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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


27 febbraio 2009

TALE RENZI DA FIRENZE...

C’è un ragazzo, tale Renzi (ex parecchie cose: Margherita/Ppi/Dc), che a Firenze sta sgomitando per farsi notare. Con appoggi rilevanti ha vinto le recenti primarie del Pd a candidato sindaco, alcuni mass media vanno occupandosi di lui, forse è il caso di conoscerlo meglio. Per questo abbiamo rintracciato alcune notizie su di lui pubblicate negli ultimi anni.

 

 

“Alcuni giorni fa il presidente margheritino Matteo Renzi ha inviato tramite la sua casella di posta elettronica della Provincia di Firenze una mail a migliaia di destinatari in cui si parlava dei congressi della Margherita e del futuro Partito Democratico oltre alle primarie per la candidatura ulivista a sindaco di Rignano sull’Arno (dove peraltro è impegnato suo padre). Abbiamo per questo presentato un’interrogazione per avere spiegazioni circa il comportamento tenuto dal presidente Renzi, per sapere se, a prescindere da quanto già accaduto, ritenga corretto l’uso personalistico di strumenti istituzionali, quali la mail della Presidenza della Provincia, che dovrebbero invece servire esclusivamente per attività legate alla vita istituzionale dell’Ente che Renzi si trova a presiedere”. Questo quanto dichiarato dai Consiglieri Provinciali di Alleanza Nazionale Guido Sensi, Nicola Nascosti e Piergiuseppe Massai nell'interrogazione presentata. (13/02/2007)

 

Il consigliere dei Verdi Luca Ragazzo critica duramente “la non risposta” del presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi - esponente della Margherita - all’interrogazione discussa Lunedì scorso durante il Consiglio.
L’interrogazione del capogruppo dei Verdi riguardava l’ampia discrezionalità del presidente sulla concessione dei contributi: “Dalla fine dell’anno scorso - dichiara Ragazzo - Renzi può scavalcare la Giunta comunicando semplicemente al capo di gabinetto le proprie scelte in ordine ai contributi economici, un precedente pericoloso nella storia della Provincia. Agli altri assessori è negato un procedimento del genere. Inoltre, ad aggravare la procedura, si rileva che l’attuale capo di gabinetto è stato fino a poco tempo fa il suo segretario personale”.
“La risposta del presidente Renzi è stata elusiva e si è addirittura lamentato della maggiore autonomia che gli altri assessori hanno nei suoi confronti, forse ammettendo il suo poco carisma nei confronti della Giunta - commenta il consigliere dei Verdi”.
“Data la ‘non risposta’ del presidente - conclude Ragazzo - abbiamo chiesto il parere al Segretario Generale della Provincia sulla legittimità dell’atto. Dobbiamo riportare la politica ad un metodo trasparente e democratico, non personalistico o autoreferenziale, come invece è lo stile dell’attuale presidente. Inoltre è bene che Renzi smetta di giocare con le Istituzioni e con i soldi pubblici, è bene che inizi a confrontarsi e non a nascondersi dietro le sue prerogative, che spesso nelle sue mani diventano veri e propri privilegi”. (14/02/2007)

 

Sei giorni in America, dal 21 al 27 ottobre scorso, per il presidente Matteo Renzi (La Margherita / Pd) e una delegazione della Provincia di Firenze: questa la ‘missione’ organizzata per avviare contatti su moda e turismo.
“Dall’analisi dettagliata della determina riguardante il viaggio di Renzi e della delegazione negli Usa - dichiara Massimo Lensi di Forza Italia -, si è appurato che il costo complessivo della ‘missione’ è ammontato a ben 34.000 euro (quasi 70 milioni delle vecchie lire). Nella risposta ad una domanda d’attualità di Forza Italia in cui veniva chiesto di venire a conoscenza del costo complessivo del viaggio, il presidente Renzi aveva risposto una settimana fa, riferendosi soltanto al costo di pernottamento pari a 2.000 euro. Per quale motivo - si chiede l'esponente del centrodestra -, è stata celata la cifra complessiva nella risposta di Renzi? Guardando inoltre alla composizione della delegazione, composta addirittura da 5 persone, spuntano due nomi dello staff personale del presidente.
Ci pare incomprensibile – continua il consigliere – che su una cifra pubblica si sia cercato di minimizzare la spesa celando la cifra complessiva e rendendo note solo le spese relative al pernottamento. Mentre si parla di aumentare le tasse ai cittadini, il presidente Renzi organizza girate in America. Per Renzi – conclude l'esponente di Fi – i soldi spesi per la ‘missione’ americana porteranno a grandi risultati, per noi sono più semplicemente soldi pubblici sprecati”. (18/02/2007)

 

