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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


29 luglio 2008

LE VITE DEGLI ALTRI

Quest’estate, come tutte le estati, impazzano i paparazzi che immortalano VIP veri o presunti tali con straordinaria ingordigia mediatica. Li beccano sempre in vacanza in pose più o meno concordate, se si tratta di donne ben messe il seno nudo o la scena di bacio sono quasi obbligatori. Bella, in generale, l’estate dei VIP non piove mai, c’è sempre il sole, e sono sempre felici e abbronzati. Dal momento che ricordo di molte estati nelle quali è piovuto a dirotto e nella mia tenda si sentiva il battere della pioggia ed ero pure furioso per i motivi i più strani mi chiedo se questi VIP, o presunti tali, non siano parte di qualche universo parallelo. Questo perché in fin dei conti queste immagini dei paparazzi li ritraggono sempre abbronzati e felici sotto un cielo limpido e torrido sotto il quale pare di poter friggere un uovo esponendo la padella alla luce solare come nelle barzellette. Ed è sempre una vita alla grande, barche, ville, balli, ricevimenti, incontri con gente famosa. Alle volte mi chiedo se queste vite dei VIP non siano un genere, una sorta di canovaccio che si ripete per mostrare alla plebaglia le vite dei famosi e ricchi, per far vedere che uno su un milione ce la fa e ascende al nuovo paradiso pagano degli alberghi di lusso e della vita bella e comoda. Con l’occasione dell’estate voglio sintetizzare io una vita scomoda ed è quella di Joshua Key. Joshua ha pubblicato la sua biografia in Italia è edita sotto il titolo di “Il racconto del disertore” ed è stato edito da “NeriPozza editore” nel 2007. L’autore racconta la sua infanzia difficile di americano bianco e povero negli anni di Ronald Regan tra baracche e roulotte dove tanta parte popolo statunitense lotta per la sua sopravvivenza aggrappandosi a lavori precari. Per trovare un lavoro fisso si arruola , egli infatti è sposato e padre e vuole un minimo di assistenza sanitaria. La guerra in Iraq lo costringe ad andare dove non vorrebbe. Fa la sua sporca guerra, rastrellamenti, perquisizioni, ispezioni, turni di sentinella e ad un certo punto davanti a tanta sofferenza gratuita e inutile crolla psicologicamente. Alla prima occasione diserta, si nasconde, cambia identità e alla fine trascina moglie e figli in Canada sperando nell’asilo politico. Ora come altri disertori USA aspetta e spera che la sua condizione di rifugiato e di disertore gli permetta di restare nel Canada, se venisse rispedito negli Stati Uniti finirebbe in galera, bene che gli vada. Ecco un VIP per i nostri tempi tribolati. E’ una storia avvincente dopotutto, un prolerario americano che per una crisi di coscienza diserta e abbandona tutto per chiedere asilo politico in Canada. C’è l’uomo, c’è il padre, c’è il dramma umano e la famiglia e anche una Patria amata e perduta davanti alla diabolica evidenza dei fatti. Già non ci sono i soldi. Forse è questo che rende i VIP davvero VIP: i soldi che hanno o che fanno finta d’avere. Dietro lo sfavillare di ricchezze immaginarie si brucia la fantasia della nostra gente.

Un consiglio per le appassionate (si sa che in Italia sono soprattutto le donne le più assidue lettrici di riviste rosa e di cronaca scandalistica e le più colpite dal fascino dei soldi facili) leggetevi il libro di Joshua e poi guardate le riviste patinate, sicuramente non saranno più le stesse.

IANA per Futuroieri.


Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




29 luglio 2008

NEL BELPAESE

Questo paese a forma di stivale è oggi alle prese con una crisi dell’economia mondiale dirompente. Per ora i provvedimenti più forti presi dal governo sono diretti contro i precari e contro il presunto cattivo lavoro degli statali. Gli uni aggrediti da un precariato senza futuro, gli altri trattati in blocco come problema sociale e come soggetti dei quali si deve verificare onestà e produttività. Va da sé che si tratta di un gioco delle parti. Chi difende e chi offende, chi vuole incendiare e chi fa il pompiere, chi impone e chi tratta. Così va il Belpaese, ma questo carnevale delle maschere tristi ha davanti a sé una crisi econmica che minaccia di essere tremenda, essa cade in un sistema Italia fragile e provato, ai limiti delle risorse umane e strutturali. Questo paese forte contro i deboli e debole con i forti come affronterà il peggio di questa crisi. Cercherà di scaricare delle colpe immaginarie su zingari ed extracomunitari e sui fannulloni degli uffici pubblici? E poi? E dopo? Se le cose andranno davvero male e le banche statunitensi in sofferenza trasmetteranno la crisi a tutto il mondo. Con chi se la prenderà il governo? Con i marziani? Con gli alieni della galassia di Andromeda?

