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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


28 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 21

Peggio vanno le cose nel Belpaese e più roboante e allucinata si fa la retorica patriottarda e para-democratica. “Si scuopron le tombe” come si sarebbe detto nel nostro Risorgimento ma per far cosa? Credo personalmente per negare la realtà, questa realtà dura e semplice di una Nazione che non si è compiuta e di un popolo disperso senza né nome né volto lasciato a se stesso a cavarsela alla garibaldina, in tempi difficili come questi, da classi sociali dominanti sedicenti dirigenti antropologicamente dissolute, inique, scellerate e pazze. C’è da impazzire nel diluvio retorico di questi mesi come le dichiarazioni di fuoco contro il nazismo di Hitler il quale è trapassato, peraltro con tutta la sua ideologia, durante la battaglia di Berlino dell’aprile del 1945. Il che significa che è morto nella prima metà del secolo scorso. Ricordo inoltre che la sua sconfitta fu determinata dall’armata rossa di Stalin alleato degli Stati Uniti e dell’Impero Inglese. Staccare la sconfitta del nazismo dalla vittoria comunista è far una frode storica e far offesa ai venti milioni di cittadini sovietici morti in quella che in Russia chiamano la Grande Guerra Patriottica. Voglio precisare che molti di questi cittadini e cittadine della fu URSS morirono in modi atroci e in situazioni che vanno ben oltre la comune barbarie della guerra. Inoltre dal momento che in Italia la memoria è molto callosa e putrida quando si tratta di far retorica trombona ricordo a tutti gli smemorati che noi eravamo alleati dei nazisti e dell’Impero Giapponese, alleati nel bene e nel male e non si può far finta di niente e mettere assieme con scioltezza e facilità i morti in Russia e in Africa caduti combattendo contro gli alleati e quelli che hanno fatto la Resistenza contro il nazifascismo. Non sono morti per la stessa cosa, a meno che l’Italia sia un ente metafisico così grande da poter abbracciare tutte le cause e tutte le ideologie. Qualcuno, inoltre, si è arricchito col fascismo, che qui è durato vent’anni, altri sono diventati più poveri e perseguitati di prima ( e ce ne voleva), non si può dire che siamo e siamo stati tutti uguali. La Repubblica non ha creato alcuna unità ma aggravato le divisioni politiche e ideologiche e non ha fatto giustizia, prova ne sia che oggi nel 2008 si ragiona di chieder conto a qualche ufficiale nazista delle stragi fatte contro i nostri. Si accetti che qui c’è diversità non unità e che non c’è bisogno della roboante retorica democratica vuota e falsa. Se per ogni sproloquio patriottico-democraticoide si fosse compiuta una buona azione concreta o un atto di giustizia da parte delle classi dirigenti questo paese sarebbe ben più coeso della monolitica Francia. Ma la retorica nostra è l’ultimo rifugio delle canaglie, è la spalmata del tricolore per nascondere i colori del proprio egoismo sociale e quello dei diversi padroni stranieri che nel Belpaese intendono esercitare un dominio tutto loro.

IANA per FuturoIeri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




28 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 20

Il Belpaese per decenni ha creduto nei miracoli, alle promesse folli di una crescita infinita in presenza di risorse limitate, ai demagoghi sedicenti democratici o socialistoidi che in televisione e sui giornali favoleggiavano dell’importanza della Nazione italiana quando il mondo era spartito prima fra due blocchi e poi in uno solo a egemonia americana, ai miracoli industriali e commerciali di un paese con gravi problemi di legalità e di comune identità, al genio nazionale nonostante l’evidentissima sofferenza morale e finanziaria delle università di questa penisola. Questo popolo ha vissuto nelle allucinazioni. Non una sola delle palesi e gigantesche menzogne, evidenti come le bugie dei bambini, era credibile, eppure per decenni qui si è creduto alle favole, c’era pure chi votava DC perché pensava che quella fosse la volontà di Dio. Adesso la verità emerge con tutta la sua durezza: l’occidente è una chimera, un gioco di prestigio dei ciarlatani della televisione e della carta stampata, e il Belpaese ha perso decenni di vita inseguendo dei fantasmi e i miti sciagurati dei padroni del momento. Per noi non è una novità. Quando gli spagnoli al tempo di Don Abbondio e di Don Rodrigo facevano e disfacevano a lor piacere nella penisola la maggior parte degli italiani di alllora chinava la testa e i padroncini indigeni giocavano a vestirsi di nero come gli spagnoli e a parlottar castigliano. Mi riferisco alla versione rozza di quel “Adelante Pedro…”. che il Manzoni ha saputo immortalare nel suo gran romanzo e che qui nel Belpaese si è tradotta nello scimmiottare malamente le abitudini e la mentalità dei dominatori del momento. L’italianità che emerge da questo sessantennio repubblicano è l’ostentazione dei peggiori difetti della nostra cultura gabellati rozzamente e irresponsabilmente per pregi, a questo, a maggior pregiudizio per la causa democratica, s’aggiunge che neanche l’Unità Nazionale è stata raggiunta. Le diverse genti d’Italia sono rimaste così diverse che a stento si riesce a cogliere degli elementi comuni che non siano i quattrini gettati a pioggia per le spese pazze e folli dei nostri politicanti e perchè degli enti, sempre più entità, il 27 pagano stipendi e pensioni. La necessità di avere un cassiere in comune per sostenersi e non essere stritolati dai potenti vicini e dalla grande massa di poveri che sta arrivando dal Medio-Oriente e dall’Africa tiene assieme le nostre genti. I bei discorsi sulla cultura e sulla lingua li lascio ai delinquenti culturali e ai drogati di retorica, la riforma Gelmini è un taglio degli organici fin dalle elementari. Che rapporto può avere tutto questo con la cultura condivisa da tutti? Quale condivisione poi? Quella televisiva? Quella letteraria? Quella di Youtube? O forse mi si vuol presentare di nuovo la vicenda del Dante padre della lingua e della cultura?. L’Italia di oggi non è più l’Italia di trent’anni fa, essa è data da comunità molto diverse alcune delle quali sono per origine e cultura lontane dall’Europa, e le stesse differenze fra italiani-italiani sono clamorose. Padre Dante per tutti quindi? Io potrei esser compiaciuto da Fiorentino ma mi chiedo: “è possibile che nessuno si domandi mai se gli altri hanno le nostre stesse opinioni o le nostre stesse idee?”. Qui si dà per scontata l’esistenza di un paese ideale che esiste solo nella retorica più trombo na e roboante. C’è un paese reale oltre a quello della fantasia pubblicitaria e del cattivo gusto dei finti benpensanti. Forse esiste una risposta semplice e banale: “l’invenzione di una patria finta che esiste solo nella grande retorica è un mezzo per mascherare l’assoluta durezza della realtà.” La fuga dalla realtà delle nostre classi sedicenti dirigenti rivela l’incapacità di costruire una nazione italiana, l’Italia come Patria è di là da venire ancora oggi, questa è una cosa malfatta e provvisoria pronta a sfracellarsi sui rovesci di fortuna dei padroni Anglo-Americani, la favola dell’occidente è anche l’evidenza del nostro non essere noi stessi al di là di ogni ragionevole dubbio. Infine occidente rispetto a chi? L’occidente è prima di tutto un’espressione geografica.

