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31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





30 marzo 2010

Antichità e menzogne



De Reditu Suo - Secondo Libro

                                              Antichità e menzogne

Da un po’ di tempo a questa parte al contrario di quel che fanno altri popoli, ad esempio i giapponesi che hanno coniato un termine apposta per la generazione dei trentenni in evidente stato di disagio, nel Belpaese si fa finta di non capire. Sono in particolare i cinquantenni e i sessantenni maschi, ricchi, con rendite e proprietà o posizioni sociali che criticano aspramente  i giovani precari con alle spalle famiglie non ricche, privi di protettori, con storie di licenziamenti  e lavori precari, con difficoltà economiche. Le generazioni di cinquantenni e di sessantenni  ricchi approfittano della loro posizione e delle loro rendite per giudicare questi sfortunati con finte verità e con palesi menzogne condite con i ricordi distorti del loro passato. Quel passato è un’antichità oggi dimenticata. Così mi spiego i troppi interventi offensivi che rimbalzano qua e là e che umiliano quanti sono nel bisogno mostrando loro realtà idealizzate di passati immaginari e finti che arbitrariamente associano a virtù inesistenti che i predicatori dal pulpito affermano di aver posseduto nel passato. Faccio un banale esempio: di solito si contrappone la forza di resistenza e la volontà che hanno auto i vecchi ai loro tempi contro la presunta indolenza dei giovani. Se c’è un film che rappresenta l’ordinario ambiente lavorativo dei vecchi sono i primi due film del ragionier Fantozzi, interpretato magistralmente da Paolo Villaggio, anche se nel grottesco della finzione i film registravano una parte della realtà concreta di quel periodo. Una serata con passata  vedere una scelta delle vecchie “Commedie all’Italiana” smantella da sola l’idealizzazione falsa che viene proposta quando si tratta di dar addosso ai giovani precari. Per questo è evidente la natura infame di certi commenti. Sarebbe molto più dignitoso da parte di questi anziani dichiarare: arrangiatevi e rendete il mondo e il Belpaese ancor più brutto, violento e osceno di quel che avete avuto in eredità da noi perché questo è giusto, perché questo e solo questo vi abbiamo insegnato! Quando si è malvagi al punto di rompere i legami sacri fra generazioni  è giusto che venga ricordata ai vili l’essenza di questo modo indecente di aggredire gli altri con gli strumenti della parola e della menzogna. La natura del discorso menzognero sui giovani precari si fonda sulla ripetizione prolungata di un messaggio che finisce per essere credibile ed è nota al mondo come “Falsa Evidenza” e sulla “Manipolazione Cognitiva” che è data da una combinazione di false promesse o su paragoni infondati che intendono condizionare chi vi presta fede. Si tratta di strategie della propaganda e della pubblicità che vengono usate cinicamente per far passare l’idea che i giovani non sono all’altezza, che i trentenni hanno le stesse condizioni lavorative dei padri solo che sono meno capaci, che se stanno a casa è per pigrizia e non per il costo elevato della vita e per gli affitti spropositati rispetto agli stipendi, e se hanno pochi figli o nessuno è perché sono irresponsabili e non per l’impoverimento di larghi strati del ceto medio. Invece di raccontar in modo così indegno e maligno vicende collettive drammatiche sarebbe bene avere due grammi di decenza e dire apertamente che tutta la questione dei giovani ha a che fare solo ed esclusivamente con i soldi. Si dovrebbe parlare sempre e solo quando si ragiona dei ventenni e dei trentenni  di quattrini, di stipendi, del costo della vita, di affitti troppo cari, di lavoro precario, di licenziamenti facili. Concludo questo mio scritto ricordando che fra tutte le categorie di giovani che lavorano solo due sembrano salvarsi dalla valanga di critiche ingiuste: i militari in missione di “PACE” e i poliziotti. Loro non sono mai criticabili e nessuno mai si è azzardato a chiamarli”Bamboccioni”, nemmeno una volta. Il lettore si dia la risposta da solo  rispetto a questa palese evidenza.

