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30 novembre 2009

la scuola del Belpaese, ultima pate della comune identità





De Reditu Suo

La scuola del Belpaese, ultima parte della comune identità

La scuola italiana, forse una delle realtà più infamate nella Penisola, rimane ad oggi l’unico ente che crea un minimo di uniformità culturale e civile nel Belpaese. Senza quest’istituzione il Belpaese si sfascerebbe in tante isolette culturali e di quartiere e a questo dato s’aggiunge il peso delle recenti comunità di nuova immigrazione che portano i loro valori e le loro ragioni. Perché una simile realtà deve far i conti con fondi limitati e i tagli? Credo perché le minoranze al potere nel Belpaese sono diventate estranee alla loro gente, ormai si tratta di apolidi culturali che possono vivere a Milano come a New York. La loro patria è solo il Dio-denaro, il metodo che preferiscono è delegare alle forze dell’ordine, magari militarizzate, i problemi sociali e se questo non è possibile ecco che si ricorre alla propaganda televisiva, pubblicitaria, ai politici di professione che ricevono fondi da gruppi di pressione e da privati per fare interessi particolari contrabbandandoli alle loro plebi elettorali per soluzioni miracolose. Ora è evidente che con una politica di professionisti perlopiù al soldo o con problemi di cassa di natura personale, con classi dirigenti di apolidi che pensano il Belpaese come se fosse un supermercato e un possibile valore aggiunto per certi prodotti di nicchia in nome del Made in Italy, con i popoli dello Stivale che hanno smarrito la loro storia e le loro ragioni di stare insieme allora proprio la scuola diventa il primo degli strumenti per creare dei legami comuni. Scrivo questo in un giorno di sconforto nel quale sulle pagine di “Repubblica” uno dei tanti “Superdirettori” del Belpaese firma un articolo dal titolo “Figlio mio, lascia questo paese”.  L’evidenza del fallimento integrale delle nostrane sedicenti classi dirigenti è bollato perfino dai privilegiati e dalla stampa integrata nel sistema. Allora occorre a mio avviso rovesciare i termini del problema e porsi la domanda perché le nostre sedicenti classi dirigenti puntano alla frammentazione del Belpaese? Io temo che sia presente una fascinazione per il modello sociale inglese o statunitense nel quale convivono comunità diverse con valori diversi. Evidentemente l’ammirazione per i vincitori della Seconda Guerra Mondiale porta le nostre senescenti classi dirigenti a concepire una superiorità manifesta dei metodi e la civiltà degli stranieri; mi consta comunque che si tratta di un modello di società di gran lunga più duro e materialista del nostro. Questo modello germanico e calvinista di società crea la possibilità per i ricchi di vivere in un mondo ideale dove sono ammirati e idolatrati, i rapporti sociali sono disgregati, i sindacati indeboliti dalle differenze etniche e culturali, e la guerra è una ovvia opzione del potere politico.  Nel Belpaese sono presenti, anche se mutilate, le tracce di una cultura cattolica di fondo e di antiche solidarietà operaie e contadine; la durezza calvinista e luterana in materia di rapporto con il povero, con l’infelice o con il sofferente è estranea alla maggior parte degli italiani che conservano tracce delle loro culture d’origine. Creare a Firenze o a Roma una ripetizione della divisione etnica e culturale per quartieri e zone vuol dire disgregare non il loro ma il nostro modello di vita cittadina. La scuola italiana nelle sue diverse articolazioni va finanziata e rafforzata e non messa in crisi da tagli e affini; si tratta del Belpaese, della sua storia, del suo futuro. Inoltre mentre scrivo il paradiso dei ricchi WASP non se la passa bene: emergono critiche feroci, perplessità di ordine morale, integralismi religiosi e miseria diffusa che trasformano in senso conflittuale quella forma di civiltà Statunitense che pretendeva di essere egemone nel mondo e perfino le guerre che hanno fatto di recente vanno male. A chi raccomanda la fuga chiedo: DOVE, COME E CON CHI?

Difendiamo noi stessi  e difenderemo tutta la civiltà.

IANA per FuturoIeri





30 novembre 2009

Franco Allegri su M.Moore

L'amico Franco mi manda questo suo scritto che giro ai gentili lettori certo di far cosa gradita. IANA

27 Nov, 2009

Moore e i contenuti del suo film: l’avarizia, i piloti alla fame e tante truffe!

Scritto da: F. Allegri In: Politica in generalee letto 39 volte.

