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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


29 maggio 2008

L’ENIGMA INFLAZIONE E IL PROBABILE BARATRO

Come tutti i grandi problemi dell'economia, l'inflazione è un campo attraversato da profonde divergenze ideologiche e analitiche. In Italia, dopo l'adozione dell'Euro, il dibattito sull'inflazione è ritornato di estrema attualità soprattutto per quanto riguarda l'esattezza della sua rilevazione. I dati forniti mensilmente dall'Istat sono stati contestati da più parti perché considerati poco realistici. Le associazioni dei consumatori sono nuovamente preoccupate per la forte crescita dell'inflazione in alcuni settori. L'aumento dei prezzi, infatti, riguarderebbe una consistente serie di beni ritenuti essenziali per le famiglie. L'Intesa dei Consumatori afferma che l'inflazione reale è almeno il doppio di quella dichiarata.

L'Inflazione ad aprile 2008 si è attestata ufficialmente al 3,3%. L'aumento del costo della vita è dovuto ai rincari degli alimentari (pane, pasta, latte, frutta...), dell'energia (elettricità, gas, carburanti...) e dei trasporti (taxi, aerei, treni, autostrade...). In alcune città campione i dati sono stati anche molto superiori.

Nuovo Paniere 2008 Istat (sulla base del quale si calcolano le variazioni dell'inflazione). L'aggiornamento del paniere viene effettuato alla fine di ogni anno per eliminare quei prodotti il cui utilizzo risulta in diminuzione ed inserire quelli che hanno assunto maggiore rilevanza per gli italiani. Contestatissimo da anni proprio per la scelta dei beni inseriti, il paniere prende in considerazione nuovi beni di consumo togliendone altri. Entrano stavolta nella lista: insalata in confezione, navigatore satellitare, giochi elettronici per consolle, combustibile solido, pranzo con piatto unico... Da questa scelta dipende, logicamente, i risultato finale, che ha poi un riverbero sui contratti di lavoro, sul costo del denaro, sui tassi d’interesse etc etc.

 

Inflazione annua Aprile 2007 - Aprile 2008

 

N.

Periodi

Inflazione
annua NIC

Indici

1

Apr-2006 Apr-2007

1.5%

[129.4] [131.4]

2

Mag-2006 Mag-2007

1.5%

[129.8] [131.8]

3

Giu-2006 Giu-2007

1.7%

[129.9] [132.1]

4

Lug-2006 Lug-2007

1.6%

[130.3] [132.4]

5

Ago-2006 Ago-2007

1.6%

[130.5] [132.6]

6

Set-2006 Set-2007

1.7%

[130.4] [132.6]

7

Ott-2006 Ott-2007

2.1%

[130.3] [133.0]

8

Nov-2006 Nov-2007

2.4%

[130.4] [133.5]

9

Dic-2006 Dic-2007

2.6%

[130.5] [133.9]

10

Gen-2007 Gen-2008

2.9%

[130.6] [134.4]

11

Feb-2007 Feb-2008

2.9%

[131.0] [134.8]

12

Mar-2007 Mar-2008

3.3%

[131.2] [135.5]

13

Apr-2007 Apr-2008

3.3%

[131.4] [135.8]

 

Amici di Futuro Ieri > http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/vaini.htm




27 maggio 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI

La cronaca dei diversi quotidiani del Belpaese ci restituisce il quadro di un mondo umano tendenzialmente di basso profilo culturale e plebeo nei comportamenti e nel vivere,a questo punto non credo sia solo una questione di far cassetta e di mostrare il peggio per vendere più copie.  Il nostro paese è davvero un mondo lontano da qualsiasi ideale, dove rari sono i momenti di generosità o esemplari, in breve un mondo umano lontano dagli Dei e dagli Eroi.  Forse è la presente  civiltà industriale con la sua strage delle illusioni e degli slanci generosi dell’animo umano che ha livellato verso un rozzo e acritico consumismo le aspettative di vita degli esseri umani qui in questa stranamente popolata penisola.   Forse è in corso una mutazione antropologica e sociale che fa giustizia di tutto ciò che è debole o incoerente con le novità degli ultimi tre secoli,o forse non possiamo più riconoscere ideali ed eroi perché  siamo disabituati a considerare gli atti degli umani sotto quest’aspetto. Del resto cosa aspettarsi qui e ora nel Belpaese se per la questione dei debiti scolastici si minacciano ricorsi collettivi contro gli scrutini finali e s’avanza da parte di alcune rappresentanze studentesche l’ipotesi di una sanatoria al grido di “cancellate il debito”. Come si osserva,del resto,  dalle pagine di  diversi quotidiani di questo 26 maggio 2008.