IANA per FuturoIeri




29 marzo 2010

L'Italia delle antiche rovine e degli eroi immaginari


De Reditu Suo - Secondo Libro

                    L’Italia delle antiche rovine e degli eroi immaginari

Le genti del Belpaese si devono dividere fra i resti di macerie e rovine delle antiche civiltà del Belpaese e fra una miriade di eroi più o meno immaginari siano essi politici, santi elargitori di miracoli, artisti meravigliosi, architetti abilissimi, condottieri e altro ancora. Rovine di miti e tempi perduti ed eroi morti persi in ricordi lontani, in appunti frettolosi, note a margine di qualche guida turistica o pagina WEB di qualche Agriturismo o  hotel di questa lunga penisola. Dismessi i panni imperiali e fascisti o para-Risorgimentali da decenni il mondo umano del Belpaese si accontenta di eroi minimi televisivi, pubblicitari, banalmente propagandistici e talvolta in mancanza di meglio anche di quelli dei cartoni animati giapponesi. Personalmente dal 2005 ho riscoperto il grandissimo Capitan Harlock che fu un eroe dei cartoni animati al tempo della mia infanzia. Tuttavia rimane il problema che gli eroi apertamente finti, o virtuali  o trapassati possono ispirare  azioni concrete e assolutamente materiali; ma l’oggetto dell’ispirazione non è mai lì è sempre aldilà dell’azione e del gesto concreto e materiale. Questo vale anche per le rovine di cui è ornata la penisola ed esse sono un monito e una sfida: superare gli antichi ed evitare di fa la loro fine. Pure in  questo caso si è quasi perso il senso di monito e di sfida che il passato rivolge al presente. Le rovine diventano occasione per un turismo di massa frettoloso e poco audace che si accontenta dei pacchetti delle agenzie e che non cerca di scoprire qualcosa di personale trovando una via propria per decifrare un popolo con la sua storia e il suo passato. Io mi ostino a credere che sia possibile decifrare il passato in quanto tale e far di esso qualcosa di potente, qualcosa che diventa parte del singolo perché da ad esso un punto di partenza di una storia umana che è sua e che è di tutti gli altri e che dona la certezza di non essere al mondo solo di passaggio, casuali, piovuti sulla nera terra tanti anni fa per una bizzarria, dovuta all’amore o alla passione. Questa mia convinzione mi porta ad affermare che c’è bisogno di modelli, di punti di riferimento per giustificare i proprio stare al mondo, per dare un senso alle proprie azioni, per tendere più o meno consapevolmente a produrre una propria interpretazione del proprio ruolo nel mondo dell' uomo Avere una percezione del proprio passato e comprendere il proprio stare al mondo è utile per darsi una personalità con la quale si possa misurare la distanza propria dal mondo degli Dei e degli Eroi. Ognuno ha poi i suoi modelli, i suoi Dei e i suoi Eroi; personalmente non trovo quasi nulla di eroico e di divino dei capitani delle squadre di  calcio di serie A, al contrario milioni di umani miei simili sono così affascinati dal gioco del pallone che si sentirebbero offesi da questa mia persuasione. Alla fine di questi anni indecorosi e inverecondi qualcuno che verrà farà il confronto fra le rovine e i miti del nostro remoto passato e questa cosa informe che si va formando tra la morte della Prima Repubblica e  il lento decomporsi della Seconda. Il silenzio delle cose morte cadrà allora sui tutte le illusioni e i falsi idoli della propaganda e della pubblicità.

