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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


10 luglio 2018

Ricetta precaria n. 41

Ricetta precaria

41  Il sette dicembre, quando i giapponesi fecero Guerra agli USA per conquistare Asia e Oceania

Insalata alla cialtrona e di risulta

In un negozio di compravendita dell’usato aveco comprato una raccolta di scritti di PPP della Garzanti. Certo che il poeta di Carsara aveva doti di profezie. Mi cadde l’attenzione su  La poesia della tradizione scritta a proposito della generazione degli anni 70  che poi sarà la casta di dirigenti per conto terzi fino a pochi anni fa: (…) e hai passato i giorni della gioventù/ parlando il linguaggio della democrazia burocratica/non uscendo mai dalla ripetizione di formule,/ chè organizzar significar per verba non si poria/ ma per formule si,/ti troverai a usare l’autorità paterna in balia del potere/ imparlabile che ti ha voluta contro il potere/ generazione sfortunata! / Io invecchiando vidi le vostre teste piene di dolore/dove vorticava un’idea confusa, un’assoluta certezza,/ una presunzione di eroi destinati a non morire-/ oh ragazzi sfortunati, che avete visto a portata di mano / una meravigliosa vittoria che non esisteva!

Per certo Pasolini stava ragionando dell’impreparazione integrale dei sedicenti rivoluzionari di casta alto-borghese che si proponevano come avanguardie di non si sa bene quali istanze rivoluzionarie. Molti di questi poi, e lo si è toccato con mano, hanno sposato fino in fondo le ragioni del consumismo e del liberismo e del turbocapitalismo più sfrenato tanto in economia quanto nei costumi sociali. Numerosi sono i rivoluzionari per moda giovanile passati a comodi impieghi borghesi, dirigenziali. Sono davvero pochi i figli di papà di allora che son stati coerenti e si son sacrificati per gli ultimi. Ma qualcuno c’è stato. Molte sono state le letture di questa metamorfosi, eppure credo si trascuri un fatto: l’immaginario collettivo. Quella gente, e fra essi anche i sedicenti di sinistra, è stata plasmata nell’inconscio e nei desideri  dai miti del divismo e dalla pubblicità commerciale su riviste, radio e televisione e va da sé dallo stile di vita made in USA dei ricchissimi raccontato dalle riviste tarate sui VIP. Non poteva nel profondo andare oltre la società dei consumi e il modello capitalista. Per pensare un diverso sistema sociale e politico occorre avere nel profondo dell’inconscio e fra le aspettative di vita un altro mondo umano e religioso. Questo ad oggi non c’è. Questa meditazione mi ha rubato tutto il tempo e quindi passo a una ricetta facile di risulta.

Ecco gli ingredienti per una insalata di risulta.

Un quarto di cavolfiore già bollito  e qualche foglia d’insalata a gusto vostro o quel che avete.

1 pomodoro, cipolla tagliata fine un quarto, 2 cetrioli sottoaceto, sale, olio, aceto a scelta.

Fate a pezzi il cavolo e aggiungete i cetrolini tagliati a rondelle. Mettete nel piatto il pomodoro tagliato e l’insalata in modo artistico. Poi condite tutto con olio, aceto e sale  e mischiate ogni cosa in modo inverecondo e buon appetito.




28 giugno 2018

Ricetta precaria n. 40

Ricetta precaria

40  Il numero di quando il DUCE dichiarò guerra a mezzo mondo, una roba da pazzi…        

                                           Pane e fagioli

 

