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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


29 agosto 2008

PATACCHE D’AUTORE: ALITALIA, OSSEZIA, CALCIO

Tre brevi notizie che danno la misura dello sfacelo dei tempi.

   1) Alitalia è suddivisa in due società, una con la polpa e una coi calli. I grandi imprenditori italiani, quelli abituati a privatizzare i profitti e socializzare le perdite, si leccano le dita e non si lasciano scappare l’affare. Chi? I soliti: Colaninno (famoso per aver iniziato la distruzione di Telecom Italia e, successivamente, per aver avviato la delocalizzazione delle produzioni Piaggio), Benetton (in pratica titolare di Autostrade per l’Italia che, caso unico nel mondo, in controtendenza con la recessione galoppante e la diminuzione di traffico, aumenta gli utili rincarando periodicamente i pedaggi ed esternalizzando le manutenzioni), Ligresti (riavutosi dopo esser restato nelle maglie di Tangentopoli), l’ambientalista Caltagirone, il Tronchetto dell’Infelicità, un po’ di banche che devono rifarsi dei sub-prime etc etc. Potremmo continuare ancora con i “coraggiosi” capitani in salsa italiana. Commissario della parte decotta, destinata a gravare sullo Stato attraverso la cassa integrazione - o la mobilità degli esuberi verso le Poste, in barba ai precari senza raccomandazione - si rivede Augusto Fantozzi (ex ministro diniano del primo Governo Prodi, sic).

A proposito, qualcuno ci spiega se è normale che l’azionista unico del Governo attuale ceda “la parte redditizia” di Alitalia e investa alla presidenza di essa il padre di un deputato del partito di pseudo-opposizione (Colaninno, Pd), nonché sodale intimo di un leader di pseudo-opposizione (D’Alema, Pd)?

   2) Tutti, dal presidente in liquidazione degli Usa Bush alla cancelliera inciuciona Merkel al maldiviano Frattini, contestano il riconoscimento russo dell’indipendenza di Ossezia del Sud e Abkazia. Ma loro cosa hanno fatto, non più tardi di sei mesi fa, con il Kosovo (che peraltro aveva molte meno ragioni storiche ed etniche di ottenere l’indipendenza dalla Serbia)? Chi è causa del suo mal pianga se stesso!

   3) Concludiamo con una notizia-del-cavolo. Pare che la Lega Calcio stia tirando all’inverosimile la corda della cessione dei diritti sul calcio 2008/2009. Della serie: chi se ne frega. Anzi, ci auguriamo che alla fine quella corda si spezzi e i parrucconi del pallone italiano restino con un pugno di mosche in mano. La gente si disintossica dello sport più finto del mondo e i calciatori imparano a fare gli idraulici. Fine della gallina dalle uova d’oro. Più che un incubo, un sogno.

 

Futuro Ieri –> http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/vaini.htm




28 agosto 2008

IL BUIO DOPO LA NOTTE

Il quotidiano il “Corriere della Sera” del 9 agosto 2008 regala al lettore due notizie di cronaca politica a pag.13. La notizia principale è che il leader del centro-sinistra Giuliano Amato guiderà la commissione voluta dal Sindaco di destra della capitale Alemanno sulla falsariga della commissione “Attali”, una trovata francese che mette assieme personalità di diverso orientamento politico. La seconda è che Bobo Craxi non lascia la politica e si darà alle trasmissioni di Red TV, che a quanto pare è di area Dalemiana. Forse si tratta di notizie gonfiate, forse no, le prossime settimane racconteranno cosa c’è di vero e cosa c’è di esagerato.

