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30 novembre 2012

RENZI DI NUOVO BOCCIATO DALLA CORTE DEI CONTI

La Corte dei Conti “richiama” il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Da una parte una previsione di spesa del personale non conforme ai limiti previsti dalla legge. Dall’altra metodi “contabilmente” non corretti e non previsti dalle normative per arrivare al pareggio finanziario nel bilancio: una “reiterata irregolarità contabile – scrivono i magistrati contabili fiorentini – che oltre ad essere contraria ai principi di sana gestione, denota il permanere di una situazione di precarietà finanziaria che richiede l’adozione di particolari misure di adeguamento delle previsioni dell’entrata e della spesa”.

La bocciatura della Corte dei Conti è arrivata con una sentenza di due giorni fa. Per quanto riguarda la spesa del personale il Comune di Firenze ha previsto un totale per alcune tipologie contrattuali (cioè quelli a tempo determinato) che “risulta superiore al 50 per cento dell’importo totale della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009 (o triennio 2007/2009) (120,26%)”.

Una situazione che “risulta aggravata dalla previsione nell’anno 2012 di nuove assunzioni di personale, rinnovi, proroghe dei contratti a tempo determinato. Ciò costituisce una grave irregolarità contabile in quanto in contrasto con la normativa e con i principi generali ai fini del coordinamento della finanza pubblica” scrive il collegio di 4 magistrati.

Poi la parte del patto di stabilità interno che, dopo un precedente rilievo della magistratura contabile, sarà al vaglio dei revisori. “L’impostazione del bilancio pluriennale – scriveva la Corte dei Conti nella ‘grave irregolarità’ sottolineata in precedenza – per le annualità 2013 e 2014 non garantisce il rispetto del patto di stabilità e costituisce una grave irregolarità contabile per cui è necessaria l’assunzione immediata di idonei atti di correzione e l’eventuale rideterminazione delle previsioni di bilancio”. In più i giudici rilevano “il mancato rispetto del vincolo di destinazione” per i soldi incassati con le multe e con i servizi aggiuntivi di trasporto pubblico... [ da www.ilfattoquotidiano.it ]




30 novembre 2012

Diario Precario dal 15/11 al 16/11

Data. 15/11/12

Note.

Lezioni a scuola. Questioni di burocrazia.

 Fatta domanda per docenza attività alternative alla religione cattolica.

Giornata di pensiero.

 

Considerazioni

La giornata è limpida, tranquilla.

Io non sono tranquillo, non sono felice.

Quello che vedo, anzi che intuisco è un Belpaese che si chiude su se stesso malgrado le apparenze.

La solitudine, l’egoismo, l’interesse privato, il dato economico, l’apparenza della propria posizione sociale o lo stipendio sono il centro della vita del singolo, non c’è spazio per altro.

Quando c’è qualcosa di diverso è poca cosa, spesso residuale o sono valori tipici di appartiene e di anime belle o di piccoli gruppi persone interessate a qualcosa di originale. Ciò che è denaro è concreto e ciò che è concreto è tutto per la stragrande maggioranza degli abitanti del Belpaese. Il resto non esiste o esiste nella fantasia, come agitazione di poeti, come cosa da invasati, da esseri umani mentalmente disturbati. Nulla di veramente serio turba le genti del Belpaese ad eccezione di ciò che entra ed esce nel portafoglio o nel patrimonio privato.