Al Presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi, che gli faceva affettuosamente cenno di accomodarsi sulla sua poltrona per la firma di alcuni documenti, il Senatore a vita Giulio Andreotti ha risposto con una delle sue celebri battute: “Posso darle un consiglio? Non ceda mai la sua poltrona, nemmeno in affitto”. E’ iniziata così la visita a Palazzo Medici Riccardi di Andreotti, giunto a Firenze per presiedere il convegno “Le Autonomie Locali in Toscana. Comune, Provincia, Regione: Le idee dei geni fiorentini”. All’iniziativa hanno partecipato anche il Sindaco di Firenze e Presidente dell’ANCI Leonardo Domenici, ed un parterre di ottuagenari fra i quali il Presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze Edoardo Speranza, il Pro Rettore dell’Università di Firenze, Sandro Rogari, Pier Luigi Ballini dell’Università degli Studi di Firenze, Giulio Conticelli dell’Università degli Studi di Firenze. “Era il 1937 – ha ricordato Giulio Andreotti – quando per la prima volta partecipai ad un convegno a Firenze”. Questo Convegno fa parte delle iniziative previste dal Comitato Nazionale «Le Autonomie Locali nella Repubblica», promosso dalla Fondazione Alcide De Gasperi e presieduto dal Senatore Giulio Andreotti, che è stato costituito con decreto del 27 aprile 2006 del Ministro per i Beni e le Attività Culturali. (19/05/2008)

 

“La squadra di calcio della Fiorentina, da quando ha conquistato la scena internazionale accedendo alla Champions League e diventando squadra di alto livello, è diventata una vetrina niente male per i politici fiorentini “dell’apparire a tutti i costi” – fanno notare il capogruppo dei Verdi in Provincia, Luca Ragazzo ed i portavoce provinciali dei Verdi, Annalisa Pratesi e Tommaso Grassi – Certamente il Presidente Renzi non ha potuto sottrarsi alla possibilità di farsi un po’ di campagna elettorale personale in vista della scadenza elettorale del 2009”.
“Durante l’estate abbiamo assistito alla prima mossa sospetta: sui cartelloni pubblicitari, davanti ai quali sono stati intervistati i giocatori della Fiorentina in ritiro a San Piero a Sieve, è apparso il logo della Provincia di Firenze – ricordano gli esponenti del Sole che ride  – Per questo i Verdi hanno presentato una interrogazione per chiedere in virtù di quale accordo sui cartelloni pubblicitari è presente il logo della Provincia e se questo abbia comportato un costo per la collettività”.
“Nel mese di agosto sulla stampa locale è apparsa la notizia dell’acquisto da parte della Provincia di 80 mila euro di spazi pubblicitari all’Artemio Franchi per le partite di campionato di Serie A per trasmettere alcuni video sui corsi di avviamento al lavoro, sulle iniziative culturali e sugli appuntamenti di vario genere sul territorio - annunciano i Verdi -. La trattativa prevede il pagamento di circa 4mila euro alla società dei Della Valle per ogni partita in casa, che Renzi ha già annunciato derivare dagli stanziamenti che l’ente ha già comunque accantonato per spese di pubblicità. La trattativa si è conclusa  con un atto di Giunta Deliberazione di Giunta n° 189 del 2008”.
“Ebbene non ci sarebbe stato nessun problema a discutere in aula dell’opportunità politica di sponsorizzare la squadra della città attraverso l’acquisto degli spazi pubblicitari ma non possiamo condividere l’operato di Renzi nei confronti della società e nutriamo forti dubbi sulle modalità seguite da Florence Multimedia, società su cui abbiamo già espresso opinioni in passato, e che è divenuta apparato ad esclusivo servizio della comunicazione del Presidente Renzi – dichiarano  Ragazzo, Grassi e Pratesi – Con l’interrogazione presentata chiediamo se l’accordo con la Fiorentina è classificabile come sponsorizzazione economica concessa a terzi, quali sono i dettagli dell’accordo e la procedura con cui si è proceduto a definirlo con la società calcistica e se l’accordo si è o si intende sottoporlo al parere di certificazione della spesa da parte della Corte dei Conti”.
“La trasparenza della politica e dell’amministrazione di Renzi per l’ennesima volta è stata compromessa da un atteggiamento che,  in questo caso specialmente, pur di apparire e di accattivarsi i tifosi della Fiorentina abusa dei fondi economici della Provincia – concludono Ragazzo, Grassi e Pratesi  – Ribadiamo che non avemmo avuto problemi a discuterne apertamente in Consiglio, e speriamo sinceramente che nei video proiettati non vi sia l’immagine del Presidente Renzi, perché visto il vantaggio elettorale che ne potrebbe trarre in vista delle elezioni del 2009, si può configurare come abuso della propria posizione”. (06/10/2008)

 

Roma, (Apcom) - Complimenti dal ministro Pdl Gianfranco Rotondi a Matteo Renzi, vincitore delle primarie a Firenze per il candidato sindaco di centrosinistra. "Gira e rigira - dice Rotondi- vince sempre la Dc. Occhio al ragazzo che non si ferma a Firenze: altro che le velleità di Soru...". (16/02/2009)




24 febbraio 2009

Chi siamo, chi saremo?

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Chi siamo, chi saremo?

