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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


24 maggio 2013

Diario Precario Dal 17/5 al 23/5/2013

 

Data. Dal 17/5/2013 al  23/5/2013

 

Note.

Lezioni regolari, qualche prova scritta.

Conto i giorni.

Contare mi spinge a pensare sul tempo e sul tempo che è finito.

Tempo variabile, qualche dolore fisico.

Notizie bruttissime sulla stampa: povertà, suicidi, violenza, omicidi

 

Considerazioni.

Mi prende male. Da mesi ormai quando leggo il giornale scopro fatti di sangue o suicidi legati al disagio psichico o alla miseria o  tutte e due le cose, e questo in Italia non in qualche luogo oscuro dell’Asia.

I suicidi poi sono spaventosi. Un italiano che si suicida non ha neppure il conforto della propria cultura tradizionale o della religione dei padri e dei nonni. Il suicidio dell’Italiano è un gesto di disperazione assoluta, e avviene tragicamente spesso dandosi fuoco o creando le condizioni per sfracellarsi da qualche parte. Non è il suicidio dei senatori della Roma dei Cesari o dei filosofi di qualche perduta dottrina,  si tratta di  distruggere se stessi e il proprio mondo, è azione negatrice, dichiarazione di odio insanabile verso questo presente, impossibilità manifesta di vivere dentro storie e regole sentite come mostruose, aggressive, persecutorie. Ma cosa è successo al Belpaese che mi scuote, da anni è irriconoscibile; certo non è mai stato un giardino di rose ma quel che accade oggi è clamoroso. Questo dato rende ancora più amara la riflessione sulla mia adolescenza quando mi son illuso che la cultura e l’attivismo politico o qualche forma di volontariato potesse cambiare qualcosa in meglio. I fatti del quotidiano sono tutti contro di me. Questo errore era frutto di una qualche forma di millenarismo inconsapevole che mi accompagna da decenni e dalla cultura politica di allora mediata dai giornali, dai presunti intellettuali e dalle televisioni. C’è un modo per misurare grossolanamente quanto mi sono sbagliato ed è la mia reazione davanti a storie tragiche di suicidi per povertà, di gente che uccide la madre anziana perché non può mantenerla, di padri che sparano ai figli e poi s’ammazzano perché travolti dai debiti, di adolescenti e persone ritenute normali che si danno alla devianza. Ad esempio oggi 23 maggio leggo sul “Corriere della Sera” a pag. 21 un trafiletto su un tale disoccupato e privo di mezzi che ha ucciso la madre vecchia e inferma e poi si è consegnato ai carabinieri, ha dichiarato d’aver compiuto il delitto perché non poteva più assisterla ed era disperato. Quando la cronaca è questa e non sono più fatti isolati, slegati fra loro ma inseriti in un contesto di grande disagio è evidente la dimensione catastrofica delle mie illusioni adolescenziali. Quando l’impressione negativa  quotidiana per me è aggravata dal fatto che non avevo nella mia adolescenza allora una connotazione politica estrema o come si dice eversiva. Un eversore, uno che è sempre e comunque contro il sistema ha meno difficoltà sul piano psicologico davanti a una simile cronaca. Il mondo degli altri per l’estremista di destra o di sinistra è funestato da forze infernali a cui dà nomi diversi: capitalismo, mondialismo, banche, illuminati, comunisti, fascisti, servizi segreti, congiura sionista e chi più ne ha ne metta. In questa visione minoritaria della realtà il mondo di tutti è impregnato di male e la purificazione una necessità consegnata al futuro. Quindi la riforma a partire da forze interne o il progresso lento e necessario del sistema in nome di una comune civiltà sono da escludere; il male è tale da non poter credere nel sistema e in chi ci vive dentro. Quindi l’estremista vive come straniero in un mondo che sente ostile, estraneo, irrecuperabile alla civiltà o alla società giusta che arriverà  prima o poi. Non ha illusioni o belle speranze. Io che ho coltivato in gioventù una sorta di speranza civile mi son dovuto ricredere e ho dovuto osservare la pesante ingenuità che avevo dentro di me. Forse avevo in testa troppi esempi virtuosi, invece se avessi meditato con maggior attenzione le molte figure di umani delinquenti e squallidi che la televisione mostrava nei film polizieschi o nelle commedie avrei capito l’impossibilità di riformare in modo pacifico e civile il Belpaese in tempi ragionevoli e non biblici. Oggi che devo contare le ore e i giorni per arrivar bene alla fine del servizio, in quanto precario, peso di riflesso il tempo andato e son forzato a giudicare come infantili e ingenue certe illusioni che erano al fondo di molti mie scelte  adolescenziali. Oggi sono amare ma senza passione, perché gli anni passati hanno sfocato la forza di quei sentimenti e di quei pensieri e riesco così a incasellarli in qualcosa che era e ora non è più, una vicenda di storia personale. Nulla di più.

