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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


31 gennaio 2009

Una nota dal fu Regno di Francia

 

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

5-Una nota dal fu Regno di Francia

Le Monde Diplomatique n° 658 del gennaio 2009 nell’edizione francese a pag. 2 elogia il quotidiano italiano “Il Manifesto” per il difficile tentativo di restare aperto in tempi di crisi e di cordoni ben stretti per quel che riguarda il finanziamento pubblico della stampa. In particolare si sottolinea il difficile tentativo di preservare una propria libertà d’opinione e d’indipendenza in tempi di crisi e di contrazione dei finanziamenti. Va da sé che in Italia il finanziamento pubblico della stampa quotidiana da strumento di libertà si è trasformato in una farsa meschina e grottesca e non ripeterò in questa sede quanto in merito ha già detto e ben scritto Beppe Grillo; tuttavia è interesssante che in un trafiletto l’autorevole Le Monde Diplomatique elogi un quotidiano italiano. Non credo sia una questione d’interesse d’uscio e bottega dal momento che “Il Manifesto” pubblica una traduzione italiana de Le Monde Diplomatique; perché come spiega il quotidiano francese il tentativo del quotidiano italiano di farcela rappresenta: “Un bel exemple puor tuos les journaux qui, en France aussi, doivent combattre puor preserver leur independence…”.

A questa realtà s’associa l’evidenza della diffusione in rete di forme alternative di lotta e di partecipazione alla vita politica, è come se una parte della pubblica opinione non potesse più rapportarsi con l’opinione correnti della carta stampata e della televisione commercile e stesse cercando di creare dei suoi percorsi alternativi per comunicare e mobilitare la propria indignazione politica e sociale. E’ come se la grande comunicazione ufficiale non bastasse più, come se franasse su se stessa ed uscisse dalla realtà parlando di sé e forzatamente su di sé in un linguaggio stereotipato e di circostanza. Quello sfogo anche aggressivo che è tipico del linguaggio e della comunicazione in tempo di crisi sociale e morale pare aver abbandonato tanta parte della carta stampata. Si consuma così fra una nota intelligente dal fu Regno di Francia e un grido accorato di Beppe Grillo la scissione assoluta fra la realtà e il suo divenire e la sua rappresentazione di comodo tranquillizzante e stereotipata. Fin dove potrà arrivare questo miracolo di scindere la realtà dalla sua rappresentazione? Fino a una grande catastrofe che apra gli occhi a tutti quanti? Fino a un qualche disastro epocale?

In attesa di una grande rivelazione o di qualche probabile piccola apocalisse ai molti resta lo squallore quotidiano di veri problemi e di grandi drammi raccontati con canovacci degni di venditori ambulanti d’aspirapolveri: “per ogni spazzatura di casa c’è sempre la ricetta e lo strumento adatto. Basta firmare il contratto e qualche cambiale in bianco”.

Ed il futuro si è già dissolto nel presente.

IANA per FuturoIeri




30 gennaio 2009

ECCO COSA DICEVANO BERLUSCONI, OCCHETTO & CO. DEI CAPI DI STATO

Visto che tanto – ingiustificato – scandalo hanno suscitato le parole pronunciate l'altro giorno da Antonio Di Pietro in Piazza Farnese (ricolma di gente), criticando il silenzio del Presidente della Repubblica dinanzi all’assalto che viene reiteratamente mosso alla legalità costituzionale, ecco un piccolissimo campionario di cosa si è detto negli ultimi anni dei vari Capi di Stato...

