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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


30 marzo 2008

IL FILM DI VIRZI': ALTRO CHE VELTRUSCONI O BERLUSTRONI

Per una volta un'eccezione. Vorremmo segnalarvi un film che è appena uscito nella sale. Si tratta dell'ultima fatica di Virzì, "Tutta la vita davanti".
E' una commedia amara, nel migliore stile italiano, erede del filone neorealista. Nel suo genere, una piccola chicca.
Marta, giovane e brillante neo-laureata, dopo molte porte chiuse si ritrova a lavorare in una sorta di mega call center romano. Un luogo assurdo, dove i ragazzi subiscono training autogeni auto-motivanti, paghe da terzo mondo e ricatti di ogni genere. Insomma, un inferno sulla terra, per giunta contrabbandato per blasfemo paradiso.
Lo specchio dei tempi d'oggi, regno dell'ipocrisia e della falsità, del tirarlo in tasca alla gente col loro consenso, tipo la democrazia rappresentativa!
Un degrado non soltanto della vita lavorativa di ognuno di noi, ma anche e soprattutto del profilo umano. Donne e uomini abbrutiti al pari dei loro infimi lavori. Improduttivi sul lavoro come nella costruzione di sentimenti. Una specie, per dirla alla Darwin, destinata ad una progressiva estinzione…
Una domanda alla fine del bellissimo film ci è sorta. Come per la caterva di immondizia che sta seppellendo Napoli ci si chiede: ma i Napoletani non hanno visto nulla finora? così uscendo dalla sala cinematografica ci domandiamo: ma dove eravamo tutti quando stava crescendo una società così mostruosa???
Resta solo da capire se saremo ancora capaci e ancora in tempo a tirare il freno.

Amici di Futuro Ieri (http://digilander.libero.it/amici.futuroieri)




28 marzo 2008

ORIZZONTI DI GLORIA

 

Fra le dotte analisi del portamento regale della coppia Sarkozy-Bruni, gli urli di dolore dei nostri perché le mozzarelle alle diossina sono respinte sia alla dogana nipponica che a quella coreana (ci mancherebbe altro del resto), e gli editoriali dei nostri volenterosi giornalisti pro generali statunitensi in Iraq che ogni fine mese proclamano di avere la vittoria in pugno, quasi viene sepolta in questa ultima settimana di marzo, quella notizia che nel nostro Belpaese eroina ed ecstasy sono emergenze nazionali. La Dcsa (Direzione Cetrale per i Servizi Antidroga) ha reso noti alla stampa i dati sul 2007 ed essi sono parsi allarmanti. I quotidiani gratuiti City e Metro del 26/03/08 ne danno ampia notizia, per il quotidiano City i soli sequestri sono aumentati del 200% nel 2007 ed è ancora emergenza. Il mercato degli stupefacenti illegali è il secondo in Europa per il quotidiano Metro. Questa la nudità della questione, ora c’è da chiedersi se il sottoscritto sia l’unico pendolare che si è accorto della profonda dissonanza fra la gravità di questi segnali che registrano un malessere profondo e una decomposizione della società e il “circo triste” dell’informazione radiotelevisiva e dei giornali per così dire quelli seri, dei gruppi editoriali e dei partiti politici. Qui il malessere profondissimo delle nostre tapinissime genti è misconosciuto nella sua gravità e ignorato nel suo manifestarsi, fossero almeno ben rappresentate altre notizie importanti come gli eventi legati al dinamismo delle economie indiane e cinesi e il loro impatto sull’economia europea e nazionale. Forse sono io che non ho capito nulla: probabilmente l’Italia è una regione della faccia nascosta della Luna e io non me ne sono mai accorto, quindi ciò che qui accade non ha relazione con le note vicende del pianeta Azzurro. Perché quello che accade ed è accaduto di recente è stato il non riconoscere i gravi problemi quotidiani della popolazione comune e le grandi questioni della politica nazionale. Faccio due esempi: la legge elettorale e i molti conflitti d’interessi fra politica, affari e mondo delle professioni di questo Belpaese. Oggi qui come in Francia la politica sembra una vicenda di singoli personaggi sospesi fra finte polemiche, questioni private sbandierate in pubblico e cronaca rosa, con la variante italiana della cronaca giudiziaria, perché dopotutto fra noi e i cugini ingrati d’oltralpe c’è differenza. Sempre il quotidiano City del 26/03 fa osservare che “ Nei prossimi due anni l’Europa, e quindi anche l’Italia potrebbe essere inondata da un nuovo fiume di eroina prodota al 93% in Afganistan. Più pura , più a basso prezzo, e quindi, potenzialmente più e letale”. Ora io mio domando e dico, ma in quella terra maledetta da Dio e dagli uomini non sono schierati gli eserciti NATO, incluso il nostro, che fra l’altro dovrà pur avere un costo in quattrini. Come è posssibile che aerei, satelliti, compagnie corrazzate e blindate, elicotteri, reparti speciali non riescano a trovare questi maledetti campi di papavero, cosa ci stiamo a fare in Afganistan con le forze armate tricolori se nemmeno si riesce di fare il nostro egoistico interesse nazionale ed europeo. Chi può davvero pensare di costruire una Nazione afgana sul modello dei paesi Anglo-Americani?  Se queste coltivazioni sono una minaccia dovranno pur essere da qualche parte, di sicuro non si trovano sulla Luna. Forse si deve solo scegliere, dal momento che a quanto pare quest’Afganistan non si ricostruisce né da solo né con la forza, se scappare o provare a vincere questa maledetta guerra. Ma a quanto pare il Belpaese non sa o non può scegliere, aspetta che altri scelgano questo per lui. Forse la cosa è ancora pù grave, è evidente che come collettività abbiamo perso il senso profondo della realtà e dell’essere noi stessi, per questo tanto disinteresse per i veri nodi della vita politica e sociale, e forse proprio per questo smarrimento totale la droga avanza grazie alla  nostra spaventosa assenza di futuro. Il grande malato siamo noi italiani con la nostra confusione mentale con la leggerezza con cui viviamo, con la stoltezza del pensare e dell’agire quotidiano, non gli afgani che a modo loro ci combattono tutti i giorni in nome del loro dio e del loro papavero da oppio.

