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18 gennaio 2010

Comunità straniere e pietose finzioni

De Reditu Suo

Comunità straniere e pietose finzioni

Il Belpaese è ad oggi una somma di egoismi sociali e di differenze, quindi ad un esame superficiale non dovrebbe esser così difficile includere le molte comunità straniere di recente immigrazione in questa massa di gente difforme incattivita e piena di rancore che forma la stragrande maggioranza degli italiani. Eppure c’è una banalità assoluta che rende complicato riconoscere il diritto di voto  e la cittadinanza agli stranieri: la consapevolezza che riconoscere ciò in questa situazione vuol dire mettersi in discussione. Quando andati distrutti i grandi partiti di massa, morte le ideologie del Novecento, cancellati o ridicolizzati i principi della politica propri delle origini della Repubblica  è emersa una politica italiana dalle basi incerte, di fatto ridotte alla sola propaganda politica che ricalca quella della pubblicità commerciale o della campagna elettorale permanente di alcuni privati diventati dei leader. Quindi l’inserimento della forza lavoro che forma i livelli più bassi del sistema non vuol dire solo per l’Italia politica il farsi carico di problemi sociali che son stati rimossi e  lasciati incancrenire ma affrontare un problema di ordine civile enorme: come ricostruire l’Italia. Nel momento in cui verranno dati i diritti politici le nostrane sedicenti classi dirigenti  dovranno spiegare alla stragrande maggioranza di Italiani-Italiani che cosa è il loro Belpaese che fino a ieri essi consideravano il loro e, per così dire, la casa privata dove fissare regole proprie al riparo dagli altri e dai diversi. L’immissione di nuovi soggetti politici legati alle comunità di nuova immigrazione inizierà a ridefinire le diverse identità degli italiani, dovranno gli abitanti del Belpaese far conto che il loro municipalismo e provincialismo da strapazzo verrà distrutto rimettendo in discussione i poteri  locali che dovranno far i conti con consiglieri comunali e imprenditori cinesi, egiziani, nord-africani, albanesi e chissà forse perfino rumeni. Lo straniero che si fa, mi spiace per lui, italiano porterà qualcosa in più e di diverso che metterà in crisi quell’ultima barricata che è la convinzione di poter fare gli affari propri con le regole scritte in casa almeno a livello locale. Al posto del coraggio che impone di considerare il problema e costruire una civiltà italiana che sostituisca questo casino criminogeno e deforme ereditato dalle precedenti generazioni si è preferita la strada della finzione, dell’ipocrisia, del fingere che il problema sia solo di natura delinquenziale e possa esser risolto con i soldati che presidiano qualche piazza e qualche viale. A parziale discolpa del presente governo, che in quanto governo è comunque responsabile per lo stato delle cose, devo dire che nella maggior parte dei casi le diverse genti del Belpaese hanno infilato la testa sotto la sabbia e non hanno voluto mettersi in discussione. Tutto ciò che rompeva la banalità dei propri affari e del proprio piccolo lavoro o interesse era lo sporco da rimuovere o da far sparire, l’altro era l’altro e alla fine il suo inquadramento rientrava nella vecchia categoria del barbaro invasore o nel saraceno predatore ereditata dal medioevo più cupo. Al posto delle soluzioni necessarie son venute fuori pietose finzioni, falsi moralismi, invocazioni del fantasma della civiltà italiana verso il quale queste nuove genti dovrebbero ostentare una sottomessa devozione. Si son avute troppe fantasie della retorica giornalistica e della politica e non l’autentico tentativo di rispettare e d’includere sapendo che la diversità è importante e che essa non è solo un valore culturale ma quando viene accolta in un sistema complesso e turbolento come il nostro è una messa in discussione di salari, posizioni dominanti, carriere politiche, ordinamenti sociali costituiti. O  forse son ancora tanti i folli che credono che i figli di un raccoglitore di frutta da grandi si faranno sfruttare per 25 euro al giorno? Perché se così è consiglio di recarsi dal medico perché questa non è cultura o politica italiana ma follia e delirio. Quando la pietosa finzione diventa delirio è tempo di affrontare la realtà per ciò che è ed essere ciò che si dovrebbe essere.