 

 




22 maggio 2013

Diario Precario Dal 12/5 al 16/5/2013

 

Data. Dal 12/5/2013 al  16/5/2013

 

Note.

Collegio docenti. Durato tre ore.

Lezioni regolari, ultime lezioni dell’anno scolastico.

Tempo variabile, umido e caldo.

 

Considerazioni.

Mi prende spesso una sensazione di non esser riuscito a far bene il mio mestiere. Alle volte mi pare di rimbalzare, di spendere ore di lezione e di riflesso di vita che scivolano, che spariscono, che vanno via senza causare esiti positivi. Per valutare il lavoro di espansione degli orizzonti di pensiero e di conoscenza tipico della filosofia e di un rapporto non nozionistico intorno alla storia ci vogliono anni, quel che è fatto magari riemerge nella vita di un tale dopo un decennio o lo spinge a riflettere in un altro periodo della sua esistenza. C’è una dimensione per così dire profetica nell’insegnamento in virtù della quale ciò che si fa s’apprezza  a distanza di anni. Mi guardo indietro nel tempo e vedo la mia difficoltà a catturare l’attenzione delle classi per più settimane, mesi. Nello stesso tempo ricevo segnali e  verifiche che vanno nella direzione opposta, quantomeno di un successo parziale delle mie soluzioni didattiche e pedagogiche. Ogni situazione nella quale mi sono calato è stata un caso a sé, di volta in volta ho adottato metodi e strategie diverse a seconda delle situazioni cercando di arrivare al punto che volevo. La difficoltà di far scuola e soprattutto la media superiore è grande perché essa è e non è riflesso della società. Mantiene quasi per forza d’inerzia una sua autonomia ma risente di tutte le pulsioni e le trasformazioni della società e del mondo del lavoro. Per ciò che concerne il quotidiano da tempo ho fatto i conti con la mia adolescenza e gli anni della formazione. Sono dispiaciuto per non aver capito in tempo la natura quasi irriformabile del Belpaese, per anni ho pensato che fosse possibile con l’attività di volontariato, con la cultura, con la divulgazione perfino con la politica cambiare qualcosa; oggi sono davanti alla sconfessione di questa mia illusione di gioventù. L’Italia è rimasta immobile su se stessa e la concentrazione della ricchezza nazionale in poche famiglie di ricchissimi, e certamente molte di esse sono straniere o aliene alla mentalità e alla civiltà del Belpaese, è cresciuta. La politica è diventata oggetto di cronaca giudiziaria e talvolta scandalistica, povertà e disperazione ormai si misurano per mano dal numero di cartelli con la scritta vendesi, affittasi o chiuso e con l’aumento di gente che chiede aiuto ai diversi enti assistenziali.  Oggi vedo le mie illusioni del passato. Chi era ricco e influente, salvo casi di caduta in disgrazia, tale è rimasto; la concentrazione della ricchezza ha avuto in parallelo la concentrazione del potere politico reale nelle mani di pochi personaggi di fatto leader e padroni di partiti, correnti, gruppi di senatori e deputati, detentori di una visibilità pubblica propria. Ciò che era tendenza nel 1994 è oggi a un punto estremo, si potrebbe dire che è giunto, dopo il frutto caduto a terra,  l’albero con i fiori e i frutti nuovi. Questa concentrazione di ricchezza e di potere nelle mani di pochi che crea di fatto qualcosa di molto simile a una oligarchia allargata è