Tuttavia questa pagina del vecchio “Corriere della Sera”, che non è di certo una pubblicazione comunista, rivela quanto siano dissolte e decomposte le ideologie e le appartenenze. Solo per un misero calcolo elettorale si eccitano sotto le elezioni i fantasmi del fascismo del ventennio, o l’orrore del Craxismo decisionista. Lo stravecchio e logoro trasformismo italiano nel quale non si sa dove finisca l’opposizione e dove inizi il governo si rinnova anno dopo anno, personaggi illustri che ne hanno viste e fatte di tutti i colori rimangono al potere e i molti del popolo frastornati e storditi dai loro spettri ringraziano commossi i novelli salvatori di non si sa che cosa. Lo stesso quotidiano pubblica un’intervista al professor Prodi che si consola con gli affetti familiari e con una Fondazione. Scrivo questo mentre viene pubblicato oggi, 26 agosto 2008, l’editoriale di esordio del nuovo direttore  Concita De Gregorio nel quale a un certo punto scrive:”Per i nostri figli il futuro sarà peggiore del nostro . Lo è. Precario, più povero, opaco. Chi può li manda altrove, li finanzia per l’espatrio, insegna loro a “farsi furbi”. Chi non può soccombe. E’ un disastro collettivo…Un modello culturale, etico, morale si è corrotto.”. Questo punto di vista tiene conto di quello che è successo negli ultimi vent’anni, tuttavia manca di un elemento: nel tutti colpevoli c’è chi era chiamato ad avere responsabilità e chi no. Quando c’era il PCI tutti i giorni, e nonostante le intese per formare con i socialisti diverse giunte comunali e provinciali, partivano dagli autori di satira politica e dai giornalisti di sinistra sassate morali sul craxismo, sulla DC, sul pentapartito. Quell’area di sinistra che rappresentò alle elezioni del 1983 un terzo degli italiani era dura sul trasformismo e sulla questione morale. Dove sono adesso i profeti di allora? Se erano così tanto profeti perché questo paese tante volte ha voltato le spalle a quell’area politica negandogli, dopo il 1989 ovviamente, la possibilità di esprimere il governo del paese? Perché un terzo degli elettori al tempo di Belinguer era disposto all’opposizione dura, ad essere contro la decomposizione del Belpaese? Cosa è cambiato?. Qui non siamo stati invasi dai marziani rossi, e meno che mai dagli alieni ermafroditi della galassia di Andromeda, i processi culturali e materiali che ci hanno portato fin qui sono la manifestazione del fallimento di qualcosa di più del fare politica “a sinistra”. Qui è andata a pezzi la Repubblica intesa come collante delle molte diversità delle genti italiane, il che è piuttosto grave trattandosi non di un regno o di una dittatura ma di una “Democrazia”. Evidentemente non era quella l’opposizione giusta, oppure non era abbastanza. In questa notte della decomposizione e della senescenza di questa Repubblica di tutti e di nessuno sembra che i molti del popolo italiano siano candidati a non vedere il giorno ma una nuova tenebra, come se dopo le tenebre arrivasse una lunga eclissi. Le difformi e divise genti d’Italia hanno per metà sfasciato il loro paese e per l’altra metà hanno permesso che andasse a pezzi, dimostrando nella maggioranza dei casi di essere cittadini e uomini liberi solo a mezzo servizio e per loro comodo particolare. Tutti sono colpevoli ma a livelli differenti, chi è anziano, chi ha avuto denari e successo, chi ha esercitato un potere è maggiormente responsabile. Del resto questa è ancora una democrazia deforme, inqualificabile, malata, ma pur sempre democrazia, quindi questo tipo di responsabilità non appartengono al tiranno o al re di turno ma alla collettività. O si è abbastanza liberi e virtuosi per vivere da cittadini, oppure il sistema democratico s’indebolisce, si disgrega e termina sovente in malo modo oppure si trasforma in una grottesca caricatura di quello che dovrebbe essere e non è. Non usciremo dalla notte se non con uno sforzo di volontà collettivo, ritrovando qualcosa che unisce le differenze in nome di qualcosa di comune e di alto. La politica dovrebbe fondersi con l’etica, ma per ora qui nel Belpaese ci sono solo tenebre.

IANA per Fututoieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




25 agosto 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 3

 

