.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


29 marzo 2009

Ritorno al passato: il sottile piacere

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Ritorno al passato: il sottile piacere

Alle volte mi capita quando sono perso in dei momenti di solitudine di pensare al mio passato remoto, quello personale intendo. Sono nato nella prima metà degli anni settanta del secolo appena trascorso, e  quando mi volgo a considerare gli anni della mia infanzia mi par di scorgere un passato meno scellerato di questo. Ritengo che  allora vi fossero sia nella maggior parte delle private persone sia in generale nella società italiana, e non solo, molte più speranze di oggi. Il mondo umano di allora sembrava proiettato verso  futuro possibile. C’erano grandi paure e prima fra tutte quelle della guerra nucleare e del terrorismo, situazioni gravi, disagi, problemi di droga ma nel complesso gli anni della mia infanzia li leggo oggi come un periodo dove si poteva ancora credere di “afferrare il cielo con le dita”. Forse si tratta della mia fantasia che vuol cercare un luogo sicuro in questi tempi di crisi e delinquenza, o forse no. Il passato era davvero diverso dal presente perché la gente era diversa da quella di oggi, e oggi i molti sono infelici perché vivono un presente che sembra non finire mai, dove non c’è un futuro possibile, dove i grandi problemi e le grandi speranze sono travolte da ciò che è  immediato e meschino. Quel passato sembrava più solido di questo presente, perché aveva più speranze e più progetti sul domani, del resto essere speranzosi era un poco più semplice  con la prospettiva del posto fisso, della crescita economica, di un sistema politico criminale e ripugnante e nello stesso tempo forzato a far i conti con l’opinione pubblica. Quindi i politicanti e i demagoghi della Prima Repubblica non potevano non tener conto dei problemi concreti della popolazione, del suo malcontento, delle tensioni sociali, delle realtà della società; inoltre i principali partiti politici in qualche modo mettevano in contatto gli  elettori con i grandi problemi della cultura e con i processi politici. Erano allora i partiti politici  corrotti, iniqui, pieni di personaggi ai confini della decenza, ma non erano solo comitati d’affari e ritrovi di personaggi privati che vivono di politica e sulla politica.   Il passato sembra più alto di questo presente perché in questo presente c’è qualcosa d’estraneo, di forzato, di distorto e corrotto che sembra agire come un gas invisibile che lentamente soffoca gli umani e spegne le loro aspirazioni e le loro speranze più segrete. Che strano questo presente così ingombrante, si finisce per voltarsi indietro con nostalgia al tempo perduto.

Forse è paura, forse è disgusto.

 

IANA per FuturoIeri




21 marzo 2009

Seconda nota inglese: muoversi per non marcire

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Seconda nota inglese: muoversi per non marcire

Una delle cose che mi ha sorpreso è stata la dimensione della velocità che si respira nella metropolitana di Londra. Una massa assolutamente eterogenea di esseri umani di tutti i tipi e di tutti i continenti sembra quasi forzata ad andar di corsa, a muoversi, a velocizzare le loro azioni. Tutto deve essere rapido, tutto deve muoversi, treni, oggetti, esseri umani. La metropolitana di Londra sembra la realizzazione concreta di un conceto futurista di città. Tutto si muove e con il movimento sprigiona forza, energia creativa, potenza, volontà. La manifestazione fisica della metropolitana mi pare sia la rappresentazione di un dinamismo sociale e politico estraneo alla cultura delle genti del Belpaese. Per uno come me che viene dalla penisola, l’incontro con questa realtà è stato per certi aspetti una sorpresa. Le genti diversissime del nostro amato stivale tendono all’immobilismo, continuano a girare a vuoto a perdere potenza ed energia. In fin dei conti la Repubblica è un regime paralitico, senescente, inferiore e infelice nel quale il figlio dell’avvocato farà l’avvocato, il figlio del medico il medico, il figlio del notabile il politico o l’amministratore delegato o il proprietario terriero. Andare lontano, ma non troppo, anche per breve tempo fa capire meglio chi siamo e cosa stiamo facendo. Nel Belpaese siamo alla solita commedia, si finge sicurezza in materia di banche e d’economia, si mascherano le cose facendo finta di vivere in un altro tempo e in diverso luogo, si nega l’evidenza della rovina di un sistema ideologico e politico. Davanti al crollo delle economie di tutto il mondo e al disastro nel quale i processi di globalizzazione hanno precipitato l’umanità l’unica cosa che sembra animare la politica e la società del Belpaese sono le lotterie, gli scongiuri, le chiacchere rassicuranti, le dichiarazioni di fede nel sistema . In realtà non ci vuole molto per capire che questo immobilismo, questa assenza di moto è il portato da un lato della perdita delle speranze e dall’altro della decomposizione delle precedenti forme di rappresentanza politica, oggi come oggi le vicende della politica son ridotte a questioni di singoli personaggi, a interessi di gruppi e accordi fra privati.

