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25 agosto 2010

Questo mio ritorno è finito


De Reditu Suo - Terzo Libro

Questo mio ritorno è finito

Devo chiudere il mio scritto sul ritorno perché questo mio viaggio  nel passato, nei luoghi immaginari e nei simboli deve concludersi, inoltre è doveroso  ringraziare la pazienza e la curiosità dei miei lettori. Il mio ritorno è stato immobile e, cinicamente, con poche speranze e povero di poesia. Quindi un ritorno diverso da quello che ha fatto Namaziano l’autore antico al quale è simbolicamente dedicata questa mia raccolta di scritti. Il viaggio del poeta antico è stato una cosa ai confini dell’avventura in un Impero Romano d’Occidente allo sfascio, percorso dalle orde dei goti, in piena crisi economica e religiosa e con un vertice politico-militare vile e inetto e il suo poema è il racconto di un presente dove le miserie quotidiane si sommavano al ricordo di tempi lontani gloriosi e felici. Un viaggio concretissimo il suo nella memoria e nello spazio  lasciandosi alle spalle probabilmente per sempre la patria della maturità e degli onori ossia la Roma dei Cesari per la patria delle origini: la Gallia. Il problema che ho indagato nel mio ritorno è se è possibile districarsi nel groviglio assurdo di invenzioni, illusioni, falsi eroi, simboli truffaldini per aprire la mente alla possibilità di una visione credibile intorno a una futura civiltà italiana, oggi remota chimera. Del resto oggi si continua a narrare con mille mezzi e mille modi  la favola del nostro esser parte di una misteriosa civiltà Occidentale e non so proprio come potrà affermarsi una civiltà originale creata dalle genti del Belpaese, di cui forse c’è bisogno nel mondo umano vista la gravità della crisi di questi anni. Personalmente riconosco un solo impero occidentale degno di questa qualificazione geografica ed è quello finito nel 476 D.C.  Se i retori nostrani dicono che Israele è occidente allora rispondo l’ultima sinagoga d’Europa è più occidente dell’Arco di Tito a Roma, se mi dicono che la civiltà dello spettacolo  di matrice statunitense è occidente allora i parchi a tema della Disney sono più occidente dell’Università di Bologna, se mi dicono che l’inglese è la lingua dell’Occidente allora l’ultimo telecronista sportivo londinese è più occidentale di Dante. Potrei continuare per intere pagine ma mi fermo qui; occorre riconoscere una diversità nostra non riconducibile al modello di vita e di sviluppo dell’impero inglese e statunitense. Gli imperi non si possono tenere con le preghiere e le belle parole e quindi chi vive in quella civiltà ha una dimensione di forza e durezza  che non ci appartiene. L’occidente di cui si favoleggia nel Belpaese è solo l’impero degli altri, nella misura in cui siamo parte dell’impero altrui allora siamo occidentali nel senso comune del termine.  Non sarebbe male poi distinguere e sottolineare l’estraneità delle genti nostre agli effetti perversi di quel modello: inquinamento planetario, guerre, alte spese militari, centralità del potere finanziario, la cittadinanza ridotta a una questione di capacità di produzione e consumo, pesante condizionamento delle masse ad opera della pubblicità commerciale e della propaganda religiosa e politica. Le genti della penisola potrebbero creare qualcosa di originale e diverso ma esse dovrebbero per prima cosa prendere coscienza di sé, sapere chi sono e di conseguenza saper distinguere se stesse da ciò che non sono e non potranno mai essere: i cittadini di quest’impero straniero. Impero che ha già  i suoi valori e la sua cittadinanza e non sembra aver bisogno di qualcosa di diverso.