Quando scrivo qualcosa riciclando questo titolo di solito mi prende il dubbio che forse in fin dei conti sarebbe un bene avvicinarsi agli ideali eroici del remoto passato. Recuperare quella capacità d’illudersi intorno alla possibilità dell’essere umano di aspirare a qualcosa di alto, nobile, solenne che sia parte della vita. Mi rendo conto che un tale convincimento suona simile ad una follia. La civiltà industriale ha liquidato le precedenti civiltà pre-industriali e ha posto fine anche alla possibilità di avvicinarsi alle idealità e ai miti che esprimevano. I miti odierni non sono il frutto di gesta e le imprese, di personaggi, dame, principesse, cavalieri, eroi, condottieri che poi la fantasia popolare, gli scritti di poeti e narratori hanno trasformato in qualcosa di grande, leggendario, assoluto. Qui colui che racconta è colui che inventa l’eroe e la sua leggenda, qualche volta l’intero mondo dove si svolge il racconto. I miti che vengono presentati sono sostanzialmente dei prodotti commerciali, le immagini, le storie, le musiche e i film o gli anime sono tutelati dai diritti di copyright, e chi li crea sono, solitamente, degli staff in stretta collaborazione con dei produttori. Questi produttori sono qualche volta delle grandi società per azioni in grado di muovere centinaia di milioni di euro fra produzione, indotto, pubblicità. Pensi il gentile lettore solo alla serie di film-mito di Guerre Stellari. E’ evidente che quello che viene visto e udito è una palese invenzione. Eppure i miti proposti da questa civiltà industriale arrivata alla sua terza fase (robotizzazione della produzione, informatica, internet, globalizzazione) sono di questa natura: dei beni commerciali. Forse in questa piccola considerazione c’è la vera natura della rivoluzione industriale, il suo essere dirompente e il suo costruire un mondo neanche tutto umano che è il proprio, nel quale l’energia creatrice è data dal potere del denaro, e ovviamente con la stessa forza può creare miti, illusioni, speranze. I rapporti fra umani divengono rapporti fra cose, fra beni e questo vale anche per la fantasia e l’immaginazione, per le speranze e le aspirazioni a una vita migliore. Il mezzo della comunicazione è anche la comunicazione stessa, l’esempio nobile, morale, alto se è veicolato come prodotto commerciale può avere un valore di per sé, ma esso è parte integrante del suo essere merce. Quindi quando la merce si carica di una potenza immateriale evocando l’amore, la natura, la libertà, la giustizia, il benessere sconfina volutamente in un terreno che è psicologico, entra in una dimensione di creazione del bisogno di quella cosa, il prodotto commerciale colonizza l’immaginazione di tutti, è sempre presente nel quotidiano e si lega alle profonde aspirazioni dell’essere umano. Per questo sarebbe opportuno ripensare le regole sui diritti d’autore e mettere in discussione il modo con cui vengono pensati e i metodi con i quali vengono fatti valere. Purtroppo non vedo un vero dibattito che parta dai bisogni dell’umano per ragionare sul problema dei diritti d’autore e della mercificazione dell’immaginazione e delle speranze. Qualcosa di funesto è presente in questa situazione, è come se l’uomo non fosse più il fine di se stesso ma quella variabile pazza che dà senso al denaro e al moltiplicarsi di esso, come se questa società e la sua cultura non si adattassero più a tutti gli aspetti della vita umana ma solo a quelli che consentono di moltiplicare la ricchezza dei pochi.

Ma questo sistema è davvero così immortale come vuol farci credere o è pure lui una creazione umana? Se è una creazione umana un giorno è stato creato e un giorno finirà d’essere.

IANA per Futuroieri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




23 agosto 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 2

E’ per me penoso tornare sull’argomento di quanto la realtà di questo paese smentisca ogni legittima aspirazione, ogni volontà di andare oltre la realtà, di costruire qualcosa di nuovo.

Il Belpaese si presenta sempre sotto i soliti panni meschini del vorrei ma non posso, dell’essere vaso di coccio fra vasi di ferro, del credere nei miracoli perché non è più possibile credere nella nuda realtà e nel valore del merito e della competenza. Un piccolo esempio di cosa siamo lo racconta un breve articolo di Repubblica, il noto quotidiano moderato, del 18 agosto 2008. Il titolo è questo:“Fioretto in economy, calcio in business in aereo medaglia non significa classe”. L’articolo a firma di Mattia Chiusano racconta che i giocatori di calcio nostrani alle olimpiadi hanno avuto dalla Figc il biglietto pagato nella classe superiore, mentre le fiorettiste, che comunque erano arrivate al podio e alla medaglia, avevano quello del Coni in classe economy, all’aereoporto le vincitrici hanno visto i perdenti a un gate diverso dal loro, quello della classe superiore. Sono stati perdenti e, in questo trattamento, premiati i giocatori di calcio del Belpaese. Questo non è solo l’ennesimo atto arrogante di un calcio nostrano sempre meno sport e sempre più circo e corte dei miracoli ma la dimostrazione del profondo disvalore che ha oggi il merito nel Belpaese. Ogni atto meritorio e buono del nostro agonismo nazionale è un atto di forza contro questa putrefazione che ci opprime. Indico quale evidente fenomeno di decomposizione il profondissimo disprezzo del merito e del valore che è insito nella società italiana. Parlo di società al singolare ma di questi tempi il Belpaese è talmente confuso che forse più che di un solo popolo e di una sola cultura sarebbe necessario parlare di una serie di realtà diverse che si sovrappongono spesso senza neanche conoscersi, e che per incastro e quasi per miracolo formano le nostre genti.