La vasta messe odierna di massacri, orrori, disastri ambientali, guerre, stragi terroristiche che avvengono altrove  e perfino non lontano dai nostri confini non agitano i popoli nostrani, al contrario un furto in casa è la fine del mondo, un problema di soldi sul lavoro, anche minimo, è una tragedia greca. Malgrado le apparenze e per quel che posso capire perfino le famiglie se possibile hanno fatto questo percorso di auto-centramento su se stesse. Alla fine la lezione neo-liberale dell’individualismo ha trovato in Italia una sua contorta applicazione dove mentalità arcaiche di antica origine feudale e contadina si mischiano alle suggestioni della terza rivoluzione industriale. Ordini professionali, da abolire da almeno tre decenni, e trasmissione di mestieri e libere professioni di padre in figlio si mischiano all’uso di internet e dei social network senza alcuna contraddizione apparente. L’abitudine italiana a convivere con  le contraddizioni rende possibile quel che altrove sarebbe vivere prendendo in faccia settimanalmente un cazzotto logico e concettuale. Io credo che tanta parte dei popoli di questa penisola si sia abbrutita dentro negli ultimi tre decenni; non ne uscirà fuori una storia per bambini: ossia un racconto con il lieto fine. Ma forse c’è una logica in questo. Non si può dar la colpa ai forestieri, o se la loro colpa esiste è solo per piccola parte. Questo vivere nel brutto e nel deforme è una scelta lucida, è reazione esistenziale, è qualcosa di voluto e di consapevole. Sì proprio consapevole. La stragrande maggioranza delle genti del Belpaese vuole vivere seguendo i peggio proverbi familistici ed egoistici del mondo rurale  e delle plebi urbane di cui c’è traccia in certi arredi per case e negozi. Faccio riferimento a certi cartelli e motti invero un po’ volgari dove si esalta la diffidenza contro tutti, l’egoismo esistenziale, l’indifferenza verso il prossimo come rimedio alla disonestà altrui. Il mio lavoro, a causa delle materie che insegno,  mi porta lontano da tutto questo, da questa mia evidenza professionale osservo il mio disagio esistenziale. Mi ricordo di aver scritto anni fa, a proposito del precedente fatto militare del  conflitto israelo-palestinese,  che il tipico italiano sarebbe rimasto indifferente davanti alla televisione anche davanti alle immagini di guerra con di umani fatti a pezzi, al contrario la pasta scotta o non salata l’avrebbe mandato in bestia. Credo di dover confermare quel giudizio. La sensibilità davanti ai massacri qui è cosa per spiriti nobili e per gente che fa militanza politica all’estrema destra o all’estrema sinistra. Strano accostamento questo dove condizioni umane diverse di piccole minoranze si staccano in modo così forte dalle massa indistinta dei cittadini e para-consumatori, o consumatori immaginari. La maggior parte della popolazione italiana vive nel quotidiano e ogni giorno ha la sua cosa urgente, la sua necessità, il piccolo tornaconto che deve trovare la sua soddisfazione. Non c’è spazio per ciò che è altro, lontano, diverso. L’essere umano italiano tendenzialmente, anche se non vive nel disagio, pensa per sé in termini egoistici e opera e agisce pensando alla soddisfazione di suoi  desideri e di personali bisogni.

 

Data. 16/11/12

Note.

Assemblea istituto.

I relatori non sono arrivati, adunanza riuscita alla buona.

Invitato dagli studenti ho detto qualcosa in quella sede, mi capita alle volte.

Non dovrebbe essere la regola e per fortuna non lo è.

Fatta sorveglianza.

 

Considerazioni

La giornata mi è parsa all’insegna della beffa.

 




21 novembre 2012

Diario Precario dal 8/11/2012 al 14/11

 

Precario

 

Data. 8/11

 

Note.

Mobilitazione delle Provincie Italiane contro le iniziative del governo, minacciano di spegnere il riscaldamento alle scuole per mancanza di finanziamenti.

La cronaca mi dà senso di nausea, fastidio.

Le notizie del TG3 sul concorso mi sono parse surreali,  amio modesto avviso degne di una provocazione futurista o di un quadro di Dalì o di De Chirico. Eppure mi sa che sono vere. Fin troppo vere.

 

Considerazioni

Cosa è oggi il lavoro del docente? Sembra una foglia, un tronco di legno in mare aperto, una nuvola nel cielo. Ossia qualcosa che viene spinto qua e là dal vento, dalle onde, dal caso.

 

Precario

 

Data. 9/11

 

Note.

Ancora notizie sulle mobilitazioni.

La scuola dove lavoro vive il disagio della situazione presente, per ora è l’insieme di coloro che vivono nella scuola che accusa i colpi di tempi.

La notizia delle agitazioni ora sembra davvero interessare i giornalisti.

Aria di elezioni anticipate?

Chissà.

Considerazioni

Ci vuole un grande silenzio interiore per ascoltare se stessi. Qualche volta ci provo ma non riesce bene la cosa. C’è sempre troppo casino intorno a me, ci vorrebbe l’austerità di un monastero o il rigore di un tempio buddista al tempo dello shogunato Tokugawa. Quindi mi ascolto a momenti. La pace interiore e il silenzio mistico son cose di pregio, oggi rare.

Data. 10/11

Note.

 Mobilitazione delle scuole in alcune grandi città d’Italia.

La cronaca parla di docenti e allievi assieme nella protesta.

Servizi  del TG3. Danno copertura mediatica alla protesta in atto. Interessante.

 

Considerazioni

Quello che avevo visto a Firenze si ripete altrove, le due parti in causa nella scuola allievi e insegnanti assieme nelle protesta. Che risultato!

Solo questo dovrebbe far pensare.

 

Data. Dal 11/11 al 14/11/12

Note.

