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26 aprile 2010

L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana

De Reditu Suo - Terzo Libro


L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana

L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana presenta una Repubblica fondata sul lavoro. Precisamente:L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Il lavoro è il fondamento riconosciuto della vita civile e sociale della Repubblica Italiana, il problema è: che cosa è oggi per milioni d’italiani il lavoro?

Il lavoro oggi è precario, instabile e spesso pagato poco e questa realtà è aggravata dalla crisi e dall’emergere di nuovi imperi globali con nuove minoranze al potere che vogliono trasformarsi in una sorta di nuova aristocrazia della finanza e del potere in grado di condizionare la vita di milioni d’esseri umani. Del resto l’India la Cina, il Brasile, la Russia post-sovietica e altre potenze minori sono pressate da milioni di esseri umani ormai parte di una nuova piccola e media borghesia  che esige di consumare petrolio, energia, beni voluttuari, e di godere di qualche briciola del benessere delle classi dirigenti e dei ceti sociali ricchi. Il quieto vivere delle classi dirigenti nei nuovi imperi e negli Stati a vocazione imperiale dipende dalla soddisfazione delle aspirazioni di potere e di consumo di questa massa di umani che è il vero motore del successo politico ed economico delle nuove potenze medie e grandi che stanno ridimensionando gli Stati Uniti e alcuni dei loro alleati storici. Senza i milioni di colletti bianchi, professionisti, quadri di partito, mediatori, commercianti, ingegneri la potenza Brasiliana, Cinese, Indiana e Russa sarebbero delle chimere e non delle realtà concrete, sono le centinaia di milioni di Indiani e Cinesi che vivono un po’ meglio dei loro padri e nonni a spingere i loro governi verso politiche volte a favorire il proprio commercio e le industrie estrattive. Alcune risorse strategiche e certamente il petrolio si trovano in Africa, nel Medio-Oriente e in alcune zone dell’Asia, il grande interesse per l’Africa dei nostri anni è dettato dal fatto che c’è un bisogno estremo delle risorse del sottosuolo africano che gli imprenditori e i governi locali non sanno sfruttare e usare per alleviare le sofferenze delle popolazioni locali. Il lavoro, il suo senso, i suoi costi sono una variabile non più del mercato, cosa che avrebbe un senso, ma di colossali interessi geopolitici collegati a quello che è un grande Risiko giocato dai potenti del mondo con regole truccate, mezzi sporchi e talvolta guerre per procura. Il lavoro nel Belpaese oggi è un calcolo, è l’elemento di progetti e investimenti finanziari di banche o Fondi sovrani, è lo studio di gruppi ristretti di manager e progettisti, è un prestito della grande finanza per avviare una certa attività o per trasferirla altrove;  in sintesi è qualcosa di estraneo al singolo e al suo progetto di vita. La crisi della Prima Repubblica si sarebbe comunque verificata aldilà del disastro sociale e politico di Tangentopoli di cui sono stati protagonisti i vecchi partiti della Prima Repubblica, proprio la questione del primo articolo e la sua perdita di senso in questa realtà di delocalizzazione a livello globale del lavoro dimostra come in crisi fossero i valori e i miti che avevano sorretto lo sviluppo economico e sociale della Prima Repubblica. I vecchi partiti dei ladri, dei retori con le pensioni dorate, le correnti politiche dei cattivi maestri e dei venditori d’illusioni hanno solo accelerato una decomposizione in atto, Berlusconi ha liquidato a modo suo l’ingombro delle rovine e delle carcasse puzzolenti morte da tempo. Fra le cose rotte del passato oggi rimosse c’è l’antico mito del lavoro.  

                                                                                IANA per FuturoIeri




25 aprile 2010

Ripubblico due pezzi su Politica e spettacolo

De Reditu Suo - Secondo Libro
 La politica sottomessa allo spettacolare
Non piacer alle genti D’Italia sentirsi dire cose spiacevoli, ma talvolta è necessario farlo per non crollare dentro l’abisso delle menzogne, delle mezze-verità e delle pietose finzioni. Oggi ciò che è politico assume forza solo se si combina con la dimensione dello spettacolare, anche l’artista che intende esercitare una critica sociale e politica deve dar prova di suscitare emozioni e suggestioni sul suo pubblico. La politica prende la via dell’irrazionale, del sentimento,  della lettura parziale e faziosa estranea al ragionamento e al calcolo. Quando il politico di professione esce dal circuito limitato dei contatti con i poteri che contano siano essi istituzionali, forestieri, clericali, finanziari o politici in senso stretto deve presentarsi al vasto pubblico e nel caso dei suoi elettori motivarli e galvanizzarli Quindi il politico deve ricorrere alle forma della politica che è spettacolo e dello spettacolo che s’intreccia con la politica. Avviene quindi una pericolosa scissione fra ciò che è calcolo e interesse politico e l’immagine che di sé costruisce il soggetto politico sia esso un partito o un singolo che ha intrapreso quella carriera. Questa divisione delle parti in commedia può creare disagio e sconcerto nel pubblico quando l’evidenza dei fatti espone il politico alle critiche e allo smascheramento. Mentre si consuma questa doppiezza fra l’immagine pubblica e la vera e solida attività politica che oggi è ridotta ad amministrazione e mediazione fra poteri finanziari e di casta e plebi elettorali emerge una novità curiosa: comici e giornalisti fanno spettacolo e si occupano di politica spostando centinaia di migliaia di voti. Mi riferisco a personaggi come Marco Travaglio e Beppe Grillo, ma anche a Luttazzi e ai due Guzzanti e nel settore della musica giovanile il rapper Caparezza. Recentemente ho visto i video del rapper pugliese su Youtube e personalmente credo, anche se non posso dimostrarlo, che ha spostato più voti lui a sinistra di tutta la vicenda umana e professionale di Walter Veltroni. Infatti all’interno della sua opera è presente una fortissima critica sociale  e al sistema di produzione e consumo che colpisce la sensibilità anche del telespettatore più insensibile. L’emergere di potenzialità politiche nel mondo dello spettacolo non è una cosa nuova, infatti fin dagli anni ottanta ha fatto da ambasciatore del reaganismo duro e puro in Italia il film Rambo 2 e poi Rambo 3;  pellicole fanaticamente anticomuniste ed esaltatrici dell’eroe a stelle e strisce per definizione e della civiltà statunitense in tutte le sue asprezze belliciste. Quindi non è una cosa nuova che l’arte del cinema si presti ad operazioni di propaganda politica ora sottili ora aperte, a maggior ragione il fumetto, la satira, il teatro civile o la manifestazione di piazza sono strumenti politici. Solo che stavolta qualcosa è cambiato, la politica diventata professionale si è piegata su se stessa e deve inseguire lo spettacolare sul suo terreno, deve fare, oltre al suo ordinario lavoro di ricerca di consenso e di seguito popolare, un lavoro nell’ambito di ciò che è spettacolo, invenzione televisiva, evento pubblico.
  Lo spettacolo permanente dei nostri tempi sta ingoiando la politica e la sta trasformando, in qualcosa che può essere drammaticamente provvisorio e temporaneo, lo spettacolo ha bisogno di continue emozioni e di mutare i personaggi e la scenografia, la politica se si contamina può trasformarsi in qualcosa d’irragionevole e di grottesco.
IANA per Futuroieri