IANA per FuturoIeri




18 gennaio 2010

L'umano nuovo che si sta formando

De Reditu Suo

L’umano nuovo che si sta formando

Il passato ha reso evidente il fallimento o comunque il termine di grandi civiltà e dei loro ordinamenti sociali. La rovina di re, tiranni, despoti ha causato di riflesso la catastrofe del sistema politico e civile da loro gestito o peggio costruito. L’uomo dell’Antico Regime, l’Italiano pseudo-romano del fascismo, l’ariano nazista, l’uomo sovietico e il colonizzatore-civilizzatore dell’Impero Britannico sono tutti miti di sistemi politici del passato abiurati e defunti. Il problema che è di fronte agli umani di questi tempi è  il comprendere di qual natura possa essere questo umano nuovo che si formerà nello sviluppo della terza rivoluzione industriale, perché è evidente che la trasformazione crea le sue forme di civiltà e i suoi soggetti umani che ne sono vittime e, per così dire, attuatori perché vivono, lavorano e operano in quelle determinate condizioni politiche e sociali. Cosa prenderà l’uomo della Terza Rivoluzione industriale dal sistema sociale e politico che lo vede vittima e attuatore? Provo ad osservare il sistema e il suo prodotto umano. Il denaro è il sistema ed è la ragione della maggior parte delle azioni degli umani, quindi  l’antica fede verrà sostituita dal culto del denaro. Le antiche patrie sono di scarso peso nell’identità del sistema e pertanto l’uomo cercherà di realizzare una vita simile al modello di vita veicolato dalla pubblicità che tratta i prodotti e i servizi di lusso dedicati ai ricchi. L’uomo modellato dal sistema sarà estraneo a qualsiasi principio lavorista, alla solidarietà umana o alla fratellanza, egli deve raggiungere il successo sociale ed economico e non ha tempo per valutare le conseguenze delle sue azioni. Quindi le campagne umanitarie ed ecologiste a cui, forse, partecipa sono esercizi di farisaica ipocrisia. L’umano modellato dal sistema presente di produzione e consumo sarà quindi irresponsabile verso se stesso e gli altri e di conseguenza avrà una memoria storica e personale estremamente malleabile e confusa. Non ha bisogno di esser parte di una storia comune ad altri milioni di umani come lui, la sua storia è la pubblicità politica, commerciale, e la propaganda militare e aziendale. Ciò che crede è relativo, parziale, circoscritto a interessi particolari, lui stesso non crede in senso assoluto ma adotta un strategia opportunistica: ciò che è bene coincide con l’interesse di qui e ora. Il sistema tende a creare ghetti sociali sulla base di ragioni di censo o di appartenenza etnica, quindi l’umano che sarà creato dal sistema sarà razzista o autoritario o entrambe le cose assieme, ma nello stesso tempo sarà servile e benevolo verso colui che sfoggia i segni del successo e della ricchezza aldilà delle origini di gruppo, di casta, di cultura di costui. L’umano in questione ha un grosso limite: può vivere solo in questo sistema al di fuori di esso può essere individuato e messo in condizione di non nuocere con le buone o le cattive; se il sistema presente di produzione e sviluppo cadesse in disgrazia egli verrebbe travolto o sarebbe costretto a reinventarsi in una nuova forma. L’umano della terza rivoluzione industriale si stava formando quando una serie di cose impreviste come le nuove guerre, l’immigrazione di masse di disperati dal  sud del mondo, la crisi finanziaria globale e i limiti ecologici e materiali dello sviluppo lo hanno colpito prima che venisse alla maturità. Ora è una strana belva che sta mutando e neanche lui sa che cosa sarà alla fine del traumatico processo.

