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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


26 giugno 2013

Diario Precario Dal 3/6 al 6/6/2013

Data. Dal 3/6/2013 al  6/6/2013

 

Note.

Lezioni mancano meno tre, meno due, meno  uno ormai resta solo la burocrazia e forse l’ultima spiegazione o interrogazione.

Tempo variabile, piove e poi arriva il sole.

Notizie: netto aumento delle proteste in Italia per povertà e disoccupazione e vittoria dei governativi nella guerra siriana, i ribelli sono in fuga.

Collegio docenti finale: quasi quattro ore.

 

Considerazioni.

La scuola è finita e son riuscito a farmi mettere in via temporanea in una commissione che stilerà un documento sulla possibile organizzazione dell’ora alternativa alla religione cattolica, ovviamente questo mio lavoro è a gratis, ovvero non ho incentivi economici. Lo spirito del docente deve prevalere sulla materia in questa piccolissima cosa.

 Suona un po’ assurdo per un precario.

Nell’ultimo consiglio ho voluto dir la mia sull’ora alternativa e come al solito mi son fatto carico dei miei pensieri. Personalmente credo che sia impossibile oggi fare un ragionamento di etica o un ragionamento sulla Costituzione senza prima aver costruito un vocabolario minimo. La stragrande maggioranza degli studenti non sa cosa sono i partiti citati nell’art.49 della vigente Costituzione Italiana perché non li ha mai visti. Voglio proprio prendere l’esempio dell’art.49 perché mi semplifica l’argomentazione. I ragazzi e le ragazze nati dal 1994 in poi non hanno, per motivi anagrafici, memoria, di cosa è accaduto prima a livello politico, sociale, di vita quotidiana. Ciò che sanno del passato recente è spesso frutto di nozioni o argomenti che si sono sedimentati per caso o sono arrivati loro in modo frammentario se non addirittura distorto. Ad esempio cosa poteva esser un partito politico italiano della Prima Repubblica  lo possono immaginare o ricostruire perché semplicemente sono nati dopo quei fatti e quel tipo di costume e di società.  Quelli di oggi non sono più i partiti del dopoguerra, sono perlopiù organizzazioni politiche diverse  simili ai partiti liberali dell’ Ottocento, quindi se un liceale associa un partito di massa del Novecento ai movimenti o ai partiti legati a un singolo personaggio di questo XXI secolo  rischia di trasporre il presente sul passato e di giudicare o pensare ciò che era stato come se fosse un fatto del quotidiano. Se non viene fatto un percorso per spiegare allo studente la natura e la storia dell’argomento in esame, nell’esempio si tratta del partito politico, il rischio che capisca poco o male è fortissimo. Sono persuaso che oggi ragionare d’etica anche in senso laico presupponga percorsi di conoscenza strettamente collegati all’attualità e alla padronanza delle parole che orientano in questa civiltà industriale. Del resto il grosso della comunicazione che passa oggi è pubblicità, intrattenimento, spettacoli; gli adolescenti e i pre-adolescenti sono bombardati da un tipo di cultura dei consumi e dello spettacolo che non si accorda con il ragionamento, la meditazione sui grandi problemi, la comprensione delle grandi questioni di questa civiltà industriale arrivata a toccare gravi problemi di sviluppo e crescita.

Per il resto nel mio quotidiano prevalgono le preoccupazioni di fine scuola.

Domani è l’ultima lezione per me. Con venerdì chiudo.

Dopo rimane solo il dato numerico dello scrutinio.




17 giugno 2013

Diario Precario Dal 30/5 al 2/6/2013

Data. Dal 30/5/2013 al  2/6/2013

 

Note.

Lezioni mancano meno cinque ormai.

Ora la prospettiva è lo scrutinio e fare le medie.

Domenica faccio il presentatore del Judo club alla festa dello sport di Sesto

Sabato e domenica fuori a cena.

 

Considerazioni.

La mia testa pensante va alla fase degli scrutini.

Ho le ultime ore per decidere, interrogare, calcolare le assenze, fare le somme e le sottrazioni del caso.

Mi sono messo nell’aula vuota di fisica con un righello in mano e la matita per far il punto sulle assenze, in quel momento l’insegnate sembrava un contabile dell’ottocento, poi i risultati finiranno sul sistema di registrazione elettronica della scuola. In quel momento come  ero sospeso fra l’ottocentesco registro di carta e il XXI secolo digitale.

Lo scrutinio finale è il momento dove è necessaria maggior precisione, dove lo strumento dell’Ottocento incontra il XXI secolo dove il dato numerico registrato su carta dovrà diventare digitale.

Sbagliare vuol dire prestar il destro a un ricorso di eventuali bocciati o delle loro famiglie.

Lo scrutinio non è iniziato e già sono al punto di pensare ad esso, mi proietto già verso la fine prima che arrivi la parola stop.

Sono giorni piuttosto intensi.

L’Italia intanto mi par sempre più triste. La cronaca continua ad essere pessima, notizie di delinquenza, cronaca politica fusa con la giudiziaria, confusione, incapacità di affidarsi a voci credibili o autorevoli, venti di guerra nel Mediterraneo, troppe storie di povertà e disoccupazione.

