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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


12 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - L'ululato del lupo solitario

Franco:  Aspetta un attimo, stai ragionando di dominio in senso astratto. Da che mondo è mondo il dominio è una cosa concreta, si esercita sull’uomo e sulla natura ma non l’esercitano i marziani ma gli esseri umani.

Gaetano Linneo: Giusto, devo allora scendere nel dettaglio. Intorno alle civiltà umane ho capito questo: esse assomigliano a enti naturali in quanto hanno un loro ciclo di vita, sviluppo, degenerazione, morte. Dalle loro rovine altri progetti di civiltà prendono quel che serve per far crescere principati, regni, repubbliche, imperi. Così è stato per l’Impero Romano che ha regalato miti, simboli, cultura giuridica e artistica e tanto altro ancora ad altri imperi e regni che hanno preso nello scorrere dei secoli il suo posto. La civiltà dell’Impero Romano nell’Europa Occidentale decomponendosi ha dato degli strumenti politici e religiosi alla civiltà Medioevale. Vi invito a pensare al Sacro Romano Impero Germanico istituito dall’imperatore Medioevale Carlo Magno; nelle parole stesse è incluso il senso di un recupero del passato del mondo antico in una realtà  completamente diversa. Oggi molti imperi sono crollati e molte civiltà si sono disgregate e ricomposte in altra forma. Il caos apparente può però esser ricomposto in questi termini: esistono due blocchi instabili di potenze imperiali. Un blocco è dato da un modello di potere finanziario e commerciale egemone di fatto sul  potere politico e l’altro da un potere politico egemone rispetto ai poteri finanziari e commerciali. Il blocco dei poteri finanziari e commerciali in grado d’influenzare fortemente e di farsi egemone sulla politica è quello che fa capo agli Stati Uniti e alle Nazioni dell’Europa e dell’Ex Impero Britannico. I paesi più o meno democratici dove si vota vedono dirigenti e capi politici elettivi facilmente influenzabili e condizionabili da gruppi di pressione, finanziamenti, interessi privati e perfino corruzione; la capacità dei ricchissimi di far squadra per difendere i loro profitti e l’azione delle multinazionali e delle banche di cui possiedono le quote dei pacchetti azionari di controllo  e di mobilitare a loro vantaggio i mass-media comporta l’estrema difficoltà del potere politico democratico spesso frammentato, corrotto, rissoso e sempre bisognosi di fondi per le campagne elettorali di opporsi in senso significativo all’interesse dei pochissimi. A questo blocco di potere, che chiamerò per comodità atlantico, si contrappone un blocco che definirò asiatico composto da Russia e Cina e da paesi alleati o amici di questi due imperi. In questi imperi il potere politico per via della sua formazione storica è più forte del potere finanziario e commerciale che deve subire solitamente l’iniziativa del potere politico-militare. Questa mi pare la differenza maggiore ma è una differenza di poco conto, perché in verità entrambi i blocchi sono simili fra loro. Si tratta di civiltà industriali  armate fino ai denti che usano il capitalismo per crescere in potenza e influenza e hanno delle minoranze al potere che decidono per tutti sotto la parvenza e apparenza di un sistema politico che afferma di tutelare la totalità della popolazione. 

Stefano Bocconi: Un bel guaio, troppi galli nel pollaio.

Paolo Fantuzzi: Certo i grandi imperi ci sovrastano e la coscienza chiama. Siamo seri però! Cosa può mai sperare la gente che va a lavorare per uno stipendio? Di contare davvero qualcosa nel mondo?  Di cosa può rendersi colpevole chi è un pezzo del sistema, una rotella che gira in un meccanismo?

Clara Agazzi: Adesso siamo al piagnisteo e alla facile assoluzione da tutto e da tutti. Ma racconta Gaetano, non è certo questo il tempo di cui ragioni.

Gaetano Linneo: Infatti Questo mio discorso vuol arrivare la tempo che m’interessa; come ulteriore premessa dirò che la competizione fra il dominio Atlantico e il dominio asiatico sfocia spesso in tensioni commerciali, diplomatiche, guerre di spie e infine guerre locali e per procura. Gli esempi purtroppo si sprecano. Ma questa lotta continua aggrava le condizioni generali dello sfruttamento delle risorse del pianeta; delle sue risorse naturali. In una situazione di tensione crescente pare poco probabile che si giunga a qualche seria collaborazione per trovare una politica planetaria comune almeno a questi due blocchi. La cosa probabile è che nonostante le proclamazioni solenni e le dichiarazioni di principio le potenze imperiali si confronteranno con durezza e questo aggraverà la competizione che domina le diverse parti di quest’unica civiltà industriale che ha raggiunto quasi tutti gli angoli del pianeta. In sintesi la lotta per accaparrarsi mercati, risorse, territori e popolazione da sfruttare continuerà, è difficile pensare che forze che si combattono fra loro in modo anche aspro arrivino a un ragionevole accordo per il bene della specie umana e fissino dei limiti ai danni che subisce la flora e la fauna del pianeta limitando gli affari delle loro banche, dei loro complessi militar-industriali, del loro commercio internazionale. Se non arriverà prima una Guerra Mondiale o qualcosa di simile è da pensare che sarà la natura a scrollarsi di dosso tanta parte della razza umana, e questo avverrà per mezzo del collasso di tante risorse troppo sfruttate e di probabili cambiamenti climatici. Quando la pressione umana su un dato ambiente diventa insostenibile o collassa l’ambiente o collassa la società umana o tutte e due. Resta da capire quando avverrà questo se in tempi relativamente veloci o no.

