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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


25 aprile 2013

Diario Precario Dal 18/4 al 24/4/2013

Data. Dal 18/3/2013 al  24/4/2013

 

Note.

La primavera è arrivata, è uscita fuori con il sole.

Ponte del 25 aprile vicino.

Fine scuola ormai prossima.

Rielezione del Presidente della Repubblica. Mai accaduto prima.

Le notizie politiche mi creano un profondo disagio, chiamano in causa le mie scelte e i miei pensieri di un tempo.

Partecipazione matrimonio coppia di amici, occasione solenne quindi chiesto un giorno di ferie.

 

Considerazioni.

C’è un ponte fra il mio concetto di eserciti di una sola persona e otto anni di servizio nella scuola dello Stato Italiano, forse sì.

Alle volte insegno a classi che sono tali sono di nome, si tratta in quei casi di una sommatoria di singoli individui, questo è particolarmente vero quando bocciature e accorpamenti di classi aggregano studenti e studentesse con  percorsi diversi. Una somma di singoli quindi, e ancor più forte questo capita nell’università.

L’individualismo forzato dalle circostanze o determinato da varie ragioni è presente nella scuola, non crea sintesi ma accosta singoli uno sull’altro e talvolta uno contro l’altro.

L’esercito di una sola persona è il naturale esito di masse di consumatori disconnessi fra loro e unificati da strumenti deputati a unificare: social network, televisione, moda…

La civiltà industriale odierna spinge verso l’individuo egoista e consumatore a portar avanti interessi privati e tende ad esser connesso al resto dell’umanità dagli strumenti attraverso i quali avviene il consumo, la promozione pubblicitaria, la comunicazione politica, le frasi fatte espressione dell’ordine costituito.

Il singolo è la forma dell’essere umano in questa forma di civiltà industriale e in Italia in particolare. Per coprire le proprie reali intenzioni da queste parti un po’ tutti quanti tendono a  nascondere sotto frasi e pietose bugie le loro reali intenzioni, anche a se stessi se è il caso; è una vecchia abitudine nostrana quella di metter in campo Dio, i santi, le grandi ideologie per nascondere bassi e  meschini interessi privati. Occorre un grosso sforzo di autodisciplina e consapevolezza per elevarsi sopra il disordine creato dalla grande ipocrisia delle genti difformi del Belpaese.

Il singolo pensa solo a se stesso, si considera il centro del mondo perché il mondo è l’estensione di ciò che sa e può comprendere con i suoi strumenti culturali e fisici, quindi il suo mondo è tutto il mondo. Alla fine le appartenenze si rivelano fragili o vane davanti all’incontenibile potenza dell’IO e del MIO. L’individuo si ritrova a fare la sua guerra privatissima, egoistica al massimo grado con altri o da solo ma sempre con una perfetta centralità di se stesso. Ecco da dove nasce l’esercito di una persona, da questa assoluta centralità del singolo che non riconosce altro da sé. Ma questo è l’esito di una forma di civiltà industriale che prima ha puntato sul consumatore dilatato un po’ a tutti i ceti sociali e ora, per via di limiti materiali,  deve ritirarsi e lasciare scoperti alla povertà milioni di ex consumatori; il risultato non è una sobrietà francescana in aumento presso le masse popolari ma al contrario una diffusione incontrollata dell’individualismo e della rabbia repressa che s’indirizza contro tutto e tutti. Quindi l’esercito di una sola persona è la forma elementare dell’agire civile e politico, l’agire nel mondo umano parte dal singolo e va verso il singolo. Esistono dei meccanismi che compensano la natura dissolutiva di ogni forma d’ordine costituito come il matrimonio, la coppia solidale, forme d’organizzazione o associazione. Forme di condizionamento dell’egoismo del singolo però da leggere in un contesto di soddisfazione di qualche  reciproco, di ottenimento di risultati vincolati a certe attività commerciali o politiche o di conduzione d’attività legate al “Tempo Libero”.

La dimensione della comunità, del gruppo, della forza organizzata e vincolata da sinceri e saldi giuramenti non ha senso in una civiltà industriale al bivio dove non tutti possono consumare ma tutti devono desiderare i consumi, peraltro anche quelli di lusso destinati a pochissimi. Se nella mente del singolo c’è solo se stesso e ciò che può avere o usare per trarre potenza e piacere come è possibile creare una salda associazione fra umani? Questo è il limite con il quale mi son sempre rotto la testa, per anni ho fatto attività culturale  e talvolta qualche esperienza d’attivismo politico. Sempre ho visto prevalere e rompere le situazioni e le associazioni  non ideologie o massimi sistemi ma il crudo e nudo interesse del singolo o di gruppi di umani legati a quel capo o a quel leader o maestro a vario titolo che aveva da seguire una sua strada di potere e acquisizione. Questo genere di comportamento  per quanto lustrato da grandi parole menzognere, supercazzole si dice in Toscana,  era espressione  dell’interesse del singolo. Di quel singolo. Da qui l’amara considerazione che nel corso della mia vita c’è stata troppa compassione e generosità, data la situazione forse un discorso elementare di carattere mercantile, ossia per avere occorre anche dare e viceversa, avrebbe donato alla mia persona almeno la tranquillità della coerenza con questo  mondo umano, invece ho troppo sperato in una sorta di evoluzione civile di questo tipo d’essere umano a causa di qualche lume di ragione o di luce metafisica sbocciato a sorpresa in milioni di anime oscure e oscurate. Non riesco a perdonarmi queste ingenuità giovanili, questo aver voluto vedere  per forza il far tondo un mondo deforme e scomposto. Se il mondo umano nel Belpaese è degenerato e corrotto è anche perché si fonda su finzioni patetiche a cui nessuno crede ma tutti fingono spudoratamente di prendere sul serio. Gli umani italiani  vogliono vivere così:  fingere di credere a quanto è proposto dall’ordine delle cose per poter sottobanco e di nascosto far i loro comodi. Se poi salta il banco nessuno è colpevole perché nessuno era credente ma tutti facevano i credenti, facevano appunto; come se credere fosse fare il muratore o l’impiegato. Oggi uno lavora in cantiere o in qualche ufficio, domani trova impiego altrove. Così è per le grandi narrazioni in Italia. Chi paga o promette di pagare prende la credenza e la fedeltà mercenaria del momento, la quale può essere tolta se vengono meno le condizioni materiali. Del resto le campagne elettorali nel Belpaese si vincono promettendo posti di lavoro, riduzione delle tasse, investimenti sul territorio e chi vince di solito  non parla di cose come la decrescita, il picco del petrolio, la corsa agli armamenti, l’infelicità diffusa, il cancro…

