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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


31 gennaio 2008

DUBBIO: GOVERNO PER LE RIFORME O PER LA PENSIONE

Nasce in Italia un piccolo ma non insignificante dubbio: ma non è che dal colle del Quirinale e poi giù a valle si sta elucubrando un governicchio atto non tanto a fare le riforme ma a tirare a campare fino al 20 novembre 2008. Sì, avete letto bene, esattamente fino al 20 novembre 2008, poiché l'obiettivo non parrebbe politico (le annosamente declamate riforme) ma calendaristico. Dal momento che in quella data Senatori e Deputati alla loro prima (e forse ultima, visto come hanno "lavorato") legislatura maturano i famigerati 2 anni 6 mesi ed 1 giorno che gli garantisce una lauta pensione!!!
Sia detto per inciso: ma con quale faccia hanno potuto modificare, in via prioritaria e inderogabile, il sistema previdenziale dei comuni mortali e non quello della loro casta (che, come detto, non implica 40 anni di contributi...)?
Poche ipocrisie, ora il male minore, memori dell'agonia di dieci anni fa, è restituire ai cittadini il giudizio, seppure con una legge elettorale pessima ma che finora nessuno s'è degnato di tentare davvero di cambiare.
 
Associazione FUTURO IERI  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/vaini.htm




25 gennaio 2008

PRODI COLPITO DA "FUOCO AMICO": IERI D'ALEMA OGGI VELTRONI

Nel 1998 Massimo “Baffino” D’Alema, dieci anni dopo, ieri, Wòlter “Camomilla” Veltroni, la storia si ripete uguale a se stessa e il povero Romano Prodi viene di nuovo pugnalato alle spalle dai suoi. Già, perché è del tutto evidente che dietro ai sicari politici Mastella e Dini c’è un mandante tanto evidente quanto ben rimpiattato. Si tratta dell’americanissimo sindaco di Roma, che fino a un paio d’anni fa giurava di concludere, con quell’esperienza nella capitale, la sua carriera politica iniziata fin da bambino, figlio di un Presidente della Rai.

Adesso comunque andrà, sarà un insuccesso - per fare metafora di una vecchia battuta -, poiché nessuno ha carisma, autorevolezza, capacità ed onestà sufficienti per garantire un governo decoroso all’Italia.

Prodi non ha fatto in questi ultimi due anni, come fu per la precedente occasione, tutto quello che il programma e le necessità richiedevano, ma in molte circostanze ha avuto nei cosiddetti “moderati” un freno ad importanti iniziative di governo (conflitto di interessi e riforma del sistema radiotelevisivo, per esempio) e i numeri risicati in Senato hanno fatto il resto. Resterà indelebile la vergogna dell’indulto, provvedimento che ha messo a piede libero decine di migliaia di delinquenti (la gran parte di nuovo riacciuffati) e ha minato la certezza del della pena, cardine del diritto.

Tuttavia dobbiamo ringraziarlo perché il futuro davanti a noi ce lo farà certamente rimpiangere. Alitalia potrà essere finalmente venduta al Totò di AirOne, cambiata la Legge 194 secondo le indicazioni di Ruini, il duopolio RaiSet ulteriormente consolidato, una riforma della politica che tolga al Paese il fardello di questa “casta” screditata e inefficiente lestamente abbandonata, in compenso varata una pacata “soluzione finale” per la Magistratura, etc etc.

Ma siccome questo scenario, di tutti quelli possibili, è il più apocalittico, noi diciamo: NO AI LARGHI INCIUCI E AL VOTO SUBITO! E chi ha più filo lo filerà...

 

Associazione Futuro Ieri  ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri )




24 gennaio 2008

SE 26.000 VI SEMBRAN POCHI

C’è da chiedersi  cosa spinga un giornale come City del 23/1 a mettere in prima pagina la notizia che ogni giorno muoiono di malattie, malnutrizione e fame 26.000 bambini al giorno in questo mondo così fintamente ricco e opulento.