De Reditu Suo - Secondo Libro
 La fine prossima della Repubblica di Nessuno

Odisseo l’eroe greco famoso per il valore e l’astuzia ingannò per salvarsi la vita e per salvare i suoi compagni di sventura il ciclope Polifemo mostro antropofago e nemico dell’ospitalità cara al Dio Zeus. Quando l’essere enorme cercò di conoscere il nome del suo nemico e truffatore per trovare chi potesse vendicarlo l’eroe rispose che il suo nome era “Nessuno”, così il ciclope  quando chiese ai suoi fratelli di punire nessuno fu abbandonato al suo dolore perché essi non compresero l’inganno nel quale era caduto l’empio gigante che aveva appena dichiarato che “nessuno” l’aveva oltraggiato e mutilato.  
Oggi la Repubblica italiana sta per fare quella fine di essere abbandonata al suo destino perché non ci sono forze politiche disposte ad accollarsi le responsabilità dei troppi fallimenti del primo vero tentativo di dare alle difformi genti del Belpaese un regime democratico almeno nei principi. Alla fine della Prima Repubblica si era diffusa l’illusione che sarebbe venuto in essere un miglioramento per i ceti sociali poveri grazie al collasso dei vecchi partiti pieni di ladri e di furbastri e alla fine del confronto armato fra Nato e Patto di Varsavia, tutto questo è finito nel cestino delle amare illusioni. Nulla pare essersi salvato delle migliori intenzioni e delle belle speranze del breve biennio 1989-1990. L’egoismo sociale, l’inquinamento dell’economia legale ad opera della criminalità organizzata, lo sfascio della società e di ogni antica morale, le guerre quasi permanenti hanno avuto la loro vittoria schiacciante sulle troppe ingenuità di tanti umani volenterosi e buoni  ma dispersi e senza alcuna guida.  Adesso la crisi economica trascina con sé la crisi politica e morale delle genti della penisola, tutta la realtà italiana pare una massa  informe di rovine di convivenza civile e di speranze perdute.  La Prima Repubblica defunta sotto le rovine di Tangentopoli ha lasciato il posto ad una Seconda Repubblica che è un malvagio amalgama di cose morte e di deformità viventi che coincide la vicenda politica dell’Imprenditore e Cavaliere del Lavoro e Onorevole Silvio Berlusconi. Il problema è cosa sarà della Seconda Repubblica davanti a un probabile post-Berlusconi? Sarà forse la Repubblica di Nessuno, una realtà politica che non ha sue ragioni e che deve appoggiarsi alla carta Costituzionale della Prima dalla quale ci separano ormai sei decenni che sembrano sei secoli viste le mutazioni che ha subito il Belpaese in sessant’anni. Cosa farà una simile Repubblica davanti a gravi problemi come una guerra più dura e tragica del solito o una crisi sociale ed economica perdurante?
Temo che alla fine di questa storia le diverse categorie di abitanti del Belpaese faranno pubblica abiura ostentando estraneità al presente regime politico secondo un vile, logoro e sporco canovaccio già visto ai tempi della caduta del fascismo.  La Repubblica dei partiti e poi di Berlusconi sarà come il male che punì Polifemo per la sua malvagità diretta contro le leggi degli Dei e degli uomini, ossia l’opera di nessuno.
 
IANA per Futuroieri
 




23 aprile 2010

ripubblicato il pezzo:Olio di Palma Bifrazionato

21 Apr, 2010

De Reditu Suo - Olio di Palma Bifrazionato


 

