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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


30 settembre 2008

NUDE PAROLE

Lunedì 29 settembre 2008 l’inserto satirico dell’Unità pubblicava una vignetta che rappresentava un disoccupato/precario che minacciava con la pistola in pugno il ministro Brunetta. In realtà in quella vignetta il ministro non era neanche rappresentato,l a pistola era puntata contro il lettore che vedeva la figura e leggeva le sue parole minacciose. La scenetta poteva di per sé rappresentare uno che per colpa della disoccupazione aveva perso la testa e minacciava i fantasmi apparsi nella sua mente malata. Comunque la cosa ha suscitato un certo scandalo, questo è comprensibile. Quello che impressionava erano le nude parole della figura le quali prefiguravano l’omicidio del ministro. Nella vignetta il movente scatenante del gesto era la condizione di disoccupazione e la reazione abnorme di uno che era rimasto sconvolto dalle dichiarazioni del ministro a proposito dei fannulloni. La satira ha un linguaggio deformante e provocatorio, per chi scrive la reazione al disegno e al testo è il sintomo di un grave malessere che attraversa la società italiana, la follia rappresentata da quella vignetta appena abbozzata ha colto nel segno, ha congelato in pochi tratti di matita l’esasperazione di fondo di due generazioni: i trentenni che sono ancora precari e i tanti ventenni che non sanno dove andare o a quale santo accendere ceri. E’ un fatto che la maggior parte degli italiani non ha protettori o santi in paradiso e quindi difficilmente può far affidamento a reti di solidarietà o complicità per risolvere adeguatamente i propri problemi di carriera o di liquidità. Difficilmente i molti che vivono nel disagio se ne andranno in giro con una pistola calibro 9 a minacciare ministri e funzionari. Cosa può spingere il lettore a sentire un pugno nello stomaco o un forte disagio davanti a una vignetta del genere? Io credo sia la paura di qualcosa di più del gesto criminale, ritengo sia la percezione di un triplice palese e tragico fallimento: quello delle grandi ideologie, quello dello stato sociale all’europea, quello del capitalismo finanziario in salsa neo-liberale. I grandi miti, perché questo erano, che come ancestrali divinità avevano promesso ai loro cultisti la redenzione, il benessere materiale e la rigenerazione per tutti quanti sono caduti, sono morti e decomposti. Nel vuoto terribile di valori e legittimazione del potere che hanno lasciato avanza un rancore cieco e sordo, un deserto etico che può essere la condizione di nuove tragedie collettive, non solo italiane ma mondiali. Il successo anche elettorale di partiti post-fascisti e neo-xenofobi in Europa e non solo è da ascrivere non tanto alla bontà della matrice originaria ma al contrario al fallimento integrale di un modello di democrazia liberale che prometteva il paradiso della ricchezza sulla nera terra e che in questi giorni scopriamo non essere in grado di garantire neanche i manager della borsa di New York. Ossia i grandi sacerdoti del Dio-Mercato. Quando il Paradiso del Dio-denaro brucia e crolla fra le fiamme è quello il tempo in cui gli umani devono ritrovare se stessi, i loro valori e le loro ragioni di vivere, perché il tempo degli Dei è finito e quel che resta sono solo uomini e donne.

Alle volte per capire il grande male di vivere sono necessarie le nude parole private di ogni compromesso e gentilezza.