Se anche una cosa come la scuola media superiore si riduce a una serie di sconti all’ingrosso per la tranquillità delle famiglie che devono far le ferie e per la sfiducia che grava sul sistema scolastico cosa ci si può mai aspettare dalle genti di questo paese.  Nemmeno sul futuro dei loro figli e sulla loro preparazione riescono ad esser seri, inoltre prevale sempre l’idea di mettere in discussione la legge, la regola, di torcere la realtà al proprio comodo particolare.  Se i molti   pensano che la scuola sia una cosa poco seria i molti che sono cittadini  possono mettere in atto quelle strategie e tattiche di pressione che ben conoscono e che non esitano ad usare quando vengono toccati interessi di categoria; come è stato il caso di tassisti e camionisti, o delle proteste che vengono messe in atto in occasione della costruzione di basi NATO, inceneritori, discariche.  Se una scuola inadeguata indigna e mobilita molto meno del campo nomadi a trecento metri da casa o della discarica abusiva è perché si è smarrito il senso della Pubblica Istruzione.  Lottare per la libertà di tutti e per l’interesse dei molti è poi faticoso e logorante, combattere per i propri casi è invece confortante e positivo: si vede subito il guadagno e l’interesse. Un tempo essere eroi era una cosa complicata occorreva tanto per dirne una appartenere a una stirpe divina o quasi, fare imprese magnifiche, stravolgere il mondo punire i malvagi e accoppare caterve di mostri.  Oggi si può far tanto eroismo iniziando semplicemente a guardarsi attorno e a comportarsi da cittadini dotati di quella decente libertà che si conviene alla gente istruita e nata libera.

IANA per Futuroieri




26 maggio 2008

PER IL RISCATTO DELL’AFRICA CI VORREBBE UN CHE GUEVARA NERO

Se fino a ieri eravamo inconsapevoli, da oggi siamo tutti un po’ mascalzoni. Iersera la trasmissione Report, in onda ogni Domenica alle 21,30 su Rai Tre (la miglior trasmissione giornalistica assieme ad Annozero), ha proposto un’inchiesta sul coltan. Qualcuno dirà: e cos’è? Il coltan è un minerale estratto in Congo, nel cuore dell’Africa. Ripeterà: embè? Dal coltan viene ricavato un materiale speciale che è impiegato dalle industrie occidentali e asiatiche come componente essenziale di telefonini e computer. Esattamente come quelli nuovi, appena cambiati, che stiamo usando adesso o che abbiamo, ultimo modello, in tasca. Immaginate che adesso il vostro schermo iniziasse a lacrimare, o il vostro cellulare invece della nuova suoneria che avete impostato iniziasse a gemere.

Potrebbero farlo, se avete visto la puntata di Report. Infatti per estrarre questo coltan, sono impiegati giovanissimi congolesi che rischiano ogni giorno la vita – sì, proprio mentre noi sediamo beati sulle nostre sedie regolabili –, non solo in anguste profondità della roccia ma anche per fare 80 chilometri in due giorni con sacchi da 50 chili sulla testa o sulle spalle, per 25 Dollari!

Quanta vita potranno avere facendo quella vita da schiavi moderni, quanto conosceranno mai di ciò che faticosamente stanno trasportando. Sopra di loro, oltre al peso immane, ci sono trafficanti criminali, governanti corrotti e multinazionali spregiudicate.

Ma noi non lo sappiamo. E, forse, da stamani, faremo pure finta di non saperlo. Un po’ infami pure noi.

