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30 gennaio 2010

Le mie mattinate rovinate dalla pubblicità commerciale

De Reditu Suo - Secondo Libro

 Le mie mattinate rovinate dalla pubblicità commerciale

Un fatto banale è  entrato nella mia vita, stupido come molte cose che sembrano infime: la pubblicità fa vedere la vita lavorativa della gente di successo e le loro mattine sono troppo diverse dalle mie, quindi qualcosa non funziona nella mia vita. Lo so che un pensiero del genere è una strepitosa cretinata eppure per mille vie entra nella mia esistenza. Nei fatti ho cercato di circoscrivere l’influenza negativa della pubblicità ad esempio guardando il meno possibile la televisione ma non c’è niente da fare il mostro del dubbio intorno alla mia esistenza è lì sempre in agguato. Eppure la cosa ha un senso perché il fine della pubblicità commerciale è di solito rendere indispensabile il possesso di beni perlopiù specifici o superflui, il martellamento continuo a cui l’essere umano è sottoposto fa vacillare la mente più solida e critica verso il sistema. Quindi dal momento che la pubblicità  nelle sue diverse forme mi presenta gente sveglia e ben vestita circonda dall’ammirazione familiare e dei colleghi di lavoro, in termini tali da ricordare certi deliri propagandistici Stalinisti e Maoisti, mi chiedo che cosa sia mai la mia vita così lontana dai modelli ideali che entrano a viva forza nella mia testa. Di solito riesco a dare delle risposte coerenti e ragionevoli ma delle volte confesso che crollo sull’evidenza della distanza fra me e quelle cose che si agitano nel piccolo schermo o che mi son mostrate come santini sulle riviste e sulle pubblicazioni periodiche. Qualcuna delle mie mattinate fresche e talvolta un po’ buie vien così turbata da questa indecente invasione di campo, il mio intimo viene scosso e i dubbi aumentano. Di per sé rimettersi in discussione è una necessità vitale, chi non cambia può finire con il subire integralmente il mondo umano che cambia e muta incessantemente, trovarsi per così dire messo in discussione, emarginato o più semplicemente scoprire che ciò di cui era certo e che osservava ogni giorno è sparito. Solo che la tempesta del dubbio scatenata dai prodotti dei maestri della comunicazione  e della pubblicità più o meno palese è finalizzata a portarmi dove vogliono loro e non dove decido di andare alla luce del ragionamento o della mia personale sensibilità. Non è di per sé una novità, le società umane che si sono date nella storia finora nota hanno avuto delle forme  di condizionamento del comportamento e di persuasione; solo che in questo caso l’atto del ridefinire l’immagine di sé e del mondo umano non è dichiarata apertamente ma attuata di fatto. In questo passar subito ai fatti, questo descrivere con fede assoluta la propria visione della realtà umana e fisica del mondo, questo esaltare il prodotto o il servizio o talvolta il consumatore fa della persuasione pubblicitaria una potenza e una fonte di conoscenza sia pure fallace e parziale. Questa conoscenza parziale, e in parte menzognera, per mille vie penetra nella vita di coloro che vivono qui e ora, di conseguenza anche nella mia. Il problema di questa situazione è dato dal fatto che i valori dominanti sono proprio quelli della pubblicità commerciale, tutto ciò che è politicamente corretto e di buon senso è in massima parte riconducibile alle esigenze del sistema di produzione di beni, creazione di lucro, consumo da parte di masse di esseri umani  e di conseguenza i valori dominanti sono riconducibili alla pubblicità commerciale. Così fra un dubbio e un sospetto mi ritrovo ai limiti dell’ortodossia sociale dei miei tempi.