Forse onestà intellettuale?, Scarico di coscienza?, Falsa morale?,  O forse la miseria aumenta la morbosità del pubblico?, O si tratta del facile gioco dell’indignazione?.   Merita comunque un plauso l’aver collocato la cronaca della crisi finanziaria globale a pag.4 con un richiamo sulla prima.  Le due cose finanza e miseria sono strettamente collegate, i miracoli del mercato non si sono visti, la mano invisibile di Dio che attraverso il libero commercio doveva sanare le piaghe del mondo si è rivelata la solita menzogna da falsi profeti, la ricchezza prodotta si è concetrata nelle mani di pochissimi privilegiati e nuove tragiche miserie si sono sommate a quelle del passato.  Forse è più di una profezia mal riuscita, forse un Dio è morto, quello del Denaro e ancora il nostro tempo non è in grado di ricoscere la banalità di questo fatto.  Questo culto del mercato è stato dunque il tempo dell’idolatria e dei falsi profeti?

Certamente è bene che ogni tanto qualcuno ricordi la realtà stretta fra enormi miserie morali, economiche e culturali e un mondo piccino-piccino della tecnologia, del denaro, del potere che crede di avere in mano il futuro.  Questa umanità si presenta alla scadenza del nuovo millennio con differenze così macroscopiche e divisione e risentimenti così intensi che se per sbaglio degli alieni analizzassero la situazione dal solo punto di vista materiale dovrebbero convenire che questa umanità si compone di più specie tante sono le differenze culturali, di sviluppo ed economiche che dimostra.  A quel che sembra nel prossimo decennio dovrà essere presa in considerazione dai paesi industrializzati la sostituzione delle forme di energia fossile non rinnovabili con fonti energetiche rinnovabili, in gioco cè il futuro di un consorzio umano non forte, non sano, non ricco; la disgregazione di un modello di sviluppo che promette crescite infinite in un sistema di risorse finito è evidente.  Proprio l’evidenza del permanere delle soluzioni militari e degli egoismi economici rivela i limiti di crescite impossibili e di concreti e reali fallimenti, umani ed evidentemente fin troppo umani.  Per salvare se stessi occorre salvare tutto il mondo umano, non è una questione di buona volontà ma di necessità.  Ragionare in termini politici di descrescita e di mantenere le differenze fra civiltà e culture è necessario.   Il delirio del mercato e della globalizzazione è stato possibile grazie all’illusione che esistesse e fosse possibile un a sola civiltà che è peraltro la caricatura grottesca di quella Statunitense.  Questa finzione ideologica è stata anche nella sfortunata nostra penisola confusa con un vago e fumoso concetto di Occidente.  Fare a meno delle parole confuse collocate in contesti ridicoli è una buona cosa, aiuta la crescita dell’intelligenza e salva, se non il mondo, almeno la propria dignità.

 

Futuroieri  http://digilander.libero.it/vaini.htm  




22 gennaio 2008

FIRENZE AFFONDA NEL MALGOVERNO

Sta arrivando la bufera a Firenze. Si è cominciato con la denuncia dei lavavetri e degli accattoni, ma si finisce con grandi inchieste sugli appalti della giunta. Sorvolando sul recentissimo tentativo, per fortuna (per i cittadini/utenti e per i lavoratori/dipendenti) sventato, della privatizzazione nelle mani di un unico monopolista, Acea SpA, della gestione delle acque.

 

Si parla di sprechi, progetti sbagliati, forniture gonfiate di materiali, architetti che si distraggono e così via. Insomma incapaci si ma di tangenti o furti neanche a parlarne. La giunta fiorentina secondo "l'Espresso" del 1 novembre 2007 avrebbe dilapidato per sbadataggine 10 milioni di euro. E' arrivato il momento di guardarsi in faccia: questo malgoverno è sospetto ed a troppa gente manca il coraggio della verità. Si tergiversa e si lascia passare tutto.
 