Stiamo rubando l’anima ad un continente stupendo come l’africa. Pacifico fintanto che non l’abbiamo traviato col denaro/demonio. In sintonia con la natura, con la terra e con tutte le forme viventi finché non abbiamo iniziato a colonizzarlo, a destrutturarlo, prima per rubargli le migliori braccia, adesso per rubargli anche le migliori risorse. Lasciandogli qualche vergognosa briciola e soprattutto seminando la pianta malefica del dissidio e della discordia. Per cui oggi, da essere il luogo storicamente più tranquillo della terra è diventato un continente polveriera, con infiniti conflitti, tribali, etnici, religiosi e politici. Ruanda docet.

L’Onu sta a guardare, magari oliato a dovere, i Paesi europei, americani e asiatici, sedi delle multinazionali che quotidianamente depredano l’Africa, tacciono, le industrie lucrano ribassando i costi e non interrogandosi su cosa c’è dietro quei ribassi, noi cerchiamo negli ipermercati le offerte stracciate. E così in Africa si invecchia a vent’anni e, se va bene, si muore a trenta...

Basta. Basta. Quando la smetteremo di fare i colonialisti? Quando la smetteremo di fare gli avidi ma ipocriti predoni in casa altrui, salvo poi metterci a posto la coscienza con un po’ di pelosa carità?

In attesa che nasca e si affermi, speriamo il prima possibile, un Che Guevara africano, iniziamo noi a chiedere scusa e ritirare tutte le attività straniere dall’Africa, facendo loro filare la propria storia. Augurandogli che possa tornare ad essere una storia di pace, solidarietà, fratellanza e naturale ricchezza. Com’era prima, appunto, che gli rubassimo l’anima.

 

http://www.thepetitionsite.com/1/petizione-sulluranio-impoverito-la-paura-e-i-pericoli 




25 maggio 2008

LA SECESSIONE SILENZIOSA

Il noto sociologo polacco Zygmunt Bauman nel suo libro “Homo consumens” fra le molte cose inquietanti scrive fra l’altro: "Le  fasce più alte  della  popolazione non appartengono al luogo in cui vivono perchè  il loro interessi  stanno ( o meglio sono trasportati) altrove.  Vien da pensare che a   parte il vantaggio di essere lasciati a godersi i propri passatempi e ricevere i servizi fondamentali ( in qualunque modo si voglia definirli), essi non abbiano interessi da proteggere nel luogo dove risiedono. Il loro orizzonte non va oltre quello del quartiere...”.

Quella che sta venendo in essere con i processi di globalizzazione e di consumismo spinto è la secessione silenziosa delle minoranze dei ricchi e dei privilegiati da ogni responsabilità verso il luogo dove vivono e la comunità umana di riferimento; è la scissione fra gli umani da un lato e i sacerdoti del potere del Dio-denaro che si isolano e comunicano solo fra sé. Dall’altra parte il resto dell’umanità si confronta con l’evidenza di poteri politici sempre meno poteri e sempre più succubi di bilanci ridotti per quello che riguarda lo stato sociale e la cultura. Questo dato di fatto è aggravato  dalle imposizioni del potere  economico che esige la promulgazione e l’applicazione di leggi che rafforzano il potere di pochi miliardari e delle multinazionali. Nel caso uno Stato Nazionale, che ricordiamo è pur sempre la condizione nella quale si esprime un potere legittimo, esercitasse una resistenza contro le imposizioni del potere economico apolide subirebbe delle pesanti ritorsioni come una diminuzione degli investimenti economici sul suo territorio. Del resto se prendiamo per valida l’analisi del sociologo polacco osserviamo che è oggettivamente difficile per i ricchi pensare nei termini di una qualche parvenza di sentimento nazionale o comunitario esteso a tutta una popolazione.  Scrive infatti sempre nello stesso libro: ”Più aumenta la separazione territoriale e più le persone si abituano a stare in un ambiente  uniforme, con altri simili a loro con i quali “socializzare” senza sforzi, senza rischio di fraintendimenti e senza dover fare la fatica di interpretare e comprendere un diverso modo di intendere la vita, più diventano incapaci di elaborare valori comuni e di vivere insieme.  Le guerre territoriali tra abbienti e meno abbienti segnano anche un fallimento della comunicazione”. Personalmente ritengo che la soluzione del concentrare la ricchezza e la conoscenza e indebolire il potere politico fino a renderlo un simulacro apra la porta alla peggiore condizione possibile per gli esseri umani: l’umano privo di poteri legittimi a cui rifarsi e obbedire assumerà su di sé quella legge della forza e della violenza che è stata ben descritta da Hobbes.  In questo novello stato di natura tutti avranno diritto su tutto e si combatteranno senza regole per ogni capriccio e per ogni desiderio; la conclusione di queste lotte dovrebbe essere la formazione un nuovo Leviatano, forse peggiore di quelli che abbiamo visto nel secolo precedente, che imporrà la sua legge e il suo dominio. 