Del resto non potrebbe non essere così, i fenomeni di globalizzazione dell’economia hanno accentuato ciò che divide gli italiani e colpito duramente ciò che li tiene assieme. In una realtà dove è importante solo il Dio-denaro e i consumi di lusso, dove l’unica cosa che conta è il successo economico i valori che normalmente tengono assiene popoli e comunità si svalutano o si dissolvono. I peggiori difetti e le tragiche piccinerie delle nostre sedicenti classi dirigenti trovano un buon terreno per prosperare, tuttavia in tanta sciagura qua e là si vedono atti di testimonianza che vanno in direzione opposta alla tendenza. Fra questi sono da considerare positivamente anche le nobili imprese degli sport minori. Così vengono comunemente nominati, ma le loro medaglie e le loro vittorie sono di solito non minori ma maggiori a causa dell’umilità e del sacrificio che gli atleti sostengono per arrivare ai risultati. Altro che nazionale di calcio alle olimpiadi.

IANA per Futuroierii




23 agosto 2008

APPUNTI BERLINESI 2

 

Non credo di essere il solo, ma quando son tornato dalla Germania in Italia ho avuto come una vertigine, come la percezione che qualcosa di sbagliato sia nell’aria. In effetti in questi primi giorni post ferragostani fra grandi eventi internazionali che non smuovono il ministro degli esteri e le dichiarazioni del Bossi, mi pare ministro delle riforme, è difficile ri-ambientarsi. Ci riuscirò ancora una volta, non dubito. E’ un po’ come il vivere su un’isola, al mare ci si fa l’abitudine.

Quello che c’è intorno a me un po’ mi spaventa, come ad esempio le ferragostane raccolte tragicomiche delle ordinanze dei sindaci, nelle quali si evince che ciò che può essere vietato in un comune può essere lecito in quello accanto. Quindi potrei fare una cosa illecita in un comune e magari dall’altra parte della strada in un diverso comune l’illecito è lecito e viceversa. Provo a fare un piccolo esempio. Nel comune A magari è vietato stendere i panni in pubblico, allora è bene spostarsi nel comune B dove è lecito. Però nel comune B i bambini non possono giocare nei giardini pubblici, allora l’accorto padre di famiglia fa giocare i bimbi nel comune A dove è lecito e mette casa nel comune B, magari sull’altro lato della casa, così può stendere i panni in pubblico. In entrambi i comuni c’è le multe per i fidanzatini che si baciano vistosamente in pubblico, allora l’accorto padre di famiglia scongiura la figliola adolescente di spostarsi nel comune C dove le ordinanze sono più tolleranti in materia di decenza pubblica, il quale magari non è lontano ma è in fondo alla strada.

Sciocchezze? Credo proprio di no!