 

Silvio Berlusconi va all' attacco di Scalfaro. Il Cavaliere accusa il presidente della Repubblica per i giudizi espressi sulle prospettive politiche dell' Italia e lo invita ad astenersi da giudizi politici. Dice: "Fino al momento in cui non decideranno di darsi una Repubblica presidenziale e un presidente eletto dal popolo, gli italiani hanno diritto di chiedere al capo dello Stato di rinunciare a giudizi che sono, o possono sembrare, smaccatamente di parte. Con le sue parole agevola la sinistra". [Corriere della Sera 23/12/1993]

Tatarella (Ministro del Governo Berlusconi n.d.r.) mercoledi' aveva distribuito ai giornali la seguente manganellata: "Nella maggioranza c' e' chi non accetta la diarchia con il capo dello Stato e vuole invece andare all' attacco... Va a finire che troveremo scritto sui muri non piu' "W Borrelli" ma "Salabe' "... Si sta tentando un' operazione antidemocratica... Si vuol fare il ribaltone contro le indicazioni del voto popolare". Insomma, una chiara intimidazione sul fronte dell' affaire Sisde, condita da accuse di golpismo bianco che riecheggiano le parole usate dal forzitalista Fabrizio Del Noce. [Corriere della Sera 25/11/1994]

Basta attacchi a Scalfaro. E' un coro all'indomani delle violente polemiche innestate dal Polo. Anche se Berlusconi non intende fare marcia indietro dopo la gaffe di Cossutta che ha riferito - e poi smentito - di un presidente della Repubblica che mette in guardia il leader dei Comunisti italiani dal pericolo dell'avanzata delle destre... Il leader del Polo tuttavia insiste. E annuncia che una "commissione di saggi" deciderà le eventuali iniziative del Polo nei confronti del presidente della Repubblica. [la Repubblica 19/10/1998]

All' improvviso si materializza l' ombra del "golpe". Achille Occhetto a Firenze attacca Cossiga: "Quel che dice l' ex presidente, che di carabinieri se ne intende, e' inquietante. In mancanza di una volonta' politica continuano a esistere poteri forti, come i carabinieri, che sono persone perbene ma che potrebbero aver voglia di fare qualcosa". [Corriere della Sera 23/03/1993]

Ma la prima contestazione di massa a un capo dello Stato e' molto piu' recente: risale a cinque anni fa e ha per protagonista il Pci. Il 17 novembre del 1990, ancora un sabato, anche se l' assedio alla "citta' dei misteri", organizzato da Achille Occhetto nel tentativo di piegare le resistenze di quel "pazzo" di Cossiga, si fermo' a un' altra storica porta di Roma: quella di piazza del Popolo. Erano i giorni tormentati di Gladio. E contro il presidente della Repubblica "picconatore", picchiavano davvero duro i comunisti non ancora del tutto pidiessini. E non soltanto loro. "E la prima manifestazione del Partito democratico della sinistra? E la prova di una non scalfita forza comunista, la scesa in campo di una forza antagonista?", s' interrogava con enfasi l' Unita' , aprendo la cronaca della "manifestazione dei quattrocentomila". Una marcia, ribadiva il titolone, "per liberare l' Italia dai poteri occulti". [Corriere della Sera 03/12/1995]

 

Amici dell’Associazione Futuro Ieri – http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm




28 gennaio 2009

STAMANI, 28/1, MANIFESTAZIONE PER LA LEGALITA' A ROMA

(ASCA) - Roma, 19 gen - Sospeso dallo stipendio e dalle funzioni. E' questa la punizione con cui la sezione disciplinare del Csm ha deciso di sanzionare il comportamento del procuratore di Salerno, Luigi Apicella, nella vicenda dello scontro fra procure sul caso De Magistris. Trasferiti di ruolo e funzione i pm Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani e il pg di Catanzaro Enzo Iannelli. ''Assolti'' Alfredo Garbati, Domenico De Lorenzo e Salvatore Curcio.
 