IANA per Futuroieri




27 marzo 2008

DIECI PEZZI FACILI

 

Mi è capitato un fatto circa due settimane fa a Firenze che mi ha fatto riflettere. Mi ero fermato in una panetteria di Rifredi erano passate le una, mi sono detto:”non ho mangiato ancora compro qualche frittella di riso già che siamo a marzo ed è la stagione”. Grave errore. Quelle dieci frittelle, dieci di numero mi sono costate cinque euro. Ovviamente ci saranno ottimi motivi per cui una frittella costa cinquanta centesimi, cioè circa mille delle vecchie lire. Con il cambio di oggi quasi dieci dollari. A che serve fare i paragoni con il dollaro se gli stipendi sono relativamente bassi e i prezzi alti. Io non posso far colazione a New York, e nella provincia di Firenze pasta e cappuccino costano tra 1.90 e 2.10. Se ne può far a meno. Certo, ma allora che mi serve alzarmi presto la mattina per andare a lavorare se non posso accedere ai piccoli piaceri della vita, la quale di solito è avida di momenti felici. Qui poi nessuno di coloro che hanno un potere anche piccolo rinuncia a qualcosa se può prendersela, par che solo ai lavoratori a stipendio fisso sia dato questo destino. Gli stipendi sono bassi, il costo della vita alto, i privilegi delle caste al potere eccessivi e privi di logica e sincermente offensivi in questi tempi così difficili.

C’è da chiedersi quindi con che titolo si continua a dare di “Bamboccioni” ai giovani che non riescono a trent’anni a uscir fuori di casa. I pensionati che non arrivano alla terza settimana del mese o che devono far mille rinunce come chiamarli? Forse“rincoglioniti”? e i politicanti senescenti con tre o quattro stipendi e con lucrose pensioni come chiamarli? Personalmente per i politicanti infami ho una proposta:”nemici interni”. Rende molto bene l’idea del danno che fanno a questo popolo, perché i loro sfacciati privilegi distruggono ogni possibilità di essere Nazione, popolo, cultura e se vogliamo dirla tutta Europa. Sul fatto che i pensionati non vengano dileggiati come categoria e offesi come delinquenti e questo sia un “destino” che tocca altresì i precari e i giovani squattrinati propongo al lettore questa convinzione personale: esistono delle realtà di categoria che li riuniscono, come i sindacati e i partiti dei pensionati, e non è bene per i nostri retori da strapazzo perdere migliaia e migliaia di potenziali elettori. Meglio quindi per lorsignori dare addosso ai giovani, sputtanarli, dileggiarli, offenderli. Sono certo che nel loro cervello pensano:”tanto chi se ne frega è forza lavoro ed esercito di disoccupati di riserva da manipolare e manovrare, tanto la Nazione italiana non esiste e quindi non è necessario pensare al suo futuro”.

