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NUOVO SEICENTO

Questo Belpaese sta conoscendo da un paio di decenni il suo nuovo seicento, ossia un periodo di colonizzazione e di dominio culturale ed economico esercitato da altri sulle genti della penisola. La cronaca quotidiana ci rivela quanto questo paese sia stato svenduto ai potentati stranieri, la vicenda dell’Alitalia è forse l’ultimo episodio di qualcosa di propriamente nostro che finisce in mano altrui. La prima responsabilità di tutto questo è senza dubbio collettiva e risiede nella paura di prendersi delle vere responsabilità, di pensarsi come parte di una nazione e di essere amministrati senza arbitrio e senza degenerazioni. Il concreto amalgama di istinti e interessi egoistici&criminali e l’irresponsabilità diffusa hanno creato un sistema-paese fatto di regole ballerine, eccezioni, privilegi, di criminalità al potere; il tutto abilmente frammisto alla rozza ingerenza degli stranieri, che con nostra somma disgrazia sono molto più forti e determinati degli italiani, al quadro generale va sommata una ignoranza d’ogni cosa da parte dei molti che sconfina nella superstizione. Il passato recente ha regalato alla mia generazione troppe illusioni, la Costituzione e il suo articolo primo, la Crescita perpetua del benessere e dell’economia, la libertà del grande supermercato, la fine della povertà, il mito del progresso. Oggi siamo alla strage delle illusioni che provengono dalla generazione dei padri e dei nonni, proprio ciò che sembrava stabile si disgrega ogni giorno un poco per volta, muore una vecchia Italia pezzo dopo pezzo. Quella che si apre davanti a noi è una terra di nessuno, una terra incognita come la potevano concepire gli esploratori del cinquecento o del seicento. In questa nuova condizione ecco di nuovo le sciagurate genti del Belpaese essersi trasformate in tanti vasi di coccio fra vasi di ferro, sole senza uno Stato vero e senza leader degni di questo nome alle prese con crisi internazionali politiche ed economiche devastanti, con decisioni difficili da prendere, con una gran confusione in testa, e con una povertà crescente. Anche coloro che pensano di cavarsela sempre grazie ai privilegi e ai quattrini e all’ossequio del nuovo padrone di turno dovrebbero far mente locale che non sempre il miracolo del trasformismo riesce e che qualche volta a forza di giocare contro gli interessi collettivi&nazionali si finisce con il distruggere se stessi e il proprio mondo umano, di potere, di rapporti sociali. Coloro che sono di sentimenti nobili e giusti non possono perdere la speranza un giorno di veder mutate condizioni tanto sciagurate, occorre conservare nel profondo del proprio animo quanto servirà in tempi migliori per redimere questo popolo corrotto, dissoluto, tapino e afflitto da sciagure. E’ evidente che nelle condizioni presenti solo una raffica di miracoli potrebbe fare l’impossibile, ciò che umano deve stare nei suoi limiti e salvarsi da sé. Non è questo mio auspicio una passiva rassegnazione e un trionfo della visione della realtà nuda e cruda, o una fuga dalla realtà. Esso vuole essere l’incoraggiamento a conservare nel profondo del proprio animo un sentimento e una volontà di reagire e rigenerare questa spiacevole condizione umana e nazionale, è raro che si diano condizioni immutabili per secoli o per interi decenni. Ciò che oggi appare forte domani potrebbe essere debole, ciò che è debole può diventare forte. Proprio gli sforzi tremendi delle nostre caste al potere di autoriprodursi e conservarsi dimostrano la forza dei cambiamenti e la paura un giorno di esserne travolti, assieme ai molti che già sono sofferenti per la spiacevole situazione.

IANA per Futuroieri

Pubblicato il 19/3/2008 alle 17.36 nella rubrica Diario.

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