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30 settembre 2012

Diario Precario 27/09








Precario

Data. 27/09/2012

 

Note.

Sono al punto. Nuovo incarico, stessa scuola. Per fortuna ho ritrovato la stessa segreteria, i colleghi e la vicepreside dell’anno prima. Almeno posso già orientarmi.  Mi preoccupa la maturità di quest’anno, sarò molto probabilmente membro interno.

Comunque per ora inizio morbido: una supplenza, una lezione. Eppure la sensazione è che mi aspetta un periodo di lavoro difficile.

 

Considerazioni.

C’è la cattiva abitudine in Italia di sostituire troppo spesso il mondo reale e concreto con un mondo di fantasia, finto, sfacciatamente falso o ideologico. La condizione reale delle scuole superiori non coincide con la fantasia delle cose che devono essere in un certo modo, magari per finta o magari per forza. Così è per molte manifestazioni della vita in Italia. La fantasia e l’immaginazione tendono a sostituire le realtà scomode. Penso ad alcuni esempi:” La squadra del cuore perde di brutto allora l’arbitro è corrotto o l’allenatore un cretino. La realtà politica è spiacevole ecco che arrivano opposizioni politiche pronte a regalare alle plebi elettorali il sogno della rivolta, dell’insurrezione o dell’albero della cuccagna per tutti e senza fatica.  I figli sono vagabondi e arroganti e ignoranti, la colpa è dei docenti che non li valorizzano e delle cattive compagnie. La sfortuna colpisce la famiglia allora c’è il malocchio, qualche invidioso ha fatto fare la fattura malvagia al mago o a una qualche stregona di provincia”. Manca l’assunzione delle proprie responsabilità, del resto quasi impossibile in un sistema sociale e morale dove “ognuno è per se stesso, tutti sono contro Dio e Dio è contro tutti”. Solo un santo, un profeta, un visionario o chi ne possiede la potenza creativa e la chiaroveggenza può trovare le colpe proprie e altrui e non negarle nella finzione comune e nell’autoinganno. Poi si apre l’abisso del che cosa fare. Sembra di rivedere il mito della caverna di Platone con il filosofo illuminato che deve ritornare nelle tenebre cavernose per aiutare umani schiacciati da false verità e da visioni distorte e fallaci. L’opposizione a un sistema di cose sentito come malvagio e ingiusto credo sia simile a un sentimento di quelli forti, a suo modo è un fatto oggettivo, concreto, reale; talvolta perfino più del denaro o del conto in banca. Quanti sono disposti a cedere fino in fondo ai loro sentimenti, a farne una malattia, una mania, una persecuzione di se stessi operata con le proprie mani?

 

Ricordare.

Si vive una volta sola.

 Forse!

Questo è il limite d’importanza della propria esistenza e proprio questa dimensione oggettiva impone all’esistere qui e ora di trovare il senso del proprio stare al mondo. C’è qualcosa che è proprio del singolo nel decidere sul senso della propria vita e in modo ordinario, banale e stupido.  Cosa è per te la tua vita? Questa è la  domanda da farsi davanti alle difficoltà e al male di vivere. Poi arrivano le risposte. Magari sgradevoli, ma arrivano da sé anche se non volute o richieste.




29 settembre 2012

Diario Precario 26/09

Precario

Data. 26/09/2012

 

Note.

Giorno della convocazione. Ore 9. Aula grande per le conferenze di un noto istituto di periferia dove ho a suo tempo prestato servizio.

Prima impressione: cancelli chiusi, professori precari fuori e personale istituto e allievi dentro assieme ai responsabili della convocazione. Immagine mistica: il dentro e il fuori dal Tempio, iniziati e profani, fedeli e catecumeni.

