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SI FA PRESTO A DIRE POVERTA’

I fatti sono arcinoti al punto che i principali quotidiani nazionali hanno in data 22 ottobre grande risalto a questi dati: la forbice sociale fra ricchi e poveri è aumentata in Italia e per maggior scorno la mobilità sociale è una chimera. Di fatto in Italia si eredita il mestiere quando non il posto di lavoro del padre, la società italiana è fatta per congelare la mobilità sociale e riprodurre le stratificazioni sociali delle generazioni precedenti. Non c’è da meravigliarsi se in questi tempi di crisi gli amari risentimenti che marciscono nel Belpaese si rivelanno sempre più aspri e sempre più politicizzati. Non si può martellare per decenni il popolo italiano con il calcio e la pubblicità mostrando il paese del bengodi e delle meraviglie e poi auspicare che s’accontenti della fatica e dello squallore di tutti i giorni, di una società fatta a immagine e somiglianza dei mediocri e dei privilegiati, dei furbi da tre soldi e dei raccomandati di lusso. Come puo’ questo popolo chiedere di star alla pari con gli altri paesi che sono più grandi, più forti, o semplicemente privilegiano il talento e il valore rispetto alle raccomandazioni e alla delinquenza? Le ragioni del nostro essere un vaso di coccio fra vasi di ferro dipende dal fatto che l’Italia è lo strumento del privilegio dei pochi, in queste condizioni per i molti è difficile identificarsi con qualcosa di più grande e ampio, la conseguenza è quella di trovarsi con un Belpaese il cui popolo è ridotto alla consistenza di un turbine di polvere, o se si preferisce ad una manciata di sabbia. In tanta disgrazia questa crisi straordinaria e nuovissima sta creando le condizioni per creare un grande risentimento fra i ceti medi che già da diverso tempo in difficoltà e ora si ritrovano pure impoveriti. Ci sono tutte le condizioni perché quella parte della società che erano i ceti intermedi fra i ricchi e poveri sia forzata a sostenere scelte politiche radicali, a mettere in discussione i privilegi delle minoranze al potere. detto in una frase potrebbe dismettere quel ruolo che aveva avuto di guardia nei confronti dell’ordine costituito dalla società dei consumi e della sceneggiata parlamentar-democratica per andare a far ben altro. Per intendersi il rovesciamento dell’ordine e dei poteri potrebbe partire non tanto dai ceti poveri e tapini ma da quelli medi che subiranno il rovescio della fortuna come una sfida mortale portata contro di loro da non si sa bene quale nemico. Questo vale per l’Italia come per l’Europa.

Quale follia può aver spinto le sedicenti classi dirigenti del Vecchio Mondo a subire questo grande pericolo che minaccia di disgregare le basi del loro potere? Forse negli umani c’è una natura auto-distruttiva che colpisce i singoli come i grandi enti collettivi.

IANA per FuturoIeri

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Pubblicato il 28/10/2008 alle 14.55 nella rubrica Diario.

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