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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


28 giugno 2018

Ricetta precaria n. 40

Ricetta precaria

40  Il numero di quando il DUCE dichiarò guerra a mezzo mondo, una roba da pazzi…        

                                           Pane e fagioli

 

Il futuro è solitamente influenzato dal passato. Questo perché il presente ha bisogno di punti di riferimento, il singolo davanti all’incertezze della vita o alle scelte quotidiane spesso fa riferimento all’esperienza o a qualcosa che potrebbe essere indicato, in modo davvero generico, come storia. Magari storia di famiglia, o perfino personale; comunque sia ciò che è stato può essere il parametro per il presente. Così il passato finisce con l’indicare scelte nel presente. Queste scelte sono azioni che dal presente si spostano verso il futuro perché non daranno i loro esiti immediatamente ma dopo qualche tempo. Più o meno breve. Il passato quindi può opprimere, condizionare, imporre scelte che inducono sofferenza; questo se il singolo essere umano non riesce a capire i diversi aspetti del suo agire e del suo pensiero. Il passato però non è una tavola di pietra con una legge sacra, esso è oggetto di pensiero, d’interpretazione di fatti e circostanze; anche e soprattutto nella vita dei singoli. Il passato è oblio ed è anche volontà di ricordare ciò che fa comodo; anche perché spesso fra i ricordi affiorano molti episodi spiacevoli o momenti poco felici della propria esistenza. Così anche la guida del passato rimane uno strumento incerto, scosso dal piacere del tutto umano di sentirsi giustificati e buoni nel proprio percorso di vita. Studio da anni il passato delle grandi civiltà e dei popoli e dei personaggi illustri, e spesso ripercorrendo il programma liceale scopro qualcosa che non sapevo o che meritava approfondimenti. Il passato quando diventa oggetto della tua professione te lo ritrovi davanti, quasi avesse bisogno di esser di nuovo esplorato o chiedesse di ritornare su qualche particolare perduto. Devo riconoscere che, solitamente, anche le mie lezioni sono una questione di tempo di lavoro e di scelta, anche  ponendo tutti gli argomenti noti di un fatto si finisce con il privilegiare questo o quello, anche solo nel modo di relazionare i fatti o di mettere prima uno o l’altro nella spiegazione. La storia non è forse interpretazione dei fatti del mondo conosciuto che si collocano nello spazio e nel tempo? Fatta questa riflessione vado alla ricetta semplice, semplice. Gli avanzi di oggi sono clamorosi: Pommarola un bicchiere, pane secco quel che c’è ossia qualche pezzo. A questo s’aggiunga una confezione di fagioli in vetro, sale mezzo cucchiaio, olio piccante fatto con l’olio d’oliva un cucchiaio abbondante, salvia, rosmarino, un aglio. A chi piace ci sta bene qualche cappero e un’aggiuga. Però non lo consiglio.

Come al solito buttate tutto nella classica padella. Aspettate che il calore ammorbidisca i diversi ingredienti e se il composto sta per bruciare intervenite con qualche cucchiaio d’acqua. Deve venir fuori una minestra di fagioli e pane dal sapore un po’ forte. Se viene un disastro  pace. Nascondete tutto nella spazzatura differenziata o seppellitelo sotto le radici dei vostri gerani. Se ne avete.




28 giugno 2018

Ricetta precaria n. 39

Ricetta precaria

39 Invasione della Polonia. Così tanto per ricordare la storia passata…

                                                   Fagioli e cipolla di Tropea alla maniera del cialtrone in cucina

 

Perfino il cantiere della nuova pista ciclabile sotto la finestra di casa segna lo scorrere del tempo. Cosa rimane oggi del passato? Cosa ha rappresentato per me  quello che avevo sotto la finestra a portata di lancio di un sasso… Forse un’utile abitudine, un segno dello scorrere sempre uguale delle cose. Ma se c’è un cantiere evidentemente ci sarà un prima e un dopo. Capita che anche i fatti banali siano testimonianze del divenire delle cose nello spazio e nel tempo. Così quando meno te lo aspetti, per un meccanismo mentale che associa cose simili e le richiama all’attenzione, scopri che sono passati anni, e che le cose che erano prima non torneranno perché già non sono più. All’improvviso passano alla memoria immagini di anni lontani, situazioni, persone conosciute, luoghi frequentati, ambienti.  Tutto diventa come ombre che scivolano, pensieri, immagini sfocate senza materia, volti votati all’oblio e strappati al nulla per un momento. Quasi che la vita fosse stato un percorso dominato da un incessante divenire irrispettoso verso chiunque. Forse ci sono dei momenti nei quali occorre davvero saper dire addio a cose, paesaggi, ambienti, perfino persone con cui la vita ordinaria di un essere umano si è trovata in relazione. Ma questa è una lezione davvero difficile se con scrupolo la si analizza in profondità, infatti racconta di un divenire che lascia al singolo la memoria un po’ antiquaria, l’esperienza vissuta e le lezioni di vita ma butta via o trasforma tutto il resto. Intanto non avete fatto la spesa, quindi dovete arrangiarvi in cucina.