Questa crisi è più di una crisi: è una strage delle illusioni, è la rivelazione della totale umanità e provvisorietà di quel culto del Dio-denaro che ha improntato di sé la realtà italiana dalla metà degli anni ottanta a oggi. Oggi quel Dio-denaro si è rivelato per ciò che è sempre stato un idolo, un feticcio che ha preteso vera adorazione e culto devoto. La crisi spero porti il buon consiglio dell’abiura di questo culto pagano, ma so che così non sarà. La civiltà industriale esige di produrre falsi idoli per una sua necessità di mascherare i limiti, per non rivelare la dubbia legittimità dei poteri che genera. I cambiamenti generati dagli sviluppi dell’economia e dell’industria creano fortune nuove e innalzano nuovi poteri di carattere finanziario che si traducono in potere politico. Questo potere che si rinnova si rigenera sulla demolizione parziale dei vecchi poteri, l’ascesa del nuovo si colloca in un contesto che non ha bisogno delle antiche consacrazioni per diventare potere legittimo. Non ne ha bisogno. Il potere che si dà è giusto in quanto tale e non chiede di essere riconosciuto come vero se non dalla sua capacità di produrre e distribuire ricchezza. Il culto del Dio-denaro con i VIP, le ville, le barche e le feste era la favola per le plebi, quello che conta è la nudità del potere in quanto tale e il suo decidere per la vita degli altri, la sua capacità di trasformare il mondo, di predare le risorse planetarie e di trasformarle, di controllare le sue interpretazioni e le sue relazioni, anche con la guerra. Molti nel Belpaese vivono questa realtà della civiltà industriale come se fosse la favola di Biancaneve e, more solito, aspettano un principe azzurro che salvi la sua amata dai malvagi della favoletta. La civiltà industriale è brutale e semplice. Essa vive di continue rivoluzioni e trasformazioni. Ne ha bisogno, è nella sua intima natura demolire il mondo per ricostruirlo in via provvisoria, in attesa di nuove demolizioni e di nuove trasformazioni e di relativi massacri culturali e sociali. In questa opera di distruzione creativa riposa tanta parte delle vite della stragrande maggioranza degli italiani. Ci vuole coraggio per vedere la nudità di questa civiltà industriale, forse per questo molti si ostinano a credere nelle favole, anche in quelle che racconta la politica nostrana.

IANA per Futuroieri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




26 luglio 2008

SI FA PRESTO A DIRE NO-GLOBAL

Invito i gentili lettori a riflettere su questa citazione. Poi scriverò da dove è tratta:”La realtà attuale ci pone di fronte al fenomeno della globalizzazione. Soprattutto dalla caduta del muro di Berlino, tale fenomeno è andato espandendosi a grande velocità e con grande forza, trasformando tutto il mondo in un unico grande mercato. La globalizzazione implica che la persona e il suo operato vadano perdendo sempre più valore rispetto a quello che è il valore del prodotto. Le differenze di ordine culturale e linguistico ed etnico vengono abolite e soppresse nel segno di un grande “melting pot” che comprende tutto il mondo. Ne conseguono spesso una mescolanza culturale e linguistica, svarite forme di ibridazione culturale, soprattutto nelle grandi megalopoli che non di rado contano una popolazione addirittura maggiore di quella di interi stati” Questo scritto è tratto da: Profili storici della scuola ladina in provincia di Bolzano, pubblicazione dell’ufficio cultura e scuola ladina, provincia autonoma di Bolzano, anno di stampa 2006. Lo scritto è di Ronald Verra, di professione fa l'intendente scolastico per la scuola delle località ladine della provoncia di Bolzano. Quella che potrebbe essere la premessa di un discorso che qui solitamente in Italia nei principali mass-media è bollato come No-global è semplicemente la constatazione della realtà. 

Quello che interessa all’autore è sottolineare come certi processi di globalizzazione distruggono la varietà linguistica e aggiunge:”Ma le lingue possono anche morire. Secondo l’UNESCO, attualmente vi sono 5000 lingue, di cui ogni anno ne scompaiono circa 25. Continuando questa progressione, alla fine di questo secolo ne rimarranno solamente 2500 lingue, e probabilmente addirittura di meno, visto che il processo di uniformazione proseguirà a ritmo sempre maggiore…Quando però una lingua muore, con essa muore tutta una concezione del mondo che nel suo patrimonio lessicale trovava espressione.”.