Proponi su Proponi su OkNotizie

26/11/2009

Di F. Allegri

Ecco anche l’ultimo pezzo di Moore che avevo sulla catasta, qui la situazione politica ed economica americana si dimostra critica. Si capisce dalle parole delle persone semplici. Segnalo che anche Moore ha fatto un blog come Grillo e che i nostri membri che curano i rapporti con l’America faranno presto l’iscrizione. Lascio subito la parola a Moore.

In settimana la nuova sezione del ‘Mike & Friends Blog’ entrerà nel MichaelMoore.com.

In aggiunta al mio blog, ho chiesto ad alcune persone, come l’On. Marcy Kaptur (il Democratico di Toledo che meritatamente è divenuto la star del mio film!) e Leah Fried (che aiutò a organizzare lo sciopero presidio al Republic Windows and Doors a Chicago), di fare il blog qui sul mio sito.

Ecco un’anticipazione del mio primo scritto sul blog.

Godiamo! — MM

Domenica, 11 ottobre, 2009

Piloti con i Buoni Pasto dei poveri

Di Michael Moore

Scendevamo da 20.000 piedi nel cielo quando l’assistente di volo si inclinò oltre la vecchia signora verso di me e mi batté sulla spalla.

“Sto ascoltando Lady Gaga”, dissi mentre toglievo uno degli auricolari.

Non conosco tale Lady Gaga, ma lo spettacolo della scorsa settimana su SNL era affascinante.

“I piloti amerebbero vederla nella loro cabina dopo l’atterraggio”, disse con un accento del sud.

“Ho fatto qualcosa di sbagliato?”

“No. Essi hanno qualcosa da mostrarvi”.

(L’ultima volta che un impiegato di una linea aerea mi aveva mostrato qualcosa era stato il suo rimprovero scritto per aver mangiato un pasto in volo senza averlo pagato. “Sì”, disse, “dobbiamo pagare i nostri pasti in aereo subito”.)

L’aereo atterrò  e io andai nella cabina.

“Leggi questo”, disse il primo ufficiale.

Mi dette la lettera scritta dalla compagnia aerea.

Si sottolineava “lettera di affari”.

Pare che questo povero ragazzo avesse preso 3 giorni di malattia lo scorso anno.

La lettera era un ammonimento a non prenderne un altro - o altrimenti. “Grande”, dissi. “Proprio quello che volevo - venite a lavorare malati, mi fate volare nel cielo e chiedete in prestito il mio “barf bag” dalla tasca posteriore”.

Allora lui mi mostrò la sua matrice del salario.

Portava a casa $ 405 questa settimana.

Mia moglie era stata nelle sue mani durante l’ora trascorsa e lui era pagato meno del ragazzo che mi porta la mia pizza.

Dissi agli uomini che avevo un’intera sezione nel mio nuovo film sul come i piloti erano trattati (uso i piloti solo come un esempio di come i salari delle persone sono stati ridotti e la classe media decimata).

Nel film intervisto un pilota di una linea aerea importante che l’anno scorso guadagnò  $ 17.000.

Per quattro mesi ebbe diritto - e ricevette - i buoni alimentari. Un altro pilota nel film ha un secondo lavoro come sorvegliante di un cane.

“Ho un secondo lavoro!”, dissero due piloti all’unisono quel giorno. Uno è un insegnante precario. L’altro lavora in una caffetteria.

Sapete, forse proprio come me, che le due occupazioni delle quali i lavoratori non possono essere biasimati per il secondo lavoro sono il chirurgo cerebrale e i piloti d’aereo.

Chiamatemi pazzo.

Raccontai loro di come il Capitano “Sully” Sullenberger (il pilota che atterrò  bene l’aereo nel Fiume Hudson) ha testimoniato al Congresso che nessun pilota che lui conosce vuole che qualcuno dei suoi figli diventi un pilota.

I piloti, dice lui, sono totalmente demoralizzati.

Egli parlò  di come la sua paga fu tagliata del 40% e la sua pensione eliminata.

La gran parte dei TG non coprì tali affermazioni e i congressisti le dimenticarono velocemente.

Essi volevano proprio che lui giocasse il ruolo di “HERO”, ma lui aveva una missione più importante.

Egli è  nel mio film.

“Non ho sentito nulla che questa roba delle linee aeree è in questo nuovo film”, disse il pilota.

“No, non l’avete sentito”, replicai.

“La stampa ama parlare di me, non del film”. E questo è vero.

