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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


31 ottobre 2012

Diario Precario dal 16/10 al 18/10

Precario

Data. 16 e 17 /10/2012

 

Note.

Il 16 ho cominciato a rimettere le mie cose, il mio stato d’animo è peggiorato. Sul contratto e su altre faccende di burocrazia devo aspettare i tempi, e poi passare a compilare le pratiche del caso. Ho richiesto il codice identificativo personale alla scuola. Il giorno di lavoro è scivolato via. A casa problemi di altro tipo. Scadenze burocratiche della settimana da evadere, farlo altrimenti son guai.

 

Considerazioni.

Questa giornata del 16 è stata pessima. Mi spiace trovarmi in situazioni di questo tipo. Come al solito vedo solo il lato peggiore delle cose. Ed era un giorno libero da impegni di lavoro. Ho avuto la sensazione di uno spreco cattivo della mia esistenza. Una piccola parte della mia vita è volata in questo giorno speso fra burocrazia e meditazione amara sulla mia vita. La dissoluzione di un solo giorno richiama tutti gli anni della vita trascorsa e allora la domanda manda al senso della vita il quale non credo che richiami risposte univoche e universali. Così mi sto ripassando il mio passato e l’intima sua storia. Trovo una cosa che già sapevo: contrariamente a tutta la retorica i miei ricordi positivi sul lavoro sono pochi e comunque non compensano i lati spiacevoli. Occorre da parte mia l’onestà d’ammettere che i ricordi spiacevoli e i miei casi infelici perlopiù legati a questioni di burocrazia superano i fatti degni di esser ricordati come belle prove, bei risultati. La scuola assomiglia sempre di più a una fabbrica o a un cantiere, c’è una razionalità che vincola il lavoro, dei livelli da raggiungere, un programma da svolgere e chi opera non deve aspettarsi particolari segni di stima o di riconoscenza da parte della dirigenza quale che sia. Anno dopo anno assomiglio sempre più a una sorta di operaio specializzato nel settore del sapere. Questo mio pensiero mi separa da molti miei colleghi che hanno una visione diversa di questo lavoro, per me è un prima di tutto un lavoro e questo spiega perché sia così esposto allo spirito dei tempi fortemente segnati dall’ideologia neo-liberale, almeno in questa parte di mondo.

Certo che è difficile mettere assieme l’ufficio specifico del docente che è educatore e insegnante con una visione riduttiva e meccanicistica del proprio lavoro, eppure lo spirito dei tempi pare andare in questa direzione. In fondo gli esseri umani non vivono nel regno del giusto e del bello ma del qui e ora. I docenti a quanto pare fanno parte della vasta umanità e ne condividono i diversi percorsi. Eppure in questo mio ragionare manca un pezzo, che poi è quello. C’è la grande storia del presente che va per strade diverse e porta con sé i sette miliardi di umani di questo pianeta e c’è il singolo. Io sono un singolo, un privato con i suoi problemi, i suoi desideri, le sue  ambizioni, le sue questioni. E al mondo non siamo tutti uguali. C’è chi per viaggiare usa l’aereo, chi l’automobile, chi la bicicletta e chi va a piedi. Se questi quattro viaggiatori stabilissero di fare una gara a chi arriva primo su una grande distanza in condizioni normali è certo il risultato sulla base della potenza dei mezzi. Ecco questa civiltà industriale privilegia il pensare tutta la realtà umana in termini di mezzi perché danno velocità e potenza, dominio sulla natura  e  privilegio per i pochi.

Precario

Data. 18/10/2012

 

Note.

Sono andato al lavoro con due colleghi, eravamo in tre in una macchina. Il Dirigente ha portato avanti il Consiglio dei Docenti su questioni d’organizzazione. Gli insegnati in ruolo erano preoccupati e agitati dalle notizie che arrivano sulla stampa e sui media sui cambiamenti prossimi nel carico di lavoro. Inquietudine personale.

Considerazioni.

Tre in macchina professori in macchina di che parlano? Ma del loro lavoro ovviamente. Di cosa hanno fatto o affrontato nel loro passato. Questa l’esperienza più importante di oggi. Una persona pensa per sé nella sua automobile e può anche delirare nel suo intimo, può perfino farneticare mentre rispetta il codice della strada. Due possono aver un confronto, uno scontro, sbagliarsi per giudizi affrettati;ma in tre è diverso perché salvo situazioni particolari almeno uno la pensa in modo leggermente diverso. Alla fine il viaggio diventa un micro-dibattito, l’esercizio di un pensiero, una forma di tolleranza reciproca. Mi pare salutare e profittevole sul piano economico fare le macchinate di colleghi. Il lato spiacevole è condividere uno spazio così privato e intimo come la propria automobile con altri, il giudizio sulla persona passa anche dalla lucidatura della vernice, dall’oggettistica sul cruscotto, dal numero di fitte, tagli e segni di spregio eventualmente presenti sulla carrozzeria. L’automobile è per milioni di umani un secondo corpo e una seconda moglie e spesso la propria famiglia. Inoltre la macchina non parla, al limite fa rumori. Penso che alcuni esseri umani se potessero si farebbero seppellire con la propria auto.