Se la crisi colpirà duro il nostro sistema, e questo è possibile, proprio l’immobilismo che genera la paralisi nella quale i nostri ricchi conservano il loro potere accentuerà gli effetti del disastro. Forse una società dinamica come quella anglo-sassone troverà una via per uscire da questo disastro, la nostra sembra destinata a subirlo per intero come una peste manzoniana. Come al solito coloro che sono tacciati di pessimismo sono coloro che con distaccato sguardo osservano il disastro e le sue cifre, e coloro che vengono zittiti sono quanti si rendono conto della precarietà della loro vita in questo momento; sembra di rivedere, aggiornata al 2009, la triste pagina del “dagli all’untore” del nostro tragico seicento. L’inghilterra è una terra lontana, da qui sembra addirittura collocata sulla Luna.

IANA per FuturoIeri




17 marzo 2009

Nota Inglese: Belpaese, ove sono i tuoi eroi?

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Nota Inglese: Belpaese, ove sono i tuoi eroi?

Cosa può spingere le genti di una realtà grande e difficile come questa penisola abitata da genti così diverse a vivere senza un minimo di slanci ideali, di tensioni civili. Il Belpaese, a parte alcune minoranze, è sfinito, invecchiato, impoverito, impaurito. Dove sono gli eroi del Belpaese, eppure nel passato recente come remoto, e financo remotissimo abbiamo avuto gente degnissima che ha saputo far cose mirabili o il coraggio di rischiare o la volontà di morire per le proprie idee. Cosa è successo in questi tempi di Seconda Repubblica, dove son finite le diverse genti d’Italia? Capita andando per i paesi stranieri di osservare monumenti ed opere in memoria di personaggi illustri o che ricordano grandi eventi del passato. Mi è capitato ad esempio di osservare in quel di Londra un monumento ai pompieri che hanno operato sotto i bombardamenti nazisti e fascisti della Seconda Guerra Mondiale; un’ opera posta fra il grande museo Tate e la cattedrale. Quello che lì è ovvio come discorso condiviso sulla storia e la memoria del Regno Unito in Italia sarebbe credenza di parte. Non abbiamo nel Belpaese alcuna forma di unità intorno al nostro passato, tutto è oggetto del discorso di parte, di messa in discussione, o peggio d’indifferenza o di derisione. Nulla è creduto perché nulla è credibile, i partiti politici della Prima Repubblica hanno operato quella che è stata un’ appropriazione più o meno lecita da parte del discorso politico della storia di tutti: c’era la storia dei fascisti e degli antifascisti, dei comunisti e dei democristiani, c’erano gli anglofili e i filo-comunisti, quelli che amavano la Resistenza e quelli che la disprezzavano, i nostalgici del fascismo e i devoti della Nazione Statunitense. Tanti discorsi e nessuna reale identità collettiva. Questa inesistenza di un passato condiviso e comune si spalma su tutto ciò che è Belpaese. Alle volte mi vien da pensare che non sia possibile parlare di identità italiana, ma di culture molteplici, di cose diversissime che sono state accostate con la forza e sulla spinta della decomposizione dei regimi di antico regime che dominavano gli italiani prima della nascita dello Stato Unitario. La lezione che viene dai popoli del Nord, Inghilterra in testa, è che senza unità di valori e d’identità non c’è forza militare e quindi forza in quanto il mondo umano e il pianeta azzurro sono luoghi di conflitto e di violenza. Gli italiani sono votati ad essere le vittime di qualunque violenza organizzata che è in grado d’esercitare una forza di qualsiasi tipo contro di noi. La violenza organizzata può essere ideologica, culturale, finanziaria, diplomatica, militare, politica e perfino terroristica nelle sue diverse manifestazioni. Questi anni di crisi regaleranno alle nostre genti l’evidenza di un fallimento integrale che non è solo politico ma anche antropologico e sociale. L’italiano, il Mario Rossi di turno, è solo contro tutti e contro tutto, lontano da Dio e dagli uomini; proprio come nelle peggiori stagioni che hanno preceduto il collasso e la distruzione delle tante civiltà che hanno avuto luogo in questo stivale. L’Italia o è ciò che deve essere ora, oppure semplicemente non sarà.