Fui sorpreso (e un po’ annoiato) che, con tutto ciò che scrissero e dissero su “Capitalismo: Una storia d’Amore”, pochissima attenzione è stata data alla materia base del film: i piloti con i buoni alimentari, le imprese che segretamente stipulano assicurazioni sulla vita agli impiegati e sperano che muoiano giovani così esse possono riscuotere, i giudici che ottengono tangenti dall’industria delle prigioni private per mandare gente innocente (ragazzi) in prigione.

La motivazione del profitto - è un killer.

Specialmente se il tuo pilota inizia la giornata alle 6:00 lavorando allo Starbucks locale.

Tradotto da F. Allegri il 26/11/2009

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




29 novembre 2009

Aspettando la fine

De Reditu Suo

Aspettando la fine

Le ultime vicende romane a cavallo fra lo scandalo a sfondo sessuale, letteralmente a quanto pare,  e  la cronaca nera  il tutto condito da cinismo, follia, malvagità mi convincono che ormai la fine del sistema sia auspicabile, forse una necessità vitale. Temo che la rovina di queste sedicenti classi dirigenti, dei loro protetti, dei familiari e degli amici degli amici si trasformerà nella rovina del sistema politico attuale ossia la Repubblica Parlamentare. Questo è male perché la storia delle genti del Belpaese è quella di popoli che non hanno quasi mai goduto della libertà di pensiero e di parola; è la storia di regimi politici autoritari, paternalistici, clericali, e perfino totalitari, o peggio di regimi sedicenti democratici ma in realtà espressione di oligarchie di notabili e di arricchiti. La Repubblica poteva essere l’eccezione che dava un corso nuovo alle sorti delle sfortunate genti della penisola.  Tutto dimostra che si sta verificando il contrario, questa incompiuta democrazia parlamentare subisce due tipi d’aggressione: quella dei tempi che si volgono per mille vie contro di Lei e quella di chi la dovrebbe difendere ed è troppo occupato a fare i suoi particolarissimi e privatissimi interessi. Dopotutto la politica è qui e ora anche un mestiere a mezzadria fra i poteri finanziari e le plebi elettorali da ammaestrare, talvolta imbrogliare e da convocare il giorno delle elezioni. Da anni come un profeta invasato che predica nel deserto alla sabbia e al vento  aspetto la fine di questo orrendo mondo umano e spirituale che non trova qualcosa di simile neanche nei momenti più infami dell’Antico Impero Romano. Sono molto stanco e provato, lo spettacolo della fine presentato così, con questo lento dissolversi al rallentatore mi disturba. Avrei preferito qualcosa di alto e nobile di eroico, di epico. I tempi sono contro i miei più inquieti e profondi desideri, ciò che è alto e nobile diventa improbabile e assurdo, ciò che è squallido e pessimo si prende il suo posto nelle vicende umane. Così aspetto la fine, non so come anticiparla o aiutarla. Stimo che essa si farà strada da sé in quanto i difensori della Repubblica son pochi, confusi e dispersi  e i suoi falsi amici e parassiti sono un numero enorme di singoli, alcuni di loro ferocemente risentiti in quanto ritengono di aver subito dei torti dal sistema più o meno democratico. Quale che sia il miscuglio di vero e di falso nel risentimento di milioni di cittadini nei confronti di questo sistema di poteri e di questa democrazia quasi non mi interessa più, per certo tutto è cambiato intorno alla Repubblica italiana; essa è diventata uno strumento nelle mani dei pochi, una faccenda non popolare ma di politica-spettacolo a mezzadria fra la finanza e il mercato pubblicitario. Finanza e pubblicità del resto sono i veri padroni dei giornali e dei principali mezzi d’informazione.  Attraverso i mass-media alcuni singoli che fanno politica diventano dei leader nazionali e possono costruire dei seguiti di elettori e simpatizzanti composti da centinaia di migliaia di cittadini. Così fra un conato di disgusto e un sordo astio assisto da spettatore a questo disfacimento morale e civile, ormai stanco e umiliato dalla malvagità che vedo intorno a me.

Io so che finirà, ho il diritto di vedere la fine di tanto schifo eretto a sistema. Aspetto e mentre aspetto scrivo per i miei venticinque lettori.