Io so che quello che va contro il singolo e la sua ferrea volontà di credere il mondo come sua estensione e manifestazione alla fine s’imporrà, lo so e basta. Forse è anche una posizione profetica, ingenua nonostante le molte analisi di esperti mi sorreggano in questa mia persuasione. Ma oggi, qui e ora devo registrare un pesante bilancio negativo, il mio fare è stato in passato  perlopiù vano e scomposto. Ero stato a mia insaputa pure io esercito al singolare. Questo mio errore va curato oggi con una consapevolezza nuova, con una maturazione interiore che eviti il ripetersi di atti e parole vane o stupide.




25 aprile 2013

Diario Precario Dal 18/4 al 24/4/2013

Data. Dal 18/3/2013 al  24/4/2013

 

Note.

La primavera è arrivata, è uscita fuori con il sole.

Ponte del 25 aprile vicino.

Fine scuola ormai prossima.

Rielezione del Presidente della Repubblica. Mai accaduto prima.

Le notizie politiche mi creano un profondo disagio, chiamano in causa le mie scelte e i miei pensieri di un tempo.

Partecipazione matrimonio coppia di amici, occasione solenne quindi chiesto un giorno di ferie.

 

Considerazioni.

C’è un ponte fra il mio concetto di eserciti di una sola persona e otto anni di servizio nella scuola dello Stato Italiano, forse sì.

Alle volte insegno a classi che sono tali sono di nome, si tratta in quei casi di una sommatoria di singoli individui, questo è particolarmente vero quando bocciature e accorpamenti di classi aggregano studenti e studentesse con  percorsi diversi. Una somma di singoli quindi, e ancor più forte questo capita nell’università.

L’individualismo forzato dalle circostanze o determinato da varie ragioni è presente nella scuola, non crea sintesi ma accosta singoli uno sull’altro e talvolta uno contro l’altro.

L’esercito di una sola persona è il naturale esito di masse di consumatori disconnessi fra loro e unificati da strumenti deputati a unificare: social network, televisione, moda…

La civiltà industriale odierna spinge verso l’individuo egoista e consumatore a portar avanti interessi privati e tende ad esser connesso al resto dell’umanità dagli strumenti attraverso i quali avviene il consumo, la promozione pubblicitaria, la comunicazione politica, le frasi fatte espressione dell’ordine costituito.

Il singolo è la forma dell’essere umano in questa forma di civiltà industriale e in Italia in particolare. Per coprire le proprie reali intenzioni da queste parti un po’ tutti quanti tendono a  nascondere sotto frasi e pietose bugie le loro reali intenzioni, anche a se stessi se è il caso; è una vecchia abitudine nostrana quella di metter in campo Dio, i santi, le grandi ideologie per nascondere bassi e  meschini interessi privati. Occorre un grosso sforzo di autodisciplina e consapevolezza per elevarsi sopra il disordine creato dalla grande ipocrisia delle genti difformi del Belpaese.

Il singolo pensa solo a se stesso, si considera il centro del mondo perché il mondo è l’estensione di ciò che sa e può comprendere con i suoi strumenti culturali e fisici, quindi il suo mondo è tutto il mondo. Alla fine le appartenenze si rivelano fragili o vane davanti all’incontenibile potenza dell’IO e del MIO. L’individuo si ritrova a fare la sua guerra privatissima, egoistica al massimo grado con altri o da solo ma sempre con una perfetta centralità di se stesso. Ecco da dove nasce l’esercito di una persona, da questa assoluta centralità del singolo che non riconosce altro da sé. Ma questo è l’esito di una forma di civiltà industriale che prima ha puntato sul consumatore dilatato un po’ a tutti i ceti sociali e ora, per via di limiti materiali,  deve ritirarsi e lasciare scoperti alla povertà milioni di ex consumatori; il risultato non è una sobrietà francescana in aumento presso le masse popolari ma al contrario una diffusione incontrollata dell’individualismo e della rabbia repressa che s’indirizza contro tutto e tutti. Quindi l’esercito di una sola persona è la forma elementare dell’agire civile e politico, l’agire nel mondo umano parte dal singolo e va verso il singolo. Esistono dei meccanismi che compensano la natura dissolutiva di ogni forma d’ordine costituito come il matrimonio, la coppia solidale, forme d’organizzazione o associazione. Forme di condizionamento dell’egoismo del singolo però da leggere in un contesto di soddisfazione di qualche  reciproco, di ottenimento di risultati vincolati a certe attività commerciali o politiche o di conduzione d’attività legate al “Tempo Libero”.