IANA per FuturoIeri




11 marzo 2009

LE LISTE CIVICHE DI BEPPE GRILLO E GLI AFFINI

Abbiamo preso parte Domenica scorsa, l’8 marzo, alla sessione mattutina del I incontro nazionale delle Liste Civiche a 5 stelle promosse da Beppe Grillo. Diamo conto delle impressioni ricevute dal clima e dagli interventi ascoltati.
Intanto una nota numerica, il Saschall, ex Teatro Tenda, di Firenze era pieno come un uovo. Dentro verosimilmente c'erano stipate circa tremila persone, fuori qualche centinaio ascoltavano da un altoparlante.
Ha introdotto Beppe presentando la "Carta di Firenze", dodici punti elaborati dai Meetup di tutta Italia in questi mesi. Ha incentrato il suo intervento sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ridotto potere decisionale delle assemblee elette a scapito degli esecutivi, tanto a livello nazionale che europeo. Di contro la speranza in un recupero di ruolo e forza per incidere veramente nelle dinamiche istituzionali non può che ripartire dal primo Ente a contatto con la comunità, ovvero i Municipi. Ecco perché tutti gli sforzi delle persone di buona volontà, animate dalla voglia di adoperarsi per cambiare registro, devono partire da lì, a cominciare dalle prossime elezioni amministrative di giugno. Eleggere cittadini che sappiano essere come la pulce di Trilussa, capace di ingrippare il meccanismo invalso.
Notevoli poi, per spessore e capacità di analisi, gli interventi di Maurizio Pallante (Movimento Decrescita Felice) sui Comuni e gli sprechi, quello dei Dott. Miserotti, Bolognini (di Pistoia) e Gentilini su salute-alimenti-inceneritori, di Marco Travaglio sulla legalità nelle Pubbliche Amministrazioni, del Prof. Petrella sugli acquedotti comunali, di Matteo Incerti su ecologia e riciclo, etc etc.
Insomma una tale quantità e qualità di idee, proposte, modelli da far sembrare quel teatro un'oasi rigogliosa nel deserto della politica italiana.
Una considerazione finale: ma molto di quello che abbiamo sentito ( e che ognuno può leggere su
www.beppegrillo.it/listeciviche ) non è stato anche patrimonio delle Liste Verdi sin dalla metà degli anni ottanta? E oggi invece cosa fanno, dove sono finite? Chiunque sia sufficientemente disintossicato dalla politica con la "p" minuscola immaginerebbe che Liste Civiche e Verdi debbano convergere gli sforzi per combattere assieme le medesime battaglie... a Firenze come a Bologna a Torino e ovunque in Italia. E' così o la partitocrazia peggiore, quella che divide o blandisce, ha contagiato proprio tutti, incupendo anche il sole che un tempo rideva?

Inveterati ottimisti continuiamo a sperare che la Politica riprenda la "P" maiuscola, anche grazie all'unione di intenti fra simili, a partire dai Verdi, dall’Italia dei Valori e dalle Liste Grillo!