IANA per FuturoIeri




30 settembre 2008

DE PROFUNDIS

Occorre, e questo è il tempo, ricordare coloro che hanno subito la violenza e gli oltraggi del  decomposto sistema finanziario ed economico neo-liberale. Mi riferisco a un vasto mondo piccolo-piccolo borghese in Italia come in Europa che ha visto dopo il 1991 il crollo delle proprie basi materiali e dello stato sociale alla maniera social-democratic europea marinata però nel clientelismo italiano. Costoro sono stati demoliti per far posto alla finanza creativa e alla roulette borsistica. Oggi la fabbrica delle illusioni del neo-liberismo si è dissolta come i castelli fatati del mago Atlante, a tirar giù l’abominio è bastato molto meno dell’intervento di qualche paladino dell’imperatore Carlo Magno: è bastato semplicemente che il mostro crescesse fino a crollare su se stesso come la torre di Babele. Si trattava senz’altro di un costrutto malvagio e malfatto che ha portato solo distruzione e sciagure e ha complicato e impoverito la vita di moltissimi. Qui nel Belpaese un ceto sociale un tempo pilastro forte della democrazia e mi riferisco a quella piccola e piccolissima borghesia degli operai specializzati, dei piccoli commercianti, degli artigiani, dei colletti bianchi di basso rango è stato duramente colpito e scaraventato in basso nella scala sociale. Coloro che erano le basi di questa democrazia tapina e dissoluta ma vitale sono oggi gruppi sociali dispersi e risentiti contro un sistema maledetto che ha tolto loro rango, denaro e dignità. Il piccolo mondo degli anni settanta e dei primi anni ottanta è morto, adesso che i suoi killer sono caduti in disgrazia e possiamo ricordarlo con la nostalgia che è dovuta a una stramberia che ci è stata vicina e che si è rotta in via definitiva, o come quel conoscente un tempo compagno di giochi, di lavoro, d’avventure scomparso da anni e un giorno per qualche motivo ricordato e onorato. Quel mondo umano e di certezze che è stato ucciso da questa barbarie straniera io voglio ricordarlo con i suoni della mia infanzia, con i rumori del mio vecchio quartiere. Certo non era un bel mondo, molte cose erano scellerate e funeste, però in un certo senso c’ero nato in mezzo ed era anche un po’ mio. Dedico questo pensiero a quelle realtà umane che son state distrutte da quelle canaglie del turbo-capitalismo e dai politicanti malfattori che per una piccola mancia han fatto il danno. Poteva finire meglio, di  così. Se solo quel mondo umano qui nel Belpaese avesse mostrato un briciolo di cultura e di solidarietà...chissà! Un fremito di dignità prima del colpo di grazia gli avrebbe almeno salvato l’anima, ammesso ce l’avesse mai avuta.

IANA per FuturoIeri





30 settembre 2008

ANCHE FORTIS, DEXIA E HYPO SONO VICINE AL CRAC

Dopo il crac delle inglesi Northern Rock e Bradford & Bingley e dopo avervi dato conto che il colosso del credito svizzero UBS è sull’orlo del precipizio, dobbiamo adesso registrare che anche la potente Fortis, radicata nel Benelux ma diffusa in tutta Europa (pure in Italia), la Dexia una delle più grosse compagnie assicurative e Hypo banca immobiliare tedesca sono tecnicamente collassate. Segnaliamo che sono sulla stessa strada anche la tedesca Commerz Bank, la scozzese RBS, l’olandese ING e la francese Axa, per sottacere dei tentennamenti italiani di Banca Intesa, Unicredit e Monte dei Paschi.

Le Borse mondiali - legate fra loro dalla suicida globalizzazione (dei mercati, dei capitali, delle merci e delle manodopere) - stanno andando a picco, ieri nell’ennesimo Lunedì Nero Milano registrava –4,74%; Parigi –5,05%; Francoforte –4,23; Londra –5,30; New York –7,10.

Nel frattempo il Congresso americano bocciava impietosamente il piano messo a punto dal presidente Bush per iniettare 700 miliardi di Dollari di liquidità in un sistema in completo disfacimento. Il fallimento di quel progetto ha molte chiare spiegazioni: 1) era un pannicello caldo in un contesto di crollo dell’”Impero”; 2) gravava pesantissimamente sulle tasche dei contribuenti americani; 3) violava e sconfessava tutti i sacri principi sui quali si fonda il sistema economico Usa; 4) spingeva la stagflazione; 5) rischiava di condurre l’Amministrazione americana, già prostrata dalle guerre sanguisughe in Iraq e in Afghanistan, alla bancarotta sul modello argentino.