IANA per Futuroieri




30 gennaio 2010

La città e la memoria privata



De Reditu Suo - Secondo Libro

La città e la memoria privata

Un fatto banale l’aver confuso il nome di  una struttura dove si tengono spettacoli con il nome di un’altra mi ha condotto a far un ritardo, nulla di pericoloso ma certo una cosa fastidiosa. Ho attraversato una parte della città chiedendomi del perché di un simile errore, come è stato possibile sbagliare su una cosa del genere? La città è cambiata prima quei luoghi si chiamavano diversamente e oggi che hanno un nuovo nome e li ho confusi. Per essere esatti ritornando verso casa ho avuto modo di osservare che in fin dei conti Firenze in certi suoi punti è proprio un’altra cosa. Rosticcerie e friggitorie cinesi, rivenditori di Kebab, minimarket con l’esercente asiatico alla cassa, venditori ambulanti di colore  danno  il senso di un mondo umano altro che si è incluso e incastrato in ciò che credevo di conoscere e in qualche modo capire. La mia memoria privata è in difetto perché  confonde il passato remoto dell’infanzia e della pre-adolescenza con questa faticosa maturità appena iniziata. Mi sono trovato davanti all’evidenza da me troppe volte ignorata che proprio nel mio quotidiano quel mondo che credevo di conoscere si è trasformato, ciò che ricordo talvolta non risponde a quello che c’è oggi perché la mia memoria privata rimanda al passato, alla mia esperienza personale. Questa realtà mi comunica che lo spazio che credevo anche il mio non è più tale perché si è modificato, e non ci posso far nulla; i processi che hanno fatto questo sono materialmente incommensurabili rispetto alla mia vita di singolo.  Stavolta ho sperimentato sulla mia pelle l’enorme distanza fra la vita del singolo e l’enormità di tutto ciò che lo circonda;  mi sono sentito un corpo estraneo, un soggetto isolato dentro un mondo umano dove sono solo di passaggio e dove i legami precedenti di natura culturale, storica, affettiva sono stati rimossi, tagliati o si sono ridimensionati. La diversità della città rappresenta anche la diversità degli umani che ne sono parte, non è più possibile nel Belpaese ignorare l’evidenza della presenza di comunità straniere che sono ormai parte della popolazione delle città e dei paesi, non è possibile nascondersi dietro un dito e far finta che tutto sia come venti o trent’anni fa quando tutto sembrava poggiare su qualche regola certa, su qualche patto ancestrale fra popolazioni diverse che parlavano grossomodo la stessa lingua e si son trovate a subire alcune grandi tragedie della storia. Quali che siano state le aspirazioni di coloro che sono vissuti nel passato oggi questa realtà riempie di sé tutto lo spazio e trova da sé le ragioni del suo operare e del suo trasformarsi sotto le insegne del Dio-denaro e delle illusioni della pubblicità commerciale. Non c’è un senso nelle cose  e nelle attività presenti nel qui e ora se non quello che gli umani impongono ad esse  o che s’illudono di attribuire. Quando tutto il pensiero umano è riconducibile o pesantemente condizionato dalle logiche del sedicente mercato è ovvio che ogni attività assume senso solo in relazione al profitto economico. Questo fa sì che la mia memoria si trovi a disagio quando il ricordo che viene dal passato si confronta con questo immediato presente e con la sua unica logica.

IANA per Futuroieri




28 gennaio 2010

F.Allegri traduce B.Obama in Cina

26 Gen, 2010

B. Obama in Cina

Scritto da: F. Allegri In: Ralph Nader e letto 18 volte.

Proponi su Proponi su OkNotizie

25/11/2009

Di Ralph Nader

C’era qualcosa di triste e di strano nella debole presenza del Presidente Obama in Cina la scorsa settimana.

Triste perché  lui arrivò senza obiettivi apparenti e se n’andò a mani vuote subito dopo aver visitato la vecchia Grande Muraglia che secondo lui gli dava una prospettiva del tempo.

Strano perché  permise ai dominatori cinesi di tenere in quarantena le sue fermate con la gente cinese- sia di persona sia in televisione.

Il suo incontro pubblico principale fu con la Lega dei giovani studenti Comunisti i quali vennero con domande scritte.

Tutti i segni apparenti mostrarono che Obama non ebbe carte da giocare. Gli USA sono, di gran lunga, il più grande debitore del mondo.

Era duro sfidare i suoi padroni di casa cinesi che fecero una menzione rapida dei deficit e dei debiti profondi del nostro governo.

Essi non dovevano descrivere la nostra economia indebolita, il nostro dollaro in declino e l’alto indebitamento che gli USA hanno con i loro creditori cinesi.

Tutti sanno quanto è malferma la situazione finanziaria globale dell’America.

Certamente non sappiamo cosa avvenne nelle discussioni private fra Mr. Obama e le sue controparti cinesi.

Basta dire che il Presidente non avrebbe potuto ottenere molto di più nella sottovalutazione dello Yuan, nella grande ingiustizia nelle regole commerciali e nelle convenzioni tra la Cina e i suoi clienti più grandi dell’altro lato del Pacifico.

Mr Obama ha elevato il commercio principale, l’investimento, i temi militari e di sicurezza del conflitto con la Cina descritti nel Rapporto 2009 appena diffuso al Congresso dalla Commissione U.S.- China Economic and Security Review: la fredda constatazione che ciò che i capi della Cina accordarono a lui in pubblico si sarebbe trasformato decisamente in gelo.

(Per tutto il rapporto, visita www.uscc.gov.)

David Shambaugh, direttore del China Policy Program alla Gorge Washington University, lodò il rapporto congiunto tra USA e Cina come se “introducesse a molteplici aree di cooperazione tangibili”.

Tuttavia, l’accordo sono solo parole senza qualsiasi compito vincolante.