IANA per FuturoIeri




28 marzo 2010

Il cadavere della vecchia borghesia



De Reditu Suo - Secondo Libro

                                  Il cadavere della vecchia borghesia

La vecchia borghesia con la quale hanno litigato un po’ tutti e che in troppi, anche i borghesi, hanno maledetto e condannato alle fiamme dell’Inferno è morta. Il cadavere è rimasto esposto più o meno per  tre decenni ma solo in questo XXI secolo si riesce a cogliere il suo esser già polvere che s dissolve al vento. Ormai si è  concluso il suo processo di decomposizione. I poteri di oggi sono poteri post-borghesi, hanno della borghesia antica e morta solo le forme esteriori perché nessuno ha imposto nuove forme in materia di abiti professionali o di forme esteriori della ricchezza e del prestigio sociale. Mi permetto di scrivere che sarebbe anche l’ora di far qualche cambiamento in questo senso perché anche se nessuno ha tolto la cravatta di seta ai professionisti, o la giacca ai banchieri, o la camicia ai quadri dirigenti, o le barche di lusso ai miliardari è doveroso ammettere che si tratta di nuovi miliardari, di nuovi colletti bianchi, di nuovi professionisti, di nuovi banchieri. Se si tolgono questi segni esteriori si vede come in fin dei conti la vecchia borghesia sia sparita, mutata, disgregata e la nuova non sia più se stessa ma una sua mutazione o peggio qualcosa che di essa ha solo alcune forme. I nuovi poteri non hanno le sue ragioni, e sue paure, la sua durezza e nemmeno al sua serietà davanti alle grandi tragedie della storia umana. Quindi il nemico dei nuovi poteri post-borghesi non è esterno come il comunismo che si è storicamente dato nel Novecento, il grande pericolo è in realtà interno e si tratta dell’incapacità del sistema di estrazione dei materiali, di produzione di beni, del commercio e consumo e dello smaltimento dei rifiuti di riconoscere i suoi limiti.  I limiti sono banalissimi un sistema di produzione e consumo fondato sulla crescita infinita che si trova alle prese con  un pianeta con risorse grandi ma limitate, quindi se non intervengono miracoli scientifici e tecnologici il sistema non può reggere e prima o poi troverà i suoi limiti e si schianterà davanti alle nuove guerre o alle nuove crisi. Il sistema economico e finanziario globale produce un mondo umano di minoranze al potere fatto a sua immagine e somiglianza, ossia borghesie che non sono borghesie, esperti  e miliardari che non si assumono nessuna di quelle responsabilità di carattere collettivo che le antiche borghesie si assumevano, poteri politici che non sono più interpreti del corso storico ma realtà di mediazione fra i grandi interessi finanziari internazionali e i diversi gruppi sociali che compongono uno Stato o una qualsiasi Unione di Stati a vocazione imperiale. Poteri quindi che come il denaro che li produce hanno due autentiche ispirazioni: la prima è diventare sempre più potenti ed efficaci e la seconda è sopravvivere a tutto salvando se stessi. Il denaro è la merce che non serve a nulla se non a vendere e a comprare altra merce quindi è l’oggetto senza qualità che assume rilievo solo in virtù del suo accumulo e del suo passaggio di mano in mano, è ovvio che i nuovo poteri siano senza qualità umane e senza interpretazione della realtà del mondo umano e della natura, la loro dipendenza dallo scorrere dei soldi produce affinità profonda fra gli esseri umani dominanti e il loro strumento di vita e di prestigio sociale.  L’antica borghesia aveva dei valori tradizionali spesso trattabili o discutibili ma li aveva, questi ceti dominanti sono l’estensione della forza del denaro e di regole meccaniche di accumulo di potenza e di ricchezza;  forse sono essi il segno che si è aperta oggi la possibilità di una post-umanità, della fondazione di umani altri scientificamente e tecnologicamente determinati e condizionati. Requiem e Amen per ciò che un tempo è stata cosa malvagia ma non priva di valori, potenza, carisma e fascino e oggi è solo un mito morto. 

IANA per FuturoIeri





27 marzo 2010

Il Belpaese perso nel suo labirinto di finzioni

 


 