La dimensione della comunità, del gruppo, della forza organizzata e vincolata da sinceri e saldi giuramenti non ha senso in una civiltà industriale al bivio dove non tutti possono consumare ma tutti devono desiderare i consumi, peraltro anche quelli di lusso destinati a pochissimi. Se nella mente del singolo c’è solo se stesso e ciò che può avere o usare per trarre potenza e piacere come è possibile creare una salda associazione fra umani? Questo è il limite con il quale mi son sempre rotto la testa, per anni ho fatto attività culturale  e talvolta qualche esperienza d’attivismo politico. Sempre ho visto prevalere e rompere le situazioni e le associazioni  non ideologie o massimi sistemi ma il crudo e nudo interesse del singolo o di gruppi di umani legati a quel capo o a quel leader o maestro a vario titolo che aveva da seguire una sua strada di potere e acquisizione. Questo genere di comportamento  per quanto lustrato da grandi parole menzognere, supercazzole si dice in Toscana,  era espressione  dell’interesse del singolo. Di quel singolo. Da qui l’amara considerazione che nel corso della mia vita c’è stata troppa compassione e generosità, data la situazione forse un discorso elementare di carattere mercantile, ossia per avere occorre anche dare e viceversa, avrebbe donato alla mia persona almeno la tranquillità della coerenza con questo  mondo umano, invece ho troppo sperato in una sorta di evoluzione civile di questo tipo d’essere umano a causa di qualche lume di ragione o di luce metafisica sbocciato a sorpresa in milioni di anime oscure e oscurate. Non riesco a perdonarmi queste ingenuità giovanili, questo aver voluto vedere  per forza il far tondo un mondo deforme e scomposto. Se il mondo umano nel Belpaese è degenerato e corrotto è anche perché si fonda su finzioni patetiche a cui nessuno crede ma tutti fingono spudoratamente di prendere sul serio. Gli umani italiani  vogliono vivere così:  fingere di credere a quanto è proposto dall’ordine delle cose per poter sottobanco e di nascosto far i loro comodi. Se poi salta il banco nessuno è colpevole perché nessuno era credente ma tutti facevano i credenti, facevano appunto; come se credere fosse fare il muratore o l’impiegato. Oggi uno lavora in cantiere o in qualche ufficio, domani trova impiego altrove. Così è per le grandi narrazioni in Italia. Chi paga o promette di pagare prende la credenza e la fedeltà mercenaria del momento, la quale può essere tolta se vengono meno le condizioni materiali. Del resto le campagne elettorali nel Belpaese si vincono promettendo posti di lavoro, riduzione delle tasse, investimenti sul territorio e chi vince di solito  non parla di cose come la decrescita, il picco del petrolio, la corsa agli armamenti, l’infelicità diffusa, il cancro…

Io so che quello che va contro il singolo e la sua ferrea volontà di credere il mondo come sua estensione e manifestazione alla fine s’imporrà, lo so e basta. Forse è anche una posizione profetica, ingenua nonostante le molte analisi di esperti mi sorreggano in questa mia persuasione. Ma oggi, qui e ora devo registrare un pesante bilancio negativo, il mio fare è stato in passato  perlopiù vano e scomposto. Ero stato a mia insaputa pure io esercito al singolare. Questo mio errore va curato oggi con una consapevolezza nuova, con una maturazione interiore che eviti il ripetersi di atti e parole vane o stupide.




21 aprile 2013

Diario Precario Dal 15/4 al 17/4/2013

Data. Dal 15/3/2013 al 17/4/2013

 

Note.

La primavera è arrivata.

Ultimi consigli di classe.

Analisi lezioni da fare, in realtà le ultime di carattere conclusivo.

Consiglio classe quinta. Sono segretario e scrivo il verbale.

 

Considerazioni.

Fare il verbale è per me una vecchia abitudine.  Da precario con anni di precariato il verbale è qualcosa di consueto. Spesso passano dalla mia penna o dalla tastiera del portatile le sintesi di anni di scuola, questo mi consente di farmi una mia visione d’insieme precisa perché alla fine chi verbalizza riassume il quadro generale. Ho capito che la scuola e nello specifico i licei subiscono le trasformazioni della società e dei diversi poteri politici che si susseguono, di fatto non è la scuola che sta mutando la società o la politica ma piuttosto l’esatto contrario. Coloro che vedono nei docenti dei soggetti per così dire del Potere con la P maiuscola non sono mai stati così in torto come in questi anni. L’ossequio delle masse di adolescenti e giovani verso l’ordine esistente non ha come strumento la scuola, cosa in parte vera nel Novecento, ma piuttosto le diverse forme di pubblicità commerciale e il sistema dei VIP televisivi o cinematografici che diventano madrine o padrini di grandi eventi a sfondo sociale, umanitario, ecologista che non turbano mai l’ordine sociale esistente o le forme del vivere e consumare. Non è un caso che grandi capi politici del pianeta e le multinazionali cerchino la compagnia o la sponsorizzazione di personalità del mondo dello spettacolo e dello sport di fama mondiale specie  in occasione di grandi eventi. Si tratta ovviamente di una delle tante possibili strategie di accattivarsi il consenso di grandi masse di consumatori e spettatori quella d’associare i VIP ai loghi delle multinazionali e ai più importanti fra i capi politici.  