Per parte nostra ci auguriamo che le fasce più deboli della società siano protette in via prioritaria dai Governi, con piani seri e con regole nuove, per quanto riguarda i "Ceo", i manager, i broker etc etc, sarà spietato ma ammettiamo che non ce ne frega proprio niente.
A chi si chiede quale possa essere, al punto in cui siamo e verso cui andremo, la via di fuga per salvarsi, non ci resta che riportare le parole che Massimo Fini scrive oggi sui giornali del QN-Carlino-Nazione-Giorno: «Comprare un terreno coltivabile, due mucche e qualche gallina, e trasferirsi lì».

 

FUTURO IERI   http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




29 settembre 2008

VIVERE, MORIRE, RINASCERE

La resurrezione è un concetto legato al rinnovarsi delle stagioni o al mondo del sacro, eppure sarebbe bene comincire ad estenderlo anche alle forme di governo. Questa Democrazia all’italiana per diventare una cosa seria più che di una riforma o di qualche governo un po’ più stabile di altri ha bisogno di una resurrezione. Le grandi illusioni che accompagnavano lo sviluppo di questa realtà sono morte e sepolte, o comunque non più credute. Quando un professore di Liceo non sa da dove iniziare per comprar casa tanto son alti mutui, affitti e costi di un appartamento decente, quando tanti giovani volenterosi ma senza raccomandazioni e protettori non sanno cosa sarà del loro futuro, quando tante donne che vorrebbero metter su famiglia si trovano a migrare da un impiego precario all’altro, quando la politica è un piccolo affare di potere di alcuni privati e di abili demagoghi ecco che a quel punto ogni sensato discorso sulla libertà e sulla democrazia diventa un seme di follia. Può solo produrre spostati, delinquenti, demagoghi e bugiardi professionali. Mi chiedo però come possa rinascere, anzi risorgere una democrazia che nel Belpaese è viva solo per forza d’inerzia, che si esercita in qualche movimento solo per la monumentale pigrizia di quelli che dovrebbero a ragione stilare il certificato di avvenuto decesso. La finzione di vita di un sistema non più creduto e non più amato è la nuova tragica mascherata degli italiani, prima di questa macabra farsa c’era stata l’Italia democristiana, quella fascista e quella monarchica e patriottica. Alle fine tutte le maschere sono state tolte e il volto delle genti del Belpaese non era quello imperiale e fascista, non era quello cattolico e morale, non era quello monarchico e nazionale e non è quello di una democrazia dai grandi principi. L’Italiano non ha un nome e un volto perché non ha davvero un nome e volto. Le spaventose differenze che dividono le genti del Belpaese impediscono l’adesione seria a un modello, si dovrebbe pensare a un modello politico e di costume in grado di tenner dentro tutto e il contrario di tutto. La stessa fede cattolica viene spesso “aggiustata” dai privati con una serie di compromessi che vengono in essere nel corso della vita delle persone.

La nostra gente merita di rinascere, ma per farlo in un certo senso dovrebbe pure morire, ci vorrebbe un grande rito sacro di riconsacrazione delle vite. Un momento solenne in cui si lascia l’antica dottrina per la nuova fede, un momento in cui si prende atto del decesso delle passate illusioni e si crea una nuova lettura del mondo e di se stessi.

Ormai sono sicuro che se vivrò vedrò la fine di questo sistema che puzza di malvagità, pazzia e scelleratezza, non so se vedrò mai la fantomatica rinascita di una patria, o di una comune appartenenza. L'impresa di redimere queste difformi genti della penisola sembra impresa da dei o da eroi, eppure in verità appartiene al mondo umano, appartiene ai molti, spetta agli italiani.