Se le sciagurate genti del Belpaese avessero due lire di dignità umana avrebbero da tempo tempestato i loro politici di critiche e sollecitazioni ai confini della violenza per chiedere lumi su cosa intendono fare delle nostre genti. I processi di globalizzazione, una violenta colonizzazione Statunitense mascherata rozzamente e malamente da arrivo della civiltà nelle terre dei selvaggi, disgregano quello che l’unico collante che tiene assieme le difformi genti d’Italia: ossia la cultura e la memoria del proprio passato remoto. Mentre scrivo si fa un gran farneticare sui giornali sui figli degli extracomunitari e sul fatto che in prospettiva le comunità straniere nel Belpaese saranno sempre più numerose. Il seguito è facile da capire queste genti diverse vorranno riconosciuta la loro diversità, chiederanno di far parte delle caste al potere, i loro figli vorranno essere non solo lavavetri e muratori ma anche notai, avvocati, dirigenti, deputati e senatori e forse ministri. Un paese indebolito dalla globalizzazione, disgregato nella stabilità della famiglia dalla miseria e da modelli televisivi di finte dive con figlio e senza marito, privo di una solida civiltà, frantumato in tante fazioni politiche e sociali rissose e contrapposte si avvia alla disgregazione e alla morte. E’ certissimo che dietro i troppi deliranti e patetici proclami della politica nostrana c’è un vero, anche se inconscio, desiderio di morte. Si brama nell’intimo dei pochi che economicamente e politicamente ci governano la distruzione delle basi civili e culturali delle genti del Belpaese, la disgregazione dei popoli italiani della penisola in fazioni e in plebi pronte a servire il più osceno dei padroni in cambio di una mancia. L’odio di tutti contro tutti, la disperazione sociale e la paura del diverso e dello straniero favorisce i pochi ricchi e i loro disegni di dominio sui molti che sono poveri. Ecco allora che all’allarme per lo straniero delinquente s’aggiunge quella dello straniero in quanto tale, si presume che l’uomo onesto debba aver paura perfino dei figli piccoli di costui. Se gli stranieri sono così temuti è solo perché nel Belpaese si è persa la capacità di pensare le nostre genti come popolo, come civiltà e come cultura. Non bastano certo i miracoli a dare ai molti il senso di essere qualcosa tutti assieme. Le comunità straniere sono spesso più forti di tutta una città italiana, quando sono comunità e non disperati che vivono in un ghetto, perché sanno chi sono, cosa vogliono e dove andare. I disordini milanesi di qualche tempo fa con la comunità cinese hanno dimostrato al mondo che una comunità coesa può imporre il suo punto di vista e diventare un soggetto politico in grado di segnare il destino di una delle nostre metropoli. Noi no. C’è differenza fra  chi sostiene sia pur fra mille difficoltà le ragioni di una cultura e di una civiltà e chi al contrario ha per capi e dominatori soggetti estranei alla propria civiltà desiderosi di spezzare e dividere la Nazione per trarre un miserabile profitto assolutamente personale. L’Italia non sarà se non comprenderà le sue ragioni d’essere come civiltà. La crisi ha rivelato al mondo la malvagità, le frodi e i troppi inganni che erano l’essenza intima degli imperi Inglese e Statunitense, adesso che i dominatori e i vincitori di ieri sono in disgrazia è tempo di capire che esite una Nazione Italiana e far valere la nostra diversità nelle sedi opportune. L’alternativa è quella tracciata inconsapevolmente dai tirannucci domestici di oggi: la morte della nostra civiltà e cultura e la disgregazione delle diverse genti del Belpaese.

IANA per FuturoIeri




24 febbraio 2009

Primarie ed elettori: gioie e dolori

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Primarie ed elettori: gioie e dolori

Da tempo sono abituato ai finti drammi della politica nostrana, al diluvio di chiacchere, alle scemenze su cose strane e pazze ripetute decine di volte tanto per far qualcosa e distrarre gli elettori. Stavolta in casa della fu opposizione la musica è cambiata con l’elezione di Matteo Renzi, gli elettori del fu Partito Comunista sono stati implacabili: cambiate mestiere!. Si è preferito un conservatore, un cattolico ai vecchi arnesi che avevano iniziato la carriera troppi anni or sono e che oggi canuti e logorati son stati congedati con quello schiaffo potente che si chiama primarie. Chi scrive è sempre stato ostile alle primarie e ha sempre visto la cosa come un grottesco e fantozziano imitare la civiltà Statunitense, che è diversissima dalla nostra. Un tafazzismo, un volersi far del male, un volersi torturare è a mio avviso la vera natura di questa cosa nata male e inseminata dalle fantasie di trans-comunisti passati dalla mattina alla sera dalla devozione per Mosca a quella per New York. E’ successo quello che succede dovunque si tengano le primarie chi mette assieme più soldi, pubblicità, potenza nel promuovere la sua immagine vince. Il più americano è il più forte, il consenso è stregato dai metodi della pubblicità. La patetica processione ai piedi del vincitore il giorno dopo l’evidenza della sua vittoria rivela quanto smisurata sia la distanza fra l’originale delle primarie statunitensi e questa cosa falsa e rozza gabellata ai più come cosa degna. Inoltre subito dopo la proclamazione dei risultati dello scrutinio, e la cosa inutile dirlo mi provoca un piacere intenso, sia i Verdi nella persona di Gianni Varrasi sia l’UDC nella persona di Razzanelli hanno sottolineato come la vittoria del Renzi sia data dalla magia bellissima di 3.500 voti di elettori del centrodestra che dalla mattina alla sera han sottoscritto di votare il PD partecipando alla consultazione. Mi scappa da ridere!. Si son acconciati, i devotissimi elettori del cavalier Berlusconi a presentarsi alle primarie altrui per votare il nostro. Se conosco qualcosa del Mario Rossi che vota per Berlusconi e per la PDL questo qualcosa mi dice che la stima nei confronti del Berlusconi non è solo devozione ma un vero e proprio “culto”: gli elettori di Berlusconi in un certo senso lo amano e hanno fede nel Presidente del Consiglio, è certissimo quindi che quei voti torneranno da dove son venuti al momento vero della consultazione elettorale. Come interpretare le vicende politiche nazionali e fiorentine? Mi è venuto in mente questo: essere democratici, onesti, giusti è cosa percepita dall’elettorato come debolezza; anzi è una ferita aperta perché l’avversario politico potrebbe infiltrare il partito ostile e usare i legittimi strumenti democratici per disgregare con gente prezzolata la linea politica dei suoi nemici. Le primarie non salveranno la poca democrazia che è rimasta in Italia, nella migliore delle ipotesi saranno l’ennesima tragica mascherata per fuggire dalla realtà e per fingere di non capire che le diverse genti del Belpaese, da decenni offese da una corruzione e degenerazione politica oscena, si sono da tempo allontanate da questa Repubblica e dai suoi vuoti rituali. Aggiungere un rito falso e rozzamente copiato ai troppi già presenti nella Penisola può solo aggravare la situazione.