Curiosa visione di carattere sacro con abbondanza di citazioni fantozziane. Poi il fastidio dell’attesa, battute di umor nero, al cancello un volantinaggio di offerte per corsi di specializzazione, uno striscione dei precari, molte insegnanti donne, squilli di cellulare. La commissione che inizia i lavori e chiama secondo la procedura e le classi d’insegnamento dalle liste delle graduatorie. Considerazioni e battute per ingannare il fastidio e l’attesa. Dopo tre ore arriva il mio turno, uno spezzone di quattordici ore, andare a restituire la chiave, andare nella nuova scuola, prendere servizio. Come ogni anno, ma ogni anno sempre peggio per me. Sempre più fastidio davanti a questa procedura, quasi un rito della burocrazia. Così vola il primo pomeriggio fra la scuola che devo lasciare per la cattedra del CSA e quella nuova, dove avevo la supplenza fino ad avente diritto, per le formalità del caso. Nuovo anno scolastico, nuovo lavoro, vecchi problemi, rifare i programmi.

 

Considerazioni.

Questa volta mi è capitata la conferma di quanto sia clamorosa in termini numerici la presenza femminile nella scuola. Alcune professoresse sono entrate nel bagno dei maschi. Non entravano più nel loro, del resto noi non eravamo la maggioranza. Sulle prime ho avuto una sorta d’espressione di sorpresa, mi ero chiesto se non avessi sbagliato porta ed ero corso a vedere, tutto a posto. Poi ho capito che la necessità fisiologica fa saltare le convenzioni, e la realtà parla di una larga maggioranza di donne nella scuola. Questo mi fa pensare al fatto che in fondo ci deve essere una sorta di pregiudizio nella scuola, infatti via via che si sale d’importanza nella gerarchia dell’insegnamento la presenza femminile si fa più rara. Tante le donne maestre, molte le professoresse delle scuole medie e dei licei ma molte meno fra i professori universitari. Di fatto è una gerarchia non scritta, qualcosa di tacito, di noto e nello stesso tempo di non formalizzato. Il sotto della gerarchia a prevalenza femminile, il sopra a prevalenza maschile. Mi piacerebbe avere un po’ di statistiche per provare o smentire questo mio pensiero. Per ora ci pensano i giornali a donare alla pubblica opinione le percentuali sulla prevalenza della docenza femminile.

(http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/09/04/ciao-maestro-le-donne-in-cattedra.html)

Ricordare.

Il mestiere

Restituire le chiavi. Un gesto comune per supplenti e precari; rendere al bidello le chiavi del cassetto del docente. Mi ricordo di una volta dove quasi mi commossi. Una scena da libro d’infanzia. Un custode con la barba bianca e il grembiule da lavoro blu mi si fa avanti e con tono cortese e amichevole prende in mano le chiavi del cassetto. La supplenza finiva poco prima delle vacanze di natale, ovvio che sarei rimasto senza stipendio per le feste,  e avrei in mancanza di certezza della durata della  cattedra accettato una nuova supplenza in un diverso istituto che dai primi di gennaio sarebbe arrivata a giugno. Mi ricordo quest’immagine quasi consolatoria di questo custode che con un fare da primo Novecento salutava rispettosamente, s’informava del fatto  e cordialmente mi augurava buona fortuna. Ne doveva aver visti tanti e viste tante di queste storie banali. Di solito la restituzione delle chiavi è una formalità,  un gesto così rozzo e ordinario da sembrare una faccenda di bassa burocrazia. Invece quell’episodio mi aprì la mente all’evidenza che era il segno concreto del passaggio. Il tuo cassetto è l’appartenere in quel momento al corpo docenti dell’istituto, il tuo lasciare il cassetto è l’uscita dal corpo docenti. Nel Judo c’è l’inchino come segno di rispetto, come formalità, come saluto. La restituzione delle chiavi è l’assolutamente informale inchino del supplente all’organigramma dell’istituto, alla continuità della scuola, alla materialità dell’essere docente con tanto di cassetto, registro cartaceo, eventuali compiti e libri ben stipati. Una chiave di banalissima fattura diventa il simbolo di una presenza, di un percorso lavorativo, di un pezzo di vita. Più della matita Rosso-Blu  o del registro personale la chiave dell’armadietto o del cassetto è il simbolo del docente in cattedra.