IANA per FuturoIeri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




27 settembre 2008

RECORD MIRACOLOSO

Non è neanche trascorsa per intero la settimana delle dimissioni dell'assessore alla cultura contestatore dello stadio nuovo dei Della Valle che un vertice metropolitano esprime l'OK .
Il solito quotidiano moderato Repubblica del 27 settembre 2008 nella cronaca di Firenze rende conto della decisione presa dagli amministratori e dai politici del fu centro-sinistra.
Il quotidiano moderato scrive fra l'altro su questa adunanza:"...questo l'esito del vertice metropolitano, il primo mai fatto in tanti anni, tenuto ieri a Palazzo Vecchio.". Questa Fiorentina ha il potere magico di scomodare la politica locale, addirittura di convocare vertici altrimenti rari o impensabili.
Non resta che auspicare altrettante simili riunioni per:" attuare severi controlli contro  coloro che affittano a nero gli appartamenti, per parlare dei problemi di anziani e giovani coppie alle prese con mutui  e affitti insostenibili, per la tutela dell'ordine pubblico, per un sano dibattito sull'acqua come bene pubblico, per ragionare di povertà, emigrazione, trasporti pubblici". Dimenticavo l'inquinamento e i lavori della tranvia!
Che sbadato!
Questo gioco del calcio si rivela fin troppo importante nel Belpaese, diventa subito un problema politico, anzi lo svago della politica che s'aggrappa alle emozioni della folla per strappare un facile consenso.  C'è qualcosa di funesto, di cupo presagio in una vita democratica che passa per gli stadi. Quel tipo di spettacolo, è bene non chiamarlo più sport,  è un affare enorme, produce di tutto: magliette, eventi, personaggi, marchi, pubblicità e anche stadi.  Con gli stadi arrivano i lavori pubblici, le strade, gli appalti, e magari nuove attività edilizie. Non è bene che la politica fiorentina, ma Firenze è in questo caso simile al resto della Nazione, si vincoli a una cosa del genere, perchè il calcio non unisce proprio nessuno. Anzi proprio perchè è diventato un grande affare sportivo che oscura tutti gli altri sport è oggetto di molti risentimenti e di diffidenza da parte di coloro che praticano gli sport minori, oltre alle pessime figure che ci regala puntualmente alle olimpiadi. Non sarebbe male per questa ex Atene d'Italia svincolarsi dalle tendenze nazionali e ripensare il rapporto con il gioco del pallone che è bello se rimane sport, ma quando si trasforma nella macchina del consenso e degli affari diventa una cosa molto diversa.

IANA per FuturoIeri




26 settembre 2008

IL CATALOGO E’ QUESTO SIGNORI MIEI!

 

Il libro di Raffaele Iosa “L’educazione contro il declino”,edito da Erikson nel 2006, ha il pregio di parlar chiaro e di far pensare. Questi i dati che l’autore ha ricavato dal rapporto UNICEF del 2005:”Il costo della produzione di una mina antiuomo è di tre dollari, ma lo sminamento costa 1.000 l’una. Ogni anno 120.000 bambini pestano una mina, con conseguenze varie, ma mai simpatiche. Un bambino su 3 la mondo va a fare la cacca dietro gli alberi, il 45% dei morti delle guerre moderne sono bambini. Un bambino su 6 soffre gravemente la fame, 640 milioni non hanno praticamente casa, 300 milioni non hanno mai visto una televisione, né fatto una telefonata. 400 milioni di bambini per prendere un po’ d’acqua devono fare chilometri. 270 milioni di bambini non hanno accesso a servizi sanitari neanche minimi. 120 milioni (la gran parte bambine) non sa cos’è la scuola. Altrettanti non arrivano al terzo anno di scuola. Sono circa 4 milioni i bambini e le bambine che si prostituiscono, 90 milioni quelli che lavorano duramente anche dieci ore al giorno”. Questo è il catalogo della condizione umana al tempo dei viaggi spaziali, della globalizzazione e di internet. Il Belpaese è una terra magica da questo punto di vista perché questa dimensione drammatica della condizione umana, di cui lo stato dell’infanzia è il punto dolente più evidente, è come sparita, inesistente. Del male di vivere si parla poco: televisione, stampa e discorsi della politica e degli addetti ai lavori vertono su cose lontanissime, quasi esotiche, o si soffermano su particolari minuti della cronaca nera, della vita politica, del calcio,o addirittura trattano delle vicende personali di alcuni VIP veri o presunti tali. Alle volte mi chiedo se sono io che sono impazzito o se in questa penisola le sue genti abbiano concordato di far finta di vivere su un pianeta diverso da quella cosa azzurra che si vede dalla Luna. Quello che accade nella grande realtà nazionale si trova ripetuto anche in provincia come è nel caso di Firenze dove il centro del prossimo dibattito elettorale molto probabilmente sarà la questione del nuovo stadio e delle realizzazioni annesse. Posso capire la tranvia, l’infrastruttura che molte realtà d’Europa hanno da anni e che ha da esser fatta. Ma uno stadio nuovo!