IANA per FuturoIeri




20 febbraio 2009

Al gentile lettore

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Al gentile lettore

Voglio finir qui questa serie di riflessioni sulla morte di Dio, Patria e famiglia, facendo l’auspicio di ritornarci su in un secondo momento. Sono stanco e provato e questo blog in parte riflette il mio stato d’animo. Molte cose nel Belpaese hanno preso la forma del corrotto, del deforme, del cadaverico; ciò che era certo e che è stato creduto oggi sembra parte di discorsi farneticanti, di esternazioni da vecchi tromboni,  flussi di parole degni di retori da strapazzo. Al deforme del mutamento verso l’egoismo sociale e politico s’aggiunge la decomposizione portata dall’ipocrisia e dalla doppiezza. Deformità e iniquità sono ormai moneta comune nella vita civile e politica. La Prima Repubblica è finita, la Seconda raccoglie tutto il peggio della precedente e si candida a far star peggio di prima le genti del Belpaese aiutata in questa dal colossale debito pubblico e da classi sociali egemoni sedicenti dirigenti che considerano le genti del Belpaese e lo Stato Italiano dei beni da sottoporre a sacco e a scempio. Dio è morto perché ciò che era onorevole e sacro fino a pochi anni fa è disprezzato o ritenuto spazzatura, perché la fede è o uno spettacolo per gonzi, o un sacco d’ossa da tirare in faccia ad altri che sono diversi, e perché in fin dei conti chi è che si ricorda più dei dieci comadamenti in tempi di Repubblica Italiana. Poi l’unico vero Dio delle nostre genti è l’adorazione del denaro perché il denaro è potere sulle cose e sulle moltitudini di umani pronte a vendersi al miglior offerente. La Patria è un capitolo ancor più tragico, due guerre mondiali disastrose e l’alleanza obbligata con i vincitori di ieri hanno ridotto a poca cosa il prestigio delle nostre armi, e del resto potrebbe non essere necessariamente una cosa negativa se gli esseri umani fossero quello che dicono di essere e in verità non lo sono. In un mondo umano segnanto dal conflitto e dall’uso sistematico di ogni tipologia di violenza e di aggressione organizzata è difficile dire che si può far a meno di forze organizzate e di quel minimo di unità politica e psicologica che aiuta a difendersi o a portare l’offesa ai nemici. Purtroppo questa Patria italiana è l’eterna incompiuta, il motivo è chiaro: una Patria seria e aspra metterebbe in discussione i privilegi delle classi egemoni, delle caste al potere, dei troppi che vivono d’espedienti o di politica clientelare.    Una Nazione seria potrebbe nascere solo da un periodo di severe epurazioni e da una cospicua resa dei conti, da un tracollo dei privilegi acquisiti. La Patria io la leggo contrapposta al privilegio dei pochi, elemento di unità contro l’egoismo civile e sociale oggi dominante presso tutti i ceti, oggi la Patria degli italiani più che un’utopia è un’amara ironia. La famiglia è l’altro dramma, sulla famiglia, e secondariamente sulla scuola, si è scaricato addirittura l’impossibile. La famiglia italiana deve farsi carico di ogni diosgrazia, di ogni turbamento sociale ed economico, deve essere lei a seconda dei casi centro d’assistenza, ufficio di collocamento, ammortizzatore sociale, luogo di formazione civile e culturale e anche assicurare vitto e alloggio ai figli. Senza politiche di sostegno alla famiglia questo può riguardare solo una minoranza di famiglie italiane. In realtà colpita dalla povertà crescente e da modelli scellerati e pazzi di famiglia nomofamiliare indotti dalla pubblicità e dalle divette di turno la famiglia italiana è colpita al cuore. È aggredita nel suo senso più profondo, nel suo essere centro d’unione spirituale, affettiva e civile per le sfortunate genti del Belpaese. Da questo deduco che il mondo di prima è morto, l’Italia di Dio, Patria e Famiglia è un cadavere che aspetta la sepoltura; le genti del Belpaese vanno verso un qualcosa che con difficoltà prenderà forma dopo questa crisi economica d’inizio millennio. Cosa sia non lo so. Aspetto da tempo la fine di questo percorso tragico ma non serio, di queste tragiche mascherate, di queste carnevalate di questo fingere di vivere in un altro tempo con altre regole. Non so come sarà il futuro, ma l’aspetto. Vivere in una finzione come questa, in un mondo umano e italiano che nega se stesso perché non vuol far i conti con i suoi pesantissimi fallimenti morali e civili, con le sue sporche eredità, con i suoi silenzi è un continuo soffrire. Sia l’Italia che può essere, oppure non sia e cessi questa tragica finzione, questo dolore.