"Con la decisione di oggi il Csm ha scritto una delle pagine più nere della recente storia della giustizia italiana".
Queste le parole di Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Benny Calasanzio che insieme al comitato promotore della manifestazione DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA E LA LEGALITA’ COSTITUZIONALE, formato da diversi esponenti della società civile, saranno in Piazza Farnese, Mercoledì 28 gennaio alle ore 9, per manifestare contro l'inaccettabile epilogo del caso De Magistris - Apicella.  [ http://www.familiarivittimedimafia.com ]

 
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WORLD SOCIAL FORUM 2009 - PROGRAM

from january 27th to february 1st 2009
Belém - Pará - Brasil

 

General Program:

27/01 (Afternoon) Opening March
28/01 Pan- Amazon Day: 500 years of resistance, conquest, perspectives of the afro-indigenous and popular.
29 to 31/01 Others self-managed activities.
01/02 Closure of WSF 2009, with decentralized and self-managed actions where will be presented the agreements and alliances built during the WSF and the general celebration of closure.  [ 
http://www.fsm2009amazonia.org.br ]




22 gennaio 2009

SANTORO DISSETA NELLA SICCITA' DELL'INFORMAZIONE

Come molti lettori di questo forum sanno, difficilmente ci spertichiamo in lodi, ma le vicende di questi giorni ci obbligano a farlo. E lo facciamo in favore di Michele Santoro e della sua sempre eccellente trasmissione Annozero.

La puntata della scorsa settimana - va in onda ogni Giovedì alle 21 su Rai 2 - è stata dedicata alla drammatica situazione che vive la Palestina. Il conduttore e la redazione avevano realizzato con professionalità, scrupolo e coraggio una serie di approfondimenti che mai erano circolati nei media italiani dall’inizio dell’operazione “Piombo Fuso”, che Israele ha scatenato contro i Palestinesi a Gaza (morti oltre mille e duecento musulmani, la stragrande maggioranza civili inermi, donne e bambini, cinquemila gravemente feriti, un militare deceduto ed uno scomparso con la stella di David).

Ventidue giorni di bombardamenti resocontati in ogni telegiornale, minuti su minuti, servizio su servizio, ma senza mai darci veramente il senso reale di ciò che in quella striscia del Medio Oriente stava accadendo. Auto-censura, conformismo, pigrizia? Non sappiamo, di certo eravamo bombardati da tante informazioni che però nulla informavano.

La disinformazione è come il veleno, se assunta a piccole dosi, via via crescenti, la si assimila, la si metabolizza, la si introietta. Un Tg1 divenuto ormai appendice del Tg5 e dei rotocalchi di gossip, anni di trasmissioni dedicate al nulla sotto vuoto spinto come Porta a Porta, Matrix, Tv7, Lucignolo, etc etc ci hanno assuefatto alla finta informazione, quella pure abbondante ma inesistente. Un flusso di notizie apparentemente ricco ma sostanzialmente vuoto.

In questo contesto Annozero è stato come un pugno nello stomaco. Un pugno salutare che vuole dirci: sveglia, il mondo fuori non è quello che vedi dalla tua poltrona. Scandalo!

Come fa scandalo il bambino che nella bellissima favola di Andersen grida a tutti che l’Imperatore è nudo. Anche l’informazione è purtroppo nuda e nessuno ce lo diceva, l’abbiamo capito Giovedì scorso... Grazie Santoro!

 

Associazione FUTURO IERI - http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




21 gennaio 2009

Contro l’idolatria della famiglia fai da me

 

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

4-Contro l’idolatria della famiglia fai da me

Un tempo le famiglia era sacra, proprio nel senso stretto della parola era qualcosa d’inviolabile, qualcosa su cui non si poteva scherzare. L’esaltazione di certe donne famose e felici con figli a carico e senza marito è una cosa ripugnante quando vengono proposte come modelli di donna emancipata. Quella non è emancipazione: è semplicemente seguire il proprio egoismo e dirottare una parte dei profitti verso la prole, è la via che possono permettersi solo donne agiate di un ceto spessore economico. Per le comuni mortali anche un solo figlio e un solo reddito è una trappola se non si ha una famiglia che paga alle spalle o un reddito molto alto. Sì è con scienza massacrato e deriso un modello di famiglia per sostituirla con l’illusione, con l’allucinazione, con le false speranze. Una società di donne che reggono da sole tutto il carico della famiglia, come dicono di fare certe attrici e presentatrici, è possibile solo se tutta la civiltà è orientata e piegata a questa esigenza primaria del difendere la maternità. Questo non è quel che si ha nei paesi industrializzati o avanzati e non è la condizione del Belpaese. L’idolatria della famiglia fai da me rivela il profondo disprezzo per la vita e per la dignità umana che è insito in questo modello sociale ed economico. Contano le menzogne, le allucinazioni, i fantasmi di libertà e di ricchezze impossibili per la maggior parte della popolazione umana, quel che possono far i pochi non si adatta ai molti che s’alzano la mattina presto per andare a lavorare, o che rispondono di persona di ogni ritardo e di ogni piccolo errore sul posto di lavoro. Il massacro morale della famiglia italiana si compie anche con l’uso antitaliano del lavoro precario, con l’impossibilità per i molti di arrivare al bene casa, con la distruzione delle politiche vere e sane a favore della famiglia come il creare case popolari per calmierare i prezzi da tempo fuori da ogni comune senso della realtà.