IANA per FuturoIeri




28 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 19

Capita alle volte di pensare alla grande catastrofe che ci attende, questa crisi è un grande castello di carte truccate e di raggiri che sta passando dal virtuale borsistico e speculativo alla vita di tutti i giorni. Coloro che stanno per essere salvati sono i grandi istituti bancari e finanziari che per primi hanno promosso questo sfacelo, se la sono cercata e ora l’impongono a tutti, anche ai ceti sociali più bassi che di queste cose non sanno nulla e che son forzati a subirla come nel medioevo i servi della gleba subivano le pestilenze e le carestie, e i passaggi degli eserciti sui loro orticeli. Perchè coloro che sono i massimi responsabili se la cavano a buon mercato mentre imprese e realtà commerciali di gente onesta che lavorano e che producono rischiano con la contrazione dei consumi di sparire, di essere polverizzate. L’Europa dei banchieri e dei burocrati di altissimo rango può pensare di salvare i grandi istituti di credito, ma i cantieri di Danzica o l’Alitalia devono essere svenduti con migliaia di lavoratori licenziati. I nostri giornalisti possono girare la cosa come gli pare ma la sostanza è questa. Il fallimento bancario e finanziario non è come gli altri è un po’ più uguale degli altri. Ma cosa avrà mai questo denaro da essere più forte e vivo di tanti milioni di umani? Quale morboso fascino suscita negli uomini e nelle donne di potere?

Questa è una manifestazione di pazzia, di follia conclamata, se per la spaventosa avidità di piccole bande di oligarchi apolidi che hanno trafficato con la finanza l’ordine costituito andrà a pezzi molto semplicemente non si salverà nessuno. Sarà impossibile garantire la tutela della proprietà privata da parte di qualsiasi governo. La proprietà privata esiste nella misura in cui delle organizzazioni di carattere politico o privato la mantengono, se l’elemento politico viene meno si può conservare la proprietà solo con la forza bruta, ma a quel punto non è più in essere un diritto alla proprietà ma un atto di forza che si contrappone a una volontà ostile in un contesto di assenza di leggi. La crisi può far esplodere dentro i diversi contesti nazionali il problema della sopravvivenza del potere politico nelle forme nelle quali si è finora presentato. Questo Belpaese va ignaro e in stato confusionale incontro a uno dei periodi più difficili degli ultimi cinquant’anni. Forse al fondo di tutto quello che sta avvenendo c’è una non dichiarata volontà di morte, un desiderio di veder schiantare il proprio mondo umano, un disprezzo per la vita che sconfina nell’odio per tutto ciò che esiste e vive sul pianeta azzurro.

Si parla tanto di giustizia, allora gli scellerati che han provocato la crisi che paghino di persona, si faccia valere la legge in Europa come altrove, si sappia chi ha truccato i bilanci, chi ha speculato, chi ha guadagnato cifre folli, chi ha trascinato le democrazie in questo grande momento di difficoltà. Se i malvagi non saranno puniti domani chiunque potrà ragionevolmente pensare di rifarlo e di sovvertire l’ordine costituito con le speculazioni finanziarie e le crisi ad orologeria.

IANA per FuturoIeri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




28 novembre 2008

SOTTO IL GIGLIO DI FIRENZE LA SCRITTA: A FRA' CHE TE SERVE?

La frase poetica “A Fra’ che te serve” era diventata una sorta di slogan della tangentopoli in stile Prima Repubblica, dove Fra’ era Franco Evangelisti uno dei luogotenenti più maneggioni di Andreotti.

Oggi l’inchiesta della Procura della Repubblica di Firenze porta alla luce una nuova tangentopoli, stavolta alla corte dei Medici, dove l’epiteto suddetto rischia di diventare un emblema e al tempo stesso un epitaffio per la classe politica che negli ultimi dieci anni ha governato la città.

Ciò che emerge dagli atti processuali è un sistema di potere incancrenito e oramai in via di putrefazione. La cosa migliore per spiegarlo e capirlo fino in fondo è far parlare i diretti protagonisti. I virgolettati sono tratti dai verbali pubblicati sugli organi di informazione.

 

 

Andrea Bottinelli, presidente del CdA del Consorzio Castello, commentando la notizia del nuovo stadio di calcio con l'architetto Vittorio Savi (uno degli indagati assieme a Biagi, Cioni, Ligresti, Rapisarda, Casamonti e Giombini) manifesta la sua perplessità circa la compatibilità urbanistica del progetto.
Bottinelli: «Mi sembrano matti tutti... non so come fa ad andare lì la Provincia, la Regione, l'aeroporto, lo stadio, 1.500 famiglie e le scuole... boh... io penso che ci metteranno sul giornale perché mai vista una discarica più intasata di quella che state facendo lì... dai... ma poi solo i flussi di traffico di trasporti... quindi per vincere le elezioni si parla dello stadio a Castello, ma ti pare? Vicino alla Provincia magari... vicino alle scuole. Chi abita lì ha il rumore dell'aeroporto... il rumore del traffico... il rumore dello stadio... cazzo e mandiamo lì 1.500 appartamenti... »