ormai cresciuta e maturata. Crollerà? Non so. La novità dei Cinquestelle  nelle istituzioni dura da troppo poco tempo per capire se si tratta di una concreta inversione di tendenza o di un diverso passo. Qui e ora ciò che cresceva in passato in termini di diseguaglianza sociale, accentramento dei poteri, corruzione di diversa natura e disagio di milioni d’italiani ora è come un albero cresciuto. Io considero però di esser sempre stato all’opposizione, non tanto per ragioni umanistiche o moralistiche, quanto perché in questo processo di concentrazione del potere non ho mai visto nulla di autenticamente nobile, aristocratico, sacro, superiore. Nulla che giustifichi sia pure in una logica aristocratica e di dominio dei molti sui pochi l’esercizio del potere dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura. L’essere umano tende alla sottomissione, questo avveniva pure nei regimi comunisti, ma c’è modo e modo. Questo potere nuovo deve nascondersi, deve assumere su di sé di continuo una falsa coscienza, deve promettere libertà e benessere, deve parlare di leggi rette e di eguaglianza. Deve far di tutto per non ammettere l’evidenza di esser un potere dell’uomo sull’uomo e fatalmente un dominio dei pochi sui molti anche se espresso in modo diverso rispetto alle oppressioni antiche quando  tanta gente comune era  messa,  letteralmente,  a lavorare in catene. Quello che non sono mai riuscito ad accettare è questa doppiezza, questo esercitare il potere di nascosto, questo nascondere di continuo l’evidenza del dominio dei pochi sui molti; la verità è che le minoranze al potere in Europa e negli USA sono strette da una contraddizione originale del loro potere: non possono disfarsi della democrazia ma non riescono a convivere con alcuni esiti di essa e fra questi la messa in discussione del loro dominio e del loro potere che è sempre possibile se si formano grandi movimenti che stravolgono l’ordine politico esistente o mettono in discussione valori e situazioni prima accettate e condivise dalle masse elettorali. Da qui l’esigenza di pietose finzioni e pesanti bugie e di un potere sempre a metà e sempre opaco perché non è né oligarchia, né aristocrazia, né democrazia.




17 maggio 2013

Diario Precario Dal 7/5 al 11/5/2013

Data. Dal 7/5/2013 al  11/5/2013

 

Note.

Maggio.

Governo  nuovo, PD e PDL assieme al potere. Vecchi schemi saltati.

I vecchi schemi politici erano evidentemente di facciata, una cosa così non arriva da un giorno all’altro.

 Così mi pare.

Incontrati gli amici a cena. Precisamente due cene e una merenda, uno alla volta; ovviamente.

Nessuno è felice. 

Terze prove restituite, programma classi quinte da fare e correggere e inviare con urgenza.

La fine della scuola è vicina, occorre accelerare interrogazioni e programmi.

 

Considerazioni.

La scuola è quasi finita, manca poco, ci sono le ultime battute e la chiusura dell’anno scolastico è prossima, mi sento come forzato, mi pare che stia finendo un percorso, di fatto un pezzetto di vita almeno professionale. La fine dell’anno mi provoca un senso di fretta, di necessità. Il lavoro diventa quotidiana urgenza, non c’è un mese di lavoro dopo questo ma solo una mezza settimana, ciò che non verrà fatto non sarà più fatto o andrà all’anno prossimo.

