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MOSTRI QUOTIDIANI

Sono reduce dalla visione del film “Gomorra”, quel che ho visto mi ha mostrato l’evidenza che non c’è solo un problema criminale nel napoletano, c’è una vera e propria scissione dal corpo della Nazione.  L’uso di un dialetto incomprensibile ai più, l'indifferenza e la facilità con cui nel film si uccide o ci si organizza contro lo Stato, l’impunità scandalosa dei comportamenti e degli atti criminali, non sono solo finzioni ma rappresentazioni oneste, a quel che par di capire, di quella realtà.  Qui non è più il caso di parlare di una deriva o di una guerra fra bande criminali questa è autentica secessione armata, condotta con regole asimmetriche,terroristiche, da camorra appunto.  La criminalità è il potere ed è la legge, il modo di operare dei camorristi ricorda quello degli eversori politici o dei gruppi terroristi, se non sono già passati alle vie di fatto separando la nazione napoletana dal resto del Belpaese è solo perché hanno un loro tornaconto o perché non si sono resi conto fino in fondo del loro potere.

Una democrazia in crisi di legittimità e di credibilità come è la nostra ha motivo di temere da questo potere che si presenta come forte e vitale, animato da una capacità di resistere a colpi durissimi e di esercitare il diritto di vita e di morte su coloro che si trovano nel suo dominio. Proprio il fatto che lo scrittore del libro omonimo sia sotto scorta deve indurre a riflettere sul fatto che oggi sul territorio nazionale il diritto alla libertà di pensiero e di stampa è messo in seria discussione,  con la sua minaccia di morte per un libro scritto la Camorra aggredisce anche la Costituzione della Repubblica.  Fino a che punto uno Stato può reggersi se le basi della sua legittimazione ad esistere vengono derise e quindi disgregate e minate dai fenomeni di criminalità organizzata?

Un libro di due anni fa di Elio Veltri “Il topolino intrappolato” descriveva la commistione fra economia legale ed economia illegale in Italia, i dati pubblicati dall’ex senatore sono inquietanti.  Letti di nuovo oggi alla luce dell’emergenza criminalità e spazzatura mostrano come alla crisi radicale della credibilità delle istituzioni faccia seguito il crollo di qualsiasi forma di decenza e di moralità pubblica.

Questo modo di vivere, credere nel Dio-denaro, produrre e consumare ha prodotto la possibilità di forme devianti e criminogene di vita e di lavoro che si sono saldate all’economia legale; non basta più qualche gesto esemplare o qualche novello maxi-processo.  Qui va messo in discussione il modo di vivere quotidiano, i valori devianti ereditati da padri e nonni e antenati, perché l’indifferenza e l’ostilità contro le regole e le leggi viene da lontano, e va  messo in conto di dover di nuovo ricostruire questo Belpaese quanto questo vento di follia avrà finito di far i suoi danni.

 

IANA per Futuroieri

Pubblicato il 22/5/2008 alle 22.27 nella rubrica Diario.

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