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31 luglio 2018

Ricetta precaria n. 42. La coppa dei rimpianti e dei cattivi pensieri

Ricetta precaria

42  La disfatta di El Alamein, quando il Regno D’Italia straperse la Seconda Guerra Mondiale

Coppa dei rimpianti e dei cattivi pensieri

Il rimorso per non esser capace di contenere golosità e colesterolo può venir superato nell’animo solo da ricordi fastidiosi. Così capita quando a una coppa alle fragole e panna con un velo di cacao amaro, rigorosamente al bar della scuola, avete arbitrariamente aggiunto del popone freddo tagliato a quadretti per dare un senso di fresco al tutto. Questa concessione al piacere ha qualcosa di simbolico: il rosso della fragola e l’arancio del popone rimandano al fuoco, il bianco al fumo e la spruzzata nerastra di cacao alla cenere. Ossia l’immagine tipicamente giovanile del rogo delle lettere per l’amore non corrisposto. Tanto quelle scritte quanto quelle mai scritte e lasciate imperfette sulla carta. Mi ricorda quest’associazione d’idee e di colori  i miei anni da liceale, l’ultimo in particolare. I miei rapporti con i miei compagni di classe erano così cattivi  e i miei sentimenti così guasti che mi chiesi quell’estate, al ritorno da un viaggio di cultura in Sicilia, se non era meglio iscriversi per la maturità altrove. Oggi che son passati venticinque anni posso parlarne con una certa libertà, essendo molto rancore depositato e i sentimenti feriti sanati dall’oblio del tempo che tutto fa svaporare.  In me prese il concetto che così l’avrei data vinta a tutte quelle persone che mi guardavano storto o con aperto disprezzo, avrei fatto un torto ai docenti che in fondo apprezzavo e infine mi sarei sottratto a una prova importante della mia vita mostrando viltà. Queste tre considerazioni mi spinsero a restare al mio posto. In me il forte rancore, l’aspra amarezza e il dispiacere si trasformarono in determinazione e disciplina nello studio e questo rigore lo portai negli anni successivi nel Dojo del maestro Ivo e negli studi universitari, e poi sul posto di lavoro. Arrivai, allora l’esame era diverso da quello d’oggi,  al punto di portare una materia in più ossia storia dell’arte. Strana faccenda questa qui, ma spiegabile sul piano psicologico. Si era manifestata in me una voglia di riscatto, il concetto di andare dritto senza guardare a destra o a sinistra, e di dare il massimo; se doveva esserci qualcosa in comune fra me e la classe bene che fossero i programmi e l’ammissione all’esame e la commissione di esterni meno uno. Il famoso membro interno d’altri tempi, l’unica garanzia per gli studenti esaminandi. Le prove andarono bene meno quella d’indirizzo, che fu disastrosa per una serie di motivi che taccio. Mi riscattai con un orale d’altri tempi e poiché la prima materia era storia mi chiesero della “disoccupazione nella storia” – giuro, andò così- chiesi di poter parlare in relazione al mondo antico e al concetto di panem et circenses per arrivare all’attualità. Nessuno s’aspettava una cosa del genere ma mi consentirono d’iniziare con il mondo antico. Superata la difficoltà iniziale l’orale andò benissimo e riscattò l’infelice prova scritta.  Devo esser onesto e ammettere che il superamento dell’esame e l’agognata maturità mi regalò molti rimpianti e non mi portò piacere se non la soddisfazione di aver dato il massimo; buon inizio comunque di un percorso di studi e di vita dove avrei dovuto sempre mostrare a livelli più alti anche quelle capacità mostrate allora. Per questo la coppa in questione la chiamo coppa dei rimpianti e dei cattivi pensieri.




10 luglio 2018

Ricetta precaria n. 41

Ricetta precaria

41  Il sette dicembre, quando i giapponesi fecero Guerra agli USA per conquistare Asia e Oceania

Insalata alla cialtrona e di risulta

In un negozio di compravendita dell’usato aveco comprato una raccolta di scritti di PPP della Garzanti. Certo che il poeta di Carsara aveva doti di profezie. Mi cadde l’attenzione su  La poesia della tradizione scritta a proposito della generazione degli anni 70  che poi sarà la casta di dirigenti per conto terzi fino a pochi anni fa: (…) e hai passato i giorni della gioventù/ parlando il linguaggio della democrazia burocratica/non uscendo mai dalla ripetizione di formule,/ chè organizzar significar per verba non si poria/ ma per formule si,/ti troverai a usare l’autorità paterna in balia del potere/ imparlabile che ti ha voluta contro il potere/ generazione sfortunata! / Io invecchiando vidi le vostre teste piene di dolore/dove vorticava un’idea confusa, un’assoluta certezza,/ una presunzione di eroi destinati a non morire-/ oh ragazzi sfortunati, che avete visto a portata di mano / una meravigliosa vittoria che non esisteva!

Per certo Pasolini stava ragionando dell’impreparazione integrale dei sedicenti rivoluzionari di casta alto-borghese che si proponevano come avanguardie di non si sa bene quali istanze rivoluzionarie. Molti di questi poi, e lo si è toccato con mano, hanno sposato fino in fondo le ragioni del consumismo e del liberismo e del turbocapitalismo più sfrenato tanto in economia quanto nei costumi sociali. Numerosi sono i rivoluzionari per moda giovanile passati a comodi impieghi borghesi, dirigenziali. Sono davvero pochi i figli di papà di allora che son stati coerenti e si son sacrificati per gli ultimi. Ma qualcuno c’è stato. Molte sono state le letture di questa metamorfosi, eppure credo si trascuri un fatto: l’immaginario collettivo. Quella gente, e fra essi anche i sedicenti di sinistra, è stata plasmata nell’inconscio e nei desideri  dai miti del divismo e dalla pubblicità commerciale su riviste, radio e televisione e va da sé dallo stile di vita made in USA dei ricchissimi raccontato dalle riviste tarate sui VIP. Non poteva nel profondo andare oltre la società dei consumi e il modello capitalista. Per pensare un diverso sistema sociale e politico occorre avere nel profondo dell’inconscio e fra le aspettative di vita un altro mondo umano e religioso. Questo ad oggi non c’è. Questa meditazione mi ha rubato tutto il tempo e quindi passo a una ricetta facile di risulta.

Ecco gli ingredienti per una insalata di risulta.

Un quarto di cavolfiore già bollito  e qualche foglia d’insalata a gusto vostro o quel che avete.

1 pomodoro, cipolla tagliata fine un quarto, 2 cetrioli sottoaceto, sale, olio, aceto a scelta.

Fate a pezzi il cavolo e aggiungete i cetrolini tagliati a rondelle. Mettete nel piatto il pomodoro tagliato e l’insalata in modo artistico. Poi condite tutto con olio, aceto e sale  e mischiate ogni cosa in modo inverecondo e buon appetito.



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