Sull’aspetto minore, Mr. Shambaugh fu generoso. Egli disse:

“I fallimenti mettono in luce come il presidente passò il suo tempo in Cina. Non interagendo con i cinesi, non facendo un discorso televisivo nazionale senza censura, non visitando organizzazioni civiche o di affari, non visitando imprese ad energia pulita o eolica, non vedendo i difensori e gli attivisti per i diritti umani, non incontrando gli affaristi americani o la comunità scolastica: tutto va considerato come un fallimento. Non mandò segnali positivi in queste aree – ma il governo cinese non lo permise e quello Americano non insistette su questo”.

Questo primo viaggio in Cina di Mr. Obama fu un’opportunità persa in tre modi che non possono essere scusati: non conta l’assenza di stato ed energia positiva.

Primo, gli USA sono il più grande consumatore della Cina e non sono stati trattati bene.

Pesce contaminato, ingredienti pericolosi nelle medicine, gomme difettose e prodotti contaminati da piombo sono alcuni dei problemi continui che sono costati delle vite di americani e anche la loro salute.

Mr. Obama avrebbe dovuto fare un trattato di protezione del consumatore con la Cina chiedendo l’accesso ai loro laboratori, imprese ed esportatori per ispezionare e certificare il prodotto. Tale trattato avrebbe dovuto includere garanzie contro l’importazione di merci contraffatte e assoggettare alle nostre leggi civili e ai nostri tribunali le imprese cinesi che vogliono fare affari nel nostro paese.

Secondo, occorreva un accordo bilaterale concentrato sull’enorme corrente di inquinamento dell’aria che viene sul Pacifico dalla Cina portata dai venti prevalenti.

La Cina sta aprendo due grandi impianti a carbone che generano elettricità ogni settimana e la Corea, il Giappone e il Nord America soffrono le conseguenze, anche di quelli delle emissioni delle grandi fabbriche. L’accordo avrebbe aperto (ora che la Conferenza di Copenhagen è stata consegnata alla retorica e all’esortazione) la via ad una cooperazione contro la pioggia acida, l’acidificazione dell’oceano, e il cambiamento climatico. La Cina è preoccupata per i nostri deficit. Noi potremmo preoccuparci delle loro emissioni.

Terzo, un patto scaduto da tempo riguardo alle malattie infettive è necessario.

Nel corso dei decenni molti Americani hanno perso le loro vite a causa dell’influenza diffusa dalla Cina. Il virus è passato dai maiali agli allevatori (che vivono in prossimità) e al resto del mondo. La Cina imparò dall’epidemia di SARS del 2003 quanto la segretezza possa essere economicamente dannosa.

Ma essa deve essere ancor più cooperativa con i sistemi di pronto allarme internazionale.

Il governo deve permettere a più specialisti Americani in malattie infettive di lavorare con le loro controparti cinesi a tempo pieno in Cina.

Una forte espansione dei servizi di cooperazione, investigazione, analisi dei dati, test e altre iniziative contro le epidemie (che insieme salveranno milioni di vite in futuro, sia in Cina che in USA) sono una priorità urgente.

Forse Mr. Obama parlò in privato di questi argomenti.

Ma questo è  un segno di debolezza. Egli è debitore con gli americani di una forza pubblica e di una leadership a Pechino per proteggerli – come consumatori – dai sotto prodotti della globalizzazione corporativa dato che non si muove per proteggerli come lavoratori.