IANA per FuturoIeri




29 novembre 2009

Antiche Rovine




De Reditu Suo

Antiche rovine

Arriverà prima o poi il tempo nel quale alcuni simboli della Repubblica come gli stadi di calcio saranno trasformati da chi verrà in un lontano futuro in qualcosa di buono e di sano per una popolazione italiana rinnovata. Adesso le periferie deformi, gli stadi di calcio, gli orrori urbanistici, le rotonde prive di gusto e talvolta i ruderi del recente passato industriale del Belpaese sono parte del vissuto quotidiano di milioni di italiani. Le antiche rovine delle remote civiltà d’Italia e del fu Impero Romano comunicano un certo rispetto, talvolta un vago senso di minorità rispetto alla grandezza di due millenni fa. Le opere caratteristiche di questi ultimi sessant’anni portano già ora che sono usate e parte della vita di milioni d’Italiani un senso di nausea quando finirà, chissà quando, questo tempo sciagurato questa nausea si trasformerà in una pesantissima abiura. Ritengo che le genti d’Italia attueranno verso loro stesse e verso questi anni una vera e propria abiura; non una rimozione o una sorta di autocritica ma una potente affermazione di estraneità rispetto a queste due Repubbliche. Le rovine di questi anni resteranno senza alcun popolo o alcun potere che se ne assuma la responsabilità, questi anni per chi verrà dopo questo tempo saranno incomprensibili o pensati come nati dalla follia e dalla malvagità di pochi apolidi malvagi ascesi al potere per i motivi i più strani inconfessabili. Le rovine antiche hanno padri, madri e carnefici; cosa si può dire di ciò che sta già oggi andando a pezzi nel Belpaese?

Quando affermo che "Non esistono padri, madri e carnefici," intendo affermare che la creazione delle deformità della penisola  ha  dietro di sè degli interessi più o meno legittimi, tuttavia i nomi dei politici e  degli imprenditori che hanno prodotto lo scempio e coloro che hanno lucrato sopra le cose malfatte o nate disgraziate sono sconosciuti ai più.

 Chi ha creato e fatto tutto questo pare esser stato nessuno. Questo fatto mi ricorda il grandissimo Omero e segnatamente l’episodio quando Odisseo l’eroe astuto acceca il ciclope malvagio e antropofago. L’eroe si era presentato a Polifemo col nome di “Nessuno” e quando Polifemo chiama aiuto e chiede vendetta affermando che “Nessuno” lo ha accecato. I suoi fratelli ciclopi pensano che questo “Nessuno” sia appunto nessuno e abbandonato il malvagio fratello alla sua disperazione. Ecco credo che senza qualcosa di miracoloso che congiunga la fortuna del Belpaese con le più alte speranze questo sarà il senso delle due Repubbliche per coloro che saranno dopo questo tempo. Questo sistema sarà un male inaudito che “Nessuno” ha prodotto e di cui “Nessuno” è colpevole, ma che tutti hanno subito e di cui la penisola porterà per secoli i segni.




25 novembre 2009

La Banalità di un mondo umano piccino



De Reditu Suo

La banalità di un mondo umano piccino

Il Belpaese esce dalle sue stagioni passate per esaurimento fisico, per consunzione dei corpi e delle menti di coloro che ne hanno fatto parte, fino all’ultimo il discorso su ciò  che è stato è inquinato dai rancori e dalle paure di coloro che hanno vissuto quei tempi.

Proprio gli anni che sono volati via dovrebbero far pensare intorno alla questione di cosa tiene assieme questa massa informe di esseri umani diversi e rissosi che passa sotto il nome collettivo di “Italiani”.  L’Italia della politica di questi ultimi anni è a metà strada fra l’aula di  tribunale e l’ospizio di lusso per ricoverati provenienti dai ceti più elevati della società. Quel che ho capito di questa situazione non è rassicurante, ormai le diverse genti d’Italia stanno assieme per paura e per una sorta di forza d’inerzia che sconfina nella rassegnazione, l’elemento della politica che dovrebbe adeguare le leggi ai tempi e influire positivamente sui costumi e sull’azione del governo sta giocando un ruolo perverso, di fatto divide, umilia e deprime le disperse genti del Belpaese. Le genti d’Italia si dividono e si spaccano su tutto proprio adesso che i tempi esigono delle politiche in grado di rispondere a problemi gravi, mi limito ad elencarne alcuni: scarsa mobilità sociale, disprezzo generalizzato per la cosa pubblica e la politica, povertà presente in diversi ceti sociali, razzismo strisciante, paura, egoismo sociale, indifferenza al “bene comune”, estraneità rispetto alla storia e alla cultura del Belpaese. Queste sono le basi per pianificare una catastrofe, per vedere l’ennesimo otto settembre. Stavolta potrebbe non andare così bene, finora gli stranieri non hanno voluto sostituire le popolazioni della penisola, deportarle o incenerirle. Destino che altre genti hanno incontrato nel corso del secolo scorso. Questo secolo potrebbe non essere così caritatevole come quello appena passato, e non è bene lasciarsi andare. Occorre costruire qualcosa che superi la vulnerabilità dell’essere Stato, che sia più forte delle ingerenze straniere, dei poteri finanziari. Occorre che si formi una civiltà italiana del tutto nuova in grado di reggere la sfida dei tempi. Questo non può essere il lavoro di un privato o di un cenacolo di dottori e persone di specchiata moralità, le diverse e disperse genti d’Italia devono ricostruire se stesse e creare una loro storia, darsi da sé le ragioni profonde del loro stare assieme.