Il lavoro evita d’impazzire, c’è il pericolo fortissimo di perdere la ragione in una società come questa. Il lavoro vincola  l’individuo, dà una scadenza ai giorni, alle ore, lo forza a star dentro l’ordine costituito, in una parola a rispettare le regole della società. Non è quindi il lavoro ma questo tipo di società che crea infelicità a vagonate, l’appagamento dei sensi attraverso l’impiego del denaro per acquisire beni e servizi è tendenzialmente temporaneo. Il piacere del possesso o dell’uso è sempre limitato al tempo e  allo spazio interno al momento del consumo. Una società come questa non può essere stabile sul piano dei desideri e della soddisfazione, il meccanismo della produzione e del consumo ha bisogno di stimolare il consumatore e il potenziale acquirente; è una necessità interna al sistema di produrre milioni di tonnellate di merci  e di cavar dal commercio enormi profitti. Ma l’infelicità che vedo  a giro è esistenziale ed economica allo stesso tempo, l’essere umano nella civiltà incentrata sulla teocrazia del DIO-denaro è tendenzialmente un soggetto infelice. Si chiede in fondo ad esso d’uniformarsi al modello prevalente della pubblicità commerciale, ad essere simile quindi alle foto, spesso ritoccate, di donnine giovani e atleti superbi che vengono usate per promuovere i beni di consumo. Questo non è possibile a meno di non trasformare pesantemente la natura biologica degli umani. Gli umani attraversano stagioni diverse della vita, momenti diversi e solo pochi di essi hanno il corpo e la mente al massimo delle sue potenzialità e solo per periodi limitati. Martellare gli umani per mesi, anni, decenni, con modelli così singolari la grande massa dei consumatori produce un senso d’inadeguatezza e d’infelicità. Il modello dominante è raggiungibile solo per pochi, o  peggio per pochi ricchissimi che possono permettersi di pagare cure estetiche costose e soddisfazioni personali.  Il possesso di alcuni beni superflui è talmente qualificante della posizione sociale del soggetto da suscitare mode che sconfinano nell’ossessione, milioni di persone fatalmente osservando la differenza fra la loro realtà e i modelli proposti si sentono in affanno o infelici. Le ambientazioni poi sono ancora più devastanti, per uno come me che ha sempre avuto un rapporto stretto con la periferia è disorientante osservare le pubblicità con i centri cittadini messi a lucido come se avessero passato la cera su ogni mattonella, con casette da favola immerse nel verde, con ville e villette in campagne dove sembra sia scesa una qualche divinità e poi alberghi esclusivi, motoscafi, barche di lusso... La mia quotidianità è estranea a quel che vedo nella pubblicità, ma la pubblicità è l’elemento dominante nella comunicazione dei media. L’essere umano per non cadere in una condizione di alienazione dovrebbe o arrivare a dominare la propria immagine di sé oppure essere ricco quel tanto che basta per dar soddisfazione ai piaceri e ai bisogni indotti. Quindi un tipo di umano resistente alle persuasioni pubblicitarie ha una consapevolezza di sé che sconfina in una qualche forma di mistica, si tratta soggetto in grado di reggere a un bombardamento quotidiano d’immagini, emozioni, descrizioni che sono pensate per portarlo a  desiderare cose che gli sono presentate come capaci di migliorare la sua condizione e la percezione che ha di se stesso. I giovani sono presi in pieno dalla potenza della pubblicità commerciale  e segnatamente gli adolescenti che fanno il liceo o le superiori; c’è una dimensione di pesante condizionamento dell’individuo che non passa dalla scuola e nemmeno dalla famiglia ma dalla pubblicità commerciale. Studiando per mio conto la capacità di persuasione della pubblicità commerciale del XXI secolo mi sono reso conto che plasma i desideri e quindi l’immagine che l’essere umano ha di sé; e più un soggetto è culturalmente debole, più è poco propenso alla riflessione e alla meditazione e maggiormente è vulnerabile dalle diverse forme di persuasione pubblicitaria. Questa questione della pubblicità torna sempre nel mio pensiero. In fondo è necessario che un docente si confronti con la potenza dell’immaginario collettivo creato dai media vecchi e  nuovi, le lezioni specie di storia e filosofia rischiano di rimbalzare sul piano della formazione davanti alla potenza  di una società dei consumi ormai decadente. Decenni fa era centrale la formazione, allora si diceva formazione spirituale, data dal sistema scolastico per creare l’essere umano consapevole di sé e della realtà, oggi si assiste al prevalere nel discorso politico e nel senso comune di una concezione molto Inglese e Statunitense del concetto d’insegnamento già spiegata a suo tempo da Max Weber, ossia ” studente-cliente”. In sintesi un idea tipicamente mercantile del sapere, dove il rapporto fra allievo e insegnante è di tipo contrattualistico e commerciale, questo limita le possibilità del docente alla trasmissione pagata di nozioni e informazioni. Manca in breve quel rapporto fra allievo e maestri tipico dello sport e delle arti marziali, dove chi insegna è qualcosa di più di un fornitore di nozioni a pagamento. Io leggo le due cose collegate perché una dimensione consumista e mercantile della società e dei rapporti fra esseri umani deve comportare la prevalenza di un rapporto mercantile anche nella concezione dell’insegnamento e del fare scuola. Leggo questo come un esito ovvio di uno scivolare di tutti i valori che tengono insieme la società umana a vantaggio del valore assoluto del denaro, la merce che acquista tutte le merci si è trasformata in una forza pseudo-sacra e metafisica che dà la misura dell’importanza di tutte le cose nella società industriale del XXI secolo