Il futuro è solitamente influenzato dal passato. Questo perché il presente ha bisogno di punti di riferimento, il singolo davanti all’incertezze della vita o alle scelte quotidiane spesso fa riferimento all’esperienza o a qualcosa che potrebbe essere indicato, in modo davvero generico, come storia. Magari storia di famiglia, o perfino personale; comunque sia ciò che è stato può essere il parametro per il presente. Così il passato finisce con l’indicare scelte nel presente. Queste scelte sono azioni che dal presente si spostano verso il futuro perché non daranno i loro esiti immediatamente ma dopo qualche tempo. Più o meno breve. Il passato quindi può opprimere, condizionare, imporre scelte che inducono sofferenza; questo se il singolo essere umano non riesce a capire i diversi aspetti del suo agire e del suo pensiero. Il passato però non è una tavola di pietra con una legge sacra, esso è oggetto di pensiero, d’interpretazione di fatti e circostanze; anche e soprattutto nella vita dei singoli. Il passato è oblio ed è anche volontà di ricordare ciò che fa comodo; anche perché spesso fra i ricordi affiorano molti episodi spiacevoli o momenti poco felici della propria esistenza. Così anche la guida del passato rimane uno strumento incerto, scosso dal piacere del tutto umano di sentirsi giustificati e buoni nel proprio percorso di vita. Studio da anni il passato delle grandi civiltà e dei popoli e dei personaggi illustri, e spesso ripercorrendo il programma liceale scopro qualcosa che non sapevo o che meritava approfondimenti. Il passato quando diventa oggetto della tua professione te lo ritrovi davanti, quasi avesse bisogno di esser di nuovo esplorato o chiedesse di ritornare su qualche particolare perduto. Devo riconoscere che, solitamente, anche le mie lezioni sono una questione di tempo di lavoro e di scelta, anche  ponendo tutti gli argomenti noti di un fatto si finisce con il privilegiare questo o quello, anche solo nel modo di relazionare i fatti o di mettere prima uno o l’altro nella spiegazione. La storia non è forse interpretazione dei fatti del mondo conosciuto che si collocano nello spazio e nel tempo? Fatta questa riflessione vado alla ricetta semplice, semplice. Gli avanzi di oggi sono clamorosi: Pommarola un bicchiere, pane secco quel che c’è ossia qualche pezzo. A questo s’aggiunga una confezione di fagioli in vetro, sale mezzo cucchiaio, olio piccante fatto con l’olio d’oliva un cucchiaio abbondante, salvia, rosmarino, un aglio. A chi piace ci sta bene qualche cappero e un’aggiuga. Però non lo consiglio.

Come al solito buttate tutto nella classica padella. Aspettate che il calore ammorbidisca i diversi ingredienti e se il composto sta per bruciare intervenite con qualche cucchiaio d’acqua. Deve venir fuori una minestra di fagioli e pane dal sapore un po’ forte. Se viene un disastro  pace. Nascondete tutto nella spazzatura differenziata o seppellitelo sotto le radici dei vostri gerani. Se ne avete.




28 giugno 2018

Ricetta precaria n. 39

Ricetta precaria

39 Invasione della Polonia. Così tanto per ricordare la storia passata…

                                                   Fagioli e cipolla di Tropea alla maniera del cialtrone in cucina

 

Perfino il cantiere della nuova pista ciclabile sotto la finestra di casa segna lo scorrere del tempo. Cosa rimane oggi del passato? Cosa ha rappresentato per me  quello che avevo sotto la finestra a portata di lancio di un sasso… Forse un’utile abitudine, un segno dello scorrere sempre uguale delle cose. Ma se c’è un cantiere evidentemente ci sarà un prima e un dopo. Capita che anche i fatti banali siano testimonianze del divenire delle cose nello spazio e nel tempo. Così quando meno te lo aspetti, per un meccanismo mentale che associa cose simili e le richiama all’attenzione, scopri che sono passati anni, e che le cose che erano prima non torneranno perché già non sono più. All’improvviso passano alla memoria immagini di anni lontani, situazioni, persone conosciute, luoghi frequentati, ambienti.  Tutto diventa come ombre che scivolano, pensieri, immagini sfocate senza materia, volti votati all’oblio e strappati al nulla per un momento. Quasi che la vita fosse stato un percorso dominato da un incessante divenire irrispettoso verso chiunque. Forse ci sono dei momenti nei quali occorre davvero saper dire addio a cose, paesaggi, ambienti, perfino persone con cui la vita ordinaria di un essere umano si è trovata in relazione. Ma questa è una lezione davvero difficile se con scrupolo la si analizza in profondità, infatti racconta di un divenire che lascia al singolo la memoria un po’ antiquaria, l’esperienza vissuta e le lezioni di vita ma butta via o trasforma tutto il resto. Intanto non avete fatto la spesa, quindi dovete arrangiarvi in cucina.

Dalle vostre improbabili interazioni fra frigo e cucina volgerete la mente agli avanzi misti che avete lasciato.