 Mobilitazione delle scuole continua. Sciopero generale Europeo ben riuscito a Firenze.

Fatto corso della FLC per concorsone, non mi ha rasserenato la cosa. Se possibile il mio umore è peggiorato davanti all’evidenza della natura della prova.

La cronaca parla di nuovo  di docenti e allievi assieme nella protesta. La copertura mediatica non manca stavolta. Odore di elezioni?

Sicuramente. Già si parla di votare per il Lazio e si è già votato per la Sicilia con risultati dirompenti.

Burocrazia per esame di Judo. Pure questa. Quest’anno è infilato male quanto a carte e certificati.

 

Considerazioni

Sento il peso degli anni. Il precariato mi provoca una diffidenza verso tutta la realtà, verso tutti i rapporti umani. Credo sia stato un grave errore affidare la realtà Italiana ad una ricetta sociale che ha funzionato nell’ex Impero Inglese e negli USA per due decenni. Non siamo come Italia impero, quindi non può esser quella la soluzione che in fondo è scaricare sulla società le contraddizioni dell’accentramento della ricchezza nelle mani di poche famiglie di supermiliardari. La schiena dell’Italia è troppo piccola per un peso così tremendo.

Ho avuto fra le mani il vecchio tesserino del Judo. Che roba. Il tipo della foto sono io in un tempo lontano da questo. Molto lontano. Sono passati nemmeno dieci anni. Oggi è  come se fosse passato un abisso di tempo, trascorsa una vita altra. Sette o otto anni sono un salto su un diverso pianeta. Questa terza  civiltà industriale corre troppo in fretta, forse vuol arrivare alla fine della sua corsa in anticipo. In fondo accelerare un percorso di trasformazione  e mutazione anche negativa sul piano di sofferenze ed effetti è percorrere un tempo e delle situazioni. Questa forma di civiltà aumenta ritmo e velocità di trasformazione del reale e velocizza i tempi  di obsolescenza del già prodotto e già usato. Per il suo bene  dovrebbe rallentare ma in realtà va ancora più forte.

 




14 novembre 2012

Diario Precario dal 28/10/2012 al 7/11

Precario

 

Data. Dal 28/10 al 29/10

 

Note.

Inserita domanda per il concorso indetto dal ministro. Ho avuto dubbi e ripensamenti fino alla fine.

Poi ho inserito di notte la domanda nel sistema.

Ho superato una sorta di difficoltà mia ad accettare la cosa.

Inviato lavoro per corso perfezionamento dell’università.

Il lavoro dà da pensare. Fatta la programmazione annuale.

In corso la sistemazione della stanza dopo i lavori di spostamento dei mobili.

 

 

Considerazioni.

Sono in lutto ma non riesco a fermarmi e a riflettere. Dovrei farlo. Invece vado avanti, dove non so.

Vivo dentro una situazione complessiva del Belpaese che anche i politici moderati e tranquilli non esitano a definire drammatica.

Ho sistemato la stanza e fra una cosa e l’altra ho ritrovato di tutto e di più. La mia sensazione è di aver attraversato anni oggi lontani per mentalità, pensiero, costumi. Alla fine anche la realtà di soli dieci anni fa è incommensurabilmente diversa da quella di oggi. Basta pensare solo al commercio elettronico e ai social Network, in italiano reti sociali, e alla loro forza trasformativa delle abitudini sociali e di relazione. Questa velocità di trasformazione rende ancora più aspra la sensazione del passaggio del tempo e della dissoluzione delle cose che erano prima.

 

 

 

Precario

 

Data. Dal 30/10 al 4/11

 

Note.

Ponte fissato dal calendario scolastico.

Continua la mobilitazione del corpo docente contro le iniziative del governo.

Visita alla Fiera di Lucca e al Festival del’Oriente di Carrara approfittando della chiusura della scuola.

Periodo di riflessioni e di osservazione intorno a questo presente.