28 settembre 2012

Diario Precario







Precario

 

Data. Dal 17/9 al 20/9

 

Note.

Settimana difficile aperta sotto il segno dell’incerto. Trovata supplenza fino ad avente diritto. Quanto? Forse una settimana, forse un mese. Dipende. Ma non da me.

 

Considerazioni.

Questa condizione ricorda i fili tirati dai burattinai nel film di Pasolini “Cosa sono le nuvole”. Su Youtube è visibile a pezzi il film pasoliniano, ormai i grandi del passato ritornano artificialmente  nel mondo del virtuale. Il mio essere al lavoro dipende da variabili di cui non sono né responsabile e neppure parte della soluzione. La precarietà attraverso il reclutamento del corpo docente entra nell’educazione, nella scuola. Non avevo mai pensato a una cosa del genere, ma in effetti il sistema scolastico è riflesso della società in generale e quindi anche della sua precarietà spalmata su tutti i livelli di vita e lavoro.

 

Ricordare.

Il docente non è solo un lavoratore, è anche educatore e insegnante. Un po’ difficile continuare a pensarla così in una società dove prevale l’interesse personale, la competizione individuale aldilà e contro le regole della civile convivenza fra umani, la comunicazione della pubblicità commerciale, il possesso di beni materiali e di denari come senso unico e ultimo della vita. Il docente è forzato ad essere filosofo nel senso meno simpatico del termine ossia di quello del pensiero critico e della saggezza marginale al reale in quanto reale. Tuttavia questa considerazione può essere facilmente  impugnata. LA CIVILTA’ INDUSTRIALE tende a trasformare ogni tipologia di attività umana in un lavoro salariato, in un fatto di produzione stipendiato. Tutto ciò che di concreto, reale, ordinato, integrato avviene in una civiltà industriale necessita di burocrazia, di controllo, di regolamenti, di leggi, di strutturazione in un sistema di produzione, sviluppo e consumo e manco a dirlo di obsolescenza, sostituzione, trasformazione in spazzatura forse riciclabile. Un Socrate che teneva le sue “lezioni” con dialoghi tenuti in piazza, nelle vie di Atene, nelle case di privati in occasioni più o meno festose oggi non potrebbe essere collocato nel numero dei docenti. La docenza esige l’integrazione in un sistema, in regole, in un lavoro stipendiato, in un sistema di organizzazione burocratica e amministrativa complessa. Tutto deve entrare in una qualche logica amministrativa, produttiva, organizzativa; lo spirito libero socratico è troppo intellettuale per l’ordinario, troppo eccentrico per il banale, troppo intellettualmente sovversivo per il quotidiano. Risponde a qualcosa d’interiore e completamente svincolato dalla realtà ordinata e civile. In effetti il Socrate era figlio di una civiltà pre-industriale e per molti aspetti ancora arcaica. Questa civiltà è il nuovo tempo, un tempo diverso da quello naturale delle stagioni, dei mesi, del sorgere e tramontare del sole. La civiltà industriale è una natura altra e seconda e  sta creando al sua  umanità, la sua gente, perfino il suo mondo.

 

Precario

 

Data. 24/09/2012

Note.

Ieri notte vista comunicazione convocazioni del Centro Servizi Amministrativi. In arrivo nuovo probabile posto di lavoro. Non mi piace. La cosa mi fa star male. Questo prendere e lasciare mi dà fastidio, mi dà il senso delle cose fatte a metà, imperfette. Perché questo mio mestiere viene trattato in questo modo? Tutte le volte provo un fastidio. E’ il senso del dover rincominciare da capo, rifare di nuovo un percorso di lavoro, di studio, educazione, di banale quotidianità.

Considerazioni.

Questa è l’ennesima volta che succede.

Dieci anni di lavoro nel settore fanno pensare al trascorrere delle cose nella vita umana.  Oggi qui, domani là. Forse… Il tempo che scorre mi nuoce. Mi fa pensare e mi costringe a rivivere i passaggi più importanti della mia vita. Sono sicuro di sognarli in forma contorta di notte, ma per fortuna queste cose sfumano e si dissolvono all’alba. Sono sogni. Forse.