IANA per FuturoIeri





24 agosto 2010

Il mondo dei ricchissimi&felicissimi




De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mondo dei ricchissimi&felicissimi

Fingere di non vedere l’evidenza è cosa da cretini chi è ricco oggi è l’unico che può dirsi felice perché il mondo umano è stato rimodellato e ricostruito per suo esclusivo conforto. Non si può pensare il presente negando questo dato banalissimo. Ma dal momento che il banale non è evidente citerò Serge Latouche il famoso professore francese che nel suo “Come sopravvivere allo sviluppo”, edito in Italia da Bollati Boringhieri offre al lettore dei dati di una ricerca del 1998 nel momento di massima potenza dei processi di globalizzazione che parlano da soli :“Le tre persone più ricche del mondo dispongono di una fortuna superiore al PIL totale dei 48 paesi più poveri! Il patrimonio delle 15 persone più ricche del mondo è superiore al PIL dell’Asia del Sud.   Il patrimonio delle 84 persone supera il PIL della Cina, con il suo miliardo e duecento milioni di abitanti! Infine, i 225 patrimoni del mondo ammontano a oltre 1000 miliardi di  dollari cifra che corrisponde al reddito annuo del 47 per cento degli individui più poveri della popolazione mondiale, cioè due miliardi e mezzo di persone…”. I dati per quanto datati rendono palese l’indirizzo generale di questa civiltà sedicente occidentale ma che in realtà è solo l’estensione della volontà di potenza di alcune minoranze di ricchissimi di cittadinanza perlopiù inglese e statunitense. La loro civiltà è la civiltà dello spettacolo e della pubblicità e il suo motore è un sistema di produzione e sviluppo impostato sul consumismo. Questo modello di produzione e consumo è ben  disposto anche a far indebitare i privati con mutui e rate da pagare pur di sopravvivere a se stesso e ai suoi limiti che sono evidenti perché  presuppone una crescita infinita in presenza di risorse limitate; il pianeta azzurro ha molte caratteristiche ma per certissimo non è infinito. Quindi pochissimi ricchissimi che hanno nelle loro mani la possibilità di realizzare il quasi impossibile proprio come è stato per i faraoni dell’Antico Egitto che fecero costruire le piramidi ai loro sudditi. Questi pochissimi sono anche felicissimi in virtù del fatto che questo è il mondo che essi plasmano per mezzo della loro volontà indirizzando le loro risorse finanziarie; personalmente credo che non sia sbagliato leggere tanta parte della pubblicità commerciale che fa vedere dei giovanotti palestrati e signorine bellissime, filiformi e seminude in ambienti per così dire “esclusivi” come una idealizzazione dei nuovi “faraoni” del nostro tempo, gli unici umani che son riusciti nell’impresa di creare il loro concretissimo paradiso sulla nera terra.  L’unico culto che deve spaventare oggi è quello tributato al potere del Dio-denaro unica divinità di tanta parte del mondo umano. L'umanità adorante questo Dio è sottomessa al qui e ora e ha perso la volontà di trascendere e di credere.

IANA per FuturoIeri




22 agosto 2010

Il mitico 2012 e le terze note di sopravvivenza





De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mitico 2012 e le terze note di sopravvivenza