La denuncia dei pericoli dei processi di globalizzazione e di riduzione di tutta la realtà a merce non è una fissazione della leggendaria Nouvelle Droite o dei presunti No-Global, è la banale constatazione di un dato di fatto. Le minoranze formate da pochissimi miliardari al potere hanno creato questa situazione e non sanno controllarla, neanche sanno indirizzarla, c’è quindi il concretissimo pericolo che essa produca nuove mostruosità foriere di conflitti e di disordine. Non si può promettere il paradiso in terra e l’eterna giovinezza a tutti e poi dare alle moltitudini un mondo umano osceno nelle forme, brutalizzato nei rapporti sociali e stomachevole per quel che riguarda le prospettive di sviluppo. Fino a che punto potrà andare avanti questa tragica farsa, questo carnevale delle maschere ridicole; quando arriverà il momento di scendere con i piedi per terra e osservare lo sfracello compiuto da un modello di produzione e sviluppo fatto a immagine e somiglianza della frode, della scelleratezza e della pirateria. Ultimamente però sta prendendo forma l'abitudine di prendere di mira coloro che non sopportano questa situazione intollerabile affibbiandogli il nomignolo di No-Global, come se un pensiero rivolto al futuro o una condizione di disagio potessero essere criminalizzate o fatte svaporare pronunciando questa parolina magica. Si fa presto a dire No-Global.

IANA per Futuroieri
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26 luglio 2008

IL DIRITTO DI ESSERE ITALIANI

 

Sfogliare le pagine dei quotidiani locali e osservare i prezzi delle case è qualcosa di tragico. In un momento come questo dove il lavoro è incerto e precario dove molti non riescono ad affrontare la quarta settimana del mese accade un miracolo assurdo: le leggi della domanda e dell’offerta sembrano essere rovesciate. Normalmente se ci sono pochi soldi e molta precarietà i prezzi dei beni dovrebbero scendere, invece per gli immobili qui nel Belpaese non è così. I prezzi rimangono proibitivi anche se non è chiaro come molti potranno acquistare il bene casa. Certamente questa è materia per antropologi più che per economisti, in quanto le leggi dell’economia sembrano non contare più nel Belpaese. Una generazione intera di trentenni vive con i genitori non perché voglia ma perché non è stata messa in condizione di avere un lavoro stabile e ben remunerato. La precarizzazione e questo nuovo pauperismo stanno avendo effetti dirompenti sulla società italiana, fanno smarrire le antiche regole di vita e di decenza e le sostituiscono con un regno dell’odio e della paura dove tutto è possibile perché la notte è nera e non si distinguono più le forme del bene e del male. Il passato centro-sinistra ha la grave colpa di aver deriso per mezzo di quella battuta “Bamboccioni” i gravi problemi della generazione a cui appartengo, nulla di strano quindi che quelle forze siano state stroncate alle ultime elezioni. Tuttavia la punizione dell’arroganza non risolve il problema. Le prime personalità di questo paese sembrano aliene dal comprendere il dramma dei molti che vivono in questo momento di difficoltà, come del resto anche questo nuovo governo in carica pare lontano dalle difficoltà materiali dei molti. Questa indifferenza delle minoranze al potere verso le maggioranze che se la passano male è la vera cifra del fallimento della democrazia rappresentativa, la quale ha la pretesa di rappresentare tutti i cittadini e non una minoranza di essi. Di fatto il potere politico è manipolato da minoranze di ricchissimi e dai loro esperti a libro paga, la maggior parte della popolazione vota e sempre più spesso lo fa sull’onda delle emozioni del momento senza una riflesssione o senza aver fatto un poco di militanza politica, qualche volta c'entra pure la corruzione e il voto di scambio. La funesta ideologia neo-liberale unita all’oltranzismo atlantico delle minoranze al potere fa sì che il modello americano sia l’ideale a cui aspirano le nostre minoranze sedicenti classe dirigente, a costoro questo paese deve sembrare un problema fastidioso da cui attingere risorse per poi un giorno scappare nella sedicente “Terra della Libertà”. Da questo banalissimo fatto credo venga la clamorosa indifferenza se non il fastidio che essi provano verso il nostro popolo, non è solo disprezzo è estraneità nei confronti della storia e della vita delle genti del Belpaese. Credo che appartenere a una storia, a una serie di tradizioni sia un diritto, una necessità-vitale, è l’esigenza di non sentirsi casuali ed estranei alla propria stessa storia in questa vita che uno si trova “scontare” su questo bel pianeta azzurro. Questo trattare gli italiani come occasione di abietta speculazione e di creazione di capitali che prenderanno la strada dell’investimento estero è il segno di una violenta separazionbe dal corpo della Nazione delle minoranze dei ricchi. A scanso equivoci ricordo che la presente legittimazione del potere politico e delle leggi che tutelano la proprietà privata sono date dalla sovranità popolare. I re per diritto divino sono stati annientati nel corso delle rivoluzioni e delle rivoluzioni industriali che hanno travolto il mondo degli Dei e degli eroi e la nobiltà dal sangue blu. Il popolo e la nazione sono la fonta legittima della legge e della sovranità. Non mi si dica che è il mercato, il mercato o è un Dio dotato di propria volontà oppure è uno strumento in mano a minoranze ristrette di esseri umani. Se poi è un Dio, e si vuol intendere che con la sua “mano invisibile e provvidenziale”può imporre una legge divina agli umani che si mostri nella sua essenza divina. Per ora esso ha come adoratori gli umani più malvagi e psicopatici di questo creato, quindi è un Dio del male e nessuna legge giusta può scaturire dalla sua volontà. Per la piccola gente che vive tutti i giorni resta sempre valido il diritto di essere italiani