 

Conversazione dello scorso 20 settembre, tra il Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, ad oggi estraneo all'inchiesta, e il suo Assessore all’Urbanistica Gianni Biagi:

Domenici: «Quanta cubatura è»?
Biagi: «Senti per darti un'idea è 1.400.000 metri cubi complessivi»
D: «Ma hanno già deciso cosa farci?»
B: «Aspetta... 1.400.000 è compreso la sede della Regione e la scuola sottufficiali, eccetera »
D: «Va beh... va beh»

B: «Circa, però loro aspetta... però loro ultimamente ci hanno chiesto di cambiare questa variante che faremo... una quota delle destinazioni finali di residenza... perché»
D: «Vogliono fare più case quindi»
B: «Sì è su questa quota che si cambierà... se il Consiglio comunale sarà d'accordo... si applicherà la norma del 20 per cento dell'affitto»

 

Conversazione tra Biagi e il Capogruppo del PD in Consiglio Alberto Formigli. Si parla del parco di Castello.
Biagi: «Allora... loro vendono le aree alla Regione e alla Provincia... e sarebbero disponibili a farlo a questo punto... noi... e poi... per fare la sede degli uffici regionali e provinciali e regalano al Comune di Firenze l'area per fare la scuola della Provincia»
Formigli: «Mmm...»
B: «In cambio noi gli si... noi gli si considerano le quote dell'edilizia nuova della Provincia e delle scuole... nel computo complessivo... o meglio gli si aumenta l'edificabilità pubblica di 25 mila metri quadrati... (si corregge) di 65 mila metri quadrati... cioè praticamente gli si lascia inalterata la loro quota di edilizia privata... va bene?... »

F: «Ricordati che io voglio 10 ettari... no 10... ho detto bene 10 ettari... sì»

B: «Quello si vede dopo raga... se no... Il problema è che lì c'è una questione collegata... Perché con gli oneri di urbanizzazione che si è aumentato loro ci fanno anche il parco... tutto... se poi noi gli si dice da una parte il parco non ce lo fate datecelo ci si fa case, si discuterà dopo... io questa cosa non la vorrei mettere in discussione perché se no si riblocca tutto un'altra volta. Perché se tu vuoi invece del parco farci le case bisogna cambiare la convenzione»

 

Il 20 settembre scorso. Domenici dice a Biagi: «Smitizzare l'idea del parco e dire che quindi che questo è tutto contro un certa sinistra, eccetera, e dire che non, non è che fare il parco di per sé sia una garanzia se poi il parco e può essere molto meglio farci quello che ha proposto ieri Della Valle... questo è il punto»
Biagi: «Tieni conto comunque Leonardo che tutto quello che c'è previsto nel progetto Della Valle più tutto quello che c'è previsto nel piano di Castello non ci sta... Bisogna che sia dato un ridimensionamento all'ipotesi di Della Valle in termini di dimensioni, come s'era detto. Loro bisogna che da 80-90 arrivino a 40 ettari»

D: «Non è un problema di quantità, è chiaro che dobbiamo cominciare a dire che il parco così come è concepito non è...»
B: «Può essere oggetto di una rivisitazione »
D: «Non è... non è una roba fondamentale, ecco diciamo così: questo il punto»
B: «C'è tutta la parte commerciale... e tutta la parte della logistica alberghiera potrebbe benissimo essere realizzata all'interno delle previsioni già esistenti se Ligresti gli vendesse quella parte a Della Valle»

 

L’Assessore alla Sicurezza Sociale Graziano Cioni e l’avvocato Fausto Rapisarda (dirigente della società Europrogetti, Gruppo Ligresti) parlano del parco nel settembre scorso e l’uomo di Fondiaria dice all’Assessore: «l’unica collocazione (per lo stadio ndr) è il parco. Quindi o si fa il parco o si fa lo stadio». E Cioni replica: «ma lui (Domenici ndr) ha già detto che il parco fa cagare e che quindi si può fare...»

Per poi chiudere così la conversazione, Cioni: «Un abbraccio per ora, io sono a lavorare come sempre per voi»

 

Lo scorso primo ottobre da un dialogo tra Gualtiero Giombini e Fausto Rapisarda, due uomini di Ligresti, si capisce quanto importanti siano proprio quei «documenti». Significativo, in tal senso, è un passaggio laddove Rapisarda dice: «Ti dico la mia opinione, anche se ti arrabbi. Dobbiamo portare a casa tutte le licenze... tutte quelle che ci danno ce le dobbiamo prendere, senza perdere tempo perché noi con le licenze in mano... comandiamo noi... »

 

Rapisarda dice a l'ufficio relazioni esterne del gruppo Fondiaria Pier Luigi Berdonini: «Gli devo dire una cosa importante. Ieri sono stato da Biagi per vedere come vanno le cose e poi sono andato soprattutto per la questione Provincia... perché io avevo già incontrato Renzi, però, questo... Io voglio sapere chiaro se ci vanno o non ci vanno, anche perché la variante che stanno facendo insieme a noi è una variante che è fatta per la Provincia». Rapisarsa sa sempre tutto e anche in anticipo: lo scorso 13 marzo il suo addetto stampa lo informa che Regione e Provincia hanno dichiarato che sono disposte a comprare le aree e gli chiede se deve preparare una dichiarazione per i giornalisti. La risposta di Rapisarda è inequivocabile: «Cerchi di essere freddo, noi non sappiamo niente, capisce? Noi quand'è che sapremo qualcosa? Quando verrà fuori il comunicato (emesso poi da Regione e Provincia, ndr). Ma noi non sappiamo niente perché non abbiamo mai partecipato alla riunione. Manco sapevamo che c'era, quindi che vado a dirgli io? Sono d'accordo? Allora si capisce che siamo d'accordo veramente»

 