IANA per FuturoIeri




19 febbraio 2009

Dove sei Italia gentile?

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Dove sei Italia gentile?

Ho perduto di vista da anni il meglio del Belpaese. Il senso dell’osceno e del deforme e del criminogeno mi sembra tale da essere respirabile ad ogni angolo di strada di questa penisola ormai da diversi anni. Mi chiedo cosa sia successo, perché alla fine ciò che è il peggio dal punto di vista psicologico e ciò che è deforme in archittetura hanno vinto e si è costruito un presente a sua immagine e somiglianza. Forse ha ragione il celebre giornalista Marco Travaglio: questa è davvero una Seconda Repubblica, una cosa nuova, per certi aspetti inedita, qualcosa che è emerso dalle oscurità dopo che le diverse genti del Belpaese han dovuto assistere al crollo indecente dei partiti della Prima Repubblica sommersi dalle inchieste sulle malversazioni e sulle tangenti al tempo di Mani Pulite. Solo che la Seconda Repubblica appare qualcosa di malfatto, qualcosa d’incertissimo. Una cosa strana nel suo darsi e in continuità con il peggio della precedente: non è più la vecchia Repubblica vilipesa e screditata e non è neanche un nuovo inizio, oggi questo strano sistema deve traghettare le nostre sfortunate genti attraverso un periodo difficile di guerre e di crisi. Per certo le recenti primarie di Firenze confermano che si sta manifestando una trasformazione epocale nel campo della fu sinistra e del fu partito comunista italiano. La vittoria di Renzi il candidato più spostato su posizioni conservatrici e di chiara ispirazione cattolica rivela che ormai ci avviamo ad avere due grandi partiti di destra: la PDL e il PD. I pariti minori, le liste civiche, le organizzazioni dei puri e belli di spirito rischieranno di diventare dei soggetti politici irrilevanti se non elementi decorativi del sistema elettorale e politico. La trasmutazione del Belpaese verso una copia minuscola e deforme del peggio degli Stati Uniti pare procedere a grande velocità. Della civiltà statunitense ci manca però tutto: i valori, la concezione della Nazione come Seconda Israele per i colonizzatori benetti da Dio, la capacità di rischiare nel bene e nel male, lo spirito del pionere, il coraggio dei suoi soldati e dei suoi cittadini, la volontà di potenza, l’alta opinione presso tutti delle libertà civili e della Costituzione. Conosco questo comportamento italico, esso è una brutta costante delle genti del Belpaese: è lo scimmiottare grottescamente e rozzamente i costumi dei padroni del momento. Al tempo del dominio spagnolo in Italia, il Manzoni stesso lo ricorda, i nostri piccoli despoti al soldo e al servizio degli stranieri parlavano il castigliano, la lingua degli occupanti. Si tratta del solito travestimento, è un po’ come la pecora che si mette il mascherone del leone per intimotire il lupo, poi al momento del dunque al posto del ruggito esce dalla maschera un belato che rivela il trucco. Posso avere questa fiducia: l’Italia rivelerà ciò che è nel bene come nel male, a Firenze come altrove, quando sarà forzata ad disfarsi delle troppe maschere trasformistiche che indossa a seconda delle occasioni e a rivelare a sé stessa e agli altri se è una pecora travestita da leone o al contrario un leone che per troppo tempo ha fatto finta d’esser pecora e ha pure iniziato a brucar l’erba e a seguir il cane pastore. Aspetto di vedere la reazione al momento del dunque: la tosatura della bestia.

IANA per FuturoIeri




18 febbraio 2009

Due grandi partiti di destra e tante chiacchere.

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Due grandi partiti di destra e tante chiacchere.