Ora che ho stabilito che esiste una variabile nel Belpaese data dai poteri stranieri che  vanno e che vengono e una legge fissa che vincola le nostre minoranze al potere alla tutela paranoica, criminogena, egoistica e amorale dei loro beni e delle loro posizioni di privilegio vado a vedere l’immediato contesto  in cui si trova il Belpaese. Apro questa terza nota con la considerazione banale che nel mondo umano è arrivato un nuovo millenarismo che presenta in forma allucinata e visionaria un concentrato di paure per il futuro malamente coperte dalle idiozie e dal finto ottimismo della civiltà dei consumi. Credo che dietro la riscoperta della assoluta precarietà della vita e condizione umana sul  pianeta azzurro vi sia l’ovvia manifestazione delle inquietudini suscitate dalla crisi economica e questa si traduce in una molteplicità di  suggestioni fantastiche, che hanno un fondo di verità nella misura in cui colgono delle paure profonde e talvolta inconfessabili.  Faccio riferimento alla paura di enormi catastrofi naturali, di sfracelli con meteoriti o altri corpi celesti, all’ira di Dio, alle credenza intorno a una prossima fine del mondo e perfino alla rivelazione celeste non di Dio ma degli alieni, e intendo proprio quelli degli Ufo. Si può ridere della messe enormi di scritti, immagini e video di questo genere che son proliferate in rete negli ultimi anni; o si può leggere questo materiale come il portato di una profondissima inquietudine e di una crisi radicale anche nella spiritualità degli umani legati in qualche modo alle società coinvolte nella Terza Rivoluzione Industriale. Le terze note di sopravvivenza invitano a vedere questi segnali come il segno, magari ridicolo o talvolta patologico, di una crisi irreversibile nel sistema di vita della civiltà industriale. Occorre come nota terza di sopravvivenza comprendere che questa civiltà industriale non ha risolto il male di vivere o liquidato le grandi paure degli esseri umani che irrisolte trovano forme strane e spettacolari per manifestarsi. Proprio in questa data del 2012 dove dovrebbe manifestarsi l’incredibile, io personalmente aspetto l’uscita del film d’animazione giapponese in 3d di Capitan Harlock. Questo fatto a mio avviso mostra come sia quasi necessario attribuire un numero e un tempo a qualcosa di indefinito ma presente.   Le terze note invitano quindi a non lasciarsi andare e a trovare dentro se stessi le ragioni più profonde delle proprie paure inconfessabili e delle proprie certezze su questa forma di civiltà.  Il disagio davanti al presente, anche il disagio doloroso, non è l’eccezione ma la regola e le immagini televisive e pubblicitarie rassicuranti sono o false o riguardano alcune piccolissime minoranze di umani ricchi e felici. Quindi per sopravvivere al male di vivere occorre preparare per tempo delle strategie contro le proprie paure e contro le finzioni e le false immagini della civiltà dello spettacolo. Gli umani devono costruire da sé i loro strumenti per decostruire le finte verità rivelate o artefatte e costruire il proprio ragionamento su questa realtà umana e di civiltà. Non ci sono dei credo o delle ricette infallibili perché la menzogna muta e con il mutare del fingere devono cambiare gli strumenti, un po’ come si fa con l’antivirus per il computer. La libertà di tutti è anche una faccenda privata.