Quale sia la corretta posizione da assumere davanti a questo male grandissimo che minaccia di donare sfracelli a tutti quanti non so dirlo. Non credo ci sia una ricetta sola per affrontare questo vento di follia che spazza il pianeta azzurro, davanti al male ognuno è chiamato a una scelta di campo e ad esprimersi  secondo la sua natura e la sua volontà.  La fuga dalle responsabilità è l’ultima diabolica tentazione in questo caso,  anche il solo prendere coscienza del problema è già un restare fedeli a se stessi e uno schierarsi.

IANA per Futuroieri.

Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




22 maggio 2008

UNA CONDIVISIONE IMBARAZZANTE

UNA CONDIVISIONE IMBARAZZANTE.

Quando mi capita di condividere un’opinione espressa da un leader politico di cui penso solo male scritta su di un giornale da me letto ma non amato mi chiedo sempre cosa non va.   Questo è il caso nel quale mi trovo, poiché in linea generale mi capita di condividere l’opinione  di Marco Pannella sulla recente novità politica, il che per me è fonte d’inquietudine e d’imbarazzo.  Intervistato dal quotidiano “La Nazione”del 20 maggio 2008 il noto politico afferma fra l’altro:”In fondo cosa accadde dopo la vittoria referendari sul divorzio del 74?  Che cosa significava  l’unione del PCI con buona parte della destra?  Oggi c’è un monopartitismo imperfetto camuffato, meglio: gabellato, da bipartitismo…” .   Con mio stupore osservo una convergenza, effettivamente le cose dal mio punto di vista stanno proprio così, con una distinzione, che non so se il politico fa.  Dal mio punto di vista c’è fra i due campi politici  una convergenza di fini e di visioni  della società.  Non si sa o non si vuole in quel partito centrista, ultima inusitata mutazione del fu PCI, proporre una società e una Nazione diversa da quella presente, il benessere al tempo della precarietà e della crisi del modello di produzione e sviluppo può solo essere illusione e finzione pubblicitaria; è ovvio che nel confronto vinca sempre chi ha vera fede in questo modello e lo rappresenta al massimo livello: Il Cavalier Silvio Berlusconi.  Perché il distinguo vero fra maggioranza e opposizione, dato un modello unico di produzione sviluppo e consumo, è fra il proporre, anche nell’utopia, modi diversi di vivere o accettare questo sistema che è in crisi.  E’ in crisi per un fatto tanto banale quanto cretino: le risorse del pianeta terra sono enormi ma limitate, il modello prevede una crescita infinita.  Fra la crescita infinita e le risorse grandi ma limitate si darà per forza un momento in cui la tensione fra i due fattori  provoca disastri, violenze e infine si spezza l’equilibrio con chissà quali conseguenze.  Il modello va cambiato, occorre però la forza dell’utopia, la volontà di far scendere dall’Empireo dei sogni sulla nuda terra le conseguenze di una visione alta e altra di vivere e produrre, quindi occorre l’esercizio della verità e dire che questo modello e le regole finanziarie e di potere che segue sono ora diventate pericolose.  Pericolose perché con centinaia di nuovi milioni di consumatori ci sono problemi anche per il cibo e l’acqua sul pianeta azzurro, perché l’inquinamento è internazionale e devastante, perché la rapida industrializzazione e motorizzazione di intere nazioni in Asia sta alterando gli equilibri di potere mondiali, perché la situazione economica sta portando al potere gruppi criminali che rompono i confini fra economia legale e illegale, perchè  il riarmo mondiale è un dato di fatto, e perché il senso della vita si è perso e ogni tentazione è possibile per chi può esercitare un potere.  Il confine è fra l’accettazione con qualche correzione del caso di questo sistema e l’utopia del possibile è una questione di ruolo, c’è chi fa politica ed è parte del sistema di potere e di consumo di beni e servizi di lusso e chi no, “chi no” si può permettere di coltivare l’utopia anche perché non è parte del regno del “bengodi” o supposto tale. Quindi perché stupirsi di una convergenza Maggioranza-Opposizione qui nel Belpaese, sarebbe stato ben strano il contrario, il tentativo di correggere il sistema va dopotutto nel senso di conservarlo non di superarlo con qualcosa di diverso.  Quel che è simile spesso s’incontra, per questo temo la convergenza di sensibilità che ho con dispiacere osservato, spero si limiti solo a questa specifica considerazione.