Ricordare.

Il mestiere presuppone di dover ripercorrere in modo diverso strade simili, esperienze già osservate, fatti noti. Continuità e discontinuità si formano nel capriccio di qualcosa su cui non si ha potere. Vietato crollare di testa.




12 settembre 2012

Recensione - Marcione -terza parte



Il Vangelo di Marcione

Parte Terza

Marcione considerazioni personali

Limiterò le mie considerazioni personali a tre questioni che mi hanno colpito di questa vicenda di Marcione e della sua Chiesa parallela e dello studio effettuato dal teologo tedesco. La prima è che essa fu stroncata anche e soprattutto dalla conversione dell’Impero Romano d’Oriente e Occidente al cristianesimo di Stato, la seconda riguarda la ricerca di costui di un vero e autentico Vangelo che doveva emergere dallo studio e dalla selezione del materiale tramandato dalle diverse comunità cristiane e la terza il fortissimo distacco dal mondo ebraico che intendeva operare e almeno per ciò che era in suo potere portò avanti. La prima questione è una cosa che da tempo vado meditando e che mi porta a pensare il cristianesimo in quanto cattolicesimo come esito della dissoluzione dell’Impero dei Cesari che lo adottarono come fede di Stato. In questo mio convincimento mi confortano i testi di numerosi autori e una serie di considerazioni da me fatte nel corso degli anni. I marcioniti avevano l’abitudine  di cercare il martirio per mano dei pagani e dei funzionari romani a causa del grande disprezzo che avevano per questo mondo materiale. Quando l’Impero diventa cristiano si trovano nella scomoda situazione di esser eretici e perseguitati dal nuovo potere[1] che ha sposato la nuovo fede monoteista. Pare una beffa atroce del destino che gente che si caricava di rinunce durissime e faceva suo un rigore ascetico sia stata stroncata da quella che è in fondo una storia di successo politico e religioso. Eppure nel marcionismo c’è un rifiuto così forte del mondo e del male di cui pare essere intessuto che certamente il fondatore  avrebbe visto nella cristianizzazione dell’Impero qualcosa di orrendo. Il Cesare diventava cristiano e il suo potere terreno assumeva la forma e i simboli di una monarchia cristiana pur lasciando non risolti sul terreno la durezza dei rapporti sociali, la ferocia dei tempi, le pratiche brutali nella conduzione della vita pubblica  e della guerra. Von Harnack ricorda che nella parte Occidentale dell’Impero la Chiesa di Marcione fu ridimensionata[2] con relativa facilità o assorbita dalle sette gnostiche ma a Oriente ci volle più tempo e fu necessario procedere a persecuzioni e conversioni alla fede ufficiale villaggio per villaggio. In effetti una Chiesa che esprimeva un contrasto così forte con il mondo materiale contrapposto a quello spirituale non poteva diventare la forza spirituale di cui i Cesari avevano bisogno per tener assieme l’Impero minato dalla discordia interna e  dalle aggressioni esterne. Il secondo punto che è la ricerca del Vangelo vero è addirittura se possibile più inquietante considerando che in fondo l’eresia, se la si vuol chiamare così, ha costretto la Chiesa a rivedere le sue testimonianze scritte e a pensare a porsi il problema di quali Vangeli seguire. Von Harnack osserva[3] che Marcione:” Marcione ha combattuto solo contro un unico avversario- gli Pseudo-apostoli e gli evangelizzatori giudaicizzanti…” ossia ha cercato di staccare cristianesimo ed ebraismo, il suo Cristo non aveva nulla a che fare con il mondo ebraico. Mi sono fatto l’idea, ma è una mia congettura[4],, che Marcione vedesse in un messia connesso all’ebraismo qualcosa di molto materiale  e territoriale, ossia un principe d’Israele venuto a rifondare con la forza e la politica religiosa il regno davidico. Ovvio che l’accostamento fra mondo ebraico, desideroso d’affrancarsi dall’Impero e di rifondare il regno d’Israele, e il Messia[5] Salvatore Universale che salvava l’umanità da questo piano materiale in nome di un Dio straniero e mai nominato prima per Marcione era un qualcosa d’assurdo. Quindi le divinità erano: due il Dio Straniero e il Creatore di questo mondo materiale. Da qui la sua correzione meditata del Vangelo di Luca e delle Lettere di San Paolo e il giudizio negativo sul mondo ebraico. Von Harnack[6] arrivò a scrivere: “Se Marcione fosse riapparso al tempo degli ungonotti e di Cromwell, avrebbe incontrato nel mezzo della cristianità il Dio guerriero d’Israele, di cui aveva orrore”.  