IANA per FuturoIeri




19 agosto 2010

Seconde note di sopravvivenza

labirinto italico


De Reditu Suo - Terzo Libro

Seconde note di sopravvivenza

Ora mi trovo ad affermare una cosa che per la maggior parte degli abitanti della penisola è follia: Gong Li è certamente l’attrice che incarna simbolicamente il ventennio 1990-2010, come le dive statunitensi degli anni trenta e quaranta la star cinese rappresenta nel mondo in modo simbolico l’ascesa della Repubblica Popolare Cinese al rango di grande potenza mondiale. Questa affermazione è banale e assolutamente arbitraria, infatti  è questa mia visione di un rapporto diretto fra la Repubblica dei record industriali e finanziari e l’ascesa del cinema cinese una privata interpretazione di evidenze palesi. Comunque sia il cinema è industria ed è potenza delle immagini e miss Gong Li incarna perfettamente l’immagine di una Cina che fa da sé, crea i suoi eroi e i suoi miti cinematografici ed ha perfino la forza d’esportarli. Ecco quindi al mia seconda nota di sopravvivenza: l’emergere di potenze altre rispetto agli Stati Uniti mette in discussione le nostrane classi dirigenti tutte piegate verso l’elogio acritico e interessato nei confronti del gigante a stelle e strisce, del resto il titano straniero è letto dai nostri ricchi come il grande protettore morale, e non solo, della proprietà privata dei pochissimi che sono ricchi e felici. Quindi ciò che ci viene ripetuto migliaia di volte dalla pubblicità e dalle frasi fatte dei nostri politicanti e dai presentatori della televisione vale poco e solo finchè sul nostro territorio nazionale ci sono le basi NATO, ossia le basi statunitensi. Se la Cina diventa la Prima Potenza Globale probabilmente alle basi statunitensi subentreranno le basi cinesi, o quelle russe o quelle indiane, a quel punto i nostri politici, presentatori, pseudo-intellettuali si produrranno nell’elogio acritico e servile dei nuovi padroni. Quel che conta per le nostre classi dirigenti è la quotidiana tutela della loro personale proprietà privata, della villa al mare, dei cinque o sei appartamenti in città, dei terreni agricoli da trasformare in edificabili con un profitto del 5.000% da farsi con un tratto di penna sul piano regolatore comunale, dei denari depositati all’estero. Molti abitanti del Belpaese sono risentiti per la sfacciata ricchezza dei pochi, per le carriere folgoranti senza merito dei miracolati dalla politica, per gli stipendi faraonici di manager che lasciano montagne di debiti, per  faccendieri da strapazzo inquisiti dai giudici per truffe e corruzioni varie, per la decadenza generale della vita e delle speranze. Il dominatore straniero di turno aiuta i nostri pochissimi a viver tranquilli e a godersi i beni e le proprietà; per le minoranze al potere lo  straniero appare come un protettore sempre pronto ad alzare le mani contro dissidenti e ribelli. Del resto per una banale legge della politica e della guerra quanti sono oggi, come ieri, infelici in Italia vedono nel dominatore forestiero di turno e nei suoi alleati locali i nemici, di conseguenza i nemici dei nemici diventano amici o comunque persone degne di lode anche se impresentabili.  Se per assurdo il Belpaese fosse occupato dagli alieni chi ci comanda cercherebbe un qualche accordo anche con loro pur di tutelare i suoi beni. Quindi ecco la seconda nota di sopravvivenza per noialtri: tenete presente che nel mondo umano tutto muta ma che chi ha oggi il potere in Italia ama solo la sua “roba”; quindi le strategie dei singoli volte alla conservazione della sanità mentale e della sopravvivenza economica devono tener conto  della costante e della variabile.

IANA per FuturoIeri




19 agosto 2010

Alluvioni in Pakistan: modalità per aiutare le popolazioni

Quando la disgrazia non buca il video...


Dal secondo giorno del Ramadan molti distretti del Pakistan sono senza elettricità, acqua potabile e comunicazioni. Ponti e strade sono distrutte e molte aree sono raggiungibili solo per via area o con l’uso di imbarcazioni, anche le principali vie di comunicazione tra Sindh e Punjab sono al momento interrotte. Milioni di ettari di frumento sono andati distrutti tra la provincia di Khyber Pakhtunkhwa, Punjab e Sindh dove l’acqua che avanza non ha ancora raggiunto il suo culmine. Un sacco di farina da 40 Kg ha raggiunto le 5000 rupie, il doppio dall’inizio dell’emergenza. Il 90% delle mandrie e delle greggi sono state sterminate dall’alluvione. Molte persone colpite sono ancora intrappolate in diverse zone del Paese in attesa di soccorsi ormai da 15 giorni.

“Abbiamo raggiunto e soccorso finora 37.800 tra bambini e adulti,” ha dichiarato Mohammed Qazilbash, portavoce di Save the Children in Pakistan. “Lo sfollamento massiccio e continuo di questi giorni facilita la diffusione delle malattie e le condizioni precarie espongono soprattutto i bambini che sono più vulnerabili. I nostri medici stanno accertando casi di polmonite, diarrea e malaria che sono le principali cause di morte dei bambini nei paesi in via di sviluppo anche in condizioni normali. Stiamo lavorando senza sosta per fornire loro il prima possibile le cure necessarie e istruzioni ai loro genitori per evitare il contagio”.
Gli interventi continuano con l’assistenza medica fornita attraverso equipe mobili, cliniche fisse e mobili, e la distribuzione di kit di primo riparo, kit igienici e per il parto. Per far fronte alla mancanza di cibo sono state distribuite 27 tonnellate di derrate alimentari a 316 famiglie nell’area di Ushu e Kalam e nel distretto di Swat, provincia di Khyber Pakhtunkhwa, dove Save the Children è stata scelta dal Programma Alimentare Mondiale (PAM-WFP) dell’ONU per distribuire gli aiuti in 10 circoscrizioni.
Potete sostenere i bambini e loro famiglie nelle zone colpite in Pakistan, aderite ora al Fondo Emergenze di SAVE THE CHILDREN: https://www.savethechildren.it/IT/Tool/ECommerce/?dem=stc&canale=1&causale=3693