Queste genti d’Italia sono un qualcosa che deve sopravvivere alla violenza di pochi gruppi finanziari e di palazzinari senza scupoli, i quali sono estranei da sempre alla storia e alla vita della Nazione. Come certe cellule tumorali che distruggono la vita e si autodistruggono con l’annientamento della loro vittima. Deve questa popolazione italiana anche sopravvivere alla criminosa messe di messaggi scellerati e socialmente distruttivi. La politica è assente o connivente con i pochi malvagi e la popolazione prostrata dalla crisi e offesa da troppe delusioni si è lasciata andare. Coloro che traggono profitto da tutto questo dovrebbero però far mente locale che un male così grande e malvagio finisce sempre per andare fuori controllo e rivoltarsi contro gli apprendisti stregoni che l’hanno voluto e imposto con le arti della frode e con vero odio contro l’essere umano.

IANA per FuturoIeri




21 gennaio 2009

Requiem per Emme

 

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

3-Requiem per Emme

E’ male osservare come le buone idee e le belle speranze vengono disfatte dai meri calcoli contabili.

Lunedì 19 gennaio 2009 il direttore Sergio Staino ha comunicato ai lettori che l’inserto satirico dell’Unità Emme chiude a partire dal prossimo numaro. Con un editoriale dal titolo “Arrivederci Emme”.

Scrive Staino, fra le molte cose, queste parole:”…Insomma sembra che Concita ed io abbiamo fatto i conti senza l’oste, cioè senza considerare la situazione economica e finanziatria dell’editoria italiana e de l’Unità in specifico. Oggi, per quasi tutti i consigli d’amministrazione, sembra che la riduzione dei costi sia il problema assolutamente prioritario e molti quotidiani assai più agguerriti e forti della nostra Unità stanno tagliando supplementi, decurtando pagine, collaboratori e stipendi di collaboratori. Quest’oggi tocca a Emme…”

E’ male che in un momento di uniformità di pensiero e di squallore politico generalizzato venga liquidata una voce della satira, del grottesco, del deforme. Oggi come oggi solo quello che sa essere consapevolmente deforme e grottesco riesce a restituire l’intuizione della profondissima prostrazione nella quale si trova il Belpaese e la massa informe delle sue popolazioni. Non è una questione di stare o meno con Berlusconi e con quel che rappresenta o con i suoi nemici alla camomilla potenziata con aspersioni d’acqua di rose, è proprio male che una voce leggermente difforme per sua natura cessi. Come è ugualmente un male se un quotidiano come il Manifesto fosse costretto a chiudere. Staino dice il vero, ma gli sfugge che mentre chiudono i satiri e gli inviati al contrario gli inserti sulle chiacchere, sulla moda e le belle foto della pubblicità vanno a gonfie vele. Non è solo il destino cinico e baro, è una scelta. Una scelta che dagli altissimi ranghi del potere economico arriva fino ai bassi livelli, fino all’inserto dell’Unità. Questo non è solo un sistema economico è un modo truffaldino e ladro di costruire un nuovo mondo umano , un nuovo uomo nuovo con un macabro e distorto ripetere gli indirizzi di certi culti politici del Novecento. Data l’assoluta centralità del denaro ne deriva che l’unico metro per concepire e pensare il mondo umano e le sue relazioni è l’idolo del denaro, il feticcio del guadagno facile con ogni mezzo. Questa persuasione è il nuovo pensiero totale, l’unico modello che impone la sua volontà. La satira con il suo potere svillaneggiante e derisorio svelava le miserie e le ordinarie follie di un mondo umano integralmente materiale ed egoistico. Prova ne sia che Emme in questo numero ha presentato una storia tipo fotoromanzo di una mezza pagina di un professore di Liceo che si finge pappone per acquisire un po’ di dignità agli occhi dei familiari. I familiari conoscendo la sua amarezza l’iscrivono al Grande Fratello, forse non sarà mai ricco ma almeno finisce in televisione. Grottesco! Certamente ma anche efficace per descrivere il vento di follia che scuote la società italiana di questo inizio di nuovo millennio.