Come riflessione conclusiva voglio affermare che mentre in un sistema totalitario o in una dittatura è possibile sottrarsi alla chiamata di corresponsabilità davanti agli orrori e alle illegalità del sistema, questo in una democrazia non è possibile. Perché o una democrazia è, ed allora in quel caso ha i sistemi per correggersi, congedare i governanti felloni e ladri, riparare ai torti e agli errori, e quindi la popolazione è responsabile di tutto ciò che è fatto in suo nome, oppure non è.

In questo caso la responsabilità è dei singoli o dei gruppi al potere, e se il sistema politico continua a dirsi democratico, non solo è una dittatura di pochi bugiarda&ladra, ma anche apertamente squallida.

IANA per FuturoIeri




25 marzo 2008

SCUSATE MA... IL TIBET ?

Dov’è il Tibet viene da chiedersi a questo punto, dopo che da settimane gli utenti televisivi, e non solo, sono tempestati di litanie rozze e sgraziate sul fatto che per ovvie ragioni di cassa non si può dar addosso al regime comunista cinese e occorre buttar giù il rospo di vedere i giochi olimpici trasformati nell’idolatria della Repubblica Popolare Cinese.  Non è bene prendersi in giro,  a meno di un miracolo questo sarà il finale di partita: qualche anima bella protesterà per le repressioni brutali e l’assenza di diritti umani, i governi sedicenti “occidentali” passeranno all’incasso per l’appoggio politico dato al regime comunista, una parte cospicua della loro opinione  pubblica masticherà amaro e guarderà basita l’emergere della potenza asiatica, gli atleti guadagneranno o perderanno medaglie, la Cina ormai impero globale se avrà fortuna con i giochi  avrà forse la forza di giocare la sfida finale per Taiwan e per il dominio su questo nuovo secolo, sponsor e affaristi troveranno i loro tornaconti con buona pace dello spirito Olimpico e dei diritti umani.  Ormai con la dichiarazione dei “Diritti dell’Uomo e del Cittadino” ci si può incartare il pesce ai mercati generali, perché continuare ad infastidire quelle lontane genti dell’Asia con cose che non stanno più né in cielo, né in terra?.  C’è chi dice che il governo cinese ha mostrato il suo volto idiota e ottuso, che ha ripetuto errori del passato, che non conosce altro sistema che la violenza, la calunnia verso i nemici, e che un giorno sarà sconfessato dal progresso economico e scientifico e dal suo stesso popolo.  Io che non credo al progresso come lavacro dei mali dell’umanità, esso è frutto semmai di passioni ed egoismi e anche di genio e volontà prometeica ma non certo di misticismo esoterico, mi permetto di dubitare di tutto questo.  Il regime è solido e proprio la debolezza dei suoi nemici e le grandi possibilità di sviluppo del fu Celeste Impero lo rendono la Nazione-continente che si proietta come la nazione leader della razza umana in questo secolo, i cinesi queste cose le sanno benissimo e uniscono alla volontà di potenza un nazionalismo elementare e genuino che in Europa si è perduto da diversi decenni.  Queste cose del resto sono note a chiunque si sia interessato della crescita della Cina e della sua proiezione di potenza economica politica e diplomatica in tutti e cinque i continenti.  Ripeto in questo pezzo  non solo dei luoghi comuni ma anche delle analisi degne di fede.

C’è da chiedersi semmai, e qui la cosa si fa interessante, cosa diavolo sia questo “Occidente” che la mattina fa le pulci a Russi, Cinesi, Serbi e la sera fa il suo in Iraq e in altri tristi luoghi della terra.   Sarebbe poi ora di farla finita con l’includere nel sedicente “Occidente” l’Europa continentale, l’Occidente è atlantico, ossia  è USA più UK, è solo ed esclusivamente la proiezione della volontà imperiale dei popoli di cultura Aglo-Americana e di alcune elites internazionali favorevoli ai loro disegni egemonici.  Chi ha vera fede negli Stati Uniti è occidentale, chi non li ama non lo è.  Questo va detto con forza, a scanso di equivoci. Semmai c’è per l’Europa Continentale la necessità di costruire un suo concetto di essere Occidente, questo sì consacrato dalla storia e non dai pubblicitari  pagati un tanto al chilo, che sia altro rispetto al mondo Anglo-Americano il quale è diverso da ciò che in tempi recenti loro stessi hanno chiamato la Vecchia Europa. Prima di queste cavolate sui diritti umani a go-go e dello scontro di civiltà non c’era bisogno di tirar fuori la favola dell’occidente.  Bastava dire NATO&Capitalismo e tutti capivano di cosa si trattava.   In questa triste vicenda delle olimpiadi cinesi c’è almeno un lato positivo, la maschera è stata tolta e il regime comunista ha voluto vedere il volto dell’Occidente Democratico, Progressivo, Buono, Leale, Statunitense, forse Cristiano, e più di ogni altra cosa Umanitario. 