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Le alluvioni di questo mese di agosto hanno provocato il peggior disastro a memoria d'uomo nel Pakistan. I morti sarebbero 1.600 e le persone colpite circa 20 milioni. Abitazioni distrutte, perdita di raccolti e dei capi di bestiame, vie di comunicazione interrotte e rischi di epidemie dovute alla mancanza di acqua potabile e alle difficili condizioni igienico-sanitarie.

Caritas Pakistan, con il sostegno delle altre Caritas, tra cui anche Caritas Italiana, promuove un Programma di emergenza alluvioni, per il quale sono necessari fondi pari a 4 milioni di euro. A beneficiarne saranno 250.000 persone.

Il programma di emergenza, che verrà realizzato nei prossimi tre mesi, prevede la fornitura di cibo e tende, prima assistenza sanitaria e medica, riparazione dei sistemi di approvvigionamento di acqua, ricostruzione delle infrastrutture come ponti, strade, scuole.

Il vescovo di Multan, S.E. Mons. Andrew Francis, ha visitato il dispensario di Caritas Pakistan a Multan, situato vicino Dera Dina Panah, una delle città più colpite dall'alluvione nella provincia di Punjab. Egli ha sottolineato che questa non è la prima volta in cui i cristiani lavorano per aiutare i fratelli musulmani. 

Il dispensario ha finora fornito assistenza medica a 1.950 pazienti e distribuito cibo a 3.000 persone. Caritas Italiana ha destinato un primo contributo per i bisogni più urgenti.

Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte tramite C/C POSTALE N. 347013 intestato a CARITAS ITALIANA specificando nella causale "Pakistan".

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Pakistan: emergenza alluvioni.

20 milioni di persone colpite dalle alluvioni monsoniche nel nordovest del Pakistan: Cesvi in campo per portare aiuti alla popolazione.

Continua a salire il numero delle vittime accertate delle piogge monsoniche che si sono abbattute sul Pakistan: 1600 morti e circa 20 milioni di persone colpite dalle alluvioni, secondo le ultime stime.

La situazione è sempre più drammatica: nelle aree più devastate interi villaggi sono stati completamente distrutti dall’acqua e le popolazioni hanno praticamente perso tutto.

La comunità internazionale ha definito la situazione in Pakistan un disastro epocale le cui dimensioni sono destinate a crescere. A rischio sono soprattutto i bambini: l’Onu ha stimato che sono circa 3,5 milioni i bambini a rischio. Molti casi di polmonite, diarrea e malaria sono già stati accertati e la situazione sanitaria continua a peggiorare.

Cesvi sta lavorando per assistere la popolazione colpita con la distribuzione di generi di prima necessità e ripari temporanei.

Sostieni oggi stesso l'intervento del CESVI:

> con una donazione chiamando il NUMERO VERDE 800 036 036.

 

Grazie!