 

Considerazioni

Devo fare una notazione: le arti marziali presentano una dimensione immediata nel rapporto fra allievo e insegnante. I risultati sono evidenti. La tecnica è efficace o non è efficace, i risultati agonistici o individuali rivelano la preparazione, l’impegno, la volontà. In effetti al festival di Carrara ho visto dei kata e delle esibizioni che mi hanno presentato questa evidenza: “una tecnica delle arti marziali si vede, se ne può, entro certi limiti, misurare la forza o l’efficacia”. Questo modo diretto e spesso spettacolare di rappresentare ciò che si è imparato dai maestri non è di solito ciò che avviene a scuola e in particolare nei licei. Occorrono verifiche, interrogazioni, esercitazioni, e questo non sempre basta per capire cosa ha davvero imparato l’allievo. Eppure anche le arti marziali devono essere insegnate, esigono ripetizione, ascolto, dedizione, talvolta perfino talento. Credo sia il rapporto con la propria forza fisica e mentale e con il proprio corpo che le rende così immediate, così dirette e verificabili in certi contesti precisi. Rileggendo molte esperienze che ho avuto come insegnante trovo spesso, per via della precarietà del mio lavoro, la mancanza della verifica del mio lavoro. In particolare le mie materie ossia storia e filosofia richiedono tempo per portare dei benefici in termini culturali e di conoscenza. Cambiare istituto anno dopo anno, salvo un caso o due, non mi porta a capire se ho davvero colto nel segno, se sono riuscito a dare quel tanto di cultura umanistica e storica che dovrei poter trasmettere. Ecco. Nel mio caso manca la dimensione immediata delle arti marziali. Devo presumere, quindi mediare la realtà con supposizioni e congetture, di aver svolto le cose nel migliore dei modi possibili a partire dalle condizioni date il mio lavoro l’anno precedente. Paradossalmente proprio la continuità potrebbe smentirmi, costringermi a ripensare quanto fatto finora. Oggi come oggi ho una condizione di continuità con una sola classe. Sento però la distanza fra la misura immediata che l’adolescente dà all’esercizio marziale e ciò che ho avvertito in molti allievi dell’ultimo anno di liceo, la fisicità dà un senso a ciò che si fa mentre la dimensione intellettuale e culturale presume interesse, volontà di apprendere, apertura mentale a nuove conoscenze. Lo studio di Socrate o di Hegel o di Freud, tanto per fare degli esempi dozzinali, non si porta dietro lo sforzo fisico ma quello mentale; la percezione dell’acquisire un sapere nuovo in storia o filosofia o altra materia affine è qualitativamente diverso dalla percezione dell’atto dell’agire del proprio corpo. La conoscenza del proprio corpo appare istantanea, spontanea. Conoscere le proprie profondità culturali, il proprio sapere, la capacità di mettere assieme una propria immagine della realtà e del proprio tempo, per non parlare di quello antico o pre-industriale, esige un percorso individuale di studio e di appropriazione di un sapere proprio e di conseguenza esperienze, anche negative. Quindi la prima immagine è che la dimensione estetica e fisica della marzialità sia di facile intuizione e di svelatrice delle potenzialità proprie, ma in un secondo esame si osserva come il sapere marziale, e non solo quello etichettato come orientale, imponga un percorso individuale di acquisizione del nuovo e di una cultura sportiva o tradizionale che è dietro i gesti, i saluti, le tecniche.

 

 

Precario

 

Data. 5/11

 

Note.

Giorno di scuola. Fatica intellettuale.

Senso di malessere.

 

Considerazioni

Che sia invecchiato?

 

Precario

 

Data. Dal 6/10 al 7/11

 

Note.

Continua la mobilitazione del corpo docente contro le iniziative del governo.

La cronaca politica italiana di questi giorni mi dà un senso di angoscia e di nausea

Lavoro ordinario a scuola. Prime esercitazioni scritte nelle mie materie.

 

Considerazioni

Cosa è oggi il docente?

Chi sa cosa è oggi il docente?




11 novembre 2012

Diario Precario dal 21/10/2012 al 27/10

Precario

Data. 21/10/2012

 

 

Note.

Giorno dedicato al riposo. Domenica. Perso nei miei pensieri.

Incontrata l’antropologa e ballerina e vecchia amica Lara in occasione della visita a una mostra d’arte contemporanea.  

Visti negozi grandi marche, osservato del pacchiano costoso, fatti commenti ironici e amari.

 

Considerazioni.

L’arte contemporanea di quella mostra era espressione delle paure e delle inquietudini. Mi sembrava qualcosa di staccato dal quotidiano, una sorta di monito, di volontà di scandalizzare il borghese o peggio di stupirlo con qualche effetto onirico dalle sfumature paurose. In sintesi qualcosa di mentale, di provocatorio, di lontano dal vissuto di tutti i giorni. Ma l’arte rinascimentale calata nel quotidiano dei grandi maestri artigiani? L’arte staccata dal vissuto quotidiano cosa diventa?

Ricordare.

L’arte se diventa fatto del quotidiano, inteso come vivere, diventa la forma dell’esistenza. Se è aggiunta come merce o moda e a carissimo prezzo qualcosa non va nell’esistenza di tutti i giorni.