Non c’era un volto, perché non esiste l’occidente.

IANA per FuturoIeri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




21 marzo 2008

QUEL CHE RESTA DELLE ILLUSIONI

Vi fu, come nelle favole, un tempo remoto in cui i molti che vivevano nel Belpaese avevano molte belle credenze e certezze che nel nostro tempo sono diventate strane favole e curiosi esercizi di fantasia malata. Allora si formava proprio quell’Italia che oggi vediamo decomporsi pezzo dopo pezzo sotto i nostri occhi, e morire ogni giorno, e mai più tornerà nel mondo dei vivi. Per Fortuna!

C’è stato un tempo in cui nello stivale si credeva nell’invicibilità degli statunitensi e per motivi di cassa (per pochi finti potenti della penisola) e di pancia piena (per molti a onor del vero), nel mito dello sviluppo industriale e del progresso. Queste credenze erano rinnovate da pellegrinaggi improvvisati dei capi di Stato nostrani nella capitale del Superstato Statunitense (si fa per dire perché in verità erano forse capi ma di certo non avevano dietro uno Stato degno di questo nome), da una grancassa di laudatores pagati un tanto al chilo, da folle che passavano dall’estasi per le statue della Madonna in lacrime o sanguinanti, da certi figuri che credevano che i capi della DC fossero ispirati da DIO e non dai loro faccendieri di fiducia, alla totale ammirazione per il paginone di Playboy e per i bombardieri B-52 che polverizzavano i malvagi viet-cong. Per fortuna di tutta l’umanità, e degli USA in particolare, queste erano solo le fantasie malate della maggioranza di un piccolo popolo che era uscito traumatizzato e confuso dalla sconfitta patita nella Seconda Guerra Mondiale. Esso passò dal denigrare i nemici di ieri alla più forte e appassionata ammirazione per i medesimi, come se fra gli italiani (un tempo fascisti) e loro non fossero intercorsi mesi di violenta ostilità, di propaganda denigratoria, di conflitto militare. Coloro che non ebbero modo di compiacersi dei governi democristiani e simili fecero scelte diverse: come restare prigionieri della sconfitta fascista o si volsero verso il comunismo, l’altra ideologia che era uscita vincitrice dalla guerra assieme al modello americano di vita e consumo. Questo mondo umano di ricordi e passioni perdute è morto e assume una finzione di vita qui in Italia solo per la natura senescente e cadaverica della nostra politica, che ovviamente cerca il suo simile e può solo trovarlo solo in una tragica fuga nel trapassato prossimo. La fuga nel passato è un bene solo se è collezionismo, un passatempo erudito, una ricerca di sé nella consapevolezza che un remoto passato si è mutato in questo presente. Quando diventa ossessione, malattia mentale, problema politico ecco che qualcuno deve con il necessario coraggio gridare che il re è nudo, che la follia prevale sulla realtà, che è tempo di cambiar musica. Ieri passeggiando del parco osservavo un vecchio, certamente autorizzato, che spaccava con un’accetta un grosso tronco d’albero caduto da qualche settimana. Prima di vibrare il colpo osservava con attenzione le venature del legno e la loro posizione, quando era certo del punto vibrava il colpo. Alle volte per stroncare un ceppo grande è necessario un solo colpo basta sapere dove deve colpire, come e con che forza. Se quella persona avesse tirato colpi alla cieca mosso dalla sua fantasia o da un qualche malinteso difficilmente avrebbe raggiunto il suo scopo, le sue forze si sarebbero disperse e il legno non si sarebbe rotto. Così è per noi piccola gente d’Italia prigionieri come siamo di noi stessi e delle nostre fantasie delle nostre paure, non riusciamo a vedere dove il legno è marcio, dove la venatura è corrotta, dove il colpo d’ascia deve abbattersi. Siamo le vittime di noi stessi. Alle volte per liberarsi basta osservare ciò che abbiamo intorno a noi, e iniziare con fatica a capire chi siamo e cosa davvero vogliamo, il colpo d'ascia seguirà.