Solo ricostruendo degli elementi di comune identità italiana sarà possibile uscire da questi anni funesti, da questo gelo della vita civile, morale e spirituale. La crisi in corso e l’enorme debito pubblico proiettano delle ombre inquietanti su questo mondo piccino, su quest’Italia delle certezze ridicole e delle illusioni, sulla politica del finto buonsenso e della retorica, sulle immagini rassicuranti di un Belpaese che esiste solo nel fantasia di qualche pubblicista. E’ banale ricordarlo ma nel comune sentire di tanta parte delle genti d’Italia c’è un qualcosa di profondamente estraneo alla libertà; questo strano e oscuro oggetto sta emergendo con forza spinto dalla crisi che lo svincola dalle sue catene.

 

IANA per FuturoIeri

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25 novembre 2009

Aspettando la fine

critto da: F. Allegri In: Politica in generale

De Reditu Suo

Aspettando la fine

Le ultime vicende romane a cavallo fra lo scandalo a sfondo sessuale, letteralmente a quanto pare,  e  la cronaca nera  il tutto condito da cinismo, follia, malvagità mi convincono che ormai la fine del sistema sia auspicabile, forse una necessità vitale. Temo che la rovina di queste sedicenti classi dirigenti, dei loro protetti, dei familiari e degli amici degli amici si trasformerà nella rovina del sistema politico attuale ossia la Repubblica Parlamentare. Questo è male perché la storia delle genti del Belpaese è quella di popoli che non hanno quasi mai goduto della libertà di pensiero e di parola; è la storia di regimi politici autoritari, paternalistici, clericali, e perfino totalitari, o peggio di regimi sedicenti democratici ma in realtà espressione di oligarchie di notabili e  arricchiti. La Repubblica poteva essere l’eccezione che dava un corso nuovo alle sorti delle sfortunate genti della penisola.  Tutto dimostra che si sta verificando il contrario, questa incompiuta democrazia parlamentare subisce due tipi d’aggressione: quella dei tempi che si volgono per mille vie contro di Lei e quella di chi la dovrebbe difendere ed è troppo occupato a fare i suoi particolarissimi e privatissimi interessi. Dopotutto la politica è qui e ora anche un mestiere a mezzadria fra i poteri finanziari e le plebi elettorali da ammaestrare, talvolta imbrogliare e da convocare il giorno delle elezioni. Da anni come un profeta invasato che predica nel deserto alla sabbia e al vento  aspetto la fine di questo orrendo mondo umano e spirituale che non trova qualcosa di simile neanche nei momenti più infami dell’Antico Impero Romano. Sono molto stanco e provato, lo spettacolo della fine presentato così, con questo lento dissolversi al rallentatore mi disturba. Avrei preferito qualcosa di alto e nobile di eroico, di epico. I tempi sono contro i miei più inquieti e profondi desideri, ciò che è alto e nobile diventa improbabile e assurdo, ciò che è squallido e pessimo si prende il suo posto nelle vicende umane. Così aspetto la fine, non so come anticiparla o aiutarla. Stimo che essa si farà strada da sé in quanto i difensori della Repubblica son pochi, confusi e dispersi  e i suoi falsi amici e parassiti sono un numero enorme di singoli, alcuni di loro ferocemente risentiti in quanto ritengono di aver subito dei torti dal sistema, più o meno, democratico. Quale che sia il miscuglio di vero e di falso nel risentimento di milioni di cittadini nei confronti di questo sistema di poteri e di questa democrazia quasi non mi interessa più, per certo tutto è cambiato intorno alla Repubblica italiana; essa è diventata uno strumento nelle mani dei pochi, una faccenda non popolare ma di politica-spettacolo a mezzadria fra la finanza e il mercato pubblicitario. Finanza e pubblicità del resto sono i veri padroni dei giornali e dei principali mezzi d’informazione.  Attraverso i mass-media alcuni singoli che fanno politica diventano dei leader nazionali e possono costruire dei seguiti di elettori e simpatizzanti composti da centinaia di migliaia di cittadini. Così fra un conato di disgusto e un sordo astio assisto da spettatore a questo disfacimento morale e civile, ormai stanco e umiliato dalla malvagità che vedo intorno a me.