Un problema di fede quindi, teologico che costringe i suoi nemici a confrontarsi con i suoi testi e a pensare di dover presentare alle diverse comunità cristiane un corpo di scritti unitario, quel che diventerà il canone[7] per esser chiari. Il terzo punto è in stretto rapporto con questo secondo punto e riguarda le evidenze su cui Marcione opera per dimostrare l’incompatibilità fra Bibbia e Vangelo. Per un vivente nel XXI secolo la situazione politico-religiosa è diversa da quella di Marcione nella quale il popolo ebraico aveva visto la distruzione del Secondo Tempio e la rovina dei suoi capi religiosi e politici e la dispersione o morte delle sue popolazioni. Israele è di nuovo uno Stato[8] militarmente  potente e finora supportato dal Grande Impero Statunitense, a partire da questo dato è per me evidente che cristianesimo cattolico che fa riferimento alla Città del vaticano e al piccolo Stato della Chiesa non è lo stato d’Israele. Forse anche solo per una questione di bandiere è palese che le due fedi sono distinte e diverse. Il distacco fra mondo ebraico e mondo cristiano in atto nel II secolo è oggi un fatto di secoli lontani. Quello che rimane in comune è questo conservare il vecchio Testamento da parte delle diverse confessioni cristiane. Mi pare però che esso sia un conservare e un credere a un legame che fa a pugni con la realtà dei fatti. Cosa è davvero il cristianesimo tolto ogni riferimento di qualsiasi carattere alla Palestina al tempo della dinastia Giulio-Claudia e Flavia dalla vicenda del Messia Gesù? Mi sono dato la mia risposta: “la religione dell’Impero Romano e il fondamento culturale di quanti fra Imperi, Regni e Regimi democratici oggi esistenti ritengono di avere dei legami culturali con quella civiltà antica”. Questo è il punto. Senza il riferimento al mondo ebraico del I secolo il cristianesimo potrebbe essere la sintesi religiosa di alcune famose divinità orientali in congiunzione con i culti ispirati ai diversi messia e comparsi nei territori dell’Impero fra I e II secolo dopo cristo.  Il Cristianesimo al tempo dei Cesari pagani aveva raccolto forze d’opposizione, le speranze messianiche del periodo e il desiderio di una trasformazione radicale del mondo e un termine al disagio e al male di vivere. Ad un certo punto diventò per volontà di Costantino[9] religione lecita e favorita in molti modi dallo stesso imperatore e con i suoi successori essa divenne la religione di Stato, non subito ma poco per volta e non senza contrasti.  Fare del Cristianesimo la religione di Stato monoteista trasformò quanti erano pagani, eretici o seguaci di altre fedi nemici potenziali o palesi del potere imperiale. Ovviamente il cristianesimo doveva esser tale da poter essere la fede di tutti i popoli sottomessi ai Cesari e ai funzionari imperiali di allora, una religione universale quindi che non distingue fra popolo e popolo, fra città e città, fra umano e umano. In fondo il senso politico dell’operazione[10] di Costantino era di creare una base culturale e religiosa comune a tutti i sudditi dell’Impero, una fede che sostenesse un sistema imperiale in crisi militare e arrivato al limite delle risorse e della umana sopportazione dei suoi sudditi. Come può quindi una fede di questo tipo incontrarsi con la religione ebraica di carattere locale e nazionale[11] presente nel Vecchio Testamento, seguendo la ragione di stampo illuminista  in teoria tutto non può essere. Eppure questo è accaduto. La mia logica mi porta a ritenere la vicenda storica di Marcione estremamente istruttiva, dà infatti alla vicenda del formarsi del cristianesimo il senso di un percorso non sacro ma umano; la comprensione del sacro assume la dimensione dell’essere umano davanti ai suoi limiti più duri da comprendere e da accettare e alle prese con la difficile opera di comprendere Dio. Ossia di avvicinarsi a ciò che è oltre se stesso, ciò a cui tende con il pensiero e con l’intuizione. Spinge questo libro a pensare alle origini remote di fatti che nel quotidiano non vengono mai messi in discussione, a cercare da sé le risposte ai problemi d’identità religiosa, a confrontare la fede con il fatto storico e con lo scorrere dei secoli.  Il fatto che l’opera di Marcione sia giunta solo parzialmente e in forma frammentaria dimostra quanto opportuno e importante sia stato il libro di Adolf von Harnack che mentre ne traccia i possibili confini presenta anche al lettore i confini del proprio sapere intorno alle origini del cristianesimo.