6 agosto 2010

Prime note di sopravvivenza

Il Fatto Quotidiano


De Reditu Suo - Terzo Libro

Prime note di sopravvivenza

Ora devo scrivere qualcosa di costruttivo intorno a questa realtà, parlare di come sopravvivere al male di vivere e alla follia di questi tempi scelleratissimi e dissoluti. Per prima cosa è bene saper coltivare qualche sano sentimento passando anche dal vedere come è piccolo il Belpaese se messo a confronto con le grandi civiltà del pianeta e le loro politiche imperiali.  Come secondo avviso è bene considerare che nel mondo umano e in generale sul pianeta azzurro nulla rimane uguale a se stesso. Una terza considerazione ovvia è che  le genti del Belpaese che vivono la loro  libertà democratica  con lo stesso spirito e disposizione d’animo dei padri dei loro bis-nonni che vivevano sotto regimi dispotici stranieri o domestici possono ancora sperare. Finirà questo finto “Occidente” e questa sottomissione della penisola e delle sue genti alle ragioni geopolitiche ed economiche degli stranieri; la cosa è palese se si pensa alla vicenda di un Euro che pare fatto e disfatto a seconda delle esigenze francesi, inglesi, germaniche, statunitensi ma non certo di quelle italiane. Non dico che la moneta unica è male, però sostengo che l’Italia che ha sessanta milioni di umani e un debito pubblico enorme conta troppo poco in Europa come nel mondo. I legittimi interessi delle nostre genti alla felicità e al benessere si piegano davanti alle scelte di chi ha il potere economico, politico, diplomatico. Per questo le genti nostre si sentono sotto un perenne regime non loro, si comportano come se fosse rimasto in Italia qualcosa degli eserciti stranieri che nel corso dei secoli hanno occupato la Penisola, come se l’esecutivo al potere fosse sempre quello dei vicerè spagnoli o dei governatori francesi o dei generali austriaci. Questo sentimento poggia su qualcosa di vero perché la NATO è costituita da tanta parte di quelle genti che nel corso dei secoli hanno fatto e disfatto il Belpaese; gli ultimi in ordine di tempo sono stati gli statunitensi. Occorre però fare un distinzione fra gli statunitensi e gli altri invasori in quanto occorre precisare che la loro venuta è dovuta alla dichiarazione di guerra che il Regno d’Italia il 9 dicembre 1941 per bocca di Mussolini ha presentato al governo USA. L’Italia di allora ha dichiarato guerra agli Stati Uniti e giustamente gli offesi dopo aver conquistato metro per metro la penisola hanno cercato di far costruire alle genti nostre  un Belpaese non più ostile al loro modello di vita e di dominio globale.      Quindi per cominciare a respirare spiritualmente e comprendere la possibilità della rigenerazione di una civiltà italiana consiglio uno studio della storia personale, intimo e privato fondato su una ricerca  personale su più testi e autori, si tratta di capire da sé qualcosa del passato per intravedere un pezzettino di futuro. Perché il  futuro possibile è di tutti e di ognuno, oppure sarà nulla.

IANA per FuturoIeri




5 agosto 2010

Il mio discorso inutile sul male di vivere e la fine

per approfondire



De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mio discorso inutile sul male di vivere e la fine

Ora mi trovo ad affermare una cosa che per la maggior parte degli abitanti della penisola è follia: Stiamo aspettando la fine di questa Repubblica e del suo tempo. Non c’è altra spiegazione per questo lento sprofondare nella decomposizione e nell’oblio; il mondo dei padri, dei padri dei padri e dei nonni dei padri è finito dal 1989 e solo per una disperata volontà di negare la realtà questo popolo cerca di sfuggire l’evidenza dei fatti e finge di vivere ancora nel 1948 quando gli Stati Uniti erano l’unica superpotenza con la bomba atomica e si poteva calunniare ogni cittadino risentito e arrabbiato con l’infamante accusa di esser comunista o nostalgico del Duce. Il risentimento e la rabbia silenziosa di tanta parte della gioventù italiana forzata ad accettare la precarizzazione e la povertà che viene dalla disoccupazione è data dalle condizioni economiche e dalla grande frode di un modello di produzione e consumo che può dare molto a pochi, qualcosa a tanti, ma non tutto a tutti. Attribuire sentimenti fascistoidi o comunistoidi ai tanti giovani nati dopo il 1989 o subito prima è far una palese offesa all’intelligenza umana e allora non potendo appioppare  etichette sceme ecco che i nostri politici di professione s’inventano per ogni tapinaccio fra i venti e i trenta il nomignolo infame di “Bamboccioni. Le morti sul lavoro, le famiglie che si sfasciano, la disoccupazione di massa, la precarizzazione, la disgregazione della vecchia Italia per mezzo di un’emigrazione incontrollata si trasformano in problemi privati. I giovani che non sanno  che fare e non hanno dei protettori e dei patroni politici si trasformano in disgraziati, in problematici, in portatori di disturbi loro. Il male di vivere è alimentato da chi detiene il potere economico e  politico, forse è idiozia o forse è un calcolo di natura sociale. Le classi dirigenti del Belpaese siano esse politiche ed economiche giocano allo sfascio perché in fin dei conti per esse l’Italia era solo una l’occasione per far quattrini e godersi la vita prendendo in giro chiunque capitasse a tiro con favole ideologiche e sproloqui sulle sorti magnifiche e progressive. Finora la grande allucinazione collettiva del miracolo del benessere e della felicità da cercarsi fra le offerte dei diversi centri commerciali  è stata  pagata principalmente da loro. Questo ha creato uno spaventoso male di vivere che alimenta il senso della fine di una Repubblica Italiana ormai diventata la Repubblica di tutti e di nessuno. Se questo regime democratico non diventa una civiltà sua con una sua forza consoliderà la sua tendenza ad essere un guscio vuoto, l’involucro di poteri che si fronteggiano e usano la cosa pubblica per fini particolari o privati, un qualcosa destinato a disgregarsi velocemente in presenza di veri drammi storici come le crisi economiche globali, le carestie o i grandi conflitti fa superpotenze, o i grandi rivolgimenti politici.