 

Precario

Data. 22/10/2012

 

 

Note.

Lezioni regolari fino al momento della partecipazione dell’assemblea sindacale.

Assemblea con il sindacato ben riuscita, ma come al solito l’interesse dei docenti di ruolo non tocca i problemi dei precari neanche sulla questione delle 24 ore proposta dal ministro.

Il punto della situazione, intervento mio a favore dei precari. I docenti di ruolo sono preoccupati per la condizione di lavoro, io di ritrovare un lavoro se passa l’aumento del loro orario di lavoro. Regalato un disegno mio alla sindacalista della FLC e ho parlato del tempo in quanto bene non rinnovabile nella vita umana e del denaro in quanto necessità.

 

Considerazioni.

Questa conversazione breve sul tempo è stata folgorante. Tempo e denaro sono due beni per chi vive nella civiltà industriale e c’è bisogno di entrambi ma bilanciarli è cosa da eroi dei tempi antichi. Immagino i due estremi il ricco che non ha tempo e non sa che farsene dei suoi soldi ormai giunto al limite della vita e uno dei tanti nuovi poveri che passa le giornate a maledirsi perché non ha i soldi per godersi il tempo libero. Eppure è il possibile punto di bilanciamento che sta fra i due estremi quello che permette di dar senso alla propria realtà di consumatore del XXI secolo.  Il ministro ha fatto di più che alzare la posta politica sulle condizioni di lavoro di una precisa categoria del pubblico impiego. Ha scoperchiato a mio avviso il problema del rapporto fra tempo e denaro, creando così nella mente di tante docenti italiane problemi di compatibilità e di bilanciamento. Ovviamente questo vale anche per la componente maschile della scuola ma le donne sono la maggioranza. Sono in una situazione ambigua, caduta su di me senza volerlo. In effetti mi fa comodo sia il tempo e sia il denaro e devo ammettere che desidero il possesso di entrambi questi beni un poco metafisici nella loro intima essenza  ma molto concreti nella quotidianità. Comunque devo registrare una certa divisione di quanti operano nella scuola, le preoccupazioni dei docenti di ruolo sono diverse da quelle dei precari e questo dà meno forza alle rivendicazioni della categoria. Inoltre occorre riunirsi in modo formale e secondo regole precise per deliberare il blocco di quelle attività non espresse nel contratto, il docente deve rispettare la forma e la legalità… è davvero un lavoratore atipico anche nella protesta.

Al fondo di questa situazione per me, e in modo certissimo da un decennio, c’è un pensiero neo-liberale di matrice Anglo-Americana che le sedicenti classi dirigenti interpretano per l’Italia come una riduzione del tenore di vita e dei diritti dei ceti medi e medio-bassi. Già. Non è il proletario novecentesco, tipico soggetto orientato a sinistra, il bersaglio principale delle politiche di austerità di questi anni. La bestia che i nuovi specialisti dell’ingegneria sociale vogliono abbattere per aprire la strada ai loro disegni è sostanzialmente il ceto medio, quella che un tempo era la piccola-borghesia. L’interesse di chi attua queste politiche è una scissione forte fra un numero limitato di ricchissimi e una massa di nuovi poveri o precari e quindi ricattabili sul lavoro, nel mezzo una schiera di specialisti legati alle funzioni polizia, di sicurezza militare, alla pubblicità commerciale, all’intrattenimento, ai vari mestieri che richiedono specializzazione o un rapporto fiduciario. Di fatto è in atto è un ridimensionamento della democrazia rappresentativa per mezzo di misure sociali ed economiche di matrice neo-liberale, infatti  con l’accentramento della ricchezza nelle mani di poche famiglie qualsiasi potere politico che aspiri al governo dovrà mediare ogni decisione che prende con i poteri finanziari domestici ed esteri. Il ceto medio con le sue esigenze, con il suo senso della rispettabilità, con le sue ambizioni di ascesa sociale tende per sua natura a far politica, a cercar di mettere in discussione l’ordine costituito cercando di partecipare a vario titolo alla spartizione delle ricchezze che sempre avviene ai livelli alti del potere. Il piccolo-borghese nove volte su dieci non vuole imitare Lenin ma Paperon Dè Paperoni, quindi chiede qualcosa per sé e questo qualcosa è un tenore di vita che gli dia sicurezza, possibilità di ascendere, un pezzo di potere politico anche solo il voto. In passato ha servito la causa dell’anticomunismo, nella stessa cifra di nove volte su dieci,  un po’ in tutto il mondo. Questo anticomunismo del piccolo-borghese è stato vissuto  con ambiguità in Italia, molti fra loro erano orientati a sinistra e una parte di questi erano elettori del PCI. Adesso che non c’è da decenni l’urgenza di combattere il mostro rosso i livelli alti del potere hanno stabilito che a pagare la crisi bancaria  e finanziaria di questi anni siano proprio gli appartenenti a questa massa indistinta di ex appartenenti ai ceti medi e  i loro figli sotto forma di precariato. Va da sé che questi vertici più che politici sono bancari, finanziari e di superburocrati; il potere politico tende a tradurre la loro volontà in: meno diritti sul lavoro, riduzione dei consumi, aumento delle tasse a fronte di  servizi ridotti o scadenti, leggi impopolari. A mio avviso non sbaglia chi vede una lotta di classe di segno opposto a quella dei due secoli precedenti: i ricchi contro tutti gli altri. Anzi i ricchissimi. Certo che questa cosa sta spaccando la fiducia di milioni di cittadini in Europa verso democrazie rappresentative sempre più avvolte dallo spirito di parte e dal ricatto dei grandi poteri finanziari. Certo che fra tutti i possibili mestieri quello del docente è quello che meno s’aggancia con le fonti dalle quali scivola nella società la ricchezza. Il sistema preferisce pagare milioni di euro attrici famose e calciatori di successo perché riconosce importanza a coloro che seducono a distanza, che fanno cose spettacolari. Magari questa cosa è riconosciuta a simili personaggi solo per un mese o due ma intanto hanno divertito grandi folle di tifosi, di pubblico o di comuni telespettatori; non vedo una simile sensibilità verso chi insegna.