Quindi proporzionalmente alla propria mancanza di un potere reale e concreto sulla società segue una minor considerazione del docente, incluso quello del liceo. Vuole la fortuna che la specie umana necessiti di soggetti biologicamente maturi in grado d’insegnare qualcosa a qualcuno e quindi l’importanza sociale e culturale del docente in tempi sciagurati come questi si abbassa a livelli infimi ma non arriva mai a zero. Questo fatto, intrinsecamente umano, salva sempre la professione docente e in una certa misura fa da scudo al livore e alla calunnia dei tanti che sono malcontenti contro la scuola o che sono indotti a portar avanti critiche aride e sterili per abitudine, partito preso, o perché mal consigliati e peggio informati.

Eppure qualcosa di grosso muove contro questo mestiere, non so dire se è un fatto destinato a durare per anni o se si tratta al contrario di qualcosa di transitorio e accidentale. Provo a chiarire cosa secondo me muove contro la categoria docente.

Il nuovo “Potere” dominante in Europa è potere di banchieri e grandi proprietari di pacchetti azionari, di plurimiliardari in euro tanto per esser chiari, ed essi per la loro tranquillità finanziaria  e politica gradiscono delle riduzioni dello Stato Sociale e iniziative varie che colpiscono i lavoratori e i salariati e vanno a scapito del tenore di vita dei ceti medi e bassi per fascia di reddito; del resto queste sono le politiche che consigliano da decenni ai diversi paesi europei. Tale dimensione politica, spinta da piccolissimi gruppi di miliardari, è denominata neo-liberale originaria non a caso del fu Impero Inglese e degli Stati Uniti. In questi due civiltà a vocazione imperiale l’istruzione è tendenzialmente privata, il sapere e il conoscere è merce liberamente comprata e  venduta e non qualcosa di condiviso e parte dell’appartenenza di un privato a un soggetto collettivo più grande di lui. Ossia uno Stato Nazionale. Il mercato è il centro ideale e ideologico di questo nuovo Potere, la riduzione d’importanza della scuola di Stato come fatto che associa soggetti diversi all’interno di uno Stato Nazionale è conseguente, se l’umano è tendenzialmente consumatore o cliente iscritto nella logica del mercato globale ne segue di conseguenza che non è poi così importante se esso è cittadino, saggio, giusto, istruito. Conta se compra, vende, consuma; possibilmente senza turbare l’ordine costituito e la gerarchia sociale dominante. Quella vera, quella dei plurimiliardari. Infatti il problema del futuro sarà la più che probabile riduzione dei consumi, che passa sotto il termine di decrescita, dovuta al fatto che da un pianeta dato e finito con risorse limitate non si può produrre consumi infiniti. In fondo oggi sul pianeta ci sono sette miliardi di esseri umani che desiderano tutti quanti salire la piramide sociale ed acquisire beni e prodotti di vario tipo, è quasi certa una crescita di tensioni e conflitti per l’acquisizione di beni e risorse sia al livello dei singoli sia di grandi stati o sistemi imperiali.

Quindi il docente ha sopra di sé una forza di carattere ideologico e politico che riduce la sua presa sulla società e la sua importanza sul piano del riconoscimento sociale e nello tesso tempo subisce lo “spirito dei tempi” dove alla centralità del mercato nell’esistenza delle grandi masse di consumatori, e fra esse sono presenti a vario titolo le categorie dei dirigenti, presidi, personale ATA, docenti, gli allievi e le loro famiglie,  si somma l’inquietudine e l’incertezza dei tempi.

Credo inoltre che sia falsa la percezione che in fondo questi poteri sono solo poteri di pochi umani associati fra loro. L’apparenza fisica del banchiere, del finanziere, del miliardario, della detentrice di grandi pacchetti azionari può essere umana ma le forze intellettuali, scientifiche, tecnologiche, di analisi e controllo dei processi sociali e di comunicazione di massa fanno di tali protagonisti  il centro umanamente fisico di un potere dominante nei diversi settori in cui s’esprime la civiltà industriale. Di fatto ogni grande multinazionale è una sorta di nuovo LEVIATANO sociale e di dominio sulla natura e sull’umanità  composto da migliaia o da decine di migliaia di professionisti, dirigenti, esperti. Esseri umani al servizio della causa neo-liberale che si muovono ordinati e precisi con grandissimi finanziamenti e opportuni ed efficaci strumenti come un grande e potente esercito del Novecento. La risposta a queste forze ordinate, tecnologiche, potenti e disciplinate qui in Italia sono eserciti formati da una sola persona. Di fatto singoli che per caso o per scelta in piccoli gruppi o individualmente contrastano con forze limitate o nulle questi “eserciti ordinati” volti a far ingegneria sociale IN TUTTA l’Europa. Prova ne sia lo stretto legame che sussiste fra una personalità dominate e un gruppo organizzato d’opposizione, il personaggio più credibile o con l’immagine dominante diventa il leader che qualifica il gruppo e spesso ne dà il soprannome. Quelli del Movimento CinqueStelle sono infatti comunemente chiamati “grillini”. Come se essi fossero una semplice estensione di una singola personalità. Milioni di singoli associati sotto il nome di una personalità rimangono individui che si associano o dissociano sulla base del proprio bisogno o dell’opportunità del momento, non c’è quella dimensione organizzata, tecnica, cronometrica tipica dei nuovi Poteri, inoltre non sono neanche da accostare le risorse finanziarie di una grande multinazionale o di un colosso finanziario con quanto possono mettere assieme per la causa comune milioni di singoli che costituiscono una qualche forma di movimento politico.