Il giornalista dell'Espresso parla di: "…Con una serie di sprechi, di sospette malversazioni e di pacchiane superficialità che sembrano testimoniare una gara al peggio tra tecnici e amministratori comunali. Il rapporto delle Fiamme Gialle incaricate dal procuratore capo della Corte dei Conti Claudio Galtieri di fare luce sulle spese folli del piano di costruzioni comunali è un documento sorprendente: una parata di assessori distratti o incompetenti, architetti superficiali o spregiudicati, supervisori addormentati e controlli inesistenti. Quelle passate ai raggi X dai finanzieri dell'allora Gruppo servizi vari diretto dal maggiore Stefano Saletti sono due opere ormai tristemente famose, il sotto passo di viale Strozzi e il parcheggio sotterraneo della Fortezza da Basso, diventate un simbolo della 'Firenze bella addormentata' che non riesce a concretizzare i suoi sogni di sviluppo…".
 
Insomma si parla di sbadati, non si affonda il colpo. Manca la denuncia. Un articolo così preannuncia archiviazioni e patteggiamenti. L'articolo parla di tutta una serie di furtarelli, fatti per la maggior parte da sub appaltatori ed esplicita che il peggio consiste in varie truffe: una sulle lastre in pietra Santa fiora di 130 mila euro, un'altra sui pavimenti in porfido per 158 mila euro, un'altra ancora sulle travi per 167 mila euro e si finisce con la bonifica dei terreni dove si sono spesi 71 mila euro di troppo. Il tutto arriva al mezzo milione di euro, una parte del tutto. Sono l'eccezione, non si guarda ai 9 milioni e mezzo. Questo articolo sposta l'attenzione e si sofferma sulle spese extra senza centrare su chi ha guadagnato sui costi principali. Al momento di individuare i responsabili ci si perde in un elenco di nomi. Constato che se i reati sono piccoli e i colpevoli tutti …. Come va a finire lo capite. E' tutta colpa del project financing (secondo troppi soloni): un tempo si parlava di rivoluzione nella gestione degli appalti. Il malgoverno fiorentino che tra l'altro favorisce la fuga dalla vita cittadina è destinato a perdurare. Si può criticare Firenze Mobilità solo in modo timido, tanto solo pochi conoscono i suoi soci fondatori. Si dovrebbe parlare di consociativismo economico, ma basterebbe fare 1+1 per arrivare a quello politico e allora concludere come l'Espresso che: "nessuno controllava l'attendibilità degli importi richiesti dalla società a cui era affidata la costruzione. Non esisteva nessuna contabilità dei lavori: si andava avanti alla cieca. I finanzieri sono chiari nel definire le responsabilità erariali", non si può. Non si fanno critiche politiche, si può coinvolgere qualche alto burocrate o qualche assessore di secondo piano, ma non del tutto la giunta che avalla gli indirizzi politici, è negligente e non difende i soldi pubblici. Certo la giunta è cattiva, ma da qualche parte c'è il grande vecchio. Eppure secondo l'Espresso gli sbagli della giunta costano oltre 3 milioni di euro. Gli altri 6 riguardano la fortezza e qui è solo colpa della giunta e degli speculatori, ma questo che si chiama malgoverno è ben nascosto nell'articolo. Doveva essere l'inizio della polemica, così diventa qualcosa di inevitabile. Ci sarebbero errori tecnici e non politici: "La colpa, secondo gli investigatori, è dei tecnici di Soprintendenza e Comune. Nessuno si è preoccupato di verificare se i progetti rispettavano le indicazioni per salvaguardare la Fortezza medicea. Ci sono architetti che candidamente ammettono di essersi fidati della buona fede del costruttore e di avere controllato solo sull'estetica dei giardini". Si chiama scarica barile, e nel frattempo Firenze affoga nello smog e lentamente muore, ma per ora non ci sono forze sane attive in numero cospicuo e tutti subiscono l'affronto e i fiorentini pagheranno molte volte gli errori commessi. Qui finisce il pezzo a questo punto ci sono le reazioni politiche e se il centro destra non mi è pervenuto la sinistra antagonista mi sembra tiepida e non sempre comprensibile per la gente comune. Certo si parla del project, ma la critica riguarda i rischi ambientali legati alla tranvia o la mancanza di controlli, manca un'azione efficace di contrasto politico. Non si comprende la gravita della situazione o si teme la rottura traumatica delle relazioni politiche? I veri interessi privati sono quelli dei partiti di centro - sinistra che a Firenze come altrove hanno perso ogni valore morale. Purtroppo molta gente non l'ha ancora capito e molti altri sono complici a vario titolo di questa situazione.
 