 

Ricordare.

Il metro con cui questo sistema attribuisce importanza al tuo lavoro è il compenso in denaro che si trasforma spendendolo in beni e servizi.

Quando l’assemblea del sindacato vede quadruplicare da un anno all’altro le presenze vuol dire che i guai sono così gravi da essere percepiti perfino dai docenti.

 

 

 

 

 

Precario

Data. 23/10/2012

 

Note.

Visita ospedale, la nonna è grave. Molto.

Sono tornato nel vecchio quartiere della mia infanzia. Ascoltata per caso conversazione in una “fumetteria” di una  signorina cinese con i due esercenti del locale. 

 La signorina affermava che sarebbe tornata in Cina perché qui non vede prospettive di carriera.

Visitati dei vecchi amici ma li ho trovati stanchi e amareggiati.

 

Considerazioni.

La conversazione della signorina cinese, evidentemente ha vissuto in Italia per anni e si è formata culturalmente qui, mi ha rappresentato quanto si sia dissolto il mondo della mia infanzia. L’Italia di oggi è diversa e sta lasciando ai cimiteri e ai ricordi destinati all’oblio il suo passato, perfino quello recente degli anni settanta e primi anni ottanta, la popolazione stessa è cambiata. La periferia che conoscevo io era una periferia fatta e popolata da italiani, oggi è globalizzata, è parte di un mondo più grande dove le popolazioni si spostano e dove l’elemento nomade ma istruito e formato in un mestiere o specializzazione tende a vincere in termini economici e di ascesa sociale sullo stanziale. Con un rapido esame di coscienza devo però ammettere che in fondo non ho molti ricordi felici. Prevale però il senso dell’appartenenza a un passato, al ricordare di essere vissuto in certi luoghi, di aver fatto delle cose, di aver esplorato da bambino il mio piccolo pezzetto mondo nel piccolo territorio del quartiere. Così ho qualche punto fisso, però la mia prima scuola elementare oggi è un discount, al punto che in una precedente visita ho varcato per caso una porta di sicurezza aperta del locale e ho riconosciuto il cortile dei miei primi giochi d’infanzia:  il retro del discount alimentare. Pure questo è un segno dei tempi. In effetti ho qualche difficoltà ad accettare i cambiamenti, alcuni mi sembrano delle sottrazioni fatte al mio ricordare, al mio appartenere a un tempo diverso e oggi lontano e finito. Mi sono spesso sorpreso a pensare come sia possibile per un normale essere umano attraversare realtà diverse e vite diverse nell’arco della propria esistenza. Si può passare nell’arco di decennio da uno stesso posto e trovarlo irrimediabilmente cambiato pur trovando che esso sia rimasto per molti aspetti identico.

 

 

 

Precario

Data. 24/10/2012

 

Note.

Attività di scuola con elezioni dei rappresentati degli studenti a tagliare l’orario delle lezioni.

Studenti di quinta a dir poco distratti.