Il 19 febbraio 2008 Fabrizio Bartaloni del Consorzio Etruria chiama Biagi per il bando di Castello.
Biagi: «ma guarda hai visto la Repubblica di domenica dove c’era un accenno al fatto che Ligresti è disponibile a vendere»
Bartaloni: «sì sì»
Biagi: «e che noi ora stiamo cercando di convincere... la Regione ci ha già scritto che è disponibile a comprare»
Bartaloni: mmh»
Biagi: «ora dobbiamo parlare con...»
Bartaloni: «cioè comprano l´area e poi fanno le gare..»
Biagi: «esattamente»
Bartaloni: «ah e va bene...»
Biagi: «siccome il prezzo di esproprio è stato ormai equiparato al prezzo di vendita»
Bartaloni: «sì è il 75%»
Biagi: «no no, la finanziaria di quest’anno dice esplicitamente che ormai il prezzo di esproprio è uguale al prezzo di vendita punto... e quindi a questo punto non c’è più differenza tra espropriare e comprare... a questo punto abbiamo proposto a Ligresti di vendere le aree per fare la Regione»
Bartaloni: «Certo»

Così, dicono i magistrati, si spiega anche l’imbarazzo dimostrato da Biagi quando il 16 febbraio un giornalista della Repubblica gli chiede se è vero che Ligresti è disposto ad accettare che la realizzazione degli uffici di Regione e Provincia sia affidata a mezzo asta pubblica.
Il giornalista: «Allora accetta la gara Ligresti»
Biagi: «Non è che accetta... si è dichiarato disponibile a trattare l’operazione, perché chi ti ha dato questa notizia? Via raccontami cosa sai? Cosa vuoi scrivere?

Giornalista: «No no...»
Biagi: «Questa cosa deve uscire bene perché è importante... quindi non può essere sputtanata per il volere di qualche testa di cazzo che ti passa mezza notizia... oggi si parla di tram... è inutile mettere in mezzo altre cose... bisogna chiarirsi un attimo perché c’è una reale possibilità di chiudere la vicenda in modo tranquillo per tutti»

 

Il 20 febbraio Biagi parla con Rapisarda:
«La mia paura... è che io ho detto ai miei che nessuno deve fiatare... è che non voglio bruciare ‘sta cosa... perché questa, questa è l´ultima spiaggia... tra me e te capisci...»


Il comportamento di Biagi sembra strano persino a Gaetano Di Benedetto, ex Direttore dell’Urbanistica del Comune di Firenze, che il 22 dicembre 2007 parla di lui ad Andrea Bottinelli, presidente del Consorzio Castello.
Di Benedetto: «...allora Gianni aveva preso la decisione di andare a trovare Ligresti... ieri...»
Bottinelli: «me lo ha detto, però non è potuto andare»
Di Benedetto: «Mi ha fatto lavorare in questi giorni che sono quello che sono... Mezza giornata per preparare un promemoria»
Bottinelli: «Gli devi preparare il copione...»
Di Benedetto: «... comunque la situazione ovviamente è ridicola»
Bottinelli: «Secondo me lui non la recupera più, eh?»
Di Benedetto: «... no lui... non può essere lui a recuperarla»
Bottinelli: «Bravo esattamente, infatti per certi versi lo stimo ma...»
Di Benedetto: «è una conclusione ovvia»
Bottinelli: «Lui non può più»
Di Benedetto: «Lui si è giocato per niente, veramente per... un’elemosina delle posizioni molto forti che poteva avere»
Bottinelli: «Sicuramente»
Di Benedetto: «Ma qui ormai ci vuole il nuovo assessore per recuperare qualcosa»
Bottinelli: «Credo anche io perché anche al sindaco non gliene frega niente»

Sempre il 21 agosto scorso Graziano Cioni al telefono con Fausto Rapisarda: «Duecentomila nuclei familiari devono ricevere a casa il regolamento di polizia municipale, quello contro il degrado, contro... insomma una cosa seria, una cosa per la tutela e il decoro di Firenze, che poi sono i cavalli di battaglia che ho scelto io, si può contare su di voi per un po’?»

Rapisarda: «Graziano, ma quant’è il costo totale?»

Cioni: «... eh, il costo totale è una cifra esagerata, lascialo fare, il costo totale è una cifra esagerata perché mi ci vuole, solamente di posta, centomila euro, quindi il costo totale lascialo fare, poi c’ho la stampa, eh, i grafici»

Rapisarda: «... certo, certo, dimmi tu, Graziano»

Cioni: «... no no no, dimmelo te, io non ti voglio mettere in difficoltà, perché questo non ti deve mettere in difficoltà... te hai una tua autonomia piccola, no?»

Rapisarda: «... sì». Cioni: «Questa autonomia piccola quant’è?»

Rapisarda: «... 20, 30...»

Cioni: «... 30! ... aggiudicato vai!! ...gli altri li trovo io...»

Il responsabile della comunicazione di Fondiaria, Pierluigi Berdondini, teme però che la sponsorizzazione possa recare un danno, più che un vantaggio, di immagine. «La mia paura è di guastare un rapporto che ho costruito in 5 anni, capisce?», dice Rapisarda a Berdondini il 28 agosto. «Un rapporto che ha dato i suoi frutti, su questo non c’è dubbio...», dice ancora l’avvocato. Alla fine i 30 mila euro vengono dati.

 

Un passo indietro, il primo aprile, c’è una telefonata tra i due che si chiude così. Cioni: «... ti dico, siamo ad aprile, ricordati del ragazzo». Entra dunque nell’indagine la figura di Emiliano Cioni. Rapisarda si informa in azienda sulla sua situazione. Il 29 telefona a Domenico Castelli di Fondiaria per informarsi prima di un incontro con l’assessore. Rapisarda: «il figlio di quel mio amico... poi lei... ha insomma... gli ha dato il premio... cos’è che mi diceva lei...?». Castelli: «... no glielo diamo appena partiamo con gli altri perché non becca niente nessuno». Il 10 luglio un’altra conversazione. Castelli: «Volevo dire... allora per Cioni». Rapisarda: «Ah?». Castelli: «Siccome già prende una sbaraccata di soldi... avevo pensato ad una unatantum». Infine la vicenda dell’appartamento di viale Matteotti, preso in affitto da Cioni per un’amica particolare. Fatto penalmente irrilevante (anche se per 6 vani e mezzo il canone è di soli 600 euro al mese), ma secondo la Procura della Repubblica di Firenze si inserisce nel contesto dei rapporti con Fondiaria. Cioni non esita a chiamare Rapisarda anche per fatti di minima rilevanza, come l’installazione di una parabola. E l’alto dirigente di Fondiaria si fa in quattro per accontentarlo. Cioni: «ascolta, per salire sul tetto di viale Matteotti a chi si deve rivolgere per mettere Sky?». Rapisarda: «...ci penso io. Adesso chiamo subito i miei». Segue telefonata al ragioniere di Fondiaria, che pone alcuni problemi formali. Rapisarda: «... va bè ragioniere non facciamo i fiscali... Sia gentile, se non era importante non gli rompevo l’anima... ma lei sa quant’è importante...»