Firenze lentamente si spegne e possiamo concludere con le parole dei no global fiorentini invitandoli a non temere per le sorti di questa giunta: "Sono ormai troppe le vicende fallimentari guidate da sindaco e assessori. La nostra città ha infatti bisogno di amministratori all'altezza della situazione e capaci di rapportarsi con la complessità della modernità". Non si può condividere la loro accusa ai privati perché solo due casi sono possibili, la collusione con il potere o il ricatto del potere. La forza è in comune non nelle imprese, ma questo molti no global non lo hanno ancora compreso. QUANDO SI PARLA DI AFFARI LA POLITICA SCOMPARE.

Amici dell'Associazione Futuro Ieri  http://digiland.libero.it/amici.futuroieri/greppia1.htm




20 gennaio 2008

UNA NOTIZIA SEMPLICE

Il giorno 17 gennaio 2008 il quotidiano City pubblicava un’intervista al premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz.   L’illustre intervistato faceva osservare che la crisi economica USA è certa, resta da capire quanto sarà grande perché l’incertezza è solo sulle dimensioni del fenomeno.  Il cosiddetto Vecchio Mondo verrà senza alcun dubbio colpito in quanto l’economia è globale e la crisi di una superpotenza non può non colpire tutte le economie.  Curiosamente il premio Nobel consiglia all’Europa ciò che negli USA non può essere concepito o proposto da qualsiasi soggetto politico  degno di nota ossia una riduzione dei consumi e una minor dipendenza dai paesi fornitori di risorse energetiche.  Il pulpito statunitense è senza alcun dubbio quello meno indicato per formulare simili proposte, tuttavia questa strana uscita del personaggio è utile per sradicare le troppe illusioni che tanti nel Belpaese coltivano per ignoranza, pigrizia, cretinismo.   Il pericolo che minaccia l’economia globale  per l’intervistato è la stagflazione ossia un’economia ferma mentre i prezzi continuano a salire, uno scenario da incubo per i poteri politici e le società che fondano la loro ragione di vita sul consumo e sul materialismo più schietto e brutale.  Anche perché in assenza di politiche adeguate potrebbe verificarsi  l’impoverimento delle società colpite dalla crisi in un contesto di disoccupazione crescente.  Le crescite infinite esistono solo nel mondo dei sogni, e sempre a cavalo fra incubo e sogno si collocano cose come:” i poteri buoni, gli imperi pacifici, le belle principesse minacciate dai draghi e i principi azzurri”.  Chi credeva nell’albero della cuccagna e nell’invincibilità degli Stati Uniti oggi deve, di fronte a questi ed altri fatti ricredersi uscire dal mondo dei sogni e guardare la realtà per quello che è.  C'è  stato nel passato un presidente USA che chiedeva retoricamente di chiedersi non cosa la sua Nazione poteva fare ma cosa poteva fare per il suo paese l'interlocutore di turno.  Questa domanda estrapolata dalla retorica sarebbe una bella domanda da porre in modo perentorio ai nostri italici tifosi pro Stati Uniti: cosa intendete fare per il paese che voi  considerate la guida della civiltà e del progresso.  Forse niente davanti al concreto interesse del vostro portafoglio?.