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




26 gennaio 2010

Questo grande spettacolo scellerato

De Reditu Suo - Secondo Libro

Questo grande spettacolo scellerato

Certo che è difficile pensare a questi anni cercando indietro nel tempo per capire se era stato previsto tutto questo dominio nella vita di  ogni giorno della pubblicità e del mondo dello spettacolo. I segnali erano tanti ma ciò che sorprende  è la forza con cui questi fenomeni son venuti in essere: di fatto l’immagine del mondo e il vissuto quotidiano del singolo son condizionati dalla pressione enorme di questo modo di comunicare. Milioni d’immagini, di suoni, di scene animate e affini spingono a comprare qualcosa o a star sul  mercato vendendo capacità professionali e non solo, si tratta di un condizionamento incessante e continuo.  Dentro il condizionamento c’è tuttavia una novità e si tratta dell’assorbimento delle categorie che vivono di politica dentro le logiche della presente civiltà dello spettacolo.  Il potere politico deve rappresentare se stesso con mezzi e logiche non dissimili dai divi e dalle dive del piccolo e del grande schermo, deve esserci; ossia deve  esser presente la mattina, il pomeriggio e la sera nelle fasce orarie utili quando  il potenziale elettore ha il video acceso.  Talvolta esagerano e occupano anche le fasce orarie notturne , così  il potenziale elettore si trova circondato a meno che non accenda la scatola magica solo a notte fonda.   Forse Don Milani  e Pierpaolo Pasolini con certe loro prese di posizione allora da molti ritenute eccentriche, per non dir di peggio, avevano intuito la natura intima della televisione e della pubblicità commerciale e la sua capacità di essere rappresentazione di tutto  e di essere forza in grado di sedurre e condizionare. Purtroppo quei due personaggi paralleli e opposti sono un ricordo del remoto passato, ben poco è rimasto dell’antica spinta  all’impegno civile o religioso a favore della popolazione italiana.  Tuttavia oggi, a mio modesto avviso, c’è una novità: tutto ciò che fa spettacolo diventa anche atto politico in quanto diffonde con studiata scienza stili di vita, modelli di consumo, comportamenti, e talvolta modi di pensare e di agire. La politica arriva dopo e constatata la mutazione in atto nelle parole e nelle logiche dominanti si adegua di conseguenza; il momento politico è successivo al fatto spettacolare e commerciale. Mi permetto di aggiungere che la dimensione  dei grandi valori di origine laica e religiosa,  inclusi anche quelli più inquietanti, viene comunemente inserita entro i termini di logiche commerciali. Prova ne sia che perfino certe produzioni del regista statunitense M. Moore   sono state dei successi commerciali e come tali hanno prodotto ciò di cui il sistema attuale di produzione e consumo ha bisogno: profitto.  Tutto si può riportare all’essenza che permette al capitalismo senza regole che è venuto in essere di esistere.  Il Dio-Denaro è il sangue di questo modello di produzione e consumo dove  l’umano  crea la forza vitale del sistema. Ciò che permette all’umano di far bene il lavoro senza troppe domande è da una parte necessario e  dall’altra comodo per chi è nei livelli superiori della società. Lo spettacolare in politica è quindi parte di un tutto che non riesce a darsi limiti e tabù.

IANA per Futuroieri




26 gennaio 2010

Secondo Libro- Dal passato al futuro senza questo presente


Reditu Suo - Secondo Libro

Dal passato al futuro senza questo presente

Sto usando come titolo  conduttore di questa mia serie di scritti il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Questa mia serie di scritti è giunta al secondo libro. Nel primo ho voluto considerare il rapporto fra il passato e il futuro, in questo secondo libro cercherò di comprendere la distanza fra il futuro sognato nel passato e questa realtà del qui e ora. Certamente non è un bel pensare perché la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e la realtà concreta va, forse, aldilà delle capacità del pensiero umano di concepirla. Gli anni che le sfortunate genti del Belpaese si trovano davanti saranno difficili, in troppi hanno creduto alle illusioni della pubblicità commerciale,  dei pubblicisti dei quotidiani e delle riviste  e del personale addetto alla propaganda politica di questo o di quel partito o personaggio e quindi per molti italiani la discesa dal mondo dei sogni alla realtà sarà brutale e dolorosa. Ora è necessario anche per me fare questo ritorno indietro e osservare la distanza fra il futuro pensato e quello concreto. In questa terza settimana di gennaio i giornali hanno riportato la notizia di un pessimismo diffuso fra i giovani italiani, in tanti temono la disoccupazione e le nuove forme di povertà. Questo venticinque fa sarebbe stato incomprensibile, anche perché le capacità di mobilitare delle forze sociali e politiche che arginassero il peggio del capitalismo selvaggio stavano entrando in crisi proprio allora. Ciò che risulta evidente è la portata della mutazione politica e sociale: la centralità del potere economico nella vita quotidiana ha fatto arretrate il potere politico e la possibilità che hanno le forze sociali di relazionarsi ad esso per mutare le condizioni in cui vivono e operano. Ma proprio mentre scrivo queste parole il dominio economico che corrisponde alla centralità del dollaro e della civiltà anglo­americana si sta avvitando su se stesso e sta perdendo la sua forza originaria.  Oggi il dominio del potere economico non è insidiato tanto dalle forze sociali  italiane ed europee quanto da una novità assoluta: l’emergere di potenze imperiali contrapposte alla civiltà Anglo-Americana. Cina,  Brasile,India ,Russia post-sovietica, e dietro di esse perfino il Venezuela, esse  cercano di trovare uno spazio loro non contrattabile e non sottoposto ai condizionamenti della civiltà Atlantica.  Usano sfacciatamente il capitalismo e le sue contraddizioni per ritagliarsi la loro fetta di potere al grande tavolo della guerra e del confronto diplomatico fra potenze,.La loro azione è sempre lucida, precisa, perfetta, machiavellica e  consegue di solito l’utile politico. Proprio perché il loro agire economico è volto all’utile politico queste nuove potenze stanno mettendo in discussione la centralità dell’economia la quale è coincidente con gli interessi delle minoranze al potere nella civiltà Anglo-Americana. Del resto proprio le gravi difficoltà della civiltà statunitense rivelano la strage delle vecchie illusioni italiche..