Si sta ripresentando un Belpaese quasi feudale dove ogni realtà fa quel che gli pare, anarcoide nel suo cieco egoismo, senza punti di riferimento e senza ambizioni che non siano gli stretti interessi privati dei singoli e le loro manie di protagonismo. L’attivismo di sindaci e in qualche caso degli assessori in materia di ordine pubblico può fare un po’ di colore, dare visibilità a questo o a quello ma il degrado è interno a questa società e non è portato dall’esterno da soggetti marginali o delinquenziali di piccolo livello. Quello che manca al Belpaese è ambizione, volontà, capacità di fare il gioco di squadra, vedute politiche ampie. Quello che c’è sono ambizioni di corto respiro, ignoranza, superstizione, faciloneria, volontà di credere nei miracoli, ottusità, menefreghismo, egoismo, talento criminale. Se non viene punito il livello più alto del delinquere, ossia quello della criminalità finanziaria e dei colletti bianchi sarà impossibile indirizzare l’intera società verso un livello decente di legalità e coesione interna. Per fare cosa poi! Questo è un paese dove il figlio del notaio fa il notaio e il figlio del medico fa il medico, dove le carriere negli ordini professionali che contano si ereditano, per così dire, dove è bassa la speranza di migliorare la propria condizione sociale. E’ molto difficile mettere in riga la popolazione senza avere speranze per tutti e senza quei legami che tengono assieme un corpo sociale eterogeneo come il nostro. La forza, il credere nei miracoli e nelle delibere più o meno estemporanee non basterà. Questo Belpaese un giorno dovrà pur rendersi conto di far parte dell’Europa, dovrà prima o poi rinunciare a credere nei miracoli, a seguire ora quello ora quell’altro espediente, lasciare il discutibile talento nell’improvvisazione e nella recita estemporanea in materia di gravi decisioni politiche per iniziare a costruire qualcosa che davvero assomigli a uno Stato, che sia Europa, che sia una cosa credibile, ossia NOI STESSI..

IANA per Futuroieri




20 agosto 2008

DA FLORENTIA A FLORENCE

Sui giornali di questi giorni, ricchi di boutade ferragostane, ve n’è una che ci è parsa particolarmente prostrata dalla canicola estiva. Si tratta della applicazione del nuovo Regolamento di polizia municipale fiorentina.

Negli Stati Uniti, più precisamente nello Stato dell’Oregon, vi è un luogo che si chiama “Florence”, appunto la traduzione anglosassone della nostra Firenze. Questa cittadina è stata costruita un po’ copiando l’originale – ha persino un ponte che vorrebbe imitare Ponte Vecchio – e un po’ ricreando le atmosfere del vecchio West americano. Insomma il consueto, ardimentoso, ibrido secondo i gusti a stelle e strisce.

Perché la citiamo? Perché a Florence fa bella mostra di sé, spesso per allietare sparuti stranieri che la visitano, un impeccabile sceriffo con tanto di pistola, cappellone e stella al petto.

Ma l’abbiamo sempre intimamente pensato: gli americani sono talvolta un po’ naif.

L’altro giorno leggendo i quotidiani locali, ma anche nazionali e persino internazionali, pareva di stare a Florence invece che a Firenze. Qualche americano le avrà pure confuse.

Un Assessore sceriffo, polizia municipale sguinzagliata a far multe per i mozziconi di sigaretta a terra, i panni stesi al balcone, le biciclette appoggiate ad un palo. Quasi da aver paura a uscir di casa.

Siamo veramente convinti che i problemi di Firenze siano questi? Certo, non vogliamo giustificare azioni comunque incivili, ma se leggiamo i libri di Pratolini o ne vediamo le trasposizioni cinematografiche del periodo neorealista, San Frediano pullulava di panni alle finestre e di bici in giro. Le rastrelliere allora non c’erano, come al posto dei fast-food o dei kebab c’erano le osterie e al posto delle griffe i vecchi artigiani. Era indecente anche quella Firenze? O è indecente la nostra coscienza sporca di oggi?

Dimenticavamo: nel frattempo i cantieri della tramvia giacciono abbandonati a se stessi, nella zona a traffico limitato ci entrano cani e porci (Suv compresi, in grande abbondanza), zone della città vengono oramai considerate territorio franco di sperimentazione per architetture mostruose, vedasi il nuovo tribunale di Novoli, oppure per sostituire il verde pubblico con il verde “pay per view”, vedasi l’intenzione di fare lo stadio di calcio a Castello.

Ma in compenso lo sceriffo allieta i turisti, anche da noi un po’ più sparuti di prima.

 

Amici di Futuro Ieri - http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/appel.htm




12 agosto 2008

APPUNTI BERLINESI

Come si legge nella “Guide Routard” e come si può intuire mettendoci piede i numeri di Berlino capitale sono i seguenti: 3,4 milioni di abitanti, 150 teatri, 170 musei, 300 gallerie più tuto il resto.