    IANA per Futuroieri




22 maggio 2008

MOSTRI QUOTIDIANI

Sono reduce dalla visione del film “Gomorra”, quel che ho visto mi ha mostrato l’evidenza che non c’è solo un problema criminale nel napoletano, c’è una vera e propria scissione dal corpo della Nazione.  L’uso di un dialetto incomprensibile ai più, l'indifferenza e la facilità con cui nel film si uccide o ci si organizza contro lo Stato, l’impunità scandalosa dei comportamenti e degli atti criminali, non sono solo finzioni ma rappresentazioni oneste, a quel che par di capire, di quella realtà.  Qui non è più il caso di parlare di una deriva o di una guerra fra bande criminali questa è autentica secessione armata, condotta con regole asimmetriche,terroristiche, da camorra appunto.  La criminalità è il potere ed è la legge, il modo di operare dei camorristi ricorda quello degli eversori politici o dei gruppi terroristi, se non sono già passati alle vie di fatto separando la nazione napoletana dal resto del Belpaese è solo perché hanno un loro tornaconto o perché non si sono resi conto fino in fondo del loro potere.

Una democrazia in crisi di legittimità e di credibilità come è la nostra ha motivo di temere da questo potere che si presenta come forte e vitale, animato da una capacità di resistere a colpi durissimi e di esercitare il diritto di vita e di morte su coloro che si trovano nel suo dominio. Proprio il fatto che lo scrittore del libro omonimo sia sotto scorta deve indurre a riflettere sul fatto che oggi sul territorio nazionale il diritto alla libertà di pensiero e di stampa è messo in seria discussione,  con la sua minaccia di morte per un libro scritto la Camorra aggredisce anche la Costituzione della Repubblica.  Fino a che punto uno Stato può reggersi se le basi della sua legittimazione ad esistere vengono derise e quindi disgregate e minate dai fenomeni di criminalità organizzata?

Un libro di due anni fa di Elio Veltri “Il topolino intrappolato” descriveva la commistione fra economia legale ed economia illegale in Italia, i dati pubblicati dall’ex senatore sono inquietanti.  Letti di nuovo oggi alla luce dell’emergenza criminalità e spazzatura mostrano come alla crisi radicale della credibilità delle istituzioni faccia seguito il crollo di qualsiasi forma di decenza e di moralità pubblica.

Questo modo di vivere, credere nel Dio-denaro, produrre e consumare ha prodotto la possibilità di forme devianti e criminogene di vita e di lavoro che si sono saldate all’economia legale; non basta più qualche gesto esemplare o qualche novello maxi-processo.  Qui va messo in discussione il modo di vivere quotidiano, i valori devianti ereditati da padri e nonni e antenati, perché l’indifferenza e l’ostilità contro le regole e le leggi viene da lontano, e va  messo in conto di dover di nuovo ricostruire questo Belpaese quanto questo vento di follia avrà finito di far i suoi danni.