Preferirei che i nostri straricchi cominciassero a ragionare di costruir case a poco prezzo per i molti che non possono permettersi gli affitti stratosferici o i mutui ventennali, ma si sa che il buonsenso ha da tempo abbandonato l’economia e la stessa patria di questo turbo-capitalismo sta pagando a usura il suo vento di follia finanziaria. La politica dovrebbe cominciare a farsi carico, almeno in parte, del male di vivere dei molti anche in questa triste periferia del fu “impero Statunitense” che è l’Italia e quindi Firenze.

Lo sport è una nobile attività, ma proprio il suo pregio interiore dovrebbe sottrarlo alle manovre di mestatori della politica e affaristi che s'approfittano di un tifo calcistico fine a se stesso e campanilistico per far passare come volontà popolare e cittadina quelli che sono gli interessi di alcuni privati. Uno stadio nuovo è un gran bella cosa per chi lo costruisce e per chi ci lucra sopra, ma i molti che cosa potranno mai ricavare da tutto questo, e per inciso la democrazia non può limitarsi a rappresentare solo i tifosi del calcio, esistono anche altri sport e non sono meno belli o salutari di quello che fanno gli strapagati calciatori italiani. Anzi spesso alle olimpiadi il Belpaese deve far conto proprio sulle discipline sportive più bistrattate per fare un buon piazzamento, non ho memoria invece di nobili imprese olimpiche portate a buon fine dal calcio nazionale. Che poi è uno sport inglese, andrebbe chiamato "soccer " e  la rete Goal.  Ma si sa che ormai qui in questa penisola  per moltissimi cittadini e cittadine la realtà sembra aver divorziato dalla ragione.

La fuga nelle illusioni è spesso deleteria e nel caso del Belpaese è una cosa tanto colpevole quanto criminale.

IANA per FuturoIeri

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26 settembre 2008

CRONACHE SQUALLIDE PER PICCOLA GENTE

La politica del Belpaese rispecchia una società frammentata, spezzata, senza veri principi e punti fermi che non siano particolari, interessati, talvolta personali; le difformi genti d’Italia in questa condizione hanno un bisogno inconsapevole di semplificazioni rozze per essere confermate nelle loro piccole certezze quotidiane, nei loro astiosi risentimenti, nelle loro fobie, nelle loro rimozioni psicologiche, nelle falsificazioni della realtà e della storia. I piani si confondono: il calcio che è una piccola parte dello sport a causa del giro di soldi e consenso elettorale che crea finisce con lo schiacciare tutto il resto dell’attività sportiva al punto che in modo provocatorio e inopportuno gli altri sport sono definiti sport minori. La politica che dovrebbe ragionare di buone leggi e di buona amministrazione tratta argomenti strani, spacca in quattro il remoto passato per creare facili polemiche strumentali ai fini elettorali confondendo le sue beghe con la dimensione della storia e della cultura. Per far intendere al gentile lettore quanto siano squallide le cronache odierne citerò un caso che  mi sta a cuore. Nella città di Firenze, dove son nato, scopro dai giornali che mentre l’Università degli Studi è in gravissime difficoltà finanziarie e molte famiglie e giovani coppie sono nei guai per i costi assurdi di case e affitti si ragiona nei piani alti della politica e del mondo degli affari di un nuovo stadio per il calcio. A quanto pare non arriverà da solo ma sarà accompagnato dall’ennesimo centro commerciale e da altre cose. Non bastava il disagio della tranvia e dei cantieri aperti in città, pure questa cosa doveva capitare. Comprendo l’amore di alcuni privati per la squadra viola, ma questa cosa per ragioni di decenza e di morale è una vera sfida al “Tribunale della Ragione”. A coloro che hanno un poco di coscienza chiedo di leggere nel fondo del loro animo per capire se a loro avviso è il caso di creare l’ennesimo mega-cantiere, l’ennesimo assalto edilizio alla città, l’ennesimo luogo ludico mentre la cultura alta soffre. Mi sento in dovere di affermare che è male per questa città accogliere senza una profonda meditazione la volontà di pochi ricchi, inoltre non è giusto che l’interesse di pochi sia fatto passare per il bene di tutti e per la volontà della cittadinanza. Scanso equivoci ricordo inoltre che molti ma non tutti hanno in testa la fiorentina o il calcio, esistono anche italiani che praticano altri sport, che sono fortemente indispettiti dal modo privilegiato e indulgente con cui si tratta il gioco del pallone, e questi sono cittadini non meno degli altri. Dal momento che la politica è sorda e cieca davanti al grande disagio di tanta parte del popolo italiano in questi tempi difficili e dal momento che i nostri ricchi sono lontani per abitudini e pensiero dalla vita quotidiana dei molti è giusto che coloro che provano disagio si arrangino a trovar da soli le ragioni del loro vivere nel silenzio della meditazione e del pensiero. Non è bene per la gente onesta il rimaner vittime delle solite squallide cronache siano esse scritte  sui quotidiani o rappresentate in televisione per convincere tanta piccola gente delle ragioni della forza dei pochi che esercitano il potere.