In questo angolo di mondo nel Brandeburgo sta formandosi un laboratorio che potrebbe essere un visione del futuro dell’Europa. Qualcosa di più. E’ una specie di città cosmopolita all’Europea spostata verso est. Oltre al dato geografico c’è da considerare il colpo d’occhio, la presenza fisica, oltre che materiale, data dai ristoranti, dai sushi-bar, e da tante attività commerciali di popolazioni asiatiche e medio-orientali è palese.

Nei dieci giorni in cui ho visitato Berlino ne ho tratto l’impressione che il gigantismo di certi nuovissimi edifici, e l’imponente opera di rifacimento e ricostruzione della città manifesti una volontà di potenza che per ora può sfogarsi per così dire in opere di bene: cultura, mostre, commercio, economia, ricerca, studio della storia, libera professione di passioni democratiche genuine. L’altra impressione è che qui la storia è storia, ho avuto modo di osservare come quel piccolo tratto di muro di Berlino dalle parti di Friedrichstrasse e il ricostruito Checkpoint Charlie siano l’occasione per mostre e per vendere souvenir più o meno gradevoli della guerra fredda; che qui, lo ricordo al gentile lettore, ha diviso in due la città per quasi quarant’anni. Gli ultimi dei quali con la sgradevole presenza del muro di Berlino. Alcune comparse vestite da ex truppe di presidio Sovietiche o Anglo-Franco-Americane si fanno fotografare o timbrano falsi visti del fu blocco sovietico. Sbarcano il lunario insomma. Molta attenzione è dedicata anche alle vicende del "dodecennio nero", ossia al regime nazista con mostre e affini. Una di queste è interessante e si trova in Niederkirchnerstrasse ed è un allestimento temporaneo dal titolo "Topographie des Terrors", per la verità nel contesto dell'esposizione vi sono anche dei pannelli che riguardano il periodo del socialismo reale, ma non sono molti. L’impressione stando qualche giorno in Germania è che l’Italia sia un paese di pazzi, nel Belpaese si dibatte di comunismo di nazi-fascismo come se si fosse oggi, nell’anno del signore 2008, in pieno 1945 e contemporaneamente in pieno 1948. Come se i partigiani dovessero ancora scendere dai monti o da altri luoghi occulti e come se incombesse la minaccia sovietica con Stalin e con le sue divisioni corrazzate dislocate a ridosso della cortina di ferro. Non so cosa voglia fare l’Italia che vista da lontano sembra sempre di più quel noto vaso di coccio fra vasi di ferro, certo è con le nuove incertezze internazionali non farebbe bene alle nostre genti della penisola il trovare un po’ di stabilità mentale; capire ad esempio che il momento è grave e non perché il nazismo o il comunismo ci minacciano ma perché il mondo è cambiato proprio mentre le nostre genti seguivano i capricci delle loro nostalgie e delle loro passioni. Se poi vogliamo esser polemici in materia di anticomunismo vorrei sapere quali sacrifici italici sono paragonabili a quelli francesi in Indocina, a quelli germanici al tempo del muro di Berlino, o a quelli Statunitensi in Corea e in Viet-Nam, e anche alle vicende delle genti dell'Afganistan al tempo dell'invasione sovietica. I nostri sacrifici sono Don Camillo e Peppone, o per uscir dalla finzione cinematografica il cosiddetto Compromesso Storico, con l'ovvio contorno delle trame dei servizi segreti e delle stragi. Bei sacrifici! Altro che Parà della legione straniera o Marines Statunitesi che creparono nei peggiori campi di battaglia uno sull'altro, o partigiani afganistani fanatici contro i reparti scelti dell'Armata Rossa! Qui tutto si trasforma in una mascherata, in una farsa rozza e grottesca, talvolta sanguinaria,  a cui si finge di credere più per noia e quieto vivere che per altro. E si è vissuti e si vive tuttora, sempre con l'ossesione del tenere ben stretta la propria proprietà privata, autentico centro dello spazio politico della stragrande maggioranza degli italiani. Il Belpaese o diventa quel popolo che dovrebbe essere, e non è, oppure non sarà altro che la solita terra di conquista preda delle passioni e delle brame dei potenti di turno.