                          Il Belpaese perso nel suo labirinto di finzioni

Le disperse genti del Belpaese amano illudersi, in tanti cercano di apparire diversi da come sono, credono ai cialtroni e ai ciarlatani della politica, sperano di ricevere miracoli o di vincere a qualche miracolosa lotteria che pare esista solo per loro. La maggior parte delle genti del Belpaese è persa in un tremendo quanto immateriale labirinto, i problemi aspri e concretissimi delle famiglie italiane sono lasciati ai disgraziati che li subiscono. Elencherò ora alcune vivissime preoccupazioni che avvelenano la vita delle genti del Belpaese: la casa con i suoi costi irragionevoli è un problema grave che ritarda i matrimoni e spezza la serenità familiare, la disoccupazione unita alla precarietà e ai bassi salari rallenta l’uscita dei giovani dalle famiglie, la povertà si è diffusa e i ceti piccolo-borghesi e medi temono per il proprio tenore di vita, il benessere, i denari e la vita allegra dei VIP spezzano inoltre l’autostima di milioni di italiani e italiane che osservandoli sulle riviste e nei programmi televisivi si sentono dei falliti.  Milioni d’italiani si sono infilati in un labirinto di memorie spezzate e di rimpianti, di paure, di palese incapacità a trovare nelle disgrazie delle vita un conforto morale, spirituale, o delle regole credibili. I partiti politici non riescono a lavorare intellettualmente e positivamente su questo tragico aspetto della crisi, la dimensione intima non appartiene alla proposta politica, ancora una volta contano gli interessi costituiti, le organizzazioni, i gruppi politicamente  attivi, i grandi finanziatori dei partiti e dei leader di vario livello. La FAMIGLIA ITALIANA con i suoi dolori, le sue aspirazioni rovinate, le sue disgrazie si è trasformata ancora una volta in una parola delle orazioni para-religiose fin e in un lemma della retorica politica, la famiglia concreta con la casa  per il  figlio che non c’è, con la figlia sempre disoccupata, con il padre pensionato che ha bisogno di cure, e con i mille guai che capitano è estranea a ogni rappresentazione della politica. L’unica famiglia che vedo da anni rappresentata nella propaganda politica  è quella felice o speranzosa tipica della pubblicità commerciale. Questa è l’entrata nel labirinto delle illusioni, delle troppe finzioni, dei troppi discorsi e la realtà dura e concreta viene nascosta da una parte, anzi ordinariamente oscurata. Essa può esser di nuovo visibile solo presso certi siti come quello di Beppe Grillo o in alcune trasmissioni televisive talvolta oggetto di dure polemiche e censure. Il labirinto  delle false immagini e delle illusioni ha una seconda pesante conseguenza: non permette di capire la differenza fra il vero e il falso e di conseguenza non offre soluzioni ai grandi problemi di natura collettiva, l’incapacità di distinguere diventa incapacità di pensarsi e di capire questa realtà per ciò che è e non per ciò che finge d’essere. Vengono così ricercate nel labirinto mentale delle illusioni e delle memorie distorte quelle cose che rassicurano il singolo, che danno un qualche sollievo o aiutano a ridurre la complessità del presente a poche formule elementari o a tre o quattro stereotipi vecchi di trenta o quarant’anni. Occorre coltivare l’abitudine a far strage delle illusioni, a leggere la realtà nel suo quotidiano formarsi e disfarsi senza coltivare comode interpretazioni che forse rassicurano ma non aiutano. La cura per uscire dal labirinto è quindi amara ma necessaria e forse più semplice del previsto; in fin dei conti quando ciò che rassicura e che dà una visione del mondo umano e naturale si rivela cosa fallace e fonte di errori e cattive interpretazioni non c’è nulla di male a lasciarsela dietro le spalle.

IANA per FuturoIeri




24 marzo 2010

RAI PER UNA NOTTE, CONTRO IL BAVAGLIO DELLA CENSURA BERLUSCONIANA

FNSI e USIGRAI presentano
raiperunanotte
Giovedì 25 marzo ore 21.00
dal Paladozza di Bologna
Piazza Azzarita 3

 
Cari amici,
per realizzare la nostra manifestazione - trasmissione, giornalisti, cameraman, elettricisti e operai lavoreranno gratis.
Il volontariato, tuttavia, non basterà a coprire i costi necessari alla realizzazione dell’evento.
Vi chiedo perciò di contribuire donando 2 euro e 50 ciascuno e mi auguro che siate più di cinquantamila ad aiutarci a realizzare la nostra iniziativa.
Raggiungere questo obiettivo sarà la prima importante risposta alla censura. Fate dunque girare questo appello tra i vostri amici e ringraziateli da parte mia per il loro aiuto. Vi aspetto giovedì
Michele Santoro
 