Dalle vostre improbabili interazioni fra frigo e cucina volgerete la mente agli avanzi misti che avete lasciato.

Avanza: mezzo vasetto di fagioli, una cipolla di Tropea che tagliata fine, spicchio aglio uno, pane secco qualche fetta da far a piccoli pezzi, un poco di peperoni. Sul davanzale vi rifornirete di alloro e salvia quanto basta e dalla cucina di un bicchiere di vino bianco, un cucchiaio di paprika, un cucchiaio d’olio d’oliva di quello buono.   Mischiate tutto questo in modo assurdo e senza criterio in una padella e sperate che i sapori si mischino fra loro. Fuoco lento finchè il pane non diventa morbido e la cipolla anche, al limite per evitare che tutto vada a bruciarsi rimestare il composto col classico mestolo di legno e aggiungere un poco d’acqua. Quando vi parrà tutto pronto rovesciate il composto sul piatto e gustatelo a seconda della stagione con vino rosso o bianco freddo. Se avete problemi di linea ripiegate sul classico the nero aromatizzato al caramello.




24 giugno 2018

Ricetta precaria n. 38

Ricetta precaria

38 Gli accordi di Monaco

                                                   Guazzo di peperonoi alla voltagabbana

 

La mente è persa in rimorsi e pensieri di ogni tipo aggravati dai fatti politici presenti. Pensate con sussiegoso sdegno ai tanti voltagabbana che saliranno sul carro e vincitori mentre vi alzerete la mattina presto per andare al lavoro. Così ritornano in mente stagioni passate e tempi perduti, anni dissolti nelle nebbie del tempo. Quanta gente che viveva di politica è riuscita a riciclarsi e a salire sui carri dei diversi vincitori? Il Belpaese è pieno di penitenti e convertiti sulla base d’interessi particolari o esigenze di vita e di cassa. Il trasformismo nazionale è una forma di vita volta a coltivare la malafede e la menzogna intorno alle grandi questioni della vita, alle ragioni per le quali si è coscienti di sé e non pezzi di legno portati a giro dalla corrente di un fiume. Cosa accadrà quando gli umani avranno in mezzo a loro l’intelligenza artificiale evoluta. Che penseranno le macchine senzienti del futuro di questa particolare natura umana? La stimeranno simile a una strategia evolutiva tesa a massimizzare le possibilità di reperire cibo e denaro? La collocheranno nella dimensione dell’irrazionale? Quando chiamate a risolvere questioni di economia o di finanza o ,peggio ancora, di guerra ne terranno conto? Quale giudizio emetteranno i posteri ormai trasformati dalla manipolazione genetica e dalle tecnologie sulle genti italiane dei nostri anni?  Misteri intorno ai quali non si può fare alcuna seria congettura.  Per certo un futuro migliore per i popoli inizia sempre dal presente e da coloro che vogliono agire e pensare quotidianamente  considerando non al mese o al trimestre ma ai decenni e perfino alle generazioni. Quanto di questa evidenza grossolana è nella mente di chi esercita un potere anche piccolo?

Veniamo alla ricetta.

Avete prelevato dal frigo:

Avanzo di peperoni cotti da voi o reperiti al supermercato

Rape cotte confezionate, tipo Coop e un mestolo di fagioli precotti

Salsa di soia un cucchiaio e un quarto di cipolla tagliata fine

Salsa pomodoro mezzo bicchiere e un cucchiaio di paprika

Buttate tutto con fare sdegnoso e arrogante in padella e fate cuocere a fuoco lento.

Ne uscirà fuori una massa informe dove gli ingredienti si saranno amalgamati nei sapori e i peperoni risalteranno nel composto.