IANA per futuroieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




8 agosto 2008

BERLUSCONI, NAPOLITANO E IL LODO

Note a margine del famigerato Lodo Schifani / Alfano sulla casta di potenti che vorrebbero farsi intoccabili. Oltre il fumo negli occhi - "ad arte" - della sicurezza, della monnezza e del ministro Prunetta. Per meglio capire.

AGI - Roma, 10 mag 06 - Il rapporto fra le famiglie Craxi e Napolitano e' di antica data. Il primo era il leader dei socialisti italiani, il secondo il leader dei miglioristi del Pci, l'ala del partito di Enrico Berlinguer piu' vicina al Psi. Bettino Craxi e Giorgio Napolitano si incontravano spesso, anche con le signore ed i figli. Non erano incontri felpati, con camerieri in livrea, argenteria, vescovi, grand commis e grandi firme, come quelli di Castelporziano nella tenuta del Presidente della Repubblica. Erano incontri politici fra due importanti leader politici italiani, con in testa l'idea di una sinistra piu' moderna (...). Anni ottanta, domenica, pranzo. Bettino Craxi, Giorgio Napolitano, le signore Anna e Clio, i figli Bobo e Stefania mangiano insieme alla 'Trattoria dei cacciatori' alla Longhignana, una frazione del Comune di Peschiera Borromeo nella campagna intorno a Milano. Sono gli anni di Craxi a Palazzo Chigi: scala mobile, euromissili, Achille Lauro e quant'altro. Clio ed Anna si intendono bene, la madre di Clio era socialista. Anche Bettino e Giorgio trovano punti d'intesa. Al termine del pranzo nel vecchio castello che fu dei Borromeo, Bettino Craxi e Giorgio Napolitano salgono le scale di legno che portano al 'Vecchio Granaio', un mercatino di cose antiche ed antiquariato. Craxi saluta i gestori e compra di getto per Napolitano un portagioielli di porcellana di Limoges, decorato in oro. Una decisione d'impeto, come era nel carattere di Craxi. Napolitano ringrazia con il suo tratto aristocratico (...). Da allora e' passato quasi un quarto di secolo. Il portagioielli e' ancora in casa Napolitano.  [Tratto da Venetosocialista]

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P.S.  Dall’Agenzia Reuters: “Inflazione a luglio +4,1%, massimo da 12 anni”.

     Amici dell’Associazione Futuro Ieri –
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/linche.htm




1 agosto 2008

PIETA'

La notizia dell'anno, ma forse del decennio, è stata trattata nel nostro Belpaese come una curiosità trascurabile. E' stata schiacciata fra la cronaca nera, e la misera cronaca politica fra  i patti fra le spigole e viaggi del premier e dichiarazioni varie del Bossi e l'incidente a una raffineria.
La notizia è che su Marte è stata trovata l'acqua.  Ed è stata trovata dalla sonda della NASA.
La percezione dell'Universo che ha la razza umana è destinata a cambiare. Fuori dal pianeta azzurro c'è l'elemento di base della vita. Ma qui nel Belpaese una scoperta del genere è lasciata dai mass-media fra le curiosità. Un pò come se nel Rinascimento la scoperta delle Americhe fosse stata trattata come un fatto banale, tipo un pazzo che brucia un'osteria, o un marito cornuto che ammazza moglie e suocera.
Se esiste un giudice nell'universo, umano o divino che sia, ora come ora ad esso si può solo chiedere pietà per le genti d'Italia che un tempo grandi per conoscenza e saggezza si sono ridotte a un livello talmente miserabile da non distinguere più nulla. Nè il bene, nè il male.
Io so che un giorno questa terribile tenebra che è calata su tutti noi finirà, e quel giorno, quando verrà, ripenseremo a questi funesti decenni come oggi noi gente sedicente civile osserviamo le poche tribù di cannibali sperdute in qualche angolo primitivo del mondo. Ma forse i cannibali sono migliori di  ciò che noi siamo oggi, ciò che fanno lo fanno per necessità. Noi non sappiamo neanche più che cosa stiamo facendo, i molti vanno dietro alla pubblicità, la pubblicità va dietro  alla televisione, e la politica, che ci dovrebbe rappresentare tutti, va dietro alla televisione pure lei.
Quindi la notizia del decennio è una notizia minore. Una curiosità.
Che chiedere per il Belpaese se non PIETA'?


IANA per Futuroieri.

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



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