La mia impressione è che qui in Italia  il ruolo docente si salverà in qualche modo, non è facile rifare la natura intima  dell’essere umano, ma solo per una catastrofe interna all’agire di questi eserciti neo-liberali; devono perdere per loro causa e per le loro azioni perché le forze che dovrebbero contrastarli qui nel Belpaese non esistono. Milioni di eserciti di una sola persona dovrebbero diventare una forza significativa, non riesco nemmeno ad immaginare chi o che cosa possa associarli o potenziarli. Solo la fantasia apocalittica relativa all’urgenza di riparare a una catastrofe grave non controllata e senza soluzioni confezionate a tavolino può delineare il caso in cui milioni d’eserciti di una sola persona si coordinano come gli eserciti d’esperti e specialisti di una Multinazionale o di un colosso finanziario. Ma è un caso limite, davvero sul limite della civiltà come la conosciamo oggi.




21 aprile 2013

Diario Precario Dal 9/4 al 14/4/2013

Data. Dal 9/4/2013 al 14/4/2013

 

Note.

A Scuola si sente la primavera. Gli allievi sentono la stagione.

Visita mostra-mercato ad Agliana.

Consigli di classe, anzi ultimi dell’anno.

Mancano poche settimane, il programma va concluso.

 

 

Considerazioni.

L’attenzione mia si è spostata sul fatto che l’ultimo consiglio di classe prima dello scrutinio segna la chiusura dell’attività scolastica. Questo passaggio comporta  quasi sempre un bilancio di natura collegiale fra i docenti, ad esso segue il confronto-incontro con i rappresentanti degli studenti e dei genitori. C’è il singolo e c’è la classe, il caso privato viene ricomposto con l’insieme della classe.

Si tratta di un bilancio quindi. Più volte nel corso dei miei anni di lavoro ho avuto modo di osservare anche posizioni polemiche o aperte critiche rivolte ai docenti da parte dei rappresentanti dei genitori e degli allievi. Da anni si è rotto il rapporto fiduciario fra famiglie  e docenti. L’Italia arcaica, ordinata dalle distinzioni di ceto e di ruolo, a suo modo limpidamente feudale in certi comportamenti è finita molti decenni fa. In un mondo umano senza più valori metafisici e regole di comportamento condivise dalle varie parti della popolazione si verifica l’ovvia  evoluzione del docente messo  sotto esame per così dire dall’utenza. Le diverse popolazioni del Belpaese hanno subito per intero nell’arco del ventennio 1993-2013 una radicale trasformazione. Le forme del successo personale sono divenute quantificabili in quattrini sonanti e nel possesso di beni di varia natura, il dato materiale e l’interesse privato di carattere egoistico sono diventati la sola bussola del pensare e del leggere la realtà. Questo materialismo di carattere numerico e contabile è diventato dominante attraverso  il crollo di forme divenute arcaiche di rispetto sociale e della disgregazione della logora struttura partitocratica che gestiva il rapporto di mediazione fra potere e masse elettorali. Al posto di grandi narrazioni pseudo-storiche e pseudo-scientifiche sulla società italiana si è sostituita l’amara razionalità del calcolo economico e della visione del rapporto fra costi e benefici. Ovvio che la scuola è stata colpita da questa trasmutazione delle genti del Belpaese che alla fine hanno trovato se stesse nella loro intima natura egoistica e materialistica. Ritengo inoltre che grattando bene la patina di perbenismo e moralismo politico del vecchio democristiano, del socialista, del comunista, del laico o del liberale dei passati decenni della Repubblica sarebbe uscito fuori la vecchia ruggine dell’italiano delle maschere del teatro dei burattini e del suo vivere quotidiano in mezzo a mille piccoli problemi e a padroni perlopiù cattivi, lontani, forestieri, dispotici. La dismissione dei vecchi fondali ideologici e dei trucchi di scena della politica di professione ha lasciato ogni umano italiano alle prese con il dare e l’avere, con la dichiarazione dei redditi, con le bollette e le multe, con i debiti,  con la vendita degli ori di famiglia, con le cento difficoltà del momento. Chi cerca di sfuggire all’aggressione del presente capita che fugga verso dimensioni immaginarie, finte apocalissi politiche di destra e sinistra, visioni del mondo misticheggianti o allucinate. Le genti del Belpaese risultano così scisse fra una rude brutalità del dato di fatto economico e la fantasia di mondi immaginari politicamente assurdi ma sul piano psicologico lusinghieri. Questa scissione la trovo proprio anche sul lavoro dove esiste la rottura fra la dimensione ideale e profetica dell’insegnamento, che ha una sua maturazione pensata nel futuro di chi riceve l’insegnamento, e il concreto e brutale dato materiale di tagli continui e ripetuti al settore della scuola di Stato. A questo va aggiunto che e la considerazione sociale del docente è proporzionale al suo stipendio.




21 aprile 2013

Diario Precario Dal 9/4 al 14/4/2013

Data. Dal 9/4/2013 al 14/4/2013

 

Note.

A Scuola si sente la primavera. Gli allievi sentono la stagione.

Visita mostra-mercato ad Agliana.

Consigli di classe, anzi ultimi dell’anno.

Mancano poche settimane, il programma va concluso.

 

 

Considerazioni.

L’attenzione mia si è spostata sul fatto che l’ultimo consiglio di classe prima dello scrutinio segna la chiusura dell’attività scolastica. Questo passaggio comporta  quasi sempre un bilancio di natura collegiale fra i docenti, ad esso segue il confronto-incontro con i rappresentanti degli studenti e dei genitori. C’è il singolo e c’è la classe, il caso privato viene ricomposto con l’insieme della classe.