Clara Agazzi: Che intendi? Vuoi far il profeta di sventure?

Gaetano Linneo: Una generazione, forse due se il cambiamento arriva veloce, forse quattro o cinque se viene rallentato; mi pare improbabile che il sistema trovi da sé un punto d’equilibrio. Considerate che siano più di sette miliardi di umani sul pianeta e fra le potenze che si stanno rapidamente industrializzando c’è in questo preciso momento l’India con  circa un miliardo e duecento milioni di esseri umani e la Cina che forse ne ha un miliardo e quattrocento milioni. Ora vi prego d’osservare questi monti immersi nella notte. Cercate di capire che queste montagne hanno avuto la loro prima sedimentazione circa cento milioni di anni fa  e hanno cominciato ad alzarsi e a formarsi quarantacinque milioni di anni fa. Il tempo delle montagne, dei fiumi, delle specie viventi che prendono forme nuove non è quello delle nostre civiltà umane, che hanno tempi brevi. La potenza industriale può allungare come accorciare il tempo di queste civiltà umane. Adesso devo fare una considerazione sulla misura del tempo : l’eone si misura in miliardi di anni, l’era in centinaia di milioni di anni, il periodo in decine di milioni di anni, l’epoca in milioni di anni, l’età in migliaia di anni; e qui siamo nell’Olocene, il nostro tempo uscito dall’ultima glaciazione che ha soltanto 11.700 anni a fronte di un tempo precedente che pare spaventoso tanto è difficile concepirlo.

Clara Agazzi: Mi ricordo di quel conto per il quale se si misura come se fosse una giornata la durata del tempo del pianeta terra da quando era una massa di non si sa bene cosa che vagava nello spazio ad oggi, l’intero periodo del Quaternario nel quale è incluso l’Olocene avrebbe la durata di 17 secondi circa. In effetti  quello che dice Gaetano ha senso. Un crollo catastrofico delle forme di vita, essere umano incluso, potrebbe esser recuperato nel volgere dei milioni di anni dalla natura di questo pianeta. Certo però c’è da chiedersi cosa sarà di quest’umanità in caso di disastro.

Franco:  Aspettate, lasciamolo finire, forse ho capito dove vuol arrivare.

Gaetano Linneo: In effetti da tempo penso che il fallimento dell’essere umano formato dalla civiltà industriale e  dal capitalismo possa determinare una catastrofe generalizzata della flora e della fauna per l’eccesso di sfruttamento, di inquinamento, di uso dissennato delle risorse e perfino di guerra generalizzata. Dal mio punto di vista un sistema capitalistico che pensa alla crescita infinita punta a qualcosa che non può raggiungere, l’unica cosa che davvero pare infinita è l’eternità delle leggi che regolano l’universo.

Vincenzo Pisani: Aggiungi pure l’infinita umana idiozia alla citata durata infinita leggi del cosmo

Gaetano Linneo: Giusto. Questo luogo comune rammentato dall’amico qui mi porta a pensare a un fatto. Ovvero che l’uomo della civiltà industriale e capitalistica è parte di un meccanismo che può esser letto come una piramide a gradoni dove dalla massa indistinta che lavora per vivere si sale verso l’alto e verso gerarchie sempre ricche  e potenti ma anche più limitate nel numero e ristrette dal punto di vista della visione della complessità. Quest’uomo parte di questa piramide sociale, dei suoi riti, dei suoi miti, dei suoi pregiudizi per smuoversi dal suo torpore dovrebbe fare senza dubbio un salto spirituale e di conoscenza per comprendere il senso del suo limite e del sistema complesso in cui vive. Va da sé che potrebbe non bastare e magari al salto culturale e politico potrebbe aggiungersi  anche la dimensione del biologico, in una parola sarebbe opportuna una rinascita dell’umanità.

