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18 febbraio 2011

Il Belpaese e la scuola: Dewey o l'opera dello straniero


maestro-elementare


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Così colgo l’occasione per una riflessione su un filosofo statunitense che si è occupato di pedagogia a livello alto e inizierò prendendo un citazione dalla voce che lo riguarda presente su  Wikipedia.

John Dewey (Burlington, 20 ottobre 1859New York, 1º giugno 1952) è stato un filosofo e pedagogista statunitense. È stato anche scrittore e professore universitario. Ha esercitato una profonda influenza sulla cultura, sul costume politico e sui sistemi educativi del proprio paese. Intervenne su questioni politiche, sociali, etiche, come il voto alle donne e sulla delicata questione dell'ingiusta condanna degli anarchici Sacco e Vanzetti (…)

(…) Per Dewey, una persona per partecipare ad una Democrazia deve avere questi quattro requisiti:

  • alfabetizzazione: secondo l'autore il saper leggere e scrivere poteva fornire le stesse possibilità anche alle classi meno abbienti.
  • competenze culturali e sociali le quali portano ad un maggior interesse per la vita pubblica
  • pensiero indipendente, requisito fondamentale della democrazia che non può vivere con un pensiero unico (indottrinamento)
  • predisposizione a condividere con gli altri

Per questi motivi, l'Educazione ha un ruolo preponderante nella creazione della società democratica.

Il legame fra democrazia e pubblica istruzione è strettissimo. In questi ultimi trent’anni le cose hanno preso una piega diversa da quella auspicata dal filosofo. L’America Statunitense è diventata l’impero economico e militare più grande del mondo, la dimensione economica del sistema capitalista ha divorato il sistema della pubblica istruzione negli USA come in tanta parte del mondo umano, il pensiero unico esiste ma è un culto del Dio-denaro che si maschera da modalità banali e ordinarie del vivere, la natura filantropica e benevola dell’essere umano è travolta da un mondo umano permeato da lotte economiche, religiose, pseudo-ideologiche, para-razziste talvolta sanguinarie e brutali, l’interesse per la vita pubblica non è altruistico ma legato all’egoismo sociale ed economico al punto che la cosa appare talvolta imbarazzante a chi segue la politica per diletto o per professione. Questi mali che son ben presenti nel Belpaese sono condivisi da tanta parte delle genti del  pianeta per il semplice motivo che i processi di globalizzazione hanno uniformato i problemi ma non hanno risolto i gravi mali che affliggono l’umanità e il Pianeta Azzurro al tempo della civiltà industriale. Si è formato l’impero egemone ossia quello USA e alcuni imperi minori ora complici ora rivali del gigante stellato. Tuttavia occorre mettere un trave per distanziare gli ideali di una civiltà che possono essere puri e nobili dalla concreta attività dei potentati finanziari,  politici e militari che esprime e che dà la forma concreta e storicamente viva alla stessa. La differenza fra la dimensione ideale e quella concreta e pragmatica può essere immensa, e il filosofo educatore Dewey rappresenta bene questa distanza fra reale e ideale. Del resto L’Impero USA come lo conosciamo si forma nel febbraio del 1945 a Yalta, con la spartizione del mondo a tre: una pezzo del mondo all’Impero Inglese, una fetta enorme della terre Euroasiatiche a Stalin, e il resto sotto influenza militare, politica ed economica dell’Impero USA. Potenze imperiali quindi, ecco la regola a partire dal 1945. Dopo una tragedia della civiltà Europea  come le due guerre mondiali la cosa era forse inevitabile.  Ora proprio la natura imperiale dei poteri finanziari, spionistici e militari, e in misura minore politici, crea un grave problema al modello di scuola tesa alla democrazia come emerge dalla concezione del filosofo Dewey. Un modello imperiale è sempre aggressivo e deve avere dei dogmi, delle certezze indiscutibili, dei CREDO di ferro da far entrare a forza nella testa della gente. Che sia il culto della bandiera, la lode acritica del proprio stile di vita, la devozione verso lo Stato o l’amore egoistico e chiuso al diverso per le proprie origini, o l’elogio acritico di una qualche ideologia o forma di dominazione culturale o militare che si esercita verso i vinti e i succubi non cambia il senso della cosa. La pubblica istruzione ha difficoltà a trasformarsi in forme di persuasione imperiale in modo più o meno blando. Quindi è ovvio che essa sia trascurata nei bilanci degli Stati Democratici che aspirano a diventare potenze imperiali. La scuola pubblica ha di solito un impatto persuasivo di minor influenza rispetto alla propaganda militare o alla pura e semplice pubblicità commerciale, a meno che non sia tutta dedicata a questo scopo come negli Stati Totalitari del Novecento. In qualche modo l’esigenza di trasmettere conoscenze, saperi, educazione finisce con il salvare la scuola, apre anche nella disgrazia della persuasione che cala dall’alto la possibilità di uno spiraglio di libertà e di libero pensiero in colui che viene educato. Questo miracolo di una sottile striscia di autonomia dell’insegnamento che corre fra esseri umani è una singolarità della trasmissione umana del sapere. Gli esseri umani per natura non ripetono sempre  i loro atti come sembrano fare le api o le formiche ma alterano e differenziano la loro vita e i loro saperi sulla base di letture del mondo umano o naturale e della necessità.  L’evidenza che la ricezione dell’educazione e della formazione tende a  variare da individuo a individuo, da docente a docente, da allievo ad allievo è un segnale dell’autonomia dell’insegnamento rispetto alle esigenze di poteri imperiali o comunque egemoni i quali se retti da soggetti forti e consapevoli tendono a forzare la natura umana inerente alla trasmissione di saperi e dell’educazione.  Per questo anche se gli imperi si dicono oggi aperti al mercato e talvolta perfino democratici, per questo anche se gli eserciti formati da professionisti tecnologici impregnati di buoni sentimenti, per questo anche se la finanza si sforza di darsi una patina di rispettabilità finanziano attività culturali e umanitarie, per questo anche se la pubblicità commerciale si sforza di ostentare decaloghi deontologici è bene avere in somma diffidenza ogni forma d’intromissione nel settore della scuola.

In fondo cosa è la libertà oggi se non il proprio conoscere e determinare se stessi a partire da una riflessione sul mondo umano e naturale che risulterebbe impossibile senza il possesso di strumenti propri per orientarsi fra le mille illusioni, paure, sensazioni, suggestioni di questo tempo. Mi rendo conto  che proprio questa libertà di pensiero può risultare scomoda ed essere rifiutata dai soggetti umani, essere se stessi è fatica; credere ai persuasori imperiali è, invece, molto comodo; tuttavia è proprio il fingere di credere ai miti imperiali per maturare un proprio interesse una cosa comune nel Belpaese e a suo modo è forma di vita e tradizione inconfessata delle minoranze al potere.




17 febbraio 2011

La recita a soggetto: il molle e il marcio

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Via dal paese dei ciarlatani


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Vedo che i miei ragionamenti sui massimi sistemi non interessano, ma cosa vorresti sentire? Son curioso.