 IANA per FuturoIeri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




19 marzo 2008

NUOVO SEICENTO

Questo Belpaese sta conoscendo da un paio di decenni il suo nuovo seicento, ossia un periodo di colonizzazione e di dominio culturale ed economico esercitato da altri sulle genti della penisola. La cronaca quotidiana ci rivela quanto questo paese sia stato svenduto ai potentati stranieri, la vicenda dell’Alitalia è forse l’ultimo episodio di qualcosa di propriamente nostro che finisce in mano altrui. La prima responsabilità di tutto questo è senza dubbio collettiva e risiede nella paura di prendersi delle vere responsabilità, di pensarsi come parte di una nazione e di essere amministrati senza arbitrio e senza degenerazioni. Il concreto amalgama di istinti e interessi egoistici&criminali e l’irresponsabilità diffusa hanno creato un sistema-paese fatto di regole ballerine, eccezioni, privilegi, di criminalità al potere; il tutto abilmente frammisto alla rozza ingerenza degli stranieri, che con nostra somma disgrazia sono molto più forti e determinati degli italiani, al quadro generale va sommata una ignoranza d’ogni cosa da parte dei molti che sconfina nella superstizione. Il passato recente ha regalato alla mia generazione troppe illusioni, la Costituzione e il suo articolo primo, la Crescita perpetua del benessere e dell’economia, la libertà del grande supermercato, la fine della povertà, il mito del progresso. Oggi siamo alla strage delle illusioni che provengono dalla generazione dei padri e dei nonni, proprio ciò che sembrava stabile si disgrega ogni giorno un poco per volta, muore una vecchia Italia pezzo dopo pezzo. Quella che si apre davanti a noi è una terra di nessuno, una terra incognita come la potevano concepire gli esploratori del cinquecento o del seicento. In questa nuova condizione ecco di nuovo le sciagurate genti del Belpaese essersi trasformate in tanti vasi di coccio fra vasi di ferro, sole senza uno Stato vero e senza leader degni di questo nome alle prese con crisi internazionali politiche ed economiche devastanti, con decisioni difficili da prendere, con una gran confusione in testa, e con una povertà crescente. Anche coloro che pensano di cavarsela sempre grazie ai privilegi e ai quattrini e all’ossequio del nuovo padrone di turno dovrebbero far mente locale che non sempre il miracolo del trasformismo riesce e che qualche volta a forza di giocare contro gli interessi collettivi&nazionali si finisce con il distruggere se stessi e il proprio mondo umano, di potere, di rapporti sociali. Coloro che sono di sentimenti nobili e giusti non possono perdere la speranza un giorno di veder mutate condizioni tanto sciagurate, occorre conservare nel profondo del proprio animo quanto servirà in tempi migliori per redimere questo popolo corrotto, dissoluto, tapino e afflitto da sciagure. E’ evidente che nelle condizioni presenti solo una raffica di miracoli potrebbe fare l’impossibile, ciò che umano deve stare nei suoi limiti e salvarsi da sé. Non è questo mio auspicio una passiva rassegnazione e un trionfo della visione della realtà nuda e cruda, o una fuga dalla realtà. Esso vuole essere l’incoraggiamento a conservare nel profondo del proprio animo un sentimento e una volontà di reagire e rigenerare questa spiacevole condizione umana e nazionale, è raro che si diano condizioni immutabili per secoli o per interi decenni. Ciò che oggi appare forte domani potrebbe essere debole, ciò che è debole può diventare forte. Proprio gli sforzi tremendi delle nostre caste al potere di autoriprodursi e conservarsi dimostrano la forza dei cambiamenti e la paura un giorno di esserne travolti, assieme ai molti che già sono sofferenti per la spiacevole situazione.