Stefano Bocconi: Rinascere che idea. Sa di misticismo

Franco:  Non credo che il nostro intenda qualcosa tipo una religione asiatica, lui sta parlando di una trasformazione auspicabile. In effetti quest’uomo della civiltà industriale se si togli la luce elettrica per tre giorni vede il collasso di tutta la sua realtà. Il posto di lavoro si spenge, la distribuzione dei viveri nei supermercati finisce, le macchine si fermano, le funzioni di comando e controllo della società si paralizzano,  il caos potrebbe portare a una proliferazione incontrollata delle violenze e dei delitti. In effetti quest’uomo industrializzato e informatizzato incastrato nella roccia della sua piramide sociale è molto più vulnerabile di quanto a prima vista ci si potrebbe aspettare.

Gaetano Linneo: Concludo. La possibile disfatta dell’umanità e della piramide sociale tipica della civiltà industriale non smuoverà queste montagne. I milioni di anni possono farlo. Qui dal tempo degli antenati etruschi sui è formata, sviluppata e ha prosperato una civiltà contadina anche in altura. Ora sopra una certa quota il bosco ricopre i muretti a secco e le case in pietra di quel mondo contadino che praticando una vita economica ai limiti della sussistenza ha lasciato questi luoghi da due generazioni. Due generazioni d’abbandono sono state più che abbondanti per lasciare presso i sentieri i resti di ruderi o di muretti a secco su cui sono cresciuti alberi e roveti. Forse che la fine di quel tipo di mondo umano ha smosso di un solo metro queste montagne? Su quelle rovine semisepolte dalla vegetazione ora è tornato il capriolo, la lepre, il cinghiale e perfino il lupo. Ora che ho parlato così tanto posso provare a far intuire cosa intendo. L’ora è davvero tarda. Farò il verso del lupo tre volte e voi resterete in silenzio.

Paolo Fantuzzi: Cosa significa?

Clara Agazzi: Ci vuol far intuire l’esistenza di questi monti silenziosi nel loro essere natura, enti che non rispondono al nostro tempo ma a qualcosa di diverso di cui è difficile la percezione razionale.

Franco:  In questo modo egli interpreterà comunque una parte, anche se non può esser espressa a parole come abbiamo fatto.

Linneo fa il verso del lupo

Da lontano si sente qualcosa

Franco:  Incredibile, sembra che risponda.

Gaetano Linneo: silenzio, assoluto  silenzio. Pare un miracolo: rispondono.

Si sente dei cuccioli, un branco  e poi isolato ma forte un lupo solitario

Ululato del Lupo solitario

 

 

Il Maestro è dedicato a tutti i maestri che ho avuto

IANA

 

 

 

 

Breve bibliografia  per comprendere alcuni contenuti dei dialoghi

Barioli Cesare, il libro del Judo, De Vecchi, Milano, 1988

Antonino Adamo, I nuovi mercenari, Medusa, Ingraf, 2003

Alain De Benoist, Sull’orlo del baratro,  il fallimento annunciato del sistema del denaro, (presentazione di Massimo Fini), Arianna editrice, Cesena, 2012

Stefano Cammelli, Ombre cinesi, indagine su una civiltà che volle farsi nazione, Einaudi, Torino, 2006

Franco Cardini, I cantori della guerra giusta, religioni, fondamentalismi, globalizzazione, (presentazione di Massimo Fini), Il Cerchio, Città di Castello, 2002

Giulietto Chiesa, Invece della catastrofe, Piemme, Milano, 2013

Noam Chomsky, Conoscenza e libertà, interpretare e cambiare il mondo, Il Saggiatore, Milano, 2004

Jared Diamond, Armi, acciaio, e malattie, Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni, Nuova edizione accresciuta, (introduzione di Luca e Francesco Cavalli-Sforza), Einaudi, Torino, 2006

Paul Ginsborg, la democrazia che non c’è, Einaudi, Torino, 2006

Diego Fusaro, Antonio Gramsci, La passione di essere nel tempo, Feltrinelli Milano,2015

Adolf von Harnack, Marcione, il vangelo del Dio straniero,( a cura di Federico Dal Bo),  Marietti, , Milano, 2007

Jigoro Kano, I fondamenti del Judo, (presentazione Matteo Pellicone), Luni, Milano,2003

Giovanni De Luna, Una politica senza religione, Einaudi, Torino, 2013

Pio d’Emilia, Tsunami nucleare, i trenta giorni che sconvolsero il Giappone, (con uno scritto di Randy Taguchi), Il Manifestolibri, Roma, 2011

Don Lorenzo Milani, L’obbedienza non è più una virtù, e gli altri scritti pubblici, ( a cura di Carlo Galeotti), StampaAlternativa, Roma 2003

Fabio Mini, La guerra dopo la guerra, soldati, burocrati, mercenari nell’epoca della guerra virtuale, Gli struzzi, Torino, 2003

Loretta Napoleoni, Economia canaglia, il lato oscuro del nuovo ordine mondiale, Il Saggiatore, Milano, 2008