IANA per Futuroieri




26 gennaio 2010

DIFENDERE I RISPARMI E CON ESSI VOTARE

Vogliamo parlarvi stavolta di una piccola storia, di quelle che non fanno notizia, sia per i canali di diffusione che utilizzano che per i contenuti veicolati.
Negli Stati Uniti, le recenti feste hanno avuto un argomento di discussione, al desco familiare, assolutamente predominante. Come è stato riferito, sebbene in modo marginale, dal settimanale Time, in un approfondimento del network ABC, nonché sul bene informato “Huffington Post”, un sito tipo il nostro Dagospia.
L’argomento in oggetto, che per sadico uso della suspance ancora non abbiamo rivelato, nasce – a dire il vero – da un genuino e spontaneo passa parola generato su internet.
Move Your Money, così è stato ribattezzato il movimento d’opinione di cui vogliamo parlarvi.
Tutto scaturisce nelle ultime settimane del 2009, allorché i media diffondono la notizia che i grandi istituti bancari americani (tipo Chase, Bank of America, Citibank, etc) hanno distribuito bonus milionari ai loro manager. Premiare chi ha portato il gigante USA sull’orlo di un default peggiore della grande depressione del ’29 – rischio tutt’altro che svanito, sia detto per inciso – è sembrato troppo anche per il peloso stomaco dell’americano medio. Da una notizia apparentemente innocua, capace di produrre al più un po’ di sdegno, è partita invece una reazione a catena, amplificata su Facebook e consolidata, appunto, nelle riunioni familiari natalizie.
Ma cosè Move Your Money? Per qualcuno è stata la reazione politica ad un sistema economico e finanziario rapace, per qualcun’altro la necessità di mettere al sicuro i propri sudati risparmi, per qualcun altro infine la scelta di investimenti redditizi e etici.
Ma insomma? Si tratta molto semplicemente di ritirare tutto il proprio denaro depositato nelle grandi banche per spostarlo nelle banche cooperative. Piccole banche che hanno regolamenti molto più rigidi e rigorosi, adottano una gestione collegiale e democratica delle responsabilità e conservano un forte legame col territorio. Sai chi sono, cosa fanno e dove investono. E investono soprattutto finanziando le piccole imprese locali, sponsorizzando fiere paesane, sostenendo cause benefiche della zona.
Secondo i dati degli ultimi rapporti della Federal Reserve, la Banca d’Italia americana, nella crisi iniziata nel 2008 hanno retto l’impatto, incrementando il loro volume di affari, per il 97% di esse. Uno scudo che ha retto benissimo allo tsunami finanziario dei subprime, come ha ricordato anche, in una sua periodica lettera (tradotta su questo sito), il coraggioso e lungimirante Ralph Nader.
Come sempre succede, vista la mole di consensi che il progetto, visitabile al sito
www.moveyourmoney.info, ha raccolto in poche settimane, piano piano anche gli organi di informazione, che finora facevano orecchi da mercante, hanno iniziato a studiare il fenomeno. Anche il noto giornalista Keith Olbermann, per non dire della citata Arianna Huffington, approcciatisi con snobistica diffidenza sono diventati poi dei sostenitori del progetto.
Anche in Italia da ormai diversi anni si sta diffondendo, alla chetichella, il fenomeno delle banche di credito cooperativo. Sorte sulle ceneri della vecchie casse rurali e artigiane, sono diventate ad oggi quasi un centinaio tutte federate fra loro, con migliaia di sportelli in tutto il Paese, in particolare nei Comuni e nelle Frazioni più piccole. Come gli americani, anche noi possiamo trovare la sede più vicina per andare ad informarsi a questo sito
www.creditocooperativo.it, e guardare negli occhi il responsabile territoriale, se non addirittura il presidente. Naturalmente anch’esse hanno resistito con solidità in questi mesi.
Così come si vota quotidianamente facendo la spesa e scegliendo i prodotti da acquistare, al mercato o al negozio, molto più efficacemente di quanto non accada nelle urne, la stessa cosa accade spostando i nostri soldi, faticosamente guadagnati, dai grandi gruppi bancari (tipo Unicredit, Banca Intesa, Monte dei Paschi, etc) alle piccole banche di credito cooperativo, sottraendo quindi ai burattinai dell’economia improduttiva e senza scrupoli la linfa per fare ulteriori danni, dopo i bond argentini, quelli Cirio e Parmalat e i recenti fondi o polizze con titoli infetti della Lehman Brothers.
In realtà, niente di nuovo sotto al sole. Ricordate il film “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, in cui James Stewart è, non l’unico, vittima dell’odioso Mr. Potter, cinico e spregiudicato simbolo del capitalismo peggiore? Infatti spezzoni del film sono stati utilizzati per promuovere ad un pubblico sempre più vasto Move Your Money.
Le rivoluzioni non si fanno più con le rivolte, i cannoni e le bombe, ma le più dirompenti saranno causate... da una piccola pulce che si infila nel meccanismo facendolo ingrippare, come diceva Trilussa.
 