Francesco: Vorrei un po’ di responsabilità e di autocritica. Tu e il caro Vince siete dei disgraziati sempre pronti a far castelli in aria e a dar la colpa agli altri se le vostre follie e ambizioni si rivelano frutto di allucinazioni verbali e pseudo-intellettuali. Certo chi è giovane ha qualche ragione dalla sua. L’età, gli ormoni, l’amore, la cattiva televisione, la pubblicità commerciale, la fidanzata, gli amici. Che ne so... Per certo è quasi ovvio che chi è privo di protettori e di denari in questo paese italico dove il denaro è tutto ed è l’assoluto, è il Dio delle donne s’ingegni, cerchi una sua strada, provi a cercare protettori e amici potenti, e di solito i giovani le provano tutte. Del resto c’è una sola vita  e se non si afferra il denaro che è tutto si muore due volte. La prima volta per ragioni ovvie e naturali, la seconda perché si è sofferto e si è patito e si è mancato l’incontro con il benessere e con la felicità che solo ed esclusivamente il Dio-denaro può concedere ai vivi. Il denaro è tutto in Italia. E’ il caldo e il  freddo, il bene e il male, il colpevole e l’innocente, il torto e la ragione, è il governo o l’opposizione, è Dio ed è il diavolo, è la donna con l’uomo o è la verginità, è  la nascita e la morte, le tenebre e la luce. Non biasimo chi cerca di afferrare dalla vita la vita ma tu e lui mi fate incazzare, sì proprio così. Sembra che il mondo sia sempre brutto, sporco e cattivo, siete gonfi di rancori e di malafede. Il mondo non è brutto, sporco e cattivo è sempre e solo in vendita.

Marco si alza e inizia ad andar su e giù cinque o sei volte, è irritato, cerca di controllarsi, di evitare gesti inconsulti. Francesco si alza e si mette a metà del corridoio. I due sono uno davanti all’altro fermi. Si fissano. Poi si rilassano.

Marco: Ma che cavolo dici…Il Dio-denaro. Mi sembri pazzo. Ma ci credi davvero? E se così fosse cosa  è questa cosa forse è male? Io penso di no. Semplifica, risolve rende netto il discorso sul mondo. La gente guarda la televisione, crede alla pubblicità, ama i soldi e la roba di lusso… E normale. Un essere umano ordinario, il tipo normale, banale, timoroso della fede dei padri e della legge è materialista, egoista, razzista, cinico, spietato e un po’ puttana, tanto ladro e se serve assassino e sadico. Nessuno nega questo fatto, tranne demagoghi e mestatori e sovversivi.

Francesco:  Ma rilassati e butta giù per lo scarico del cesso lo schifo che ti hanno messo nel cervello i demagoghi della televisione e della pubblicità, la paura dei rossi, i falsi sindacalisti, i cialtroni, gli sfaticati. Feccia umana buona solo a vendere il paradiso in terra un tanto al chilo. Come credi che funzioni? Funziona così nell’essere umano ci sono dei bisogni che permettono ad esso di vivere: la vita sociale, l’amicizia, l’amore per la donna o per i figli, il successo personale, l’orgoglio, il viver bene, il desiderio di possesso, la vanità, il desiderio di esser superiore agli altri e la fame, la sete, il caldo,. Il freddo…  Quelle canaglie lo sanno benissimo e martellandoci la testa con la pubblicità commerciale, con i telefilm, con la televisione ci mostrano un mondo umano di gente che arriva al successo, alla felicità, al benessere, all’armonia con gli altri e la natura attraverso l’acquisto di merci. Ecco che il denaro diventa ciò che tu dici ossia il freddo e il caldo, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, il torto e la ragione. Ma non è la realtà, questa cosa è l’illusione è un miraggio, una distorsione dei fatti, e questi signori ricchi e malvagi son o dei mistificatori e dei delinquenti che producono infelicità, risentimento, smarrimento, caos mentale. Io lo so bene che pochi possono essere i ricchi e quasi nessuno ricchissimo. E sono questi quasi nessuno che hanno il vero potere, le ville, le donne belle e disponibili, i garage con  le macchine di lusso e d’epoca, le vacanze in luoghi esclusivi, le barche a vela, la servitù, le banche, le aziende, i politici a libro paga.

Marco: I pochi ricchissimi contro i molti, che fai il comunista?

Francesco: Comunista un corno!  La realtà è la realtà. Il sistema del capitalismo, perché è così che si chiama, vuole pochi ricchi e molti poveri, il capitale per essere produttivo e riprodursi attraverso affari e investimenti deve esser concentrato in poche mani che l’indirizzano e lo moltiplicano. Se questo manca non c’è capitalismo e quel che si produce nella società umana invece di concentrarsi si diffonde e si spande fra tutti creando economia di sussistenza.

Marco: E ti fa così schifo un sistema che ha creato questo mondo. Ferrovie, megalopoli, viaggi sulla Luna, aerei, satelliti,ospedali, medicine, internet, videogiochi, ferrovie. Tutta la civiltà in sintesi!

Francesco: Ci vivo, ci vivo anche bene. Quando mi cadono in mano i soldi. Ma non sono così cretino da pensare che questo potere sia stato creato per me o per la mia felicità. Esso esiste e si sviluppa per metodi e fini che sono estranei e alieni rispetto alla mia vita e forse anche ai destini dell’intera umanità. Il sistema non pensa ai singoli e forse non pensa nemmeno ai molti ma pensa a se stesso e da se stesso trae potenza, fede e legittimità. Perché così tanta pubblicità, perché questo martellare fin dall’infanzia, perché creare il consumatore, il debitore, il giocatore.  Perché noi non siamo il sistema anche se ne siamo parte. Il sistema è dentro di noi perché ci strappa l’anima e fuori di noi perché segue la sua natura aliena. Per alieno intendo estraneo all’umanità, non sono un visionario che vede marziani dietro i muri di casa o mostri che escono dalle pareti.

Marco: E già, si rischia davvero di scambiare le tue visioni e le tue turbe mentali per cose vere e strane. Tu scappi dalle tue responsabilità. E non ti chiedo per amor della famiglia dei soldi, dell’eredità, e del resto che ti sei pappato... No! Ti conosco. Tu ti nascondi dietro a un dito.

Francesco: Ipocrita, malvagio… Come osi parlar di morti in questa casa. Io ho fatto e faccio. Sono   imprenditore, sono il virtuoso, sono il generoso, sono il tipico uomo buono e felice che dispensa il suo. Tu mi critichi ma non hai argomenti. Sei migliore di me? Per due o tre soldi in più sfruttando dei disgraziati per conto di terzi pensi di essere migliore. D’accordo hai fatto il tuo, hai ben servito i soci, il padrone di turno, il sistema, il meccanismo dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Allora? Che credi  di aver fatto? Sei stato alle regole, e non ragioni, non pensi, non crei te stesso.

Marco: Ipocrita, falso, fariseo. Se questa non fosse la casa…

Maledetto cosa mi fai dire. Sono nel sistema e  allora! Sei meglio tu. Con un piede dentro e uno di fuori. Credi che non lo sappia. Tu critichi la mattina quel che fai di notte. No meglio esser dannati se proprio questa è colpa, ma so che non lo è. Essa è legge pura e limpida di sopravvivenza. Fare il male, se così è, oggi consiste nella sopravvivenza. Come posso da solo affrontare un mondo umano che mi loda,  mi seduce, mi onora, mi dà degli ordini, mi premia e talvolta mi punisce .

Francesco: Dici bene. Mondo certamente… Mondo, sì ma umano proprio no. La civiltà industriale si mostra a me per ciò che è un Dio alieno e straniero che scaccia la nostra tradizione e ci impone un culto che è vissuto quotidiano, atto del vivere, del mangiare, del bere, perfino del pensare la propria vita. Io non sono malvagio, o ipocrita, o corrotto. Sono complice perché in fiondo mi piace così. Un complice che ha capito e forse è vile perché ama la vita comoda, i soldi, i pasti fatti bene, le donnine disponibili per una modica cifra, i sorrisi ipocriti di camerieri e segretari di ricevimento e cassa negli alberghi a quattro stelle, la gente da vessare perché a libro paga. Sono molle e un po’ marcio.





13 febbraio 2011

Il Fascista Immaginario: fede e guerra



De Reditu Suo – 2° libro: Dove sei Italia, antica terra gentile?



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Che hai?