 

IANA per FuturoIeri




3 agosto 2010

L'italiano educato dagli stranieri invasori- settimo discorso





De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- settimo discorso

Quando i Re di Francia e di Spagna lottavano per imporre la loro egemonia sul continente Europeo all’inizio dell’Età Moderna in pochi fra le genti d’Italia erano consapevoli dell’esistenza dei fatti politici e si dividevano fra filo-francesi e filo-spagnoli. Per tutti gli altri la logica era il solito “Franza o Spagna purchè se magna” e l’eterno “Dove c’è Pane   c’è Patria”, quest’ultimo motto più letterario che storico, è stato messo in bocca a un cavaliere mercenario in un romanzo dell’Ottocento,  riflette bene la naturale inclinazione degli italiani. A parte alcune minoranze fortemente politicizzate perlopiù istruite e parte dei ceti medi la maggior parte della popolazione del Belpaese è estranea a qualsiasi passione che non sia lo strettissimo interesse privato o della famiglia d’origine. Le ultime vicende palestinesi con lo scontro fra incursori israeliani e pacifisti arrabbiati su una nave turca che portava aiuti umanitari dovevano di per sé scuotere la politica e l’opinione pubblica. La maggior parte delle genti d’Italia hanno mostrato encefalogramma piatto e solo delle minoranze fortemente politicizzate hanno dato luogo a manifestazioni o a qualche forma d’interesse che non fosse il fastidio o la sorpresa per l’ennesima violenza medio-orientale che arriva dal televisore. Così i giornali politicamente orientati si schierano a favore o contro l’incursione dei commando dalla stella a sei punte sulla base della polemica politica italiana, dei suoi mal di pancia sociali, della sua arretratezza cultuale, delle sue allucinazioni giornalistiche che scambiano uno scontro militar-religioso che dura dal 1949 con i fatti e gli schieramenti faziosi di casa nostra. Il dramma palestinese diventa la solita occasione per schierarsi a favore o contro talune minoranze politiche italiane, per far paragoni forzati e strambi, per confondere le grandi tragedie altrui con le farse e le carnevalate di casa nostra. Ecco oggi come ieri le genti del Belpaese fanno il tifo per questo o per quello, c’è nella cultura italiana un bizzarro istinto di sopravvivenza proveniente dal passato remoto che spinge a cercar protettori stranieri o a cercar di compensare la prepotenza di uno di questi con il calunniare o il cospirare contro di lui assieme ai suoi nemici. Come ai tempi dell’Imperatore Carlo V e del Re Francesco I il Belpaese è un terreno di conquista psicologico e culturale prima ancora che militare o politico. Lo straniero dominante troverà sempre partigiani e nemici perché in fin dei conti per l’Italiano il nemico è sempre e comunque il connazionale; lo straniero prima o poi varcherà le alpi o prenderà il mare ma il proprio simile è qui per rimanere e contendere ai suoi simili la roba: donne, soldi, impieghi, protezioni, terreni, case. Fra noi ci conosciamo, per questo coltiviamo l’odio e il disprezzo; tuttavia devo esser chiaro su un punto che mi sta a cuore: oggi le difformi genti d’Italia continuano a comportarsi come se la Penisola fosse sotto un  regime straniero. A mio avviso non ci può essere abiura più forte e strisciante del sistema della Repubblica di questo banalissimo agire culturale e politico che attraversa tutti i ceti e diventa banale forma del vivere e modello di comprensione dei fenomeni della globalizzazione e della presenza delle comunità straniere nel Belpaese.  