IANA per FuturoIeri




18 gennaio 2010

Costituzione materiale e Costituzione formale nel Belpaese morto


De Reditu Suo

Costituzione materiale e Costituzione formale nel Belpaese morto

Il Belpaese di ieri è morto, e per ieri non intendo la Resistenza, il 1948, il 1968, intendo umilmente la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, ossia il tempo della mia infanzia. Quel mondo all’apparenza ordinato, dove fra una strage terroristica e un disastro sociale milioni d’italiani vivevano odiandosi, disprezzandosi, ignorandosi, aveva qualche regola. Oggi non ci sono regole, tutto è nelle mani del Dio-denaro e di chi può usarlo per trasformare la realtà, la stessa popolazione non è più la stessa è cambiata radicalmente nella composizione culturale, nelle origini, nelle speranze, nella sua intima natura. A partire dagli anni successivi a tangentopoli si è avuta una silenziosa, ma non meno forte e strisciante abiura. Di fatto il Belpaese per mano delle sue vere classi dirigenti, di natura economica e finanziaria, e di quelle altrettanto classi ma un po’ meno dirigenti ossia i politici di professione ha intrapreso una trasformazione volta a ridefinirlo ad immagine e somiglianza del modello sociale e politico statunitense. Ecco la vera Costituzione materiale, si tratta di far saltare nella quotidiana vita politica e sociale gli aspetti caratteristici della Costituzione ereditata dal passato remoto. La rovina in sede penale dei politici della Prima Repubblica ha creato le condizioni per la dissoluzione delle antiche fedeltà: il passato era diventato un problema da scaricare, ma l’abiura è stata segreta, strisciante, vile. La Costituzione Formale è rimasta lì sulla solenne carta nero su  bianco proprio come era stata pensata e scritta ma la politica e la società che conta sono andate altrove. Sono andate a cercare improbabili società multirazziali e multietniche in una terra di odio radicato fra campanile e campanile, hanno sognato l’abolizione dei diritti di carattere sociale in cambio di un chimerico liberalismo da colonizzati, hanno vagheggiato finti affratellamenti fra le diverse confessioni senza mai mettersi in discussione, hanno ragionato di libero mercato per le classi sociali deboli che devono vivere del lavoro precario e salariato mentre le classi più elevate miracolate dai patrimoni di famiglia o dalla politica avevano i quattrini, le relazioni e le rendite per far fronte a ogni imprevisto. Qualcuno ha forse visto in televisione il figlio di un primario di chirurgia, di un sottosegretario o di un notaio minacciar di buttarsi di sotto da un palazzo perché licenziato, o si son forse visti ministri, tenori, campioni di motociclismo, banchieri e calciatori di serie A montare su un tetto e occuparlo ad oltranza assieme alle maestranze in cassa integrazione? Certo che no! Questo vento di follia è il segno di un Belpaese ormai ridotto ad essere una massa informe di realtà sociali differenti che stanno assieme più per accidente che per volontà propria e la miscela si è fatta torbida proprio quando le comunità straniere da anni residenti in Italia hanno cominciato a chiedere dei riconoscimenti sociali e politici. La grande paura per il futuro è anche il timore di dover condividere qualcosa di sostanziale e socialmente rilevante con l’altro che è venuto da lontano. Il desiderio di tornare alle antiche fedeltà costituzionali ostentato da alcune associazioni temo che nasconda una maledetta paura di riconoscere la fine di un tempo e di un piccolo mondo antico tutto italiano intimamente meschino e autoreferenziale. L’intelligenza dei giusti deve cominciare a prevalere sulla viltà dei tempi.

IANA per FuturoIeri




14 gennaio 2010

Miti perduti e miti riciclati

De Reditu Suo

Miti perduti e miti riciclati

Il Belpaese è generoso offre ai suoi abitanti una straordinaria abbondanza di miti e illusioni, di parole al vento e di quelle cose che in un tempo antico e dimenticato le maschere di Pulcinella e Arlecchino denominavano “Aria Fritta”.