Per leggere articoli analoghi sul tema vai su FUTURO IERI:
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




23 gennaio 2010

PUTTANIERI SI DIVENTA

In principio fu un ultrasettantenne accusato dalla consorte di andare a minorenni e di essere seriamente ammalato di sessuomania.

Quindi venne un ex giornalista, fustigatore dei costumi e delle truffe del Belpaese, pizzicato con travestiti e polvere bianca di corredo.

Infine è stato un Docente universitario grigio e cattolico, accusato dalla ex amante di portarla a spasso per il mondo sotto le mentite spoglie di missioni di lavoro, con annesso shopping di comfort.

I nomi sono noti a tutti e quindi farli non viola alcun segreto istruttorio dei Magistrati.

Il primo caso è quello del Presidente del Consiglio in carica, Silvio Berlusconi, che dopo aver sfasciato due famiglie viene fotografato prima al diciottesimo compleanno di una ragazzetta napoletana che potrebbe tranquillamente essere sua nipote, poi nella gigantesca villa sarda con uno stuolo di prostitute e in compagnia di altri governanti europei con le pudenda all’aria.

Viene solo il dubbio se, in assenza di miliardi e potere, la sua altezza di un metro e sessanta e la sua calvizie mitigata da un toupé di nutria potevano attrarre cotante veline oppure lo avrebbero indotto con tanto di occhiali scuri e bavero alzato ad approssimarsi con fare circospetto verso il primo cinema pornografico!

Si da il caso che anche il secondo avesse, all’atto della discoperta, incarichi politici. Piero Marrazzo, Presidente della Regione Lazio, che, come l’ultimo dei venditori di pacchi, prima nega platealmente di essere lui nei filmini realizzati in una topaia romana coi pantaloni abbassati insieme ad un procace brasiliano/a ed un rinforzino di cocaina. Poi, di fronte all’evidenza e di fronte ad altri filmini o testimonianze, la butta sul pieticoloso.

Infine è la volta di Flavio Delbono, casualmente anche lui importante amministratore pubblico: Sindaco di Bologna. Prima si attiva per portare nella sua segreteria, allepoca dei fatti Vice Presidente della Regione Emilia Romagna, la propria amante. Solita biondona appariscente, solita storia di potere, soldi pubblici, sesso, donne di facili costumi e politici di facile etica. Viaggi, resort, bancomat a spese della Regione, poi la bufera e - pare - un tenero tentativo di comprare il silenzio.

Queste vicende, oltre allo squallore hanno un altro denominatore comune, la piccata indignazione dei protagonisti una volta sgamati al cospetto della gente. Insomma un complotto per non lasciarli lavorare in pace. Eppure nessuno ha imposto loro di ricoprire cariche elettive e pertanto di essere uomini pubblici, ma nel momento in cui decidono di diventarlo devono accettare l’onore e l’onere che comporta avere quel ruolo. Se no, troppo facile. Si invoca spesso - e talvolta fuori luogo - l’America, sarebbe forse il caso di tenerla a modello anche nei suoi aspetti più rigorosi, per cui tradire la moglie e i figli è l’anticamera del probabile tradimento del popolo.

Chi sarà il prossimo ad essere pizzicato? Sotto a chi tocca...

 

Per leggere altre notizie ed editoriali: http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




20 gennaio 2010

Perchè il morto afferra il vivo...