Post scriptum: nei dialoghi viene citata una “ Fenomenologia dello Spirito” attribuita a Husserl, effettivamente Husserl si è occupato di Fenomenologia ma quello è il titolo dell’opera fondamentale di Hegel. Si consiglia agli autori lo studio individuale.

IANA per FuturoIeri




17 gennaio 2009

La Morte di Dio. Patria e Famiglia (2)

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

1. Sulla Grande Crisi e sulla Palestina

E’ avvenuto un miracolo e la cosa mi era sfuggita. Siamo messi così bene che nel Belpaese ci si può permettere di passare ore a discutere del problema della Palestina e dello Stato d’Israele. Personalmente non so più dove sia il Belpaese che ho conosciuto nell’infanzia, nel giro di venticinque anni è talmente cambiato da essere irriconoscibile. Da qualche settimana l’attenzione politica e il dibattito si è spostato dalle vicende interne e della crisi alle luttuose vicende della Palestina e di Gaza. Credo di conoscere ancora qualcosa dell’italiano da stereotipo, del Mario Rossi di turno. So quindi per certo che ai nostri, fatte salve le solite anime sensibili, di quei tapini che si scannano o vengono truicidati dai bombardamenti non gliene può fregar di meno. Se il Mario Rossi è sempre il solito Mario Rossi so che cosa è importante per lui quando davanti alla televisione, intorno alle 20, guarda le tristi processioni di squartati e di carbonizzati: “la pasta scotta o salata due volte è per lui di gran lunga più inquietante e dolorosa di tutte le stragi del mondo e della Terrasanta”. Questo i nostri politicanti e giornalisti lo sanno bene. Perché insistono? Cosa li muove davvero? Credo che questo improvviso sentimento di passione per cause che ai più non possono fregar di meno sia dovuto alla passione nazionale per le chiacchere e per l’aria fritta e per il sottile piacere di dividere il pubblico e di far una facile ricreazione dai problemi nostri raccontando i mali altrui. Suscitar fazioni su cose di questo tipo è divertente per i nostri, non si tratta mica di cose serie come gli appalti pubblici i piani regolatori delle grandi città con terreni agricoli che diventano edificabili, o l’aereoporto di Malpensa dove in mezzo ci sono milioni di euro in forse. Un danno su queste cose è irrimediabile, crea vere inimicizie, ma una strage in Palestina! Ma quando mai! Chi rinuncererebbe fra i nostri politici di professione ad entrare in una coalizione politica rilevante per i cadaveri di una lontana terra. Proviamo a pensare a una programmazione televisiva, l’unica di cui si può ragionare con Mario Rossi, che inizia con:”L’Inghilterra ha perso trecentomila posti di lavoro nei primi tre mesi di questa crisi e migliaia di persone si trovano senza casa e senza stipendio. Mario Rossi domani può toccare a noi, può toccare a te.” Credo che con un discorso del genere Mario Rossi smetterebbe di pensare alla pasta scotta o salata due volte. Proprio come i nostri politicanti che per la maggior parte non vanno oltre il loro specialissimo particolare il signor Mario Rossi non va oltre il proprio lato del marciapiede, e solo quando va bene. Figurarsi se gli frega qualcosa dei drammi immani che avvengono lontano al di là del mare, presso genti diverse per storia, fede e cultura. La nostra politica rispecchia fedelmente il nostro lato peggiore, a suo modo ci rappresenta. Sarebbe stato semplice per me limitarmi a far un elenco dei morti da una parte e dall’altra per osservare come immancabilmente il più forte e il più ricco è nel Belpaese il più amato da classi dirigenti e giornalisti, e certamente anche dalla maggioranza della popolazione. Ragionare di facili moralismi non era per me semplice ma comodo, un po’ troppo. Preferisco parlare del mio Belpaese e del fatto che esso non riesce a guardare oltre l’orizzonte della propria parte di marciapiade, e solo quando va bene.