Serge Latouche, come sopravvivere allo sviluppo, dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa, Bollati Boringhieri, Torino,2005

George Orwell, 1984, (trad.It. Stefano Manfrerotti), (Edizione Italiana ) Mondadori, Milano, 2014

Vandana Shiva, Il bene comune della terra, Feltrinelli, Milano,2006

Howard Zinn, Paul Buhle, Mike Konopachi, Storia popolare dell’Impero Americano,    ( trad.It. Annarita Baldassarre, Marina Lanzavecchia), Hazard Edizioni, Milano, 2011

 

 

 

 




9 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - il tempo del dominio

Clara Agazzi: Adesso occorre finire. Sta a te

Gaetano Linneo: Certo ho qualcosa da dire, ma non sono bravo come attore o come improvvisatore. Preferisco allora presentare un ragionamento sui tempi. Sulle differenze del tempo che siamo soliti percepire.

Franco:  Mi pare una roba strana per un esperto di fauna e flora.

Stefano Bocconi: Un argomento singolare, ma poi perché un ragionamento e non interpretare una parte.

Paolo Fantuzzi: Giusta osservazione,  c’è un motivo?

Gaetano Linneo: Certamente, perché quel che voglio comunicare in parte appartiene a una dimensione della realtà che sfugge alla possibilità di comprenderla integralmente da parte di quasi tutti gli umani. Mi sento di dover ragionare del problema della civiltà davanti allo scorrere dei secoli e dei millenni, ma per far questo devo passare dalle cose semplici da capire a cose più difficili; quindi incastrare il mio ragionamento su un solo soggetto mal si combina con quanto devo fare.

Vincenzo Pisani: Fa freddo, io dovevo già esser via. Dai fallo. Voglio finire questa notte magica sentendo qualcosa che riguarda l’eternità e la natura: Son qui, ti ascolto.

Gaetano Linneo: Per prima cosa partirò da un tempo semplice quello del quotidiano. Il tempo percepito da parte di quasi tutti noi gente incastrata nella civiltà dei consumi e della produzione è nella maggior parte dei casi il tempo quotidiano. Il tempo quotidiano è il tempo della settimana, del mese scandito dai gironi feriali e dai giorni festivi. Nei giorni feriali solitamente si consuma , si lavora, si produce, si vive nel proprio ambiente mentre nei festivi è lecito e consigliato spendere denari per viaggi, divertimenti, piccoli piaceri, attività di cultura quando ci sono. Esiste una scansione del tempo di vita e di lavoro che tende a far omologare le moltitudini per farne masse informi ma ordinate di consumatori e di lavoratori. Questo determinare il tempo di quasi tutti è uno dei principali aspetti del dominio dei pochissimi sui molti. Il dominio dei pochi sulle moltitudini definisce i tempi di vita, di lavoro, di consumo, di divertimento, di acquisizione di conoscenze, capacità, abilità, beni materiali. Il sistema sociale e lavorativo t’inquadra per fasce d’età. Ne consegue che  il lavoro, lo studio, la famiglia, il matrimonio, il tempo libero e anche lo sport hanno i loro termini d’età entro i quali è serio o idiota fare o non fare una certa cosa; talvolta se si superano certi limiti fare alcune cose è strano,  sbagliato, sconsigliato, perfino proibito. Gli esempi si sprecano ne richiamo alcuni: il soldato va fatto a partire dalla gioventù e non oltre, il diploma è opportuno prenderlo entro i vent’anni, la laurea va presa sui trenta, la moglie non oltre i quaranta, il lavoro serio che deve durare va preso non appena è disponibile. Non sono forse queste condizioni di vita che chiamano in causa il tempo? Il dominio di oggi è tale che crea tempi artificiali, innaturali, estranei al volgere delle cose in natura. Questo scandire i tempi di tutti e di tutta la società è esercizio concretissimo del potere, si tratta di una grande stregoneria che fissa dei confini immaginari e fa muovere e vivere miliardi di esseri umani entro le logiche della civiltà industriale, entro i termini di un sistema industriale e capitalistico che non s’interrompe mai nemmeno di notte; l’apparenza di tutto questo sembra ricondurre a concetti generali di efficacia, funzionalità, apparenza d’ordine.

Franco:  Aspetta un attimo, cosa vuoi dire davvero. Che il tempo è strumento di questo potere?