Per anni sono stato un giocatore di Warhammer Fantasy, ho fatto anche tornei a giro per l’Italia. Questo accadeva molti anni fa. All’ultimo incontro il dirigente mi è sembrato uno dei giocatori di testa, di quelli che nel torneo partono subito alti in classifica. Quel tipo di giocatori  osserva il tavolo, vede gli oggetti di scenario, calcola la forza dei pezzi del suo avversario, lo fa muovere per capire le intenzioni e poi porta il suo attacco sul punto di rottura dello schieramento o sui personaggi più importanti. Era un bel gioco di fin troppa fortuna, abilità, intuizione, calcolo, gusto estetico, creatività. Una volta era anche questo il Warhammer Fantasy, oggi il regolamento ufficiale è cambiato al punto che non lo riconosco più. Comunque il dirigente è riuscito a portare i docenti di ruolo più o meno dove voleva lui, quindi ha raggiunto lo scopo che evidentemente si era prefissato. Era una riunione difficile, molti erano tesi, inquieti. Il dirigente con grande abilità aveva condotto la difficile adunanza arrivando a un punto di equilibrio fra le forze che si contrapponevano. Ho notato in quella sede che i colleghi di ruolo s’interessano poco dei colleghi precari, questo mi pare un loro limite e l’ho fatto notare. Mi sono astenuto su tutte le questioni in votazione come segno di distinzione essendo il mio essere precario una condizione diversa da quella dei colleghi di ruolo. Alla fine ho stretto la mano al dirigente. Era così che un tempo si faceva ai tavoli di Warhammer, se l’avversario era stato leale e non aveva fatto questioni o problemi di pessimo gusto era consuetudine stringersi la mano fra giocatori. Che cosa strana. Che bizzarra associazione. Eppure è così che ho pensato la cosa. L’esito finale per me di questa giornata è la sensazione di essere in una situazione personale di passaggio, una specie di periodo di prova che mi giudica non so per quale fine o senso ultimo, e questo senza un controllo o un comando ma per una banale convergenza di fatti. Così senza colpa o intenzione personale.




17 ottobre 2012

Diario Precario dal 13/10 al 15/10

Precario

Data. 13 e 14/10/2012

 

Note.

Dopo lo sciopero ho fatto riflessioni personali. Sto mettendo via in cantina e buttando via oggetti, fogli e  riviste. Mi sono passati davanti trenta lunghi anni di vita dall’infanzia a questa maturità acerba. Piccoli problemi domestici resi amari dalle questioni personali.

Fatto alla segreteria una telefonata per questioni di contratto.

Domenica ho partecipato all’ assemblea del movimento dei precari. Il linguaggio politico e sindacale di alcuni degli intervenuti non mi era gradito. Capisco che davanti alle grandi questioni politiche e alle vertenze  ognuno porta la sua personalità e la sua cultura politica. Non ho perso la mia capacità di parlare in pubblico. Unico segno buono della giornata di domenica.

Considerazioni.

Mi sono reso conto nel mettere via, nel  buttare che l’identità personale oggi passa per gli oggetti, per le cose. Nel mondo materiale l’individuo lascia tracce di sé materiali di cui parlano la burocrazia, opuscoli, carte, gli oggetti e le cose possedute e anche  le cose scartate. Sei stato ciò che hai posseduto, sei stato ciò che hanno certificato di te, sei stato ciò che i tuoi oggetti, abiti, attestati, registrazioni, accessori dicono di te. C’è poco da fare tutto porta a questa conclusione la materialità del passaggio in vita del singolo è integralmente materiale, concreta, fisica e finisce spesso nella pattumiera o in cantina.

Il linguaggio di alcuni intervenuti nell’assemblea dei precari alla SMS di Rifredi mi è dispiaciuto perché vi ho trovato dei residui ideologici indicativamente orientati a sinistra. Forse è un mio difetto ma per vedere il mito politico e l’idea del futuro devo vedere la concretezza degli atti materiali. E quel che tocco, osservo, considero oggi mi urla che il Novecento è finito e che questo è un secolo nuovo che si sta liberando del tutto dei miti del precedente secolo.  In un mondo umano segnato dalla decadenza della società dei consumi e dall’emergere di nuove potenze globali le minoranze al potere delineano orizzonti ideologici e anche di dominio dell’uomo sull’uomo di nuovo tipo. Il controllo oggi è la fantascienza dei modelli di dominio e controllo della prima metà del Novecento, un esempio della moltiplicazione della potenza di dominio e controllo sulle masse e sui singoli lo ricavo da questo paragone: le schede forate dell’IBM degli anni quaranta del Novecento stanno a internet come la clava sta alla pistola.  Tanta parte degli italiani  davanti alla globalizzazione e al pensiero neo-liberale, e alla nascita dei nuovi imperi globali e problemi globali si presentano con culture politiche di diverso orientamento pesantemente condizionate dai  residui di un passato novecentesco. Questo passato del Novecento serve a delimitare i punti di partenza di questo presente, ma solo la partenza e non gli anni presenti, che vanno altrove.