IANA per FuturoIeri




17 gennaio 2009

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore: “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

1. Sulla Nazione italiana

Da dieci anni studio il problema dell’identità italiana, con particolare riferimento alla Grande Guerra , quella del 1915-1918. Il confronto fra il remoto passato e la presente roboante e nauseante retorica patriottica induce a pensare. Bandiere, inni, parate militari, discorsi che sembrano usciti dalle bocche degli eroici reduci delle imprese garibaldine, appelli all’Unità come se questa fosse la Repubblica Romana di Mazzini del 1848. Le nostre sedicenti classi dirigenti stanno creando la solita cortina fumogena di parole al vento per nascondere la realtà di un Belpaese frammentato e diviso dove se possibile ogni forma d’autonomia diventa occasione per tornare a una situazione grottesca dove ogni Regione, Provincia, Comune cercano di far Repubblica a sé. Non si può neanche dire che la penisola sia unita per quel che riguarda l’identità nazionale. Mi sono sforzato di pensare che cosa può rappresentare in termini d’identità per un ragazzo con i genitori marocchini o cinesi nato in Italia, e che fa magari qualche liceo, il riferimento ai ragazzi del 99° morti sul Piave. Mi è venuto in mente l’insieme vuoto. 

Per la verità credo che la cosa importi poco anche a tanti studenti italiani-italiani. Che gente strana che siamo: la presenza di comunità altre dovrebbe spingere a cercare le ragioni dei valori comuni, invece più si cercano queste cose comuni più ci si accorge che di condiviso c’è poco o nulla. Non è condiviso il Risorgimento perché era contro la Chiesa, non la Monarchia perchè contrapposta alla Repubblica, non il fascismo per motivi ovvi, neanche la Prima e la Seconda Repubblica stanno troppo bene perché nel senso comune esse coincidono sia con i politici ladri e truffatori sia con le troppe delusioni e false speranze elargite a piene mani dai vecchi partiti politici ai loro elettori e sostenitori.

Se non si può più credere nella vecchia Patria degli antenati si cerchi almeno di far i conti su quella cosa che c’è oggi al suo posto. Per schiarire le idee a questo popolo molto confuso e ubriacato dalla cattiva e falsa retorica dei politicanti e dei giornalisti suggerisco per la prossima parata solenne ai Fori Imperiali di Roma di far aprire le gloriose schiere da un nutrito gruppo di imprenditori cinesi di Prato, di venditori di colore di cianfrusaglie romani, di maggiordomi filippini milanesi, di edili albanesi e rumeni provenienti da tutto il Belpaese. Ovviamente ben messi e con gli arnesi dei loro mestieri. Forse non sarà proprio una parata marziale ma almeno chiarirà le idee a tanti che le realtà che popolano l’Italia sono molteplici e nulla le tiene insieme se non l’opportunità di cavare da questa penisola di che vivere e la speranza di far fortuna. Quale Dio comune dovrebbero pregare le molte comunità d’Italia, quale legge può unire così tante differenze, quale classe dirigente politica potrà rendere conto delle molteplici esigenze, quale meccanismo sociale potrà garantire la giusta mobilità sociale? Ne propongo una: Niente.