-          Lazzaro: Quella gente in cortile mi pare canti qualcosa di diverso sottovoce, una canzone sulla guerra. Pacifismo. Credevo di essere rimasto solo. Fa piacere vedere che non è così. Ti chiedo una cortesia se possibile. Se hai la roba del tuo spettacolino mi piacerebbe dargli un’occhiata. Sono curioso, magari c’è qualcosa che può farmi venire qualche idea.

-          Sergio fa un cenno con la mano, indica che ci metterà cinque minuti. Lazzaro si avvicina alla finestra. La gente dabbasso con il fotografo anarchico canta “Dove vola l’avvoltoio”. Dopo la canzone qualcuno offre da bere e qualcosa da mangiare. Si sentono dei passi. Sergio entra nella stanza con una borsa da idraulico molto grande e uno zaino di rozza tela, come quello dei soldati di sessant’anni fa.

-          Sergio: Ecco qua. Che fortuna. Il Camioncino mio era proprio qui sotto. Dal momento che sei così curioso ti faccio vedere il meglio della ditta. Ma il tavolo va sgombrato.

-          Lazzaro: Subito. Ho una scatola di cartone. Metto tutto dentro.

-          Sergio: Perfetto. Ora scarico le cose. Chissà che cosa potrebbe pensare un poliziotto se vedesse una cosa del genere in una facoltà rossa occupata.

-          Sergio comincia a svuotare zaino e sacco, emergono fotografie incorniciate, un paio di elmetti, due o tre divise, una camicia nera, perfino un busto in bronzo del Duce, e un accendino cinese con la bandiera nazista. Qualche copia dei manifesti della Repubblica Sociale firmati da Boccasile, la bandiera della Repubblica Sociale

-          Lazzaro: Manca nulla?

-          Sergio tira fuori un pc portatile, una mangianastri, cassette audio.

-          Sergio: Ora ci siamo. Il  vecchio e il nuovo. Ho speso una cifra per questo portatile. Ora è bene che mi dia delle gioie. Pensa posso vedere i filmini del Duce e sentire l’audio. Ma spesso mi affido al vecchio mangianastri. Efficace, solido, certo.

-          Lazzaro: Mi ricordi un tipo di scienze politiche che era un moderato  diffidente della tecnologia moderna. Che tipo. Mi hanno detto che è diventato presidente di Quartiere. Pensa come va la vita. Sul serio perché non ti butti sull’elettronica.

-          Sergio: Ma con il mangianastri c’è il fascino dei rumori di fondo. Vuoi mettere. Poi il portatile fa troppo USA. Lo uso con moderazione.

-          Lazzaro: Dai spiega come funziona. Come lavori. Come crei l’immagine. Come convinci il tuo pubblico.

-          Sergio: Per prima cosa l’ambiente. Se permetti vado a collocare i ferri del mestiere. La Bandiera della fede bene in vista. Poi ci sono le foto del Duce e dei dignitari fedeli. Qualche volta metto quella di Hitler. A molti piace ma non a tutti. Va usata con moderazione. Prodotto forte come la cocaina. Eccita troppo il cervello e fa male al cuore. Occorre sfruttare bene lo spazio. La bandiera va posta dove cade  l'occho  del pubblico, le foto e i cimeli a destra e sinistra per chiudere lo spazio dove vado a lavorare di recita. Se posso mi cambio una o due volte basta ci sia un paravento o qualcosa di simile. Se devo riprendere fiato o devo fare una pausa o prendere oggetti o simili metto una registrazione o una musichetta del ventennio ed è fatta. Tutto deve aver tempi stretti.

-          Lazzaro: E il busto del Duce, come va e dove va…

-          Sergio: Su un tavolo, da lavoro possibilmente per dare il senso delle origini virili del Duce, ma un mancanza va bene una scrivania o un tavolaccio con le caprette come se fosse una cosa militare. Basta poco basta un panno ruvido o un paio di mimetiche stracciate. Quello spazio deve rappresentare il potere e l’uomo.

-          Lazzaro: Altro che recita! Mancano i ceri e siamo alla seduta spiritica.

-          Sergio: Ci sono anche i ceri, due o tre a seconda dei casi, possibilmente candele nere o viola. Ma se non ci sono rimedio in qualche modo. Una volta le ho dipinte di verde militare un pessimo odore ma l’effetto c’era. Penombra, busto e candele. Che effetto!

-          Lazzaro: Sei matto e ancor di più chi ti paga.

-           Sergio: Non hai fede politica.

-         Lazzaro: La mia fede politica è razionale, oggettiva, scientifica. Questa è la differenza.

-          Sergio: Mister razionale. Meraviglioso. Mi ricordi certi sindaci di questa penisola che scrivono sui cartelli del proprio Comune: Città Denuclearizzata. Poi a due o tre chilometri di distanza c’è una base NATO o Statunitense, che poi è la stessa cosa,  dove di sicuro c’è di tutto. Fra l’altro ci sono probabilmente  le munizioni a uranio impoverito. E non dirmi che cadi dalle nuvole perché quelli come te sono fissi a protestare contro le basi fra lo sdegno dei partiti di sinistra che vorrebbero mutismo e silenzio per poter tornare al governo senza problemi. Comunque si è visto nel 1999 da dove sono partiti i bombardamenti con le peggio armi, proprio da questa penisola e sotto un governo di Centro-Sinistra. Non c’è ragione nella politica ma interesse e  dominio su uomini e cose. Lo sai meglio di me. Hai studiato, giusto? E poi lo sai in confidenza quante sono nel mondo le basi di coloro che hanno vinto il fascismo a partire dall’Inghilterra e dall’Africa?  

-          Lazzaro: Confesso che non lo so. Ma il tuo tono è irritante e spiacevole. Offensivo.

-          Sergio: Sono almeno 760, almeno un centinaio di queste sono in Italia e di fatto costituiscono una rete di controllo spionistico e militare delle forze della libertà e del libero mercato che va dal centro degli Stati Uniti fino alle propaggini dell’Estremo Oriente. E’ giusto in fondo. Comunisti, arabi, cinesi,terroristi, sindacalisti rossi, femministe, pazzi in libertà, depravati chissà cosa potrebbero fare. Occorre proteggere la libertà di tutti e per farlo ci vuole il pugno di ferro, anzi quello di uranio 238. Sfonda le corazze degli ex carri armati del patto di Varsavia e schiaccia talebani, rivoluzionari, pagliacci che giocano alla sovversione, e ora le milizie irachene.   Con questa nuova guerra che segnerà il dominio dell’Impero delle libertà in Iraq senza dubbio questo numero aumenterà, e  dal momento che il loro teatro di combattimento è l’Oriente e il Mediterraneo è impossibile che rinuncino i popoli liberi al controllo di rotte aeree e di basi militari in questa penisola. Se tu sai molto di politica, filosofia e storia io so qualcosa di armi e forze armate e ti dico che gli eserciti NATO senza basi logistiche stabili, senza depositi di munizioni, pezzi di ricambio e carburanti non possono vincere le guerre. Per vincere non basta uccidere, occorre travolgere la feccia con tonnellate di bombe, stroncare con la potenza distruttiva dei bombardamenti ogni volontà di resistere, ogni desiderio di conservare alla luce del sole le proprie ragioni e la propria civiltà, annientare il passato e imporre il proprio presente. Proprio come hanno fatto all’Italia fascista, disintegrata e spazzata via secondo giustizia e liberalità. Perché fare la civiltà è cosa degna dei forti e non dei deboli.  La guerra e la distruzione dei nemici è l’unica ragione della civiltà e da questi stranieri a Stelle e Strisce c’è solo da imparare. Noi genti del Belpaese siamo in torto, non sappiamo, non abbiamo saputo e non sapremo  ancora per qualche secolo: credere, combattere e morire per la nostra civiltà. Devo dire che se qualcuno oggi  mi chiede dove essa sia non saprei dir nulla.  Gli stranieri, davvero, hanno capito il disegno di Dio. Per questo il loro impero economico-finanziario e la loro civiltà  copre la Terra.