 

IANA per Futuroieri




17 maggio 2008

ALL'INSAPUTA, IN IRLANDA SI DECIDE IL DESTINO DELL'EUROPA

Nel mese in cui l'Ucraina, ormai satellite degli Stati Uniti, diventa il 152esimo Stato legato al WTO (World Trade Organization - Organizzazione mondiale del commercio), notizia che non dovrebbe rallegrare soprattutto gli ucraini..., un altro fatto di politica internazionale suscita la nostra attenzione. Tuttavia non quella dei pessimi organi di informazione italiani, ma non è una novità. Silenzio su carta stampata e telegiornali, qualche rapido accenno solo alla radio, ultimo media minimamente libero.
Giovedì 12 giugno in Irlanda la popolazione, unica fra i ventisette Paesi europei, è chiamata ad esprimersi sul cosiddetto "Trattato di Lisbona" o Trattato Europeo di Riforma.
Per non farla troppo lunga e complicata, possiamo dire che un annetto fa, in seguito all'imprevista e miracolosa mancata ratifica nei referendum popolari francese e olandese del Trattato costituzionale, documento che statuiva i dettati liberistici nell'impianto fondamentale dell'Unione Europea, passata la batosta gli eurocrati decisero che ciò che i cittadini avevano sonoramente bocciato poteva tranquillamente essere riproposto, assai simile, ai parlamentari dei vari Paesi. E, si sa, i parlamentari sono come le arance di gennaio, c'è sempre un'offerta scontata! Documento, quello respinto, oltretutto chilometrico e come tale irriso persino dalla stampa anglosassone; un editoriale del New York Times affermò che gli Usa potevano dormire sonni tranquilli fintanto che l'Europa produceva atti del genere, in paragone alla Costituzione americana che «sta in un taschino».
In Irlanda tuttavia, per le disposizioni della Carta costituzionale vigente, l'appello è di nuovo nelle mani del popolo. Orrore!
Come è successo nei mesi scorsi per le elezioni serbe, è tutto un affaccendarsi di dichiarazioni, elargizioni, lusinghe, promesse etc etc. Eppure, siccome la gente non la trovi tutta a sconto, il risultato è dato in equilibrio e le sirene degli allarmi entrano in funzione.
Noi invece ci auguriamo che gli irlandesi diano un nuovo, ennesimo, segnale alle leadership europee: o si ascolta la gente, o si decide di creare un'Europa diversa e alternativa all'american way of life, oppure le sberle (più o meno metaforiche) si susseguiranno sempre più dolorose.

FUTURO IERI  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/piccino.htm




14 maggio 2008

UNA REPUBBLICA PER NESSUNO

Il quotidiano City pubblica in prima pagina: “Giovani pessimisti 8 su 10 pensano che l’Italia non offra prospettive”. Il quotidiano cita una ricerca Ipso che fra le altre cose, per non sbagliarsi, aggiunge al dato l’evidenza che il 45% ritiene l’Italia molto più indietro del resto d’Europa,e uno sbalorditivo 85% ritiene la creatività inutile in un paese incapace di valorizzarla, il camione preso in considerazione era di circa 800 giovani fra i 16 e i 35 anni. Personalmente ritengo questa notizia è importante almeno quanto i risultati elettorali, anche se la statistica è pur sempre una scienza con non pochi paradossi questo dato ha un fondo di verità consistente; l’Italiacome Repubblica parlamentare non è più creduta e non è neanche credibile. Del resto quante volte in questo blog chi scrive ha sottolineato la decomposizione violenta dei valori che tanto tempo fa erano creduti e vissuti, è evidente che la caduta libera verso il suolo di ogni legame che unisce le genti di questa penisola non può non portare a un radicale pessimismo, perfino i più giovani che hanno magior motivo di sperare sono in preda allo sconforto. Forse il nostro popolo è troppo filosofo per cadere nelle facili illusioni che coltivano con miglior successo e con buon esito gli altri popoli d’Europa, quando vede attorno a sé i segni della decadenza, della senescenza e della corruzione, cede a un profondo senso della realtà che gli impedisce di pensare che scenda dalle nuvole un vendicatore da fumetti o un santo che francescanamente restituisca alle sciagurate genti il senso della responsabilità e del limite. Questi giovani pessimisti sembrano comunque migliori di coloro che fanno parte delle precedenti generazioni e che hanno precipitato il Belpaese in tanta angoscia e in tanto disordine. La notizia è importante anche perché sottolinea come prorio i giovani si son resi conto della situazione data dagli errori e dai torti delle generazioni precedenti, è molto di più di un disagio tardo-adolescenziale è la conferma che il consenso che tiene su questo sistema è molto ridotto e poggia sul privilegio delle rendite acquisite o ereditate; solo il disinteresse dei molti potrebbe tollerare una svalutazione così pesante di un modello politico e sociale che comprende e rappresenta gli italiani. Una Repubblica di tutti quando si tratta di fare i propri comodi, di nessuno quando si tratta di assumersi responsabilità e di pagare di persona per gli errori. L’importante è trovare sempre qualche disgraziato su cui scaricare le responsabilità, sbattere i mostri in prima pagina meglio se stranieri&poveri, far finta che il male di vivere che ci assale sia venuto da qualche dimensione ignota o da un’altra galassia. Personalmente fra tanti luoghi di provenienza dei mostri da sparare in prima pagina o in prima serata oso candidare la Galassia di Andromeda, che mi dicono gli esperti essere il doppio della nostra. Quindi ci sarà per forza qualche forma di vita intelligente senza permesso di soggiorno. Non c’è inoltre nulla di più meschino che il costringere gente giovane e di merito a fuggire in altri paesi per non cedere allo spreco della loro vita, o il condannare moralmente i giovani per la tapineria di esser nati qui. Non hanno chiesto loro di venire al mondo,in questa parte di mondo e in questa Repubblica se la vogliamo dire tutta; in questo caso dell’esser nati italiani si deve dare le attenuanti con animo sereno ai colpevoli. Mi chiedo cosa sarà di una Repubblica che riesce, per quel che riguarda i grandi numeri, ad associare le differenze fra le generazioni sulla base del comune disagio e dell’angoscia per il futuro. Una Repubblica di tutti, Una Repubblica per nessuno.