De Reditu Suo
Olio di Palma Bifrazionato

12/01/2010
Del Prof. I. Nappini
L’olio di palma bifrazionato è un derivato dell’olio di palma (un olio vegetale a basso costo molto usato nell’industria alimentare) ottenuto per frazionamento e successiva raffinazione.
È molto usato come olio di frittura nella ristorazione per la sua economicità. Ha un punto di fumo alto, intorno ai 235 °C.
Questo scrive Wikipedia intorno all’ingrediente usato per friggere un prodotto dolciario tipo Cenci di carnevale da me acquistato alla COOP sotto casa.
Di solito leggo le etichette ma stavolta non ho fatto caso alla scritta in piccolo che recita: ”Fritto in olio di palma bi frazionato”. In altre parole in una s.r.l di Figline Valdarno hanno fritto un dolce tipico, se si può ancora definire tale un simile prodotto dolciario, in qualcosa che è un derivato da un olio che con buona pace di tutti non mi comunica il senso di una tradizione.
Lasciando perdere le considerazioni ecologiste e salutiste, che hanno bisogno di conoscenze specifiche che non ho, mi pongo un problema di tipo personale.
I cenci sono/erano/resteranno un dolce tipico del carnevale, ossia qualcosa che viene da un mondo contadino antico fatto di necessità, privazioni, sfoghi di rabbia repressa.
Un mondo che ha preceduto quello presente e tali dolci sono il lascito di una civiltà pre - industriale.
Cucinare i cenci nell’olio di palma bifrazionato è ricondurre di prepotenza ciò che proviene dal passato nell’immediato presente, togliere al prodotto dolciario la sua natura intima di esser parte di una tradizione. Ma quanto devo pagare per un dolce tradizionale fritto in una dignitosa teglia dove bolle l’olio di semi della nonne di un tempo remoto?
Eppure quel passato remoto oggi ricondotto alle leggi del mercato e delle sue manie produttive ha lasciato in dote a questo presente una serie di realtà come la Befana, Il Carnevale, il Natale, Capodanno, Pasqua feste e momenti di passaggio che son state incluse entro le logiche e le forme della presente civiltà industriale e dei consumi.
Io ho il sospetto che per buttar davvero giù l’idea di una tradizione che si regge sulla frittura con Olio di Palma bifrazionato si debba passar per un cambiamento antropologico, ossia deve emergere una nuova tipologia di essere umano.
Del resto i cultori della storia e quelli di un certo idealismo germanico danno per acquisite nozioni come l’uomo Medioevale, l’Uomo del Rinascimento, l’Antico Egiziano e via così. Secondo questa filosofia della storia forme specifiche di cultura, produzione e consumo vengono associate determinate civiltà che formano e sono formate da uomini e donne che l’espressero e ne furono parte.
In questi anni si dovrà manifestare cosa è l’umano della terza rivoluzione industriale.
Del resto se l’uomo dell’età Moderna per via della scoperte geografiche di Colombo e Vespucci ha scoperto la patata, il pomodoro e il peperone l’uomo della terza rivoluzione industriale farà i conti con l’olio di palma bifrazionato e i fast-food.
Mi chiedo però in quanti in questo Belpaese senescente, difforme, deforme e disordinato si rendono conto che il nuovo mondo non è lontano ma è qui e ora e sta spedendo tutte le ragioni del remoto passato e le sue finezze in una riserva indiana per antiquari e cultori del trapassato remoto.
—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.




23 aprile 2010

L'articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana

L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana

L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana presenta una Repubblica fondata sul lavoro. Precisamente:L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Il lavoro è il fondamento riconosciuto della vita civile e sociale della Repubblica Italiana, il problema è: che cosa è oggi per milioni d’italiani il lavoro?

Il lavoro oggi è precario, instabile e spesso pagato poco e questa realtà è aggravata dalla crisi e dall’emergere di nuovi imperi globali con nuove minoranze al potere che vogliono trasformarsi in una sorta di nuova aristocrazia della finanza e del potere in grado di condizionare la vita di milioni d’esseri umani. Del resto l’India la Cina, il Brasile, la Russia post-sovietica e altre potenze minori sono pressate da milioni di esseri umani ormai parte di una nuova piccola e media borghesia  che esige di consumare petrolio, energia, beni voluttuari, e di godere di qualche briciola del benessere delle classi dirigenti e dei ceti sociali ricchi. Il quieto vivere delle classi dirigenti nei nuovi imperi e negli Stati a vocazione imperiale dipende dalla soddisfazione delle aspirazioni di potere e di consumo di questa massa di umani che è il vero motore del successo politico ed economico delle nuove potenze medie e grandi che stanno ridimensionando gli Stati Uniti e alcuni dei loro alleati storici. Senza i milioni di colletti bianchi, professionisti, quadri di partito, mediatori, commercianti, ingegneri la potenza Brasiliana, Cinese, Indiana e Russa sarebbero delle chimere e non delle realtà concrete, sono le centinaia di milioni di Indiani e Cinesi che vivono un po’ meglio dei loro padri e nonni a spingere i loro governi verso politiche volte a favorire il proprio commercio e le industrie estrattive. Alcune risorse strategiche e certamente il petrolio si trovano in Africa, nel Medio-Oriente e in alcune zone dell’Asia, il grande interesse per l’Africa dei nostri anni è dettato dal fatto che c’è un bisogno estremo delle risorse del sottosuolo africano che gli imprenditori e i governi locali non sanno sfruttare e usare per alleviare le sofferenze delle popolazioni locali. Il lavoro, il suo senso, i suoi costi sono una variabile non più del mercato, cosa che avrebbe un senso, ma di colossali interessi geopolitici collegati a quello che è un grande Risiko giocato dai potenti del mondo con regole truccate, mezzi sporchi e talvolta guerre per procura. Il lavoro nel Belpaese oggi è un calcolo, è l’elemento di progetti e investimenti finanziari di banche o Fondi sovrani, è lo studio di gruppi ristretti di manager e progettisti, è un prestito della grande finanza per avviare una certa attività o per trasferirla altrove;  in sintesi è qualcosa di estraneo al singolo e al suo progetto di vita. La crisi della Prima Repubblica si sarebbe comunque verificata aldilà del disastro sociale e politico di Tangentopoli di cui sono stati protagonisti i vecchi partiti della Prima Repubblica, proprio la questione del primo articolo e la sua perdita di senso in questa realtà di delocalizzazione a livello globale del lavoro dimostra come in crisi fossero i valori e i miti che avevano sorretto lo sviluppo economico e sociale della Prima Repubblica. I vecchi partiti dei ladri, dei retori con le pensioni dorate, le correnti politiche dei cattivi maestri e dei venditori d’illusioni hanno solo accelerato una decomposizione in atto, Berlusconi ha liquidato a modo suo l’ingombro delle rovine e delle carcasse puzzolenti morte da tempo. Fra le cose rotte del passato oggi rimosse c’è l’antico mito del lavoro.  