 

Ricordare

Nella storia e nello correre dei secoli può sembrare che molte cose siano uguali invece cambia almeno il colore dei calzini dei soldati.

 

Precario

Data. 15/10/2012

 

Note.

Giornata di lavoro, sento il peso degli anni passati.

Molto dell’entusiasmo per la vita e per il lavoro dei primi anni è dissolto. La mia camera è oggi diversa. Mi è divenuto chiaro nelle operazioni di pulizia e trasformazione che questa vita è una serie di passaggi, di percorsi, di cose andate e venute, di storie e di persone. Tutto cambia e cambiando si dissolve. Questo è oggettivo. La mia mente in queste settimane è andata più volte ai luoghi dell’infanzia e della pre-adolescenza, con questo esercizio di memoria la trasformazione della mia realtà mi è sembrata ancora più certa. Ciò che era è stato, ma oggi non è più. In fondo far l’insegnante è un mestiere, è un lavoro di tipo impiegatizio con una propria natura e con conseguenze sociali del tutto particolari e non riconducibili ad altre attività impiegatizie. Ma come lavoro è una cosa di contratti, di password, di Istanze On Line, di firme su fogli, di orari, verbali, di relazioni con colleghi, dirigenti, famiglie e allievi. Un mestiere dove è quotidiana la burocrazia piccole e grandi dosi.

Considerazioni.

Questa combinazione della burocrazia e della riflessione sulle mie vicende mi porta alla seguente osservazione: di solito il professore alle prese con verbali e registri non compare in film o telefilm o cartoni animati. Che sia un tema deprimente secondo  gli sceneggiatori?




13 ottobre 2012

Diario Precario dal 3/10 al 12/10

Precario

Data. Dal 03 al 04 /10/2012

 

Note.

Insegnata storia Medioevale, Storia dell’Italia nell’età Contemporanea, Filosofia ellenica. Non sono soddisfatto, occorre una verifica per capire il buon effetto delle mie lezioni. Devo capire quanto sono state efficaci le mie lezioni. Gli studenti dell’ultimo anno sono una cosa a parte.

Come devono sapere gli studenti ciò che è importante e significativo in modo che il docente riesca ad accorgersene in una verifica? Forse che essi hanno conoscenze affini o riconducibili alla materia in oggetto e che il sottoscritto non riesce a vedere o registrare? Una domanda importante questa qui. Perché non provare a capire se hanno delle conoscenze proprie e vedere se sono frammenti sparsi presi da fonti diverse o qualcosa di più sicuro? Devo pensarci.

 

Considerazioni.

La strada che ho fatto giovedì a piedi per raggiungere l’auto dei colleghi che mi davano un passaggio fino all’istituto è stata la fonte di una riflessione. Alcuni negozi nel corso degli anni sono diventati appartamenti, perfino un discount è diventato parte di un condominio, il marciapiede mi ha comunicato un senso di cattiva manutenzione, l’aria era umida e il cielo nuvoloso. Di nuovo la sensazione di vivere come in un tempo sospeso, fra l’urgenza di un qui e ora pieno di problemi materiali concreti  e un tempo altro lontano, che arriverà chissà quando e come. Curioso. Il passato sembra essere lì da qualche parte, il presente è ora, ma è il senso di ciò che sarà nel futuro che manca nella vita quotidiana. Forse ci mancano l’equivalente dei profeti del mondo antico.

 

 

 Precario

Data. Dal 05 al 07 /10/2012

 

Note.

I fatti notevoli di questi tre giorni sono legati alla burocrazia e alle attività mie non di lavoro. Incredibile quanto scuota il mio animo la burocrazia scolastica e quanto riesca a turbare la mia vita quotidiana; di fatto è un  fattore di destabilizzazione della mia vita. Una visita al nonno e a Firenze-gioca la fiera ludica, attività sociale come presentatore dell’esibizione del Judo-club al Centro Commerciale, cena con Alessio e due studenti universitari russi di passaggio. Molto materiale su cui riflettere.

 

Considerazioni.

