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23 luglio 2011

Il Fascista Immaginario: dedica e bibliografia

Per comprendere i temi del “Fascista Immaginario” presento una breve bibliografia utile per capire i temi e i problemi che sono connessi al mio scritto.

Nel caso qualcuno dopo il confronto con quanto ho elaborato volesse intraprendere un personale percorso per comprendere questo presente o per capire da dove arrivano una parte di certe mie considerazioni  può iniziare da qualcuno di questi testi.

 

Dedico il “Fascista Immaginario” al filosofo Stefano Boninsegni.

 

 

 

Bibliografia Breve

 

 

Balducci  Ernesto, L’insegnamento di Don Lorenzo Milani,  Laterza, Bari, 2002

Bakan Joel, (trad.it Andrea Grechi), The Corporation, La patologica ricerca del profitto e del potere, Fandango Libri, Roma, 2004

Stefano Boninsegni, Dai diritti dell’Uomo ai doveri del Manager, verso un immaginario in frantumi, in Diorama Letterario, n.256

Stefano Boninsegni, New Economy, Settimo Sigillo, Castello, 2003

Stefano Boninsegni  (a cura di),Dove va la Destra?Dove va la sinistra? , Settimo Sigillo, Roma, 2004

Noam Chomski, Democrazia e istruzione, EDUP, Roma.2004

Emidio Diodato (a cura di), La toscana  e la globalizzazione dal basso, Libreria Chiari, Firenze, 2004

Cardini Franco, L’invenzione dell’Occidente, Il Cerchio, Rimini, 2004

Carlo Galeotti (a cura di), Don Lorenzo Milani, L’Obbedienza non è più una virtù e gli altri scritti pubblici, Stampa Alternativa, Roma, 2004

Grandi Aldo, Gli Eroi di Mussolini, Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista, BUR, Milano, 2004

Alessandro Galante Garrone, L’Italia corrotta 1895-1996, cento anni di malcostume politico, Editori Riuniti, Roma, 1986

Emilio Gentile, Il culto del littorio, La sacralizzazione  della politica nell’Italia fascista, Laterza, Roma, 1995

Emilio Gentile, Contro Cesare, Cristianesimo e totalitarismo nell’epoca dei fascismi, Feltrinelli Milano, 2010

Naomi Klein, No-Logo, Baldini & Castoldi, Milano, 2001

Serge Latouche, Come sopravvivere allo sviluppo, dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa, Bollati Boringhieri, Torino, 2004

Karl Marx, Friedrich Engels, Manifesto Del partito Comunista, Editori Riuniti, Roma, 1962

Fabio Mini, La guerra dopo la guerra, Soldati, burocrati e mercenari nell’epoca della pace virtuale, Gli Struzzi, Torino, 2003

Hayao Nakamura, Il paese del Sol Calante, Sperling & Kupfer, Milano, 1993

Piero Ottone, Saremo colonia?, o forse lo siamo già, Longanesi, Bergamo, 1997

Jeremy Rifkin, La fine del lavoro, il declino della forza lavoro globale e l’avvento dell’era post-mercato, Baldini&Castoldi, Milano, 2000

Elena Romanello, Capitan Harlock, avventure ai confini dell’Universo, Iacobelli, Roma, 2009

Vandana Shiva, Il bene comune della terra, Feltrinelli, Milano, 2005

Veltri Elio, Il topino intrappolato, legalità, questione morale e centrosinistra, Editori Riuniti, 2005,Roma

Zygmunt Bauman, Dentro la Globalizzazione, le conseguenze sulle persone, Laterza, Bari, 1999

 




19 luglio 2011

Lotte per l'acqua nel pensiero di Franco Allegri


Con piacere pubblico questa riflessione un pò datata di Franco Allegri intorno alle lotte per l'acqua pubblica. Mi pare un punto di vista nuovo, per certi aspetti provocatorio. Ai lettori il giudizio.


UN VERO SUCCESSO NELLE LOTTE PER L’ACQUA – NEL MONDO




UN VERO SUCCESSO NELLE LOTTE PER L’ACQUA – NEL MONDO
12/07/2011
Di F. Allegri
Oggi colgo l’occasione regalatami da un notizia che ricevetti il 26 gennaio per fare alcuni riflessioni sul tema dell’acqua pubblica e degli acquedotti in cerca dei vecchi municipi che non esistono più.
Il 26 gennaio ricevetti un articolo intitolato: “Vittoria per i Boscimani del Kalahari: il tribunale riconosce il loro diritto all’acqua”.
Quel giorno decisi di conservarlo e di usarlo in questi giorni per riparlare della crisi della politica italiana e per concentrarmi su quella della sua parte sinistra che sfugge ai più in questo disastro generalizzato.
Al tempo pensavo che avrei parlato di una valanga di SI ai referendum, ma non sufficienti a raggiungere il 51% degli italiani.
Qui mi sbagliavo, la mentalità boscimana è diffusa tra il 51% degli italiani, anzi i boscimani sono più avanti perché hanno maggiori ragioni per motivare il loro diritto naturale all’acqua e forse hanno maggiori consapevolezze quando pensano ai loro bisogni quotidiani.
W i boscimani, preoccupiamoci di questa Italia di destra e di sinistra che vive i diritti con la stessa coscienza di questa gloriosa civiltà africana.
L’effetto di trascinamento che vedo nel risultato referendario appartiene infatti alle civiltà antiche e basate sul diritto naturale.

Il tribunale del Botswana (a livello di corte d’appello) giudicò il suo governo colpevole di “trattamento umiliante” e con una sentenza esemplare annullò il divieto posto ai Boscimani del Kalahari che negava loro l’accesso all’acqua.
Questa sentenza ricorda i nostri referenda anche per un altro aspetto: sia la sentenza che i 2 quesiti sono interlocutori.
Da un lato la sentenza non permise ai boscimani di riaprire i loro pozzi (serve un atto normativo di quel governo) dall’altro qui in Italia non si sa cosa accadrà ai nostri acquedotti e pare certo solo il fatto che avremo soluzioni diversificate.
In quell’articolo del 26 gennaio si diceva: “Ci auguriamo che il governo decida finalmente di rispettare la legge e permetta loro di riaprire il pozzo. Per i diritti dei popoli indigeni – e anche per il Botswana – è una grande vittoria resa possibile dai sostenitori di Survival in tutto il mondo. I Boscimani ci chiedono di fare avere i loro più calorosi ringraziamenti a tutti coloro che hanno sostenuto la loro battaglia”.
Survival è un’associazione importante nel campo delle lotte per le difese dei popoli a rischio di estinzione, una luce nel buio delle nuove forme di colonizzazione che caratterizzano i nostri tempi.
Anche l’Italia vive uno strano tipo di estinzione: quello dei diritti, si perdono nella quotidianità e svanisce anche la capacità di immaginarli e identificarli.
Ci vorrebbe un Survival per la difesa dei diritti di quegli italiani che non solo ne hanno persi tanti, ma non sanno più nemmeno cosa fossero i diritti.

Da gennaio c’è felicità tra i boscimani: “Siamo veramente felici che, alla fine, siano stati riconosciuti i nostri diritti” dichiarò un portavoce dei Boscimani festeggiando la decisione.
Secondo l’articolo egli proseguì: “Abbiamo atteso a lungo per questo. Come qualunque altro essere umano, anche noi abbiamo bisogno d’acqua per vivere. E abbiamo bisogno della nostra terra. Ora preghiamo perché il governo ci tratti con il rispetto che meritiamo”.
Qui la guerra per l’acqua è apparsa all’improvviso.
Qualche anno fa nacque un piccolo movimento in un’oscura casa del popolo di Firenze, ma presto tutta la questione fu presa in mano da una sinistra alla ricerca di se stessa e senza punti di riferimento. La fame di potere (forse dovrei dire l’ambizione) ha fatto il resto.
C’era da costruire un nuovo partitello e la via più breve era di farlo sulla base di un diritto diffuso solo tra i popoli primitivi!
I boscimani festeggiarono la sentenza del tribunale, noi non abbiamo motivi per festeggiare i referenda sull’acqua!
I boscimani hanno davanti una nuova minaccia certa, quella della multinazionale dei diamanti che cerca nuove miniere.
Anche gli italiani hanno un nemico oscuro: il perpetuarsi della casta che è di destra e di sinistra.
Il nostro problema è più grosso del loro.





17 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: La recita è finita , applaudite lo spettacolo




La recita a soggetto: La Recita è finita, applaudite lo spettacolo

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco: Ecco una nuova pazzia in questa casa. Ora mio fratello si offre di pagare il debito del nipote, così…

I tre si alzano, Marco si mette vicino alla finestra con i soldi in mano, Francesco s’accosta all’ingegnere che è a due metri da Marco.

Ingegnere: Metta via quei soldi. Farò in qualche modo e poi non ho la ricevuta del ristorante come faccio…

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Così senza una garanzia, uno scritto, una telefonata o che so…

Marco: Mi fido. Da molto tempo sui soldi non mi fido più di nessuno, ma oggi voglio far diversamente. Prenda per cortesia questi soldi.

Ingegnere: Ma non ho uno scontrino, o una ricevuta da darle, lei dovrebbe fidarsi sulla parola.

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Questi discorsi non si sentivano più in questa casa dai mitici anni ottanta

Ingegnere: Anche voi alle prese con la nostalgia del vecchio passato di venticinque anni fa?

Francesco: Lo può ben dire e forte, perfino i cartoni animati giapponesi allora erano migliori di questi qui, oggi questi anime del Sol Levante son roba che serve solo a vendere bambolotti e carte collezionabili. Tutte cose strane ed esagerate e  senza arte, gusto, estetica e spesso senza una storia degna di questo nome. Mi capita di ascoltare la musica di allora, anche quella leggera e la trovo straordinaria. Non è un caso che spesso la radio mette in onda la musica di vent’anni fa.

Marco: Sì è vero, se guardo al passato tutto sembra diverso, che tempi. Venticinque anni fa ero una potenza della natura, ma era un mondo diverso, oggi tutto si è decomposto.