De Reditu Suo

Perché il morto afferra il vivo…

In certe mattine d’inverno quando fa freddo e devo con il buio andar a lavorare prendendo l’autobus mi prende il sospetto che qualcosa non vada;  in effetti sono martellato come altri milioni d’italiani dalla pubblicità commerciale nella quale si osserva come la gente che se la passa bene viene di solito ripesa dalle telecamere in orari ben più comodi e rilassanti e in situazioni molto meno prosaiche.  Così mi capita di domandarmi se in qualche modo l’alzarsi la mattina a certi orari non sia il segno del far parte di ceti sociali medio-bassi, queste ad oggi sono le mie impressioni.   Io so che in una diversa stagione della mia vita una mattina, una di quelle fredde e limpide, appena alzato guarderò fuori dalla finestra. Scalderò un po’ di latte, verserò il caffè e il latte in una tazza e berrò la miscela accompagnandola con qualche biscotto. Scenderò poi in strada constatando che le due Repubbliche sono in quel momento un ricordo lontano. Oggi nel tempo in cui scrivo ciò che è morto è paradossalmente ancora vivo: sono ancora attive per fini bassamente elettorali antiche identità politiche tenute artificialmente in vita. In una realtà bipolare è insensato parlare di destra, sinistra e centro; la divisione in quel caso è fra progressisti e conservatori come nel mondo anglo-americano. Questa è la vera scissione fra le parti politiche nel bipolarismo e solo in Italia si può narrare la favola del centro-destra e del centro-sinistra e del centro-centro. Gli elettori italiani che vivono con le categorie di destra, sinistra e centro sono ingannati e vogliono credere all’inganno. Le antiche appartenenze politiche erano credibili al tempo della guerra fredda e della minaccia comunista alle frontiere dell’Italia, adesso servono alle minoranze che vivono di politica per tenersi stretto il loro elettorato di riferimento cercando di far leva su antiche paure di carattere sociale e vecchie fedeltà.   Un mondo umano di personaggi che vivono di politica, e con una certa approssimazione affermo che vivono molto meglio della stragrande maggioranza dei loro amministrati, sono legati a un remoto passato, a aderenze politiche, a ideologie e a partiti scomparsi per una questione di veder pagati gli stipendi il 27 del mese. Non c’è altro. Il morto afferra il vivo in Italia per il motivo banale che le appartenenze morte danno da vivere, da vestire e da mangiare a una quantità cospicua di personaggi che han fatto della politica la professione. Viene quindi evocato per questioni di cassa e di carriera il centro, la destra, la sinistra, e addirittura il pericolo fascista come se l’Italia del 2010 fosse ancora quella del 1922. Del resto gran parte dell’elettorato italiano vuol mettere la testa sotto la sabbia, vuole ingannarsi, vuol credere alle favole e alle promesse anche le più stravaganti. Del resto perché assumersi in proprio delle responsabilità? Perché farsi carico delle pubbliche calamità? Perché sacrificarsi per un bene comune a dir poco chimerico? Ecco la soluzione che le diverse genti d’Italia amano: “vivere nella menzogna e nella finzione delegando a capi discutibili, chiacchierati o con condanne passate in giudicato l’onere di rappresentare la grande finzione della vestizione e animazione di ciò che è morto”. Questo presente con la sua carica di durezza e brutalità prima o poi  si farà strada e distruggerà le favole maligne e le troppe illusioni

IANA per FuturoIeri









19 gennaio 2010

Perchè ancora Craxi...

De Reditu Suo

Perché ancora Craxi…

Craxi allora era un problema, proprio come oggi che è un ricordo lontano tirato fuori a breve distanza dalle elezioni regionali nelle quali si vedrà se  il Cavaliere avrà nei prossimi mesi una qualche opposizione credibile e supportata dal consenso popolare. Tuttavia aldilà delle squallide vicende terrene del qui e ora il caso Craxi sparato a titoli cubitali sui giornali e sui telegiornali mi impone di tornare indietro con la memoria verso anni lontani consegnati da tempo al ricordo. Craxi era socialista, un tipo particolare di socialista si trattava di un riformista perché così erano nominati coloro che vano cambiare la realtà sociale e politica italiana entrando nel governo con forza e prepotenza e cambiando le regole del gioco. La sua idea era di fare se di stesso il capo del governo e del partito e anche il centro del peggio della politica italiana come anche delle decisioni importanti e fondamentali. In particolare cercò di legarsi ad una nuova borghesia aggressiva, che banalmente la satira vicina al Partito Comunista bollava associandola ai nani e alle ballerine non distinguendo il lato grottesco dalla sostanza politica e sociale.  L’aspetto politico nuovo era associare a elettori tendenzialmente di destra e democristiani la prospettiva di una sinistra di governo che puntava su forze nuove per creare sviluppo sociale ed economico, portare quindi a destra un pezzo di sinistra e calamitare verso i socialisti riformisti forze sociali borghesi tendenzialmente di destra. Il Partito Comunista sperava nello smantellamento del PSI in crisi all’inizio degli anni settanta quando aveva leader sbilanciati a sinistra. La segreteria di Bettino rese vane queste speranze, anzi nel 1989 prese sui comunisti italiani una rivincita terrificante dal momento che essi finita la prospettiva del comunismo dovevano collocarsi nella sinistra socialista europea. Che il progetto politico sul lungo periodo si sia trasformato in un disastro è cosa certissima, e il coronamento del disastro politico è stata la vicenda penale del Bettino stesso giuridicamente latitante in Tunisia. Particolarmente tragico risultò essere il concetto della centralità del potere politico a discapito di quello economico, il famoso dito di Craxi condizionava terribilmente l’economia e l’aspetto criminale di tangentopoli deformava la vita economica e la libertà d’impresa. Quando è finito il comunismo del baluardo del socialismo di Bettino non c’era più bisogno, i veri poteri quelli finanziari erano ben felici se qualcuno liquidava i capi carismatici della Prima Repubblica per sostituirli con un personale politico più malleabile dotato di  un seguito popolare ridotto e con partiti politici ridimensionati. L’economia del dopo Bettino tornava a comandare e si può leggere la Seconda Repubblica come la "seconda vita" del magnate Berlusconi che da imprenditore e miliardario si è trasformato in politico e miliardario. Sull’aspetto criminale Marco Travaglio, forse il miglior giornalista oggi vivente in Italia, ha scritto moltissimo e perfino recitato in pubblico la cronaca delle disgrazie del Belpaese, c’è poco da aggiungere alla sua cronaca sulle malefatte dei ladri e del Bettino. Quindi scrivo solo questo: il mio tempo morto sono la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, il tempo della mia infanzia e della mia adolescenza, tutto è finito anche il vecchio PSI che aveva accompagnato, e alle volte guidato, un secolo di lotte del Quarto Stato e dei ceti sociali oppressi del Belpaese.