Questa vita banale passa da esperienze diverse nel volgere della stessa giornata, talmente diverse da sembrare incompatibili o difficilmente accostabili, sembra di vivere staccati da un senso unico  e dalla logica delle cose che lega le parti del vissuto quotidiano, un po’ come nei sogni.

La visita al nonno e alla fiera ludica fiorentina mi ha ripresentato sotto i miei occhi luoghi noti e arcinoti, appartenenti alla memoria dell’infanzia, della pre-adolescenza, dell’adolescenza. Tutto è cambiato. E’ come se la realtà della memoria mi raccontasse una storia di cui si trova qua e là qualche traccia, qualche residuo, dei simboli, delle case, dei fabbricati. Il tempo di prima si è dissolto, un nuovo mondo umano ha preso il posto di ciò che era prima.

Precario

Data. 8 e 9/10/2012

 

Note.

Lezioni di storia e filosofia. I tempi annunciano i primi scioperi. Noto come una tensione che s’infila nel quotidiano. Le circolari su scioperi e assemblee sindacali convivono con il lavoro ordinario, con la lezione frontale e perfino con l’uso della LIM.  L’attività del docente è stata messa in pausa più volte in questi giorni per la lettura di circolari su questi temi, che avvisano studenti e famiglie di eventuali disservizi. 

Considerazioni.

Questa attività di circolari che annunciano disservizi fanno segnare al “barometro della scuola” la possibilità d’improvvisi scioperi degli studenti e del personale o perfino occupazioni. Questo porterà problemi sul programma, lo so. Si tratta di qualcosa che ho già visto, però è anche vero che va accolto un tempo difficile per quello che è. Forse anche operare nelle difficoltà può aiutare a capire meglio l’ordinario, o forse è l’ordinario che esiste solo nella mia mante e in realtà la realtà del mondo umano e  naturale è dominata dalla differenza, dal conflitto e dalla precarietà

Ricordare.

Il modo di dire del vecchio maestro di Judo : la vita passa tra momenti di gioia intervallati da dolori e dispiaceri, occorre cogliere l’attimo felice.

E’ morto da anni ma aveva per tempo espresso la sua saggezza.

Precario

Data. Dal 11/10/2012

 

Note.

Assemblea sindacale in orario di lavoro, riuscitissima, partecipata, con voci diverse.  Da anni non vedevo cose del genere e il personale femminile della scuola era la maggioranza. Ovviamente c’ero. Quelle che solo dieci anni fa erano forze sindacali collocabili a sinistra e in area “progressista” sono spiazzati dai fatti degli ultimi anni, dove di fatto le maggioranze parlamentari hanno espresso politiche neoliberali aggressive e non le solite politiche tradizionalmente conservatrici. Ho notato nelle parole di tanti intervenuti e anche in quelle dei sindacalisti la difficoltà a convivere con i tempi presenti e il disagio forte per una situazione spiacevolissima sul piano economico e sindacale. Per non parlare della condizione presente della società italiana e di quella che un tempo era denominata “questione morale”.  Di fatto nella riunione siamo stato chiamati allo sciopero che cade stavolta in una giornata nella quale io non lavoro. Dopo è probabile anche uno sciopero generale.

 

Considerazioni.

Questa situazione è per me una cosa paradossale. Da anni scrivevo su questioni di cultura, società e perfino di politica, cercando di agganciare il meglio che circola in Italia, ovviamente nei miei limiti. Quindi l’aggressività dei modelli di società e d’azione politica del neo-liberalismo  era nota e per quasi dieci anni in occasione di discussioni o assemblee sindacali avevo espresso le mie posizioni e le mie considerazioni. Spesso mi scambiavano per un tipo singolare se non peggio. Col senno di poi ho la soddisfazione personale di vedere tanti che vedono quello che io analizzavo e osservavo nei ritagli di tempo alla luce di studi e letture mie. Si tratta di una tipica soddisfazione amara. Ho avuto ragione su alcune cose ma tanto non serve, i molti si sono mobilitati dopo, a partire da una situazione di difesa delle proprie condizioni di lavoro quando le controparti hanno già completato lo schieramento e posto in essere la loro strategia. Quella che una volta era denominata, con più o meno precisione filosofica,  “Egemonia Culturale” è al livello di classi sociali benestanti o ricche in mano alle diverse forme dell’ideologia politica neo-liberale, e la conseguenza è la creazione dell’agenda politica sulla base delle idee forti di carattere neo-liberale. Da qui viene quello che è il calare il peso tragico della crisi finanziaria mondiale in atto  sui ceti che lavorano in modo precario o con uno stipendio medio o basso.

 

Ricordare.

Queste cose sul pensiero neo-liberale io le avevo dette in pubblico per tempo. Svuotando la mia stanza in questi giorni ho ritrovato il volantino del gruppo  Quinto Alto, un sodalizio informale di filosofi e di studiosi, era una tre giorni di studi sulla scuola di cui io ero il più giovane promotore. S’ intitolava “ pensare la scuola” e mi ero riservato la conferenza che parlava delle politiche di carattere neo-liberale sulla scuola alla luce di una serie di testi che avevo studiato. Sono passati sei anni da allora.