Ingegnere: Forse perché osservate il passato attraverso la memoria, i ricordi le suggestioni, il tempo del ricordo è diverso dal tempo meccanico degli orologi o dei calendari. Nel tempo del ricordo passato, presente e futuro si confondono, si modificano a vicenda; ciò che è altro e lontano sembra qui e ora e viceversa cose presenti e concrete nel ricordo sono pallide ombre che fanno da cornice a cose che non esistono più. Invece se si resta al tempo meccanico, scientifico i fatti sono distinti, gli attimi scorrono assieme ai giorni, ai mesi, agli anni. Capisco, anche per me gli anni ottanta erano meglio di questo presente, l’informatica diventava di massa, il comunismo finiva, sembrava scoppiata la pace, c’era crescita e ricchezza e molti soldi a giro. Ma i problemi gravissimi di oggi vengono anche da quel passato, dalle occasioni di pace e di sviluppo perdute, dal perseverare di logiche imperiali, dallo scadimento della cultura, dall’indifferenza dei ricchissimi per qualsiasi patto sociale, nazionale o di fede tradizionale, dalla spaventosa corruzione del potere politico. Eppure certo se si guarda a quel passato recente si vedono cose di cui oggi si sente la mancanza, piccole cose del quotidiano sembrano magiche, le suggestioni e le parole di una canzone, di un film, di un momento felice raccontano un mondo umano diverso.

Marco: DECOMPOSIZIONE. Ecco cosa è avvenuto

Francesco: Piano cavolo! Vuoi svegliare la signora?

Marco rimette i soldi in tasca e fa un gesto che indica che pagherà lui il debito del nipote.

Ingegnere: In effetti ha ragione. La corruzione era spaventosa e il disastro di oggi parte da lì. Avete presente la Ma madre di tutte le tangenti l’Enimont che è costata la vita a Gardini. Ecco lì per quella super corruzione fu comprato tutto il parlamento italiano e tutti i partiti, furono tutti pagati sulla base del peso e dell’importanza. Pare fossero 140 i miliardi di quella gigantesca corruzione, o forse vendita un tanto al chilo di tutto il parlamento. Poi arrivò mani pulite, la dissoluzione o trasformazione dei vecchi partiti di massa e dopo questa Seconda Repubblica.

Marco: Peggio della precedente. Un regime sedicente democratico che deve far a mezzo con tutti: confessioni religiose, mafie, politica, servizi segreti, interessi stranieri, banche, Nato sindacati e chi più ne ha più ne metta.

Francesco: Ti sei scordato le comunità straniere e gli extracomunitari. Comunque non sta scritto da nessuna parte che i partiti politici sono lo Stato. Per il nostro ordinamento costituzionale ancora vigente i partiti sono soggetti privati e non istituzioni. Quando hanno dato l’assalto alle istituzioni deviandole e spogliandole hanno fatto la loro prima privatizzazione, le altre sono conseguenze. Da buoni soci si son divisi le parti del sacco delle casse pubbliche e delle cariche lucrose e come una compagnia d’attori che recita a soggetto si son divisi le parti. Chi ha fatto l’opposizione, chi quello che era contro ma anche no, il moderato, il fascista, il liberale, l’amico degli americani, il rivoluzionario, chi il buon amministratore, chi il cattivo, chi il cattolico, chi l’illuminato dalla fede. Una fiera delle pulci ammaestrate insomma. Ma recitata con talento, finta convinzione, malafede, astuzia e certezza di farla franca. Si son scritti da sé le leggi apposta per non finir in galera. Si regalano stipendi, auto blu, gettoni di presenza, e come se non bastasse si fanno rimborsare con profitto le spese elettorali nonostante la contrarietà di quasi tutto l’elettorato italiano. Va da sé che nel 1993 con il referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti il popolo italiano ha espresso un volontà precisa, di cui i signori della casta se ne sono fregati. Hanno cambiato nome alle cose, invece di finanziamento lo hanno chiamato rimborso. Gabbato il popolo coglione e sovrano son tornati a far i comodi loro, protetti dalle loro leggi, dalla loro polizia, dai loro giornali, dai loro finti intellettuali e sindacalisti.

Marco: Questi son discorsi fascisti, o forse anarchici. Dimentichi altre cose ad esempio le fondazioni, i giornali di partito che leggono solo loro finanziati con le nostre tasse attraverso i rimborsi, gli incarichi di prestigio agli amici degli amici, la pratica corrente del clientelismo, del nepotismo, del premiare la feccia, del prostrarsi davanti ad ogni generale, banchiere o fiduciario di qualche potenza imperiale. Questa politica che dobbiamo subire qui e ora è la negazione assoluta e perfetta dio ciò che potrebbe essere e sarà in un lontano futuro questo Belpaese.

Francesco: Tutto giusto, ma va detto anche che queste cose non si fanno da soli. Per il proprio interesse o comodo una parte delle genti del Belpaese va dietro ai politici corrotti, dissoluti, svaporati, mafiosi, camorristi o semplicemente sciagurati e delinquenti.

Ingegnere: Io tanto tempo va ho aiutato quelli del referendum del 1993, allora ero giovane e sconvolto dalle ruberie della politica. Erano tempi diversi Di Pietro era il PM più famoso d’Italia, i politici finivano in galera, i loro complici anche  e in tanti credevano di poter cambiare qualcosa. Prima hanno ignorato il risultato delle urne e poi con la legge del 1997 intitolata “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici”, hanno reintrodotto di fatto il finanziamento pubblico ai partiti. Pensavano di trovare la caverna di Ali Babà invece questi disgraziati con la contribuzione volontaria per destinare il 4 per mille ai partiti si son trovati alla canna del gas. Nessuno voleva spendere per loro al buio, a dimostrazione del disprezzo profondissimo nel quale son cadute le caste che si barattano il potere  politico che abbiamo ereditato dalla guerra fredda. Allora hanno usato altri mezzi e altre leggi, ed io che credo nelle regole, nei numeri, nel senso intimo delle cose mi son dissociato dalla politica; come molti altri mi son dato agli affari, alla carriera e non lo nego ho cercato una via d’uscita all’estero. Fuori da qui, da questa prigione dello spirito e dell’anima le cose sono diverse. Una Nazione non può infrangere sistematicamente le regole che si dà. Questo è caos, è energia distruttiva, è disintegrazione di ogni regole di convivenza civile e di ogni legge, e anche del diritto a tenersi al propria proprietà privata che a questo punto può essere violata da chiunque. Questo chiunque può essere un giudice, un delinquente, un camorrista, un mafioso, un politico, perfino il vicino di casa o un parente; senza leggi certe tutto finisce con il riposare sull’arbitrio, sulla distorsione delle leggi, sulla violenza privata, e talvolta sull’impresa criminale.

 Francesco: Amaro ma vero. Le persone oneste oggi sono tradite dalla politica ed emarginate dalla società che conta. Ormai la politica è pubblicità commerciale, trae dal modo con cui si vendono televisori e  formaggini le forme della propaganda e della persuasione, non è un caso che oggi nel 2010 siamo al quindicesimo anno di berlusconismo, un fenomeno politico e sociale impensabile senza il mercato pubblicitario e la televisione commerciale. L’immagine è la sostanza, il logo, il marchio è più importante del contenuto, dei programmi, dei futuri amministratori, della vita delle persone.

Marco: La politica è come una banda di lanzichenecchi che fa il suo sporco mestiere dove l’imperatore o il re che paga comanda. Proprio come quelli che misero a sacco Roma nel Rinascimento e sul loro percorso massacravano e rapinavano tutti i civili che trovavano. Se al tempo di Machiavelli i denari di Carlo Quinto l’imperatore erano prestati da famiglie di banchieri tedeschi e genovesi oggi sono le banche centrali a decidere cosa deve fare la politica. Di fatto è la BCE sono loro a decidere quanto gli Stati Europei possono spendere, come e perché. Emettono la nostra moneta del resto. Cosa rimane alla politica se non strane meditazioni sui diritti del cane e del gatto, sulla bioetica, sui tagli allo stato sociale, e sui diritti universali proprio quelli che esistono solo sulla carta. La guerra poi, ci tornano le bare con i nostri dai confini del mondo e neanche c’è la decenza di emettere un bollettino ufficiale da far trasmettere ai telegiornali. Almeno il Duce aveva la decenza di far scrivere e trasmettere bollettini falsi quando si ritrovò in guerra. Noi neanche ai bollettini di guerra falsi abbiamo diritto, siamo peggio dei sudditi dei nostri antichi sovrani, siamo schiavi di forze senza nome né volto. Sapessi almeno perché si fanno le guerre o si tagliano i fondi pubblici; quale disegno vero spinge i governi a portar avanti certe iniziative, a distruggere interi pezzi di società umana.

Ingegnere: In effetti siamo agli stracci che volano. La politica si tinge di commedia e di farsa tragica, i diritti universali sono negati da come si fanno queste nuove guerre con campi di prigionia dove la tortura è usata e comprovata e confessata dalle stesse forze armate USA in quel di Guantanamo e Bagram. Certe foto e notizie che son trapelate mi hanno sconvolto e non sono il solo. Questi diritti universali, i frutti di questo progresso messi in mano ad apprendisti stregoni della politica, ai banchieri, ai finanzieri apolidi si trasformano in carta straccia, in un pugno d’insetti morti, in deliri malati. Ma ora che ci penso perché siete qui, quale motivazione vi ha spinto?

Marco: Il nipote ha comunicato ai parenti uno strano annuncio.

Francesco: Ha scritto SMS che si sposa, a breve. Da non crederci.

Marco: Che matto, sono sicuro che ci ha contattato per rabbia, risentimento e per farci avere la lista di nozze. Così siam costretti per la tradizione a rendergli qualcosa, sa c’era un dare e un avere un po’ burrascoso nella famiglia. In fondo è la quadratura del cerchio, il nostro mondo muore e si dissolve nella guerra, nella decomposizione, morale e nella vergogna pubblica. Siamo stati incapaci di vedere la realtà per quel che è, ci siamo affidati a illusioni frutto della propaganda imperiale, politica, della pubblicità commerciale; siamo stati predati dai falsi alleati, dagli stranieri, da politiche diaboliche organizzate da esperti, burocratici, colossi finanziari, dai Boss dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha vincolato l’Italia e l’Europa a un neoliberismo acritico e meccanico e ha un commercio globale che ci ha mezzi rovinati. Così ecco il vero perché siamo qui. Aspettiamo di sentire da quella jena d’un nipote che a modo suo, con calma, con lucida serenità, con la forza della sua incoscienza ci annunzia la prossima fine del nostro mondo e l’inizio di uno nuovo che forse verrà o anche no. Comunque quel ceto medio un tempo borghese di cui eravamo parte è morto. Manca solo il becchino che seppellisce le nostre illusioni, le nostre pazzie, i nostri errori, la nostra arroganza. Magari è il possibile nascituro, o forse è direttamente lui il Vincenzo detto “ Vince” che farà nella nostra famiglia l’opera pietosa di seppellire un mondo fallito e morto.