 

Associazione FUTURO IERI – http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




3 marzo 2009

Note minime su un Belpaese falso

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Note minime su un Belpaese falso

Cosa può spingere degli umani ha riscoprire i valori della dignità umana e della solidarietà in tempi come questi dove il culto del Dio-denaro ormai logoro e screditato batte con forza i suoi colpi come se fosse in preda alla paura. La Grande Crisi che sta prendendo forma da un lato spiazza l’antica sinistra italiana che crede di vivere ancora nel maggio del 1945, dall’altro brucia le illusioni di un mondo finto ossia quello liberal-democratico che nel Belpaese è sempre stato solo ed esclusivamente la difesa di privilegi para-feudali e dell’interese privatissimo e particolare minoranze di ricchissimi. Si è fatta l’audacissima mascherata di chiamar liberali quei concreti privilegi di gruppi e corporazioni che prima erano protetti dalle leggi fasciste e dopo dai governi democristiani. In particolare è stupefacente che il Belpaese abbia avuto maggioranze bulgare di liberali e poi non abbia dissolto nessuno degli ordini professionali. Nella concezione liberale una realtà che decide chi lavora in una professione liberale e chi no è una cosa insensata e pazza. Nel modello liberale il singolo è portatore di diritti e solo il singolo deve poter realizzare le sue aspirazioni alla felicità e al lavoro. Ma è inutile farsi il sangue amaro, il mondo di prima è morto; anche il mito del singolo e del libero mercato è caduto sotto la falce di questa crisi. C’è un mistero però ed è quello del Belpaese. Forse in segreto una rabbia violenta sta covando nella penisola, un vero e proprio odio che è la reazione autentica di tre decenni di chiacchere, travestimenti, pietose finzioni. Di fatto la maggior parte della gente del Belpaese per decenni ha cercato di rifiutare il contatto con la realtà affidandosi alle immagini della televisione, agli spettacoli televisivi, alle chiacchere dei politicanti nostrani. Nella maggior parte dei casi non è andata oltre l’immagine rassicurante che veniva loro data dalla televisione e dai quotidiani locali, non ha capito quando è andata all’estero, non ha udito voci dissenzienti a casa propria, non ha visto le differenze che emergevano nel mondo. Le genti d’Italia per massima parte si sono impegnate in una grande fuga dalla realtà, hanno voluto credere alle balle perché erano le balle che volevano sentir dire e che volevano ripetere. Ad una serie di balle e di vecchie mascherate si sostituisce freneticamente, come in un gioco di prestigio circense, una serie nuova di illusioni e allucinazioni. Adesso la crisi mette a nudo le illusioni dei molti, cadono le maschere e volano via le facce, improvvisamente privilegi per lungo tempo taciuti o fintamente ignorati delle minoranze al potere divengono dolori brucianti, il Beppe Grillo Nazionale diventa una variabile politica, milioni d’italiani cominciano ad affermare di viver male e vogliono pure le ronde. Cadono le maschere e finalmente vedremo il vero volto delle nostre genti e di questa Seconda Repubblica. Mi sento di dire che stavolta quale che sia il risultato di questo smascheramento esso deve essere dalla gente onesta e di buoni sentimenti accettato per quel che è. Troppo a lungo il Belpaese si è raccontato balle colossali sul suo passato, troppo spesso si è allucinato credendo a racconti pazzi e distorti sull’influenza italiana nel mondo, troppe volte si è voluto ingannare su ciò che le genti d’Italia sono e su cosa gli altri pensano di noi.

Accettare la verità che viene dalla crisi, fare opera d’umiltà, avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Chiamare la miseria col nome di miseria, la guerra, guerra, il fanatismo per l’appunto fanatismo. E se questo è un popolo in guerra nel lontano Afganistam, caduto in miseria per via della crisi e pieno di fanatici religiosi, ignorante e arretrato rispetto all’Europa del Nord ed estraneo alla Democrazia occorre con molta semplicità affermarlo, accettarlo e dalle parole autentiche trarre atti politici adeguati.