                                                                                IANA per FuturoIeri




23 aprile 2010

Fonti e note in libertà

De Reditu Suo - Terzo Libro

Fonti e note in libertà

Sto usando come titolo  conduttore di questa mia serie di scritti il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Questa mia serie di scritti è giunta al terzo libro. Nel primo ho voluto considerare il rapporto fra il passato e il futuro, nel secondo libro ho cercato d’interpretare la distanza fra il futuro sognato nel passato e questa realtà del qui e ora e di capire se era possibile pensare in un lontano futuro una resurrezione della civiltà italiana. Certamente non è un bel pensare perché la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e la realtà concreta va, forse, aldilà delle capacità del pensiero umano di concepirla. Nel terzo libro mi occuperò solo di alcune fra le note e fonti che hanno formato questo mio ragionare e voglio condividere con i miei venticinque lettori le mie considerazioni su di esse.

La Prima nota riguarda, manco a farlo apposta, una cosa che ho visto su youtube durante questa pasqua del 2010. Si tratta di un video che presenta uno spezzone di tre minuti sulla serie classica di Capitan Harlock andata in onda in Italia nel lontano 1979, allora ero un bambino e la serie mi fece una potentissima impressione.   Solo che uscì censurata e non solo per questioni morali o culturali ma anche per motivazioni vagamente politiche, l’Italia era nei suoi anni di piombo. Adesso che trenta lunghi anni sono passati la serie è già stata oggetto di una riedizione integrale in DVD con le parti censurate riportate in giapponese sottotitolato in lingua italiana. Fra queste parti c’è il giuramento di Daiba un giovane scienziato che per vendicare il padre assassinato dalle aliene si unisce alla ciurma di Harlock il pirata dello spazio che con la sua astronave da guerra combatte una lotta impari contro i nemici dell’Umanità. Le scene allora censurate che il video ripropone sono quella nella quale il giovane Daiba è indignato per il comportamento imbelle, scellerato e criminale del governo terreste retto da un presidente autoritario, corrotto e dissoluto; il giovane spara alla bandiera del suo paese al grido di “Tu non sei più la mia bandiera” e con un congegno chiama l’astronave pirata per farsi arruolare. La seconda scena censurata è quella del giuramento nella quale Daiba giura di combattere sotto la bandiera pirata, bandiera nera con i teschi e le tibie incrociate, per gli ideali di libertà, di giustizia e per la sua vendetta. Queste due scene davano fastidio e furono rimosse, il montaggio che risultò non rese giustizia alla puntata che davvero merita di essere rivista a distanza di così tanto tempo. Oggi si può guardare al passato della Prima Repubblica con la certezza che essa temeva anche i cartoni animati giapponesi. Qui occorre fare una facile riflessione: o il popolo italiano aveva dei fifoni al potere oppure questo minuscolo episodio  fa pensare che il problema sia dato da una identificazione fra cittadino e  Stato debolissima, così debole da far sì che la serie classica di Harlock poteva essere un problema e imporre  tagli e censure che hanno distorto il senso dell’opera nipponica in quarantadue puntate.

Per saperne di più e vedere la cosa: http://www.youtube.com/watch?v=7Cn3n-PxouE

                                                                                IANA per FuturoIeri




22 aprile 2010

Il crollo in borsa secondo Allegri

21 Apr, 2010


 