Niente di nuovo.

 

Considerazioni.

Qualcosa in me è insoddisfatto. Mi pare di sbattere su muri di gomma, di esser in una posizione scomoda. Ma in fondo cosa chiedo al mio lavoro? Uno stipendio? Un collocamento sociale? Una dimensione di vita interiore? Rispetto per il ruolo sociale?

Dovrei pormi seriamente queste domande e trovare risposte ragionevoli.

Forse in me c’è una debolezza concettuale. Devo dare un senso personale a questo lavoro non in senso ideale e astratto, cosa tipica di molti italiani frustrati e complessati, ma concreta e fondata sulla realtà in quanto realtà. La realtà è che questo lavoro in questa cultura dominate del potere del denaro e dei consumi come metro unico di giudizio il senso del mio lavoro è il mio guadagno al netto. Questa è la mia prima fonte di debolezza, ma è strutturale per come sono messe le cose in Italia e non solo. C’è il mio mondo interiore e c’è questa realtà pecuniaria e salariale che è il metro del giudizio comune della maggioranza. Può il mondo interiore e morale superare il dato materiale?

Lo spirito può rompere la materia?

Ma più che altro oggi come oggi può ciò che è immateriale dominare il dato materiale concretissimo e valutabile in denaro?

 

 

 

Precario

 

Data. Dal 25/10 al 27/10

 

Note.

Scuola in agitazione per le proposte del governo.

Mi pare che fra gli studenti si avvertita la situazione del tutto particolare di quest’anno scolastico.

Richiesto collegio straordinario da parte dei docenti.

Morte nonna all’alba del 26.

 

Considerazioni.

Il mio mondo di un tempo svanisce sotto i piedi e trova il suo sigillo nella necropoli di Trespiano in collina. Mi ero svegliato quella notte per un incubo che non ricordo e dopo poco sento il classico squillo. Era l’annuncio dato dall’ospedale.

Della mia infanzia presso la casa dei nonni ricordo, fra le tante, quattro cose singolari: il rumore della strada, delle mattonelle di cucina blu e bianche, la magnolia del giardino, una betoniera.

La betoniera era parcheggiata in uno sterrato davanti alla strada, c’era un cantiere in zone e quella cosa mi sembrava enorme, un veicolo gigante. Dalla cucina non vedevo le macchine ma il sopra della betoniera sì. Durante la mia infanzia la betoniera rimase un simbolo della potenza della civiltà delle macchine. Le mattonelle di cucina creavano per la loro fattura dei curiosi effetti ottici, oggi sono scomparse, sembravano delle cartine geografiche perché il blu e il bianco erano disposti in modo curioso, credo per via della tipologia di mattonella e così si davano delle forme curiose che sembravano le cartine di terre lontane, luoghi lontani e strani. La magnolia c’è ancora ed grande quasi da essere quasi un problema perché le radici affondano nel terreno e ripulire dalle foglie e potarla è un problema; una sorta di segnale vivente del fatto che il tempo passa e con il suo essere lì e diventar più spessa e più alta lo dimostra stagione dopo stagione. I rumori della strada di allora erano diversi. Oggi questi motori non rendono l’idea di quelli di trent’anni fa, non saprei, ma mi pare proprio che il rumore del traffico fosse diverso, c’era qualcosa di calmo, di tranquillo in quei rumori. Eppure erano rumori di veicoli a motore. Quattro cose, personali, marginali. Parte di un mondo aldilà, finito in questi mesi, giorni, ore. Quando nel linguaggio comune si usa l’espressione: ”è finita un’epoca” credo s’intenda banalmente questo percepire la fine irreversibile di uno stato di cose e di situazioni.

Le giornate di scuola sono passate banalmente.

Forse dovrò pensare a qualche testo d’antologia filosofica per la quinta.

Forse “Per la Pace Perpetua” di Kant.  




6 novembre 2012

Diario Precario dal 19/10 al 20/10

 

Precario

Data. 19/10/2012

 

Note.

Attività: assemblea d’istituto.

Riunione fra colleghi sulla situazione, agitazione sindacale in atto.

Niente lezioni oggi.

Sono preoccupato per la mia condizione di lavoro.

 

Considerazioni.