Carta di credito o PayPal - https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=MY6JRBB6CZQML
 
Bonifico - Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Corso Vittorio Emanuele II, 349 - 00100 Roma
IBAN: IT 50 O 03002 05214 000003925090
Se inviate un bonifico dall'estero aggiungete il codice BIC/SWIFT
BROMITR1715
presso l'Unicredit - Banca di Roma con causale "RAIPERUNANOTTE"
 
Emittenti che trasmetteranno in diretta l’iniziativa (più altre locali):
> Rai News 24
> Europa 7
> Gruppo Tele Lombardia Antenna 3
> Repubblica TV
> Libera sat
> Sky Tg24

> Radio Popolare network
> Radio Città Futura network
> EcoRadio
> Radio Nostalgia
> Radio Bruno
 
Streaming:
> www.raiperunanotte.it 
> www.ilfattoquotidiano.it 
 




22 marzo 2010

La civiltà italiana come costruirla (XII)


La civiltà italiana come ricostruirla (XII)

 Il Belpaese è stanco, eppure proprio in questi anni si fa urgente la necessità di ripensare e costruire una comune civiltà per le diverse e disperse genti del Belpaese che vada oltre le inimicizie politiche, le roboanti dichiarazioni retoriche di un nazionalismo virtuale, le polemiche di campanile, gli egoismi sociali, le aspre differenze di ceto sociale e di prospettive. Prima tutto era semplice, di fatto i partiti politici erano collegati con gli umori e le tensioni di tanta parte della popolazione italiana e in qualche modo collegavano l’elettorato con le tensioni e l’attività politica. Oggi questo in tempi di Seconda Repubblica non è possibile sperare in tanta fortuna e di conseguenza deve formarsi dal basso una capacità di pensare, riflettere sul presente, proporre novità politiche che subentri al cadavere di forme logorate e morte di rapporto fra i partiti e la gran massa indistinta della popolazione. Ormai i partiti devono poggiare solo sulla rappresentanza di poteri particolari o di interessi di gruppi organizzati o comunque riconoscibili perchè tutto l’apparato ideologico e pseudo-religioso del remoto passato è defunto o peggio è oggetto di una bizzarra venerazione nostalgica da parte di gruppi di esseri umani ristretti di numero. Quindi venendo a mancare un collante ideologico che associava i grandi partiti del Novecento alle masse di umani che compongono la popolazione italiana e puntando essi sulla rappresentanza di interessi particolari  è una necessità vitale  per gli attuali partiti il dotarsi di un potente apparto che cura le pubbliche relazioni e la propaganda politica o in alternativa di aver a disposizione i denari per prendere a prestito esperti e servizi che ne curino l’immagine. In altre parole dismessi i panni logori e malfatti del partito come creatore di visioni globali, di resurrezioni a nuova vita di tempi antichi e di fantasie rivoluzionarie il partito politico della Seconda Repubblica incontra finalmente il dettato Costituzionale: esso è un’associazione privata fatta da privati e non una sorta d’Istituzione o di Chiesa parallela a quelle esistenti. Quindi è necessario che si formi un tessuto di vita intellettuale, civile e sociale proprio oggi che la crisi mette a nudo il conto corrente del consumatore e punisce il cittadino con la disoccupazione e l’arrogante ostentazione delle ricchezze e del benessere dei nuovi ricchi e dei divi del piccolo e grande schermo. I tempi esigono che l’individualismo culturalmente dominante si trasformi nella consapevolezza che non si può conservar se stessi con una condizione civile e politica così disgraziata, le genti del Belpaese devono pensar se stesse e creare quel minimo di civile dibattito e di organizzazione dal basso che trasformi i malumori popolari, i bisbigli, e le manifestazioni di rabbia in proposta politica sistematica, precisa, con qualche forma adeguata alle circostanze di rappresentanza collettiva. Questa può essere la base civile e culturale a partire dalla quale può formarsi una nuova civiltà italiana. In sintesi le genti del Belpaese devono saper difendere se stesse ed esser consapevoli dei loro diritti e doveri e creare da sé con un grande sforzo di analisi, dialogo e sintesi i valori e  gli ideali che indirizzano le azioni della vita e il senso del proprio operare e vivere sul pianeta azzurro.  Occorre che si formi un rapporto stretto fra le nuove forme di pensare, analizzare e descrivere la realtà che passano oggi attraverso internet e le nuove forme di mobilitazione civile e morale che si son formate in questo sedici anni di Seconda Repubblica. Occorre pensare una grande tensione intellettuale e politica che non si dà per mezzo di vertici dai quali cala un comando o una linea politica ma un sistema orizzontale di diverse realtà che sono in contatto fra loro e formano una rete.  La crescita, quindi, di tante realtà autonome, e possibilmente democratiche, che formano una rete di soggetti connessi in grado di mobilitarsi con, contro o senza i partiti politici può essere la base per ricostruire una civiltà nostra viva e libera.