Gaetano Linneo: Non proprio, non siamo in presenza di orologi che hanno ingabbiato il tempo, siamo in presenza di qualcosa che ha a che fare con il rituale e con l’abitudine. Il sistema di spezzettare il tempo di vita e renderlo funzionale al sistema industriale e di commercializzazione e vendita di beni e servizi di tutti i generi è un fatto intriso di mitologia, di simboli e di riti dal vago sapore magico. Cercate di capire che la moda, i piccoli piaceri a pagamento, i divertimenti, le distrazioni, il tempo, libero organizzato, il conformismo verso i consumi sono riti sociali e sono anche regole che senza una dose d’irrazionale e di mito non potrebbero reggere. Le moltitudini devono credere che il sistema vada verso il progresso, il benessere, la pace, la dignità delle forme di vita, la sostenibilità con il pianeta azzurro, la vittoria in guerra o una cornucopia di beni regalati o scontati; solo con questa dimensione che intreccia il mito con aspetti magici di negazione della realtà a vantaggio di illusioni o verità parziali può funzionare questa divisione del tempo quotidiano e l’oppressione che genera. Perché in questi termini non è il sistema industriale e la tecnologia a esser a servizio delle moltitudini di esseri umani ma al contrario le grandi masse si ritrovano sottomessi a metodi sociali e di controllo che alla fine premiano una ristrettissima minoranza di ricchissimi che hanno nelle loro mani posizioni di privilegio e di potere. Questo dominio ha poi due grandi colonne: una si chiama rassegnazione degli anziani e l’altra il divertimento programmato dei giovani. L’ignoranza delle moltitudini di consumatori e di lavoratori intorno alle cose veramente importanti da sapere e da conoscere fa poi il resto e completa la stabilità di questo scandire il tempo di vita e di lavoro. Vi invito a considerare che il denaro perso o speso male può esser in un certo senso di nuovo guadagnato o acquisito, questo non vale per il tempo che è passato. Il tempo va in una direzione e non risulta possibile modificare questa legge universale. Se il presente avesse come orizzonte di durata l’eternità la cosa potrebbe durare, ma le cose non  stanno così perché questo tempo non solo è artificiale ma è vincolato all’esistenza della civiltà industriale oggi al suo terzo atto rivoluzionario; come è noto questo sistema sta incontrando i suoi limiti. Il pianeta ha grandi risorse, ma queste risorse non sono infinite, invece il funzionamento corretto del sistema di produzione e consumo prevede proprio risorse illimitate come sua condizione di pieno sviluppo senza collassi, crisi o guerre di grandi dimensioni. Quindi se non interviene a breve termine  una modifica sostanziale si deve ragionevolmente stimare che il sistema incontrerà i suoi limiti, se non si scatena una guerra mondiale  è ragionevole pensare a un collasso della vita sul pianeta per eccesso di sfruttamento.




7 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla il potere purificato

Vincenzo Pisani: Si è fatto tardi, anche se la nottata  è meravigliosa occorre proprio sbrigarsi perché si fa tardi. Io devo proprio andar via.

Franco:  Son rimaste solo due interventi. Per certo brevi.

Stefano Bocconi: Esatto. La notte è fonda. Qui fa pure freddo.

Clara Agazzi: In effetti ho poco da dire. Voglio presentare un mio discorso sul potere purificato. Oggi l’esercizio del potere è dominio dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura con l’aggravante di una tendenza distruttiva e auto-distruttiva tipica dell’esercizio del potere da parte di soggetti illegittimi, di falsi profeti e falsi sovrani. Il dominio di oggi è una continua manipolazione di masse di disgraziati i quali sono il mezzo con il quale si controlla il territorio, la popolazione di uno Stato o di una federazione di Stati e le risorse del pianeta attualmente disponibili. Il controllo è una grande magia che funziona con la persuasione pubblicitaria, con la propaganda di tutti i tipi, con la sottomissione e il conformismo al modello di produzione e consumo, quando non basta c’è la religione con tutte le sue sfumature e i suoi miti salvifici di carattere individuale e le forze armate e di polizia. Ma se si può sintetizzare questo potere di oggi che è non retto, non buono, non santo, non autentico si fonda su un gigantesco plagio delle coscienze e del sapere.

Vincenzo Pisani: Inoltre, aggiungo io il denaro è il dio che salda tutto questo in un blocco unitario; il denaro è il senso della vita per milioni di umani che vivono nel quotidiano e nel bisogno. Il denaro è il mezzo per il quale viene stregato il genere umano, il denaro è ormai la consapevolezza e la coscienza di una persona qualunque, che per prima misura se stessa in termini di denaro. La casa, la famiglia, gli affetti, l’automobile, i fiori sul balcone tutto è merce e tutto ha un valore, la grande magia né stata quella di ridurre tutto e tutti a una sola misura e a un solo peso.

Stefano Bocconi: Qualcuno ha creato la magia, le cose stregate non nascono da sole.

Paolo Fantuzzi: Il mercante stanotte dà il meglio di sé. Certo. Chi è in alto, sulla parte ultima della piramide sociale sa bene che con il denaro può unire tutto ciò che è produzione, conoscenza, ricerca, innovazione, distribuzione, consumo, scarico. Il denaro è ciò che mette assieme una società umana che altrimenti sprofonderebbe nella violenza tribale e  nell’anarchia violenta tanto è amaro e forte il risentimento e la rabbia che cova nelle masse popolari delle civiltà industriali.