IANA per FuturoIeri




19 gennaio 2010

Bamboccioni e la fine delle illusioni del tempo morto


De Reditu Suo

Bamboccioni e la fine delle illusioni del tempo morto

Il mio tempo morto sono la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, nei fatti gli anni dell’infanzia e della pre-adolescenza. Si tratta di un mondo che non esiste più anche perché le speranze, le ideologie e le visioni del mondo di allora sono scomparse. Oggi si assiste allo spettacolo indecente di nominare “bamboccioni” una categoria d’Italiani e Italiane che soffre terribilmente la crisi economica e la precarietà del lavoro.  Non si può bastonare nel mucchio mettendo assieme il figlio del finanziere, del professore universitario, del colonnello, del notaio affermato con quello dell’impiegato, del piccolo commerciante di provincia, dell’operaio, del piccolo contadino, e del pensionato. Ci sono diverse categorie di Bamboccioni schiacciate assieme da questa parola devastante. Chi hanno davvero in testa gli onorevoli che sparano nel mucchio? Ma è chiaro i bamboccioni della loro casta di privilegiati. Bamboccioni sono senza alcun dubbio solo i figli dei ricchi nostrani che hanno una o due ville al mare, gli appartamenti in città e i patrimoni su conto estero. Ossia una piccolissima minoranza della popolazione italiana. Gli altri perlopiù non rientrano nella categoria, si tratta infatti di trentenni con stipendi bassi anche quando sono “sicuri”, stipendi che non permettono di vivere da soli o di creare una vera prospettiva. Lo stipendio del bamboccione che non è bamboccione va da 700 euro ai 1250. Questa è grossomodo la forbice e con queste cifre paghi solo l’affitto e forse il gas e la luce. I nostri onorevoli probabilmente vivono d’aria e con l’energia solare ma i loro sfortunati amministrati hanno bisogno di mangiare, di vestire, di pagare il bollo dell’auto, perfino di pagare le tasse che sono pesanti considerando i bassi salari. Al tempo della mia infanzia se un ministro democristiano o socialista avesse aggredito con una simile offesa intere categorie sociali in sofferenza sarebbe stato espulso dalla politica nel giro di un paio di settimane, oggi l’aggressione di cui si parla in modo ossessivo sui Media non ha un sapore moralistico ma sociale: i ricchi che fanno politica offendono i loro amministrati che sono poveri o in difficoltà. Che ne sanno loro delle famiglie con un genitore infartuato o con entrambi i genitori malati o anziani che hanno bisogno d’assistenza, che ne sanno di gente che ha contratto debiti con le finanziarie, che sanno di chi ha perso il lavoro o che non ha avuto nessuna occasione dalla vita. Nulla, proprio un bel nulla, per loro è un gioco. Nella loro prospettiva gli amministrati sono una variabile dei sondaggi, dei numeri scritti su relazioni di esperti di marketing politico, forse delle bandierine elettorali sui tabelloni delle prossime regionali. I politici sono addolorati per la situazione? La maggior parte di loro ha terze e quarte case, ville e appartamenti se davvero non possono vivere pensando alla italica sfortunata gioventù sfiorita regalino qualche immobile a qualcuna delle tante coppie italiane di giovani che non hanno un quattrino per metter su casa o a qualche ragazza-madre in difficoltà; si privino dei loro beni superflui. Non dico di fare come il martire cristiano che imita il Cristo e dona tutto ai poveri per testimoniare la gloria di Dio in terra ma lascino almeno qualcosa che non si porteranno nella tomba e che forse non serve ai loro Bamboccioni. Il mio mondo di prima è morto e oggi davanti a questa grave offesa mi permetto di dire che aveva più dignità e umanità, riposi in pace se lo merita.

IANA per FuturoIeri



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