 

L’assessore Biagi, va dato atto, sul tema Castello è esplicito. E a Rapisarda dice: «Quanto si farà emergere sui giornali (e in particolare che vi saranno gare pubbliche) è solo fumo negli occhi dell’opinione pubblica in quanto le vere decisioni sono di segno completamente diverso e saranno in linea con gli interessi del gruppo Fondiaria»

 

E’ una lettura illuminante quella delle intercettazioni. Soprattutto perché gli indagati sbeffeggiano anche le loro dichiarazioni pubbliche, scherzano sulle gare d’appalto obbligatorie per legge, ridisegnano quel parco da 80 ettari che dovrebbe costare 10 milioni tutti a carico del privato, e piazzano al suo posto qualunque cosa. Dietro il sequestro dell’area di Castello, eseguito dai carabinieri del Ros l’altro giorno e dietro quelle 140 pagine di decreto, emergono altri passaggi essenziali del teorema dell’accusa di corruzione. Il giudice attribuisce un ruolo fondamentale proprio all'assessore Biagi che - si legge nell'ordinanza di sequestro di 144 pagine firmata dal Giudice per le indagini preliminari - «fa dei doveri di fedeltà, imparzialità e onestà del pubblico ufficiale meno di un vuoto simulacro » al punto da diventare un «grimaldello» nelle mani di Fondiaria. Scrive ancora il Gip, riferendosi ai permessi di costruzione rilasciati da Palazzo Vecchio a Ligresti l'estate scorsa, che questa «è l'anomalia più macroscopica in questa vicenda, che pure di anomalie ne presenta parecchie; insomma, l'interesse pubblico, questo “sconosciuto”, è lasciato in un angolino asservito ora a logiche di guadagno, ora a logiche di competizione politica che mal si adattano ai compiti istituzionali al cui servizio l'opera di Biagi dovrebbe essere finalizzata».

Gianni Biagi è formalmente dirigente dell'urbanistica (sic!) della Regione Toscana, a quando una sua sospensione dai ruoli organici dell’Ente???

 

 

In conclusione, chiedendo venia per una inevitabile prolissità, due considerazioni.

La prima concerne l’amarezza di osservare che ancora una volta la politica non ha saputo fare pulizia da sola, c’è stata la necessità di un potere terzo, la solita, benemerita, magistratura, per disvelare un intreccio perverso politici/imprenditori che da tempo soffocava le condizioni minime di democrazia e legalità.

La seconda è che forse tutti sapevamo, se non proprio i cittadini esterni al Palazzo, chi ha occasione a vario titolo di occuparsene, da una decina di anni avvertiva odore di bruciato. Non tanto nella “notitia criminis”, ovviamente ben occultata dagli interessati, quanto nei modi e nei metodi della gestione del potere. Con un’asticella dell’etica pubblica ogni giorno alzata sempre più a tollerare liceità volte all’interesse personale. Come scrisse Pier Paolo Pasolini in un’efficacissima arringa contro la corruzione del potere degli anni ’70:

«Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe".

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato.

Io so i nomi del gruppo di potenti.

Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica.

Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero».

Ecco, anche noi, pur non essendo intellettuali del calibro di Pasolini, sapevamo. Adesso che qualcuno ce lo ha ricordato, vediamo di farne tesoro.
A Fra' che te serve? Nun me serve niente!

 

Amici di FUTURO IERI  ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm )




27 novembre 2008

DODICI PEZZI FACILI

Quando stavo pensando a un nuovo pezzo da mettere sul blog mi è capitato d'intravvedere l'assessore Cioni in un noto bar-gelateria in Piazza della Signoria. Una cosa di pochi secondi, un volto intravisto dalla vetrina, un pensiero del tipo: quello so chi è...
Eppure non mi va di scrivere dello scandalo, dell'inchiesta della magistratura, di queste primarie a dir poco avvelenate, della notoria capacità italica di far collezione di avvisi di garanzia e poi candidarsi allegramente e con felice incoscienza di trovarsi pure votati. Voglio scrivere di dodici pezzi facili, ossia del numero di caldarroste trovate nel sacchetto che per tre euro mi ha venduto un infreddolito ambulante che perdipù era, come direbbe il leader del Belpaese, "abbronzato". Ho fatto due conti: 12 diviso tre euro fra 25 cent. Quindi circa 500 lire a castagna, 1000 lire due castagne, quattro castagne 2000 lire. il che in euro fa più o meno uno. Mi sono reso conto di quanto tempo è trascorso dalla mia adolescenza e dalla mia prima giovinezza.
Questo Belpaese è irriconoscibile, questa sensazione è ancora più forte se penso a quel disgraziato infreddolito venuto chissà da dove che mi propinava per un prezzo incomprensibilmente alto un pugno di castagne riscaldate al banchino volante. Magari il suo ideale di cibo d'asporto era un kebab, o delle banane fritte, o un pasticcio di riso e spezie. Tecnicamente il suo è il mestiere del caldarrostaio, chissà se lo sa. Invece eccolo qui davanti a me a vendere una cosa estranea alla sua cultura d'origine, in una città straniera, in una serata fredda e impassibile davanti al male di vivere. Più o meno come le stelle, che dall'alto del mondo siderale risplendono su questa umanità sofferente ed effimera che crede di far quali miracoli mentre gira a vuoto su se stessa. Quel che manca alle diverse genti d'Italia è un decente concetto che riveli la loro identità, la loro necessità di vivere, per non sentirsi isolati e fortuiti, casuali nel loro stesso ambiente, proprio quello che le generazioni del remoto passato hanno contribuito a modellare. Mi rendo conto che queste sedicenti classi dirigenti non possono trovare per i molti la risposta perchè non è loro interesse dare ciò che procura dei valori, della forza interiore, una capacità di agire in comune accordo, una moralità, una dimensione etica. Per coloro che esercitano il potere siamo tutti come quel venditore di caladarroste: gente che vende e che compra. Più in generale anche esseri umani detti consumatori senza qualità, senza dignità, senza passato, senza futuro.  Gli umani si trasformano quindi in bestie capaci di tener in mano una carta di credito o un portafoglio, di credere alla propaganda militare e pubblicitaria della televisione, di votare per liste bloccate decise dalle segreterie, di far da comparse in uno studio televisivo dove lorsignori si parlano addosso e ognuno far per sè, e Dio, ovviamente, è contro tutti.
Qualcosa mi dice che c'è un modo possibile e diverso da questo per essere italiani nel Belpaese, lo so, ma non saprei come indicare la via per uscire da questo periodo  miserabile.
Fino a che punto riusciranno le genti del Belpaese a sopportare tutta la sofferenza che procura questa  dimensione liquida di se stessi. Come è possibile pensare di adattarsi a ogni mutamento, a ogni capriccio dei signori della finanza mondiale, a ogni vessazione dei piccoli uomini di potere, a ogni atto violento dei criminali e dei ladri.
Prima ancora di trovare un paese perduto, occorre trovare se stessi e le proprie intime ragioni di vivere.