IANA per Futuroieri

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14 maggio 2008

DONNE ITALIANE E REDDITI ON-LINE

Mala tempora, è passato il breve momento in cui l’ex ministro Visco ha fatto mettere on-line le denunce dei redditi e il popolo del Belpaese ha scoperto che macellai, ristoratori, gestori di bar vivono con introiti da povertà, poco più di mille euro al mese: quasi da chiedere il pacco alimentare delle associazioni benefiche. Ci credo che il garante si sia mosso, altro che privacy: o qui sono tutti diventati pazzi e allucinati per cui la sfacciata ricchezza di esercenti e professionisti è il frutto delle maligne allucinazioni di un demone maggiore che ci vuol male, oppure siamo in presenza di qualcosa che è oltre l’evasione fiscale. Mi chiedo perché a farsi carico del problema e in quel modo sia stato il garante e non gli accertamenti a tappeto della Guardia di Finanza. Se le cose stanno davvero come io le ho lette nei giorni passati perfino su un quotidiano moderato come “Repubblica” c’è da disperarsi per il futuro di questa Nazione. Scanso equivoci voglio precisare che non sono un ficcanaso, o un delatore condominiale, o un cacciatore di dati proibiti:sono un lettore di giornali e questo dato della povertà dichiarata è stato evidenziato in quei giorni d’ira e furore proprio dalla stampa.

E’solo una stranezza o c’è una inconsapevole volontà di distruggere la Patria da parte di minoranze, che sono protette da privilegi e dalla ricchezza acquisita, di demolire per via fiscale lo Stato e ridurlo ad una pallida ombra? Perché quella che viene evidenziata dall’articolo del giornale “Leggo” che prendo qui in considerazione non è evasione: è la morte dello Stato, non solo per il danno economico ma perché esso non è più credibile agli occhi della povera gente che si alza la mattina presto e va a lavorare. Si sa che negli ultimi dieci anni i ricchi non solo della penisola ma di tutto il sedicente “Occidente” tendono a formare un corpo separato dal resto della popolazione, a vivere in condomini blindati o in ville fuori città vigilate a vista da personale privato addetto alla sicurezza, di solito neanche vanno alle università pubbliche ma frequentano le nuove università private e i campus statunitensi e vivono sostanzialmente fra di loro, e frequentano luoghi di svago e vacanza giustamente detti esclusivi.