 

IANA per Futuroieri  http://noglobradiotv.splinder.com




20 gennaio 2008

UNA GUERRA VERA; UNA GUERRA LONTANA

Il quotidiano “La Repubblica” di giovedì 17 gennaio 2008 titola:”In Afganistan non sapete combattere, USA Gates attacca gli alleati europei.  L’Olanda convoca l’ambasciatore”. Per una volta un pezzo di questo quotidiano, a firma di Roberto D’Argenio, porta i lettori  con i piedi per terra  alla concreta realtà di una guerra  tutta statunitense, tutta da vincere e ancora da combattere.  Qui nella nostra piccola penisola c’è l’abitudine a fare il tifo per le guerre altrui  come se fossero partite di calcio, o litigi fra allenatore e giocatori nello spogliatoio.  Se la NATO non basta più evidentemente la guerra è a un punto critico dove il nemico ha rivelato una ferrea volontà di combattere ed una potenza rinnovata.  Del resto da quel che si comprende leggendo l’articolo l’oggetto della critica sono i comportamenti degli alleati degli americani e che non intendono  usare i sistemi antiguerriglia che l’esercito USA  adotta in IRAQ.    Oggetto della critica sembrano essere inglesi, canadesi, olandesi, ossia i popoli che, assieme agli australiani, hanno le maggiori affinità con  gli americani  e  con la  loro cultura.  I  loro governi schierano in Afganistan le loro forze armate.  Gli olandesi, i quali sarà un caso ma proprio adottano come moneta l’EURO, non l’hanno presa bene e il loro governo considerando la guerra una guerra e non una partita di pallone ha convocato l’ambasciatore USA.  Sarebbe ora per la nostra sciagurata penisola e per le sue  sfortunate genti di uscire dal quotidiano squallore ed affrontare la realtà per quello che è e non per quello che piace immaginare che sia.  Questa  piccola patria detta Italia  schiera  in quelle terre lontane terre le sue forze armate, è evidente che dato il contesto c’è un difetto di consapevolezza e d’informazione.  Rivolgo al lettore le domande che da tempo mi vengono in mente: “Quando vinceremo la guerra?, Possiamo vincere questa guerra?, a che prezzo?”.  I politici italiani e le sedicenti classi dirigenti di questo paese hanno il dovere e l’obbligo di  rispondere a queste domande.  Anche gli italiani oggi bellicisti per tifo e partito preso dovrebbero porsi queste altre domande: “Chi è disposto a perdere qualcosa di davvero importante per vincere questa guerra? Forse un figlio?, Forse la moglie?, Forse la casa? Forse gli amici? Forse la vita?”.  Quest’ultima cosa è una cosa grossa perché in una società integralmente materialista come quella italiana se uno muore non solo perde tutto quello che ha, ma anche tutto quello che poteva avere.  Sarebbe anche ora di pensare alla fine della NATO e alla costruzione di un esercito Europeo  per l’Europa, con l’Europa, nell’Europa; del resto con quest’ultima uscita i maggiori interessati al mantenimento dell’alleanza Atlantica si sono rivelati scettici sul suo buon funzionamento e sulla sua utilità, quale miglior occasione per iniziare a trarre le opportune conseguenze del caso.

Iana  per Futuroieri




17 gennaio 2008

MASTELLA / MENDELLA, PER FAVORE, VATTENE!

Dopo i danni incalcolabili provocati dall'indulto, decine di migliaia di delinquenti rimessi a piede libero e la certezza della pena in frantumi, e, appena di recente, con la legge-bavaglio per gli organi di informazione, che non potranno più dare conto all'opinione pubblica delle intercettazioni messe agli atti di un'inchiesta giudiziaria...

...per favore, Mastella, se ne vada.
Zitto zitto, ma rapidamente.

 
“Secondo quanto trapela da ambienti ben informati, per il Guardasigilli sono ipotizzati
sette (7) reati: un concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d'ufficio e due concorsi in falso”.
 