Si tratta di un bilancio quindi. Più volte nel corso dei miei anni di lavoro ho avuto modo di osservare anche posizioni polemiche o aperte critiche rivolte ai docenti da parte dei rappresentanti dei genitori e degli allievi. Da anni si è rotto il rapporto fiduciario fra famiglie  e docenti. L’Italia arcaica, ordinata dalle distinzioni di ceto e di ruolo, a suo modo limpidamente feudale in certi comportamenti è finita molti decenni fa. In un mondo umano senza più valori metafisici e regole di comportamento condivise dalle varie parti della popolazione si verifica l’ovvia  evoluzione del docente messo  sotto esame per così dire dall’utenza. Le diverse popolazioni del Belpaese hanno subito per intero nell’arco del ventennio 1993-2013 una radicale trasformazione. Le forme del successo personale sono divenute quantificabili in quattrini sonanti e nel possesso di beni di varia natura, il dato materiale e l’interesse privato di carattere egoistico sono diventati la sola bussola del pensare e del leggere la realtà. Questo materialismo di carattere numerico e contabile è diventato dominante attraverso  il crollo di forme divenute arcaiche di rispetto sociale e della disgregazione della logora struttura partitocratica che gestiva il rapporto di mediazione fra potere e masse elettorali. Al posto di grandi narrazioni pseudo-storiche e pseudo-scientifiche sulla società italiana si è sostituita l’amara razionalità del calcolo economico e della visione del rapporto fra costi e benefici. Ovvio che la scuola è stata colpita da questa trasmutazione delle genti del Belpaese che alla fine hanno trovato se stesse nella loro intima natura egoistica e materialistica. Ritengo inoltre che grattando bene la patina di perbenismo e moralismo politico del vecchio democristiano, del socialista, del comunista, del laico o del liberale dei passati decenni della Repubblica sarebbe uscito fuori la vecchia ruggine dell’italiano delle maschere del teatro dei burattini e del suo vivere quotidiano in mezzo a mille piccoli problemi e a padroni perlopiù cattivi, lontani, forestieri, dispotici. La dismissione dei vecchi fondali ideologici e dei trucchi di scena della politica di professione ha lasciato ogni umano italiano alle prese con il dare e l’avere, con la dichiarazione dei redditi, con le bollette e le multe, con i debiti,  con la vendita degli ori di famiglia, con le cento difficoltà del momento. Chi cerca di sfuggire all’aggressione del presente capita che fugga verso dimensioni immaginarie, finte apocalissi politiche di destra e sinistra, visioni del mondo misticheggianti o allucinate. Le genti del Belpaese risultano così scisse fra una rude brutalità del dato di fatto economico e la fantasia di mondi immaginari politicamente assurdi ma sul piano psicologico lusinghieri. Questa scissione la trovo proprio anche sul lavoro dove esiste la rottura fra la dimensione ideale e profetica dell’insegnamento, che ha una sua maturazione pensata nel futuro di chi riceve l’insegnamento, e il concreto e brutale dato materiale di tagli continui e ripetuti al settore della scuola di Stato. A questo va aggiunto che e la considerazione sociale del docente è proporzionale al suo stipendio.




18 aprile 2013

Data. Dal 22/3/2013 al 8/4/2013

Data. Dal 22/3/2013 al 2/4/2013

 

Note.

A Scuola si sente odore di vacanze pasquali, altra interruzione.

Provo stanchezza, irritazione.

Visita al nonno rimasto vedovo in occasione della cena di famiglia di Pasqua.

Da correggere una quarantina di compiti.

Appuntamento per una mostra dei miei disegni e pitture su cartoncino e carta.

 

Considerazioni.

L’attività d’illustrazione per gli amici di Futuroieri ha creato una massa di disegni e pitture che sto per esporre in un locale fiorentino. Ho già preso i contatti del caso. L’opera di divulgazione prosegue. Mi chiedo se abbia senso. Ma se non si mette assieme la rete e il virtuale con il reale non se ne esce. L’appello civile, morale, di previsione di nuove catastrofi rischia di disperdersi, di diventare una delle tante voci indistinta e indistinguibile. Sono sicuro che tanta parte del Belpaese, specie molti adolescenti e giovani non ha idea di cosa vuol dire essere sette miliardi di umani, tutti potenziali consumatori di beni e servizi della civiltà industriale, in un sistema di risorse planetarie limitate.  Senza grandi accordi internazionali, patti seri e verificabili, sensibilità da parte delle masse popolari verso i problemi ecologici, disinteresse assoluto da parte delle minoranze al potere il rischio di guerre e catastrofi è fortissimo. Anzi oso scrivere che è certo. Non vedo come una competizione crescente per le risorse, i mercati, la forza lavoro a basso costo fra sistemi imperiali armati possa portar qualcosa di buono. Per ora le grandi potenze sponsorizzano conflitti locali, si schierano per questo o per quello a seconda delle opportunità e dell’interesse. Davanti a una penuria globale seria di risorse alimentari, energetiche, di materie prime c’è da attendersi risposte violente, colpi bassi e forse guerre più grandi e pericolose.  Poi se c’è da osservare il passato occorre ammettere che i sistemi imperiali alla fine sono tutti schiantati, e questo non promette bene visto che ormai è certa la ricostituzione in nuova forma di poteri imperiali, sostanzialmente quelli dei cinque paesi con diritto di veto all’ONU più le nuove potenze emergenti.