Clara Agazzi: Mi pare giusto allora che io interpreti il potere purificato. Allora fatemi concentrare. Io sono il potere purificato, un potere lecito e legittimo che rinunzia all’illusione collettiva che viene dalla manipolazione delle coscienze e dalla distorsione della verità e del sapere. Io sono un potere che non sfrutta la religione esotica o tradizionale che sia come forza mercenaria su cui poggiare i suoi abusi e le sue estorsioni. Io sono un potere fondato sulla libertà di coscienza e di autocoscienza, su un sapere autentico che è possibilità per tutti gli umani facenti parte della società di operare e collaborare con esso nella giustizia e nella libertà e nel rispetto dei bisogni e delle necessità di tutte le parti sociali. Rinunzio a far vivere i miei cittadini nel mito della competizione, della forza esercita contro soggetti deboli, che ha ripudiato il culto del Dio-denaro, che si crede parte di un cosmo e di un mondo grande e non piccolo e meschino. Io sono il potere felice perché consapevolezza e coscienza determinano autentica libertà e sapere profondo nel momento dell’azione e della decisione. Io sono la libertà politica che nasce della coscienza sana, dalla consapevolezza veritiera della realtà e dall’autocoscienza. I singoli liberi si uniscono in me in un grande energia creatrice, la volontà diventa unitaria, il metodo sano, l’opera perfetta. Io sono la via, il percorso perché la coscienza e l’autocoscienza possono esser fatte proprie solo con un percorso e una storia personale che fa emergere ciò che il singolo essere umano è e ciò che può mettere davvero in comune con gli altri. Sono il bene comune di tutti e sono tutti nello stesso tempo, per mantenermi tale occorre che tutti si predispongano nei rapporti sociali  a una condizione di volontà e di benevolenza che limita e domina la paura, l’ignoranza, l’invidia, l’avidità. Il potere diventa santo se la comunità che l’esprime è davvero formata di umani purificati; umani in grado di dominare la paura, l’ignoranza, l’avidità, l’invidia che covano dentro di sé e che devono dominare per non farsi del male e non degenerare dentro e fuori di sé. Perché il grande inganno è far federe ai singoli come ai popoli illusioni, falsi ritratti di sé per condurli nel disordine, per creare diseguaglianze sociali, per esercitare il dominio con l’arte della manipolazione della mente  e della truffa. Il potere che cade in mano a despoti e principi illegittimi è un potere dei pochi o dei pochissimi che manipolando le leggi e le coscienze e l’esercitano per esclusivo interesse e piacere dei pochi contro tutti gli altri.  Io  potere reso santo rinuncio a questo  perché sono libertà nel senso più alto del termine, sono il cerchio che si contrappone alla piramide. Io cerco l’equa divisione fra le parti di quanto è prodotto dalla società, individuo nella collaborazione la forza del processo produttivo, nel lavoro creativo e intellettuale  che si amplia e diventa e disponibile a tutti  il senso dell’economia, credo che sia il senso della società è riuscire a tener tutti dentro senza liquidare i soggetti marginali. Io sono il potere che fu puro, che purifica e che purificherà perché non è possibile che un corpo guasto torni alla sua natura precedente o a una forma sana senza che intervenga qualcosa che lo ripristina o lo trasforma in altro. Io sono il potere che ha bisogno di una forma d’umanità rinnovata nel corpo e nell’anima, gli umani di oggi ossessionati da false apparenze, dal disagio, dalla paura, da istinti e passioni violente o dannose e inoltre sono avvelenati da stili di vita e alimentari pessimi. Questi umani in massima parte  non possono esser la materia del cerchio che rende eguali tutte le parti in rapporto al centro. Io sono il potere che sarà in un tempo diverso da questo a partire da moltitudini di umani che partiranno alla ricerca di ciò che sono veramente e della possibilità di vivere esprimendo il loro essere forza creativa e  creatrice nel mondo concreto e materiale. Io sono il potere che oggi manca e di cui si ha bisogno, io sono il potere che è stato in un tempo breve e remoto.

Franco:  Brava. Come superarti ora. Davvero una prova eccellente.




2 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla della Madre-natura

Clara Agazzi: Su Adesso sta a Stefano Bocconi. Da tempo vuol parlare. Poi sta a me e  se vuole parlare anche Linneo abbiamo davvero  finito.

Gaetano Linneo: Certo ho qualcosa da dire pure io.

Franco:  Sono curioso. Di cosa parlerà il nostro mercante di provincia?

Stefano Bocconi: Sarò il culto della madre-terra, l’unico culto serio che merita di ritornare dal passato ancestrale.