 



[1]   Interessante a questo proposito è il testo di Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  Sulla chiesa di Marcione in generale si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Marcionismo.

[2]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pp.246-247

[3]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.293

[4] Sulla Chiesa delle origini e la sua formazione deve aver inciso la sconfitta del messia, sedicente ricostruttore del regno d’Israele Simon Bar Kochba del 135 D.C  .”Cfr. Corrado Augias, Mario Pesce, Inchiesta sul Cristianesimo, Come si costruisce una religione, (Smart Collection),Mondadori, Milano, 2008, pag.103.

 

[5]  Per avere una parziale visione dei problemi legati al concetto di Messia Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Messia

[6]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.319

[7]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.133 e cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Nuovo_Testamento#Canone

[8]   A questo proposito cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Israele

[9]   A questo proposito cfr. Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  pp 72-94

[10]   Occorre per correttezza dire che questa non è l’unica spiegazione possibile,  personalmente la preferisco ad altre ma questo non attribuisce ad essa alcuna pretesa di verità manifesta. A questo proposito per un giudizio diverso cfr. Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  Pag.94

[11]   Cfr: Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, TEADUE, Forlì, 1992, pag.307





5 settembre 2012

Recensione - Marcione - seconda parte




Il Vangelo di Marcione

Parte Seconda

Marcione e la sua Chiesa

Marcione è stato il fondatore di una sua chiesa, egli è stato il fondatore di una forma precisa di essere cristiani e di concepire il vangelo. Il centro della sua teologia è la separazione netta fra ebraismo e cristianesimo e una svalutazione filosofica e teologica del mondo materiale e la ricerca del Vangelo autentico liberato da ogni falsificazione. Per capire di cosa si tratta  Adolf von Harnack ricostruisce nel suo libro sulla base di quanto è arrivato dall’antichità le due opere fondanti di Marcione: le Antitesi e il Vangelo.

Occorre segnalare al lettore che gli anni nei quali scriveva e predicava Marcione vedevano la distruzione delle speranze messianiche del mondo ebraico che per tre volte aveva dato origine a grandi insurrezioni contro l’Impero dei Cesari ricavandone terribili sconfitte[1], crudeli punizioni collettive, individuali[2], e rovinato la nazione ebraica. Marcione vive ed opera in un momento storico nel quale il cristianesimo prende forma e si consuma il distacco da un mondo ebraico delle origini devastato dal peso delle sconfitte causate dalle rivolte a sfondo profetico[3]  e messianico.