Molti in Italia non mettono assieme i fatti, non vedono che cose apparentemente remote sono collegate, che i limiti dello sviluppo della civiltà industriali e sono collegati alle tensioni sociali e militari anche quelle del Belpaese, che l’emergere della nuova superpotenza cinese mette in discussione i grandi equilibri internazionali, che le risorse sono limitate e quindi oggetto di speculazione finanziaria e di guerre. Milioni di abitanti del Belpaese non vedono oltre il marciapiede davanti a  casa, il calcio, i fatti propri, lo stipendio, gli spaghetti al dente, la macchina, la donna sono l’inizio e la fine di tutta la loro realtà. Il mondo esterno non esiste  se non quando è in offerta al discount o al centro commerciale e quando l’abitante della penisola deve aprire il portafogli o metter mano alla carta di credito. Questo è il limite, una parte degli abitanti della penisola è irraggiungibile a un discorso coerente e serio sulla realtà oltre le apparenze e le illusioni della pubblicità commerciale e dello spettacolo televisivo. Personalmente, ma è pura congettura, credo che siano la maggior parte. Qualsiasi discorso serio, qualsiasi mobilitazione, qualsiasi appello qui nel Belpaese si spaccherà sempre sopra la massa grande dell’egoismo dei singoli, dell’interesse privato anche il più  meschino e piccino che si possa concepire. So che è un discorso da quarto secolo dopo Cristo ma mi pare proprio, per usare una figura retorica e fantastica piuttosto concreta, che la maggior parte degli abitanti della penisola non abbia l’anima. Ovviamente nel senso ampio dell’espressione. Una parte cospicua della popolazione che abita la penisola mi sembra priva di empatia, gusto estetico, autostima, capacità intellettuali, senso critico, curiosità verso fatti e argomenti di carattere umanistico o scientifico.

 

 

Data. Dal 3/3/2013 al 8/4/2013

 

Note.

A Scuola si sente la primavera. Piove, è umido ma sta arrivando il caldo e il vento di primavera.

Ansia di primavera: sta per finire l’anno scolastico. Il programma deve arrivare a un buon punto.

Da correggere una ventina  di compiti.

Mostra dei miei disegni e pitture su cartoncino e carta.

Fatto l’annunciatore per l’esibizione di judo alla fiera di primavera di Sesto Fiorentino.

Condizioni morali e fisiche in leggero miglioramento.

 

Considerazioni.

L’attività scolastica conferma, senza sforzo e indagine, quello che osservo e medito da anni. Il lato spiacevole delle genti del Belpaese.  Dal mio punto di vista tanta parte del lato spiacevole è il gigantismo della parola MIO. C’è qualcosa d’infantile nelle genti della penisola, per gli umani abitanti in Italia da generazioni, i nuovi hanno tradizioni e costumi loro, il MIO è tutto, è tutta l’esistenza fisica, spirituale, economica. Al tipico italiano non importa nulla dei disastri e delle guerre, se la sua città cade a pezzi, se la delinquenza è padrona del territorio, se i luoghi dove vive sono brutti, deformi, irriconoscibili. Tutto ciò che tocca la sua sfera d’interessi e  di piaceri immediati ha senso, ciò che è oltre è pazzia di poeti e sciagurati magari di poveracci che votano a sinistra o per partitini moralistici. Quando a pranzo o a cena osserva il telegiornale l’italiano è indifferente a qualsiasi dramma che siano massacri medio-orientali, odio politico, terremoti, uragani, guerre brutali con tanto d’immagini sanguinolente di gente fatta a pezzi o bruciata viva. La pasta scotta o salata due volte o il vino inacidito è un dramma orribile che gli guasta la settimana e magari se ne lamenta con amici e conoscenti, peggio ancora se la squadra del calcio perde di brutto, può andargli di traverso il pollo. Il MIO è più forte di qualsiasi catastrofe lontana o di ogni monito sulle sciagure ultime della razza umana. Questa dimensione limitata della maggior parte delle genti del Belpaese negli anni della mia adolescenza mi si rivelò in forma di metafore e non di analisi quando negli anni novanta trovai e comprai il fumetto tradotto in italiano di capitan Harlock. Nella maturità poi fu possibile per me comprare il DVD con le scene tagliate.  La serie del capitan Harlock del 1978 era stata pesantemente censurata dalla televisione pubblica, allora 1979 si trattò di RaidDue,  in frasi ed espressioni non legate al sesso o alla violenza. In particolare l’adolescente Daiba che spara alla bandiera del suo paese ripudiandola, lo fa prima di unirsi alla ciurma del capitano, perché sconvolto dalla natura imbelle e dissoluta dei suoi governanti mentre sull’umanità incombe il pericolo dell’invasione aliena fu per me una rivelazione. L’umanità imbelle e dissoluta e suoi capi scelleratissimi che nel racconto stavano portando l’umanità del d 2978 incontro alla catastrofe più grave ed estrema aveva diversi punti in comune con le genti del Belpaese del 1979 già allora avviati verso l’ipertrofia del MIO e il votarsi al proprio interesse privato a scapito di qualsiasi altra suggestione dell’anima umana.  Anche se fatto e pensato in Giappone fra il 1977 e il 1978 la serie classica di Harlock uscita in Italia su Raidue nel 1979 aveva un che di profetico. Oggi alla scelleratezza e all’idiozia di massa si sommano le nuove forme di povertà e di malattia mentale indotte dalla crisi e dal disfacimento delle certezze della società italiana. La sicurezza sul lavoro, la natura morale  e ordinatrice della famiglia nella vita dei singoli, lo stato sociale, le prospettive di vita e di carriera si sono disgregate. Si ha pertanto un composto perfino peggiore delle caricatura di umanità del fumetto giapponese del 1978 e va da sé della serie televisiva. Il MIO è nel Belpaese l’ultimo rifugio di milioni di uomini soli e donne sole che sanno ormai di non aver più punti fissi, morale, visione del futuro; la propria corporeità e la propria mente diventa l’ultima banca, l’ultima chiesa, l’ultimo Stato, l’ultima famiglia.