10 febbraio 2011

Il Fascista Immaginario: un lavoro, una fede

Il 
geotermico: ottenere energia dalla Terra

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro: D’accordo. I soldi, il potere, la roba, l’appartamento. La macchina, le donne… Le genti d’Italia sono diverse ma tenute assieme dall’avidità e dalla paura; se fossi un filosofo antico direi che l’anima dei nostri è profondamente malata. Ha perso la parte razionale e si è dissolta quella legata all’orgoglio marziale e alla volontà di potenza, è rimasto solo desiderio, brama, delirio, cupidigia. Ma come se ne esce, e a titolo personale… Come vedi tutto questo. Come è possibile uscirne e altra domanda fondamentale quali sono, se ci sono, le leggi che regolano questo sistema; perché uno schema, un canovaccio deve pur esserci.

-          Sergio: Il mio secondo lavoro semplifica queste domande.

-          Lazzaro: Voglio saperne di più, parla…

-          Sergio: Funziona così. Ho bisogno di soldi, servono per il mio primo lavoro. Ricambi per il veicolo, benzina, assicurazione, qualche spesa imprevista e poi le spese per me. Mi sono accorto dell’infelicità di tanti che non riescono a vivere in un Belpaese ormai colonia celebrale dell’Impero Anglo-Americano. Loro sono le teorie dominanti in economia, loro è la concezione criminale di un libero mercato che spacca la comunità nazionale, loro la visione scellerata di far delle nostre città e paesi la ripetizione grottesca e apertamente empia  della Torre di Babele dove i popoli erano associati fra loro parlando la lingua del despota orientale che l’aveva creata. Sono stranieri come mai li abbiamo conosciuti in questa nostra penisola, neanche i turchi sono così diversi da noi come questi inglesi e questi statunitensi. Alieni. Quindi qualcuno un giorno mi ha messo una pulce nell’orecchio e mi ha detto come sarebbe bello ritornare ai vecchi tempi, fare come i rossi che hanno i loro modi di ricordare, di star assieme, di metter in scena la loro lotta armata e la Resistenza. Anche se devo dire che quest’ultima parola di solito non la uso e non ha per me lo stesso valore di chi solitamente la pronuncia.

-          Lazzaro: Credo di capire purtroppo. Questa è una reazione, solo che invece d’essere pubblica è di carattere privato e con finalità di lucro. Ho capito bene. Siamo alle solite. Vi nascondete dietro a un dito. Certo per me è facile capire. Questa destra ripulita, in giacca e cravatta, con dirigenti che parlano inglese o peggio che fingono di farlo non può rimettersi la camicia nera…

-          Sergio: Come no! Il nero si addice a camerieri e gente di servizio come i maggiordomi, quindi possono benissimo vestir di nero quando si ritrovano con i grandi  finanzieri, con i CEO delle Multinazionali, con i direttori di banca, con i generali stranieri, con i capi della massoneria, con illuminati, sacerdoti e altro ancora. Ma un giorno finirà questo Purgatorio punitivo e ciò che ha natura propria ritroverà la sua strada. Per me è legge di natura.

-          Lazzaro: Che situazione assurda, il fascista immaginario è più estremista di me e per certi aspetti ancor più anticapitalista e antisistema. Peccato ami le divise, i pestaggi, la polizia, le armi da fuoco.

-          Sergio: Come credi che arriverà la tua Rivoluzione…Il tuo popolo al potere…Con le belle parole, con le libere elezioni, con qualche predicatore da piazza, con qualche editoriale in un giornale pagato da banche e capitalisti, con il casino in pazza o i Social Forum?

-          Lazzaro: Non ho dietro di me l’Armata Rossa, e devo dire che non è poi un buon affare andar dietro ai carri armati e ai generali. Ma dimmi piuttosto cosa fai quando ti cali nella tua parte. Quello che fai mi sembra una cosa a metà strada fra il gioco di ruolo e il teatro a domicilio.

-          Lazzaro: Vado con ordine. Così è tutto più facile. Di solito la sera o di notte arriva una telefonata. E’ il cliente o un suo amico. Fissiamo l’appuntamento e di solito il prezzo. Poi al momento opportuno, una o due ore prima di andare in scena mi faccio un caffè doppio, capelli corti o rasati ovviamente, vestiario comune e quel che serve in un sacco o meglio ancora in uno zaino di vecchio tipo. Poi arrivo dal cliente con il furgoncino, di solito per non dare nell’occhio uso abiti da lavoro e delle grosse borse come quelle da operai, come se dovessi andar in casa a far un lavoro alle tubature o aggiustare dei fili elettrici. I vicini se ci sono e scrutano pensano che sia stato chiamato il garzone di un muratore o l’elettricista. Arrivato in casa mi presento e mi scuso per gli abiti, specie se la casa è di lusso. Ma la clientela capisce al volo. Di solito son gente di media o alta borghesia e non ama la pubblicità. Certo per la mia salute preferirei far queste cose allo stadio o in qualche piazza rionale, ma non è possibile e poi ho bisogno di soldi. Nella casa è sempre presente una stanza libera che può essere sgombrata o allestita in pochi minuti. Basta poco, un quadro, delle bandiere, qualche cartone pieghevole dipinto, un cimelio. Alcuni clienti hanno divise e oggetti d’epoca e così spesso sono loro a metter a disposizione quanto serve. A quel punto parto con la musica. Discorsi del Duce o qualche inno del periodo. L’importante è far la magia, montar bene la scenografia, illudere che siano nel 1923, nel 1933 o nel 1943, che il tempo si è fermato, che l’Italia è tornata indietro ed è ancora Impero, senza  questi stranieri che vengono dall’Oceano Atlantico. Dopo a seconda del cliente inizia la mia opera. Discorsi di carattere storico, encomi, lodi di eroi, lettura di bollettini di guerra trionfalistici, elogio del Duce e della sua opera. Di solito non è bene insistere sul fascismo, la clientela preferisce che si parli bene del Duce. Il fascismo in fondo come regime totalitario ha mancato il suo destino e non ha vinto la guerra. Qualcuno vuole la drammatizzazione, in un paio di volte ho dovuto rievocare la cattura del Duce da parte dei traditori e la sua liberazione grazie ai paracadutisti germanici. Quando il pubblico si è commosso capita quasi sempre che qualcuno dia in escandescenze, che deplori l’Italia, che urli il suo odio per questo ordine di cose. Non so se capita anche a voi ma vedo che questo capitalismo selvaggio e distruttivo delle identità popolari e nazionali è proprio odiato.

-          Lazzaro: A chi lo dici…Questo almeno lo capisco. Lo capisco bene.