La libertà è anche poter pensare e dire che due più due fa quattro.

IANA per FuturoIeri





24 settembre 2008

IL CALCIO E LA POLITICA: PERCHE' ACCONTENTARSI DI UNA SOLA DISGRAZIA?

Il solito quotidiano moderato La Repubblica, edizione fiorentina del 23 settembre 2008, pubblica due intere pagine dedicate alle dimissioni lampo dell'assessore alla cultura Gozzini per le sue affermazioni alla guascona sulla notevole vicenda del nuovo stadio da farsi nella città di Firenze. Il politico dimissionato aveva "esternato" forti critiche nei confronti dell'imprenditore Della Valle che ha espresso la volontà di costruire a Castello, una zona di Firenze un nuovo stadio, un parco del calcio, museo, alberghi, e pure una città commerciale. Tutto questo lo rilevo dalla lettura del quotidiano moderato già citato. Una roba da Monopoli quando il giocatore più ricco piazza sul tavolo una sfilza di alberghi e di case. Da fiorentino finito a Sesto un pò mi preoccupo perchè fra Castello e la zona di Sesto e Campi c'è di tutto: un Ipercoop nuovo di zecca, l'areoporto che quasi fa a cazzotti con l'area del futuribile  inceneritore, una sfilza di centri commerciali fra cui Esselunga e Carrefour e a Campi  c'è pure i Gigli e il multisala, e nello specifico sestese è bene ricordare il polo universitario scientifico nella piana di Sesto, un discreto numero di capannoni e la grande fabbrica della Richard-Ginori e la vicenda di una città intera Sesto Fiorentino che negli ultimi vent'anni ha avuto una rilevante espansione edilizia. C'è in zona una tale concentrazione di cemento, strade e ferro, che c'è da chiedersi come possa stare tutta questa roba in uno spazio così ristretto. Forse non a Ginevra, dove la supermacchina da sei miliardi si è rotta,  ma nella piana si voleva trovare il buco nero a forza di concetrar materia pesante. Cosa c'è di strano che un assessore alla cultura e uomo di seri studi se ne esca con una vivace espressione di disgusto per una cosa del genere. La politica esiste anche per le provocazioni, per le prese di posizione eterodosse, e infine per le mediazioni. Ha sbagliato tono, può essere! Ma questo fatto è così grave da portarlo a rassegnare le dimissioni?
Il calcio, un tempo sport con qualche nobiltà è oggi per il Belpaese una disgrazia, anche per Firenze, e si badi non parlo della Fiorentina o di una qualche squadra del cuore ma proprio del gioco del calcio. Esso è  da anni una questione politica e affaristica, e se ben ricordo prima di una clamorosa e inaspettata vittoria ai mondiali esso era stato pesantemente messo sotto osservazione dalla magistratura per tutta una serie di malversazioni, quindi non è più a livello professionistico uno sport ma qualcosa  di molto diverso. I veri sportivi sono quei temerari che spengono la televisione e la domenica pomeriggio fanno una passeggiata, montano in sella alla bicicletta o fanno volontariato, qualcuno si siede su una panchina e pensa, anche quella è una condizione nobile, a suo modo sportiva. Il tifo calcistico non è sport è orgoglio campanilistico quando non degenera in qualcosa di peggio come le tragiche cronache degli ultimi anni hanno ampiamente documentato. Il calcio italiano è al giorno d'oggi una cosa dal quale ogni contemporaneo prosecutore dell'opera di mecenate dovrebbe fuggire sdegnato.
Mi rivolgo ai lettori di Firenze, pensateci un pò su e fra voi chiedetevi: ma lo volete davvero uno stadio nuovo con centro commerciale annesso? E quali disagi in materia di lavori edilizi e stradali siete disposti a sopportare per realizzare la grande opera? Io so cosa posso chiedere a uno sport che pratico e che vivo, ma voi avete la vostra idea in materia?