Ingegnere: La soluzione per tutto quanto finora si è detto. Noi morti, altri arrivano e sono vivi. Nel bilancio di ciò che si perde e di ciò che s’acquista c’è un bilancio, forse un pareggio dei conti, o forse no il passivo che lascerà ai posteri quest’Italia della Repubblica sarà così pesante e duro da scatenare l’abiura dei posteri e l’oscurità  per tutte le nostre opere cattive o buone che fossero. Felicitazioni allora. Spero che questo metta pace in questa casa, sul serio il giardino lascia a desiderare e un tocco femminile aiuterebbe senza dubbio i rapporti fra il vostro nipote e il vicinato. Poi è naturale che sia così.

Marco: A furia di credere a quei ciarlatani nostrani che fanno politica  ci siamo corrotti  ecco le ragioni profonde della nostra infelicità e decadenza.  Abbiamo creduto alla loro recita, ai travestimenti e ai trucchi di scena della politica. Alla fine anche noi ci siam messi a recitare pure noi del ceto medio la nostra parte, la nostra tragica finzione. A declamare le virtù di mondi umani morti, di simboli finiti da decenni, a fingere onestà, fiducia nel sistema, decenza, rispetto per le leggi e il pudore. L’Italia si è trasformata negli ultimi decenni in grande palcoscenico pieno di figuranti e ciarlatani da strada che si fingevano eroi, gran signori, professori, dottori, imprenditori. Fra i peggiori sul palcoscenico i politici che fingevano di essere davvero politici ed invece era una massa di gente che cercava uno stipendio, una truffa, una raccomandazione. Siamo come popolo vittime del nostro stesso inganno, una frode di massa dove tutti sono colpevoli e  quindi nessuno è responsabile.  Una grande, immensa, assurda recita a soggetto di un popolo intero che guidato dalle sue sedicenti classi dirigenti ha finto di vivere altrove, di essere altro, di possedere quel che non ha e forse non ha mai avuto.

 Aspettate! Sento un rumore, forse è lui! Del resto è quasi l’alba, alla fine dovrà rientrare. Francesco, dottor Campi guardate se è la sua macchina.

Ingegnere: Non vedo bene, ma mi par di sì

Francesco: Ci siamo, è lui.

Marco: Bene, mettiamo a posto la bottiglia, c’è poco da dire adesso e tanto da ascoltare.

La porta si aprì e la famiglia fu di nuovo riunita per un breve momento fra la fine della notte e l’alba del nuovo giorno.

FINE




16 luglio 2011

Una riflessione sulla crisi da parte di Franco Allegri



Volentieri pubblico per i lettori del Blog questa riflessione sulla crisi di Franco Allegri.


Diario della crisi: 2011 - quarantunesimo mese di 84.

i mesi "relativamente duri" della degenerazione sociale!


SULLA CRISI

Il disastro in corso è chiaro da gennaio, come minimo!

(verso la teoria di Lester R. Brown)

13/07/2011

Di F. Allegri

Da più di tre anni scrivo questo diario della crisi e si può dire che ho previsto tutto e soprattutto che tutto quello che è accaduto era prevedibile: sia i fatti che i momenti e talvolta entrambi!

Non avevo pensato alla guerra di Libia ovvero agli interessi inconfessabili dell’Italia, ma avevo detto (e l’avevo chiaro in me) che marzo sarebbe stato un mese cruciale per I DESTINI DI QUESTO NUOVO ED ENNESIMO ANNO DI CRISI.

Come dico nel titolo: “Il disastro in corso è chiaro da gennaio, come minimo!”

Oggi darò una prima spiegazione, ma nei prossimi giorni una mia periodica traduzione degli scritti di Lester R. Brown mi permetterà quell’approfondimento che il pensiero politico ed economico italico non può fare. Io lessi quello scritto a gennaio!

Oggi farò le premesse necessarie a quello scritto.

Questa non è una crisi come ce ne sono state tante e spesso: è qualcosa di diverso e peggiore anche rispetto alla crisi del 1929.

E’ la crisi del mondo occidentale così come lo crearono e studiarono i poteri forti e gli stati imperiali dominanti dopo la seconda guerra mondiale.

Va in crisi l’ideologia liberal democratica e nasce il terzo capitalismo che sarà caratterizzato dai dissidi tra i vecchi stati dominanti democratici e ricchi da un lato e le grandi nazioni in via di sviluppo guidate da dittature o da pseudo democrazie fragili, popolose e senza delle illusioni sullo sviluppo inevitabile.

A fine gennaio la Tunisia era già in fiamme e l’Egitto era vicino al colpo di palazzo, qualcuno pensava anche all’effetto domino nei paesi arabi del mediterraneo …. tutti sistemi politici che erano clienti buoni della nostra industria e tutti alleati del nostro governo di minoranza e senza un progetto politico.

Lester Brown ha dato una spiegazione originale a questa crisi mondiale.

Da un lato ci sono gli scritti che ho tradotto nelle scorse settimane e che spiegano gli aumenti mondiali del prezzo del grano e di tutti gli alimenti basilari per popolazioni povere e giovani.

Questa è la penuria del pianeta che scalda a livello parziale, ma ad essa va aggiunta la bomba demografica.

Lester Brown ha fatto questa ricerca incrociata nei paesi che sono crollati fino ad oggi e presto vi darò i risultati della sua fatica.

L’aggravamento della crisi è dietro l’angolo e i sacrifici che continuano a chiederci si riveleranno vani, certamente nel medio e lungo termine, forse anche a breve.

Al momento continua la stretta alleanza fra i poteri forti americani e la dittatura Cinese e questa ha tanti inconvenienti: in primis danneggia anche i cittadini americani, sia gli elettori democratici che quelli repubblicani. A lungo termine la situazione si complica e io penso come Lester Brown: questo non è lo sviluppo possibile per la Cina; è un abbraccio mortale e forse anche una strada senza ritorno per quel regime.

L’Europa unita a livello bancario e monetario è in mezzo, tra la dittatura popolosa e l’impero impoverito e mal amministrato!

Mi direte che la Cina aumenta il PIL del 10% annuo?

Mi direte che Giannino (chi?) ha previsto la parità di PIL tra USA e Cina entro il 2019 (per altri anche prima)?

Io vi rispondo qui che il PIL cinese è un falso gonfiato da quell’inflazione che caratterizza tutti i boom produttivi dell’industrializzazione pesante e inquinante: anche la Cina ha la sua bolla e la circonda con problemi seri di sovra – popolazione, inquinamento, impoverimento dei terreni agricoli, aumenti vertiginosi di tutte quelle malattie che caratterizzano le nostre nazioni.

Io voglio aggiungere altre considerazioni strettamente correlate.

Il capitalismo imperiale e dittatoriale non garantirà i livelli di consumismo conosciuti in passato.

E’ luglio e la gente va al mare solo il sabato e/o la domenica. Ecco spiegato l’affollamento delle nostre spiagge: sono tutti a casa e le agenzie non faranno il tutto esaurito nemmeno ad agosto.

L’apatia dei giovani fa il resto specie se accompagnata dei limiti della nostra classe dirigente che nessuno ha selezionato con criteri moderni.

Siamo a tutti gli uomini del Presidentissimo e del governicchio.

Come si fa ad avere un governo di minoranza in momenti così difficili?

Semplice, bastano opposizioni divise e spesso incapaci di valutare quello che accade e accadrà.

Il resto lo fa il mediocre interesse di bottega e la perversione generalizzata e diffusa in ogni ceto sociale e politica!

Auguri Italia, ne avrai bisogno!

Verrà la crisi e farà quel che vuole!

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16 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: debiti e politica


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto: debiti e politica

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco: Ecco che esce fuori il fascista! Ti pareva che non invocasse l’uomo forte, un duce un tanto al chilo. Son morti quei tempi, oggi la gente vuole la pornografia a gratis in rete, i soldi facili, mandar a farsi ammazzare nelle guerre per gli stranieri i figli dei disoccupati e dei poveri, la macchina, l’appartamento, le rendite, cinque pasti al giorno e la vita comoda. Altro che marce, problemi, fatica, e per rancio la gavetta con la minestra riscaldata. Fare l’impero, essere potenza, ma quando mai; siamo la mezza pensione di tutti gli eserciti che a turno bivaccano in questa sfortunata penisola da secoli attraversata da eserciti stranieri e dominata da potenze imperiali. Un popolo invecchiato, impaurito, impoverito e svaporato, con una gioventù smarrita e priva di vero sostegno che cosa può chiedere dal destino: un dittatore o piuttosto un pappone proveniente dalla fila della delinquenza comune?

Marco: La tua cattiveria è pari alla tua insensibilità verso ogni valore. D’accordo forse non sono proprio un patriota, ma il mio discorso resta valido. La cancrena si cura con l’amputazione e i nostri mali hanno bisogno di cure radicali. Riguardo a queste guerre devo dire che non sono le nostre. A che servono? In fondo servono solo a creare debito, e chi controlla il debito controlla le leve del potere e quindi l’economia, il commercio, lo Stato. Un blindato  armato costa almeno un milione di Euro, a un certo punto uno stato deve scegliere. Che fare di questo milione? Ci costruisco un asilo nido, faccio un giardino pubblico per gli anziani, sistemo le strade di una città di provincia, faccio costruire un monumento, offro borse di studio o compro un veicolo blindato per qualche guerra inutile che forse frutterà qualche appalto per la ricostruzione e qualche affare per le banche? Ma la guerra costa, e per pagarla occorre fare il debito, il debito pubblico. Chi acquista il debito assume il controllo o quantomeno ha una potente arma di ricatto nei confronti della politica e di tutto ciò che ci gira attorno. Perché Cina e Giappone  hanno quote significative del debito pubblico Statunitense, è evidente che così cercano di esercitare una pressione sull’amministrazione Obama. E come sono arrivati gli USA a tutto ciò: le spese militari che da una parte dissanguano le casse della loro Repubblica ma dall’altro gli danno l’egemonia globale. Perché chi ha la forza delle armi esercita un grande potere e può permettersi di far lievitare i debiti e di viverci sopra.