-          Sergio: Quando vedo che la situazione è calda e il mio piccolissimo pubblico è carico scatta di solito la rievocazione dei successi del Duce, se posso con i filmati d’epoca, l’elogio della persona, il tributo di fede alla sua figura, poi c’è la conclusione… Nella quale deploro la sua fine, ingiustizia che è caduta sopra di lui, talvolta parlo male anche dei nazisti che non hanno capito nulla. Sono più copse nello stesso tempo: fanatico fascista, attore, ciarlatano, scenografo, imbonitore, propagandista politico, estremista e il tutto in circa quarantacinque minuti. Eppure non mi sento un criminale, vedo che alla fine la clientela sta meglio, si sfoga, ricarica le pile psicologiche. La mia è una cura dell’anima. Anche se devo dire che in tanti apprezzano i racconti delle imprese militari, dei bombardamenti fascisti su Londra e sulla Spagna Anarco-Comunista o la storia della crociata antibolscevica del 1941, o la lotta antipartigiana in Italia. Io del mio repertorio amo ricordare tutti gli stranieri inglesi americani ammazzati in Africa e Sicilia. Ma mi rendo conto che la clientela ha mandato i figli a studiare nei college o a frequentare i master o come diavolo si chiamano i corsi post-universitari anche fanno gli stranieri, qualcuno fra i loro parenti o la loro prole vive a Londra o negli USA e lavora per le corporation di quelle genti. Quindi devo come dire censurarmi o non insistere troppo. Certo è che è una roba da non credere, chi ha distrutto il fascismo sono stati gli eserciti dell’Impero Inglese e Statunitense spesso formati da popoli che vivevano nelle colonie o in paesi succubi. Ma finirà. Prima o poi schianteranno questi stranieri odiosi, perderanno una delle loro guerre magari una grossa e il velo che le genti d’Italia hanno davanti sui squarcerà e le nostre genti abbandoneranno questi stranieri e abiureranno la loro fede mercenaria e interessata in quella civiltà.

-          Lazzaro: Questa è fenomenale. Tu sei più di quel che dici di essere. O sei un profeta si sventure e o sei un visionario, oppure sei un folle che s’accompagna a gente psicologicamente malata . Come molti studenti di famiglie povere o di ceto medio sei sprecato in questo paese.

-          Sergio: Sai una cosa. Non vedo vera e autentica felicità intorno a me, e non è solo un questione di quartiere, di soldi o di frequentazioni. Alle volte sono io che ho bisogno di ricaricare le pile psicologiche, il cliente spesso mi paga per qualcosa che farei comunque, proprio così…





4 febbraio 2011

Il Belpaese e la scuola: Mistero Sociale



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA: Mistero Sociale

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti, agli onorevoli, ai fini esperti di cose patrie&nostrane, al giornalismo più o meno militante. L’impressione che ricavo è che di scuola si parli solo quando fa comodo, quando la situazione politica esige che l’opposizione batta dei colpi sul governo, quando si muovono proteste collegate al  malessere generale, o in caso di riforme contestate siano esse radicali o parziali. Manca a quel che intendo una riflessione giornalistica e in generale dei media sulla scuola in quanto scuola, sul senso di qualcosa che deve, a mio avviso, avere uno statuto separato dal resto delle attività umane. La scuola infatti non crea profitti, è sconsigliabile che sia politicizzata, non punta a indottrinamenti, non è un parcheggio per aspiranti disoccupati, non è uno strumento di compensazione della disoccupazione intellettuale attraverso la creazione di posti di lavoro. La scuola quando è una delle cose che non è si fa carico di compiti e di pesi specifici non suoi. In generale dovrebbe avere quindi una grande abbondanza di fondi, di personale, e una credibilità a tutta prova. In realtà la scuola in un sistema di civiltà industriale, perché la scuola pubblica  e l’alfabetizzazione delle masse  sono  state una necessità della civiltà industriale, è parte del sistema di riproduzione della società umana. La scuola assolve più o meno bene a una necessità che è quella d’istruire e di formare. Questi compiti prima della civiltà industriale erano affidati alle famiglie d’origine o ai precettori o ai sacerdoti, e nel caso della formazione superiore alle Università Medioevali o alle scuole filosofiche. Quando la civiltà industriale ha travolto l’Antico Regime e disgregato le forme arcaiche e medioevali del vivere e del riprodursi della società umana e delle sue strutture giuridiche e sociali si è reso necessario da parte dei governi  Europei e poi del mondo intero creare una scuola pubblica; o provare almeno a costruirla. Quindi non una stranezza o un ente sociale di carattere previdenziale ma una concreta esigenza della civiltà industriale. Ciò che prima poteva essere ben fatto dalla Famiglia, dalla Chiesa, dalla Tradizione Contadina o Corporativa era diventato nel giro di un solo secolo inadeguato. La Civiltà industriale  necessita di competenze di cultura generale, alfabetizzazione, di calcolo che devono essere impartite da una struttura a parte, pubblica possibilmente in modo da avvicinare masse di cittadini e sudditi allo Stato Nazionale e alle sue Istituzioni. 

Oggi proprio l’entità collettiva e istituzionale promotrice della scuola pubblica ossia lo stato Nazionale è stato ferito con crudeltà dai processi economici di globalizzazione e di trasformazione in merce e in prodotti finanziari dei diversi aspetti della vita civile e sociale dei popoli e delle civiltà umane. Il potere reale, oggettivo, concreto è passato di mano. I re, i Principi, i Presidentissimi, gli Onorevoli, i demagoghi più o meno ispirati da Dio hanno lasciato in mano dei finanzieri e dei banchieri la maggior parte della loro capacità di dominio e controllo sull’umanità e sulle risorse del pianeta. Chi controlla il sistema di Banca Centrale che emette la moneta per conto degli Stati a vocazione imperiale o di "conglomerati bituminosi" di Stati come l’Unione Europea quello è il potere assoluto, vero, concreto, integro. Fa eccezione in questo panorama la Cina che ha un modello di controllo politico sulla moneta legato alle strutture politiche e ai vertici del Partito Comunista Cinese. Comunque sia il Modello Cinese e il Modello Atlantico condividono la loro dimensione di esser manovrati da parte di una minoranza ristrettissima della popolazione, in realtà proprio l’aspetto finanziario del potere è quello meno permeabile alle inchieste giornalistiche e a un dibattito aperto. Del resto dietro i giornali e le televisioni ci sono gli editori e gli editori senza le banche che finanziano le loro società semplicemente non esistono, e le banche non  potrebbero far quello che fanno se non ci fosse il meccanismo di Banca Centrale che crea moneta. Pertanto è improbabile che un giornalista possa prendersi la libertà di dar addosso al sistema finanziario e alle banche, sarebbe come chiedere la rovina del giornale e dell’editore che si vedrebbe nell’ora del bisogno sbattere le porte in faccia quando chiede dei prestiti. Cosa vuole quindi questo potere che controlla tutti i poteri? Di sicuro vuole espandere le possibilità di profitto e la privatizzazione della vita perché un sistema tutto trasformato in merce non solo crea profitto per i pochissimi, che sono ricchissimi e felicissimi e hanno i capitali ben investiti, ma crea una possibilità grandiosa di dominio per la grande finanza. Si tratta di controllare la società umana trasformandola in un grande mercato. Il mercato ha sempre bisogno di prestiti e di far profitti da collocare in nuovi affari e la Banca Centrale controllando l’emissione del denaro controlla di fatto i prestiti e di conseguenza controlla in realtà il mercato e quindi controlla la vita degli esseri umani. Una scuola calunniata, impoverita, privatizzata è utile a chi punta a scindere i destini di minoranze di ricchissimi e felicissimi e dei loro esperti e funzionari da quelli di masse enormi di popolazione impoverita, con lavori precari, con difficoltà sociali e psicologiche. Ma a fronte di questa scissione dove chi ha la ricchezza agisce in nome di un egoismo potente e assoluto emerge come strumento di dominio e controllo il denaro e il suo dominio pseudo-religioso. La scuola di tutti che ha assolto il compito di legare ciò che era diviso per origine e prospettive ora sembra un peso a queste piccolissime minoranze di potenti irresponsabili e a quanto pare dissoluti e bellicisti con il sangue altrui o di poveracci prezzolati un tanto a massacro. In realtà il sistema capitalista non premia tanto la borghesia, oggi ombra di se stessa, quanto ristrette minoranze di miliardari, esperti di rango, divi di livello globale, mediatori dei grandi affari internazionali, superburocrati, amministratori delegati di multinazionali. Queste piccole minoranze intendono conservare il sistema di privilegio che premia la loro posizione sociale e la scuola in quanto forma necessaria della riproduzione della civiltà umana è un oggetto, come tante altre entità, della manipolazione di queste caste al potere.  La scuola presenta però una non dichiarata forma di resistenza alla manipolazione pubblicitaria e propagandistica sia essa di natura commerciale o demagogica o peggio politica. Tale resistenza inconsapevole è data dal conferire strumenti, spesso infimi, allo studente di orientarsi dentro l’oscuro labirinto della realtà e delle illusioni di questo mondo umano; questo avviene con la lettura, il ragionamento, il calcolo, la scrittura, e la messa in discussione delle sue capacità nelle prove scritte e orali, l’apprendere insieme ad altri, l’osservare delle regole comuni. Lo studio offre ai più strumenti poveri ma pur sempre strumenti per iniziare un percorso di conoscenza e di auto-orientamento personale, che di certo non può esaurirsi con la scuola ma presume comunque l’acquisizione di saperi e formazione di base di carattere scolastico. Questo non piace, al nuovo potere; non interessano enti estranei alle, loro logiche e quasi per un gusto predatorio devono agganciare in qualche modo la scuola, avvicinarsi al luogo della formazione. La scuola è quindi un mistero sociale. Una sorta di figlia nobile e filantropica della rivoluzione industriale nonostante ristrettezze, errori, autoritarismi, pressioni subite da ogni direzione. Da qui il desiderio dei pochissimi di metterla sotto tutela.