Nuovo crollo in borsa a New York: come previsto e preannunciato
16/04/2010

Di F. Allegri
Oggi è venerdì 16 aprile 2010 e mi tocca scrivere una nuova pagina del mio diario della crisi che scrivo da 2 anni sul sito FUTURO IERI perché oggi c’è stato un nuovo crollo del venerdì alla borsa di New York e la causa è un’inchiesta su una grande banca e sui suoi titoli derivati. Molti esperti attendono la riapertura di lunedì con ansia come se fosse la goccia la causa del tracollo del vaso.
Sul tema della borsa americana, della sua economia e della classe dirigente americana ho tradotto vari scritti di Nader e anche quello della scorsa settimana sui CEO merita di essere letto e meditato, basta andare alla rubrica apposita che trovate nella home page del sito.
Posso dire che la breve e modesta tregua nella crisi finisce oggi e le vere cause sono i troppi e grossi nodi da sciogliere sia a livello americano che internazionale.
Oggi torno a riflettere sugli Stati Uniti e partirò da un articolo del famoso intermediario di borsa on line veneto/maltese Eugenio Benetazzo intitolato “Razza che ramazza” pubblicato il 12 gennaio 2010. Per approfondire leggete qualcuno dei miei vecchi scritti del DIARIO ed eventualmente attendete i prossimi.
Tra il 2009 e il 2010 Benetazzo si recò negli States e scrisse vari articoli dopo aver fatto un giro in quel paese, un tempo maestoso. Egli fece quel viaggio anche girare un video sulla crisi finanziaria e immobiliare nelle grandi megalopoli di quel paese. Ad oggi non so se l’ha realizzato, ma conosco bene il tema e posso attenderlo con serenità.
In questo articolo citato, Benetazzo ci fornisce una causa immateriale della crisi in USA, a suo avviso l’economia americana è collassata per motivi razziali e il futuro di questo grande paese sarebbe segnato da un lento ed inesorabile declino economico e sociale.
Si tratta di una causa possibile, non valutata ne pesata da nessuno, io la considero secondaria, non irrilevante e utile base per questo discorso!
Io resto fedele alla mia idea, per me le cause principali restano la globalizzazione produttiva unita alle speculazioni finanziarie e ai miti del “libero commercio” e dello “sviluppo senza fine”.
Sono disposto a considerare il fattore introdotto da Benetazzo e vado ad analizzare.
Il nostro esperto ci offre un primo parallelismo tra Obama e Kennedy (in passato tale paragone è stato fatto per ogni presidente) e ci dice che l’America di Obama non è quella di Kennedy. E’cambiata la composizione della sua popolazione: negli anni sessanta i bianchi caucasici erano l’ottanta per cento e le minoranze etniche il venti, oggi invece abbiamo un 30 di bianchi caucasici, un 30 di ispanici, un 30 di afro americani e un 10 di orientali.
A mio avviso si tratta del naturale sviluppo dell’impero americano che si basa sul liberismo commerciale e sulla società multi etnica in espansione!
Per Benetazzo, questa trasformazione del tessuto sociale avrebbe comportato un lento e progressivo cambiamento negli stili di vita, nella capacità di risparmio, nella responsabilità civica e soprattutto nella stabilità e sicurezza economica.
Questa realtà starebbe alla base della crisi dei mutui sub prime.
Non è vero del tutto, ma in parte si può prendere in considerazione: c’è di sicuro un parallelismo tra povertà e appartenenza razziale, ma questa viene da lontano e le cause sono numerose. Per me la crisi dei mutui nasce dalla cultura dell’indebitamento che si lega al consumismo e a tutta una seria di strumenti finanziari che in USA erano delle forme di usura legalizzate. Andiamo avanti.
Posso pensare al legame tra razza e spirito capitalista, del resto nel secolo scorso fu valutato il rapporto tra fede e capitalismo!
Si rischia di sbagliare strada: Ross Perot quando denunciò la cattiva gestione di GM parlò di persone precise e credo che la sua analisi della globalizzazione dal Texas al Messico sia un esempio da microscopio insuperabile.
Per altri versi credo che Benetazzo spieghi giustamente il credit scoring ovvero il punteggio attribuito ad ogni contraente di un mutuo e si sofferma sulle varie categorie di indebitati; si tratta di un indice teorico di solvibilità. Mi chiedo: ma conosce le clausole razziali che caratterizzano la concessione dei mutui in USA?
Inoltre devo rammentare che il rapporto tra affidabilità del cliente ed estinzione di un mutuo è connesso alla durata del lavoro del contraente e alla stabilità dei tassi di interessi. Se gli USA di Clinton non avessero inventato il lavoro precario certamente avremmo avuto meno mutui insoluti …. e questi riguardano poveri non anglosassoni, donne e giovani.
Benetazzo si inganna quando studia la gente che è arrivata negli States o l’originaria identità etnica; dovrebbe guardare le fabbriche che se ne sono andate e poi tenere presente i salari dei vari manager (CEO) di tante imprese che pensavano alla finanza e ad azzerare le spese di produzione dei beni di marca senza reale qualità!
Condivido di più la parte finale dello scritto di Benetazzo dove descrive lo scenario macroeconomico, la disoccupazione, gli homeless in periferia e dove parla dell’odio trasversale tra le varie etnie che popolano gli USA e il suo “calderone multirazziale” (definizione di Benetazzo). Per me è anche un segno del declino dell’impero che d’altro canto misuriamo ogni giorno con il logorio della guerra in medio oriente ed è stato causato dagli otto anni di presidenza Bush.
Alla fine Benetazzo conclude così: “Pur tuttavia, nel lungo termine sono piuttosto dubbioso che si possa riprendere dal processo di imbarbarimento ed impoverimento sociale che lo sta caratterizzando, per quanto potenziale bellico possa vantare, questo non lo sottrarrà dalla sorte che lo attende, prima il collasso economico e dopo quello sociale, scenario confermato anche da molte fonti di informazione indipendente che non si mettono a scimmiottare a turno a seconda della corrente politica che vince le elezioni, tipo la CNN o la FOX.
Copyright @ 2010 - Tutti i diritti riservati Riproduzione concessa con citazione della fonte EugenioBenetazzo.com”.
Io sono meno pessimista, credo che il collasso economico sia ancora evitabile e non temo collassi sociali: parlerei di ridimensionamento imperiale! Lunedì avremo qualche altro dato, ma vi anticipo che anche questa crisi colpirà duramente pochissime persone.
—-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.






19 aprile 2010

Una ripubblicazione empolese

19 Apr, 2010

De Reditu Suo - La scialuppa è piena


La scialuppa è piena

09/01/2010
Del Prof. I. Nappini

Forse c’è una spiegazione cretina del perché il potere politico nel Belpaese è GENEROSO CON LE PAROLE E LE ROBOANTI DICHIARAZIONI DELLA RETORICA PARA - RISORGIMENTALE E POVERO DI RISPOSTE IN RELAZIONE AL PRECARIATO, AL DISAGIO CRESCENTE DI TANTE FAMIGLIE, AI DRAMMI DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA.
LA SCIALUPPA È PIENA E I PRIVILEGIATI STANNO GIÀ STRETTI, QUINDI NON POSSONO TIRAR SU NESSUN ALTRO, DI CONSEGUENZA IL MESSAGGIO È DI ARRANGIARSI.