Ingegnere: Il mio ultimo viaggio in Cina è stato determinato da un noto calcolo che indica come nel 2010 l’Asia avrà in mano il 10% dei consumi globali e la crescita sostenuta di quel continente porta a pensare che entro il 2030 determinerà il 30% dei consumi globali. Per la verità io non credo a queste statistiche, la statistica è quella cosa per cui se io mangio un pollo con patatine intero e voi saltate il pasto può risultare che dividendo per tre il risultato tutti e tre abbiamo mangiato un terzo di pollo con contorno. Evidentemente in questa storia della crescita in Asia c’è chi vince e chi perde. Comunque mi risulta corretto questo dato della crescita della potenza cinese e aggiungo anche di quella indiana. Personalmente credo solo ai dati numerici che posso controllare o di cui trovo qualche riscontro. Per esempio come si può esser sicuri della solidità di un sistema economico se la speculazione e segnatamente la speculazione su case e fabbricati falsa la realtà. Quando l’economia si è fatta virtuale e la moneta è diventata elettronica è stato possibile negli Stati Uniti creare un mercato immobiliare drogato da milioni di mutui concessi a soggetti poveri o marginali  o che semplicemente vivevano di lavori precari. Di per sé non era una cosa sbagliata: molti di questi soggetti appartenevano a minoranze svantaggiate o erano di colore e la casa poteva essere un primo passo per mitigare le tensioni sociali e la disparità dei redditi, qualcosa però non ha funzionato, il grande piano si è rotto, la crescita non c’è stata, le forze che sostenevano il grande affare sono sparite e la situazione è precipitata. Questi poveri con mutuo  che poi non sono riusciti a pagare le rate, la catena dei prestiti facili ha messo in moto una macchina di pignoramenti e fallimenti che ha rovinato interi quartieri e successivamente le stesse banche. Che te ne fai di una schiera di case pignorate in un quartiere degradato e che nessuno vuol comprare perché non ci sono i soldi per farlo? Mi risulta inoltre che sono sorti diversi problemi legali relativi al pignoramento delle case, temo che davanti all’evidenza di questa cosa colossale i pignoramenti non verranno fatti o comunque andranno per le lunghe. Quei mutui subprime se non ci sono nemmeno gli immobili a garantirli valgono meno di zero. Comunque ora questa vicenda assume contorni terribili, sembra che la crisi abbia causato perdite nel sistema finanziario e bancario globale per 4.100 miliardi di dollari, la stima è del FMI.  Questa è recessione, altro che storie, e quei miliardi si sono dissolti.

Francesco: Il denaro è una convenzione, almeno da quando non è stato più coniato con l’argento o l’oro da re, principi, sommi sacerdoti e così via. Un pezzo di carta è un pezzo di carta, un tondo d’oro o d’argento con il profilo di un re o uno stemma è un fatto concreto. Mi par chiaro che se questi morosi avessero dovuto pagar in monete d’argento o d’oro questa storia non sarebbe mai iniziata. Siamo alle solito i poteri bancari fanno fare il debito pensando di controllare debito e debitore e guarda un po’ che caso: salta il banco. Il potere finanziario e bancario finisce con il perdere il controllo sul mostro che ha creato e la politica per anni presa in giro per la sua imperizia nel gestire le cose dell’economia deve salvare le banche dal fallimento in America e in Europa. Alla fine i profitti sono privati e i danni pubblici. Questa è la logica dello stronzo che mette la fabbrica in un paese di disperati, e io ne so qualcosa, inquina e sfrutta certo dell’impunità. Poi fatti i soldi molla tutto, sparisce spesso con la cassa e rincomincia in un paese diverso. Qui da noi c’è troppa tolleranza per la feccia tra le file dei colletti bianchi. Personalmente dò la colpa alla chiesa Cattolica che perdona con troppa facilità, alla televisione che è cattiva maestra e al popolo italiano che è ignorante e cattivo e ai finti intellettuali nostrani che corrompono la cultura e le masse.

Ingegnere: A questo punto ricordo che siamo perfino un popolo di poveri, quanti saranno ormai dopo quasi tre anni di crisi i poveri in Italia, forse sei milioni, forse sette, forse otto? E quanti quelli che hanno perso la testa, che non studiano più, che non cercano più lavoro,  che sono  delinquenti?

Francesco: Di sicuro i poveri sono almeno otto milioni, l’ipotesi peggiore è senz’altro quella che s’avvicina al dato reale. Vi devo chiedere una cosa… Non è che il nipote per non pagare la cena ha usato qualche trucco che so quello del somalo, delle svedesi, del cinese; lui ne è capace.

Ingegnere: Per la verità no, è stato un caso, almeno credo.

Marco: Il trucco delle svedesi è quello di arrivare con due ragazze e far pagare il conto al quarto che fa da pollo con la scusa che non si può far pagare le signore e poi ci si rifà, quello del somalo è portare uno di colore e dire che viene dalle ex colonie e provare a impietosire il pollo che offre la cena a tutti e due con qualche storia strappalacrime, il cinese è infilarsi dentro una situazione, fare l’intruso e uscir via in silenzio prima che arrivi il conto da dividere magari con la scusa di una telefonata al cellulare o di aver lasciato la macchina in divieto di sosta.

Ingegnere: Incredibile, che storie. No. Vi ripeto un caso.

Francesco: Sinceramente, se si è comportato male porgo io le scuse

 Marco: Senta, facciamo così, bastano un cento euro per il disturbo?

Francesco: Che pazzia è mai questa paghi per il nipote, e tutto insieme!

Ingegnere: Via su metta a posto i soldi, troverò un modo per farmi saldare, non dubiti.




13 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: viltà destino

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto: viltà e destino

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Questo è il tempo della verità, questa miseria, questa sottomissione al dominio del forte che cade sopra i ceti medi del Belpaese è il frutto di decenni di commistione fra criminalità e potere politico. Devo ammettere che aveva ragione quel Berlinguer, quel capo comunista tanto amato da operai e contadini. La questione morale c’è stata, c’è e ci sarà finchè i partiti in Italia saranno uffici di collocamento di privilegiati, criminali comuni, delinquenti in giacca e cravatta. Ecco la verità un popolo debole e vinto nella Seconda Guerra Mondiale si è affidato alla delinquenza comune per le cose del suo governo, siamo ormai una Nazione sfatta, un popolo ridotto a polvere che vaga spinto dal vento. Io vorrei difendermi, ma come posso fare?   Poi perché difendere un sistema che mi ha corrotto, che mi ha messo sullo stesso piano del camorrista, del criminale, del ladro di strada. Già perché per fare impresa e per fare il lavoro ho aiutato gente del cavolo a delocalizzare. In un mondo bene ordinato io sarei stato fucilato e i miei soci impiccati, ma qui è lecito, è giusto sottrarre posti di lavoro e portarli a casa di stranieri. E che stranieri. Cupi, oscuri, malvagi. Credo che morirò dannato.

Ingegnere: Non la metta così, capisco. Ma cosa era possibile fare? Sono roba del millennio passato le ideologie forti e i miti imperiali fascisti, oggi il ricco, il forte, il potente non è un Duce o un superpresidente di uno Stato ma l’amministratore delegato di una grande multinazionale o di una superbanca cinese, il superburocrate che decide dell’emissione della moneta da parte di una banca centrale, il ricchissimo che ha quote azionarie nascoste in sei o sette paradisi fiscali. Questo è un tempo altro e diverso. Guardi i politici italiani. Cosa crede che siano? Gente di potere? No, sono camerieri di forze finanziarie e bancarie che si credono dei ganzi e dei furbi perché hanno stipendi da manager di provincia, auto blu, la scorta di polizia, due o tre appartamenti, il viaggio gratis e qualche altro regalo a spese del pubblico. Di fatto imitano senza riuscirci la vita quotidiana dei miliardari, dei loro veri padroni, di quelli che decidono se l’impresa deve trasferirsi dall’Europa all’Asia,  se la banca deve fallire o essere ricapitalizzata, se i portafogli dei piccoli risparmiatori devono riempirsi di titoli spazzatura trascinandoli in miseria, se le pensioni potranno esser pagate. Questi dove il politico ha l’appartamento preso da un ente o venduto a prezzo di favore hanno due o tre ville con parco e piscine in due o tre luoghi esclusivi del mondo, dove il politico ha la barca a vela e si crede cristo sulle acque loro hanno barche superlusso di trenta o quaranta metri, dove il politico ha il gruzzolo dei suoi furti nascosto in un conto svizzero loro hanno le quote azionarie delle banche che nascondono i denari occulti dei loro servi da parlamento e consiglio regionale. Il politico vuole il privilegio di aumentarsi lo stipendio con un voto e i manager delle multinazionali presentano i bilanci e sulla base di essi s’aumentano  i superbonus. Non si tratta di poche  migliaia spiccioli ma di milioni di euro.

Francesco: Già, ma c’è una grossa differenza. Il politico lo voto, il banchiere, il manager, il finanziere no. Il potere politico dei big della grande impresa e delle banche non è, non è stato e non sarà mai legittimo; quello politico invece può essere legittimo. Su questo credo che tutti e tre siamo d’accordo. Il potere illegittimo è privato, oscuro, occulto, egoista e tendenzialmente criminale; il potere legittimo è al contrario pubblico, votato o trasmesso con mezzi universalmente riconosciuti come leciti, risponde a leggi fondamentali, opera per interessi collettivi o pubblici riconosciuti come legittimi e visibili. Per questo il tramite fra il potere lecito e quello illecito è il faccendiere, il sensale di grandi affari, il segretario particolare. In Italia si è esagerato nella vita pubblica e  politica il confine fra lecito e  illecito si è dissolto; tutto è diventato una cosa sola, una massa informe di privati, di gente in carriera, di raccomandati, di affari illeciti, di favori da dare o da prendere. Dal momento che votiamo per un sistema

Marco: Certo, ma torniamo al nostro lavoro. I mercati europei sono saturi, quando un tipo ha una casa o una macchina di solito non ne compra altre due o tre perché non può permetterselo, quindi il mercato è fuori. Asia, America del Sud, perfino Africa sono la nuova terra promessa per gli affari. La globalizzazione è anche provare a creare nuovi mercati, portare altrove un modello di civiltà industriale in crisi e  pieno di gravi contraddizioni. Poi arriverà la fine del sistema e del regime politico presente, ma quando i ricchi saranno scappati in Asia o America cosa resterà da gestire al potere politico, e che fine faranno questi servi? Di sicuro se fossi un manager o un miliardario non mi porterei dietro un deputato o un senatore nemmeno sotto minaccia di morte. La feccia deve affogare con la nave, sono peggio dei topi nella stiva. Questo però è un fatto ancora lontano, chissà quanto ci vorrà per veder la fine di questo barbaro dominio sulla nostra terra.