IANA per Futuro Ieri




3 febbraio 2011

Il mio commento alla traduzione di F.Allegri


iacopo nappini's Gravatar

30 gennaio 2011 at 15:12

 

Complimenti per la traduzione che deve esser stata onerosa.
Comunque il grande e premio Oscar rivela senza ombra di dubbio la profonda preoccupazione che scuote il gigante USA.
Inoltre, quasi in un gioco di paradossi, il nostro rivela che alcune critiche eccessive, agitate, scomposte che le minoranze di sinistra extraparlamentare e della destrissima nostalgica del Belpaese degli anni settanta rivolgevano al sistema USA sono vere, del tutto o in parte.


Ecco il catalogo di evidenze che si possono trarre dalla traduzione:

1. In USA esistono forme di censura Soft e talvolta Hard
2. Gli USA sono una civiltà Bellicista e capitalista
3. In USA le minoranze al potere sono più forti della somma delle disperse forze democratiche e liberali.
4. Gli USA hanno una cultura di massa, diretta dall’alto, controllata, conformista, legata a forti interessi economici, alla stregoneria di sette segrete di banchieri e finanzieri
5. Gli USA sono una potenza imperiale e pur nel vincolo di un regime sedicente “Democratico” portano avanti politiche globali di dominio e controllo
6. L’Italia uscita vinta e militarmente occupata dal tempo della disfatta Nazi-Fascista è parte della sfera di dominio e controllo degli Stati Uniti
7. La guerra è uno strumento ordinario e frequente della politica estera e interna degli USA
8. La cultura popolare e televisiva degli USA è un pezzo del sistema di Soft Power integrato perfettamente con le politiche militari e di repressione poliziesca e plagio delle masse
9. Il capitalismo USA praticando la distruzione creativa per scopi di trasformazione e sopravvivenza del sistema permette l’esistenza di soggetti alla Moore. Essi sono utili per dissolvere i vecchi poteri e per far emergere i nuovi. Elezione di Obama docet. Senza il lavoro iniziato dallo “spaccaferro” Moore e altri come lui in tanti avrebbero avuto difficoltà a dar un calcio al patriottismo millenaristico-repubblicano di Bush e dei suoi.
10. Non c’è oggi in Italia un soggetto politico che pensa la contemporaneità nella sua minacciosa natura, solo gruppi dispersi e singoli si rovinano domeniche, pomeriggi e parte dell’esistenza per tracciare qualche provvisoria certezza in questo presente che va verso la dissoluzione di vecchi poteri e l’emergere di nuove forze dominanti. Il tutto nel silenzio, nell’ostilità, nel disprezzo dei molti che sono italiani e italiane e vogliono vivere sperando nel miracolo di un passaggio televisivo, di una raccomandazione ben fatta, di una vincita miracolosa alla lotteria, nell’intercessione sacra di un Santo Protettore della famiglia.


Ancora una volta il grande specchio degli Stati Uniti rivela come l’Italia non si sia compiuta, la maggior parte della popolazione sia terrorizzata dal presente e ami svendere il furturo dei figli e nipoti per vivere la farsa tragica di una realtà di cose allucinate e deformi. In questo il gigante a stelle e strisce si rivela pragmatico, intelligente, abile, efficace. C’è in prospettiva da cambiar le facce e i sistemi del potere per salvare il potere nella sua essenza e nella sua natura. Spazio a questo Moore. Se riesce a creare certe condizioni di trasformazione della realtà e del suo racconto è bravo e avrà il suo pezzo di sogno Americano, se fallisce è un perdente, avanti il prossimo…
Non sempre l’intelligenza e la forza del potere che è dominio e controllo sulle civiltà umane e sulle risorse planetarie s’esprime con finezza e talento; talvolta i metodi possono esser rozzi ma efficaci.




3 febbraio 2011

Una Traduzione di F.Allegri sulle Guerre Statunitensi

Mai dimenticare: Le guerre cattive non sono possibili a meno che la buona gente le sostenga

 


Mai dimenticare: Le guerre cattive non sono possibili a meno che la buona gente le sostenga
L’apertura di oggi del blog di Mike