 

Precario

Data. 12/10/2012

 

Note.

Sciopero della scuola. Ci siamo arrivati. Ci sono arrivato. La prima impressione è venuta dal treno dei pendolari. Studenti, venditori ambulanti di colore, lavoratori, impiegati dei ceti medio-bassi. Ho visto una fatica di vivere in quei volti e nei gesti che da sola giustifica qualsiasi sciopero. Poi la pioggia, la folla nel luogo del raduno, le vecchie conoscenze, qualche battuta, qualche discorso, le bandiere con il rosso come colore tipico, i megafoni e via per la sfilata nel centro cittadino. Cosa notevole di questo corteo: studenti e personale ATA e insegnati assieme, tutti nello stesso scorrere.  Il corteo si ferma e poi il gesto di consegnare le richieste scritte alle autorità e la chiusura della manifestazione. Per il resto della giornata problemi in casa, preoccupazioni varie, lavori di spostamento di mobilia, lezione di Judo.

Risultato: stanco.

 

Considerazioni.

Questa manifestazione è ben riuscita, il problema è il dopo. Infatti sono rimasto in quei luoghi dopo lo scioglimento del corteo e la vita cittadina è tornata a scorrere, come se non fosse successo nulla, come se fosse passata una qualche specie d’interruzione. Sciopero, corteo, discorsi, volantini, passaggio nelle vie cittadine sono passati per le strade e le piazze. Queste poi hanno ripreso il loro corso ordinario. Il quotidiano sembra fatto di fango. Un lago intero di fango. Riesce ad assorbire tutto, a sporcare tutto, a rimanere se stesso qualsiasi cosa cada sulla sua superfice. Il punto è questo. Come è possibile nel XXI secolo incidere sul quotidiano, far in modo che questo ordinario scorrere delle cose si fermi?

Forse lo sciopero generale?

Ci deve essere un modo per determinare una mobilitazione che incida nel quotidiano della società del XXI secolo. Per ora però non riesco a vedere gli strumenti di rivendicazione e protesta del XX secolo come la soluzione al problema della trasformazione della mentalità e dell’immaginario collettivo di milioni di esseri umani che vivono nel Belpaese. La propaganda politica, la pubblicità commerciale, l’inquadramento nella vita lavorativa o nelle diverse categorie di consumatori ad oggi sono più forti del richiamo ai simboli sindacali e di contestazione e alla fisicità degli scioperi e delle manifestazioni. Ci vuole una strategia comunicativa che spiazzi quelli che volontariamente o involontariamente sono strumenti e forze di controllo dei sentimenti e delle idee di milioni di umani. Questi strumenti sono di fatto in mano a una minoranza di ricchissimi di orientamento politico neo-liberale fortemente interessati a creare una società di individui separati, soli e facilmente condizionabili e possibilmente poveri o indebitati e con reti sociali d’assistenza nulle o ridotte nell’efficacia. Tanta parte delle aspirazioni e delle prospettive immaginarie di milioni di singoli sono il prodotto delle impressioni della pubblicità commerciale  e dei prodotti d’intrattenimento sul vissuto quotidiano. Questo è il punto da trasformare, occorrono modelli e visioni del mondo altre e diverse.

 




13 ottobre 2012

Diario Precario dal 3/10 al 12/10

Precario

Data. Dal 03 al 04 /10/2012

 

Note.

Insegnata storia Medioevale, Storia dell’Italia nell’età Contemporanea, Filosofia ellenica. Non sono soddisfatto, occorre una verifica per capire il buon effetto delle mie lezioni. Devo capire quanto sono state efficaci le mie lezioni. Gli studenti dell’ultimo anno sono una cosa a parte.

Come devono sapere gli studenti ciò che è importante e significativo in modo che il docente riesca ad accorgersene in una verifica? Forse che essi hanno conoscenze affini o riconducibili alla materia in oggetto e che il sottoscritto non riesce a vedere o registrare? Una domanda importante questa qui. Perché non provare a capire se hanno delle conoscenze proprie e vedere se sono frammenti sparsi presi da fonti diverse o qualcosa di più sicuro? Devo pensarci.

 

Considerazioni.