Il cristianesimo passerà da elemento settario e di parte nato all’interno del mondo ebraico a religione nuova odiata e spesso stimata eversiva all’interno dell’impero a unica religione di Stato dell’Impero stesso. La fondazione della chiesa di Marcione si colloca a metà di questo percorso storico durato tre secoli. Questo fatto spiega perché le Antitesi e il Vangelo di questa Chiesa cercarono di staccare con forza e decisione il cristianesimo dall’ebraismo.

Von Harnack ricostruisce alla luce dei frammenti pervenuti a distanza di diciotto secoli queste due opere. Per far capire al lettore cosa ha scritto il teologo germanico e come lo ha scritto citerò due passi[4] caratteristici riferiti al Vangelo di Luca:” Lc 9,25: Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? Incerto. Lc 9,31: Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Verosimilmente eliminato per il riferimento alla predicazione di Mosè e di Elia.

Da questa citazione si capiscono due cose la prima la faticosa ricostruzione del teologo germanico interessata a tratteggiare con la maggior precisione possibile i testi e l’altra il tentativo di Marcione di ricostruire un Vangelo assolutamente cristiano sulla base della propria logica e dello studio e non di una rivelazione sacra o di apparizioni mistiche. Nelle Antitesi questo metodo di Marcione emerge con forza, von Harnack individua trenta argomenti forti, ricavati da quel poco che è giunto spesso attraverso i suoi contestatori, che sottolineano l’alterità fra il Dio straniero del Cristianesimo e il Dio degli ebrei. Per capire l’acutezza e la precisione del teologo tedesco citerò i primi tre argomenti[5] da lui individuati e descritti sinteticamente.

I. Il Demiurgo era noto ad Adamo e alle generazioni successive, ma il Padre di Cristo è rimasto sconosciuto, come Cristo stesso ha detto di lui nelle sue parole: “Nessuno ha conosciuto il Padre oltre al figlio”. II. Il Demiurgo una volta non sapeva dove fosse Adamo e disse:” Dove sei?” ( Gn 3,9) Cristo invece conosce i pensieri dell’uomo. III. Giosuè ha conquistato la terra con violenza e crudeltà: Cristo invece ha proibito ogni violenza e  ha predicato mitezza e pace.

Trenta argomenti chiave quindi che scindono il Nuovo Testamento dal Vecchio Testamento ma che intendono anche dividere il credente in Cristo dalla realtà del mondo materiale e della concretissima società umana allora in mano all’Impero Romano. Von Harnack individua un punto nel pensiero di Marcione che fa la differenza teologica fra una concezione gnostica e la propria: il Dio Creatore del Mondo ha una sua giustizia deforme in quanto non migliora gli umani sottoposti al suo giudizio e non stronca in via definitiva il male. Questo è il punto[6], quel Dio del Vecchio Testamento non è di per sé malvagio ma la sua giustizia è debole e inadeguata, del resto la sua redenzione è una pace in terra, una vita nella prosperità e nel benessere e non un mondo altro di perfezione eterna. Dalla lettura letterale[7] della Bibbia per Marcione emergeva  proprio questo Dio Demiurgo consolatore e redentore in senso tutto terreno. Questo Dio così materiale e Creatore del Mondo è inferiore rispetto al Dio straniero, anzi la sua ignoranza del livello superiore dimostra i suoi limiti, il Dio Demiurgo si specchia nella sua opera di materia decadente e corrotta e viceversa ovviamente secondo Marcione[8] e i suoi. Il Dio Straniero e tutto buono di Marcione non ha partecipato alla creazione e alla creazione dell’uomo[9], la condizione umana è triste e disperata perché frutto della cacciata dal Paradiso e sottoposta a vivere in un mondo crudele nel quale è sottoposta a ogni tipo di disagio. Il Dio Sconosciuto che si era rivelato nel vangelo del Cristo era venuto a redimere solo l’anima. Credere e aver fede in lui comportava questa salvezza immateriale, un atto di bontà e misericordia infinita considerando che la condizione umana e il mondo materiale non erano una sua creazione, del resto come emerge dalla testimonianza del suo denigratore Tertulliano[10] questo Dio straniero non doveva essere temuto o adorato per paura di punizioni future. Colui che veniva redento non aveva bisogno di norme morali o leggi, la fede trasformava i cattivi in buoni e li elevava oltre la realtà materiale. Trattandosi di Marcione va da sé che l’apostolo Paolo di Tarso è colui che per mezzo della rivelazione divina presenta il Vangelo di Cristo e lo difende con le sue lettere, a differenza degli altri[11] dodici.