Credo di esser stato vittima di uno spiacevole errore al momento della convocazione del CSA. La cattedra un anno fa era di 18 ore in quanto COE di 14+4 e non spezzone di 14 come è adesso. Ne consegue in proporzione alla riduzione d’orario una riduzione di stipendio. Credo che ci sia stato un qualche errore non mio. Visto che le ore sono le stesse e medesimo è l’istituto. Devo aver peccato d’ingenuità, forse dovevo far qualcosa sul momento, ora potrebbe esser tardi. Questo è uno dei miei problemi, ma al fondo c’è in me un senso di diffidenza e di timore per la burocrazia in generale. Ho in questi dieci anni assunto una sorta di timore per la potenza delle carte e dei certificati. L’essere umano della civiltà industriale è ciò che testimoniano di lui registrazioni, fonti, certificati, attestati, cedolini. In antico e presso i barbari bastava la testimonianza dei nobili o di gente rispettabile per dare a un privato una credibilità perfino in questioni giudiziarie. Qui nella civiltà industriale l’essere umano inizia con il certificato di nascita e finisce con il certificato di morte.

 

 

Precario

Data. 20/10/2012

 

 

Note. Sabato

Attività: nessuna in particolare

Mi sento come svuotato.

 Considerazioni.

Questa giornata mi ricorda la mia condizione umana. La solitudine è forse la grande malattia di questo XXI secolo. Mi ricordo che ho messo in rete, con i dovuti permessi, un saggio del mio amico il filosofo Boninsegni. Era un  saggio di antropologia e filosofia sulla solitudine contemporanea, è andato benissimo. Mi capita, quando non ho da fare, di pensare al mio passato. Quello che scopro è una grande illusione che per anni ha segnato la mia adolescenza e il periodo precedente la maturità data dall’idea che la realtà del Belpaese potesse migliorare, che si potesse una qualche spinta collettiva nel rendere un po’ più civile e onesta la sfatta società italiana. La qual cosa se si fosse verificata, non ne dubitavo, avrebbe prodotto effetti positivi anche sulla mia persona, sulle mie possibilità di carriera, sul mio futuro. Per questo avevo fatto qualche esperienza di militanza di tipo culturale e di attivismo politico, magari davo il mio contributo a un possibile percorso virtuoso. In realtà né occuparmi di questioni di storia e di cultura, né di ecologia, legalità e altre cose del genere è servito. Le genti del Belpaese sono rimaste dove erano e se possibile ancora più divise, faziose, interessate al superfluo, all’apparenza, ai propri piaceri, alle cose materiali e al possesso del denaro nelle diverse forme nelle quali si manifesta. Coronamento del familismo e dell’individualismo e del materialismo dominante è questa solitudine esistenziale che aiuta a far star in piedi quel che resta della società dei consumi aggredita morso dopo morso dalla crisi economica e finanziaria che si trascina dal 2008. La pubblicità commerciale è forse la forma dominate di creazione della mentalità e delle abitudini dei singoli oggi come oggi proprio perché gli esseri umani vivono come singoli individui la loro quotidianità. In effetti ripensando a quel che vedo a scuola mi pare proprio che l’elemento che forma la mentalità di gran parte degli studenti e delle studentesse siano la pubblicità commerciale presentissima in rete, sulle riviste di ogni tipo, nella programmazione televisiva, e nel passaparola per quel che riguarda oggetti alla moda o tecnologici e il vasto sistema dell’intrattenimento televisivo.  La potenza educativa dell’insegnante si è ridotta, rimane anche in questi anni ma è ridimensionata dallo strapotere dei mezzi di comunicazione che puntano a sedurre il potenziale spettatore e il probabile cliente di questa o di quella merce. La seduzione del cliente e adolescente attuata con mezzi potenti e strumenti sociali, psicologici, antropologici sofisticati è più forte di qualsiasi volontà da parte del docente, quel che penso di fare come insegnante è convivere in modo critico con una potenza che va in una direzione diversa e contraria. Alle volte provo a spiegare da dove arriva questo tempo e questa civiltà industriale e quali sono le premesse filosofiche, produttive, storiche; ma non sono sicuro di venir compreso. Mi più volte capitato nel corso delle mie lezioni di dover osservare delle grandi chiusure o delle aperture d’interesse e curiosità da parte di allievi e allieve. Non riesco a trovare un modo per cambiare l’atteggiamento, se mi capitano delle classi ben avviate nel biennio quelle porto avanti come sono, se ci sono difficoltà di rapporti o attenzione o peggio di disciplina non riesco a modificare l’atteggiamento. Posso ottenere con misure disciplinari o compiti scritti o interrogazioni l’ordinario lavoro dello studente ma l’atteggiamento di fondo mi pare di non intaccarlo. La mentalità che sta dietro i comportamenti non riesco a toccarla, se qualcosa cambia è per una sorta di spinta interna dell’allievo o dell’allieva.   Deve essere un mio limite.

 



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