IANA

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




24 luglio 2008

IL PAESE VA A ROTOLI E LORSIGNORI PENSANO ALLA PROPRIA PELLE

Abbiamo osservato in questi ultimi anni, invero con una certa tristezza, il ceto politico italiano tramutarsi progressivamente in casta, con privilegi di ogni genere (dalla palestra gratis, alla pensione maturata in soli due anni e mezzo!), ma ci mancava il passaggio finale: la casta che si erge a intoccabile.

Mentre il Paese sta andando a rotoli, tanto che lo stesso ministro dell’economia, Tremonti, afferma che il peggio deve ancora arrivare e che si profila un nuovo crollo di Wall Street come nel 1929, ecco che tutte le energie e il tempo dei parlamentari è destinato a che cosa? Ma, ovviamente, a garantire la piena e totale impunità alle cosiddette “alte cariche”, ovvero Berlusconi, Napolitano, Schifani, Fini.
Il Ddl N° 903, anche detto Lodo Alfano, è uno scudo a 360 gradi che li renderebbe – condizionale fondato sulla molto probabile bocciatura da parte della Corte costituzionale –  immuni da qualsiasi imputazione, sia che essi corrompano (e questo, visti certi trascorsi, possiamo pure capirlo), ma anche se Lorsignori stuprano, sequestrano, uccidono, si macchiano di pedofilia, progettano attentati terroristici, attentano alla Costituzione facendo un golpe (anche questo per la verità potrebbe esser comprensibile...), etc etc.

Insomma, intoccabili sempre e comunque fintanto che ricoprono l’incarico di presidente del Consiglio, presidente della Repubblica, presidente del Senato e presidente della Camera.

Nel frattempo, giusto in questi giorni i giornali titolavano (piccola selezione):

- Mutui alle stelle, come nel 2002

- “No ai tagli” polizia e carabinieri in piazza

- Vola la spesa per le visite fiscali, più costi che vantaggi

- Il presidente della regione Abruzzo, Del Turco, “a capo di un’organizzazione a delinquere”

- Il condono sull’Iva bocciato dalla Unione Europea

- Servizi pubblici a rischio, sindacati in rivolta

- Polizia: il 61% dei dipendenti vive con meno di 1200 Euro al mese

- Mantenere l’auto costa il 4,4% in più

- Crollano le vendite anche nel periodo dei saldi.

Può bastare? Come dobbiamo fare per sturargli gli orecchi e far capire al Palazzo che essi sono semplicemente dei nostri dipendenti, loro davvero dei co.co.pro., e non dei monarchi camuffati? Vergogna.

 
P.S.  Periodico aggiornamento sull'inflazione:

Mag-2007 Mag-2008   3.6%   [131.8] [136.5]

Giu-2007 Giu-2008   3.8%   [132.1] [137.1]

 

Amici di Futuro Ieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/vaini.htm




15 luglio 2008

CHI SONO COSTORO?