Un vuoto spaventoso sorregge un Belpaese che va avanti ignaro di chi è, di cosa vuole davvero essere, di qual senso debba avere la sua civiltà. Ammesso che ne abbia una. Nel niente cresce la paura di perdere l’unico radicamento che il singolo ha con la sua intima natura, ossia la proprietà privata e segnatamente la propria proprietà privata, unica salvezza contro il nulla.

IANA per FuturoIeri




15 gennaio 2009

IN MEMORIA DI UN MAESTRO DI JUDO (9)

 

Elogio funebre del Maestro Ivo

Non ero preparato alla morte del maestro che è arrivata come un fulmine a ciel sereno.
Avendo seguito delle tracce e non un canovaccio riporto il discorso che ho pronunciato il giorno del funerale del maestro Ivo Fischi così come lo ricordo e come ho potuto ricostruirlo.

Nessuno di noi può arrivare preparato a questo momento, non è possibile, quindi sarò breve.

La situazione non consente del resto discorsi lunghi e non è né l’occasione, né il luogo per farli.

Ivo, a suo modo, resterà l’incontaminato possesso di coloro che l’hanno amato in vita. Ciò che ha generosamente donato a tutti noi: il suo tempo, le sue parole, il suo impegno, se stesso, nella vita, nel lavoro e nello sport gli viene oggi restituito. Il suo elogio funebre siamo noi. Coloro che sono qui oggi testimoniano ciò che è stato il maestro con la loro semplice presenza. Guardiamoci: l’essere presenti qui in così grande numero è l’omaggio liberamente donato alla sua persona e alla sua opera. Quel che ho capito in vent’anni di lui è stata la sua unità di vita, di lavoro e insegnamento. Il fatto che abbia voluto nella cassa il suo judogi e la sua cintura ne è la prova. Quest’unità è oggi utopia. Il suo metodo e il suo insegnamento era certo quello d’insegnare a lottare: ma con le regole e nelle regole, mai contro di esse. Da questi suoi principi derivava la sua amarezza nel contastare i costumi dei tempi. Il suo insegnamento,che sapeva essere giusto, è stato alle volte da lui difeso con durezza dalle critiche. Questo suo essere maestro gli ha imposto talvolta scelte difficili per sé e per gli altri. Le sue scelte e le sue decisioni le ha prese per onorare il suo ruolo, per difendere i principi, per dare l’esempio.

Un maestro per sempre

Il maestro Ivo




13 gennaio 2009

IN MEMORIA DI UN MAESTRO DI JUDO (8)

 Il maestro di Judo Ivo Fischi è morto il 2 gennaio 2009.
Presento in questo blog le parti del dialogo fra me e lui, fra maestro e allievo.

Sezione 8

D-. A questo punto del dialogo vorrei sapere se essere maestro è diverso quando si ha a che fare con i bambini. Immagino che allenare e aver a che fare con i bambini sia più difficile.

R-. Sì è difficile.

Ci vuole carisma. Il bambino deve vedere il forte, la forza a cui appoggiarsi. Alcuni genitori sbagliano. Il dialogo è una cosa, ma bisogna fargli capire che ha bisogno dell’adulto finchè non sarà grande. E gli va fatto capire, anche che sei il più forte. E’ la legge della vita.

Io alle volte parlo così ai ragazzini: Tu ce li hai i soldi, li guadagni? Fin quando non sarai in grado di far da solo hai bisogno degli altri, e dopo se gli altri ti sono ostili non vivi.

D-. Questo è un problema grosso.

R-. Però quando i ragazzi parlano, io so anche alzare la voce. Per questo mi hanno detto tutti: Ivo è un fenomeno; come si dice è carisma. Le cose le devi saper fare, le devi saper far bene, devono ammirarti.

D-. Questa è la parte più difficile dell’insegnamento perché viene in essere da una somma di circostanze e di abilità.

