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IN MEMORIA DI UN MAESTRO DI JUDO (1)

Il maestro di Judo Ivo Fischi è morto il 2 gennaio 2009.
Presento in questo blog le parti del dialogo fra me e lui, fra maestro e allievo.

Dialogo con un maestro di judo

Sezione 1

D.-Credo sia opportuno per iniziare questa conversazione a partire da una citazione che potrebbe essere l’occasione per ascoltare la tua opinione intorno al rapporto fra sport e italiani così come lo hai potuto osservare nel corso degli anni.

Inizierei con una citazione dal famoso testo “Lettera ad una professoressa”:”Agli esami di ginnastica il professore ci buttò un pallone e ci disse:”giocate a pallacanestro”. Noi non si sapeva. Il professore ci guardò con disprezzo:”Ragazzi infelici”. Anche lui come voi. L’abilità in un rito convenzionale gli pareva importante. Disse al preside che non avevamo “educazione fisica” e voleva rimandarci a settembre. Ognuno di noi era capace di arrampicarsi su una quercia. Lassù lasciare andare le mani e a colpi d’accetta buttar giù il ramo di un quintale. Poi trascinarlo sulla neve fin sulla soglia di casa ai piedi della mamma.

M’hanno raccontato d’un signore a Firenze che sale in casa sua con l’ascensore. Poi s’è comprato un altro aggeggio costoso e fa finta di remare. Voi in educazione fisica gli dareste dieci.”

R.-Ecco vedi su questo, occorre star attenti. Quando si fa una disciplina sportiva la passione deve esserci se no non la si fa perché la passione ti dà incitamento, voglia di migliorare, di riflesso ti fa migliorare il fisico, la mente e tutto. Se non c’è la passione, se tu vai in palestra e la passione la devi fare solo perché l’ha detto uno fuori che devi fare sport dopo venti giorni smetti. Io ho fatto judo perché l’ho amato e lo amo tutt’ora. Uno che fa il lancio del martello, o il lancio del peso, sembra più banale di un altro sport più complicato ma nelle sue piccolezze, nella perfezione è passione. Questo professore probabilmente è uno di quelli che crede che lo sport sia quella dicitura dei genitori e dei familiari di quando uno arriva ad una certa età e butta la pancetta. Ecco lo sbaglio. Lo sport bisogna farlo perché la vita oggi non ti mette in condizioni di avere il fisico ben preparato per camminare e muoversi. Oggi ci sono tante facilitazioni, capisci?

D.-Mi permetto di aggiungere che si punta anche a un modello di vita essenzialmente basato sul piacere e sul rilassamento.

R.-Certo, ma tu guarda: gente in motorino, gente in moto, in macchina. La bicicletta la prendono perché è un vezzo. Vanno in Mountain Bike, perché son quelli che hanno già passato l’età delle palestre, una disciplina non possono impararla allora vanno in Mountain Bike, hai capito, e dicono: io faccio sport. Lo fanno già fuori tempo e non hanno un metabolismo e un fisico preparato, e corrono dei rischi, come quelli che vanno a correre, è lo stesso tipo di problema. Il concetto dello sport dovrebbe essere recepito nella testa dei genitori. Come dire: come io mando a scuola il figlio e voglio che ha vent’anni conosca questo e quest’altro e sappia fare i calcoli e come si fanno. Così deve anche dire: voglio che salga bene le scale, se cammini, che sia in grado di fare ottanta chilometri a piedi, se casca in mare da una barca deve avere già il fisico preparato per il nuoto e per affrontare il pericolo.

Questo non c’è.

Noi si manda i bambini in piscina. Lo sai perché? Perchè i bambini ci vanno volentieri. E lo sai perché?

Perché la piscina a livello bambini è l’unico Sport a livello bambini dove non c’è una disciplina. Fanno confusione, urlano tutti, giocano, si tirano l’acqua. Se tu li metti in una palestra a fare ginnastica come quella ragazza che ha preso in silenzio, preparazione e meditazione tre medaglie; ma chi lo fa. Non lo fa più nessuno Iacopo! Noi abbiamo un concetto sbagliato.

Scendo, faccio un salto concettuale.

Cesare Barioli non sbaglia quando parla del concetto di Judo di Gigoro Kano. Perché Gigoro Kano vedeva il judo come la perfezione di se stesso. Montare su un tatami e migliorare se stessi, anche se non tira uno ma tira l’altro ma fai una proiezione è una vittoria verso te stesso. Non a caso Gigoro Kano disse che s’era fatto male, la competizione rovina il judo, perché esce dai parametri della tecnica, vai d’impulso, vai di spinta. Penso a un pilota che va a 400 KM/H se non avesse la tecnica dei cambi e delle correzioni, e andasse d’impulso e di spinta, sarebbe sempre fuoristrada. Alcuni corridori che correvano così sono morti giovani, perché gli mancava quel che mancava ad altri. Sono sempre dell’opinione che lo Sport dovrebbe essere una cultura per vivere.

Mi spiego meglio.

Tu la mattina ti alzi. Ti lavi perché lo sporco è una cosa sgradevole verso te stesso e verso l’altro, ti pulisci, per ti senti meglio. Se tu fai dei movimenti in palestra e vai a giocare a carte sarebbe meglio dovresti fare altrettanto, solo che lo sport è una fatica immensa rispetto a farsi la barba. Il fatto di dire: il ragazzo non può perché ha da studiare è una scusa. Prima di tutto perché quelli che hanno da studiare son tutti fuori e la sera li vedi. Io ho visto ragazzi qui in palestra, e tu sei un esempio, dedicarsi completamente a questo sport così difficile e passare bene gli esami, laurearsi. E’ vero o non è vero.


 

Pubblicato il 3/1/2009 alle 22.17 nella rubrica Diario.

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