Ingegnere: Non tanto, se finiscono le ragioni economiche e di vita quotidiana che tengono assieme questo sistema finiscono pure le minoranze al potere che si trasmettono come se fossero beni privati cariche pubbliche, incarichi, posti in consigli d’amministrazione di società mezze pubbliche e mezze private, cattedre ben remunerate. Non sono le nostrane classe dirigenti delle potenze lontane da un sistema. Possono cumulare due o tre stipendi, avere emolumenti pesanti, tariffe agevolate, e perfino l’assegno di reinserimento nella vita sociale quando il popolo sovrano li caccia non votandoli; questo è possibile perché un potere irresponsabile perché non decide ma trasforma le vere decisioni prese dai poteri finanziari e bancari o dal sistema imperiale Anglo-Americano. Due anni fa ho letto un pezzo da brividi sul Corriere della Sera, quindi non un  giornale comunista o cose del genere. Cose incredibili: secondo quel pezzo certi amministratori regionali nostrani sulla carta guadagnavano di più del governatore della California Arnold Schwarznegger. Poi ho fatto due conti. Certo è costoso, spendaccione, orrendo tutto questo; ma in fondo cosa sono gli sprechi della politica italiana rispetto al vero potere che è finanziario e corporativo?

Francesco: Come stupirsi di tutto questo? Alla fine conta lo stipendio, il privilegio,  la politica è ufficio di collocamento e far affari e cretino chi ha creduto alle balle colossali del bene comune, del comunismo, nel ritorno in terra di Cristo re. Ogni antico valore morale o civile si è dissolto, ogni segno delle nostre antiche civiltà si è perso, o è polvere, o è rudere, o è miseria morale che rallegra i pazzi e gli stolti che vivono nel ricordo di fatti e cose che non hanno vissuto e non hanno mai udito o visto. Questa è più che decadenza è decomposizione.

Marco: Nella decomposizione si vive alla grande o sbaglio? Tutti seguono i loro privati interessi egoistici e tu ti senti assolto, giustificato, glorificato nel tuo egoismo sciatto. Guardiamo la nostra gente la forte immigrazione è legata all’invecchiamento della società e la senescenza porta pazzia e debolezza. Certi vecchi e certe vedove incartapecorite vorrebbero aumenti di pensioni, mantenere le stesse rendite, percepire gli stessi soldi da case, fondi commerciali e capannoni. Avidi, ignoranti, sciagurati, dissoluti ecco i proprietari del ceto medio. Hanno permesso la disgregazione del Paese e ora vorrebbero miracoli per sanare il frutto delle loro viltà, della loro abiezione, della loro presunzione di sapere. Sono brutti e cattivi e hanno rovinato questo paese e la sua gioventù da cui pretendono impossibili  miracoli contributivi e di consumi.

Ingegnere: Oltre ai vecchi scellerati, imbelli e dissoluti ben presenti nei ceti medio-alti del Belpaese  ci sono tanti giovani che hanno perso le speranze, che non hanno famiglie in grado di raccomandarli, di proteggerli, di far avere loro incarichi e posti di responsabilità o carriere da tramandare di padre in figlio. Del resto dove sono i nostri giovani? Fra il 2000 e il 2010 in rapporto alla popolazione complessiva dell’Italia la popolazione compresa fra i 15 e i 34 anni è diminuita, invece sono aumentati quelli che hanno superato i 65 anni di vita. Basta controllare le statistiche. In altri paesi del mondo le cose sono diverse i giovani sono la maggioranza e spesso in mille modi emigrano, vanno via. Ma quelli che restano sono un serbatoio incredibile di forza lavoro, idee, consumi. Temo che la verità sia questa l’Italia è senescente ed è terrorizzata da qualsiasi cambiamento anche positivo. Si finge ancor oggi, e siamo nel 2010, di credere a miti ideologici del secolo scorso, a simboli da museo, a personaggi politici  persi nella notte dei tempi. L’Italia è troppo anziana e non vede il futuro e quindi lo teme, sa che è l’annuncio della morte sua. Da decenni non ci sono politiche per le famiglie, per l’occupazione, per le case popolari, per i lavoratori o per l’agricoltura; solo trovate, invenzioni che alimentano speculazioni e interessi privati. Chi ha un po’ di potere vive giorno per giorno e non fa calcoli oltre una settimana o due, sono perlopiù anziani e ogni primavera può essere l’ultima, non sentono alcun legame con la propria gente, la patria, i simboli del passato e quindi porta vanti interessi privati. Quando morirà non lascerà nulla e nulla voleva costruire. C’è un nichilismo di fondo nelle generazioni anziane d’Italia. Una malattia probabilmente dello spirito, e del resto come spiegare altrimenti questi dati.

Marco: Si spiega che siamo un popolo di bestie cattive che senza un padrone violento e tirannico non sappiamo star al mondo. A proposito di giovani disgraziati, ma il nostro nipote quando arriva?




12 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: grano e vita



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto: grano e vita

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Questo è un mondo di cannibali. Banche, ufficio delle tasse, controlli di polizia, dell’ufficio sanitario tutto sembra fatto per trasformare il professionista e l’imprenditore in un nemico del sistema. Pensa alle donne il fratello! Vale la vecchia battuta da caserma qui in Italia: “alla tua bella non devi comprare fiori e cioccolatini con il salario di soldato, dagli solo il salario”. I soldi sono la vita e sono una maledizione, quest’euro poi ci ha mezzi rovinati. Tutto è rincarato e gli stipendi sono rimasti al palo e la gente si è impoverita, non la puoi neppure sfruttare. Come fai a far uno sfruttamento industriale in Euro? Userai la valuta di qualche paese disperato che vale solo la carta su cui è stampato, ne compri qualche chilo di quelle banconote e ci tiri su un sistema di fabbrica che produce merce da vendere in cambio di sterline, Euro o dollari. Perché stanno nascendo fabbriche in paesi asiatici e  africani? Perché paghi la forza lavoro con denari locali e lo Stato chiude gli occhi davanti ad eventuali abusi.  Poi chissà quanto potrà ancora andar avanti questa storia, arriverà prima o poi lo stop. Scusate ma mi verso un po’ di questa roba che è bella forte.

Ingegnere: Lo stop? Qui con me ho degli appunti, aspettate. Ecco! Ogni notte  nascono più o meno 219.000 esseri umani che hanno bisogno di medicine, combustibili, alimenti, servizi sociali, istruzione, servizi, vestiario, lavoro, ecc… Ogni anno la razza umana s’accresce di ben ottanta milioni d’esemplari. Il pianeta tale era all’età dei dinosauri e tale è rimasto, ha delle risorse grandissime ma limitate. Acqua, aria e terra sono risorse in parte inquinate, un terzo dei terreni agricoli sul pianeta è minacciato dalla desertificazione o da forme d’impoverimento dei suoli, contemporaneamente la produzione di etanolo a partire dalle granaglie per farne combustibile per auto è aumentato, e i cereali e i vegetali non mandano avanti soltanto i motori ma anche gli allevamenti intensivi di animali da macello. Di fatto motori e animali da hamburger sottraggono all’alimentazione umana una parte della produzione alimentare. Qui c’è un dato aspettate, ecco nel 2009 negli Stati Uniti sono stati prodotti  419 milioni di tonnellate di grano, di questi 119 sono stati trasformati in etanolo per motori. L'industria americana dell'etanolo, la più importante al mondo, nel 2009 ha consumato grano sufficiente a sfamare 330 milioni di persone. Questo è quanto ho ricavato consultando l’Earth Policy Institute. Me lo sono segnato. Per me è un dato centrale. La crescita della domanda mondiale di combustibili derivati dalle granaglie sta trasformando e le economie di intere regioni, ma ho capito che la terra non è come una miniera di carbone e o un pozzo di petrolio, se il terreno è mal sfruttato o se si fanno cose sbagliate e s’’impoverisce il suolo c’è il pericolo del disastro ecologico e comunque i prezzi dei cerali saliranno al punto da scatenare la rivolta di milioni di esseri umani nei paesi poveri che verranno ridotti in condizioni di povertà o alla fame. Ecco una possibile risposta ad una futura crisi petrolifera: affamare milioni d’esseri umani e garantire profitti fantastici alle tre o quattro multinazionali che controllano il mercato globale dei grani. Il bello è che non è alcune miscele per veicoli fatte con l’etanolo per far andare i motori devono esser miscelate con altri componenti derivati dal petrolio in quantità variabile a seconda del combustibile desiderato. Mi sono chiesto come può questo andar a buon fine quando il consumo mondiale di granaglie è passato dal 1990 al 2005 da 21 milioni di tonnellate l’anno a 41 milioni di tonnellate l’anno. La questione è questa aumento dei consumi, aumento della domanda, probabile diminuzione delle rese per ettaro a livello globale risultato prezzi alle stelle, super profitti e milioni d’affamati e forse due o tre nuove guerre a giro per l’Africa, crisi alimentari, tensioni sociali, aumento della delinquenza e del pauperismo nel mondo.

Francesco: Mi permetto di dire la mia: un italiano fra la macchina e un villaggio africano o di indigeni brasiliani cosa sceglie? Sceglie il pieno per andar a giro e far le sue cretinate di sempre credendosi un ganzo. Invece è un  povero coglione che mette in moto una macchina di sfruttamento e di morte, solo che non la vede, non la sente, e non puzza di scempio; questa è una forma di violenza che non esiste perché nessuno ne parla.  Quando c’erano i comunisti di Stalin o i nazisti di Hitler era facile distinguere la strage e lo sterminio dalle cose normali, oggi le cose normali in modo più o meno inconsapevole producono massacri sociali e fisici. Per me nessuno è innocente in questa vita e quindi tutti possono dirsi colpevoli e fregarsene alla grande.

Marco: Ecco lì il mio caro fratello e la sua morale: “ognuno per sé e Dio contro tutti”. In questo sistema di civiltà industriale dove non arriva la speculazione, la guerra civile, la sommossa, i signori della guerra arriva l’inquinamento e con esso la fuga di milioni di umani verso le nostre coste, le nostre città, i nostri quartieri. Siamo vittime, forse stupide ma vittime ed è nostro diritto difenderci per quanto e come  è possibile.