Ecco che i politici di professione intruppano nei loro riferimenti culturali padri morali vissuti in altri tempi e in contesti diversissimi dal presente; vien colto tutto e il contrario di tutto prendendo dalla storia recente e remota quel che serve per le necessità del momento. C’è l’imbarazzo della scelta, tutto ciò che arriva dal passato è un potenziale oggetto di strumentalizzazione. Tuttavia non è mia intenzione trattare qui di miti politici ma di miti pubblicitari. Ritengo che la pubblicità commerciale e un certo tipo di film, classificati anche come “cinepanettoni”, veicolino come modello desiderabile e stile di vita e di consumi ciò che di fatto è l’onere e il privilegio di una minoranza di abitanti del Belpaese dotati di redditi elevati. Il tenore di vita dell’avvocato di successo, della diva del piccolo schermo, del dirigente d’impresa, dell’alto funzionario dello Stato o del generale è qualcosa che compete a qualcuno ma non a tutti. Eppure tanta parte della pubblicità porta nelle case quale esempio di vita proprio quella di coloro che appartengono alle minoranze socialmente forti e di solito tale stile di vita è presentato in termini paradisiaci: è il regno del consumo felice, della pace familiare, del successo. Questo è a mio avviso il collante più forte ella presente società italiana così come è venuta a ri-formarsi a partire dagli anni ottanta: la grande creazione della possibilità di accedere alla felicità virtuale attraverso il martellamento pubblicitario. Prendo fra i tanti possibili l’esempio tipico della famiglia felice della pubblicità: padre, madre, figli piccoli possibilmente deve esser presente una bambina, la casa è di solito ben arredata, il tenore di vita è generalmente alto. Se prendiamo poi gli anziani che fanno la loro comparsa troviamo il nonno con la barba bianca modello Santa Claus rivestito in borghese e in qualche caso fa capolino una nonnina di solito nella parte della madre del figlio ormai uomo maturo anche lui felice e socialmente realizzato. Tendenzialmente la pubblicità presenta le migliori condizioni umane possibili per presentare una merce da far comprare, il gioco è palese e forse perfino sincero: la merce è simbolo di una felicità possibile qui e ora sulla nera terra. Invito il gentile lettore a confrontare quanto scrivo con la sua esperienza personale e la sua memoria per valutare se esagero o meno. Ritengo che dietro questo gioco di prestigio ci sia il grave pericolo che troppi abitanti dello Stivale, ovviamente inconsapevoli, arrivino a confondere la pubblicità con la realtà, la fantasia del creativo che rende desiderabile i prodotto con lo stile di vita che rimane appiccicato alla merce. C’è il concreto pericolo nel caso di fallimento del modello di produzione e consumo di trasformare milioni di illusi in masse pericolose e socialmente incontrollabili. Ritengo infatti che nella disgrazia collettiva la delusione per un modello culturale e di vita fallito finirà con il coincidere con la perdita di senso della vita, milioni di esseri umani nel Belpaese si ritroveranno senza il loro Dio-merce e senza alcuno scopo. A quel punto ogni avventura politica o sociale sarà possibile.

IANA per FuturoIeri




14 gennaio 2010

Lamù e l'Italia del qui e ora

De Reditu Suo

Lamù e l’Italia del qui e ora

Il Belpaese offre generosamente perplessità e sospetti a quanti pensano male di lui, e fra questi c’è evidentemente il sottoscritto. Oggi voglio riflettere su una cosa piccola  che a mio modesto avviso mi fa intendere i tempi e la loro ipocrisia. Mi è capitato di osservare in vendita nelle edicole ad opera di una nota case editrice la serie  animata di Lamù, una serie arcinota. Solo che ho notato nel contenitore del DVD la dicitura:”Consigliato a un pubblico adulto”.

Mi ricordo molto bene di Lamù una delle serie animate e un manga fra i miei preferiti e sono perfettamente consapevole di aver visto la serie televisiva doppiata in italiano, con  soddisfazione ovviamente, la prima volta  quinta elementare. Sarà stato il 1982 o il 1983. Ora mio chiedo che cosa è cambiato in Italia per considerare ciò che andava nella fascia oraria per bambini ai tempi della Democrazia Cristiana in qualcosa di consigliato a un pubblico maturo, quasi che fosse un hentai e di conseguenza un prodotto pornografico o qualcosa di simile. Dal momento che non è Ramna ½ ,opera peraltro della stessa autrice che ha un protagonista che cambia sesso e da maschio diventa femmina faccio fatica a capire quella dicitura.    Azzardo tre possibili motivi: si tratta di una storia d’amore fra due specie diverse, ossia aliena e umano  e questo disturba, si tratta di una storia d’amore fra i banchi del liceo che mette in ridicolo gli aspetti grotteschi della società giapponese e quindi potenzialmente di tutte le società  umane, la protagonista va a giro con un bikini tigrato e questo è un privilegio riservato  solo alle top model e alle varie tipologie di “veline” onnipresenti sul riviste e in televisione. Evidentemente Lamù non è un qualcosa di pornografico anche perché esiste una realtà complessa che fa suo proprio questo genere nell’ambito dell’animazione e dei fumetti giapponesi e sicuramente l’opera in questione non appartiene al genere. L’autrice ha di nuovo da esser orgogliosa: quando chi fa arte, anche se minore come quella dei fumetti, incontra forme di censura accennate, palesi o subdole è segno che ha centrato qualcosa d’importante, il prodotto commerciale ha superato se stesso e si è elevato oltre l’intrattenimento e il facile guadagno sulle fantasie adolescenziali.