La strada che ho fatto giovedì a piedi per raggiungere l’auto dei colleghi che mi davano un passaggio fino all’istituto è stata la fonte di una riflessione. Alcuni negozi nel corso degli anni sono diventati appartamenti, perfino un discount è diventato parte di un condominio, il marciapiede mi ha comunicato un senso di cattiva manutenzione, l’aria era umida e il cielo nuvoloso. Di nuovo la sensazione di vivere come in un tempo sospeso, fra l’urgenza di un qui e ora pieno di problemi materiali concreti  e un tempo altro lontano, che arriverà chissà quando e come. Curioso. Il passato sembra essere lì da qualche parte, il presente è ora, ma è il senso di ciò che sarà nel futuro che manca nella vita quotidiana. Forse ci mancano l’equivalente dei profeti del mondo antico.

 

 

 Precario

Data. Dal 05 al 07 /10/2012

 

Note.

I fatti notevoli di questi tre giorni sono legati alla burocrazia e alle attività mie non di lavoro. Incredibile quanto scuota il mio animo la burocrazia scolastica e quanto riesca a turbare la mia vita quotidiana; di fatto è un  fattore di destabilizzazione della mia vita. Una visita al nonno e a Firenze-gioca la fiera ludica, attività sociale come presentatore dell’esibizione del Judo-club al Centro Commerciale, cena con Alessio e due studenti universitari russi di passaggio. Molto materiale su cui riflettere.

 

Considerazioni.

Questa vita banale passa da esperienze diverse nel volgere della stessa giornata, talmente diverse da sembrare incompatibili o difficilmente accostabili, sembra di vivere staccati da un senso unico  e dalla logica delle cose che lega le parti del vissuto quotidiano, un po’ come nei sogni.

La visita al nonno e alla fiera ludica fiorentina mi ha ripresentato sotto i miei occhi luoghi noti e arcinoti, appartenenti alla memoria dell’infanzia, della pre-adolescenza, dell’adolescenza. Tutto è cambiato. E’ come se la realtà della memoria mi raccontasse una storia di cui si trova qua e là qualche traccia, qualche residuo, dei simboli, delle case, dei fabbricati. Il tempo di prima si è dissolto, un nuovo mondo umano ha preso il posto di ciò che era prima.

Precario

Data. 8 e 9/10/2012

 

Note.

Lezioni di storia e filosofia. I tempi annunciano i primi scioperi. Noto come una tensione che s’infila nel quotidiano. Le circolari su scioperi e assemblee sindacali convivono con il lavoro ordinario, con la lezione frontale e perfino con l’uso della LIM.  L’attività del docente è stata messa in pausa più volte in questi giorni per la lettura di circolari su questi temi, che avvisano studenti e famiglie di eventuali disservizi. 

Considerazioni.

Questa attività di circolari che annunciano disservizi fanno segnare al “barometro della scuola” la possibilità d’improvvisi scioperi degli studenti e del personale o perfino occupazioni. Questo porterà problemi sul programma, lo so. Si tratta di qualcosa che ho già visto, però è anche vero che va accolto un tempo difficile per quello che è. Forse anche operare nelle difficoltà può aiutare a capire meglio l’ordinario, o forse è l’ordinario che esiste solo nella mia mante e in realtà la realtà del mondo umano e  naturale è dominata dalla differenza, dal conflitto e dalla precarietà

Ricordare.

Il modo di dire del vecchio maestro di Judo : la vita passa tra momenti di gioia intervallati da dolori e dispiaceri, occorre cogliere l’attimo felice.

E’ morto da anni ma aveva per tempo espresso la sua saggezza.

Precario

Data. Dal 11/10/2012

 

Note.

Assemblea sindacale in orario di lavoro, riuscitissima, partecipata, con voci diverse.  Da anni non vedevo cose del genere e il personale femminile della scuola era la maggioranza. Ovviamente c’ero. Quelle che solo dieci anni fa erano forze sindacali collocabili a sinistra e in area “progressista” sono spiazzati dai fatti degli ultimi anni, dove di fatto le maggioranze parlamentari hanno espresso politiche neoliberali aggressive e non le solite politiche tradizionalmente conservatrici. Ho notato nelle parole di tanti intervenuti e anche in quelle dei sindacalisti la difficoltà a convivere con i tempi presenti e il disagio forte per una situazione spiacevolissima sul piano economico e sindacale. Per non parlare della condizione presente della società italiana e di quella che un tempo era denominata “questione morale”.  Di fatto nella riunione siamo stato chiamati allo sciopero che cade stavolta in una giornata nella quale io non lavoro. Dopo è probabile anche uno sciopero generale.

 

Considerazioni.