 

Capita di leggere in questi giorni del 15 luglio 2008 dell’arresto del leader PD Ottaviano Del Turco, i giornali scrivono a questo proposito di associazione a delinquere e truffa. La vicenda per come si è sviluppa è stata recepita non senza qualche stupore. In particolare i titoli e i commenti imbarazzati dell’Unità del 15 luglio 2008 rivelano la difficoltà da parte del principale partito d’opposizione a gestire la cosa e il suo sviluppo politico inaspettato, ossia quella dichiazione del Presidente del Cosiglio a proposito dei teoremi accusatori dei giudici, sinceramente molti si sarebbero aspettati un durissimo affondo da parte del leader della PDL. Questo poteva essere il momento per stroncare l’opposizione sui mass-media come nelle piazze da parte della maggioranza di governo. Tutto questo non sembra sia accaduto.

Io comunque non li riconosco più i nostri rappresentanti del popolo, come non so più cosa siano diventati oggi gli italiani, ossia  la gente mia. Dove è finita l’Italia che conoscevo? Dove sono quei comunisti che facevano sempre la morale, che pretendevano d’avere l’ultima parola e indicavano con fare accusatorio le malefatte di socialisti e democristiani. Avevano addirittura un inserto dell’Unità chiamato Tango con il quale attraverso la durezza della satira sbeffeggiavano crudelmente il pentapartito e la società italiana tutta, i ministri gaudenti e la borghesia degli affari e delle professioni, e soprattutto“l’invincibile” alleato americano. Lo stesso gigante americano che poi hanno seguito in quella guerra sciagurata e triste del Kossovo del 1999, conflitto che fra le molte cose negative ha trasformato la NATO da patto difensivo a patto offensivo.

Dove sono i socialisti che pensavano di mettere assieme con il loro sciagurato riformismo pezzi della borghesia  affidandosi al sistema malato dello Stato Italiano e alle sue corrotte classi dirigenti? Dove i fascisti che difendevano sempre la magistratura e avevano fede nella Patria e nel Duce? Chi si ricorda più della Democrazia Cristiana? E i partiti minori di destra, di centro, di sinistra chi tramanda più la loro memoria, le loro speranze, la loro storia?

Chi sono costoro che si dice comunente siano gli eredi o i successori di quelli che erano al potere nel passato. Formalmente lo stesso Del Turco era uno dei leader di quel passato, non di primo piano ma comunque c’era anche lui; oggi chi è costui? Fa le stesse cose? E’ la stessa persona?

Non è che per caso è avvenuto qualcosa che ha dissolto il passato, una metamorfosi che ha disgregato la nostra realtà in un funesto presente? Quanto è cambiato questo Belpaese se io non vedo più la gente sua, quella che credevo di conoscere? Che fin ha fatto tutto il passato che pure ho visto, ho toccato con mano, ho respirato?

Qui mi è stato sottratto tutto il mio paese, lentamente, giorno per giorno è diventato qualcosa d’irriconoscibile e non solo per questa storia, vera o falsa che sia di truffe, ma per qualcosa di più grave. Questo Belpaese non sa più chi è. Per fare un paragone vagamente platonico le sedicenti classi dirigenti hanno lasciato andare la barca dello Stato al capriccio dei venti e delle onde e ora la nave è giunta a un punto fra mare e terra ignoto, non segnato dalle carte, dove non si conosce l’approdo e meno che mai quale sia la natura delle genti che vi dimorano. Fuori dal racconto filosofico si vede come anni di follie e di faciloneria, di fughe con la cassa e di totale irresponsabilità verso la cosa pubblica hanno agevolato questo caotico vagare, questo trovare una strada per tutti fidandosi del caos primordiale dei propri piaceri e del proprio privatissimo tornaconto. Ma è questo un dirigersi verso il futuro cieco e irresponsabile, a tratti delinquenziale per ruberie e spirito criminale. Quindi in questo cammino appena iniziato e non voluto si pone la domanda: NOI ADESSO CHI SIAMO?

IANA per Futuroieri

Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




15 luglio 2008

LA GRANDE ILLUSIONE

Non passa giorno in questo ultimo mese di luglio del 2008 che un nuovo tassello si va ad aggiungersi ai molti che rappresentano questa crisi economica e di risorse enegetiche che s’annuncia grave e duratura. Non è una facile profezia la mia ma l’evidenza di un fatto.