Avanza: mezzo vasetto di fagioli, una cipolla di Tropea che tagliata fine, spicchio aglio uno, pane secco qualche fetta da far a piccoli pezzi, un poco di peperoni. Sul davanzale vi rifornirete di alloro e salvia quanto basta e dalla cucina di un bicchiere di vino bianco, un cucchiaio di paprika, un cucchiaio d’olio d’oliva di quello buono.   Mischiate tutto questo in modo assurdo e senza criterio in una padella e sperate che i sapori si mischino fra loro. Fuoco lento finchè il pane non diventa morbido e la cipolla anche, al limite per evitare che tutto vada a bruciarsi rimestare il composto col classico mestolo di legno e aggiungere un poco d’acqua. Quando vi parrà tutto pronto rovesciate il composto sul piatto e gustatelo a seconda della stagione con vino rosso o bianco freddo. Se avete problemi di linea ripiegate sul classico the nero aromatizzato al caramello.




24 giugno 2018

Ricetta precaria n. 38

Ricetta precaria

38 Gli accordi di Monaco

                                                   Guazzo di peperonoi alla voltagabbana

 

La mente è persa in rimorsi e pensieri di ogni tipo aggravati dai fatti politici presenti. Pensate con sussiegoso sdegno ai tanti voltagabbana che saliranno sul carro e vincitori mentre vi alzerete la mattina presto per andare al lavoro. Così ritornano in mente stagioni passate e tempi perduti, anni dissolti nelle nebbie del tempo. Quanta gente che viveva di politica è riuscita a riciclarsi e a salire sui carri dei diversi vincitori? Il Belpaese è pieno di penitenti e convertiti sulla base d’interessi particolari o esigenze di vita e di cassa. Il trasformismo nazionale è una forma di vita volta a coltivare la malafede e la menzogna intorno alle grandi questioni della vita, alle ragioni per le quali si è coscienti di sé e non pezzi di legno portati a giro dalla corrente di un fiume. Cosa accadrà quando gli umani avranno in mezzo a loro l’intelligenza artificiale evoluta. Che penseranno le macchine senzienti del futuro di questa particolare natura umana? La stimeranno simile a una strategia evolutiva tesa a massimizzare le possibilità di reperire cibo e denaro? La collocheranno nella dimensione dell’irrazionale? Quando chiamate a risolvere questioni di economia o di finanza o ,peggio ancora, di guerra ne terranno conto? Quale giudizio emetteranno i posteri ormai trasformati dalla manipolazione genetica e dalle tecnologie sulle genti italiane dei nostri anni?  Misteri intorno ai quali non si può fare alcuna seria congettura.  Per certo un futuro migliore per i popoli inizia sempre dal presente e da coloro che vogliono agire e pensare quotidianamente  considerando non al mese o al trimestre ma ai decenni e perfino alle generazioni. Quanto di questa evidenza grossolana è nella mente di chi esercita un potere anche piccolo?

Veniamo alla ricetta.

Avete prelevato dal frigo:

Avanzo di peperoni cotti da voi o reperiti al supermercato

Rape cotte confezionate, tipo Coop e un mestolo di fagioli precotti

Salsa di soia un cucchiaio e un quarto di cipolla tagliata fine

Salsa pomodoro mezzo bicchiere e un cucchiaio di paprika

Buttate tutto con fare sdegnoso e arrogante in padella e fate cuocere a fuoco lento.

Ne uscirà fuori una massa informe dove gli ingredienti si saranno amalgamati nei sapori e i peperoni risalteranno nel composto.




16 giugno 2018

Ricetta precaria n. 36

Ricetta precaria

36   Persi in pensieri melanconici e freddi.

Mozzarella al microonde

 

Ma quando nell’ultimo scampolo d’università, tanti anni fa invece di spezzarmi con la tesi perché non mi son messo a cercar ragazze o a corteggiare laureande e affini?

In quale deformazione antivitalistica mi ha spinto la ragione  e sete di sapere e la necessità di trovarmi un lavoro almeno piccolo-borghese.  Quanti e quali gravi pensieri porta il passato. Capita che magari una notte o un pomeriggio stanco e soleggiato porti con sé i tanti fantasmi del passato, le cose viste, fatte, perdute.

