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AFFOGARE

Affogare i dispiaceri nell’alcool.  Il quadro che offre il quotidiano City del 6/12 è inquietante, esso fin dalla prima pagina richiama il fatto che in Europa sono 7 milioni gli adulti che sono stati coinvolti in risse dopo aver bevuto; si afferma inoltre che in Italia si comincia a bere a 12 anni e in Europa a 14.  L’articolo nelle pagine interne ricorda che in “Europa l’alcool droga 23 milioni di persone”.  Una ricerca del 2003, citata dal giornale, indica i costi economici causati dall’abuso di alcool in Europa nel numero di 33 miliardi di euro, i morti causati dall’abuso sarebbero stimati annualmente nel numero di  195 mila in Europa e 25 mila in Italia.   Per chi scrive è evidente che cresce in Europa un malessere profondo che trova anche in questa stampella un sostegno alla fatica e al male di vivere.  Per la verità il problema dell’alcolismo e della degenerazione dall’abuso esiste fin dalla notte dei tempi, e forse a ben pensarci l’alcool è nel “vecchio mondo” una droga legale consacrata dalla storia e dalla cultura.   Eppure adesso c’è la novità, che fa il paio con l’incremento del consumo delle sostanze stupefacenti fra cui la cocaina, qui le dimensioni del fenomeno sono nuove e par di capire in ascesa.  Perché ciò che affoga in questo presente per tanti cittadini europei è la speranza, vi è una profonda infelicità in questa finta società del benessere; un vero e proprio male di vivere che s’accompagna ad ogni sorta di fallimenti individuali e collettivi.  Qui chi scrive vuol ricordare come l’adesione, in Italia rozzamente acritica e mitigata solo dalla difficoltà di applicare le leggi in presenza di interessi e situazioni particolari, di tanta parte della classe dirigente europea ai dettati dell’ideologia neo-liberale e alle logiche del mercato selvaggio ha indebolito quando non snaturato lo stato sociale.  Dietro il vecchio stato sociale non c’era solo una stagione politica ed economica che attraversò il dopoguerra fino agli anni settanta, ma un modo di stare assieme e delle garanzie sociali per tutti, liquidare quel sistema ha un prezzo ed è una maggior insicurezza collettiva.  Questa condizione dovrebbe essere giustificata dall’incremento di competitività e da maggiori possibilità di guadagni individuali che dovrebbero poi ricadere su tutta la popolazione.   Purtroppo a fronte di questo smantellamento del passato questo presente non pare aver mantenuto la promessa.  Minoranze di ricchi sono diventate potentissime, i gruppi di pressione hanno rafforzato la loro capacità d’intervento e di condizionamento politico a livello continentale, una ristretta minoranza della popolazione europea si gode i benefici della competitività e del successo individuale, gli altri, che sono la maggior parte, non sono invece della partita.

E’ forse venuto il tempo di dire che ciò che accade non è maledizione o una legge divina ma il portato di azioni integralmente umane, ambiziose quando non temerarie, fallibili,  errate. Quello che comunemente è detto essere una legge di mercato dal vago sapore della volontà divina altro non è che la decostruzione e ricostruzione di un mondo umano, troppo umano.

IANA per Futuroieri

Pubblicato il 11/12/2007 alle 21.4 nella rubrica Diario.

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