Ormai le vicende delle primarie fiorentine unite alle altre novità elettorali della Sardegna confermano che nel Belpaese la tendenza è quella del darsi di due grandi partiti di destra diversamente conservatori e repressivi. Uno momentaneamente forte per via del leader Berlusconi, uno debolissimo per via dei suoi disordini domestici. L’Italia delle differenze politiche nelle quali ero finora vissuto è sparita, sepolta da questo nuovo che avanza. Tanti discorsi sulla sinistra, sul fascismo, sull’antifascismo, sulla Morte della Patria, sulla civiltà Occidentale, sulla Resistenza, sulla Costituzione oggi sono robe che lasciano il tempo che trovano, la politica sta diventando una cosa all’americana: contano i soldi e la pubblicità e l’immagine del candidato o del gruppo che l’appoggia. Personalmente credo che questo sia male, l’Italia non è gli Stati Uniti e l’americanizzazione di qualcosa qui nel Belpaese ha sempre dato risultati rozzi e grotteschi, talvolta osceni. Il deforme ancora una volta prende il sopravvento sul reale, sull’armonico su ciò che è stato domestica gloria o comunque parte di un passato comune. Le primarie, che son primarie all’italiana, le metto nel numero delle robe tarrocate da Stati Uniti. Un falso che non fa neanche finta d’essere le copia grottesca dell’originale. Questo non è un paese da primarie ma da preferenze, l’Italia è terra di differenze non di omogeneità. Quando l’esser uguali è cosa imposta dall’alto dai grandi centri del potere finanziario o da leader politici che guardano ammirati Berlusconi sognando d’esser come lui allora un sano sentimento di disgusto dovrebbe prendere allo stomaco i molti. Ma ormai le genti del Belpaese sono stordite dalla televisione e dalla demagogia degli slogan e delle prese in giro, impaurite dalla povertà e dal disordine che porta questa terrbile crisi, hanno perfino rimosso il fatto che siamo in guerra contro i guerriglieri afgani; le primarie sono l’ennesimo giochino della politica, un modo divertente e ludico per far finta di esser ancora democratici e liberi. Non c’è democrazia e non c’è libertà finchè le nostre genti sono strette e atterrite dalla paura, premute dalla crisi, incapaci di reagire al male che arriva e che sembra voler tarvolgere l’esistenza dei molti. Per capire la libertà, la libertà d’avere anche le proprie sofferte opinioni e non i pacchetti pseudo-ideologici regalati dai pubblicitari e dai ciarlatani della politica occorre elevarsi oltre l’immondizia di questi tempi, vedere che c’è un futuro possibile da costruire qui e ora e non solo la paura che blocca, paralizza, distrugge. E’ difficile perché quasi tutto è contro il Belpese e le sue difformi genti, eppure solo facendo appello alla libertà interiore, alla reazione davanti a una condizione di dipendenza e di minorità civile e morale, alla propria diversità culturale e di vita le sfortunate genti della penisola potranno ritrovare se stesse e il loro posto sul pianeta azzurro.

Oggi due grandi raggruppamenti politici di destra si stanno per candidare alla presa del potere, la cosa è prossima. Per molto tempo la naturale diversità italiana non passerà più dalla politica ma dovrà inesorabilmente viaggiare sommersa fra libri, blog, incontri culturali; la diversità sarà il privilegio dei pochi, di chi ha idee diverse, di chi è disgustato o semplicemte ferito da come vanno le cose. Solo la devastazione della crisi può salvare la diversità politica. O forse no.

Non so più dove sia il mio vecchio Belpaese.

IANA per FuturoIeri




18 febbraio 2009

Anche il passato fugge dal Belpaese

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Anche il passato fugge dal Belpaese

Alle volte preferirei scrivere recensioni o commenti sui cartoni animati e i manga giapponesi piuttosto che ritornare di continuo su questa penisola e sulle sue genti. Si fa un gran discutere di Seconda Guerra Mondiale, foibe, Mussolini, scontro di civiltà, si confondono le date e i discorsi. Il grosso dell’uso pubblico della storia e dell’appropriazione della memoria da parte di coloro che fanno discorsi di parte è poco più di un rozzo parlare da ubriachi o da invasati. Si vuol usare la storia e segnatamente la tragica e remota storia del secolo appena passato per un rozzo discorso di stampo elettorale che non convince nessuno, ma serve a far polveroni, a non annoiare un pubblico elettorale di vecchi e di giovinastri. I quali non amando essere richiamati alle gravi responsabilità che chiamano le difformi genti d’Italia davanti alla triplice crisi sociale, economica e militare si trastullano con cose che restano dove sono: nel trapassato remoto . La riflessione sul passato, l’assunzione di responsabilità, la riflessione sulla storia divengono quindi per i molti un comodissimo trucco regalato dalla politica nostrana ai più per non riflettere, per non pensare, per non capire il presente. E’ l’ennesima tragica fuga dalla realtà, è il rimandare i gravissimi drammi che le diverse genti d’Italia devono affrontare. Il discorso sulla storia del Novecento diventa un diversivo, un divertimento nel senso peggiore del termine. Eppure proprio da quel passato remoto potrebbero arrivare strumenti per riflettere, materia per capire meglio questo presente e le troppe debolezze delle genti della penisola che rischiano di nuovo di essere schiacciate da qualche novella calata dei Lanzi. In verità anche il passato ci sfugge e quasi fugge dal Belpaese di oggi, ormai propenso nella stragrande maggioranza dei suoi cittadini/sudditi a disfarsi di ogni morale e di ogni responsabilità nei confronti di se stesso e degli altri. Il passato stesso nella sua complessità e nel suo essere storia sembra sfuggire il Belpaese e il suo posto viene preso dalla chiacchera dal discorso fazioso, dalla predica dell’ubriaco e dell’invasato. L’Italia di oggi ha perso il contatto con se stessa e con la realtà, adesso la crisi, lentamente ma fatalmente pone le genti discordi a un bivio: cambiare in fretta o accettare che emerga un qualche nuovo padrone straniero che imporrà la sua volontà a tutti quanti.