A beneficio di quanti non conoscono ciò di cui tratto riporterò degli stralci da Wikipedia:”Lamù (??????, Urusei Yatsura?) è un manga pubblicato in Giappone dal 1978 al 1987, scritto e disegnato da Rumiko Takahashi, dal quale sono stati nel tempo tratti una serie anime televisiva, sei film ed undici OAV. La vicenda in particolare ruota intorno ad Ataru Moroboshi, un ragazzo estremamente sfortunato e donnaiolo, e a Lamù, figlia del grande capo degli Oni giunto dallo spazio per invadere la Terra. Vestita unicamente di un bikini tigrato, Lamù s'innamora di Ataru dopo aver frainteso una sua frase per una proposta di matrimonio. Le avventure sono organizzate per singoli episodi, ed in alcuni casi un episodio è diviso in più puntate. Gli argomenti sono in genere la sfortuna e le avventure sentimentali di Ataru che si incrociano con gli insoliti alieni amici di Lamù o con i terrestri suoi "simili" dalle personalità più grottesche. Molte delle situazioni che di volta in volta si presentano, altro non sono che parodie della società moderna e del folklore giapponesi (un po' come sono i Simpson per il pubblico statunitense)...”.

IANA per FuturoIeri




14 gennaio 2010

Inizio gennaio 2010




De Reditu Suo

Inizio gennaio 2010

Il Belpaese è arrivato al primo anno del secondo decennio del nuovo millennio. C’è arrivato intero, senza secessioni o invasioni ma con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni irrisolte. Fra le cose notevoli c’è da segnalare la solidità di una Seconda Repubblica che in qualche modo esiste, resiste, sussiste. Una Seconda Repubblica che si fonda sulla Costituzione della Prima e che continuerà a farlo per tre motivi: senescenza delle minoranze al potere, estraneità della maggioranza della popolazione italiana ai grandi principi nobili del nostro diritto, mantenimento delle differenze fra Costituzione formale e Costituzione materiale.

Quest’ultimo argomento può essere poco chiaro e per renderlo evidente mi limito a far osservare che è definita Costituzione materiale quel che viene realmente applicato del dettato costituzionale nella concretissima e viva realtà mentre Costituzione formale indica quanto è scritto parola per parola sulla Costituzione. L’estraneità della popolazione ai grandi principi e la tendenza generale a distorcere il senso delle regole scritte per volgerlo a fini particolari è precisamente l’evidenza dello spirito dei tempi, forse è precisamente l’intima natura di questo “secondo tempo” della Democrazia in Italia. Potrei prendere molti esempi dalle polemiche pre-elettorali intorno alle primarie del PD, alle vicende delle violenze sui braccianti di colore nel Sud, fino alla cronaca giudiziaria di cui si occupa il giornalista Marco Travaglio che ha di solito come “protagonisti” politici e imprenditori corrotti e l’immancabile Cavaliere attuale Presidente del Consiglio. Ora però sono stanco e rimando quanti fra i miei gentili lettori vogliono immergersi nel male di vivere quotidiano e nello squallore della cronaca a cercarsi il sito di Beppe Grillo e quelli collegati ad esso. Quello che mi preme osservare è l’ambiguità di una Seconda Repubblica che s’appoggia alla Prima e che va in una direzione altra e per molti versi opposta. La Seconda Repubblica è la figlia innaturale della terza rivoluzione industriale, è nata vecchia perché la sua creazione è l’assemblaggio di pezzi avanzati dalla precedente più qualche soggetto politico e sociale nuovo che ha trasformato interessi particolari, e talvolta privati, in questioni politiche. Così è facile prendere la stampella di ciò che è stato prima per tener in piedi ciò che è qui e ora. Per questo la precedente Costituzione resta il fondamento di questa democrazia che da tempo nei fatti e negli esiti sta cercando di scaraventare nella pattumiera i diritti sociali, il principio lavorista e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. C ‘è un Belpaese reale fatto di egoismi e di tendenze criminali che è più forte di qualsiasi polizia e di qualsiasi tribunale e di qualsiasi indignazione collettiva e ignora il dettato costituzionale. Esso reclama indulgenze, privilegi, esenzioni dalla legge comune, indulti, leggi favorevoli ai loro interessi e pubbliche assoluzioni per i vecchi delitti dei politici di tangentopoli, silenzio e più in generale impunità.  La morale della seconda Repubblica è semplice, banale, comprensibile: Ognun per sé e Dio contro Tutti.