IANA per FuturoIeri




22 settembre 2008

UNA VOLTA ERA IL PIANETA AZZURRO

Sul quotidino moderato La Repubblica del 22 settembre 2008 si trova a pag. 15 una mezza pagina a firma di Antonio Cianciullo che tratta della condizioni del pianeta il titolo dice molto: Risorse esaurite, la terra è in rosso.  Al di là dei calcoli più o meno credibili degli scienziati riportati nell'articolo è evidente che il creare uno sviluppo industriale e commerciale pensato come infinito in presenza di risorse planetarie grandi ma finite è una lucida follia, lo stop arriverà prima o poi e sarà tragico. Mettere assieme consumi votati a inseguire desideri indotti, quindi potenzialmente infiniti con risorse finite è una cosa che porta a un crollo, non c'è modo di uscirne. Si consuma troppo e male e per la stragrande maggioranza dell'umanità l'abbondanza non è mai iniziata, e meno che mai il tempo dei consumi di lusso. Miliardi di esseri umani guardano con invidia il mondo dei pochi e dei ricchi, il mondo dove si sta un pò meglio, c'è da dubitare che i leader delle loro nazioni vorranno imporre alle loro borghesie in ascesa e alle centinaia di milioni di aspiranti al benessere una politica di rinunce e di consumi sobri. Una pretesa arrogante è anche imporre loro qualcosa in questo senso da parte dei paesi già industrializzati, la fame di potere è tale nel mondo umano da soffocare qualsiasi logica di mera sopravvivenza della specie. E non solo degli umani, ma di tante altre forme di vita che verranno coinvolte. Una volta questo era il pianeta azzurro, forse lo sarà ancora ma se continua così la catastrofe è dietro l'angolo. Dove sono le genti del Belpaese in questo momento così difficile! Non ci sono sono perse in mille rivoli, chiuse nel loro piccolo quotidiano, impaurite da un futuro che sembra non aver più bisogno di loro, alle prese con problemi di corto respiro causati perlopiù dalla meschinità delle proprie sedicenti classi dirigenti. Le nostre genti sembrano un turbine di polvere senza forma tanto sono divise e confuse. Alle volte mi chiedo se per coloro che sono giusti e saggi non sia meglio scegliere il silenzio e l'esilio, contemplare questa nera tenebra che viene invece di perdersi nel tentativo di salvare ciò che non vuole salvarsi, di redimere ciò che non vuol essere redento. Non è salvare se stessi ma un non essere complici della follia altrui. Se il Belpaese e le sue scellerate genti riuscissero a distinguersi e a staccarsi almeno su questo dal resto della razza umana sarebbe proprio una gran cosa. Sarebbe bello poter separare il destino della nazione italiana da quello del resto del mondo umano, per farlo però dovremmo almeno avere una decente consapevolezza di ciò che siamo, e questo elemento non c'è.
Questa Nazione così come si trova non può portare un conforto a un mondo umano proteso verso gravi e autoinflitte sciagure, forse non è un merito o un demerito ma una colpa grave, un delitto compiuto prima di tutto contro noi stessi, un crimine contro tutto il nostro passato e contro tutto il nostro futuro.