Io so che finirà, ho il diritto di vedere la fine di tanto schifo eretto a sistema. Aspetto e mentre aspetto scrivo per i miei venticinque lettori.

IANA per FuturoIeri




24 novembre 2009

La Resurrezione

De Reditu Suo

La Resurrezione

L’Italia anche solo di venticinque anni fa è stramorta negli esiti, nelle speranze, nelle ragioni, nei costumi e nelle visioni del mondo e della società. Questo fatto, da anni non più tragico ma banale constatazione e comune ovvietà, merita una considerazione in positivo: dalla decomposizione del mondo umano precedente non può che formarsi un nuovo mondo umano con le sue regole e le sue ragioni. Questo non è necessariamente una cosa buona  e positiva per coloro che subiscono il cambiamento sulla loro pelle, oso scrivere che è quasi un fenomeno naturale come le alluvioni, i terremoti, le estinzioni di massa dovute ai cambiamenti climatici e le grandi catastrofi che talvolta avvengono in natura. Scrivo queste cose mentre nel Belpaese si consuma l’ennesima mini-crisi parlamentare dovuta al solito conflitto fra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la magistratura. Questa cosa disgraziata di fatto produce leggi contestatissime e peraltro, a quel che mi consta, infelici. Ormai cerco d’ignorare il fatto che il Berlusconi il quale da anni è stato di fatto trasformato nel problema del Belpaese, è anche un trucco per nascondere dietro costui tutti i problemi e i torti che si porta dietro questa Repubblica. Quando la vicenda umana e terrena, del resto a quanto pare ne è consapevole dal momento che da anni si parla dell’opera che deve dargli la sua sepoltura monumentale, del Cavaliere avrà termine solo allora si potrà constatare cosa è davvero rimasto in Italia di ciò che era presente nella vita pubblica prima della sua “discesa” in politica.  Gli anni passano inesorabili per me come per tutti gli umani che vivono su questa nera terra. I protagonisti politici e culturali di questa Seconda Repubblica stanno invecchiando, i capelli diventano grigi, gli occhi spenti, la dialettica e la retorica di un tempo ha perso la sua forza. L’intera sedicente classe dirigente italiana tradisce i segni della vecchiaia e dell’appartenenza a un tempo morto, alle stagioni che sono parte di anni lontani e persi. Non è poi così grave: stagioni ben più tragiche, sanguinarie e nobili hanno preceduto questa qui della Seconda Repubblica. Un mondo umano sta lentamente finendo, si sta spegnendo nelle squallore della cronaca scandalistica e giudiziaria, nelle polemiche sterili e nei rancori; chi verrà dopo questi anni dovrà raccogliere i pezzi del vaso di coccio che, come al solito, è, è stato e sarà costretto o forzato a star assieme ai vasi di ferro nel suo lento scivolare attraverso il tempo che scorre su questo pianeta azzurro. Questo secondo tempo della Repubblica Italiana ha, ha avuto e avrà un sapore amaro e un vago e nauseabondo odore di marcio.    Forse, questa è la mia certezza, la fine di questo tempo può essere vicina e avverrà indipendentemente da fattori che oggi sembrano deboli o potenti a seconda dei casi o delle circostanze; semplicemente stanno finendo le condizioni che rendevano stabile questa Seconda Repubblica. Vanno ad esaurirsi gli esseri umani che hanno costruito questo sistema politico e sociale, la stessa popolazione italiana è diversa da quella di vent’anni fa è cambiata in profondità e ha al suo interno ormai una percentuale di comunità straniere che hanno assunto un peso economico e sociale rilevante e che presto si prenderanno un ruolo politico adeguato. Mi spiace che debba finire così senza eroismi, senza gesti nobili. Tutto si dissolve come una candela che lentamente si consuma: un fatto banale, semplice.