IANA per Futuroieri




15 marzo 2008

WAL-VIO VELTR-USCONI

Qualcuno dei nostri affezionati lettori o degli amici di Futuro Ieri avrà notato che da qualche giorno, in calce ad ogni pezzo inserito su questo forum, aggiungiamo una specie di postilla: IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A VELTRUSCONI!
Come già accennato nella lista di discussione dal presidio di Empoli, noi non vogliamo esplicitamente schierarci in una campagna elettorale noiosa e fasulla come quella che ci attende fino al 13-14 aprile. Troppo grossi gli inganni e gli interessi in ballo per considerarla una partita seria, nella quale profondere energie, tempo e impegno. Tuttavia un piccolo contributo vogliamo darlo. Riteniamo che se un senso può avere questa scadenza prematura (l’ennesima in Italia) è quella di dire un grande e forte NO al tentativo di uccidere la politica, peraltro già molto malconcia. Il bipartitismo, in verità monopartitismo, è infatti il colpo di grazia che il Partito (pseudo) Democratico e il Popolo della (sedicente) Libertà vogliono dare, appunto, a Democrazia e Libertà. La soluzione, forse pianificata a tavolino dai poteri forti di questo Paese, per cui si narcotizza ogni dissenso, ogni visione “altra” della società, dell’economia, della vita, e chiunque vinca, vince sempre il banco!
Dovesse passare questa concezione privatistica della politica siamo tutti fottuti, E per tutti intendiamo, la gente vera, che vive del proprio lavoro, che fa fatica spesso a mettere insieme il pane col companatico, che agogna Istituzioni più trasparenti e legittime, maggiore partecipazione alla cosa pubblica, più equità sociale, più legalità, più tutela ambientale, insomma una migliore qualità della vita.
Da una parte, invece, il solito Berlusca che conosciamo, forse un po’ migliorato invecchiando (nonostante il reimpianto tricologico), con i suoi Dell’Utri (non più Previti perché interdetto dai pubblici uffici), Formigoni, Micciché, etc.
Dall’altra il vacuo Wòlter Camomilla Veltroni, coi soliti D’Alema (a proposito, perché De Mita no e D’Alema sì, solo per cinque legislature sul groppone piuttosto che quattro?), Fassino, Marini etc. Ma, dirà qualcuno, il Pd candida anche volti nuovi: sì, il figlio di papà Matteo Colannino, vuoto pneumatico; il parùn dalle belle braghe bianche Massimo Caimano Calearo che vorrebbe un fisco stile Slovacchia dove i controlli - dietro eventuale ricompensa - sono avvisati con qualche giorno di anticipo; tale Marianna Maida, altra figlia di papà, (ex?) fidanzata del figlio di Napolitano; il cosiddetto economista Pietro Ichino, quello che blatera per allargare la Legge Biagi sul precariato, lui barone universitario che non potrebbe esser cacciato dalla sua seggiola neanche con le cannonate; Daniela Cardinale figlia dell’ex ministro Salvatore Cardinale di cui ha simpaticamente raccolto in eredità il seggio; Martina Mondadori e Alessandro Benetton, dai cognomi ignoti ai più; per finire con le umane deroghe, per esempio quella offerta al condannato per associazione mafiosa Vladimiro Crisafulli;  Insomma più che un “nuovo che avanza”, un vecchio, stravecchio, che tarocca la carta di identità…
Tacendo dell’uso della carta carbone nella redazione dei programmi del Pd e del Pdl, nonché dell’uso della “foglia di fico” per parare le impudicizie: il logoro Di Pietro da una parte e il fantasma di Bossi dall’altra. Sorvolando anche sul fatto che questi due moloch rappresentano un’anomalia in tutto panorama europeo, non avendo alcuna radice storica, nessun riferimento ideale o progettuale di respiro europeo, puro marketing tranne una pallida e tristanzuola imitazione degli Stati Uniti.
Per tutto questo noi fino al 14 aprile scriveremo sotto ogni “post”: IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A WAL-VIO VELTR-USCONI!

P.S.  Qualcuno dica a Wòlter Camomilla che restituisca la chiave con cui tiene segregato un certo Romano Prodi, non si fa così… neanche fosse un cane appestato.

Associazione Futuro Ieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm


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IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A VELTR-USCONI !