15 settembre 2010
Di Michael Moore
Io so che ora siamo “liberi” dalla Guerra all’Iraq da 2 settimane e le nostre menti guardano alla nuova stagione di football e al Fashion Week a New York. E come è eccitante che la nuova stagione autunnale della TV s’avvicina!
Ma prima che noi ci allontaniamo da qualcosa che noi tutti preferiremmo dimenticare, per favore mi permetterete proprio di dire qualcosa di chiaro, brusco e necessario:
Noi invademmo l’Iraq perché la maggioranza degli americani – inclusi i buoni liberali come Al Franken, N. Kristof & Bill Keller del New York Times, D. Remnick del New Yorker, gli editori dell’Atlantic e della New Republic, Harvey Weinstein, Hillary Clinton, Chuck Schumer e John Kerry – lo vollero.
Certamente la responsabilità attuale per la guerra va a Bush/Cheney/Rumsfeld/Wolfowitz perché ordinarono il bombardamento “di precisione”, l’invasione, l’occupazione, e il furto del nostro tesoro nazionale.
Io non ho dubbio che la storia registrerà che loro commisero il Crimine indiscusso del Secolo (giovane).
Ma come scapparono con esso considerando che loro avevano perso l’elezione presidenziale per 543.895 voti?
Sapevano pure che la maggioranza del paese con probabilità non li avrebbe seguiti in tale guerra (un sondaggio di Newsweek dell’Ottobre 2002 disse che il 61% riteneva “molto importante” per Bush l’ottenimento del SI formale delle Nazioni Unite per la guerra – ma quella non ci fu mai).
Perciò come riuscirono a farla?
Essi la fecero ottenendo le voci liberali a sostegno della loro guerra.
Essi la fecero creando l’immagine della scelta bipartisan.
Ed essi convincere i capi degli altri paesi come Tony Blair a salire a bordo per mostrare che non fossero solo i nostri servizi segreti a manipolare l’evidenza.
Ma più importante, Fecero accadere tale guerra (e il suo sostegno pubblico) perché Bush & Co. si unirono brillantemente al New York Times in una gara di serie di storie telefoniche da prima pagina su come Saddam Hussein avesse tutte queste “armi di distruzione di massa”.
L’amministrazione allegramente non nutrì con questa informazione falsa Fox News o il Washington Times.
Essi dettero questa al principale giornale liberal dell’America.
Devono aver fatto una baldoria di risate ogni mattina quando raccoglievano il New York Times e leggevano degli scenari più vicini ogni parola che parlava dei punti che avevano tramato nell’ufficio del Vice Presidente.
Io biasimo il New York Times per questa guerra più di Bush.
Mi attendevo che Bush e Cheney cercassero e se la cavassero con quello che fecero.
Ma il Times – e il resto della stampa – era pensato per FERMARE loro e fare il suo lavoro: Essere una cane da guardia inflessibile con governo e affari – e poi informare il pubblico in modo che noi si possa entrare in azione.
Invece, il New York Times dette alla presidenza Bush la copertura che serviva.
Essi poterono – e lo fecero – dire: “Hey, guarda, persino il Times dice che Saddam ha WMD!”
Con questo lavoro di base fatto, la cricca Bush finì convincendo un enorme 70% del pubblico a sostenere la guerra – un pubblico che gli aveva dato meno del 48% dei suoi voti nel 2000.
Presto il supporto liberal a questa guerra fu l’ingrediente chiave da vendere alla maggioranza del pubblico.
Io realizzo che questo è un qualcosa che nessuno nei media — nemmeno i più tra noi — vuole realmente discutere.
Chi fra noi vuole sentire la pena di dover ricordare che i liberal, in unione con Bush, fece accadere questa guerra?
Per favore, prima che la nostra memoria collettiva svanisca, io voglio proprio che noi si sia onesti con noi stessi e presento una versione squilibrata di come essi vinsero questa guerra.
Io posso garantirvi che i revisionisti si accerteranno che la verità reale non entri nei libri di storia.
I bambini nati quando la guerra cominciò hanno iniziato il secondo grado questo mese.
I ragazzi che avevano 11 anni nel 2003 sono ora grandi abbastanza per arruolarsi e venire uccisi in Iraq in una “capacità di non combattere”.
Essi non capiranno mai come noi arrivammo qui se noi non lo spieghiamo.
Così permettetemi di dire questo chiaramente: Questa guerra fu aiutata e favorita da
a) liberal che ebbero paura di esporsi e quindi restarono silenti; e
b) liberal che attualmente dicono che credettero alla presentazione cartoon di Colin Powell all’ONU e poi andarono contro il loro miglior giudizio offrendo pubblicamente il loro supporto per l’invasione dell’Iraq.
Primo, ci furono quei 29 (voltagabbana) senatori democratici che votarono per la guerra.
Poi ci fu la scena imbarazzante dei reporter che non potevano aspettare di essere “inclusi” e andarono a fare un giretto su un tank Bradley.
Ma la mia vera disperazione si lega alla gente sulla quale contavo per una dura opposizione a tale follia – ma che ci lasciò soli, in un limbo, mentre cercavamo di fermare la guerra.
Nel Marzo del 2003, essere una figura pubblica che parlava contro la guerra era considerato un suicidio della carriera istantaneo.
Prendete i Dixie Chicks come la Prova A.
Il loro cantante guida, Natalie Maines, espresse solo una frase di critica – e la loro carriera fu in effetti estinta e sepolta in quel momento.
Bruce Springsteen parlò in loro difesa, e un DJ del Colorado fu criticato per aver continuato a mettere le loro canzoni.
Questo fu per quel motivo.
Delle slealtà ovunque.
Poi MSNBC criticò il solo contrario alla guerra della notte – la leggenda TV Phil Donahue.
Nessuno al network — o in qualche network – parlò in sua difesa. Non potrebbe esserci più un Phil Donahue show.
(Poco fecero i GE sapendo ciò, quando si saziarono presto con quello delle ore 8pm con uno sportivo come Keith Olbermann, avrebbero finito con il critico più fiero e brillante della guerra, notte dopo notte dopo notte.)
Ci furono pochi altri — Bill Maher, Janeane Garofalo, Tim Robbins e Seymour Hersh – che non ebbero paura di dire la verità.
Ma dove erano tutti gli altri?
Dove erano tutte quelle supposte voci liberal sui media?
Al contrario, questo è quello che ci fu detto nel 2003 e nel 2004.
** Al Franken, che disse che “con riluttanza” era “un sostenitore della guerra contro Saddam”. E dopo 6 mesi di guerra Al diceva ancora: “C’erano ragioni per fare la guerra all’Iraq … io ero incerto su questo ma ancora non so se fosse necessariamente sbagliato (andare in guerra)”.
** Nicholas Kristof, editorialista del New York Times, che mi attaccò e scrisse un editoriale comparando me ai pazzi di destra che pretesero l’esecuzione di Hillary e Vince Foster. Egli disse che la gente come me stava “polarizzando la fogna politica”, e lui castigò tutti quelli che osavano chiamare le ragioni di Bush per fare la guerra all’Iraq “bugie”.
** Howell Raines, attuale direttore del “liberal” New York Times, che era, secondo l’ex direttore del Times Doug Frantz: “desideroso di avere articoli che sostenevano il guerrafondaio fuori da Washington … Egli scoraggiò i pezzi che erano blandi con la posizione del governo sulle supposte armi di distruzione di massa dell’Iraq e sui legami dichiarati di al-Qaeda”. Il libro “Hard News” riferì che “secondo mezza dozzina di fonti dentro il Times, Raines voleva dimostrare una volta e a chiunque che lui non dirigeva il giornale in un modo che tradiva le sue credenze liberal …”.
** Bill Keller, all’epoca editorialista del New York Times, scrisse: “Noi falchi riluttanti potremmo dissentire tra noi sulla logica più forte per la guerra — proteggere l’America, soccorrere gli iracheni oppressi o riformare il Medio Oriente – ma noi di solito concordiamo che la logica del preferire il buffetto non influisce … siamo pressati duro per vedere un’alternativa che non sia costruita sul pensiero illusorio”.
(Il New York Times è così a sinistra che quando Raines se ne andò, lo cambiò con … Keller.)
** The New Yorker, la rivista per liberal realmente svegli, vide il suo direttore in carica, David Remnick, sostenere la guerra sulle sue pagine: “La storia non ci scuserebbe facilmente se, decidendo di non decidere, tardassimo a considerare un capo totalitario aggressivo che vuole sviluppare armi di distruzione di massa ma anche usarle. … un ritorno a un lavoro vuoto di contenimento sarebbe l’opzione più pericolosa di tutte”.
(Per coprire il suo culo, il New Yorker aveva un altro direttore, R. Hertzberg, scrisse un editoriale anti-guerra come confutazione.)