Il pianeta azzurro nel quale è collocata questa umanità dissoluta e violenta ha grandi risorse ma esse sono limitate. Il modello economico che ci è stato contrabbandato per vero esige crescite illimitate. Il consumismo nella sua versione capitalista prevede crescite e consumi illimitati su un pianeta che ha disponibilità grandi ma limitate. Quindi arriva il momento in cui o giungono mirabolanti scoperte che permettono l’accesso a nuove fonti energetiche e nuove risorse, oppure il sistema si ferma, si stronca, collssa, muore. Molti anche nel Belpaese si sono illusi, hanno avuto vera fede nel conto corrente e nei miracoli che venivano promessi dalla televisione e dalla pubblicità. Molti hanno creduto anche al miracolo totale di una crescita infinita in presenza di risorse limitate, e ad una pax Anglo-Americana che si presentava come potentissima invece essa, come tutti i domini imperiali, era il solito castello di sabbia tenuto assieme dal valore degli eserciti e dalla fortuna in guerra.

Oggi che da sette anni continua la guerra afgana  e da cinque va avanti la tragica avventura irachena, c’è da chiedersi cosa sono le capacità imperiali del mondo Anglo-Americano, e chi sono poi i loro nemici. Ci dicono che sono terrroristi e mercenari pagati un tanto a strage ma come possono dei delinquenti resistere per anni a una simile potenza se non avessero dietro una popolazione compiacente e finanziatori occulti. Contro chi il sedicente occidente, sa portando avanti questa lotta? Chi sta davvero portando avanti questa guerra contro l’enorme potenza Anglo-Americana?

Una cosa è certa le certezze dei nostri senescenti e abbienti benpensanti stanno franando come i castelli di sabbia, il piccolo mondo antico “italianoide” tutelato rozzamente dal gigante americano, ammesso che abbia mai avuto questa intenzione, è un cadavere putrefatto che emana il suo fetore. Con la crisi economica anche la promessa del grande paese della cuccagna liberal-capitalista dove si beve, si mangia si fa all’amore e non si lavora sta venendo meno e montano tentazioni autoritarie nel gestire la cosa pubblica. Per ora i nostri rappresentanti del popolo se la prendono con minoraze etniche che hanno pochissimi amici e ai più risultano impresentabili, basterà questo assieme a qualche mancia e a qualche carta di povertà a contenere la crisi? Non credo.

Occorre costruire una vera Comunità Europea sul continente senza l’elemento estraneo della civiltà anglofona, alla quale del resto basta l’estensione degli oceani per sentirsi a casa e di questo piccolo continente non sa che farsene.

Sa solo usarlo come mercato e il Belpaese nello specifico come portaerei per le sue guerre contro i popoli dell’est e del Medio-Oriente. Del resto gli inglesi pur essendo nella Comunità Europea rifiutano l’Euro, molti sudditi di su maestà vorrebbero uscire dalla Comunità. Gli irlandesi interrogati come popolo hanno chiaramente e radicalmente espresso la loro ferma volontà di rimanere estranei e separati dal Vecchio Mondo. Basta menzogne si guardi la realtà per quello che è l’Occidente non esiste, l’Europa invece può essere.

Forse diventeremo lo stesso poveri. In quel caso sfortunato con una Comunità degna di questo nome, e non con la presente grottesca sua caricatura, saremo almeno noi stessi. Non è poco

IANA per Futuroieri




15 luglio 2008

DECRESCERE PER RISALIRE

Le direttrici di marcia proposte con lungimiranza dagli ecologisti già vent’anni fa appaiono oggi indispensabili ma non più sufficienti: fonti di energia «rinnovabile» o tecnologie ancor più sofisticate per poter avere uno «sviluppo sostenibile». Dobbiamo trovare il coraggio e la franchezza per guardarci negli occhi e ammettere che non può esistere alcun «sviluppo sostenibile». In letteratura si chiamerebbe ossimoro. Questo Sviluppo, così come è stato concepito dalla rivoluzione industriale in poi, è per definizione insostenibile. Ogni suo ulteriore incremento, comunque ottenuto, conduce ancor più velocemente alla rovina ecologica. È illusorio pensare di salvare la capra e i cavoli, lo Sviluppo ma anche l'ambiente, con il ricorso a fonti di energia «alternative». Qualsiasi fonte di energia usata in modo massivo è inquinante. Se al posto del petrolio e dei combustibili fossili si userà l'idrogeno, tanto caro al tecnologico Rifkin, si alleggerirà l'ecosistema in un punto ma lo si appesantirà comunque in qualche altro. Senza contare che la conversione di una fonte di energia in un'altra esige tutta una serie di adattamenti sistemici che non possono esser ottenuti che usando altra energia. Cosicché, se nel particolare si ottiene una riduzione dell'inquinamento da due a uno, a livello sistemico lo si quadruplica. E invece di risolvere il problema lo si aggrava. Basti pensare all’esempio delle moderne autovetture, hanno standard di inquinamento più bassi rispetto alle generazioni precedenti, eppure il problema dell’inquinamento dovuto alla produzione di CO2 e alle polveri sottili emesse dai motori a scoppio cresce esponenzialmente ovunque, aumentando di anno in anno -in ossequio al P.I.L.- il loro parco circolante, il loro uso e abuso.