17 maggio 2013

Diario precario dal 4/5 al 6/5/2013

 

           

Data. Dal 4/4/2013 al  6/5/2013

 

Note.

Maggio.

Governo  nuovo, polemiche vecchie.

 Italia immobile.

 Così pare.

Correzione terze prove, siamo alle battute finali dell’anno.

Mi prende un senso di solitudine e di stanchezza.

Visto film di Myazaki: Kiki consegne a domicilio.

Dibattito scolastico all’assemblea con psicoterapeuta e ipnologo.

 

Considerazioni.

Il film di Hayao Miyazaki è una piccola perla ma è anche una dose sconvolgente di zuccherosi buoni sentimenti e positive azioni. Alcune osservazioni. Prima osservazione in trent’anni è cambiato poco o nulla l’animazione giapponese è ancor  oggi percepita come spettacolo per bambini e con mio grande imbarazzo mi son trovato con il mio bicchiere di birra in mezzo a famiglie e a bambini con il guanciale di supporto per alzarsi di qualche centimetro sulle sedie o con il   bicchierone  di pop-corn. Più o meno al tempo della mia infanzia le cose stavano così, l’animazione in generale e quella giapponese in particolare era ed è pensata come spettacolo per bambini e famiglie. Mi sono detto: “se qualcuno mi chiede qualcosa dico che sono qui per scrivere una recensione per un blog”.