IANA per FuturoIeri




22 marzo 2010

La civiltà italiana come costruirla (XII)


La civiltà italiana come ricostruirla (XI)

 La grande politica italiana fatta dai grandi schieramenti, dai loro generosi finanziatori, da forze organizzate che esercitano pressioni sulle segreterie e sui rappresentanti eletti, da una massa di clienti di uomini potenti, di amici degli amici, di dirigenti e funzionari si trova ultimamente davanti a qualcosa d’imprevisto: emergono forze dal basso che portano avanti una protesta quasi elementare. Penso proprio al vasto mondo che compone le realtà che appoggiano le liste vicine a Beppe Grillo, al ruolo di singoli personaggi che hanno mobilitato una parte del Belpaese contro i governi del cavaliere, alle riviste e ai giornali attorno alle quali si è stretta una parte piccola della popolazione con una cultura nettamente superiore alla media. Essi hanno svolto una critica radicale e serrata alla banale conduzione quotidiana della vita politica e sociale di questa Seconda Repubblica. Tutto questo era inconcepibile quindici anni fa, le ideologie del Novecento erano ancora molto forti: Sinistra, Destra, Centro sembravano così solidi da essere quasi dei culti religiosi. Oggi tutto questo si riduce ad un vuoto esercizio di retorica e di  bieca propaganda elettorale, l’appello all’appartenenza politica fatto dai nostri retori in tribuna è un tentativo di sedurre elettori anziani o già in là con gli anni con il richiamo ad anni perduti e a MITI POLITICI MORTI. Oggi quel che conta per chi esercita il potere è il potere stesso e il rango sociale dato dalla capacità di consumare beni e servizi in questo caso di lusso. In pratica i gruppi sociali che vivono di politica hanno preso in prestito dai dirigenti delle multinazionali e dai ricchi di vecchia data del Belpaese le linee di fondo del loro agire e del loro pensare se stessi nel mondo umano. Le intercettazioni e le inchieste a ripetizione della magistratura su personaggi riconducibili a CENTRO, DESTRA,SINISTRA, sono l’evidenza di questa unica cultura sociale, amorale, capitalista e neo-liberale che si è spalmata su tutto il Belpaese e in particolare su chi ha anche un a piccola briciola di potere su uomini e risorse. Data questa evidenza, riscontrabile andando in biblioteca a sfogliare qualche centinaio di vecchi giornali presi a caso o cercando su internet, è evidente che il problema non è solo politico ma culturale e sociale. Si tratta non di smantellare questo esecutivo o quel singolo politico a colpi di responsi elettorali o scioperi, magari fosse così semplice, ma di creare lentamente e inesorabilmente  le ragioni per un diverso modo di pensare la cosa pubblica e di vivere in questi anni di terza rivoluzione industriale. Per far questo occorre avere dei punti di  riferimento, delle ragioni intime che siano di ugual potenza rispetto alla propaganda e alla pubblicità commerciale, è necessario avere una ragionevole idea di cosa sia una civiltà propria; esattamente quello che manca oggi. La frantumazione delle antiche culture politiche oggi morte ha lasciato una terra di nessuno nella quale si è collocata la cultura amorale e consumistica di cui ho scritto. Questa cultura è per sua natura apolide e non ha delle soluzioni per le gravi che attanagliano il pianeta azzurro e l’umanità per questo è necessario ricostruire una civiltà italiana a partire da quella parte della popolazione della Penisola che cerca delle soluzioni ai gravi problemi contemporanei.