Paolo Fantuzzi: Questo è uno scherzo idiota. Il mercante che fa il mistico.

Stefano Bocconi: Invece no. Caro mio di recente hanno scoperto forze il più antico tempio del mondo in Turchia a Göbekli Tepe, si parla di un santuario monumentale megalitico mai visto prima e forse è datato 12.000 anni fa prima dell’invenzione dell’agricoltura. Sì è così. Questa scoperta rovescia lo’antica credenza che prima i primitivi son diventati stanziali e poi hanno creato l’agricoltura, i villaggi e si son dati alla religione. Qui il tempio megalitico precede l’agricoltura, quindi prima sono nati riti e credenze, questa cultura primitiva è diventata un fatto religioso e la concezione religiosa ha favorito lo stanziamento e quindi l’agricoltura e l’addomesticamento.   La religione e la credenza in un mondo spirituale o comunque sia altro da questo sono le basi per portare famiglie di umani a diventare stanziali ed evitare  d’ammazzarsi e magari  perfino a non divorarsi fra di sé. A quel punto con umani che condividono sul piano culturale qualche parola e degli spazi comuni diventa possibile il commercio magari nella forma di baratto magari anche solo cedere qualcosa che ne so un pezzo di carne per un frutto fresco. Del resto come può l’essere umano elevarsi se non dà alle sue strutture sociali un senso che va oltre il qui e ora, l’immediato bisogno.

Paolo Fantuzzi: Il mercante che deve al sacro le basi della convivenza fra umani su cui impianta l’organizzazione per fare il lucro, sacro e profano direi proprio che si toccano.

Vincenzo Pisani: Chi può stupirsi di una cosa del genere, mi par ovvio che senza uno spazio condiviso e qualche regola è impossibile tener assieme una comunità umana, anche la più piccola. Ovvio che quando l’essere umano si è dato delle regole e dei riti e dei simboli per tener assieme gruppi di famiglie  e poi una tribù e poi unioni di tribù ha cercato qualcosa che fosse segno di continuità nello spazio e nel tempo, qualcosa che desse un senso al suo passaggio in questa vita e che consentisse di onorare i defunti, qualcosa che permettesse di distinguere le forze negative e le forze positive della natura.

Stefano Bocconi: Esatto. Dal momento che delle religioni inventate, scritte , rivelate di oggi non c’è da fidarsi perché son umane e fin troppo umane, ecco che da tempo medito che la miglior forma di rapporto con il sacro sia l’avvicinarsi alla natura pensandola non come corpo astratto e concetto ambiguo ma come potente forza spirituale. Tutto diventa santo se la natura è sacra. Ma l’umano ha bisogno di una storia sacra, di un feticcio, di un culto per capire il suo legame con la vita sul pianeta. Quindi ecco la necessità di un culto della madre terra, della vecchia divinità preistorica che in molte forme è passata all’antichità come incarnazione della vita e della natura.

Clara Agazzi: In effetti perfino Comte il fondatore del positivismo, una filosofia incentrata sulla razionalità e la scienza che voleva imporre alla civiltà industriale la tecnocrazia a un certo punto della sua vita cominciò a pensare a un culto laico, a una religione inventata di sana pianta. Se si pensa al presente immediato si può osservare come la religione in tante parti del mondo sia una forza politica prima ancora che culturale o morale. Comunque sia il culto della Dea Madre è un culto legato al matriarcato delle origini, prima che l’umanità diventasse stanziale, almeno a quel che se ne sa.

Vincenzo Pisani: Inoltre, scusa l’interruzione, dove non si manifesta una fede si manifesta il culto del Dio-denaro che è il Dio che sostituisce tutti i monoteismi. Lui è il Dio perché è l’unico potere dentro un mondo desacralizzato e privo di senso. Un mondo umano  che rifiuta il confronto con la vecchiaia la malattia  e la morte.

Stefano Bocconi: Qualcuno che mi ha capito. Quando qualcosa in natura cresce in modo illimitato e senza restrizioni prima o poi salta per aria. Senza dei limiti, delle regole, delle proibizioni anche il sistema del Dio-denaro rischia di fare uno schianto clamoroso. Quindi stimo, opino e credo che riprendere in mano una divinità arcaica che fa sacra la terra sia una cosa opportuna

Paolo Fantuzzi: Il mercante qui non è che ha idea di farsi sacerdote  spillar quattrini ai grulli e ai poveracci.