I fondo siete stati giocatori di Warhammer e lettori di Lone Wolf di Joe Dever nella traduzione italiana, dal mondo del Fantasy avete recepito la lezione che ci sono scelte di vita che sono aut-aut. Si escludono a vicenda e il tempo rende le scelte fatte divengono uniche e irrepetibili. Perché è nel divenire delle cose che gli enti nello spazio e nel tempo si dissolvano e si risolvano in altro,  le scelte diventano destino e il gioco deve andare avanti fino a una delle sue possibili soluzioni. Quanti nel Belpaese si credono maestri in grado di forzare il futuro? Quanti si pensano infallibili? Quante decisioni importanti sono prese sulla base dell’intuizione o dello spirito d’avventura? Chi riesce a vedere dall’esterno con lucida e feroce ragione la sua stessa vita? Chi può bilanciare la ragione con la passione?

Allora mentre questi  pensieri irrompono occorre qualcosa di veloce e saporito.

Si prenda dal frigo con noncuranza e senza ostentazione una mozzarella. Si metta su un piatto e la si faccia a tocchetti. Poi s’aggiunga una o due sottilette. A questa distesa biancastra s’unisca un cucchiaio  dei  soliti, e confezionati, sughi alle noci e al tartufo. I due tipici ritrovati industriali per acconciare una tagliatella dell’ultimo quarto d’ora.  Si butti tutto nel forno a microonde per creare una massa informe che lascia il filo quando la forchetta la tira su. Quando la fusione maldestra è completa si metta una spruzzata di pepe e noce moscata. Prima di procedere al pasto  si ricicli il pane o la schiacciata vecchia eventualmente fatta a pezzi e lasciata inumidire dall’eventuale acqua residua della mozzarella che risulterà comparire ai margini della tragica vostra soluzione culinaria. Bastano pochi secondi e il pane secco impregnato diventerà di nuovo commestibile. Beveteci sopra del vino bianco freddo e buttate giù il composto con veloci e brevi forchettate assieme al pane rammollito prima che si raffreddi.

Alle domande fatte non esiste una risposta unica, solo l’intuizione che viene dall’esperienza, dall’uso cristallino della ragione, dalla capacità di calcolo e di memoria può restituire un’intuizione veritiera.




22 maggio 2018

Ricetta precaria n. 34 e 35

Ricetta precaria

34   Bho?

Pappardelle Roventi

 

Allora panico da correzione compiti e mille cose da fare.

In verità fate con calma. In fondo perchè negarsi quei minuti di silenzio votati al nulla o al semplice ricordo delle cose che furono, oppure lo stare in un angolo a contemplare se stessi; vedersi come testimoni e unici consapevoli del proprio mondo interiore. Una delle piccole libertà della vita di oggi è darsi un poco di tempo per se stessi senza far nulla, senza riempire il vuoto d’azione, istruzione  e pensiero e ovviamente compravendita. Almeno per questa via si diventa consapevoli d’esistere, un po’ come nell’infanzia quando dai silenzi tutt’intorno s’inizia a sentire se stessi e a distinguere. Perché esiste un tempo nel quale si ascolta il mondo intorno a se stessi e questa cosa è utile ricordarsene quando ormai si è adulti e per paradosso si deve saper ascoltare e capire almeno come allora. Ma chi riesce a trovare il giusto silenzio, la necessaria pigrizia che interrompe il quotidiano, la sospensione momentanea del pensare secondo stereotipi e necessità del momento.

Quindi per le grandi occasioni di silenzio e desolazione e introspezione oltre il bene e del male : pappardelle roventi.

Le pappardelle sono un fatto noto, un tipo di pasta che prende bene il sugo.

Il sugo è così fatto. Un quarto di bicchiere d’acqua, una puntina di paprika magiara, un cucchiaio d’olio piccante, cinque o sei olive fatte a pezzetti, un cucchiaino d’nduia calabrese, solito mezzo tetrapak avanzato dal frigo di sugo all’arrabbiata, la marca vedetevela voi lettori. Tutta questa roba elencata buttatela senza ritegno nella vostra padella tipica da fritto e sughi arrangiati. Fate bollire le pappardelle in modo da averle disponibili quasi al dente e contemporaneamente fate bollire il composto per far evaporare l’acqua col calore e mescolare i sapori. Quando l’opera parrà ben fatta poi buttate il sugo sopra le paste che avete scolato.

Chi vuole ci metta parmigiano per stemperare il piccante o il pecorino per dare l’acuto.