I Marcioniti come chiesa erano indifferenti al destino dell’impero e alla vita pubblica, disprezzavano il mondo materiale inclusi i piaceri di natura sessuale e alimentare ed erano pronti al martirio e alla morte in quanto questo mondo materiale dominato e plasmato dal Demiurgo  era fonte di male e di degenerazione. Circa un terzo del libro è dedicato alla storia della chiesa marcionita sulla base di quanto ci tramandano le fonti e la ricerca storica. Marcione una volta espulso per le sue opinioni dalla chiesa di Roma inizia a creare la sua chiesa che tale era per riconoscimento anche dei suoi avversari e contestatori, e con un certo successo.  La sua Chiesa era radicale, era incentrata su una contrapposizione fra il fedele e il mondo materiale e la società umana e le sue caratteristiche indicano che era presente una forte tendenza all’ascetismo. Curiosamente le donne nella chiesa di Marcione[12] erano autorizzate a battezzare e a svolgere tutte le funzioni perché l’appartenenza sessuale dei redenti non poteva giocare nessun ruolo,  l’eucarestia veniva celebrata con l’acqua al posto del vino, e i fedeli dovevano praticare la castità e nel caso sciogliere il matrimonio e vivere in povertà e nella comunità e rinunciare alla carne e al vino nell’alimentazione. Per i catecumeni la morale era meno rigida configurando così una chiesa con due tipologie di aderenti. Il martirio invece andava accettato su di sé ed era una questione di principio per questa chiesa che cercava di avvicinare e di convincere il resto della cristianità a seguirla su certe posizioni. Harnack si è chiesto perché per quasi due secoli dal 150 ai primi anni del 300 questa chiesa fosse stata così influente e avesse retto alle persecuzioni e all’ostilità del  resto del cristianesimo la sua opinione è che si fosse verificata una combinazione di elementi diversi: l’ascetismo che doveva elevare il fedele, il rifiuto radicale del mondo materiale e del sistema di potere imperiale, il rigetto dell’Antico Testamento, la fede in Cristo. I Marcioniti come chiesa declinarono ed entrarono in una condizione che li fece sparire per effetto dell’attrazione verso la chiesa Manichea e l’altro per la persecuzione imperiale volta a uniformare tutti i cristiani nella Chiesa Cattolica quale religione unica dell’Impero d’Oriente e d’Occidente. Il libro riporta le testimonianze[13] che rivelano l’attrazione verso i manichei e l’opera imperiale di persecuzione e conversione dei villaggi e delle chiese marcionite. La chiesa di Marcione era sopravvissuta alle persecuzioni pagane ma non resse quelle portate avanti da imperatori divenuti cristiani, questa sconfitta finale di una chiesa così fortemente paolina e cristiana oggi suona come un tragico paradosso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1]   Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_giudaiche

[2]   A questo proposito invito il lettore a confrontarsi con l’Autobiografia di Giuseppe Flavio e con l’episodio dei tre amici di Flavio crocefissi per ordine di Tito e liberati troppo tardi per mezzo della supplica dello stesso Flavio . Cfr.  Giuseppe Flavio, Autobiografia, BUR, Milano, 1994, pag.205

[3]   Cfr. http://www.homolaicus.com/storia/antica/cristianesimo_primitivo/messianismo.htm

[4]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.92

[5]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp.160-161

[6]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.174

[7]   Ibidem

[8]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.177

[9]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.179

[10]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.218

[11]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.228

[12]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.236. sulla chiesa di Marcione in generale si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Marcionismo

[13]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pp. 245-250

 




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