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PER TUTTI E PER NESSUNO

 

Se non ho ascoltato male nella sua adunanza-fiume a Torino del 25 aprile 2008 l’arcinoto Beppe Grillo presentò ai suoi uditori un numero imponente di basi NATO in Italia, 113 mi pare d’aver capito. Collegava a questo dato poco simpatico alcune considerazioni generali sulla qualità della “Democrazia” nel Belpaese. Credo che da questo sobrio dato si possa partire per delle pertinenti considerazioni sulla presente Repubblica e sulla sua costituzione.

Questa Repubblica, che si vuole esser nata dalla Resistenza, presenta una caratteristica forse unica nel contesto almeno del panorama Europeo: essa è di tutti e di nessuno. Intendo dire che le principali forze politiche che oggi condividono lo spazio politico nazionale presentano degli orientamenti ideologici molto forti e pochi punti in comune, l’appartenenza ad un comune sentire ideale vincolato da una Costituzione ha del miracoloso o forse del falso. Partiamo dalla Lega Nord essa era nel 90’ secessionista oggi è forse federale, la Costituzione non parla di Repubblica federale o di Nazione Padana altra rispetto alla Patria ufficiale. Anzi la Costituzione descrive una Nazione indivisibile sul modello dello Stato nazionale ottocentesco. Forza Italia: non credo sia un mistero la forte ammirazione dei leader di quel partito per il modello Statunitense di civiltà, politica e cultura, nella Costituzione però non c’è posto per una Repubblica presidenziale ed inoltre nella Carta fondamentale si formula il concetto di economia mista che è ben diverso dall’economia liberale dura e pura. L’ex MSI, che oggi ha un diverso nome, pare si sia convertito ai valori democratici, comunque sia le sue antiche radici non sono certo nella vicenda Costituzionale o nella Resistenza, sui partigiani in passato non sono mancati dei distinguo da parte di alcuni suoi esponenti. Quel che resta della Sinistra-sinistra che ha fede nel comunismo ha cavalcato l’idea di un altro Mondo possibile o di un ritorno del comunismo sotto diverse spoglie segno che questa Repubblica è una veste che gli va stretta. I verdi, che tanto mi son cari, sono così pochi e bistrattati che contano ben poco nel dibattito sui massimi sistemi, certamente hanno espresso una forte critica nel come viene gestita la cosa pubblica e il territorio e vivono con disagio l’andazzo generale. Il mondo politico cattolico, se è tale, ha come tutore morale lo Stato del Vaticano e il Romano Pontefice; qualcosa quindi di altro e diverso rispetto alla Repubblica. Del resto essa, come era nei desideri di Pio XII, a suo tempo meritava di essere cristianizzata. Coloro che si fanno alle forze d’ispirazione liberale o liberaldemocratica conoscono bene il concetto di economia mista e di pubblica istruzione, e la conferma del concordato fra Stato e Chiesa che stona con i loro modelli di riferimento che sono collocati nel mondo Anglo-Americano dove il fare impresa è cosa, almeno idealmente, che compete al privato e al mercato e la fede è cosa da protestanti che riguarda il singolo, e l’istruzione è un fatto privato. L’estrema destra e i movimenti autonomisti&secessionisti esprimono istanze critiche dure nei confronti dello Stato e della Costituzione. Cosa tiene insieme questa Repubblica e le impedisce di disgregarsi forse è un mistero o forse no. Credo che questo sia dovuto al fatto che nessuno ci ha mai davvero creduto a questa nostra forma di Stato, alle sue istituzioni, del resto i modelli che davvero avevano in testa i più erano difformi da questa Repubblica Parlamentare, si pensi solo al voto Monarchico nel dopoguerra, e quindi il suo esistere o mutare non turba e non ha turbato più di tanto. L’arte di arrangiarsi e il compromessoal ribasso tengono a galla ciò che da mezzo secolo dovrebbe essere sprofondato nel fango. Una Repubblica di tutti e di nessuno, uno Stato come albergo da poco prezzo utile per trascorrere una notte e ripartire il giorno dopo e non molto di più. Del resto l’alternativa a questa lettura sembra essere la certezza che neanche le ideologie sanguinarie del Novecento sono state credute fino in fondo e che quindi ciò che era predicato nel pomeriggio al comizio in piazza era smetito nelle altre ore del giorno dalla granitica volontà di fare i propri comodi. Forse esagero con questo dualismo, le due cose possono convivere allegramente, del resto l’importante è essere italiani in Italia.

IANA per Futuroieri

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Pubblicato il 30/4/2008 alle 16.58 nella rubrica Diario.

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