Chi non può affoghi pure nel disagio e nella povertà.
Del resto cosa aspettarsi DA DECENNI DI FOLLIE POLITICHE E DI FRATTURE SOCIALI E TERRITORIALI, DALLE DEMAGOGIA POLITICA UN TANTO AL CHILO, DALLE PROMESSE SMENTITE DAI FATTI se non un bel finale nel quale chi può salta sulla scialuppa e gli altri affoghino pure assieme ai topi e ai passeggeri di terza classe.
Così la triste vicenda di un precariato che sta logorando la mia generazione di trentenni e sta disgregando la struttura sociale del Belpaese è affidata alle solidità delle famiglie d’origine, il costo di politiche economiche fondate sul cinismo e l’egoismo è scaricato sulla società mentre il profitto è integralmente privato, per esser precisi di pochissimi privati.
Se vogliamo esser chiari si tratta di un modello di sfruttamento del lavoro nel quale la forza lavoro è estremamente flessibile e può adattarsi alle esigenze del mercato nel senso che se le cose si mettono male il contratto non viene rinnovato e uno si trova senza soldi e senza mestiere alle prese con uno stato sociale smantellato o inattivo.
QUESTO MODELLO ECONOMICO STA DISGREGANDO GLI ORDINAMENTI POLITICI DEL PASSATO E CREANDO I PRESUPPOSTI PER LA SOSTITUZIONE DEL MODELLO POLITICO DEMOCRATICO – PARLAMENTARE CON QUALCOSA DI DIVERSO IN QUANTO NESSUN REGIME DOVE LA POPOLAZIONE ESERCITA IL DIRITTO DI VOTO E FONDATO SUL CONSENSO POPOLARE PUÒ REGGERE L’URTO DI UNA SIMILE DEVASTAZIONE SOCIALE AGGRAVATA DA UNA CULTURA DOMINANTE DI TIPO CONSUMISTICO.

Attualmente parte della popolazione si auto - esclude dalla vita politica o attua forme altre di militanza magari nel volontariato o peggio si lega ai fenomeni criminali o eversivi.
Prova ne sia che nello Stivale vengono abolite le preferenze elettorali e tratteggiate idee di riforme costituzionali volte a liquidare i diritti sociali espressi dalla costituzione della Repubblica Italiana.
SI TRATTA DI UN MODO ROZZO DI APPROCCIARSI AL GRAVE PROBLEMA CHE NON A CASO PARTE DAI POLITICI DI PROFESSIONE DEL BELPAESE VOLTI A SALVARE PRIMA DI TUTTO SE STESSI E IL LORO TENORE DI VITA.

Se si toglie dalla Costituzione della Repubblica la dimensione della solidarietà e la fondazione sul lavoro nessuno può lamentarsi di un ceto di politici di professione che legifera solo in base agli interessi dei ricchi del Belpaese e dei finanzieri stranieri.
A suo modo questa è una risposta, personalmente io la traduco con il simbolo della scialuppa che abbandona la nave che affonda.
Ora che ci penso: alle volte affondano anche le scialuppe quando il furore della tempesta diventa incontenibile e dal naufragio può anche salvarsi nessuno.
—–
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




17 aprile 2010

Sulla Politica interna Statunitense, trad. di Franco Allegri

16 Apr, 2010

L’abbandono di Dodd e Dorgan

Scritto da: F. Allegri In: Ralph Nader

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OkNotizie  
9 gennaio 2010

Di Ralph Nader
Il ritiro dei Senatori Democratici veterani, C. Dodd, 65 anni, del Connecticut e Byron Dorgan, 67 anni, del Nord Dakota hanno alcune conseguenze sia a breve che a lungo termine per il Partito Democratico e i suoi membri. L’annuncio del ritiro del Senatore Dodd non mi ha sorpreso.
Egli ha passato momenti difficili con questa sanità, con la perdita del fratello germano più vicino e del suo grande amico al Senato — Ted Kennedy — e non sarebbe incline a combattere una guerra in salita per la rielezione.
Il 2010 è, di fatto, l’anno legislativo più importante della sua carriera per le riforme dell’assicurazione sanitaria e finanziaria.
Mr. Dodd potrebbe rassicurarsi perché è molto probabile che egli sarà sostituito dal Procuratore Generale del Connecticut R. Blumenthal che guida i sondaggi ed è pronto a vincere facile.
Mr. Blumenthal troverà una grande opportunità per usare la sua esperienza pratica come un importante avvocato dei consumatori al Senato contro le infrazioni aziendali.
Il Senatore J. Lieberman — l’ermafrodita politico della politica nazionale — probabilmente è eccitato.
Blumenthal detesta le politiche di Lieberman e la sua auto-rettitudine untuosa ed era pronto a batterlo nel 2012.
Ancora una volta, Lieberman trova trifogli a 4 foglie — la prima quando fu il 50esimo voto democratico al Senato, poi il 60esimo voto — con il fine di spingere il Partito Democratico verso la destra, e ora ha perso un avversario formidabile per il 2012.
Per il Senatore Dodd, la questione è se (ora che è liberato dai finanziamenti di Wall Street) può divenire un avvocato legislativo tenace di consumatori e investitori nella principale legge di regolazione di Wall Street che ora è alla Senate Banking Committee dove lui è il Presidente e la forza più potente.
Come un’anatra zoppa, tutte le sue competenze e decisione dovranno essere usate per evitare che i suoi colleghi prendano vantaggio dal suo ritiro annunciato.