Seconda osservazione l’Europa descritta dal nipponico studio Ghibli è di fantasia, è il regno delle fiabe rivisto e corretto dove al posto delle casette di zucchero e pan di Spagna e alle carrozze trainate da topolini c’è un mondo tecnologico ordinato, preciso, pittoresco pieno di animali, fiori, natura. L’Europa da cartolina illustrata, anzi da acquerello di quelli che si vendono ai turisti stranieri nelle città d’arte. Terzo va osservato che la protagonista è una strega tredicenne a cavallo di una scopa volante che va a giro per i cieli del nord Europa evidentemente, se c’è una categoria umana che nella storia d’Europa è stata massacrata e messa al rogo dall’ordine costituito è proprio la categoria delle streghe. Il che mi fa pensare che in fondo lo sdoganamento della strega dei nostri tempi che avviene per fini commerciali e di vendita di prodotti d’intrattenimento e giocattoli vari sia dovuto al fatto che per via commerciale la strega cessa d’essere soggetto culturalmente e socialmente pericoloso. In effetti quando c’erano davvero le streghe a giro per l’Europa torture, roghi, processi, pubblici pestaggi erano la regola. Calvinisti, luterani, cattolici, furono spietati nei confronti della stregoneria letta come fatto demoniaco  e sopravvivenza di culti pagani e quindi opposizione concreta all’ordine costituito di allora.  Le piccole streghe della civiltà dei consumi e dello spettacolo, con la scopa volante o chitarra elettrica a seconda dei casi e delle sceneggiature, evidentemente non sono pericolose per l’ordine costituito; la civiltà presente ha sdoganato quello che per secoli era percepito come una potente manifestazione delle forze del male e togliendo alla categoria ogni dimensione malefica ha rivestito il settore “streghette e maghette” di una dimensione positiva, si tratta di un riciclaggio ben riuscito di una categoria umana. In questo il maestro dell’animazione giapponese non è molto diverso da molti autori che hanno preso questo riciclaggio e ci hanno lavorato sopra per creare personaggi simpatici più o meno positivi.

Per il resto è un ottimo film d’animazione all’insegna dei buoni sentimenti, del romanzo di formazione, del pittoresco.

L’Europa ideale e bella  e l’Italia ideale e bella  sembrano confinate nelle fantasie e nei capolavori grafici del maestro dell’animazione giapponese.

Lunedì incontro con la psicologia, l’ipnotismo e la psicoterapia e perfino la grafologia all’assemblea d’istituto. Niente lezione del lunedì ma sorveglianza.

Quattro settimane e la scuola è finita. Devo spingere al massimo il programma.




6 maggio 2013

Diario Precario Dal 28/4 al 3/5/2013

Data. Dal 28/4/2013 al  3/5/2013

 

Note.

Primo Maggio.

Governo, polemiche sulla stampa; sul telegiornale storie di disoccupati, storie di criminalità, nomine di sottosegretari.

A breve altra burocrazia, la scuola è quasi finita.

 

Considerazioni.

Quest’anno è ancora più forte la sensazione di aver un anno scolastico frazionato in segmenti limitati da gite, ponti, feste comandate e cose del genere.

Insegno seguendo i periodi, calcolo il mio lavoro sulla base del tempo. Devo arrivare a far tante verifiche, tanti argomenti, tanti autori in un certo tempo, in tanti giorni, settimane, mesi.

Il tempo è risorsa e problema nello stesso modo.