Dove sia l’Italia che ho conosciuto nel pasato non lo so, questa è così diversa che a pensarci bene sembra una nazione straniera, tanto per dirna una si compone di decine di comunità straniere che l’emigrazione selvaggia di questi ultimi due decenni ha portato sulle nostre spiagge. Mi chiedo che cosa pensano questi stranieri che da decenni vivono in Italia delle nostre questioni di storia patria, stranieri che da anni si candidano a diventare cittadini e a pesare molto con il voto a tutti i livelli. Sono latori di una storia loro molto diversa dalla nostra, in queste condizioni non credo che prenderanno ripetizioni di storia dagli italiani.

IANA per FuturoIeri




15 febbraio 2009

A proposito di Gaber

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

A proposito di Gaber

Gaber nella sua canzoncina “Io non mi sento italiano” lodava il Rinascimento, quello era per il cantautore il momento storico che l’italiano frustrato e risentito contro la prepotenza, la potenza e il pesante pregiudizio degli stranieri poteva tirar fuori dal cilindro per rivendicare una dignità forte. Credo che vi siano delle canzoni che accompagnano l’ascesa di un popolo, il suo rivendicare prepotente e alle volte criminale e bellicista un posto al tavolo delle potenze del mondo. Quando si straparla di Rinascimento credo sia opportuno tenere a mente la canzone Unser Liebe Fraue, il noto inno dei tremendi lanzichenecchi. Già perchè verso la fine del Rinascimento italiano emerge in Germania la figura di Lutero e attraverso la crociata luterana culminata nel sacco di Roma e la traduzione in tedesco della Bibbia si forma l’identità culturale di popoli germanici. A fronte di un Rinascimento italiano frantumato in mille piccoli interessi meschini di cardinali, duchi e principi emerge una germania protestante che si dà il libro sacro nella sua lingua, che prende forma grazie alla contrapposizione durissima fra Germania Luterana e Chiesa di Roma, fra mondo latino e mondo alemanno. Forse Gaber non sapeva di quest’inno, forse quando ha composto la canzonicina non ha fatto mente locale su come è finito il nostro bel Rinascimento. Il Papa Medici sconfitto e assediato, il comandante più valoroso Giovanni Dè Medici ucciso e Roma presa e saccheggiata per trenta giorni e poi ripetutamente violata dalla feccia che seguì la calata dei Lanzi. Come al solito il mito di un Rinascimento da cartolina, da libretto turistico per stranieri annoiati ha schiacciato la storia e il suo lato spiacevole. Il Rinascimento è stato l’ennesima disfatta delle genti del Belpaese ha esportato la sua civiltà in Spagna, Germania, Francia e tanti altri regni, imperi e principati che a turno hanno invaso l’Italia o sottratto ai mercanti e ai banchieri italiani i loro affari e il loro mercati. Se poi l’ipotetico interlocutore straniero fosse erudito o altamente scolarizzato con un fare beffardo potrebbe chiedere: “il Rinascimento di chi?”.

L’Italia del Rinascimento era data da stati regionali in contrasto fra loro, c’è un Rinascimento addirittura per i senesi diverso da queloo fiorentino che a sua volta è diverso da quello lombardo o romano. No l’Italia possibile, se mai sarà, non può che proiettarsi nel futuro. Cedere alla tentazione di fuggire nel passato è una cosa troppo banale e facile, affermare che solo nel trapassato remoto si trovi qualcosa di confortante è qui nel Belpaese un facile alibi per una comoda fuga dalla realtà e da questo presente.

Quando il passato è una fuga consolatoria allora io non mi sento italiano.

IANA per FuturoIeri




13 febbraio 2009

Orizzonti di Gloria

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Orizzonti di Gloria

E’ stato scritto che il Duce con l’approssimarsi della disfatta finale avesse manifestato dei dubbi su quel comando, che aveva impartito agli italiani, di ascoltare il bollettino di guerra in piedi. Una sorta di grottesco rispetto per i nostri che si facevano scannare dai sovietici, dai canadesi, dagli americani, dagli australiani, dai sudafricani,dai neozelandesi, dalle truppe coloniali dell’impero britannico e dai reparti della Francia Libera e non ultimi della lunga lista, che comprende quasi tutti i popoli della terra, dai popoli jugoslavi fedeli al leader comunista Tito. Oggi gli orizzonti di gloria di questa Seconda Repubblica sono limitati, per ora, alle vicende del lontano Afganistan, dove fra un rigirio di parole e un altro si consuma una guerra dura e impegnativa. E’ seccante doverlo ammettere ma la rivista RAIDS, di chiaro orientamento ultra-atlantista, ha fatto un lavoro fazioso dal punto di vista del commento ma necessario dal punto di vista della documentazione. Con interesse leggo e guardo le immagini di quella rivista diretta da Luca Poggiali e non posso non chiedermi come mai il Belpaese sia così estraneo a un conflitto armato che dopotutto è il suo. E’ un fatto non confutabile che le noste forze armate sono schierate, rischiano la pelle e svolgono azioni e attività che solo la pindarica fantasia di giornalisti, esperti di morale un tanto al chilo, e dei politicanti non riesce a chiamare col nome giusto: Guerra!

