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SI VIVE ANCHE SENZA GLOBALIZZAZIONE

Il quotidiano “Metro” del 13 febbraio 2008 riporta l’ultimo esito di un coraggioso, a chi scrive pare anche un po’ solitario, dibattito fra il quotidiano e i lettori sul fatto se sia o no auspicabile il boicottaggio dei giochi olimpici in Cina. I fatti sono noti: dopo decenni di retorica sui diritti umani perlopiù sbandierati per giustificare le avventure politiche e militari di tanti paesi aderenti all’Alleanza Atlantica in terre lontane e presso popolazioni diversissime per costumi, mentalità e stile di vita questo modello retorico pare aver preso forma di per sé al di là della volontà dei suoi creatori e viene evocato in funzione critica. Il 97% contro il 3% dei letttori di Metro nel suo sondaggio fra i lettori si è espresso a favore del boicottaggio dei giochi Olimpici di Pechino, forse non vuol dire nulla ma è un fatto di cronaca anche questo che deve far riflettere in quanto evidenzia almeno due cose: la prima è che i cinesi e il loro governo attuale presso una parte della pubblica opinione godono di pessima fama, la seconda è che i giochi olimpici sembrano aver perso sull’altare del Dio-mercato il senso della loro funzione di riconciliazione tra le genti. Valore questo che era anche alla base dello spirito olimpico presso gli antichi elleni. Il ministro Melandri intervistato dal quotidiano rende nota la sua posizione per la quale i giochi di Pechino del 2008 sono un’occasione, per il ministro si tratta di “globalizzare i diritti” e con essi ciò che l’onorevole chiama “il rispetto autentico della persona umana”. Propone il ministro per le “Politiche giovanili e le attività sportive” una giustificazione alta in quanto:”La Cina rappresenta un quinto dell’umanità, se vogliamo globalizzarer i diritti, il rispetto autentico della persona umanna , fare passi in avanti in quel Paese significa fare passi importanti nel mondo”. Del resto ciò che in generale e di solito è contestato alla Cina Comunista è la pena di morte, i limiti alla libertà di stampa,la repressione della dissidenza politica e di quella religiosa, oltre alle note vicende del Tibet. Ora c’è da chiedersi che cosa siano questi fantomatici diritti umani se possono essere messi tra parentesi con così tanta facilità non apena le esigenze del Dio-quattrino lo esigono, con buona pace sarebbe miglior cosa anche per i nostri leader o presunti tali, e in particolare quelli nazionali, parlare solo ed esclusivamente nei termini del più brutale e schietto realismo politico. Sarebbe una cosa buona iniziare ad affermare la più semplice della banalità ossia che la Cina è una potenza mondiale e quindi è oltre l’ottusa e strumentale minaccia del ricatto umanitario, in prospettiva è il paese leader del pianeta per economia, scienza, forza militare e presto anche per cultura e civiltà. L’Italia solito vaso di coccio fra vasi di ferro può solo prendere atto di questa assoluta banalità, forse se l’Europa non fosse il fantasma politico, militare e diplomatico che è potrebbe un ben diverso Belpaese giocare un ruolo come Nazione Europea in un contesto di azione politica ed economica concordata e collegiale. Miglior cosa per tutti in questi tempi così difficili è senza dubbio evitare questo gioco ipocrita e dire la verità: della Cina si teme lo sviluppo economico, la forza culturale e la potenza militare; tutto il resto è fumo. Inoltre è bene precisare che la globalizzazione non è una ricetta sanitaria, la politica ha dato qui nel mondo Atlantico il primato al potere finanziario. La Cina insegna che la politica questo potere può anche riprenderselo per indirizzare l’economia o per far assumere ad essa un valore politico.

IANA per Futuroieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri

Pubblicato il 15/2/2008 alle 10.25 nella rubrica Diario.

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