Questa situazione è per me una cosa paradossale. Da anni scrivevo su questioni di cultura, società e perfino di politica, cercando di agganciare il meglio che circola in Italia, ovviamente nei miei limiti. Quindi l’aggressività dei modelli di società e d’azione politica del neo-liberalismo  era nota e per quasi dieci anni in occasione di discussioni o assemblee sindacali avevo espresso le mie posizioni e le mie considerazioni. Spesso mi scambiavano per un tipo singolare se non peggio. Col senno di poi ho la soddisfazione personale di vedere tanti che vedono quello che io analizzavo e osservavo nei ritagli di tempo alla luce di studi e letture mie. Si tratta di una tipica soddisfazione amara. Ho avuto ragione su alcune cose ma tanto non serve, i molti si sono mobilitati dopo, a partire da una situazione di difesa delle proprie condizioni di lavoro quando le controparti hanno già completato lo schieramento e posto in essere la loro strategia. Quella che una volta era denominata, con più o meno precisione filosofica,  “Egemonia Culturale” è al livello di classi sociali benestanti o ricche in mano alle diverse forme dell’ideologia politica neo-liberale, e la conseguenza è la creazione dell’agenda politica sulla base delle idee forti di carattere neo-liberale. Da qui viene quello che è il calare il peso tragico della crisi finanziaria mondiale in atto  sui ceti che lavorano in modo precario o con uno stipendio medio o basso.

 

Ricordare.

Queste cose sul pensiero neo-liberale io le avevo dette in pubblico per tempo. Svuotando la mia stanza in questi giorni ho ritrovato il volantino del gruppo  Quinto Alto, un sodalizio informale di filosofi e di studiosi, era una tre giorni di studi sulla scuola di cui io ero il più giovane promotore. S’ intitolava “ pensare la scuola” e mi ero riservato la conferenza che parlava delle politiche di carattere neo-liberale sulla scuola alla luce di una serie di testi che avevo studiato. Sono passati sei anni da allora.

 

Precario

Data. 12/10/2012

 

Note.

Sciopero della scuola. Ci siamo arrivati. Ci sono arrivato. La prima impressione è venuta dal treno dei pendolari. Studenti, venditori ambulanti di colore, lavoratori, impiegati dei ceti medio-bassi. Ho visto una fatica di vivere in quei volti e nei gesti che da sola giustifica qualsiasi sciopero. Poi la pioggia, la folla nel luogo del raduno, le vecchie conoscenze, qualche battuta, qualche discorso, le bandiere con il rosso come colore tipico, i megafoni e via per la sfilata nel centro cittadino. Cosa notevole di questo corteo: studenti e personale ATA e insegnati assieme, tutti nello stesso scorrere.  Il corteo si ferma e poi il gesto di consegnare le richieste scritte alle autorità e la chiusura della manifestazione. Per il resto della giornata problemi in casa, preoccupazioni varie, lavori di spostamento di mobilia, lezione di Judo.

Risultato: stanco.

 

Considerazioni.

Questa manifestazione è ben riuscita, il problema è il dopo. Infatti sono rimasto in quei luoghi dopo lo scioglimento del corteo e la vita cittadina è tornata a scorrere, come se non fosse successo nulla, come se fosse passata una qualche specie d’interruzione. Sciopero, corteo, discorsi, volantini, passaggio nelle vie cittadine sono passati per le strade e le piazze. Queste poi hanno ripreso il loro corso ordinario. Il quotidiano sembra fatto di fango. Un lago intero di fango. Riesce ad assorbire tutto, a sporcare tutto, a rimanere se stesso qualsiasi cosa cada sulla sua superfice. Il punto è questo. Come è possibile nel XXI secolo incidere sul quotidiano, far in modo che questo ordinario scorrere delle cose si fermi?

Forse lo sciopero generale?

Ci deve essere un modo per determinare una mobilitazione che incida nel quotidiano della società del XXI secolo. Per ora però non riesco a vedere gli strumenti di rivendicazione e protesta del XX secolo come la soluzione al problema della trasformazione della mentalità e dell’immaginario collettivo di milioni di esseri umani che vivono nel Belpaese. La propaganda politica, la pubblicità commerciale, l’inquadramento nella vita lavorativa o nelle diverse categorie di consumatori ad oggi sono più forti del richiamo ai simboli sindacali e di contestazione e alla fisicità degli scioperi e delle manifestazioni. Ci vuole una strategia comunicativa che spiazzi quelli che volontariamente o involontariamente sono strumenti e forze di controllo dei sentimenti e delle idee di milioni di umani. Questi strumenti sono di fatto in mano a una minoranza di ricchissimi di orientamento politico neo-liberale fortemente interessati a creare una società di individui separati, soli e facilmente condizionabili e possibilmente poveri o indebitati e con reti sociali d’assistenza nulle o ridotte nell’efficacia. Tanta parte delle aspirazioni e delle prospettive immaginarie di milioni di singoli sono il prodotto delle impressioni della pubblicità commerciale  e dei prodotti d’intrattenimento sul vissuto quotidiano. Questo è il punto da trasformare, occorrono modelli e visioni del mondo altre e diverse.

 




3 ottobre 2012

Diario Precario 2/10

Precario

Data. 02/10/2012

 

Note.