Amici di Futuro Ieri - http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia2.htm 




15 gennaio 2008

CHE... MOSTRO... CHE FA!

Ci hanno detto che l'altro giorno alla trasmissione televisiva "Che tempo che fa" condotta da Fabio Fazio e "formattata" dalla solita Endemol (ma in Rai nessuno sa più scrivere delle domande per gli ospiti???), cè stata una puntata memorabile, si fa per dire, con Sofri e D'Alema. Povera Patria, canterebbe Franco Battiato...
Ci piacerebbe vivere in un Paese in cui i mandanti di omicidi condannati con sentenza passata in giudicato stessero in galera, espiando le loro colpe e magari lavorando per risarcire la comunità ferita, ed ex presidenti del consiglio che hanno penosamente fallito ogni loro scopo, salvo il patetico autocompiacimento di se stessi, stessero a casina loro dai benevoli familiari.
Ci piacerebbe, appunto. Ma pare non ci sia verso di averlo un Paese così civile. Povera Patria, ripeterebbe ancora Franco Battiato...

Amici di Futuro Ieri 
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




9 gennaio 2008

MA NON ERA UN DIRITTO?

Fra il caos mediatico delle vicende napoletane e gli annunci dei successi professionali, anche futuribili, di signorine e signore della televisione e dei personaggi di quello che è il circo della televisione in Italia può capitare, come è successo a chi scrive, che l’attenzione cada per un attimo su un giornale di quelli gratuiti e su un problema non da poco.  Titola City del giorno 8 gennaio 2008:”SEI UN UNDER 25 PER TE NIENTE POSTO”.  L’articolo tratta brevemente della disoccupazione giovanile in Italia e riporta dati allarmanti, risulta che essa è molta alta nel sud con punte del 40%, in media essa è del 20,2%, peggio di noi stanno solo Grecia, Romania, Polonia.  La statistica, si sa è una cosa che può trarre in inganno, alle volte torturando i numeri si fa dire loro tutto ciò che si vuole; eppure è evidente che l’articolo anche in questa forma così espressiva rappresenta la situazione.  Due considerazioni meritano di essere esposte al gentile lettore.  La prima è che il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione Italiana, certo potrebbe anche non essere così ma il caso vuole che la presente Costituzione faccia esplicito richiamo ai diritti sociali, anzi essa sarebbe fondata sul lavoro.  C’è da chiedersi cosa rimane di applicato e di vero della nostra Carta Costituzionale se quella dichiarazione solenne vale per molti fra le generazioni più anziane ma poco o nulla per le generazioni più giovani.   Alle volte viene il sospetto lucidissimo che proprio coloro che fanno parte delle generazioni più anziane siano per la maggior parte i meno entusiasti e i meno interessati al dettato costituzionale, un po’ come se venisse fatto capire che in definitiva ciò che è reale e importante è il proprio interesse particolare e di parte e non le regole che fissano la vita civile e politica.  Di contro c’è il sospetto altrettanto fondato che la Costituzione sia tirata da una parte e dall’altra per difendere interessi già costituiti di gruppi organizzati e partiti politici.  Forse questa mentalità è anche quella dimensione di disprezzo della gioventù che prende i popoli senescenti e in decadenza. Eppure c’è qualcosa di più grave ed è l’italico nichilismo non dichiarato, ma che a ben vedere ogni tanto affiora nei discorsi a denti stretti o privati.   Mi riferisco a quell’atteggiamento dei singoli per cui si fa finta di non vedere o di non capire o si afferma che non si può arrestare i disastri incombenti in quanto:  ormai è troppo tardi, si è troppo deboli per agire, si è soli, o molto semplicemente questi sono problemi non interessano perché quello che interessa è l’immediato presente in quanto il futuro non esiste.  Quest’ultimo atteggiamento è specificatamente nichilista, è la rassegnazione dell’uomo anziano davanti alla fine della sua vita che vuol lasciarsi andare e afferma che nulla dopo di lui merita pietà o attenzione. Questo perchè con la fine della propria vita finisce l’intero mondo personale e quindi, da questo punto di  vista, finisce l’intero Universo; i problemi sono di chi resta e non di chi muore.  Credo che al fondo del menefreghismo nazionale verso questi problemi del lavoro e della gioventù vi sia la connessione fra gli egoismi privati e questo atteggiamento negativo-nichilista.  Da  filosofo, per cause di forza maggiore, ritengo che sarebbe una buona cosa pensare a un momento positivo-nichilista dove alla constatazione della fine si sommi la speranza di un rinnovamento e di una rinascita in continuità con quel pochissimo di buono che si è compiuto in vita.   Questa cosa è un lavoro da giovani, almeno spiritualmente.