IANA per FututroIeri
Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




21 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 18

Alle volte mi alzo la mattina, con un certo fastidio. Guardo fuor di finestra e mi accorgo che il mio Belpaese è irriconoscibile, sento nell’aria come il peso di una trasformazione rapida che lo sta mutando, come se questa realtà volesse porre una distanza fra i miei ricordi e ciò che vedo tutti i giorni. Quando osservo i prezzi delle case in quel di Firenze mi domando che senso abbiano, per davvero. Prezzi da 250.000 euro sono irraggiungibili per la maggior parte della popolazione che lavora e specie per coloro che hanno lavori precari, c’è una lucida follia suicida in questo impedire per via economica la formazione di nuove famiglie. Cosa nutre la volontà degli operatori economici del settore immobiliare? Forse un cieco e puro odio nei confronti della Nazione italiana? Non capiscono che questa morbosa e feroce speculazione provoca sul medio e lungo periodo un caos indescrivibile e peggiora le condizioni di vita di tutti? Come è possibile poi che davanti a una crisi devastante come questa che minaccia da vicino tutta la collettività i prezzi siano così artificialmente alti? Per quali caste al potere stanno costruendo questa società così disperatamente razzista, oscena, miserabile, violenta? Probabilmente occorre essere lucidi e capire che il capitalismo di questi ultimi tre decenni non ha mai avuto un progetto ma solo delle tragiche mascherate televisive e pubblicitarie buone per coprire i profitti di minoranze di miliardari al potere. Oggi questo non modello è arrivato al suo smascheramento e si può ben dire che ha dato tantissimo a pochissimi e ha tolto molto se non quasi tutto alla maggior parte degli esseri umani.

Risulta evidente che la rigenerazione della civiltà proposta dal modello sociale Anglo-Americano e dai neo-liberali ha portato un danno terribile alle democrazie, il caos sociale ed economico che questa grande crisi sta spandendo per il mondo minaccia da vicino la tenuta dei sistemi democratici già formati o in formazione. Questa minaccia è più grande, molto di più del terrorismo e ancor di più delle guerre contro i soliti piccoli dittatori armati solo della loro criminale demagogia. Questo disastro costruito e infine imposto da tutti da minoranze al potere in due remoti imperi separati dall’Europa dalle vastità dell’oceano Atlantico deve essere letto per ciò che è una violenza straniera. Adesso che quest’offesa ci umilia sarebbe anche ora di farla finita con questa turpe menzogna della civiltà occidentale, che vuol dire? Chi ne conosce le origini certe?. Chi può descrivere i suoi cittadini? Quali sono le caratteristiche di questa civiltà? La cristianità? Ma non prendiamoci in giro, a parte il fatto che negli USA ci sono comunità ebraiche non indifferenti ma poi quale cristianesimo? Quello mormone, quello anglicano, o luterano, o evangelico?. Non esiste nessun occidente, c’è una civiltà Anglo-Americana di lingua inglese diversissima dalle nazioni del continente Europeo che geograficamente si trova fuori dall’Europa. Pensare che quella civiltà riguardi l’Europa è una pazzia come poche se ne son viste nella storia. Quella civiltà anglofona è l’occidente purchè questa parola indichi l’estensione culturale del fu impero inglese. La cultura che ha prodotto la crisi viene da lì, non è in questione l’Europa ma una civiltà con confini geografici e culturali molto diversi dal più piccolo dei continenti del Pianeta Azzurro. E’ ora di dividere le responsabilità e di lasciare il peso del fallimento ai veri colpevoli e non ha chi ha solo subito la loro prepotente e arrogante ignoranza.

IANA per FuturoIeri




20 novembre 2008

PIANA DI CASTELLO A FIRENZE, INDAGATI GLI ASSESSORI CIONI (PD), BIAGI (PD) E L’IMMOBILIARISTA LIGRESTI

L’assessore Graziano Cioni, l’assessore Gianni Biagi - entrambi del Partito Democratico, componenti della Giunta comunale fiorentina - e altre cinque persone (il pregiudicato Salvatore Ligresti, proprietario fra l’altro dell’assicurazione Fondiaria-Sai, l’Avv. Fausto Rapisarda braccio destro di Ligresti a Firenze, l’Arch. Gualtiero Giombini consigliere di Premafin la holding che controlla Fondiaria e due docenti di architettura che svolgevano la libera professione Savi e Casamonti) sono indagati dalla Procura della Repubblica di Firenze: l’accusa è corruzione.

Il passo cruciale è quella convenzione dell’aprile 2005 tra Comune di Firenze e Fondiaria che prevedeva, come primo impegno, la cessione gratuita al Comune dell’area dove dovrebbe essere realizzato il parco urbano, con un progetto dal tetto massimo di 10 milioni di euro a carico di Fondiaria. L’ultimo passo è stato il sipario alzato sull’ipotesi della "cittadella viola" voluta dai fratelli Della Valle, con le due possibilità offerte alla società di trovare gli ettari sufficienti per il nuovo stadio.