Il populista della prateria del Nord Dakota, il Senatore Byron Dorgan lascia dopo 30 anni passati alla House e al Senato.
Egli lascerà un grande buco che sarà più grande se sarà sostituito dal Governatore Repubblicano incombente John Hoeven.
Dorgan fu un autentico “American populist”.
Da bambino, i suoi parenti l’avrebbero portato ai comizi dei duri agricoltori contro le grandi ditte che difendevano la tradizione della Non-Partisan League del grande populismo agricolo.
Come commissario fiscale del Nord Dakota, indicò la strada per sfidare le grandi imprese multinazionali che stavano usando tattiche evasive per sfuggire alla tassazione statale.
Al Senato, undici anni fa, guidò un manipolo di Senatori profetici in una battaglia perdente per preservare la prospera Glass-Steagall Act che teneva separate le banche commerciali da quelle di investimento.
Clinton, i grandi banchieri e il Tresury Secretary Robert Rubin presero la loro via e l’economia continuò a perdere la sua in un’orgia di disastrosa speculazione alimentata con il denaro dell’altra gente.
Sempre con i piedi per terra, dalla parte di chi lavora, Dorgan non fece mai sua la teoria empiricamente infame del “libero commercio” usata per esportare lavori e industrie in nazioni guidate da dittatori fascisti e Comunisti che sanno come tenere i loro lavoratori al loro posto.
La sua critica della Federal Riserve era informata e inflessibile, come lo erano i suoi moniti sulla crescita del monopolio dei media in sempre meno mani.
Se è così bravo, perché ha deciso di lasciare?
Nelle sue parole, vuole scrivere una coppia di libri, insegnare un pochino e fare qualche lavoro sul terreno dell’energia “nel settore privato”.
L’ultima suscita alcuni fastidi tra i suoi amici più vicini. Come uno che ha conosciuto il Senatore Dorgan per anni, sospetto che ci sia un’altra ragione nel miscuglio.
Vuole ottenere cambiamenti reali che lui ritiene sostenuti dalla maggioranza degli americani.
Ha atteso per tanto tempo che i Democratici prendessero il controllo del Congresso e della Casa bianca.
Questo è accaduto e poco è cambiato.
Alla fine del 2009, durante il dibattito al Senato sull’assicurazione sanitaria, Dorgan propose e spiegò eloquentemente un emendamento per ridurre i prezzi dei farmaci — i più alti del mondo – permettendo la cosiddetta reimportazione dei farmaci da paesi come il Canada soggetti a protezioni normative.
Si attendeva il sostegno forte del presidente dato che Obama aveva promesso di sostenere questa lotta necessaria nella campagna presidenziale.
Dorgan si sbagliava.
La Casa Bianca non usò nessuno dei suoi capitali per avere i pochi voti extra necessari.
Per Mr. Obama era già fatto un accordo privato con i capi delle imprese del farmaco.
Questa potrebbe essere stata l’ultima goccia per il Senatore Dorgan.
Egli non è l’unico Democratico progressista al Congresso che sta dicendo: “Da che parte sta il Presidente Obama, per davvero?”
Amerei vedere una petizione firmata da dozzine di gruppi civici, di operai, e agricoltori USA per spingere il Sen. Dorgan a rivedere la sua scelta e correre per un altro mandato di 6 anni.
In caso contrario un altro presidio della gente al Congresso sarà distrutto.
Quella voce interna della giustizia va considerata un valore da salvare e per questo si possono rinviare i 2 libri e l’insegnamento.
—-
Tradotto da F. Allegri il 13/04/2010
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it




16 aprile 2010

Una mia considerazione ripubblicata

15 Apr, 2010

De Reditu Suo - Satira e fumetti del tempo morto

Scritto da: F. Allegri In: De Reditu Suo| Professore Iacopo Nappini e letto 22 volte.

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De Reditu Suo
Satira e fumetti del tempo morto

07/01/2010
Ammetto che è difficile iniziare un simile discorso, azzardare un ragionamento a partire dal proprio passato senza cadere nella trappola della nostalgia o della distorsione dei fatti.
Quanto sto per scrivere riguarda anche la mia pre - adolescenza e l’adolescenza, tuttavia prego i miei venticinque lettori di considerare il senso ampio della cosa che va oltre la riflessione autobiografica. PARTIRÒ DA LAMÙ CHE È UN GRANDE FUMETTO ED È ANCHE UNA FRA LE PIÙ FAMOSE SERIE ANIMATE MANDATE IN ONDA IN ITALIA. A beneficio di quanti non conoscono ciò di cui tratto riporterò degli stralci da Wikipedia: “Lamù (Urusei Yatsura) è un manga pubblicato in Giappone dal 1978 al 1987, scritto e disegnato da Rumiko Takahashi, dal quale sono stati nel tempo tratti una serie televisiva, sei film ed undici OAV.
La vicenda in particolare ruota intorno ad Ataru Moroboshi, un ragazzo estremamente sfortunato e donnaiolo, e a Lamù, figlia del grande capo degli Oni giunta dallo spazio per invadere la Terra.Vestita unicamente di un bikini tigrato, Lamù s’innamora di Ataru dopo aver frainteso una sua frase per una proposta di matrimonio.
Le avventure sono organizzate per singoli episodi, ed in alcuni casi un episodio è diviso in più puntate.
Gli argomenti sono in genere la sfortuna e le avventure sentimentali di Ataru che si incrociano con gli insoliti alieni amici di Lamù o con i terrestri suoi “simili” dalle personalità più grottesche.
Molte delle situazioni che di volta in volta si presentano, altro non sono che parodie della società moderna e del folklore giapponesi (un po’ come sono i Simpson per il pubblico statunitense)…”.
SI PUÒ LEGGERE QUESTA SERIE FAMOSA E ARCINOTA COME UNA GRANDE PARODIA, UNA PRESA IN GIRO DELLA SOCIETÀ GIAPPONESE A PARTIRE DAL MICROCOSMO IMMAGINARIO DI UN LICEO E DI UN GRUPPO DI ADOLESCENTI CHE SI TROVANO CATAPULTATI IN STORIE E AVVENTURE EROICO - DEMENZIALI.
La realtà che costituisce il sistema dell’industria dell’intrattenimento giapponese ha permesso lo sviluppo di una serie che è anche esercizio di una capacità di critica verso la propria società e satira mordente del costume e delle fantasie popolari di natura eroica e fantascientifica.
QUELLO CHE SORPRENDE È LA CAPACITÀ D’INTEGRARE LA CRITICA NEL SISTEMA ENTRO I TERMINI DI UNA CULTURA POPOLARE LEGATA ALLA CIVILTÀ INDUSTRIALE; SE PENSO ALLO STESSO PERIODO QUI IN ITALIA OSSERVO CHE LA SATIRA DI COSTUME ERA SVOLTA IN MODO FAZIOSO E PARZIALE DA CUORE E DA TANGO PUBBLICAZIONI VICINE AL PARTITO COMUNISTA ITALIANO.