IANA per FuturoIeri




20 novembre 2009

L'inverno nel Belpaese

De Reditu Suo

L’inverno nel Belpaese

Forse solo l’inverno fra le quattro stagioni riesce a comunicare l’esigenza del rinnovarsi della vita, davanti all’evidenza di una natura che è giunta al termine di un ciclo la mente umana capisce l’esigenza di rinnovamento. Questo tempo freddo, umido e un po’ triste mi porta ad associare il concetto di vita – morte - rinascita alle faccende politiche e culturali dell’Italia.  Credo che  questo nella vicenda pubblica si sia giunti all’inverno, sicuramente uno degli ultimi della vecchia Italia. Una sorta di tenebra fredda che nasconde la decomposizione delle cose morte nasconde la banalissima evidenza che tutto ciò che era stato prima ha cessato d’essere da tempo; vuoti simulacri e ombre del passato tormentano i viventi.  Quando questo freddo inverno della vita cesserà d’essere le diverse genti del Belpaese dovranno  restituire un qualche senso alla loro esistenza ed uscire da questa prigione di pregiudizio e paura che è tutta nelle loro teste. La morte del mondo di prima, delle sue ragioni, delle sue certezze, delle sue ideologie prepara il terreno al nuovo, la politica politicante del Belpaese e le minoranze al potere hanno finora avuto l’interesse a far vivere le diverse genti d’Italia entro i confini di una fredda fantasia da cultori dell’orrore e delle cose morte. L’illusione di un qualcosa d’’immutabile, di immobile che si ripete nelle trasformazioni di facciata dei poteri politici ed economici. Eppure non è così la  cella frigorifera buia e tetra nella quale son precipitate le genti d’Italia si sta sfasciando, le pareti cedono, il termometro sale, entra la luce dalle pareti rotte. In realtà da qualche anno vado pensando che da tempo proprio chi vive di politica sfrutti questa situazione e si faccia forte di cose morte per catturare un facile consenso e bollare come comunista o fascista non il rivale politico o il partito avverso ma il gentiluomo e la persona perbene che solleva critiche e perplessità davanti ad una gestione della cosa pubblica che ai molti appare criminale e criminogena. Questa cosa squallida, che aiuta gente anziana, impaurita e ignorante a far finta di vivere in un trapassato remoto stramorto e polverizzato, è forse l’arma più forte della politica politicante; chi fa osservare che l’inverno è finito e la primavera sta arrivando viene semplicemente zittito, offeso, preso per un demente o per uno che ha vissuto troppo tempo fuori dal Belpaese. C’è in tutto questo una forza d’inerzia nelle cose che si muove contro i lestofanti di casa nostra, una specie di movimento degli uomini e delle cose che sta togliendo la terra sotto i piedi a chi pretende di vivere in un tempo morto. Se conosco bene l’Italia e le sue disperse genti  so come andrà a finire: “un bel giorno tutto comincerà a crollare e arriverà un momento di schianto, a quel punto i fanatici propagandisti delle illusioni e delle fregature si trasformeranno nei più accesi lodatori del nuovo e di ciò che prenderà forma”. In fondo fare certi mestieri legati alla politica, alla pubblicità, alle pubbliche relazioni e alla persuasione politica e culturale è solo fare un mestiere. Perché stupirsi se un bel giorno certi personaggi cambieranno padrone o modello politico, o culturale; in fondo è solo una faccenda di busta paga, di arrivare bene alla fine del mese. Forse c’è una morale in tutto questo, solo che io personalmente non la vedo.