L’insediamento di Castello, però, ha conosciuto molte altre tappe costellate da autorizzazioni, limature di superfici, spostamenti di funzioni e polemiche. Dopo il famoso stop imposto da Occhetto sul finire degli anni ottanta, quando ancora il Partito Comunista Italiano conservava nel codice genetico la “questione morale” di Berlinguer, negli ultimi anni il sacco della Piana fra Novoli e Castello è ripreso e gran ritmo. Arrivando a fine estate quando i manager di FondiariaSai ritirarono dall’ufficio Urbanistica del Comune i permessi di costruzione decisivi per l’area: il via libera per la costruzione di due lotti fondamentali, quelli per gli edifici direzionali e per le strutture residenziali. Permessi di costruzione bloccati dal 2006, dai tempi della diatriba tra Fondiaria-Sai e le Istituzioni per l’obbligo della gara europea. Superato quell’ostacolo, con l’accettazione dell’obbligo di gara da parte della società di Ligresti, la realizzazione dell’area di Castello (al confine di Firenze con Sesto Fiorentino) è andata avanti. Il piano prevede una superficie di 181 mila metri quadrati a destinazione pubblica e 259 mila per l’area privata. Prevista anche la realizzazione di un parco urbano di circa 80 ettari, poi ridotti per trovare posto alla “cittadella viola”. Indispensabile per l’intera operazione immobiliare era lo spostamento dei centri direzionali pubblici. Solo per la costruzione del palazzo della Regione Toscana, che dovrebbe ospitare 4.500 dipendenti, e che si estenderà su una superficie di 90 mila metri quadrati, è previsto un costo fra i 220 e i 280 milioni. L’intero investimento si aggira sul miliardo di euro (a distanza di pochi mesi da un ulteriore, e a questo punto inutile, acquisizione della Regione di altri due immobili uno in Piazza del Duomo e uno vicino a Santa Maria Novella). Analogamente vorrebbe fare la Provincia di Firenze. E sul fronte residenziale potrebbero nascere 1.500 appartamenti, con 150 alloggi riservati alla cosiddetta edilizia popolare. Oltre a un mega albergo e ai già citati uffici direzionali degli Enti locali.

I carabinieri di Firenze hanno perquisito l’altra mattina gli uffici degli assessori Cioni (sicurezza) e Biagi (urbanistica). La magistratura vuole chiarire i rapporti tra gli amministratori comunali e la Fondiaria. Perquisito anche Rapisarda. L’operazione, riferisce in una nota il sindaco Leonardo Domenici, è “diretta ad acquisire elementi utili alle indagini relative a ipotesi di reato per presunti rapporti illeciti fra i due assessori e il gruppo Fondiaria Sai”.

“L’assessore Biagi sarebbe sospettato del reato di corruzione in concorso con Salvatore Ligresti ed altri dirigenti e professionisti del gruppo Ligresti”.

Invece Cioni, hanno reso noto i suoi legali, secondo le attuali ipotesi di indagine avrebbe commesso corruzione perché “ometteva di astenersi da ogni decisione inerente l’approvazione e la concreta esecuzione alla convenzione urbanistica stipulata il 18 aprile 2005 tra il Comune di Firenze e il consorzio Castello” ma, casualmente, “il figlio è dipendente della Fondiaria-Sai”.

Anche la Giunta provinciale fiorentina, presieduta da Matteo Renzi pure lui del Partito Democratico, ratificando le continue variazioni del Piano di coordinamento provinciale, conseguenti alle varianti urbanistiche approvate dal Comune di Firenze, secondo le opposizioni, avrebbe avallato questa gestione del territorio che oggi, a seguito di quanto emerso, sembra essere messa in discussione.

La vicenda segue di pochi giorni un’altra indagine sulla multisala che il Comune di Firenze, amministrato dal centrosinistra e la Medusa Film di Berlusconi vorrebbero costruire nella zona di Novoli. Anche in questo caso autorizzazioni, deroghe e annessi potrebbero essere di dubbia regolarità.

Ai cronisti che gli chiedevano le sue intenzioni, alla luce dell’inchiesta, in merito alle primarie del Pd, in quanto è uno dei quattro candidati in lizza, “le primarie - ha risposto Cioni - non c’entrano niente, si tratta di due piani distinti”. Risposta (e, perché no, preoccupazione) forse condivisa da Renzi, altro candidato alle primarie per il rinnovo della carica di Sindaco alle amministrative di primavera 2009.


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18 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 17

L’ultima sceneggiata messa in scena dei nostri rappresentanti del popolo là nel parlamento mi ha lasciato l’amaro in bocca. Mi riferisco al caso Villari, il tale eletto nelle file dell’opposizione che dovrebbe dimettersi e non si dimette da una presidenza. La sua elezione era partita dalla maggioranza e aveva trovato l’opposizione contraria a questa ipotesi. Invitato a dimettersi non l’ha fatto e forse non lo farà nei prossimi giorni. Questi i frutti della legge elettorale che ha tolto le preferenze.  Da quando le segreterie dei partiti decidono i loro candidati nelle liste questi una volta eletti rispondono solo a se stessi e ai loro benefattori del momento. Questa legge infausta ha spezzato il legame fra eletto ed elettore e posto il problema di chi sono coloro che rappresentano il popolo italiano e come essi vengono eletti. L’alternativa al sistema delle preferenze, quella delle primarie è assurda. Nel caso italiano si potrebbe verificare che un partito fa le primarie e uno no. Il partito politico nella sua autonomia segue le sue regole. Inoltre c’è da considerare che è improbabile che si possa regolare per legge le regole per stabilire i candidati. I partiti non sono istituzioni, se lo fossero la cosa sarebbe piuttosto preoccupante per la democrazia. Mentre pensavo a questo momento, dove le segreterie dei partiti portano in parlamento personaggi con candidature blindate che a quanto pare poi non seguono la linea politica indicata, mi son ritrovato a pensare ad altri popoli e ad altre stagioni politiche dove il sacrificio individuale, o scelte coraggiose e sofferte erano l’atto di vite travolte dalla passione o dalla fede politica. Ho pensato allo sciopero dei minatori al tempo della Lady di ferro e agli irlandesi che fecero negli anni ottanta lo sciopero della fame fino alla morte nelle carceri inglesi, a quanti si sono opposti al comunismo totalitario e che hanno subito il carcere e la persecuzione. Credo che nel Belpaese non ci sia tanto la politica quanto la sua caricatura, la farsa rozza, la rappresentazione grossolana di qualcosa che dovrebbe essere una manifestazione potente del potere e della volontà dell’essere umano. Questo spettacolo è penoso perché in un momento difficile per milioni di italiani costa cifre astronomiche, in un momento di lavori precari e malpagati fa la fortuna di ceti di privilegiati che vivono di politica, in un momento dove c’è bisogno di esempi e di guide morali indica la strada dell’ognuno per sé e Dio contro tutti. Dove sia quel popolo italiano che credevo di conoscere proprio non lo so, non trovo più la mia gente, è troppo cambiata, irriconoscibile.