 

IANA per FuturoIeri




12 gennaio 2010

Olio di Palma Bifrazionato



Olio di Palma Bifrazionato

L'olio di palma bifrazionato è un derivato dell'olio di palma (un olio vegetale a basso costo molto usato nell'industria alimentare) ottenuto per frazionamento e successiva raffinazione. È molto usato come olio di frittura nella ristorazione per la sua economicità. Ha un punto di fumo alto, intorno ai 235 °C.[1]

Questo scrive Wikipedia intorno all’ingrediente usato per friggere un prodotto dolciario tipo Cenci di carnevale da me acquistato alla COOP sotto casa. Di solito leggo le etichette ma stavolta non ho fatto caso alla scritta in piccolo che recita:”Fritto in olio di palma bifrazionato”.  In altre parole alla “Dolcezze Savini s.r.l” di Figline Valdarno  hanno fritto un dolce tipico, se si può ancora definire tale un simile prodotto dolciario, in qualcosa che è un derivato da un olio che con buona pace di tutti non mi comunica il senso di una tradizione. Lasciando perdere le considerazioni ecologiste e salutiste, che hanno bisogno di conoscenze specifiche che non ho, mi pongo un problema di tipo personale. I cenci sono/erano/resteranno un dolce tipico del carnevale, ossia qualcosa che viene da un mondo contadino antico fatto di necessità, privazioni, sfoghi di rabbia repressa. Un mondo che ha preceduto quello presente e tali dolci sono il lascito di una civiltà pre-industriale. Cucinare i ceci nell’olio di palma bifrazionato è  ricondurre di prepotenza ciò che proviene dal passato nell’immediato presente, è togliere al prodotto dolciario la sua natura intima di esser parte di una tradizione. Ma quanto devo pagare per un dolce tradizionale fritto in una dignitosa teglia dove bolle l’olio di semi della nonne di un tempo remoto? Eppure quel passato remoto oggi ricondotto alle leggi del mercato e delle sue manie produttive ha lasciato in dote a questo presente una serie di realtà come la Befana, Il Carnevale, il Natale, Capodanno, Pasqua. Questi momenti di festa e di passaggio son stati inclusi entro le logiche e le forme della presente civiltà industriale e dei consumi. Io ho il sospetto che per buttar davvero giù l’idea di una tradizione che si regge sulla frittura con Olio di Palma bifrazionato si debba passar per un cambiamento antropologico, ossia deve emergere una nuova tipologia di essere umano.

Del resto i cultori della storia e quelli di un certo idealismo germanico danno per acquisite nozioni come l’Uomo Medioevale, l’Uomo del Rinascimento, l’Antico Egiziano e via così. Secondo questa filosofia della storia forme specifiche di cultura, produzione e consumo vengono associate a determinate civiltà che sono state formate da uomini e donne che l’espressero e ne furono parte. In questi anni si dovrà manifestare cosa è l’umano della terza rivoluzione industriale. Del resto se l’uomo dell’età Moderna per via della scoperte geografiche di Colombo e Vespucci ha scoperto la patata, il pomodoro e il peperone l’uomo della terza rivoluzione industriale farà i conti con l’olio di palma bifrazionato, gli alimenti modificati geneticamente e i fast-food. Mi chiedo però in quanti in questo Belpaese senescente, difforme, deforme  e disordinato si rendono conto che il nuovo mondo non è lontano ma è qui e ora e sta spedendo tutte le ragioni del remoto passato e le sue finezze in una riserva indiana per antiquari, nostalgici e cultori del trapassato remoto.

IANA per FuturoIeri




10 gennaio 2010

L'Italia del qui e ora

De Reditu Suo

L’Italia del qui e ora

Il Belpaese è generoso con quanti pensano male di lui, non passa giorno senza che  nuovi argomenti s’aggiungano al cumulo impietoso delle cose e delle vicende censurabili e meschine.