Il paragone con il modello giapponese mi svela il limite del Belpaese che è quello di aver cercato di conciliare la civiltà industriale con la sua dimensione assoluta e invasiva con logiche strapaesane e l’avidità dei vecchi partiti politici.
IL BINARIO DELLA CRITICA DOVEVA ESSER PARTE DI UNA FAZIONE, DI UNA CORRENTE, DI UN RIFERIMENTO CONFESSIONALE O POLITICO; LA SOCIETÀ CIVILE O ERA DI PARTE O NON ERA.

La satira sul costume a livello fumettistico nello Stivale non è andata oltre il ristretto ambito della sfera delle PUBBLICAZIONE POLITICHE E DI QUELLE ORIENTATE POLITICAMENTE, perfino un personaggio fuori dagli schemi precostituiti come Pazienza, in qualche misura, è stato ascritto alla sinistra che contestava il sistema di potere democristiano prima e pentapartitico poi.
Credo che il Belpaese su questa cosa sia su un binario morto: affidare l’espressione della satira e della riflessione irriverente all’ambito politico ha creato una distorsione che ancor oggi fa in modo che gli autori di certi fumetti o di vignette siano inquadrati come soggetti schierati contro qualcuno.
C’È QUALCOSA DI CADAVERICO IN QUESTO MODO ITALIANO DI PENSARE LA SATIRA E I FUMETTI, ANCHE PERCHÉ OGGI FARE POLITICA È UN VERO E PROPRIO MESTIERE E NON UNA MISSIONE MORALE.

—–
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




15 aprile 2010

Empolitica pubblica un mio vecchio pezzo

14 Apr, 2010

De Reditu Suo - Il dispiacere di pensare la fine

Scritto da: F. Allegri In: De Reditu Suo| Professore Iacopo Nappini

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De Reditu Suo
Il dispiacere di pensare la fine

07/01/2010
Ammetto di aver ripensato alla Repubblica Spagnola, quella federale stroncata brutalmente e massacrata da Franco, Hitler e Mussolini e dall’imperizia e dalla complicità delle sedicenti democrazie di allora.
Grazie ai portenti della terza rivoluzione industriale posso vedere documentari, fotografie e perfino le musiche di chi ha combattuto e morto dalla parte della Repubblica Spagnola, e beninteso anche da quella dei fascisti e dei reazionari spagnoli.Mi vien fatto di pensare che in fin dei conti quella Repubblica ha avuto un destino tragico, aldilà di quanto nel Belpaese si possa concepire, e che la loro Repubblica non ha fatto i conti con la decomposizione e la disgregazione civile e sociale in cui si dibatte la nostra, con la perdita del senso della realtà per mezzo dell’intrattenimento televisivo e della pubblicità.
La loro decomposizione è stata una fiammata, un rogo collettivo nel mezzo dei furori bellicisti e ideologici del primo Novecento.
LA FINE DI QUESTA SECONDA REPUBBLICA IN QUESTO SECONDO MILLENNIO SEMBRA UN LENTO DISFARSI DI CIÒ CHE PER ANNI ABBIAMO CHIAMATO ITALIA.
Il cupo desiderio di morte che è parte di questo tempo è presente nella quotidianità di questa Seconda Repubblica italiana e dà il senso della una fine e della decomposizione di ogni valore e di ogni morale precedente.
QUEL CHE EMERGE È UNA REALTÀ FRAMMENTARIA PRIVA DI QUEGLI ELEMENTI DI UNITÀ E DI APPARTENENZA AD UNA VICENDA STORICA COMUNE, UN CONTESTO DOVE OGNI EGOISMO UMANO E SOCIALE PUÒ SCATENARSI SENZA DOVER RENDER CONTO A QUALSIVOGLIA FORMA DI RIPROVAZIONE MORALE.
L’esempio infelice delle minoranze dei ricchi e dei politici di un certo spessore spesso chiacchierati o alle prese con i tribunali nostrani sta dando alla popolazione italiana l’impressione che l’unico metro possibile su cui ragionare sia il denaro.
Lo strumento del commercio e del lavoro nonché merce che serve ad acquistare altra merce diventa l’unico fine perché coincidente con il potere.
AVERE IL POTERE SU UOMINI E COSE È OGGI L’UNICA GARANZIA DI SALVEZZA INDIVIDUALE IN UN MONDO DOVE SI SONO PERDUTI I VALORI E LE RAGIONI DI UNA COMUNITÀ CHE CONDIVIDE UNA STORIA COMUNE O DELLE RADICI CULTURALI.
Questa mutazione antropologica e civile aiuta e rafforza tutti i fenomeni di disfacimento presenti nella società e nella Repubblica italiana.
Del resto il mondo umano percepisce a modo suo l’evidenza che è presente sul pianeta azzurro ossia che ciò che nasce e si sviluppa, si indebolisce, muore e si decompone.
Nel corso dei milioni di anni cambia perfino la geografia figuriamoci se non finiscono i sistemi politici, con le classi dirigenti.
Dove sono oggi i re-sacerdoti dell’antichità, o il patriziato dell’Antica Roma, o le legioni di Cesare con i centurioni o i condottieri delle milizie Rinascimentali?
TUTTO FINITO, TUTTO TRASFORMATO, MORTO O RICOMPOSTO IN FORME NUOVE.
Questa Repubblica, con i suoi riti, con i suoi discordi signori, con i suoi orrori che ogni tanto balzano all’onore della cronache giudiziarie sembra una massa informe di personaggi e cose diverse che stanno assieme per sbaglio.
FINIRÀ, PRIMA O POI ANCHE QUESTO SISTEMA.
Esso è destinato a riformarsi e a cambiare o a sparire sotto la pressione spaventosa dei mutamenti che arrivano nel corso dello scorrere del tempo.
QUEL CHE MI DISPIACE È CHE LA FINE SEMBRA ANNUNCIARSI IN UNO SCENARIO CRESCENTE DI NOIA, DI DISGUSTO E DI SQUALLORE ENTRO UN CONTESTO DI MISERIA MORALE.
—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it



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