Ingegnere: In effetti quest’anno l’effetto combinato dell’ondata di caldo e l’avanzata del deserto in tante parti dell’Asia e dell’Africa ci porteranno altri episodi tragici d’immigrazione. Del resto questi anni stanno rivelando la parte nascosta del sistema della civiltà industriale, in troppi si erano illusi che fossero finiti gli orrori dei due secoli precedenti, invece  in nuova forma si mostrano di nuovo. Al discorso appena fatto sulla scelta produrre per i motori o produrre per l’alimentazione umana o animale devo aggiungere che la grande politica sostiene tutto questo, c’è bisogno di alternative al petrolio, la situazione in Medio-Oriente e Africa è instabile e forse qualche paese produttore è già vicino al picco del petrolio, oltre il quale non conviene più estrarre il poco petrolio rimasto in fondo al giacimento. Non so se sia un caso ma Stati Uniti e Brasile hanno portato avanti negli ultimi anni delle politiche volte ad aumentare in fretta la produzione di bio-carburanti nei prossimi due o tre anni; ma il mercato dei grani rivela una grande verità: tutto nel sistema è merce, tutto può essere venduto e comprato anche la vita dei popoli o l’esistenza di interi ecosistemi; con quale diritto questo è dato? Semplice: con il vecchio diritto che si chiama legge del più forte.




8 luglio 2011

Una nuova traduzione di F.Allegri sulla speculazione sui grani

Scritto da F. Allegri


LA GRANDE CRISI DEL CIBO DEL 2011*
Di Lester R. Brown
www earth-policy.org
Earth Policy Release
Plan B Update
14 Gennaio, 2011
Mentre inizia il nuovo anno, il prezzo del grano è al suo massimo di sempre nel Regno Unito.

Le rivolte del cibo si diffondono in Algeria.
La Russia importa grano per nutrire il suo bestiame prima del pascolo di primavera.
L’India sta lottando con un tasso d’inflazione da cibo del 18% annuo ed esplodono le proteste.
La Cina cerca all’estero enormi quantità potenziali di grano e granturco.
Il Messico compra i futures sul granturco per evitare aumenti inimmaginabili per la tortilla.
E il 5 Gennaio l’organizzazione U.N. Food and Agricultural annunciò che il suo indice del prezzo del grano a dicembre aveva superato il più alto di sempre.
Ma mentre negli anni passati, era stato il clima che aveva causato un picco nei prezzi delle merci, ora sono le tendenze in entrambi i lati dell’equazione della domanda/offerta del cibo che guidano verso l’alto i prezzi.
Dal lato della domanda, i colpevoli sono la crescita della popolazione, della ricchezza e l’uso del grano come carburante per auto.
Dal lato dell’offerta: l’erosione del suolo, l’impoverimento delle fonti, la perdita di terre per usi non agrari, la deviazione dell’acqua da irrigazione verso le città, il calo della resa del raccolto nelle agricolture avanzate, – per l’effetto serra – le ondate di calore che seccano il grano e la fusione dei ghiacciai montani e polari.
Questi trend climatici uniti sembrano destinati a fissare un dazio sempre più alto in futuro.
C’è almeno una notizia buona ma debole sul lato della domande: La crescita della popolazione mondiale, che arrivò al 2% annuo intorno al 1970, è calata sotto il 1,2% all’anno nel 2010.
Ma poiché la popolazione mondiale è quasi raddoppiata dal 1970, noi stiamo ancora aggiungendo 80 milioni di persone ogni anno.
Stanotte ci saranno 219.000 bocche addizionali da nutrire al tavolo della cena e molte di loro saranno accolte con i piatti vuoti.
Altre 219.000 si uniranno a noi domani notte.
Ad un certo punto, questa crescita senza fine inizia a tassare sia le abilità degli agricoltori che i limiti delle terre della terra e le risorse idriche.
Oltre la crescita della popolazione, ci sono ora quasi 3 miliardi di persone che salgono sulla catena del cibo mangiando quantità più grandi di bestiame nutrito con grano e prodotti di pollame.
La crescita nel consumo di carne, latte e uova in paesi che sviluppano molto velocemente non ha precedenti.
Il consumo totale di carne in Cina oggi è già quasi il doppio di quello negli Stati Uniti.
La terza causa dell’aumento della domanda è l’uso dei grani per produrre carburante per auto.
Negli Stati Uniti, che raccolsero 416 milioni di tonnellate di grano nel 2009, 119 milioni di tonnellate andarono nelle distillerie di etanolo per produrre carburante per auto.
Quello è abbastanza per nutrire 350 milioni di persone per un anno.
Il grande investimento USA nelle distillerie di etanolo regola lo stadio per la competizione diretta fra le auto e le persone per la produzione di grano mondiale.
In Europa, dove gran parte della flotta auto viaggia con carburante diesel c’è una domanda crescente di olio diesel vegetale, principalmente dai semi di colza e dall’olio di palma.
Tale domanda di raccolti che producono olio non riduce solo la terra disponibile per i raccolti di cibo in Europa, guida anche la cancellazione della foresta pluviale in Indonesia e in Malaysia a favore delle piantagioni di palma.
L’effetto combinato di queste 3 domande crescenti è sbalorditivo: il raddoppio nella crescita annuale del consumo mondiale d i grano da una media di 21 milioni di tonnellate all’anno dal 1990 al 2005 ai 41 annui dal 2005 al 2010.
Gran parte di questo alto salto è attribuibile all’orgia di investimento nelle distillerie di etanolo negli Stati Uniti dal 2006 al 2008.
Nuovi problemi sono emersi sul lato della fornitura mentre uno vecchio come l’erosione del suolo si è intensificato e mentre la crescita della domanda annua di grano è raddoppiata.
Si stima che 1/3 del terreno agrario del mondo stia perdendo lo strato fertile più velocemente di quanto esso si forma attraverso i processi naturali
– e così perde la sua produttività innata.
2 vaste aree desertiche si formano, una tra il nord est della Cina, la Mongolia occidentale e l’Asia centrale, l’altra in Africa centrale.
Ognuna di queste fa sembrare piccola l’area desertica USA degli anni trenta.
I satelliti mostrano un flusso stabile di tempeste di sabbia in uscita da tali regioni, ognuna spazza milioni di tonnellate di preziosa terra fertile.
Nella Cina del Nord, quasi 24.000 villaggi rurali sono stati abbandonati o parzialmente spopolati mentre i pascoli sono stati distrutti dallo sfruttamento e mentre le terre fertili sono state inondate dalla migrazione delle dune di sabbia.
In paesi con una grave erosione del suolo, come Mongolia e Lesotho, i raccolti del grano sono diminuiti mentre l’erosione abbassa le rese ed eventualmente porta all’abbandono del terreno.
Il risultato diffonde la fame e la crescita dalla dipendenza dalle importazioni.
Haiti e la Corea del Nord, due paesi con suoli erosi severamente, sono cronicamente dipendenti dagli aiuti di cibo dall’estero.
Intanto l’impoverimento delle falde diminuisce velocemente l’ammontare dell’area irrigata in molte zone del mondo; tale fenomeno assai recente è dovuto all’uso su larga scala di pompe meccaniche che sfruttano l’acqua sotterranea.
Oggi, la metà della gente del mondo vive in paesi dove l’acqua da tavola diminuisce mentre il sovra pompaggio impoverisce le falde.
Se una falda è impoverita, il pompaggio è di fatto ridotto al tasso di ricarico a meno che non sia una falda fossile (non reintegrabile), allora il pompaggio finisce del tutto.
Ma presto o tardi, la perdita dell’acqua da tavola si traduce in aumento dei prezzi del cibo.
L’area irrigata è diminuita in Medio Oriente, particolarmente in Arabia Saudita, Siria, Iraq e possibilmente in Yemen.
In Arabia Saudita, che era del tutto dipendente da una falda fossile ora impoverita per la sua autosufficienza granaria, la produzione è in caduta libera. Dal 2007 al 2010 la produzione di grano saudita è caduta di più dei 2/3.
Entro il 2012, probabilmente la produzione di grano finirà del tutto, lasciando il paese del tutto dipendente dal grano importato.
Il Medio Oriente Arabo è la prima regione geografica dove lo spreco delle scorte d’acqua sta diminuendo il raccolto di grano.
Ma i veri grandi deficit di acqua sono in India dove i numeri della Banca Mondiale indicano che 175 milioni di persone sono state alimentate con grano prodotto con il sovra pompaggio.
In Cina il sovra pompaggio da cibo a quasi 130 milioni di persone.
Negli Stati Uniti, l’altro principale produttore di grano del mondo, l’area irrigata è diminuita in stati agricoli chiave come California e Texas.
L’ultimo decennio ha testimoniato l’apparizione di un’altra costrizione ancora per la crescita della produttività agricola globale: la diminuzione del lavoro arretrato per le tecnologie non sfruttate.
In alcuni paesi avanzati a livello agricolo, gli agricoltori usano tutte le tecnologie disponibili per aumentare la resa.
In Giappone, il primo paese a vedere una crescita sostenuta nella resa di grano per acro, le rese per il riso sono appiattite da 14 anni.
Le rese del riso in Corea del Sud e Cina ora sono in avvicinamento a quelle del Giappone.
Assumendo che gli agricoltori dei 2 paesi incontrino le stesse costrizioni di quelli in Giappone, più di 1/3 del raccolto di riso mondiale sarà presto prodotto in paesi con poco potenziale per altri aumenti della resa del riso.
Una situazione simile sta emergendo con le rese del grano in Europa.
In Francia, Germania, e nel Regno Unito le rese del grano non aumentano più da tempo.
Questi 3 paesi insieme sommano quasi 1/8 del raccolto mondiale di grano.
Un’altra tendenza che riduce la crescita del raccolto di grano mondiale è la conversione di terra agricola a usi non agricoli.