In questo umido e triste mese di gennaio 2010 la vicenda meridionale di una rivolta spontanea di braccianti di colore, sfruttati e vittime della violenza della criminalità organizzata ha reso manifesta l’inconsistenza di questa cosa detta Seconda Repubblica, perfino i poveri tra i poveri possono svergognare l’ordine costituito e impaurire la popolazione di un territorio. La vicenda mi porta a riflettere sulla debolezza della società e del potere politico in Italia. Quello presente in Italia oggi non è un potere ma la sua caricatura, la sua immagine deforme e infelice. I veri poteri sono oggi finanziari ed economici, la forza del denaro può intervenire sui consumi, sui processi decisionali degli esecutivi, sullo sviluppo di un territorio, cambiare l’esito delle elezioni attraverso l’immissione di milioni nelle casse di quello o di quell’altro partito, de-localizzare imprese lasciando interi paesi e talvolta le nazioni senza uno sviluppo occupazionale e industriale. I poteri politici e le forze più o meno spontanee che si  sviluppano fra la cittadinanza arrivano dopo i processi decisionali della finanza e dei nuovi padroni del vapore, giocano, per così dire in difesa, gli altri possono scegliere quando attaccare, come e con quali mezzi e nel caso possono perfino decidere se è opportuno per loro organizzare una difesa. Questo vale per la privatizzazione dei servizi pubblici, dell’acqua, dei telefoni, delle ferrovie, per i rincari delle bollette, per le decisioni che vedono il potere finanziario in stretta relazione con il potere degli esecutivi o con fenomeni di carattere sociale. Il potere politico si è fatto piccolo, la società civile gioca in difesa e le generazioni anagraficamente più giovani sono prive di vere difese contro i modelli sociali e comportamentali veicolati dalla pubblicità commerciale. Per una parte della gioventù l’equivalente della piazza dei nonni e dei padri è internet più il centro commerciale. La rotta di quella che un tempo era la società civile e delle organizzazioni politiche dalla vita degli umani nei paesi industrializzati e in Italia ha creato le condizioni perché i poteri finanziari prendessero delle iniziative volte a ridefinire gli assetti sociali e quindi politici per una loro eterogenea volontà mediando poco o nulla con gli altri soggetti. Senza limiti e senza freni l’imperizia, talvolta criminale, della politica nostrana e l’egoismo sociale dei pochi e dei ceti privilegiati ha formato questa cosa deforme e brutta che è l’Italia di oggi che regala al mondo la scena di una rivolta disorganizzata e spontanea degli sfruttati di colore i quali vengono tratti in salvo dalle forze dell’ordine per evitare altri disordini, ferimenti e pestaggi. Non posso che auspicare che arrivi la fine per questo modello di produzione e consumo e l’abiura collettiva sopra questi anni scellerati e pazzi perché è giusto così.

IANA per FuturoIeri




9 gennaio 2010

La scialuppa è piena

De Reditu Suo



La scialuppa è piena

Forse c’è una spiegazione cretina del perchè il potere politico nel Belpaese è generoso con le parole e le roboanti dichiarazioni della retorica para-risorgimentale e povero di risposte in relazione al precariato, al disagio crescente di tante famiglie, ai drammi dell’immigrazione clandestina. La scialuppa è piena e i privilegiati stanno già stretti, quindi non possono tirar su nessun altro, di conseguenza il messaggio è di arrangiarsi. Chi non può affoghi pure nel disagio e nella povertà. Del resto cosa aspettarsi da decenni di follie politiche e di fratture sociali e territoriali, dalle demagogia politica un tanto al chilo, dalle promesse smentite dai fatti se non un bel finale nel quale chi può salta sulla scialuppa e gli altri affoghino pure assieme ai topi e ai passeggeri di terza classe. Così la triste vicenda di un precariato che sta logorando la mia generazione di trentenni e sta disgregando la struttura sociale del Belpaese è affidata alle solidità delle famiglie d’origine, il costo di politiche economiche fondate sul cinismo e l’egoismo è scaricato sulla società mentre il profitto è integralmente privato, per esser precisi di pochissimi privati. Se vogliamo esser chiari si tratta di un modello di sfruttamento del lavoro nel quale la forza lavoro è estremamente flessibile e può adattarsi alle esigenze del mercato nel senso che se le cose si mettono male il contratto non viene rinnovato e uno si trova senza soldi e senza mestiere  alle prese con uno stato sociale smantellato o inattivo.