11 marzo 2008

ITALIA PER MOLTI, MA NON PER TUTTI

Qualcuno dei nostri lettori proverà fastidio in quanto chi scrive non intende ritornare su due piaghe del nostro Belpaese la solitudine e la cocaina. Del resto droga e disperazione devastano la nostra società peggio della disoccupazione e della precarietà, e anche chi scrive si è un po’ stancato di ostentare le piaghe nazionali quasi che fossero medaglie o ferite di guerra. Oggi lunedì 13/03/2008 fra le notizie delle elezioni spagnole e le sfortune del leader francese compare la notizia, per comodità farò riferimento al quotidiano gratuito City, che il rincaro del petrolio avrà come effetto di far spendere in media 340 euro in più nei prossimi 12 mesi alle famiglie italiane. Quale Italia esce dalla rappresentazione del vissuto quotidiano se non un paese miserabile, dove molti hanno difficoltà crescenti, dove molte famiglie vedono diminuire la loro capacità di spesa, dove è difficile anche per chi lavora ogni giorno creare delle prospettive minime: figli, casa, moglie, mutuo. Nell’indifferenza delle sedicenti classi dirigenti si consuma una scissione silenziosa, quella dell’Italia dei sommersi dall’onda lunga dei rincari e della precarietà, e la piccola minoranza che è diventata molto ricca ed è indifferente alla sorte di questo paese e delle sue sfortunate genti. Evidentemente questa minoranza di ricchi considera se stessa apolide e il potere del denaro il miglior passaporto per vivere ovunque nel mondo. Del resto è centrale nel nostro paese la questione delle famiglie e dei loro problemi economici al punto che il “Sole 24 Ore” del 10/03/2008 in prima pagina evidenzia le differenze fra le misure previste per le famiglie nei programmi del PD e del PDL. Per come è fatta questa società il denaro è la chiave che apre le speranze e le prospettive di una vita migliore, c’è poco da scherzare in merito, il potere d’acquisto è centrale nella vita di tutti. La società umana è per la stessa natura dei suoi componenti una questione di organizzazione, di politica, di relazioni e di momenti di vita assieme agli altri umani; del resto come già avevano affermato gli antichi coloro che possono far da soli fin dalla nascita o sono Dei o sono bestie.  Solo che la centralità del denaro ha creato una prospettiva mistificante nei più. Quello che importa non è più la capacità di esprimere il proprio potere con opere e atti volti ad esaltare il valore, il genio artistico, il coraggio, la forza, la disciplina, la capacità di organizzare e di fare assieme agli altri; quello che conta è l’adesione a modelli di consumo e di piacere indotti dalla pubblicità e dal mondo dell’intrattenimento che è diventato così vasto e multiforme da spaziare dai cartoni animati ai film, e ad essere cattivi in tutto questo un ruolo è giocato anche anche dalla vasta produzione di prodotti di carattere erotico e dei video pornografici. Si presenta così in forme nuove quella condizione di separazione fra i molti e i pochi, diove i molti come al tempo degli antichi fanno la parte di una modernissima plebe che a differenza di quella antica è invitata ad osservare i piaceri dei pochi privilegiati attraverso diversi specchi deformanti dati dall'intrattenimento e dall'informazione, quest'ultima spesso pubblicitaria.   Nei tempi antichi poteva almeno esserci la soddisfazione di esser testimoni e non semplici osservatori di terza o quarta mano, poteva capitare che alla fine un plebeo riuscisse, magari in scomoda posizione, ad infilarsi in un banchetto di qualche potente o arricchito, si pensi alla celebre rappresentazione del banchetto di Trimalcione.  Era quindi possibile osservare da vicino l'ostentazione del potere e della ricchezza acquisita, oggi con l'esibizione mediatica perlopiù i molti sono coloro che osservano dal televisore o da uno schermo, spettatori di vicende altrui a cui è tolta la soddisfazione della visione diretta e del giudizio immediato&personale sulle cose viste.   Il potere esibito diventa quindi luogo comune, immaginario collettivo, si sottrae alla sua dimensione umana per diventare racconto, finzione, invenzione pubblicitaria; diventa più importante che una cosa sia creduta che non la sua concreta e materialissima e umanissima realtà.  Per ritrovare se stessi in questi tempi difficili occorre accettare di dover esercitare un diritto di critica che parte dalla dolorosa necessità di affrontare le molte cose spiacevoli di questo consorzio umano per quello che sono e non per come ci vien detto di vederle, o peggio per come si vorrebbe che fossero.  La ragione deve incontrare la forza della volontà e la spinta dell'orgoglio per reagire ai molti inganni della vita quotidiana. 


IANA per FuturoIeri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri

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8 marzo 2008

10, 100, 1.000 ALAIN DE BENOIST

L’indifferenza e l’impossibilità di distinguere fra destra e sinistra in politica non è solo una questione di luogo comune popolare ma anche uno dei punti forti del pensiero di De Benoist, il filosofo francese riconosciuto universalmente come il fondatore filosofico della nuova destra. Nella sua lingua, il francese, questa cultura metapolitica è chiamata Nouvelle Droit e ha un certo pregio ad onor del vero, comunque sia rende conto di alcuni dati di fatto altrimenti bizzarri.