Che razza di paese è mai diventato questo qui da essere ormai incapace di chiamare perfino una cosa come la guerra col suo nome, che deve nascondersi dietro a un dito tutte le volte, e negare la più schietta e aperta delle realtà in nome di un finto quieto vivere fra le parti sociali e politiche sempre più fragile e vulnerabile.

Mi sono dato la mia risposta personalissima ed è che la maggior parte degli italiani ama sfuggire alla realtà e alle proprie responsabilità, vuole vivere giorno per giorno strappando alle difficoltà ed amarezze della realtà materiale quel che può in termini di quattrini. In questa fatica quotidiana del pensare a ciò che è “IL MIO” non c’è spazio per la vicenda afgana e le domande che pone.

Le farò io qui e ora le domande che il nostro popolo non può o vuol porsi, sono tre.

Quando vinceremo questa guerra?

Quanto sangue denaro nostro e altrui ci costerà questo conflitto?

Cosa ci porterà una nostra vittoria o al contrario una nostra sconfitta?

Queste le domande chi vuole trovi da sé la sua risposta e non abbia paura, al limite può dire quel che pensa di notte, di nascosto, nel buio, da solo, magari al cesso.

Anche questa è l’Italia.

Si tratta solo della nostra gente.

IANA per FuturoIeri




13 febbraio 2009

Il Mondo Morto

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Il Mondo Morto

Alle volte mi chiedo cosa le genti del Belpaese temano oltre la perdita del patrimonio privato del singolo individuo? Forse nulla, perché per il Mario Rossi di turno la perdita dei soldi e del patrimonio è più di una morte civile, è la fine di tutto il proprio mondo e quindi di tutto il mondo. L’uomo e la donna nel Belpaese sono ciò che hanno, se non hanno semplicemente non sono. Del resto per la maggior parte degli italiani il mondo e la vita iniziano con il possesso di un patrimonio e con il suo uso. Entrambe le cose terminano nei neri misteri della morte nel momento in cui il trapasso impedisce il godimento dei beni e delle ricchezze acquistate o conquistate in vita. Alla luce di questo banale dato antropologico si capisce come Berlusconi, e ciò che rappresenta, sia molto di più di un fenomeno politico, per quanto vistoso e rumoroso, esso è la biografia morale e civile di tanta parte del nostro popolo. Chi scrive queste cose segue Travaglio e Grillo e li trova ottimi e buoni. Il mio non è quindi uno scritto in lode dell’attuale presidente del Consiglio, semmai è l’esternazione di questo dubbio: cosa ci vuole perché le diverse genti d’Italia comprendano che il loro modo di vivere è suicida, distruttivo delle ragioni della civiltà ereditata e cosa strana e pazza anche alla luce delle trasformazioni del presente. Nel 1527 gli eccessi del nostro Rinascimento furono mitigati dalla calata dei Lanzichenecchi, che ricordarono ai discordi signori d’Italia e al Papa Medici quanto duro fosse il prezzo che alla fine pagano le civiltà che si sviluppano senza la capacità di difendersi da se stesse e dagli altri. Questi crociati luterani, calati dalla Germania, con l’inganno e con la forza bruta delle armi riuscirono ad attraversare la penisola e presero Roma, la città era il grande centro della civiltà del Rinascimento. La Città Santa fu conquistata e sottoposta a un durissimo sacco. Dopo trenta giorni di violenze inaudite seguirono altre violenze di parte e la peste. Alla fine di quel 1527 a Roma era rimasto in vita un abitante su cinque. Ci vuole forse oggi l’ennesima calata dei Lanzi per capire che non si può vivere ognun per sé e Dio contro tutti, senza alcuna prospettiva di futuro, rimettendo le cose nostre a capi faziosi e interessati alle loro questioni private, eliminando dal proprio orizzonte mentale ogni realtà che non sia la propria. Forse questo è il segreto, in fondo questo è il cupo desiderio anche di coloro che stanno bene: arrivare alla fine, crepare dopo aver preso e goduto, incontrare il grande mistero della morte un minuto prima che inizi la grande danza macabra che svelerà a noi e al mondo di che lega sia fatta questa piccola patria. Forse il mondo di Berlusconi, e dei milioni di italiani che lo amano perché vorrebbero essere come lui, in segreto e senza dir nulla è già morto. Il mondo è morto. Tutto ciò che era stato prima è messo in discussione dalla crisi, dalle nuove guerre, dai processi tecnologici, dalla nuova moneta che abbatte la sovranità monetaria dei singoli stati. Forse tutto quel che era il Belpaese nel passato è già morto e per questo i molti in Italia sono fobici verso il futuro. Perché non c’è futuro, se va bene ci sarà solo la rinascita dopo la danza macabra.

IANA per FuturoIeri

Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri



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