24 giugno 2018

Ricetta precaria n. 37

Ricetta precaria

37   Numero primo

                                                   Pasta governativa alla moda mediatica dell’anno 2018

 

Quante volte ho corretto i compiti delle mie classi col sottofondo musicale delle opere dell’inclito e mirabile maestro di musica barocca Federico Maria Sardelli. Quante volte i suoi virtuosismi hanno accompagnato il mio pennino che vergava di rosso le maldestre e improvvisate risposte storiche e filosofiche dei miei discenti. I quali me li ritrovo schierati alla maturità, e dovrò pure fare il membro interno, per l’esame definitivo e conclusivo. La disavventura del virtuoso della musica barocca è del giugno 2018 con i social media, da cui è stato censurato in modo sinceramente opinabile, per la precisione Facebook. La questione ruota  intorno alla questione tutta politica della sua analisi intorno a dei B***ei di sinistra che hanno votato a favore del governo Salvamaio. Certo che è difficile di questi tempi tenere la bocca chiusa e la penna o la tastiera in catene, alla fine qualcosa capita di scrivere o di dire e suona male la censura mediatica in questo caso almeno. Quindi un pensiero ossequioso alle profonde riflessioni del maestro, che non condivido del tutto e lui rimane comunque bannato, e passo alla ricetta in questione.

Una bel piatto di pasta governativa.

Per prima cosa pasta tipo paglia  e fieno dai  colori governativi  giallo e  verde

Ingredienti per il sugo

1 cucchiaio e mezzo, ma anche due, di sugo alla bolognese avanzato e comprato al supermercato

1 cucchiaio di banale passata di pomodoro

Mezza cipolla tagliata fine - così se vi va potete piangere-

Sette olive di vario tipo tagliate, 2 foglie di basilico. 1 cucchiaio di olio piccante.

Questi ingredienti poneteli assieme in una padella per fare il sugo, assicurandovi d’ammorbidire la cipolla

A parte ponete  parmigiano grattugiato e cinque pomodorini freschi tagliati fine che unirete al sugo quando sarà già cotto e  pronto.

Unite parmigiano e pomodorini al sugo ormai pronto e poi unite il tutto con la pasta paglia e fieno appena scolata. Ne uscirà una cosa dal sapore forte mitigata dal fresco del pomodorino. Tipica ricetta estiva.

A chi piace ci sta bene assieme  il vino bianco freddo.




16 giugno 2018

Ricetta precaria n. 36

Ricetta precaria

36   Persi in pensieri melanconici e freddi.

Mozzarella al microonde

 

Ma quando nell’ultimo scampolo d’università, tanti anni fa invece di spezzarmi con la tesi perché non mi son messo a cercar ragazze o a corteggiare laureande e affini?

In quale deformazione antivitalistica mi ha spinto la ragione  e sete di sapere e la necessità di trovarmi un lavoro almeno piccolo-borghese.  Quanti e quali gravi pensieri porta il passato. Capita che magari una notte o un pomeriggio stanco e soleggiato porti con sé i tanti fantasmi del passato, le cose viste, fatte, perdute.

I fondo siete stati giocatori di Warhammer e lettori di Lone Wolf di Joe Dever nella traduzione italiana, dal mondo del Fantasy avete recepito la lezione che ci sono scelte di vita che sono aut-aut. Si escludono a vicenda e il tempo rende le scelte fatte divengono uniche e irrepetibili. Perché è nel divenire delle cose che gli enti nello spazio e nel tempo si dissolvano e si risolvano in altro,  le scelte diventano destino e il gioco deve andare avanti fino a una delle sue possibili soluzioni. Quanti nel Belpaese si credono maestri in grado di forzare il futuro? Quanti si pensano infallibili? Quante decisioni importanti sono prese sulla base dell’intuizione o dello spirito d’avventura? Chi riesce a vedere dall’esterno con lucida e feroce ragione la sua stessa vita? Chi può bilanciare la ragione con la passione?

Allora mentre questi  pensieri irrompono occorre qualcosa di veloce e saporito.

Si prenda dal frigo con noncuranza e senza ostentazione una mozzarella. Si metta su un piatto e la si faccia a tocchetti. Poi s’aggiunga una o due sottilette. A questa distesa biancastra s’unisca un cucchiaio  dei  soliti, e confezionati, sughi alle noci e al tartufo. I due tipici ritrovati industriali per acconciare una tagliatella dell’ultimo quarto d’ora.  Si butti tutto nel forno a microonde per creare una massa informe che lascia il filo quando la forchetta la tira su. Quando la fusione maldestra è completa si metta una spruzzata di pepe e noce moscata. Prima di procedere al pasto  si ricicli il pane o la schiacciata vecchia eventualmente fatta a pezzi e lasciata inumidire dall’eventuale acqua residua della mozzarella che risulterà comparire ai margini della tragica vostra soluzione culinaria. Bastano pochi secondi e il pane secco impregnato diventerà di nuovo commestibile. Beveteci sopra del vino bianco freddo e buttate giù il composto con veloci e brevi forchettate assieme al pane rammollito prima che si raffreddi.

Alle domande fatte non esiste una risposta unica, solo l’intuizione che viene dall’esperienza, dall’uso cristallino della ragione, dalla capacità di calcolo e di memoria può restituire un’intuizione veritiera.



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