L’attività del docente è carte, scadenze, lezioni, verifiche, e poi di sfuggita profezia metafisica sul futuro delle conoscenze degli allievi e della società italiana. Insegnare è anche scommettere sul futuro, ma questo non riguarda solo il docente ma anche l’artigiano che fa vedere il mestiere al garzone, l’esperto che tiene un seminario di specializzazione, lo specialista che mostra come funziona un macchinario o un sistema di gestione dei dati. Queste evidenze non passano quasi mai, i più non ci pensano, imparare e insegnare sono attività ordinarie dell’essere umano in una società organizzata. Il Primo Maggio l’ho fatto al De Martino per una questione di solidarietà con chi gestisce l’archivio storico che deve cercare forme di finanziamento indipendenti. A fronte di una civiltà industriale aggressiva e potente che struttura e ristruttura di continuo desideri di grandi masse e l’immaginario collettivo di popoli interi manca una forza d’opposizione che sia creazione di una forma alternativa di società, di gerarchia, di creazione e distribuzione di ricchezze. L’immaginario collettivo novecentesco delle forze di sinistra, più o meno rivoluzionarie, non ha più presa sulle grandi masse.  La pubblicità commerciale, il mondo dello spettacolo, la stampa periodica di fatto promuovono un tipo di società e d’organizzazione della vita che è quella del qui e ora. L’ordine costituito è blindato dal mondo della comunicazione e dello spettacolo che gode di mezzi potenti e grandi capitali investiti. Anzi, il sistema della comunicazione  dello spettacolo oggi come oggi rimanda, a prescindere dalle intenzioni dei diversi operatori e artisti, a un modello organizzativo fondato sui soldi, sulla gerarchia, sui ruoli, sulla dimensione del comando e  controllo e sul denaro. Ancora una volta il denaro è tutto e tutte le cose, non c’è nulla più totalizzante e definitivo dei soldi. Ci credo che milioni d’esseri umani in Europa sono disposti a  macchiarsi di ogni tipo di delitto per provare diventare ricchi e quindi felici; perché non c’è nulla di più sicuro oggi della saldatura che vede la felicità degli umani legata al possesso del denaro e al suo uso. Fatto dovuto alla potenza della pubblicità commerciale dove nella messa in scena il possesso dei beni e servizi, ben illustrati e lodati, di solito comporta la conquista di una felicità definitiva o temporanea. Ma questo fatto è ripetuto centinaia di volte al giorno nella testa di ogni singolo nei manifesti murali, nelle immagini pubblicitarie, sui giornali, sulle riviste, in televisione, perfino su internet. Non si sfugge a questo lavaggio del cervello a meno di non trovare una via mistica o metafisica che faccia uscire da questo dominio, da questa visione totalizzante. Quello che vedo, sento e capisco è il dominio del denaro, e del tempo che è vincolato al denaro, sulla vita umana. Questo dominio viene alimentato dalle grandi masse di consumatori e spettatori e accolto da esse  in modo acritico come se fosse legge di DIO. Talvolta per motivi di pudica ipocrisia in certe manifestazioni sociali o in determinati tipi di spettacoli  viene negato sotto fumose e zuccherose rappresentazioni allucinate della realtà umana in nome di una falsa coscienza che non vuol vedere il dato reale in quanto reale. Da qui il mio disagio intorno all’insegnamento che nel mio caso  è descrivere, rappresentare, istruire gli allievi intorno a secoli spariti e a civiltà dissolte o diventate altro, o peggio a personaggi illustri o straordinari di cui normalmente sul sistema dei media perlopiù non si parla e si tace. L’aggancio con questa realtà è per me anche  la necessità di circoscrivere questo presente, di distinguerlo dal passato. Si tratta per me di un punto d’onore. Questo presente va distinto tanto dal passato quanto dal futuro, il denaro che in questi anni è diventato l’ultimo DIO è solo uno dei tanti monoteismi possibili, quello che di nascosto in questi ultimi decenni si è affermato grazie alla civiltà industriale e ai processi di globalizzazione finanziaria.




6 maggio 2013

Diario Precario Dal 25/4 al 27/4/2013

Data. Dal 25/4/2013 al  27/4/2013

 

Note.

La primavera è manifesta, la natura pare rinnovata.

Ponte del 25 aprile, passato in silenzio.

Fatto un piccolo lavoro di modellismo statico per una mostra.

Parlato con gli amici, i tempi sono amari.

 

Considerazioni.

L’attività del docente si è interrotta per l’occasione del ponte del 25 aprile. Così ho dormito fino a metà mattina, mi son rilassato, ho ascoltato gli amici, ho pensato.