IANA per FuturoIeri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/liber.htm




7 gennaio 2008

SULLA PAROLA LIBERTA'

Scrive  il professor Marco Tarchi nel suo ultimo editoriale edito su Diorama Letterario di settembre-ottobre 2007: ”…La scoperta che il soft power quantomeno è un prezioso ausiliario dell’hard power, a cui può spianare la strada o coprire le spalle, e in non pochi casi ne è un sostituto ancor più efficace, ha da tempo convinto i programmatori delle strategie di potenza che conquistare le mentalità degli abitanti di un territorio è altrettanto essenziale quanto controllarne per via militare i confini e le vie di accesso.  Di conseguenza, orientare tramite i media le opinioni è diventato l’impegno prioritario delle classi politiche, che, nei regimi democratici non meno che in quelli autoritari, agli operatori dell’informazione chiedono non quella libertà di giudizio che a parole proclamano, ma fiancheggiamento…”.  Questo estratto ha forzato chi scrive a riflettere su un aspetto del problema della libertà nei paesi sedicenti democratici e “Occidentali”.  C’è da chiedersi, infatti, cosa rimane della libertà e della Democrazia ora che tanta parte dei media è parte dei meccanismi di  dominio e controllo di natura imperiale.  Credo che questo editoriale obblighi  la riflessione su cosa rimane delle libertà del lettore e fino a che punto le libertà siano da considerarsi inutili.  L’evidenza è quella di una società che procede per suoi modelli e meccanismi di dominio e controllo votati a sottrarsi ad una verifica veritiera da parte di quelle realtà che  uniche possono legittimare il potere politico, ossia le popolazioni nel nome della quale si governa.  La libertà di parola, di pensiero, di stampa dei sedicenti regimi democratici  è tale solo nella misura in cui essa o si esprime come uno strumento soft di dominio e controllo già collaudato, stimato e calcolato, oppure nel caso in cui il contestatore, il benpensante, la persona perbene si esprimano con mezzi e strumenti tali per cui ciò che affermano sia irrilevante, inascoltato, inutile.  In un mondo dove la libertà di parola e di stampa sia sottomessa alle logiche di mercato, che oggi sono   logiche imperiali e militari, la libertà di pensiero si fa simile  ai monologhi degli eremiti che predicavano nel deserto o a quelli di quel santo italiano che predicava agli uccelli.  Forse è tempo di sostituire la parola libertà con qualcosa di più adatto ai tempi per indicare una libertà di parola e pensiero inutile in quanto inascoltata e inconcepibile come parola atta a supportare una trasformazione del mondo umano oltre le logiche imperiali dominanti.  Il senso di quello che capita oggi è:”urla pure nessuno può, o vuole, ascoltare”.  Mi dicono che la rete potrebbe cambiare le cose,  forse è vero in Italia recentemente i finanzieri e i politici hanno mostrato insofferenza e fastidio verso Grillo e il suo blog.   Resta il problema comunque di come chiamare dei regimi politici dove c’è questa forma insidiosa di censura preventiva e dove la libertà di pensiero non è mai da dare per scontata.

Futuroieri ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/piccino.htm )



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