«La tecnologia» ha detto una volta il filosofo della Scienza Rossi «per ogni problema che risolve ne apre altri dieci ancor più complessi con un effetto moltiplicatore».

Ci siamo dimenticati dell'entropia, della seconda legge della termodinamica che Carnot enuncia nel 1824 a proposito dei flussi di calore delle macchine a vapore e che nel 1860 il fisico tedesco Clausius estese alla produzione di tutte le forme di energia. Per non dire, molto prima, di Democrito.

Tutto ciò perché in Occidente (e da qualche anno anche in oriente) non ci si vuole, o non si può, rassegnare a una società in cui lo sviluppo, la produzione di beni, il consumo, l'economia, il Prodotto Interno Lordo, non siano in costante crescita.

E invece l'unica soluzione, se non vogliamo distruggere definitivamente l'ecosistema che ci ha dato e ci dà la vita, è la "Decrescita": dei consumi, della produzione, dell'economia. Noi dobbiamo ridurre drasticamente i nostri livelli di vita, anche perché il cosiddetto benessere -andando anche oltre la questione dell'inquinamento, che è solo la più immediatamente percepibile da chiunque- si è rivelato uno straordinario malessere esistenziale.

In altri tempi sono state guerre, pestilenze, o altre tragiche catastrofi a ripristinare, per eterogenesi dei fini, il ciclo della natura all'organizzazione umana. Per cui, come ad una estate di raccolta segue un autunno ed un inverno di riposo per preludere di nuovo ad una primavera di rigoglio, così veniva smorzata la concezione malata di uno “Sviluppo” come linea retta tendente all'infinito.

La battaglia politica, per chi ha in odio le guerre, massimamente quelle vigliacche moderne, è quella di coltivare la saggezza dell'uomo. Saggezza, se non più oramai istintuale almeno aiutata dai morsi della crisi economica galoppante, capace di indurre a stili di vita più sobri e, perché no, più gratificanti.

Dobbiamo lottare per affermare nelle condotte individuali e collettive il concetto di limite contro una “ùbris” (onnipotenza) dilagante -come ad esempio la scienza che si fa scientismo, cioè la più intollerante religione-, per affermare non solo i diritti inviolabili della persona ma ancor prima i doveri inderogabili verso la comunità.

Risultano essere, pertanto, logore le categorie di sinistra e destra figlie della medesima matrice positivista. Altro che Marx o Smith, è San Francesco il vero rivoluzionario d'oggi giorno!
 

http://biodiversitaverde.blog.dada.net/post/1206958795




12 luglio 2008

GENTE MIA DOVE SIETE?

Mi capitò quando ero liceale di leggere un racconto nel quale Dio chiedeva a Caino conto dell’uccisione del fratello. Lo chiamava chiedendo dove fosse.

Il luogo ove era Caino non era solo fisico ma anche morale, era il nascondiglio del fratricida.

Io non so se davvero c’è un Caino ma mi sono convinto da tempo che non ritrovo più l’Italia della mia infanzia, l’Italia di trent’anni fa. Non so dove sia oggi ciò che pure ho visto, ho annusato, ho ascoltato. Quella di oggi è un qualcosa di strano, di deforme, che assomiglia solo per l’evidente sovrapposizione dei luoghi e del territorio a quel mondo umano e sociale che avevo conosciuto da bambino. L’Italia di oggi non riesco a capirla, non sembra neanche più un paese unitario ma un mettere una su l'altra  culture diverse, alcune di esse addirittura di recente immigrazione.

Non sono Dio ma mi verrebbe voglia di dire: Gente mia dove siete!