IANA per FuturoIeri




21 settembre 2008

LA PAURA DEL FUTURO

Qualche giorno fa mi sono messo a riflettere sul fatto che il nostro cinema rispetto a quello Giapponese o Statunitense ha una clamorosa povertà di titoli fantascientifici, fatte salve le opere farsesche come "Totò sulla Luna". Il cinema italiano è uno specchio deforme di ciò che è questa cosa detta popolo italiano, fa cose magari straordinarie, ma tutte ripiegate sulle antiche e domestiche glorie, sul passato, o sulle proprie nevrosi, sui propri piagnistei. Manca una seria proiezione, magari anche presuntuosa e a tratti ridicola, verso il futuro, verso la fantascienza. Questo a mio avviso rivela un lato poco piacevole delle genti della penisola che è il ripiegamento su se stessi, la fuga verso il passato per una sorta di ancestrale terrore del futuro.
Non è neanche un amare questo presente, è semplicemente la paura del futuro, è l'assenza di un rapporto, magari critico e conflittuale, con gli sviluppi della scienza e della tecnologia, con una prospettiva nella quale si vede se stessi proiettati in un mondo altro spostato in avanti nel tempo. Personalmente darei via un paio di film di Fellini per una dozzina di film di serie B giapponesi degli anni sessanta con i mostri di gomma e le astronavi  o per un paio di serie animate di successo degli anni settanta. Questo perchè l'arte del maestro finisce ripiegata su se stessa a tormentare i sogni di un pugno di critici e interpreti mentre quelle trovate si rivelano fertili in quanto una volta opportunamente amministrate e ripensate producono una serie di prodotti come giocattoli, videogiochi, cartoni animati, ossia lavoro, influenza culturale e quattrini. Infine quella fantascienza di serie B racconta qualcosa che rappresenta un futuro, certamente falso e immaginario, ma un futuro. Comprendere il proprio passato per capirsi bene è importante ma costringersi a piegarsi continuamente su di esso è una cosa autolesionista, da Fantozzi. La politica italiana in questo suo essere piegata sul passato è simile alle genti che rappresenta e al nostro cinema. La tracimazione del dibattito politico nella meschinità del presente e la relativa  fuga nel passato è anche un guardare con terrore a un possibile domani, dove quello che è stato creato dovrà rivelare ciò che è stato e dove sta andando. Ossia svelare un punto nello spazio e nel tempo dove non è più possibile portare maschere, trucchi, travestimenti, dove ciò che si è finirà rivelato per la naturale forza delle trasformazioni del mondo umano. Del resto coloro che fanno politica hanno con la storia un rapporto strumentale finalizzato alla raccolta del consenso durante le elezioni o a costruire una polemica su un passato remoto per finalità di propaganda o peggio. Il passato non morde, i poteri defunti da decenni o da secoli non operano nel presente e non possono vendicarsi dei torti, i morti non si levano dalla tomba per chiedere conto ai vivi di quanto si attribuisce loro; quindi perchè esitare: sia polemica. Tanto che costa!
Come sostenevano gli antichi: Chi fugge non può reclamare il potere e la gloria. Quando finirà la fuga delle genti del Belpaese dalla realtà e da una decente immagine del proprio futuro? Dovremmo forse arrivare a un anno zero dove resterà solo la nuda terra? Si può scappare per sempre?
Un giorno mi sveglierò e questa presente condizione scellerata, imbelle, vile e dissoluta sarà solo una macchia nera su una storia ben più grande di lei.

IANA per FuturoIeri



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