Milioni di singoli isolati sono di solito una massa di consumatori potenziali vittime felici del plagio della propaganda politica e delle suggestioni  pubblicità commerciale, non è quella la condizione per mezzo della quale si può sollevare le sorti del Belpaese facendo forza su coloro che lo abitano e ci lavorano.

 

 

 




7 aprile 2013

Diario Precario Dal 14/3 al 21/3/2013

Data. 14/3/2013

 

Note.

A Scuola niente di nuovo.

Nuovo Pontefice.

 

Considerazioni.

Trovo che la centralità del Dio-denaro nella società italiana crea dei guasti notevoli. Ciò che non è immediatamente e meccanicamente riconducibile ai soldi è insensato per la stragrande maggioranza degli umani che compongono gli abitanti del Belpaese. Insensato, semplicemente insensato. Insensati e strampalati risultano essere per la stragrande maggioranza degli italiani gli antichi valori umanistici, estetica, senso della vita, dell’amicizia, del saper vivere con altri e condividere piccole gioie. Se così non fosse sarebbe inspiegabile l’incuria con cui sono tenute tante città italiane, i resti delle civiltà passate, il rispetto per l’ambiente naturale e paesaggistico; per tacere poi del resto che comunque compone il decoro del Belpaese. Questo nuoce alla scuola che soffre molto a causa del nuovo monoteismo incentrato sul Dio-denaro, devo dire che fa danno perfino alla mia vita privata. In fondo il docente è uno stipendiato, una figura di salariato e con questo dominio del Dio-denaro perde il precedente ruolo sociale di riferimento. Come al solito c’è qualcosa d’interiore e di non incluso nelle logiche mercantili che consente di sicuro a me, ma so di non essere solo, di superare questa condizione che di per sé porterebbe alla depressione, all’avidità e alla malattia. Così vivo scisso fra il mondo di tutti dove il Dio-denaro è il centro del potere e del dominio dell’uomo sull’uomo e dell’umano sulla natura e ideali umanistici e filosofici, perlopiù del passato, che mi si presentano difficilmente accostabili a questo presente.

 

Data. Dal 15/3/2013 al 21/3/2013

 

Note.

A Scuola lezioni.

Difficoltà tipiche dell’inizio della primavera.

Allarme Meteo, fiumi in piena, lezioni regolari.

Meno di Novanta giorni all’esame di Stato.

 

Considerazioni.

L’attività del docente in Italia è oggetto di scritti, racconti, resoconti, intrattenimento televisivo che deve per forza di cose avere un lieto fine. Sulla scuola il lieto fine è obbligatorio, è come se giornalisti e sceneggiatori televisivi e romanzieri dovessero quasi per forza di cose ricondurre tutto a una festa finale, a un qualche miracolo sociale, a fiori che sbocciano, al principe azzurro delle favole, a qualche atto profetico. Alla scuola reale e concreta si sostituisce nell’immaginario collettivo una scuola finta, di buoni sentimenti, di miracoli, di redenzioni sociali e culturali. Così Televisione, giornalismo, scrittori e pubblicisti  creano un modello di rappresentazione che si spalma sul reale in quanto reale e l’accompagna. Si passa molto spesso nel sistema dei media dal descrivere la scuola da un racconto negativo e catastrofista di carattere spettacolare che deve indignare il pubblico al descrivere  uno spettacolo di buoni sentimenti e sante passioni.  Anche per motivi che riguardano l’intrattenere e sollecitare i sentimenti del pubblico la massa grande della scuola pare come sparita dal discorso pubblico. Nel descrivere la scuola manca per ragioni di copione o di sceneggiatura l’enorme zona grigia del quotidiano che non è nobile, non è eroica, non è inquietante, non è esaltante.  Il discorso comune dei media sulla scuola tende a rimuovere ciò che è il lavoro che si fa a scuola e l’attività banale e quotidiana. Così spesso alla figura del docente reale e concreto nella testa di milioni di abitanti del Belpaese  si sovrappongono i maestri e i docenti del cinema, della televisione, dei racconti, della memoria privata e magari immagini vecchie  di decenni, creando una duplicità fra un reale piuttosto grigio e una fantasia letteraria e cinematografica assolutamente multicolore. Mi sento tagliato fuori, estraneo a questa rappresentazione.

La vita quotidiana m’avvelena l’esistenza. Il male di vivere picchia pesante una volta arrivati sui quaranta, intorno a me vedo un mondo sempre più degradato e corrotto e se possibile peggiorato dalla crisi economica. Sono ripassato sulla strada che dà sul negozio di Bomboniere e articoli da regalo davanti al Museo Ginori, l’esercizio chiude dopo 55 anni d’attività. In fondo alla strada apre un negozio cinese. Mi sono chiesto perché non riesco a convivere con una trasformazione così rapida, così drastica. Questi fatti li leggo come il passare del tempo, come il lento dissolversi di un mondo umano, naufragio di stagioni della vita, quindi anche della mia vita.  La mutazione sul territorio delle attività umane è il segno di un passare del proprio tempo, vedere ciò che cambia mostra che sei cambiato. L’essere umano ha bisogno di trovare successi personali e piccoli piaceri per sopportare l’aggressione del presente che muta, che degenera, che diventa un mondo diverso ed estraneo.



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