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QUALE ITALIA, SIGNORI MIEI!

Voglio scrivere di un fatto banale che mi ha fatto riflettere.

A Sesto Fiorentino da circa tre mesi è occupata da gente povera, e anche  non italiana, una ex caserma, un vecchio edificio privo di acqua e luce dove un tempo s’esercitava nella difesa della Patria il nostro fu esercito di leva.   Per fortuna di tutti non ebbe mai modo di far sul serio. Passando nei pressi dal finestrino dell’autobus ho visto un gruppetto di bambine e bambini che giocavano su quella che un tempo era stata una piattaforma in cemento armato che aveva ospitato un cannoncino antiaereo.  Poteva sembrare un filmino pacifista degli anni settanta, via il cannone, dentro i bambini poveri; eppure le cose non stanno così.  Quella scena non mi ha ricordato un trapassato e remoto pacifismo ma l’evidenza di un mondo umano sempre più feroce, disposto per il “particolare” di alcune minoranze  al  potere al sacrificio anche dello Stato, figurarsi se non son da gastigare i tapinacci che rimangono esclusi o indietro nella competizione globale.

Il fatto che dei bambini e bambine piccole giochino fra i ruderi di una ex caserma, a prescindere dal fatto che sia giusto o meno che i loro genitori (o chi per loro) li abbiano portati lì, è il segno di un profondo disprezzo generale per la vita degli altri.  La città non è più il luogo della comunità ma una serie di settori ora vitali, ora abbandonati, ora lasciati al godimento di coloro che hanno il privilegio della ricchezza e del potere.  Del resto se la ricchezza deve essere privata come può formarsi un potere di natura collettiva o comunitaria che compensi gli squilibri nella distribuzione della ricchezza, e se per l’interesse del commercio e della produzione di beni e servizi si fanno entrare migliaia di immigrati come non pensare che costoro porteranno non solo le loro braccia ma anche le loro famiglie e i loro figli.  Il “mostro” che è stato costruito è una follia sociale che può tenere dentro le sue contraddizioni nella prosperità e nel complice silenzio di chi dovrebbe informare e di chi dovrebbe farsi carico di questi problemi.  Quando, come è questo il caso, le cose volgono al peggio ecco che ogni guasto viene alla luce.  Un tempo le città rendevano liberi gli uomini e le donne che fuggivano dal mondo feudale e dai signori per diritto divino.  Oggi moltiplicano la discriminazione, la separazione, l’incomprensione  e tolgono l’elementare libertà della speranza e del poter esser sereni nel volgere il pensiero al luogo in cui si vive.  Del resto proprio come i ricchi si legano solo fra di sé anche i poveri se non saranno accolti da qualche realtà locale o nazionale essi per forza di cose formeranno delle comunità.  Niente di più facile in questo contesto dello scatenamento ad arte di una guerra fra poveri. La paura compagna naturale della senescenza e della viltà della nostra sfortunata gente  fa il gioco di quei pochi che intendono costruire un mondo umano e un Belpaese piegato ai loro egoistici interessi particolari.  La politica che potrebbe avere un ruolo quando non tace segue le peggiori paure e l’agenda imposta dalle minoranze di  ricchissimi; la Nazione italiana oggi sembra costruita sulle esigenze di coloro che hanno redditi elevati, che godono di ricche rendite e di privilegi e che possono smuovere a loro favore la legge con gli avvocati e la politica con il favore del mondo dell’informazione.  E’ mia convinzione  che dietro molti dei presunti problemi sociali di oggi non vi sia il razzismo ma il contrasto che deriva da gravi problemi economici e dal fatto che la ricchezza ostentata di pochissimi contrasta con le ristrettezze economiche e sociali dei più.   Anche il problema di coloro che vivono di elemosine si traduce spesso in un cavalcare le paure di una società che si sente nella sua maggior parte vecchia, debole, insicura, più povera.  La prima cosa che le popolazioni del Belpaese dovrebbero chiedersi è in che tipo di paese vogliono vivere e cosa vogliono lasciare ai loro figli e nipoti.  I più dovrebbero inoltre capire che senza l’Italia non ci sono neanche gli italiani.

IANA per Futuroieri

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Pubblicato il 5/5/2008 alle 22.19 nella rubrica Diario.

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