IANA per FuturoIeri




2 agosto 2010

L'italiano educato dagli stranieri invasori- sesto discorso



De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- sesto discorso

Cosa avrebbero dovuto fare gli eserciti stranieri che calavano o risalivano la penisola nel corso dei secoli? Hanno fatto quel che fanno gli eserciti in armi di tutti i tempi ossia i padroni in casa altrui. Del resto le genti d’Italia si son quasi sempre presentate divise  in fazioni o in piccoli regni retti da dinastie e oligarchie troppo deboli per competere con le potenze straniere e per unificare sotto un trono unico il Belpaese. Questo è un passato che pesa nel Belpaese perché unito alla grande abiura collettiva del fascismo e dell’esperienza coloniale, che si era in fin dei conti identificata con il regime, impedisce un sereno rapporto fra milioni d’italiani e la novità di quel 7% di nuovissimi  italiani provenienti da tutto il resto del mondo.  Le comunità straniere sono lette da milioni d’italiani sotto la lente deformante e interpretativa della nostrana millenaria storia d’invasioni. L’altro nel Belpaese se non è padrone, turista o invasore è qualcosa di strano; in qualche misura le occupazioni straniere hanno formato nella popolazione italiana un senso di sorda e persistente diffidenza verso l’estraneo che tutta la roboante retorica politica intorno alla civiltà occidentale e multirazziale e le sorti magnifiche e progressive dell’occidente cantate dalla pubblicità commerciale non ha intaccato. Del resto il modello di convivenza fra comunità diverse nostrano è una copia cattiva e malfatta di quello statunitense, ad oggi di fatto in crisi sotto  la pressione  della crisi globale e dei conflitti di “civiltà” che cercano una giustificazione teologica e spirituale. Del resto il modello d’integrazione statunitense si è più volte infranto davanti al razzismo interno, ai conflitti mondiali, ai momenti di psicosi nei confronti di categorie umane diverse. Penso ai linciaggi morali e fisici tardo ottocenteschi e novecenteschi che si sono dati contro gli italiani considerati in blocco come camorristi e malavitosi, l’ossessione anti-tedesca durante la Prima Guerra Mondiale, la deportazione in campi di concentramento dei nippo-americani durante la Seconda Guerra Mondiale, e la persecuzione di comunisti e sindacalisti durante la guerra fredda. Tutte cose arcinote, quindi è evidente che quel modello va bene quando c’è accordo sulle regole minime di convivenza civile e un mito delle origini che si proietta nel futuro. Proprio quest’ultimo fatto politico e sociale è assente nelle genti della Penisola prova ne sia che ancor oggi a livello di discorso comune e ordinario in molti si dividono su Mussolini e sulla Resistenza con fare da tifosi.  Quanto pesano oggi le invasioni del remoto passato?  Tanto, davvero tanto; anche se le genti del Belpaese talvolta negano l’evidenza di questo fatto banale.  Questo peso enorme e maligno del passato è mitigato solo dalla potente aggressione che il presente con la sua civiltà dell’intrattenimento e dello spettacolo porta a tutto il resto del tempo. Così la maggior parte delle genti del Belpaese vivono la diversità dell’altro fra la diffidenza e l’oblio.

 

IANA per FuturoIeri

 



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