R-. Bravo!. Il carisma viene da una somma di circostanze e di abilità, e soprattutto fiducia in te stesso. Saper ascoltare, aspettare, far parlare gli altri e quando parli devi parlar chiaro. Non è facile far così alle volte.

D-. Certo il carisma è un fattore molto importante, che viene in essere aldilà dell’insegnamento.

R-. Il carisma è essenziale. Il judo va preso con i suoi pregi e i suoi limiti. Per prima cosa occorre considerare la formazione del fisico e a quella del carattere. Nella vita alle volte bisogna far paura ai prepotenti, quella gente che pensa di esser forte non pensa d’esser molto meno forte di quanto creda. Pensa quando dicevo queste cosa passavo da fascista e da violento. La potenza ha un limite mi credi? Pensa a Beppe Grillo, io sono un osservatore delle cose che fa, quando afferma che la gran parte della popolazione indignata dalle malefatte del sistema non deve temere coloro che sono usi a far prepotenze e scorrettezze d’ogni sorta dice il vero. Giustamente egli fa capire che questi che si comportano così sono molto meno forti di quanto credono o vogliono far credere. Di solito la fanno franca per la paura che incutono alla gran parte delle loro vittime, se vengono messi alla prova si scopre che sono vulnerabili e deboli. Torniamo però al concetto del judo: il forte subisce da quello preparato perché il debole si rivela forte come lui.

D-. Non capisco dove vuoi arrivare con questo discorso.

R-. Mi spiego meglio, se uno vuol farsi vedere con la Mercedes fuori dal bar per incutere soggezione e darsi delle arie e entra uno e gli dicono:”quello è un campione olimpionico di judo”, l’effetto mercedes sparisce, perché in quel momento conta più il campione della mercedes, e incute più rispetto. Mi è successo più volte qualcosa di simile. Un esempio: ero a Casale Monferrato quando facevo il militare, c’erano 7.500 soldati che facevano l’addestramento, imparavano a difendere. C’erano 1.500 fra ufficiali e sottoufficiali in tuta a far ginnastica, mi guardavano sapevano che ero uno che facevo judo, non erano più niente rispetto a me. Le stellette, l’accademia, non erano più niente; mi facevano “sei una cintura nera di judo”, allora poi erano in pochi a fare arti marziali. Quando c’era il controllo per la libera uscita mi facevano “vai, passa pure”, ed allora uscivi dalla caserma ed eri un civile. Mi è capitato pure alla palestra Libertas di dover mettere paura a un prepotente che aveva influenza e un certo potere, dopodiché si è dato una regolata e io son diventato qualcuno in quella palestra.

D-. In effetti alle volte i prepotenti e i prevaricatori non sono poi più di tanti preparati, spesso non s’aspettano una reazione.

R-. Fossi in te farei una riflessione su questo: quando si tratta di judo, perché io giro intorno al judo, si vuole troppo e sbagliato.

D-. In che senso parli di troppo in relazione al judo?

R-. Troppo perché prende delle persone che sono inabili quasi, le costruisce fisicamente, ne fa dei condottieri quasi, nel senso pulito del termine, non con la voglia del combattere.

D-. Questo concetto di pulito mi sembra importante.

R-. Non c’è il cercare la rissa però ti dà, ti dice questo sport ti dà la possibilità di reagire se un giorno ce ne fosse bisogno e ti dà la calma per questo. Certamente ti richiede un sacrificio, anche mentale dovuto alla preparazione. Questo però la gente comune non lo capisce, anzi c’è chi arriva in palestra e fa: “quanto ci vuole per andar fuori e difendersi?”. Quelli non hanno capito niente!

Si può benissimo imparare a difendersi col judo, ma ci vuole, un anno, cinque, dieci, tanta passione e impegno; saperlo fare.

D-. Quindi anche la volontà di difendersi.

R-. Soprattutto, la volontà di prepararsi e il concetto del judo l’insegna la palestra e gli amici. Una volta non ti senti niente poi ti accorgi che insieme agli amici sei bravo come gli altri, questo non ti dà forse forza.

D-. Si certo.

R-. Ecco di questo si tratta.



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