Alcuni di questi hanno ripudiato il loro pronto sostegno della guerra.
Il Times criticò il suo WMD corrispondente e chiese scusa ai suoi lettori.
Al Franken è stato un grande Senatore.
Kristof scrive ora buoni editoriali (controllate quello di Domenica scorsa).
Ma il supporto della guerra di questi liberal preminenti e della maggioranza dei Democratici al Senato rese sicuro per la Destra il poter lanciare un’invettiva immorale e incontrollata di avversione e minacce su quelli (incluso io stesso) che osavano attraversare la linea.
Non fu insolito il sentire i media descrivermi come “non americano”, “anti-americano”, “aiutante dei terroristi”, e essendo un “traditore”.
Ecco proprio una coppia di esempi di quello che fu detto su di me sopra le onde aeree da due dei principali commentatori conservatori del paese:
“Fatemi dire proprio ciò che penso. Penso di uccidere Michael Moore, e mi sto chiedendo se potrei ucciderlo io stesso, o se ovrei assumere qualcuno per farlo. No, penso che potrei. Penso che lui potrebbe guardarmi negli occhi, voi sapete, e potrei proprio essere pieno di vita fuori — è sbagliato ciò? Smisi di logorarmi con il mio motto ‘What Would Jesus Do’ e avevo perso tutto il senso del giusto e dello sbagliato allora. Fui capace di dire: “Yeah, ucciderei M. Moore’, e poi di vedere il piccolo motto: ‘What Would Jesus Do?’ E allora avrei realizzato, ‘O voi non uccidereste Michael Moore. O almeno voi non lo soffochereste fino alla morte’. E voi sapete, bene, io non sono sicuro”. (Glenn Beck)
E: “Bene, io voglio uccidere Michael Moore. E’ ciò tutto giusto? Tutto giusto. E io non credo nella punizione capitale. Quello è proprio una burla su Moore”. (Bill O’Reilly)
(Ironicamente, O’Reilly fece la sua minaccia/burla la notte dopo che il seno di Janet Jackson fu rivelato al Super Bowl — che costo alla CBS una multa da oltre mezzo milione di dollari perché, lo sapete, i capezzoli sono molto più spaventosi delle minacce di morte.)
Così ciò è come ricorderò io i primi anni di guerra: vivendo con un reale e presente pericolo causato dall’odio montato dalle radio e dalle TV della destra.
(Io sono stato avvisato a non raccontare alcuni incidenti specifici che mi accaddero, poiché esso avrebbe solo incoraggiato altra gente pazza.)
Così io mi occupai di esso. E son ancora qui.
E io so che molti di voi attraversarono le loro balle, per manifestare contro la guerra a scuola, al lavoro, o alla cena di Thanksgiving, portando il loro fiato per dire semplicemente la verità.
Ma quanto sarebbe stato più facile per tutti noi se i potenti e autorevoli liberali fossero stati con noi?
Noi non possedevamo un giornale quotidiano o una rivista con una tiratura di milioni di copie.
Non avevamo il nostro show TV o il sistema.
Noi non eravamo invitati agli show come “Meet the Press”, perché semplicemente non potevano permettere che la nostra voce fosse udita.
Il gruppo di controllo dei media FAIR riferì che nelle tre settimane dopo l’inizio della guerra, il CBS Evening News permise solo una voce anti-guerra sul loro show — e quello fu in una notte in un momento (e quello fu di 4 secondi di me in una linea dal mio discorso all’Oscar) — anche se nel Marzo del 2003 i nostri numeri anti-guerra erano di milioni (ricordate le enormi dimostrazioni in centinaia di città?).
Eravamo circa il 30% del paese secondo i maggiori sondagg i (quello è quasi 100 milioni di Americani!) e ancora noi non avevamo modo di comunicare con ogni altro salvo che attraverso la Nation e pochi siti web come CommonDreams.org e Truth-Out.org.
Ma quello fu un non modo di costruire un enorme movimento di massa di Middle Americans per opporsi alla guerra.
Salvo che voi non siate stati fortunati e abbiate ricevuto un Oscar in diretta tivù davanti a gente in tripudio dove tu avevi 45 secondi per dire qualcosa prima che ti taglino e ti disapprovino fuori dello stadio (hahahaha), tu non hai un pubblico programmato.
(Jeez, certo fui molto criticato quell’anno: semplicemente camminando in aeroporto, o al ristorante, a una partita dei Laker dove a un tratto mi misero sul Jumbotron e il posto divenne così irritato-pazzo che Larry David, seduto vicino a me, sentì che per la sua sicurezza doveva scivolare giù di qualche sedia o andare a comprare una coppia di viennesi. Invece, si incollò al mio fianco – e le sue mosse abili e da ninja ci fecero uscire di là vivi dopo la partita.)
So che è duro ricordare, ma quando tale guerra iniziò, non c’era YouTube, Facebook, Twitter, nessun modo per voi di bypassare i signori dei media così da avere la tua parola del fottuto.
Troppo cattivo per i bastardi, tali giorni sono passati. Al prossimo giro, non sarà così facile far tacere una banda di ragazze country o cercare di silenziare qualcuno mentre accetta la sua piccola statua d’oro — o ignorare del tutto i milioni di cittadini nelle strade.
Così ora noi possiamo sperare che una delle nostre guerre sia finita.
Perdemmo troppo male. Odio perdere, e voi?
Ma il fatto è, noi perdemmo quando invademmo un paese sovrano che certamente non ci minacciava e non aveva a che fare con l’11/9.
Perdemmo vite (oltre 4.400 dei nostri, centinaia di migliaia dei loro), noi perdemmo arti (un totale di 35.000 soldati tornarono con varie ferite e disabilità e Dio sa quanti di più con problemi mentali).
Noi perdemmo il denaro che i nostri nipoti avrebbero potuto usare per vivere. E noi perdemmo la nostra anima, chi l’aveva, quella per un paese una volta-grande — persa del tutto.
Ora possiamo chiedere la redenzione — per clemenza?
Possiamo essere noi … “l’America ancora?
Credo che vedremo.
La grande maggioranza del paese eventualmente gira intorno alla posizione dei Dixie Chicks.
E noi eleggemmo un tizio anti guerra all’Iraq dal nome di Barack Hussein Obama.
Ma, per favore promettete a voi stessi di non dimenticare come il nostro paese divenne folle 7 anni e mezzo fa — anche se, a tanta gente al momento, sembrò completamente normale.
E io sono qui per dirvi: non importa quanto meglio è accaduto, non importa quanto voi potreste pensare che le cose siano normali ora, siamo ancora mezzi pazzi.
Ascoltate proprio la nuova infornata di “esperti sensibili” come iniziano a battere i tamburi su quello che dovremmo fare all’Iran.
Una guerra va, una (o due o tre) arriva.
Andiamo, Mr President, nessun ragazzo in più ha bisogno di morire oltremare indossando un’uniforme con la nostra bandiera sopra.
Noi non possiamo vincere con questo.
Facciamo scavare poche migliaia di pozzi in Afganistan, costruire poche moschee libere, lasciamo là del cibo e vestiario, fissiamo la loro rete elettrica, pubblichiamo una scusa e avviamo una pagina su Facebook così essi potranno stare in contatto con noi — e poi usciamo dall’inferno.
Il vostro National Security Advisor e il vostro CIA Director vi hanno detto che ci sono meno di 100 combattenti di al-Qaeda nell’intero paese. 100???
100.000 soldati USA contro 100 di al-Qaeda?
E’ questa una presentazione di Looney Tunes?
“A-ba-dee-a-ba-dee-a-ba-dee – That’s All Folks!”
Bisogna essere realisti.
Io sono compiaciuto che una guerra sia “finit a”.
Ma io so come noi arrivammo là – e voglio lottare ora con durezza per fermare queste altre guerre se voi non vorrete, Mr. Obama.
A vostra disposizione.
Il vostro, Michael Moore
MichaelMoore.com
P. S. Solo un pensiero: Mr. President: Posso chiederle di andare a guardare questo film che feci – “Fahrenhheit 9/11”.
Ci potrebbe essere qualche risposta là.
Le do il mio permesso di scaricarlo gratis andando a questo sito: TorrentHound.com. Non dica allo studio che ho detto che ciò va bene!
Essi hanno fatto solo mezzo miliardo di $$ con esso finora.
P.P.S. A tutti quelli sulla mia lista: Grazie alle vostre migliaia di donazioni generose, abbiamo raccolto oltre $60.000 per il centro della comunità musulmana vicino a Ground Zero.
Questo ha fatto notizia nel mondo, che ci sono Americani che credono nei nostri principi statali americani.
—-
Tradotto da F. Allegri il 23/01/2011.



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