Stefano Bocconi: Ora sta a me. Silenzio prego. Io sono il culto della Grande Dea Madre personificazione del pianeta terra. Dal paleolitico delle statuette di divinità femminili grasse arrivo. Sono il culto dell’umanità vincolata a questo pianeta e ai suoi cicli naturali e alla forza degli elementi. Sono le fasi della luna e il passare delle stagioni e prima di ogni cosa il seme che si spegne per diventare frutto e rivelare così una nuova vita. Sono il culto della vera morte e della vera rinascita, quella del qui e ora, quella del secco e dell’umido , quella concretissima di ogni giorno. Nel volgere dei millenni sono stato il culto di divinità particolari con un mito e un nome, ma sempre qualcosa dell’origine oscura e profonda si è sempre salvato, perché il culto dell’aspetto materno e femminile del divino. Sono stato fra le tante parte del il rito e del mito di Ishtar, di   Astarte , di  Afrodite, di   Venere, di Lada, di Ecate , di Artemide ,di Diana, di Demetra, di   Cerere,  Persefone, Proserpina, Mater Matuta e Bona Dea e tante altre divinità di cui ora non so dire il nome e la provenienza. Per millenni  le sacerdotesse  sono state la guida dei popoli più antichi prima dell’affermazione dei primi regni e dei primi imperi che hanno portato a un mondo divino tutto patriarcale, il quale si è congiunto con il monoteismo e i suoi miti staccando l’essere umano dal suo destino incentrato sull’essere frutto e seme della terra. La religione è diventata così strumento di potere in  due direzioni: potere dell’uomo sull’uomo e potere dell’uomo sulla natura; l’intenzione di fondo di questo potere fu schiavistica e le forme in cui si manifestò furono  tendenzialmente dispotiche e violente. Io sono il culto più antico, ho più di 30.000 anni e sono in assoluto la fede che finora è durata di più nel tempo. Sotto traccia, nel silenzio, proprio  oggi in tempi disgraziatissimi cerco di risorgere. La civiltà industriale ha rotto il sacro e lo spirituale,  la natura è diventata un problema di chimica  e questa rivoluzione dello spirito si è alimentata con l’idea monoteistica di un umano collocato da in condizione di dominio aldilà e oltre i cicli naturali. Ora che la civiltà industriale sta occupando tutto il pianeta emergono i limiti di questo modello di sviluppo che procedendo in modo sostenuto e accelerato rischia di soffocare ogni cosa e di creare nuovi e più gravi conflitti.  La Dea Madre intesa come forza pacificatrice e di rispetto di un pianeta azzurro notoriamente instabile deve esser di nuovo onorata e io suo culto devo trovare le forme con le quali qui e ora e per il prossimo futuro  possa esprimermi. Non mi serviranno capibanda e politici in doppiopetto in prima fila alle cerimonie e nemmeno inaugurazioni solenni di cementificazioni e complessi industriali con turiboli e libroni  aperti e benedizioni solenni con cori osannanti per lodar imprenditori, ministri, faccendieri, mediatori e così via. Siano il mare, la foresta, la roccia, la montagna, la nuda terra, sia il mio tempio; il ciclo delle stagioni e le fasi della luna le mie preghiere. Io sono tutte le fonti pure, tutte le foreste che ricrescono con la flora e la fauna dove la civiltà industriale si ritira, io sono i cieli nel loro mutare, sono la tempesta e sono la quiete, sono tutto ciò che è cielo e terra.  L’essere umano che mi onorerà  lo farà per la sua vita, per mantenerla nella semplicità, nella purezza, nella salute e non per la gloria mondana o per la speranza di diventar ricco e potente. Per salvare l’umanità ammalata di pazzia occorre prima purificarla ma quanti intendono mettersi in discussione e ritrovare l’istinto di sopravvivenza. Per curare chi si è avvelenato occorre prima togliere il veleno dalle sue mani prima di passare all’antidoto e alle cure, ma quanti sono disposti a ridurre i consumi, a vivere in armonia con le risorse grandi ma limitate del pianeta. Così è quest’umanità che non controlla più la sua civiltà industriale che ormai procede per un suo destino extraumano o postumano, essa ha bisogno di me per curarsi ma non mi cerca, e se mi cerca non mi trova perché non riesce a pensare una vita diversa da questa. Un giorno quando tutto questo sarà collassato perché impuro e insostenibile presso i pochi che diventeranno molti risorgerò come il seme nella terra arida che per un tempo grande deve conservarsi per aver una speranza di germogliare nel futuro. Io sono stato, io sono e io sarò ancora; perché ciò che è imperituro può sprofondare nelle tenebre , ma poi è destinato a risorgere dall’oscurità dopo che son cessate le forze che lo hanno aggredito. Risorgerò in una nuova forma  e con nuovi miti e nuove sacerdotesse, ma sarò sempre io il culto che lega l’essere umano al pianeta, sono il grande rito della Dea-madre.

Franco:  Bravo. Davvero un bella prova. Proprio non credevo che in te ci fosse il mestiere dell’affabulatore, del retore. Devi aver imparato a furia di ragionar coi clienti.



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