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UN RICORDO LONTANO

Tanti anni fa quando ero alle prime classi delle elementari nella mia zona passava ogni tanto un tale che vendeva il formaggio a domicilio, a ripensarci oggi a distanza di tanti anni da quei ricordi lontani e sbiaditi degli anni settanta una cosa mi resta impressa che segna una differenza.   Quel tale che vendeva il formaggio si fermava a parlare con mio nonno che era anche suo “cliente”, in una certa misura il venditore aveva un rapporto personale che andava oltre lo stretto interesse.   La differenza è che oggi il cliente è un consumatore rappresentato dal codice a barre, il quale corrisponde ad una serie numerica di 0 e 1 dentro dei programmi che lo misurano, lo calcolano, lo pensano, ogni cliente e consumatore è integrato in una statistica, in un gruppo umano, in un segmento di mercato.  Il rapporto personale e di autentica comunicazione è finto, è un trucco pubblicitario, è un obbligo del rivenditore, oppure è impossibile.   Provi il gentile lettore a dialogare con una delle sue tante carte-fedeltà delle imprese di distribuzione, o ragionare dei casi suoi con una statistica che lo include nel numero degli umani presi in considerazione.  Chi scrive non vuole idealizzare il passato sia perché sarebbe ipocrita, sia perché non è giusto scappare all’indietro nel tempo cercando un comodo sollievo ai problemi del presente.  Chi scrive intende solo rimarcare la grande differenza che passa fra un cittadino, ossia di un umano integrato in un sistema di relazioni economiche e di vita, e un certo modello di consumatore che è un soggetto perlopiù passivo, plagiato dalla pubblicità e che facilmente può essere misurato, analizzato, e in una certa misura controllato attraverso ricerche di mercato e simili.   Occorre ripensare il concetto espresso dalla generica parola libertà anche per quelle genti che credono di averla a portata di mano, in questo inizio di nuovo millennio; è evidente che degli umani misurati, calcolati, indirizzati, scrutati dal loro sistema di consumo, vita e lavoro hanno in mano una libertà di qualità del tutto nuova che merita l’attenzione dei filosofi e degli storici e forse anche della pubblica opinione.   Sempre che quest’ultima voglia svegliarsi non più dal sonno della ragione, ma dallo stordimento quotidiano degli innumerevoli “consigli per gli acquisti”.  Forse sarà il fatale incontro di un sistema economico e di consumo che prevede una crescita infinita con i limiti delle risorse mondiali a far svegliare nel più brusco dei modi questa umanità fintamente e stupidamente felice e ricca.

IANA per Futuroieri

Pubblicato il 13/12/2007 alle 18.39 nella rubrica Diario.

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