Non è l’uomo povero o il piccolo borghese che fa la cultura e i comportamenti collettivi, oggi sono i pochissimi ricchi e privilegiati a dettare la legge in materia, se essi onorassero la cosidetta Patria e pagassero con gioia le tasse diverrebbe per i molti un privilegio avere la dichiarazione dei redditi pubblica e on-line. Sarebbero svantaggiate le molte donne sole e con un figlio a carico che nella stragrande maggioranza dei casi se la passano male, forse per il sesso gentile, che qui nella bella Penisola è così svantaggiato, un po’ di privacy non guasterebbe. Un articolo del quotidiano Metro del 7 maggio 2008 rivela che le donne italiane “ …percepiscono uno stipendio pari al 47% rispetto a quello dell’uomo mentre le svedesi hanno un salario pari all’81% di quello maschile Nel 2008 la partecipazione delle donne al governo è del 17% ( è la stessa percentuale di posti occupati dalle donne in Bolivia) contro il 47% della Svezia…” . La statitistica è la scienza dei paradossi ma forse può in questo caso costringere molti nel Belpaese ad interrogarsi su come e dove finisce la ricchezza prodotta; è certo che la situazione presente non aiuta le donne a metter su famiglia e a dare continuità alla Nazione.

Nel titolo del quotidiano Leggo del 7 maggio 2008 si trova scritto:”Poveri commercianti vivono con 1.000 Euro”. Ecco come italiano non amo il veder confuso il mio paese con questa infelice condizione proverò quindi a scrivere questo: per la mia identità personale, e quindi privacy, vorrei che lorsignori finti poveri fossero considerati dalla maggior parte del nostro popolo come non più facenti parte del corpo nazionale e considerati per ciò che sono ossia veri e propri apolidi!

IANA per Futuroieri

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9 maggio 2008

SOTTO LA CENERE ANCORA QUALCHE FIAMMELLA

Scriviamo queste poche righe mentre gli inglesi continuano ancora ad esprimere, in ogni occasione elettorale possibile, il loro sdegno per il funesto periodo "blairiano" (sanzionando anche un Sindaco in gamba come Livingstone). Mentre i serbi sono bombardati, in senso metaforico stavolta, dai quattrini e dalle promesse dell'Unione Europea per votare domenica candidati fantoccio legati agli interessi occidentali. Mentre in Italia c'è chi affida il Dicastero della Giustizia al pupillo di Dell'Utri e chi si balocca a fantasticare "governi ombra".
In questo sfacelo generalizzato, col petrolio trattato stamane a 125 dollari al barile e col crollo verticale dei consumi (entrambi eventi salutari e befici per la vita collettiva e del pianeta!), ieri è andata in onda una trasmissione ececzionale. Ci riferiamo ad Annozero, ideata e condotta da Michele Santoro, in onda ogni Giovedì su Rai Due alle 21. La trasmissione, nonostante quel che dicono i "papaveri" di Viale Mazzini, è uno dei pochi approfondimenti seri, assieme a Report, della televisione italiana.
Dicevamo, nella puntata di ieri si è parlato dei giovani di oggi. Si è indagato su uno spaccato di gioventù del nord Italia che fa davvero venire i brividi. Non solo perché giocandoci i ragazzi ci stiamo giocando il residuo futuro dell'umanità, ma anche perché è tutto drammaticamente vero.
Chi mette il naso fuori dal proprio uscio e ha una minima sensibilità percettoria, nota che non esistono ormai più valori, più sogni, più speranze. La tv ha seminato modelli negativi. Il denaro facile ed il sesso mercificato o svenduto ha inaridito tutto, come la sabbia del deserto. E' agghiacciante vedere ragazzini che parlano di droghe come di soldatini (che forse non hanno mai avuto da famiglie scombinate e assenti...).
Tuttavia, non vogliamo disperare del tutto o confinarci alla, pur lieta, visione di film in bianco e nero. Ancora - forse - si scorge per strada qualche volto sereno, qualcuno che ancora ha il potere magico di arrossire, di provare pudore, di non celare timidezza. Di essere se stesso. Esistono grazie a Dio. Esistono. Ma sono casi così rari che non appena si incontrano sarebbero subito da sposare o da mettere sotto la teca della migliore amicizia.
Coltiviamo meglio noi stessi e risaneremo il mondo!!!

Amici di Futuori Ieri - http://digilander.libero.it/amici.futuroieri



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