IANA per FuturoIeri






20 novembre 2009

La realtà comincia a cedere, un mondo nuovo si forma

De Reditu Suo

La realtà comincia a cedere, un mondo nuovo si forma

Nel Belpaese solo adesso s’inizia a vedere qualche piccola crepe nel muro di menzogne e pietose finzioni che per decenni ha fatto la fortuna delle nostrane sedicenti classi dirigenti, con la crisi emerge lentamente la realtà concreta di un mondo umano di lavoratori precari e di uomini e donne dei ceti sociali “medio – bassi” umiliati e schiacciati da questi anni di cattiveria e follia egoistica. Gli stipendi di chi lavora per i privati o per la pubblica amministrazione sono stati messi sotto in questi ultimi dieci anni dal costo della vita crescente e aggravati dalla povertà portata dalla crisi. Quello che era il,vecchio ceto medio è stato umiliato, offeso, punito e calunniato; lui più dei proletari e degli immigrati era l’oggetto del cieco e ottuso odio di classi dei miliardari e dei loro esperti al soldo.  Credo che questa cosa indecente sia in relazione con l’incredibile sottovalutazione della sofferenza psicologica e lavorativa di questi ceti sociali, i quali se continuano ad essere vessati in questo modo potrebbero cominciare a sviluppare rispetto all’ordine costituito delle tensioni antagonistiche. Proprio quella massa informe di ragionieri, di piccoli professionisti, di piccoli esercenti, poliziotti, militari di carriera, professori, maestri e dottori aveva fatto da barriera nel Novecento alla massa montante dei ceti operai e contadini attratti dal comunismo e dal socialismo; oggi le minoranze di miliardari miracolati da questa opera di contenimento dell’eversione di sinistra si godono i frutti dell’erosione del potere politico ed economico di questi ceti medio - bassi. Poche volte nella storia umana la fedeltà e la speranza di centinaia di milioni di esseri umani è stata così profondamente  umiliata e mal ripagata. Eppure c’è da temere perché non si può vessare intere classi sociali per decenni e sperare che per qualche strano miracolo non accada nulla, neanche la più roboante campagna pubblicitaria può nascondere la crisi e l’arrogante violenza esercitata dalle minoranze costituite da pochi ricchi contro tutto il resto dell’umanità. Ecco che in questa grande delusione, in questo sconforto, in questa crisi morale nella quale i figli temono di perdere il tenore di vita dei padri durante la loro esistenza  e di avere una peggiore carriera lavorativa si forma la possibilità del cambiamento. La realtà pretesa come solida e assoluta inizia a cedere a mostrare buchi e crepe, la vicenda umana è ricondotta in questi anni ad una brutalità semplicissima che parla di un mondo umano segnato dalla violenza organizzata e dal culto del Dio-denaro. Si formano le prime flebili critiche al sistema, nascono forme nuove di dissenso, perfino di proposta come il Social Forum, e l’inquietudine dei trentenni e dei quarantenni emerge perfino nel senescente e malato Belpaese. Ma tutto questo se sarà continuità con il passato, nobile o ignobile che sia, non riuscirà a capire e a decifrare la novità dei tempi. Nonostante le apparenze questo si sta formando un mondo umano del tutto nuovo. Ciò che appare come simile è dovuto solo agli esseri umani e alla loro capacità di auto-ingannarsi intorno alla natura delle cose. Stavolta il salto nel buio è già storia passata, di nascosto, in silenzio come fanno i sonnambuli tutto il piccolo mondo antico del Belpaese ha traversato una barriera invisibile fra ciò che è stato prima e questo presente. Occorre avere l’onestà intellettuale di riconoscere l’irreversibilità dei processi in atto.

IANA per FuturoIeri




20 novembre 2009

Ancora su Capitalismo: una storia d’amore. In USA è vietato ai minori di 17 anni!

L'amico Franco Allegri mi comunica queste sue considerazioni che considero un monito grave e mi prendo la libertà di pubblicarle. La libertà di pensiero ha bisogno della libertà di parola e di stampa anche nelle forme con le quali esse s'esprimono in questa civiltà industriale. La prima delle libertà è poter dire che due più due fa quattro.

IANA per FuturoIeri

Ancora su Capitalismo: una storia d’amore. In USA è vietato ai minori di 17 anni!

19/11/2009

Di Franco Allegri

Da qualche giorno non vedo più i trailer del film di M. Moore e ho la sensazione che sia stato distribuito in poche sale.

D’altra parte c’è un Italia che scopre il liberalismo puro con tre secoli di ritardi e lo valuta con il candore di certi monaci che meditano il sesso degli angeli. I prossimi tre anni di crisi dura saranno la loro punizione, per contrappasso.

Poi ci sarebbe l’America di maniera, quella che vediamo in TV e che non va mai oltre i giardini della Casa Bianca o le grandi strade di New York. Da tempo penso che l’informazione che riceviamo dall’estero sia peggiore di quella che ci arriva da Roma e so che su questo tema sono decine di anni avanti, ma non posso voltarmi o tornare indietro.

In questa traduzione registro altri successi del film in America. Ci sono le opinioni di molti critici di varie riviste e giornali americani e canadesi.

Bisogna leggere il commento di Jim Pinkerton, anche se non si sa chi sia!

Questo film è il manifesto dell’esperienza cinematografica di M. Moore e per questo dispiace che sia stato vietato in USA ai minori di 17 anni.

La seconda più grande anteprima di sempre per Mike! Non perdete ‘Capitalismo’ nel weekend

08/10/2009



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