L’ampliamento suburbano, la costruzione industriale e la pavimentazione della terra per fare strade, autostrade e tanti parcheggi reclamano terre agricole nella Central Valley della California, nel bacino del Nilo in Egitto e in paesi densamente popolati che si industrializzano rapidamente come Cina e India.
Nel 2011, si prevede che la vendita di auto in Cina sia di 20.000.000 – un record assoluto.
L’esperienza USA dice che per 5 milioni di auto aggiunte alla flotta di un paese, quasi un milione di acri va pavimentato per far comodo a loro. E la terra agricola è spesso la perdente.
Le città che crescono veloci competono anche con gli agricoltori per l’acqua d’irrigazione.
In zone dove tutta l’acqua è stata trovata, come la gran parte dei paesi in Medio Oriente, la Cina del Nord, gli Stati Uniti del Sud Ovest e gran parte dell’India, il deviare l’acqua verso le città significa meno acqua d’irrigazione disponibile per la produzione di cibo.
La California ha perduto forse un milione di acri di terra irrigata in anni recenti mentre i contadini hanno venduto alte quantità di acqua ai milioni di assetati di Los Angeles e San Diego.
L’aumento della temperatura rende anche più difficile l’espansione del raccolto di grano mondiale a un ritmo sufficiente a sostenere il passo da record della domanda.
I gruppi ecologisti hanno la loro esperienza: Per ogni aumento di 1 grado Celsius nella temperatura sopra l’ottimo durante la stagione della crescita, noi ci possiamo aspettare un 10% di declino nelle rese del grano.
Questo effetto temperatura sulle rese fu del tutto visibile nella Russia occidentale durante l’estate del 2010 mentre il raccolto fu decimato quando le temperature si alzarono molto sopra la norma.
Un altro trend nuovo che minaccia la sicurezza del cibo è lo scioglimento dei ghiacciai montani.

Questo è di particolare importanza sull’Himalaya e sull’altopiano tibetano dove il ghiaccio sciolto dai ghiacciai aiuta non solo a sostenere i grandi fiumi dell’Asia durante la stagione secca, l’Indo, il Gange, il Mekong, loYangtze e il Fiume Giallo ma anche i sistemi di irrigazione che dipendono da questi fiumi.
Senza questo ghiaccio sciolto il raccolto di grano cadrebbe precipitosamente e i prezzi aumenterebbero di conseguenza.
E infine, a tempo più lungo, le distese di ghiaccio sciolto in Groenlandia e Antartico Occidentale, combinatecon l’espansione termica degli oceani minacciano di far crescere il livello del mare fino a 6 piedi durante questo secolo.
Pure una crescita di solo 3 piedi inonderebbe metà della terra del riso in Bangladesh.
Ciò metterebbe sotto acqua pure gran parte del delta del Mekong che produce la metà del riso del Vietnam, l’esportatore numero 2 nel mondo.
In tutto ci sono altri 19 delta fluviali che producono riso in Asia e che ridurrebbero di molto i raccolti a causa del livello alto del mare.
L’attuale impulso ai prezzi del grano e della soia nel mondo, e ai prezzi del cibo in generale, non è un fenomeno temporaneo.
Non possiamo più aspettare che le cose tornino alla normalità perché in un mondo con un sistema di cambiamento climatico rapido non c’è un normale al quale ritornare.
I tumulti di queste ultime e poche settimane sono solo l’inizio.
Non è più un conflitto tra super potenze armate pesantemente, ma piuttosto è lo spreco delle scorte di cibo e l’aumento dei suoi prezzi – e il tumulto politico che questo scatena – che minaccia il nostro futuro globale.
Se i governi non definiranno velocemente la sicurezza e non sposteranno le spese dal militare agli investimenti per il clima, l’efficienza idrica, la conservazione del suolo e la stabilizzazione della popolazione, il mondo, probabilmente, lotterà in futuro sia con più instabilità climatica che con la volatilità del prezzo del cibo.
Se l’affare continuerà come al solito, i prezzi del cibo tenderanno solo verso l’alto.
*NOTA: questo articolo apparse su Foreign Policy Giovedì 10 Gennaio, 2011.
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Lester Brown è Presidente dell’Earth Policy Institute e autore di World on the Edge: How to Prevent an Environmental and Economic Collapse (New York: W.W. Norton & Company, 2011).
Dati, note e fonti addizionali possono essere trovati su www.earth-policy.org.
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Tradotto da F. Allegri il 30 giugno 2011.
Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini adesso lavora alla sua nuova rubrica “Wikyleaks e le nudità del re”, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.




7 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: dialogo sul precariato

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Jole si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Jole preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Certo, antropofagi. Ma dimmi caro fratello che cerchi facili scuse e ripari nascondendoti dietro la malvagità umana: non è forse vero che al cannibale piace esser tale? Certo che è vero, è così; e il nostro essere cannibali in una società competitiva è accettare di esser messi l’uno contro l’altro sapendo che in fondo ci piace vivere d’odio, di rabbia e di livore. L’essere umano è una massa informe di cattiveria e malvagità e si riproduce giusto per quel poco di animalità che rimane in lui, dove non l’amore dei romanzi e del cinema ma le pulsioni bestiali e ormonali garantiscono la continuità della vita. Ciò che è razionale spinge a fare analisi, a calcolare, a vedere il passivo e l’attivo a farsi computer e quindi a odiare la vita  che è breve e meschina.  Troppo grande è la brama umana per riempirla con successi, denari, segni esteriori del potere, gloria personale da conquistarsi rovinando altri perlopiù ignoti. La chimica e la bestialità più elementare è la vita della vita, il meglio che è in noi ci spinge alla conquista del potere e dell’affermazione di se stessi a scapito di tutto il mondo, perfino dell’universo se necessario.

Ingegnere: Incredibile, sembra di sentire Leopardi o  Schopenhauer  il filosofo tedesco studioso dell’India antica e delle sue religioni e gran pessimista. Certo è vero è una questione di misure l’infinito che è nell’uomo e nel suo genio si schianta sui suoi limiti, il microcosmo umano sembra ripetere la tragedia di questo capitalismo che è davanti ai suoi limiti e non riesce a trovare le soluzioni, o forse è frenato nel catturare le soluzioni  da interessi egoistici e particolarissimi di alcuni singoli privati miliardari in euro. Comunque vedo gravi pericoli perché la disoccupazione è data in aumento per tutto questo 2010 in tutta la zona Euro. Si parla piano piano sui giornali di quella statistica che ragiona di oltre di 15 milioni di disoccupati a inizio 2010 in Europa, questo determina gravi tensioni sociali; inoltre lo vedo sul lavoro. Troppi contratti precari. L’anziano che va in pensione non viene sostituito o se deve esser sostituito il posto vacante è dato a un giovane con un contrato precario o con un contratto di lavoro peggiore del precedente per compenso e tipologia di obblighi verso l’azienda. Non so quali siano i conti delle varie casse pensionistiche ma mi chiedo come sia possibile che un numero ridotto di giovani malpagati  riesca a coprire le pensioni proprie e delle generazioni precedenti. Non saprei come formulare un modello nel quale costi crescenti di previdenza e assistenza sono assicurati da un gettito garantito da lavoratori precari in diminuzione per numero, qualità del lavoro e redditi. In realtà qui so di esser fra gente che ha già capito tutto del sistema e proprio le vostre parole così acide e risentite contro questo presente mi hanno chiarito i fatti e i pensieri che da tempo mi tormentavano la mente.

Francesco: Mi permetto di dire la mia. Siamo onesti visto che abbiamo tutti e tre lavorato in questi anni per dei padroni a un certo livello: il precariato di oggi serve a rovesciare sulla famiglia del lavoratore e dell’impiegato i rischi d’impresa. Se va male l’azienda riduce il personale semplicemente non rinnovando i contratti, se va bene ti riassume per una nuova stagione o per un anno o due. Dare fuori i rischi e salvare i bilanci per il lucro degli azionisti e per i premi e i bonus dei manager. Poi cosa importa agli azionisti che vivono a Dubai o a Londra o a Pechino se le famiglie si sfasciano, se la natalità nel Belpaese crolla, se la delinquenza ci ruba le periferie e le mafie le aziende, se l’emigrazione sta trasformando l’Italia in una periferia di non si sa quale sponda africana o asiatica. Nulla! Loro scaricano il problema sui deboli, sui popoli deboli e fanno il lucro e tutto il sistema è d’accordo, e io per due o tre lire gli vado dietro come uno storpio che cerca il suo profeta nel deserto per esser curato dal male fisico e spirituale con un miracolo.

Marco: Certo. Prima o poi riusciremo a segare il ramo dell’albero sul quale siamo appoggiati e a cader di sotto fracassandoci. Spero di crepare prima o di scappare molto lontano da qui. Non voglio essere legato a questo paese pulcioso di pezzenti, di finti professori, imprenditori truffaldini, banchieri bancarottieri, politici laidi e immondi, popolazione fecciosa e plebea piena di rancori e odio sociale. Io ero in fuga da anni e oggi il caso mi riporta qui sui miei passi, a rivedere una storia non più mia e che neanche voglio tenere. Pensavo di congedarmi a modo mio da questa famiglia, da questa casa, da tutto. Ecco questa è la verità. Mi spiace di dover vuotare il sacco davanti a un forestiero ma è così e si è talmente ragionato che non posso più tacere. Non mi piace l’inizio della mia storia perché so che esiste un legame fra il mio passato e questo presente che non voglio. Dicono che è il libero mercato, il liberalismo, i diritti liberali. Ma da dove viene questa roba. Nel Vangelo di sicuro non c’è !

Ingegnere: Dalla civiltà industriale e dal Regno d’Inghilterra, qualcuno pensa che ci sia una data il 1688, altri dicono che va spostata verso la metà del Settecento, ma la data esatta  non serve. Tutto questo nasce con la presa del potere della borghesia in Europa e poi nel mondo. Una classe sociale non aristocratica, non voluta da Dio ma creatrice della civiltà industriale. Ma oggi della borghesia settecentesca e ottocentesca è rimasto solo qualche reliquia, qualche ricordo da museo. Il mondo nuovo ha una geografia del potere che ha come valore la potenza finanziaria, il controllo militare e poliziesco delle risorse e ovviamente la volontà di schiacciare con la potenza tecnologica e di calcolo qualsiasi cosa esiste sul pianeta azzurro in modo da poterla sfruttare. Il vecchio mondo borghese era malvagio, corrotto, bellicista, colonialista e sfruttatore. Cercava però di tenere un decoro, di non farsi vedere complice della feccia e del delinquente, di non esagerare con le sue manifestazioni esteriori, di non dare scandalo. Tutto questo non esiste più, questa nuova classe di padroni internazionali è troppo diversa, è una tecnocrazia tendenzialmente criminale e criminogena, cerca il lusso, spesso l’eccesso, talvolta ama l’abuso di potere e usa con straordinaria indecenza i suoi rapporti politici per ottenere favori e per far distorcere le leggi per propria esclusiva soddisfazione. Non esita neppure davanti alla guerra.