Forse tanti anni sono passati da allora o forse allora l’inganno era credibile perché creduto.

Oggi la grande politica nazionale è un canovaccio stanco recitato da mestieranti del palcoscenico con poco talento.

IANA per FuturoIeri
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15 novembre 2008

IL CALCIO DELL’ASINO

Alle volte capita che si manifesti nella realtà quel proverbio antico che recita:”Arlecchino si confessò burlando”. Ossia che malefatte e timori taciuti vengan fuori alla luce del sole in circostanze festose o in occasione di burle e affini. Questo è a mio avviso il caso di un numero di una rivista gratuita fiorentina “Giullari” che è distribuita in città e ha il patrocinio di Provincia e Comune. Nel numero di Novembre 2008 pubblica una vignetta che ricade nel suddetto proverbio, un  tal Fremura mostra un disegno con un commesso viaggiatore sfacciatamente asiatico mentre offre a un commerciante un albero di natale rinsecchito in cui fanno bella mostra di sé decorazioni tratte dalla spazzatura come una scarpa rotta, lattinine vuote, stracci. L’asiatico nel fumetto così s’esprime “per le prossime festività natalizie, in catalogo abbiamo questo articolo (made in China) che pare fatto apposta per il vostro mercato (…)”.

Questo è un calcio dell’asino nei confronti dei saccenti e arroganti banchieri e dei professori d’economia, degli imbottitori di crani della persuasione politica, dei mestieranti della televisione fatta di chiacchere e luoghi comuni che hanno proclamato per anni la superiorità del mercato rispetto a qualunque altra cosa e che ora hanno distrutto perfino le basi su cui si fondava il loro potere. Di sfuggita ricordo che la nazione maggiormente colpita da questa disfatta economica e ideologica è quella statunitense. La stupidità delle  affermazioni di queste pessime categorie di umani si fonde perfettamente con la natura perfettamente e integralmente criminale dei bancarottieri che hanno distrutto i risparmi di milioni di famiglie negli Stati Uniti e in Europa. La rivista in questione si occupa di cose locali e non ha particolari pretese ma in un colpo solo con una vignetta senza particolari pregi stilistici smaschera il bluff dei potenti e dei loro esperti pagati un tanto a menzogna. Le paure che emergono inconsapevolmente dal disegno sono due: il travolgimento del Vecchio Mondo e dell’impero Anglo-Americano ad opera dell’Asia e della Russia e la fine del benessere e l’inizio di un periodo di minorità e di povertà per questo piccolo continente schiacciato fra l’Africa e l’Asia. Incidentalmente ricordo che l’Italia in Europa è il solito vaso di coccio fra i vasi di ferro e che quindi pagherà caro e probabilmente per tutti questo crollo di civiltà altrui. E’ amaro vedere che invece di far appello al coraggio di tutti e dare un forte esempio le nostre caste al potere s’arroccano per difendere i loro piccoli privilegi a costo di mandar in malora la stragrande maggioranza della nostra gente. Le nostre paure e le verità inconfesssabili, prima fra tutte che questo paese da decenni non ha più difensori nelle sue sedicenti classi dirigenti, emergono dalla satira, dallo scherzo, dalla provocazione. Aspetto solo di scoprire che siamo entrati nella terza guerra mondiale nel corso di uno spettacolo di Beppe Grillo o di Dario Fo. So che può succedere. Qui si è perduto ogni limite da anni

IANA
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14 novembre 2008

QUANDO LA CACCA CI AVRA’ SOMMERSO, NASCEREMO SENZA NASO (ALTAN)

Prima il “venerabile” Licio Gelli che si complimenta con la sua matricola 1816 Silvio Berlusconi e col Governo delle... Libertà (vedi la liberale sentenza di ieri su Genova 2001)... per la fedele realizzazione del Piano di Rinascita Nazionale, alias golpe della P2. Poi Marcello Dell’Utri che dichiara di considerare la Commissione Antimafia un costoso balocco, quindi la nomina d’imperio, da parte del Pdl, a presidente del sopradetto giocattolo di una new entry della casta: Beppe Pisanu, collega e sodale di Cossiga fin dagli anni ’60 e dopo forzitaliota.

Ieri la nomina a presidente della Commissione vigilanza Rai di tale Villari ignoto a chiunque, da non confondere con lo storico e intellettuale Rosario e col famoso studioso del Meridione Pasquale a cui sono intitolate alcune vie italiane.

La vicenda di questo Riccardo Villari è paradossale. I Berluscones scrutano la persona giusta, quella che - diciamo - faccia al caso loro, ci scambiano due parole, danno un’occhiata al curriculum, ok se po’ fa’. Basta? Ancora no, e allora una telefonata al sempre sull’attenti Baffino D’Alema per avere il via libera a silurare il dipietrista Orlando. Sì, sì. Così facciamo tutti un bel giochetto che dà una lezione allo scomodo Di Pietro e fa uno sgambetto a Veltroni tanto per ricordargli la necessità del... dialogo.

Tutto va bene Madama la Marchesa, come al solito nell’Italia di Pulcinella.

Siamo messi così male che la dilagante crisi economica da noi porta un’allegria come la festa del Palio di Siena!

 

Amici dell’ Associazione FUTURO IERI

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