IANA per FuturoIeri




22 marzo 2010

La civiltà italiana come costruirla (XI)

La civiltà italiana come ricostruirla (XI)

 La grande politica italiana fatta dai grandi schieramenti, dai loro generosi finanziatori, da forze organizzate che esercitano pressioni sulle segreterie e sui rappresentanti eletti, da una massa di clienti di uomini potenti, di amici degli amici, di dirigenti e funzionari si trova ultimamente davanti a qualcosa d’imprevisto: emergono forze dal basso che portano avanti una protesta quasi elementare. Penso proprio al vasto mondo che compone le realtà che appoggiano le liste vicine a Beppe Grillo, al ruolo di singoli personaggi che hanno mobilitato una parte del Belpaese contro i governi del cavaliere, alle riviste e ai giornali attorno alle quali si è stretta una parte piccola della popolazione con una cultura nettamente superiore alla media. Essi hanno svolto una critica radicale e serrata alla banale conduzione quotidiana della vita politica e sociale di questa Seconda Repubblica. Tutto questo era inconcepibile quindici anni fa, le ideologie del Novecento erano ancora molto forti: Sinistra, Destra, Centro sembravano così solidi da essere quasi dei culti religiosi. Oggi tutto questo si riduce ad un vuoto esercizio di retorica e di  bieca propaganda elettorale, l’appello all’appartenenza politica fatto dai nostri retori in tribuna è un tentativo di sedurre elettori anziani o già in là con gli anni con il richiamo ad anni perduti e a MITI POLITICI MORTI. Oggi quel che conta per chi esercita il potere è il potere stesso e il rango sociale dato dalla capacità di consumare beni e servizi in questo caso di lusso. In pratica i gruppi sociali che vivono di politica hanno preso in prestito dai dirigenti delle multinazionali e dai ricchi di vecchia data del Belpaese le linee di fondo del loro agire e del loro pensare se stessi nel mondo umano. Le intercettazioni e le inchieste a ripetizione della magistratura su personaggi riconducibili a CENTRO, DESTRA,SINISTRA, sono l’evidenza di questa unica cultura sociale, amorale, capitalista e neo-liberale che si è spalmata su tutto il Belpaese e in particolare su chi ha anche un a piccola briciola di potere su uomini e risorse. Data questa evidenza, riscontrabile andando in biblioteca a sfogliare qualche centinaio di vecchi giornali presi a caso o cercando su internet, è evidente che il problema non è solo politico ma culturale e sociale. Si tratta non di smantellare questo esecutivo o quel singolo politico a colpi di responsi elettorali o scioperi, magari fosse così semplice, ma di creare lentamente e inesorabilmente  le ragioni per un diverso modo di pensare la cosa pubblica e di vivere in questi anni di terza rivoluzione industriale. Per far questo occorre avere dei punti di  riferimento, delle ragioni intime che siano di ugual potenza rispetto alla propaganda e alla pubblicità commerciale, è necessario avere una ragionevole idea di cosa sia una civiltà propria; esattamente quello che manca oggi. La frantumazione delle antiche culture politiche oggi morte ha lasciato una terra di nessuno nella quale si è collocata la cultura amorale e consumistica di cui ho scritto. Questa cultura è per sua natura apolide e non ha delle soluzioni per le gravi che attanagliano il pianeta azzurro e l’umanità per questo è necessario ricostruire una civiltà italiana a partire da quella parte della popolazione della Penisola che cerca delle soluzioni ai gravi problemi contemporanei.

IANA per FuturoIeri



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