Il centro del problema, ciò che è dietro questi tempi amari è stato ben descritto da Latouche: Se si prende come indice del  <<peso>> ambientale del nostro modo di vita l’<<impronta >> ecologica in termini di superficie terrestre, o spazio bioriproduttivo necessario, si ottengono risultati insostenibili sia dal punto di vista dell’equità dei diritti di estrazione dalla natura sia dal punto di vista delle capacità di rigenerazione della biosfera. Lo spazio disponibile sul pianeta terra è limitato. E lo spazio bioriproduttivo, cioè utile per la nostra riproduzione, è solo una frazione del totale, 12 miliardi di ettari su 51…”.  (Serge Latouche, Limite, trad. It Fabrizio Grillenzoni, Bollati Boringhieri, Torino, 2012”).

 Questo è il centro dei problemi della contemporaneità: la civiltà industriale sta trovando i suoi limiti, il pianeta è finito e un sistema con margini grandi di spreco di risorse e creazione di consumi di tutti i tipi è impensabile che possa essere esteso agli oltre sette miliardi di umani che abitano oggi questo pianeta. L’Italia vaso di coccio fra vasi di ferro non sa strappare alla concorrenza dei suoi amici-nemici le risorse strategiche e i mercati di sbocco dei prodotti italiani. Questa rinnovata legge del più forte nei rapporti internazionali crea  nel Belpaese povertà e mancanza di denari e l’indebolimento sociale ed economico degli ex ceti medi. Povertà, rassegnazione, disoccupazione sono i frutti di un Belpaese che non sta reggendo la prova del XXI secolo, il secolo del disordine e del riarmo generalizzato, e quindi l’aggressività e la rabbia nei singoli aumenta e invece di trovare uno sfogo marcisce all’interno dell’individuo alimentando sentimenti negativi e un senso d’oppressione e impotenza. Sintetizzo cosa ho provato nel ponte fra il 25 aprile e il 27 aprile con la parola “umiliazione”. Mi sono guardato intorno e dentro di me e ho trovato questa parola per sintetizzare ciò che da anni vedo e osservo. Ciò che è stato oggi non è più, perfino le parole hanno perso senso e forza. I singoli vedono il loro mondo personale  sfaldarsi e vedono spappolarsi le credenze credute salde e certe.  L’incapacità di gestire i fatti o di prevederli crea quel senso di umiliazione che ho individuato. Ma la mia reazione è poca cosa, mi mancano i denari che servono, mi mancano le strutture di supporto, mi manca la politica quella di ogni giorno fatta sul territorio con idee chiare e distinte; porto avanti qualche attività culturale e sportiva, atti di vago volontariato e non molto di più. Come posso uscire da questa condizione infelice? In realtà non lo so. Le forze materiali le forze che spingono verso l’umiliazione e la decomposizione sono più forti di qualsiasi altra cosa possa concretamente concepire. 

 

Ricordare.

I poteri che pensano di comprare per due lire di carta interi paesi in virtù di crisi finanziarie pilotate con arte dovrebbero far mente locale che potrebbero essere i concorrenti a prendere per tre soldi di carta quel che loro vogliono acquisire per due. Potrebbe darsi che la crisi e la disoccupazione di massa nell’Europa del Sud finisca con il risolversi in una grande occasione per la finanza e la politica cinese e russa. In fondo non ci sono solo le banche statunitensi, francesi, svizzere, e inglesi sul pianeta in grado di comprarsi interi settori industriali e agricoli dei paesi in crisi nera ma anche quelle russe, indiane, giapponesi  e cinesi, e ovviamente  germaniche. Il denaro globalizzato delle superbanche d’affari non ha abolito le nazioni e i tanti imperialismi nazionali, li ha trasformati in forza metafisica, in potenza nascosta, in attori segreti dei conflitti per il dominio sul mondo umano e naturale.

In fondo sarebbe un bel contrappasso dantesco giusto e meritato, il “colonizzato” di ieri che colonizza a suon d’acquisizioni finanziarie  i suoi vecchi “colonizzatori” che hanno perso la lucidità e il senso della loro civiltà. Il denaro è diventato l’ultimo DIO in questo inizio di XXI secolo, un DIO per tutti e quindi un DIO di nessuno.



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