IANA per FuturoIeri




3 marzo 2009

Questa mi mancava

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Questa mi mancava

Mi è capitato di leggere in questi giorni di febbraio l’elogio del defunto regista Pietrangeli morto nel lontano 1968, ossia tanto tempo fa. L’ articolo in questione era stato pubblicato dal Corriere della Sera il 25 febbraio 2009.

Fra coloro che lo ricordavano nell’articolo c’era il di lui figlio che altri non è che il celebre cantautore degli anni settanta Paolo Pietrangeli. Questo cantautore, e  regista, nelle sue canzoni raccontava, non senza una certa arte, le lotte della povera gente, le persecuzioni della polizia contro coloro che protestavano, l’attesa di tanti operai poveri per una vita migliore, l’arroganza criminale delle minoranze al potere. In gioventù avevo scoperto che il cantautore era il regista di quello che fu per molti anni il Maurizio Costanzo Show. Quello fu negli anni ottanta lo spettacolo di punta delle televisioni berlusconiane, allora avevo avuto qualche sospetto antropologico, adesso questa piccola scoperta di questo cantore della rabbia popolare proveniente dalle fila della buona borghesia, come Fabrizio De Andrè del resto, mi fa approfondire i limiti della sinistra nostrana. Io mi sono chiesto: ma questo era o non era il tale che ha inciso una canzone dal titolo ”Mio caro padrone domani ti sparo”. E da dove veniva: dalla borghesia italiana!

L’Italia non ha avuto il peggior partito Socialista D’Europa con buona pace di quel Giorgio Gaber che da buon artista italiano era limitato per le cose della politica, ma al contario ha avuto una sinistra, anche generosa di sentimenti e buoni propositi, che troppo spesso si è sempre divisa fra cinici amministratori e amorali politicanti che “si lavoravano” masse di creduloni trascinate da imbonitori, da sofisti e da visionari. Una sinistra capace di vedere nell’imbonitore alto borghese il profeta e il cantore del disagio dei molti, di allucinarsi con le canzoni di De Andrè. Socialità e solidarismo finto e pecoreccio per i molti, diritti di copyright e quattrini e carriere per i cantori della protesta e dell’esclusione sociale. Magari tutto questo far carriera era il progetto segreto da coltivare in altri tempi e con altre situazioni, e con la discrezione che è necessaria. Il craxismo è stato anche un male ed è, secondo giustizia, associato dai più al malaffare. La cosa non la discuto; dico però che esso si è concretizzato in questo modo perché le alternative erano: allucinate, impossibili, da cartoni animati, da favole per bambine, finte che più finte non si può. La mancanza di un mondo politico possibile e alternativo al decisionismo e alla corruttela ha favorito una degenerazione che qui ha preso forme più gravi che non altrove. Anche perché negli altri paesi Europei di solito o il giudice non può indagare, o non vuole. Altrove il conflitto fra i tre grandi poteri si ferma davanti alla possibilità di rompere il giocattolo bello dello Stato. Personalmente fra tutte le categorie di profeti politici preferisco i visionari, almeno cercano d’uscire a modo loro da una condizione di minorità e da un corpo sociale ora decomposto ora eccessivamente malvagio. L’Utopia ha una grandissima dignità politica, e anche l’essere visionari in tempi di culto del Dio-denaro. Allucinarsi e vedere nei venditori di belle parole ed emozioni, e perdipiù sedicenti di sinistra, qualcosa che va oltre il necesssario diritto/dovere dell’artista di cavar denaro dal suo pubblico non vuol dire rincretinirsi, vuol dire fuggire dalla realtà, anche quella sociale. Il virus della fuga da ciò che è reale è così forte nel Belpaese e le genti così ben disposte a prenderselo che c’è stato posto perfino per la carriera di Pietrangeli figlio. Forse è bene far il funerale a tutto ciò che è stato, un dì remoto, sinistra e, spartire fra i degni eredi quel poco di buono e di civile che ha lasciato in soffitta. E' bene far questo  prima che i venditori di cianfrusaglie svuotino soffitta e cantina e svendano il tutto un tanto al chilo sulla pubblica piazza.

IANA per FuturoIeri



sfoglia     febbraio        aprile
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email