Capita che questo punto del pensiero Debeneostiano sia stato richiamato, in qualche modo, sulla “Repubblica” del 3 marzo 2008 dal presidente della Federmeccanica Massimo Calearo che il giornale in questione dà come candidato nel PD. Sempre secondo il giornale egli una volta accettata la candidatura si sarebbe dimesso puntando all’elezione e a un posto di ministro in un futuro governo. Intervistato dichiara:”Sa che differenza c’è oggi tra la destra e la sinistra? Che sono sedute in posti diversi in Parlamento. Punto . E io non sono certamente uomo di sinistra, ma nemmeno di destra. Sono uno che ragione con la propria testa”. Fa piacere che questa posizione culturale, anche se in una versione semplicistica, della dottrina della nuova destra sia stata fatta propria da un candidato di questo PD; evidenziando ciò che già era certissimo per chi scrive e forse anche per i pochi che lo leggono: quello che si è formato è un partito di destra. Ma non della destra classica nostrana nostalgica del ventennio e del mondo pre-industriale, piena di rancore per le vicende della Seconda Guerra Mondiale e per una Repubblica che sente estranea, ma di una destra nuova di zecca alla maniera della Thacher e di Ronald Regan; una destra che ha fede nel fatto che la società non esiste, e che la mano invisibile del mercato è la volontà di Dio. Una destra tutta incentrata sul primato dell’economia sulla politica, dell’immagine sulla sostanza, dei grandi interessi sui bisogni dei molti, il tutto farcito da campagne elettorali, mediazioni sociali, e atti caritatevoli che rendono credibile la miscela. Una destra a misura d’Italia che darà potere alle minoranze di ricchi e di arricchiti e lascerà i molti nel loro disagio, e farà vivere alla meno peggio chi è riuscito a finire fra i salvati e non si è ritrovato fra i sommersi di questi nuovi maremoti finanziari e sociali. Ovviamente non è l’unica destra, un’altra destra ugualmente neo-liberale intende ritornare al potere e il leader di questa coalizione è Berlusconi, qualche sfumatura fra le due destre c’è, ma non è tale da mutare la natura di fondo del loro intimo essere. E non si dica che è l’eterno trasformismo italico, questa è una scelta definitiva, si sta da una certa parte punto e basta. Cosa auspicare da queste elezioni se non lo sdoganamento del pensiero del filosofo francese e auspicare per il futuro la redenzione di altri aspetti di questa Nouvelle Droit quali: la decrescita, la critica al sistema dei consumi e della produzione, la diffidenza nei confronti degli Stati Uniti, l’auspicio che si formi una Comunità Europea altra rispetto al cosidetto Occidente (che ad oggi è la somma dell’ex Impero Inglese più gli Stati Uniti), la resurrezione di forme di comunitarismo, la critica al neo-liberismo , al giusnaturalismo, al capitalismo.

Questo nobilissimo sdoganamento merita un “10,100, 1.000 Alain De Benoist”

IANA

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5 marzo 2008

TARDO IMPERO

L’Italia è uno dei pochi agglomerati di esseri umani del Pianeta Azzurro dove si manifesta una devota continuità al peggio ricevuto in eredità dagli ultimi secoli dell’Impero Romano d’Occidente. Il riferimento va all’abitudine di ereditare la professione dei genitori e in specie del padre, come accadde nella Penisola quando l’Impero in preda alle invasioni barbariche e alla crisi economica e demografica cercò di stabilizzare la società imponendo per legge l’ereditarietà delle professioni e dei mestieri.

I fatti sono noti e anche un quotidiano come “La Nazione” il 29 febbraio 2008 ha dedicato un’articolo con un titolo davvero insolito per quel giornale:”Meno laureati, più figli di papà. Il 40% eredita la professione”. Ovviamente sono le professioni più lucrose e di prestigio che vedono in modo clamoroso la manifestazione di questo fenomeno. Questo costume vede maggiormente interessate le facoltà di: Architettura, Giurisprudenza, Chimica, Farmacia, Ingegneria, Medicina, Economia.

Fuori dalla cronaca c’è da chiedersi che senso possa avere per un tale che vive e lavora in Italia comportarsi in modo decente e responsabile quando è evidente che ad un comportamento buono&corretto non seguirà la ricompensa di un’ascesa sociale o un compenso in denaro o una crescita in stima sociale. Non si vive di solo pane, questo è vero, ma saltare i pasti quando qualcuno mangia al tuo posto dà molto fastidio. Questa società immobile non è solo corrotta, è anche criminogena al massimo grado. Essa mostra al forestiero residente, allo straniero immigrato, al Mario Rossi di turno come sia incapace di provvedere al mantenimento della promessa politica che è la chiave del suo attuale assetto istituzionale che è l’elevazione morale, materiale e spirituale del cittadino attraverso il lavoro. Se il primo principio è diventato acqua fresca a cascata tutto l’impianto del sistema è già andato a pezzi, ciò che era creduto prima è ormai una fantasia coltivata da pochi, o peggio una tragica carnevalata che nasconde sotto le molte maschere e i variopini costumi il non-volto e il non-corpo di una popolazione&società italiana priva di valori condivisi e di forza morale. Ci tiene assieme più la noia, l’amore per il denaro, la paura di nuovi disastri e uno spirito negativamente fatalista che non qualcosa di sano e positivo che potrebbe dare la cifra di un Futuro da costruire, l’orizzonte di una Nazione ancora da definire. Rimane da chiedersi quale prezzo costerà uscire dal nostro piccolo Cuore di Tenebra.

IANA per FuturoIeri   http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 

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IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A VELTR-USCONI !



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