Francesco: Ma chi paga qui da noi! Vecchi, donne e bambini, ecco questa gente e i suoi politici, i suoi esperti, i suoi specialisti a libro paga sono in guerra con chi non sa e non può difendersi. Ovviamente questo riguarda anche i nostri giovani alle prese con lavori precari, con famiglie non fatte, con questioni di lavoro, con la disoccupazione. Ma tutto ha una soluzione semplicissima: il denaro non è tutto: è l’assoluto. Esso è l’unico problema di uomini e donne qui e ora nel nostro Belpaese. Io ho amato e cercato di amare le donne, che dolore, che tristezza ho provato negli ultimi quindici anni. Tutte le donne che ho incontrato cercavano i soldi, di spillar quattrini, di farsi offrir cene o piccoli oggetti. La mia passione è sempre stata resa dolorosa da questo denaro  che è tutto, perché non ne avevo abbastanza. Quanta bile ho dovuto bermi al pensiero che gente oscena e laida solo con i soldi prendeva fra le mani certi fior di donne. Mondo dannato e iniquo.

Marco: Colpa tua, sei passato dall’amore romantico e cretino tipico dell’adolescente scemo al risveglio nel regno della civiltà delle macchine, della finanza globale e dei computer. Ciao. Ben arrivato! Che deve fare oggi una donna bella e ben fatta? Contare i soldi che non ha il suo amante?

Ingegnere: Signori, vi prego state esagerando. Comunque è vero. Oggi il denaro è l’assoluto.

Francesco: Che pazzia! In un mondo umano che sta incontrando di nuovo la sua miseria che credeva di aver rimosso o distrutto le nostre donne ei nostri politici credono al Dio-Denaro. Un Dio ingannatore e malevolo oggi garantito da Buoni del Debito Pubblico ed emesso da banche centrali piene di buchi di bilancio al punto che i banchieri hanno costretto gli Stati Nazionali a salvarle.




4 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: dialogo sulla miseria umana e sulla guerra


 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

 

Francesco: Certo che i cassi della vita sono strani, ero venuto qui per far la posta al nipote e mi trovo a  ragionare con un esperto e con mio fratello sui massimi sistemi. Maledizione come passa il tempo e quanto è balorda la vita. Mi pare ieri e son passati almeno quindici anni da quando andavo a giro da queste parti e mi fermavo al banco ambulante del rivenditore di piadine e panini sotto il cavalcavia, cavolo. Andavo a ballare allora. Modestamente avevo un certo seguito. Che notti con i miei amici balordi, ballare, bere, i locali; con poco credevo di essere un grande e ora eccomi qui. Contemplo la miseria di una vita spesa almeno per metà. Ma una cosa voglio chiedere al nostro ospite: chi è felice oggi?

Ingegnere: Credo proprio nessuno. E’ una questione di sistema, ragionavano su questo sia Schopenhauer che Leopardi nel primo Ottocento, pensate ai desideri umani infiniti come la fantasia e la volontà di trovare piaceri e la realtà materiale finita. Lo scarto fra un finito e un infinito è sempre qualcosa di infinito. Così i desideri, a meno che non siano limitati e circoscritti, risulteranno sempre inappagati, ci sarà sempre qualcosa nell’essere umano che chiede di più. Questo qualcosa che spinge al possesso e al dominio oltre i vincoli reali e oggettivi di questo piano materiale è il carburante della macchina della società dei consumi. Che ora è in gravissimo affanno. Questo affanno credo sia semplice da spiegare questo modello di sviluppo ha incontrato ha trovato i suoi limiti di risorse. Siamo più di sei miliardi su questo pianeta, quanti di preciso non si può sapere perché in molti paesi l’anagrafe non esiste. Sei miliardi di viventi da nutrire, da rifornire di benzina, di plastica, di acqua di cereali, di beni edibili, di medicine, di vestiti, di prodotti industriali, di articoli di moda. Ecco questo è il limite di sviluppo vero. Quello che fa senso è che tutto va avanti, come se lo sviluppo fosse infinito come i desideri. Sviluppo infinito, desideri infiniti su un pianeta con risorse grandi ma limitate e con una popolazione umana crescente. La via per l’infelicità di massa e per una serie di catastrofi a catena. Ero in Asia non molto tempo fa e ho potuto esser testimone dell’enorme sforzo cinese di dotare quel paese di grandi infrastrutture, impressionante. Le cifre poi sono diverse dalle nostre, dove noi pensiamo in termini di milioni lì i loro dirigenti pensano nei termini di centinaia di milioni, di soldi, di passeggeri, di tonnellate di materiale, di edifici da costruire. Prima non credevo alla possibilità di una guerra grossa, ora sì. Questo pianeta non può reggere tre o quattro società dei consumi in più, e già quelle che ci sono devono trovare risorse fuori dai loro territori o la loro macchina si ferma e si rompe; temo che alla fine le minoranze al potere dei diversi poteri imperiali arriveranno alla guerra. Pensate un attimo, gli abitanti della repubblica Popolare Cinese sono circa un miliardo e trecento milioni, una crescita annua  del PIL del dieci per cento, l’esercito più numeroso del mondo e forse cento  miliardi di dollari spese militari, se anche solo la metà degli abitanti di questo gigante asiatico decidono di accedere ai consumi degli europei che sono più bassi di quelli statunitensi c’è da pensare a una corsa globale ad accaparrarsi le materie prime. Per questo certi no-global parlano di guerre future per l’acqua e i suoli coltivabili. Esagerano un po’, ma non troppo. Anzi sono sicuro che in qualche segreta stanza qualcuno ha già pensato le nuove guerre e ha già fatto i suoi calcoli.

Marco: Mi scusi ma se i cinesi spendono cento miliardi di dollari in spese militari gli Stati Uniti ne spendono almeno cinque o sei volte quella cifra, un conflitto vedrebbe comunque la Cina e i suoi alleati in netto svantaggio tecnologico e logistico. Non vedo il pericolo.

Ingegnere: Si fa per parlare, qui nessuno è uno stratega o un generale; eppure non so. Comincio a credere che le cose abbiano preso una brutta piega. Questa guerra afgana va avanti da dieci anni, quella irachena da sette, domani potrebbe arrivarne un'altra in  qualche paese produttore di petrolio, che so l’Iran. Non mi pare che la NATO e in particolare statunitensi e inglesi siano riusciti a risolvere la situazione, quello che hanno conquistato è insidiato giorno e  notte da terroristi, insorti e guerriglieri. I quali evidentemente godono del consenso o dell’assenso tacito delle popolazioni locali, non vedo come una resistenza armata possa resistere per un decennio o per sette anni e più se non c’è almeno il silenzio complice di chi vive da quelle parti. Comunque non ci sono solo i locali che colpiscono il sistema militare della NATO, un nemico insidioso è il debito pubblico americano, mi ricordo che nel 2008 rimasi colpito dalla crisi e dalla scoperta, che non doveva esser tale, che il debito era di oltre 10.000 miliardi di dollari. Non potevo crederci. Ma vi rendete conto è un uno seguito da tredici zeri, quattordici cifre e continua a correre.

Marco: Quattordici cifre, cavolo, una roba da calcolo astronomico. Comunque questi Statunitensi hanno le basi militari sulle rotte e del petrolio e l’oro nero che manda avanti il sistema viene pagato in dollari, quel pazzo di Saddam insisteva per farsi pagare in Euro ed è finito invaso e impiccato. Finchè la materia prima che manda avanti questo pazzo mondo sarà pagata in dollari gli USA potranno stampare tutta la carta che vogliono e chiamarla dollari. E l’oro nero sarà per forza pagato in dollari svalutati perché sceicchi, emiri e califfi e  dittatori da operetta hanno sul collo il fiato delle truppe speciali che possono partendo dalle basi detronizzarli in un giorno o due. Come capitò a quel Noriega a Panama, o con qualche mese e qualche fatica in più a quel disgraziato di Saddam Hussein. Io comunque sono di destra, o almeno credo perchè qui in Italia non capisco più nulla con questi politici; quindi sono nazionalista e di conseguenza non amo gli stranieri ma  ho una certezza, siamo dentro l’impero Statunitense, per via del diritto più antico di mondo: quello di conquista.

Ingegnere: Io ho avuto relazioni di lavoro anche con gli USA e quello che ho constato o che mi è stato riferito è un po’ pesante. La crisi in questo secondo anno è ancora dura, in alcune località sono sorte delle tendopoli, non ci credevo ma poi ho visto su internet le foto. Tende di gente che ha perso tutto come nel 1929. Casa, famiglia, lavoro, assicurazione sanitaria, tutto sparito dalla mattina alla sera. Per anni inglesi e americani ci facevano lezioni sull’economia e sui figli che dovevano andar via di casa, adesso che sono in sofferenza anche i loro restano a casa dai genitori o si trasferiscono dai loro vecchi perché il pignoramento della banca li ha messi per terra, letteralmente. Sull’economia poi adesso che hanno salvato le banche con i soldi pubblici, sempre che sia finita così, è bene sentirli tacere per almeno un decennio. Io che ci ho creduto mi rendo conto di esser stato uno scemo che ha ripetuto le cretinate sul libero mercato che giornali, stampa specializzata e televisione offrivano. Non avevo fatto caso al fatto che le banche sono collegate per mille vie ai colossi dell’informazione. Che ingenuità. In quest’Italia ci sono più o meno sei o sette grandi gruppi che controllano quasi tutta la pubblicità e i mezzi d’informazione; di sicuro fra i dirigenti di questi grandi gruppi non c’è un solo critico del sistema, è naturale che si senta parlar bene della nave anche quando è per metà affondata.  Ero ingenuo, dal 2008 ho cambiato registro e  controllo almeno tre volte una notizia.

Francesco: Voi siete un gentiluomo d’altri tempi. Io che non sono mai stato un signore e ho cercato di far fortuna senza credere alla bontà di questo capitalismo non ho rancori o rimorsi, in fondo è forse colpevole un cannibale se vive in una tribù di cannibali e tutti i suoi cari sono antropofagi? In fondo l’uomo mangia l’uomo e  questa è la verità che non va mai detta per vivere in pace.



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