La manifestazione sportiva a Sesto con l’occasione dell’anniversario della Repubblica è andata bene, con dei volenterosi e con i maestri si è portato il materiale, allestita la postazione, fatta l’esibizione e ho presentato la palestra. La giornata di sole era bella, temperatura ottima, c’erano nel parco le più importanti realtà sportive del territorio di Sesto Fiorentino.  La folla di curiosi e amatori del parco di quest’anno rispecchia una popolazione del Belpaese molto variata con una percentuale crescente di popolazione proveniente dai quattro angoli del pianeta, l’Italia da questo punto di vista come prima  impressione si presenta sempre di più come una sorta di Stati Uniti in miniatura, o se si vuole come una caricatura degli USA.

C’è una sorta d’Italia sospesa fra passato ingombrante, un presente estremamente provvisorio e un futuro imprevedibile.

Da tempo credo che questi ultimi due decenni nei quali mi trovo a vivere qui in Italia  siano una sospensione, una lunghissima pausa in attesa che ben  altre potenze impegnate in lotte titaniche  definiscano il futuro dell’Europa e di gran parte della razza umana e delle risorse del pianeta.

Occorre precisare che le risorse sono abbondanti ma finite.




3 giugno 2013

Diario Precario Dal 24/5 al 29/5/2013

Data. Dal 24/5/2013 al  29/5/2013

 

Note.

Lezioni quasi finite, quindi vicina la chiusura del rapporto di lavoro.

Conto i giorni, conto alla rovescia per la fine delle attività scolastiche.

Subito furto dei tergicristalli.

Tempo variabile.

Notizie: netta flessione del Movimento di Grillo alle Comunali e peggiora la guerra siriana.

 

Considerazioni.

Ho subito un furto, mi han smaterializzato i tergicristalli, 36 euro di danni. Meno male che non avevo urgenza d’usarli altrimenti un furto lieve poteva trasformarsi in un qualche tipo d’incidente. Fatta segnalazione alla polizia. In effetti nella mia zona capita talvolta qualche episodio di piccola delinquenza come: furto di gomme, di benzina, aggressioni, rumori molesti di notte, perfino furto di gomme d’auto. Il fastidio e il senso d’essere vulnerabile è più grave del danno nel mio caso. In effetti un mascalzone così come può rubare i tergicristalli o rapinare della benzina col sistema dei tubi può far di peggio. Come alcuni anni fa quando ci furono diversi episodi d’incendio ad opera di uno o più piromani. Vulnerabile. Ecco la sensazione che mi prende. Posso esser colpito con grande facilità. Reagire è difficile. Come si fa. Proprio le abitudini e i ritmi di vita forzano ad esser ripetitivi e quindi facile bersaglio dei malintenzionati. Quest’anno son forzato a riconoscere i miei limiti ossia considerare quanto son vulnerabile, infatti è facile colpire un tipo che ha un lavoro di fatto precario, che ha orari fissi, disposizioni, tre o quattro attività sociali. Sono stanco. C’è in me un malessere che deriva dalla condizione di precarietà troppo a lungo protratta e dall’ossessione per il denaro coltivata da grandi masse della popolazione che squalifica qualsiasi attività umana che non produca rapidamente  profitto in denaro. Il parere dei molti pesa e può schiacciare quando diventa una sorta di spirito dei proprio tempo. Mi sento come se fossi incapace di attaccare chi si muove contro di me, purtroppo l’avversario non ha né nome né volto; si tratta della  mia condizione di precariato che provoca una sensazione di debolezza, inadeguatezza, infelicità. Di per sé la cosa è comune e dovrebbe esser l’incentivo psicologico a darsi da fare, in realtà porta spesso a un malessere persistente e diffuso. Da quando il precariato si è unito alla globalizzazione voluta e imposta dalla finanza inglese e statunitense all’Europa e al mondo il male di vivere è aumentato e la piccola borghesia italiana si è impoverita nel giro di un paio di decenni.  Mi sono visto come uno che è debole, uno dei tanti che non riesce a trovare il punto per colpire il nemico, l’oggetto che deve esser rimosso, il bersaglio. Quindi essendo debole la mia percezione è di esser potenziale vittima, potenziale oggetto di prepotenza o violenza altrui, in questo caso l’occasione per questa considerazione è stata un piccolo furto. Chi ha fatto il furto è sparito e non so chi possa essere, probabilmente resterà ignoto. Il problema tremendo del declino italiano è che la persona comune non riesce a capire da che parte arriva l’aggressione, da dove comincia il processo che porta allo smantellamento di interi pezzi del Belpaese e di dissoluzione di cose che riteneva certe e sicure. In questo non vedere e non sentire il nemico è causa di un crollo dell’autostima, è come combattere contro l’aria o l’acqua del mare. I fatti prendono la forma del furto, pezzi d’esistenza, cose date per certe spariscono, e rimangono solo cause apparenti o mezze verità o congetture su cosa sia davvero successo o cosa possa esser davvero accaduto. Le piccole storie di tanta gente comune sono mosse da fili invisibili, da grandi eventi finanziari e da guerre vere o anche solo politiche che avvengono lontano spesso oltre il confini nazionali, ma qui nel Belpaese si vedono solo le ombre e spesso solo gli effetti. In questo non sapere rimane al singolo il Italia resta difficile il dovere della ricerca, il trovare una risposta non banale e non cretina fra una scadenza sul lavoro e una cosa urgente da fare; l’urgente impedisce di pensare, toglie capacità di trovare quelle risposte spesso lontane e perfino oscure che sono dietro il declinare di gruppi sociali e lo spegnersi lento di un a vecchia Italia.



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