Forse sono solo ombre, parti della mia mente aggredita dalla nostalgia di un tempo lontano, o forse no. Davvero quel mondo umano si è perso, quella società si è trasformata al punto di diventare qualcosa di assolutamente irriconoscibile. Mi manca quell’essere noi stessi che coincideva con il sentirsi parte di una storia perlopiù maledetta ma comune, quel riferirsi in qualche modo a vicende se non condivise almeno comuni, che in qualche modo ti scusavano in un certo senso e giustificavano il tuo essere qui e ora in questo sciagurato mondo di viventi in conflitto. In particolare faccio riferimento a un certo qual senso comune che portava a pensare in termini di futuro, di mondo possibile, di una storia personale da costruire. Certo l’infanzia fa brutti scherzi specie nei ricordi, le cose cattive possono venir obliate, quelle buone ingigantite, ma pur considerando le molte cose che parlano a sfavore di quel tempo mi sento comunque libero di affermare che quel mondo umano aveva nel complesso una visione più rosea del futuro, questa mia affermazione non è una statistica è una mia percezione. Oggi non trovo più la mia gente. La cerco, ma intorno tutto è finito anche le tracce del passato sembrano dissolte, restano alcune cose tangibili che perdurano negli anni come la cattedrale, le piazze principali, i ponti, i parchi cittadini ma intorno è come se fossero passati non trenta ma cento e più anni, tanto è cambiata la società.

Ci sono giorni in cui mi sento in esilio, non è che non capisco questo mondo umano, è che non lo sento più come mio, come se nel corso della mia vita avessi già attraversato almeno due epoche diversissime e lontane.

Mi manca quel mondo trapassato perché oggi posso dire che, a ragione o a torto, esso era un pò anche mio.


IANA per Futuroieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/liber.htm




9 luglio 2008

PIAZZA NAVONA E LA LINFA PER NON PIEGARE LA SCHIENA

Manifestazione eccezionale, quella di ieri pomeriggio a Piazza Navona organizzata dalla rivista Micromega contro le leggi-vergogna del quarto Governo Berlusconi.
Verosimilmente c’erano circa 80.000 persone, ben oltre quante può contenerne la bellissima Piazza romana, straripante anche nelle vie adducenti, le altrettanto belle vie degli artigiani. A qualche centinaio di metri, nei Palazzi del Potere, orecchi sordi e occhi ciechi continuavano il valzer ipocrita degli abboccamenti e dei tentativi di “dialogo”, o “pizzo” come l’ha ben definito Marco Travaglio.
Se Tonino Di Pietro ha saputo, devo dire con garbo e creanza, gettare il manto sulla folla è solo e soltanto perché, ad oggi, rappresenta l’unica vera ed efficace opposizione parlamentare e popolare a Berlusconi. Personalmente spero anche in un risveglio dei sindacati, confederali, di base o autonomi, affinché a loro volta sappiano fare la propria parte, evidenziando una (responsabile ma tosta) opposizione sociale al tentativo in atto di scardinare pian piano tutti i servizi pubblici. Troppo chiedere?
Stamani, di levata, al giornale radio - forse assonnato - ho ascoltato incredulo i resoconti del “No Cav. Day”. Sarà stato il sonno, per una dormita notturna un po' ridotta, ma mi sono domandato quale manifestazione avessi visto. Dubbio mattutino: sono io dissociato, o sono questi giornalai che vogliono prendermi per i fondelli? Mi stropiccio gli occhi, bevo un buon caffellatte e ripenso a quanto ascoltato, ovvero che Beppe Grillo avrebbe insultato il Quirinale - lesa maestà moderna -. Ma quale insulti, Beppe ha soltanto detto, fra gli applausi scroscianti dei presenti, «Ve lo immaginate Pertini avallare una legge che lo pone al di sopra di tutti gli altri cittadini, in contraddizione col fondamentale principio che i padri costituenti vollero all’Art. 3 della Carta costituzionale? Ma neppure Scalfaro o Ciampi l’avrebbero mai fatto!». Ecco, tutto qua. Eppure a sentire i commenti di oggi, pare una piazza eversiva. Quando di eversivo c’è invece quello che si sta architettando a Palazzo Grazioli/Chigi. Mondo capovolto. Si capisce concretamente perché è urgente battersi per un’informazione autonoma e indipendente.
Può darsi che la simpatica Sabina Guzzanti si sia lasciata prendere un po’ la mano, ma su quel palco non c’erano canovacci già scritti o paletti imposti. E sappiamo, oggi, quanto la libertà di pensiero sia un lusso, quasi sovversivo e infatti considerato da qualcuno sedizioso.
Questa una giornata di aria pura, senza scorie né tossine. Sarà stato il ponentino che provenendo dai colli voleva a suo modo depurarli???!!!


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