini del 1848. Le nostre sedicenti classi dirigenti stanno creando la solita cortina fumogena di parole al vento per nascondere la realtà di un Belpaese frammentato e diviso dove se possibile ogni forma d’autonomia diventa occasione per tornare a una situazione grottesca dove ogni Regione, Provincia, Comune cercano di far Repubblica a sé. Non si può neanche dire che la penisola sia unita per quel che riguarda l’identità nazionale. Mi sono sforzato di pensare che cosa può rappresentare in termini d’identità per un ragazzo con i genitori marocchini o cinesi nato in Italia, e che fa magari qualche liceo, il riferimento ai ragazzi del 99° morti sul Piave. Mi è venuto in mente l’insieme vuoto. 

Per la verità credo che la cosa importi poco anche a tanti studenti italiani-italiani. Che gente strana che siamo: la presenza di comunità altre dovrebbe spingere a cercare le ragioni dei valori comuni, invece più si cercano queste cose comuni più ci si accorge che di condiviso c’è poco o nulla. Non è condiviso il Risorgimento perché era contro la Chiesa, non la Monarchia perchè contrapposta alla Repubblica, non il fascismo per motivi ovvi, neanche la Prima e la Seconda Repubblica stanno troppo bene perché nel senso comune esse coincidono sia con i politici ladri e truffatori sia con le troppe delusioni e false speranze elargite a piene mani dai vecchi partiti politici ai loro elettori e sostenitori.

Se non si può più credere nella vecchia Patria degli antenati si cerchi almeno di far i conti su quella cosa che c’è oggi al suo posto. Per schiarire le idee a questo popolo molto confuso e ubriacato dalla cattiva e falsa retorica dei politicanti e dei giornalisti suggerisco per la prossima parata solenne ai Fori Imperiali di Roma di far aprire le gloriose schiere da un nutrito gruppo di imprenditori cinesi di Prato, di venditori di colore di cianfrusaglie romani, di maggiordomi filippini milanesi, di edili albanesi e rumeni provenienti da tutto il Belpaese. Ovviamente ben messi e con gli arnesi dei loro mestieri. Forse non sarà proprio una parata marziale ma almeno chiarirà le idee a tanti che le realtà che popolano l’Italia sono molteplici e nulla le tiene insieme se non l’opportunità di cavare da questa penisola di che vivere e la speranza di far fortuna. Quale Dio comune dovrebbero pregare le molte comunità d’Italia, quale legge può unire così tante differenze, quale classe dirigente politica potrà rendere conto delle molteplici esigenze, quale meccanismo sociale potrà garantire la giusta mobilità sociale? Ne propongo una: Niente.

Un vuoto spaventoso sorregge un Belpaese che va avanti ignaro di chi è, di cosa vuole davvero essere, di qual senso debba avere la sua civiltà. Ammesso che ne abbia una. Nel niente cresce la paura di perdere l’unico radicamento che il singolo ha con la sua intima natura, ossia la proprietà privata e segnatamente la propria proprietà privata, unica salvezza contro il nulla.

IANA per FuturoIeri

Pubblicato il 17/1/2009 alle 21.30 nella rubrica Diario.

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