Giornata  così e così. Fatte due ore e una supplenza, la supplenza per una questione di sostituzione temporanea del docente. Le prime impressioni dell’anno scolastico confermano quanto la civiltà dei consumi e il linguaggio della pubblicità commerciale sia dominante nella mentalità e nel pensiero degli adolescenti. Quello è il loro primo linguaggio, il punto di riferimento oltre e aldilà la realtà scolastica.  Alla ricerca delle quattro ore che mancano al completamento del mio orario. Che dovrebbe essere di 18 ore e non di 14. Forse la soluzione è in arrivo… forse né sì né no…forse no. Chissà.

 Ci vuole pazienza il caso e la burocrazia devono far il loro corso. In particolare mi sembra meccanico il senso della cosa, e l’attesa. Fatta corsa e arrivato in ritardo alla riunione dei docenti. Oggetti in esame la programmazione e le varie ed eventuali. Così è volato via il pomeriggio.

Comunque l’importante di oggi non è la cronaca del lavoro ma il sogno che ho fatto poco prima del risveglio. Strano ricordare i sogni all’alba.

 

Note.

Quel sogno è la cosa più inquietante di oggi . Poco prima del risveglio ho sognato che era arrivata la guerra, nel sogno era una cosa attesa, ovvia. Attacco di due droni o qualcosa del genere su una base NATO sulla costa, lampi aerei, incendio, fumo. Mi ricordo che nel sogno mi sono arrampicato sulla casa di Tarzan, alta circa cinque metri, del campeggio dove avevo trascorso infanzia e  adolescenza. Si staccavano dei pezzi ma alla fine riuscivo a salire e a vedere il fumo in lontananza fra la foresta e la costa. Sotto la gente commentava, stavano come in villeggiatura, come se fosse tutto normale. Poi il risveglio con la nota che questo sogno era una cosa strampalata. Come tutti i sogni. Eppure la casualità onirica mi riporta a una grande verità di oggi ed è la convivenza della normale vita dei molti con il fatto militare, con guerre lontane, con politiche belliciste e imperiali oggi dominanti e malamente nascoste dal rumore quotidiano delle cronache dal Palazzo dei capi politici e da quello dei VIP da rivista scandalistica o di cronaca.

 

Considerazioni.

La guerra è un tema, una questione che non interessa molto la maggior parte della popolazione.  La maggior parte degli italiani ha troppi problemi banalissimi e quotidiani per pensare a ciò che è oltre, a quel che è aldilà del proprio orizzonte, lontano dal personale spazio di vita quotidiana. La maggior parte degli adolescenti, inoltre,  ha un mondo di riferimenti e di valori collegato agli stimoli che ricevono continuamente dalla pubblicità commerciale e della televisione e dai nuovi media; spesso e volentieri la questione del fatto militare è rimossa, oscurata, cancellata. La guerra che oggi si esprime in forme diverse da quelle del primo Novecento causa di solito un calo dei consumi, preoccupazioni, difficoltà politiche, inquietudini. Allora viene rimossa, quasi cancellata dalla presenza ordinaria, dalla banalità del quotidiano. Non se ne parla, non la si fa vedere se non in casi e in circostanze specifiche, non è normalmente osservabile. L’ordinario agire sociale deve muoversi secondo percorsi noti, semplici, costruiti per un sistema che crea bisogni, consumi, spazzatura, linguaggi piegati alle esigenze del commercio e dell’industria dell’intrattenimento. Ecco che nel sogno compare quest’inquietante presenza rimossa dal quotidiano.  L’oggetto di tanti anni di studi di storia e di formazione universitaria compare in forme casuali e confusamente ricordate.

Aveva qualcosa di familiare la scena del sogno dove mi arrampicavo sulla casa di Tarzan, una costruzione in legno a forma di capanna sospesa su un pilone di cemento di circa cinque metri. C’era il ricordo dell’infanzia e della pre-adolescenza e la cronaca seminascosta dei nostri giorni; la banale mattanza delle nuove guerre  si era fusa con i ricordi del passato, come se i due tempi fossero fra loro in collegamento, come se un filo a me ignoto di causa-effetto collegasse gli anni ottanta del Novecento al duemiladodici. Si noti non i massimi sistemi, le ideologie, le armi. Proprio la vita personale. Come se l’adolescente degli anni ottanta al campeggio fosse in collegamento con l’uomo del 2012 che cerca di capire i conflitti del presente alla luce di quel che arriva dalla televisione, da internet, dalle riviste, dalla carta stampata. Forse è proprio così. Certi aspetti tragici e inquietanti del presente possono essere solo immaginati con spirito adolescenziale, osservati allo stesso modo con cui un ragazzo scruta l’orizzonte dalla capanna di Tarzan in lontani pomeriggi d’agosto. Immaginando quel che non vede e non sente.



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