Questo modello economico sta disgregando la gli ordinamenti politici  del passato e creando i presupposti per la sostituzione del modello politico democratico – parlamentare con qualcosa di diverso in quanto nessun regime dove la popolazione esercita il diritto di voto e fondato sul consenso popolare può reggere l’urto di una simile devastazione sociale aggravata da una cultura dominante di tipo consumistico. Attualmente parte della popolazione si auto-esclude dalla vita politica o attua forme altre di militanza magari nel volontariato o peggio si lega ai fenomeni criminali o eversivi. Prova ne sia che nello Stivale vengono abolite le preferenze elettorali e tratteggiate idee di riforme costituzionali volte a liquidare i diritti sociali espressi dalla costituzione della Repubblica Italiana. Si tratta di un modo rozzo di approcciarsi al grave problema che non a caso parte dai politici di professione del Belpaese volti a salvare prima di tutto se stessi e il loro tenore di vita. Se si toglie dalla Costituzione della Repubblica la dimensione della solidarietà e la fondazione sul lavoro nessuno può lamentarsi di un ceto di politici di professione che legifera solo in base agli interessi dei ricchi del Belpaese e dei finanzieri stranieri. A suo modo questa è una risposta, personalmente io la traduco con il simbolo della scialuppa che abbandona la nave che affonda. Ora che ci penso: alle volte affondano anche le scialuppe quando il furore della tempesta diventa incontenibile e dal naufragio può anche salvarsi nessuno

IANA per FuturoIeri




9 gennaio 2010

Aspettando i nuovi miracoli





De Reditu Suo

Aspettando i nuovi miracoli

Quanto tempo ci vuole perché le sciagurate genti del Belpaese intendano che il secolo vecchio è finito, non è bastato nemmeno cambiar millennio per far intendere che ciò che è stato prima sta tramontando. Il Belpaese si nasconde dietro una cortina d’illusioni e di pietose finzioni, a giro c’è talmente tanta nostalgia del trapassato da dar spago a quanti ricordano il Craxi con nostalgia. Ciò che è morto non torna dai regni delle ombre e della notte. Quel che si decompone nelle tombe non è destinato a tornare in vita. Quest’affermazione, ovviamente, non vale per chi ha una fede così forte da prendere in considerazione la resurrezione dei corpi alla fine dei tempi. In quel caso la questione non è politica o morale ma di carattere religioso o filosofico.  Mentre le disperse genti d’Italia scrutano il futuro cercando le tracce di nuovi miracoli e atti straordinari io mi ritrovo da solo a considerare il passato per comprendere qualcosa del futuro e di questo indecoroso presente. Aspetto da anni l’ennesima abiura italiana, l’ennesima rimozione collettiva, l’ennesima maledizione. Tutto è finito piuttosto male nella penisola, non c’è stato un solo regime politico del passato recente o remoto che non sia stato in qualche misura aspramente criticato o maledetto. Non credo che questo quando arriverà la sua fine questa Seconda Repubblica farà eccezione. Mi vien fatto in questi giorni di portar avanti una considerazione non da poco: quanto ha spostato il fumetto e la satira italiana in Italia e quanto al contrario il fumetto e l’animazione giapponese in Italia negli ultimi trent’anni? Credo che fra i miracoli della prima e della seconda repubblica sia presente quello negativo di aver disperso le forze culturali e civili del Belpaese che potevano associare alcuni elementi della cultura popolare alla contemporanea civiltà industriale. La mia generazione che ha subito l’influenza dei fumetti e dei cartoni animati giapponesi si è vista passare davanti allo schermo un mondo fantastico “made in Japan” proiettato perlopiù verso il futuro con robot, capitani e piloti coraggiosi, alieni, aliene, astronavi spaziali, eroi in tute futuristiche e affini.  L’Italia, tranne qualche pugno di eroi fra i quali il grande Magnus, nella sua dimensione fumettistica e d’animazione era volta perlopiù verso il passato con eroi come Tex o Mister No o verso l’inserimento del fumetto nella vicenda politica attraverso la satira di parte; e satira di parte il che voleva dire allora comunista o in generale di sinistra. Il miracolo italiano che si è prodotto è stata la concessione dell’immaginario infantile e pre-adolescenziale orientato al futuro alla potenza culturale nipponica in strana intesa con le produzioni statunitensi; ancora una volta la distanza fra cultura alta elitaria italiana e la maggior parte della popolazione ha disarticolato le possibilità di leggere un possibile futuro o di sognarlo. Parto da questa constatazione che può sembrare poco sobria per considerare che in fin dei conti in questa materia del pensare il futuro anche in termini fantastici e artistici è opportuno che si verifichi un miracolo. Le disperse genti d’Italia devono ritrovare a capacità di pensare se stesse e di guardare oltre il dato immediato del qui e ora, altrimenti la prima innovazione asiatica o statunitense ci coglierà di sorpresa e l’immagine del nostro possibile futuro apparterrà ad altri e non sarà espressione del Belpaese e di un suo eventuale contributo originale.

IANA per FuturoIeri



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