Rimestate il composto con fare sdegnoso ma  sicuro e poi con automatico fare impiegatizio iniziate il pasto.

Curate di avere qualche bevanda o del vino, magari rosso,  per via della sete che vi causerà il composto.

 

Ricetta precaria

35   piove, fa umido. Dolori di stagione

Pane e fagioli

 

Una di quelle giornate umide, fastidiose dove ci vuole qualcosa di caldo. Magari anche poco.

Il cielo è nuvoloso e quindi porta con sé piccoli dolori di stagione e cattivi pensieri, la memoria va a tempi lontani e l’immaginazione ai problemi del presente. Gli anni sono volati, tante cose del passato sono sparite, di facce e volti quasi non c’è più il ricordo, perfino gli ambienti non sono più quelli. Trent’anni spassati contano ormai come  il passaggio da un millennio a un altro. Tutto il passato sembra sprofondare nelle tenebre; di ragioni e modi di fare e d’esistere di solo una o due generazioni fa oggi resta solo l’oblio, antiquariato da fini intenditori di antropologia e sociologia. Pare incredibile ma gli esseri umani sono per tanta parte l’esito del loro passato, dei loro ricordi, delle loro esperienze, delle passioni e degli amori trascorsi, delle conoscenze e delle competenze acquisite. La memoria non è meno parte del singolo delle sue gambe.

L’umido porta con sé il freddo e prende la mente attraversata da ricordi che ormai sono fantasmi e talvolta rimpianti anche di cose appena comprese, appena viste in un passato dissolto. Per scacciare la sensazione di freddo ci vuole qualcosa di caldo, una specie di zuppetta.

Quindi prendete una confezione di fagioli, di quelle serie; tipo quelle in vasetto di vetro.

Mezza confezione se siete da soli, tutta se siete almeno in due. Pane e sugo seguono l’opportunità del numero di persone a cui far provare questa cosa.

Poi pezzi di pane secco, un bicchiere di sugo di pomodoro. Come aromi  una puntina di sale, olio piccante un cucchiaio, poco rosmarino e salvia e un aglio tagliato in due.

Dopo la cottura meglio togliere gli aromi  dal piatto.

Nella padella buttate i fagioli con un po’ della loro acqua e il sugo, aggiungete i pezzi di pane secco fatti in piccoli tocchi. Quando il fuoco lento sta amalgamando questi sapori aggiungete gli aromi e aspettate fino a che il pane non diventa morbido, quasi sfatto. Quando il tutto apparirà cotto ponetelo in un piatto o in un ciotolino e sarà pronto.

Se risulta abbastanza caldo vi darà ristoro nell’umido che arriva dalla finestra.




20 maggio 2018

Ricetta precaria n. 33

Ricetta precaria

33   gli anni del Cristo

Croste alla correzione

 

Allora maggio è arrivato. Panico!

Pacchi di compiti in scadenza, coordinatori di classe con la paura del ricorso, collegio docenti, consigli di classe. Ergo gravi distrazioni causate dal ritmo accelerato del lavoro e dal ritrovare i frutti,  oimè, delle lezioni nelle opere di carta e nelle verifiche degli allievi.

 Quindi la pizza surgelata si è bruciacchiata per imperizia e scarsa vigilanza del bieco forno elettrico.

Il sugo per i tortelli che era un miscuglio di latte e preparato per risotto alle noci e al tartufo è bruciato pure lui.

Occorre un colpo di reni e reagire alla pressione lavorativa e al dispiacere in cucina. Quindi è il momento , di un croste alla correzione.

Si prenda i resti miserabili del bordo della pizza e s’aggiunga un pane vecchio di almeno tre giorni ma non marcio. Si spacchi tutto con odio e spirito vendicativo per farne bocconcini e il tutto collocatelo nella tipica padella.

Aggiungere un bicchiere d’acqua, mezzo di vino bianco, una puntina di paprika comprata al mercato coperto di Budapest, una o due foglie di basilico, una puntina d’olio e va da sé mezzo tetrapak di sugo al pomodoro. Si può scegliere se alla ricotta, all’arrabbiata o alle olive. A piacere. A chi va può star bene anche qualche fetta di cipolla o scalogno.

Date un colpo di calore a questa bizzarria per far capire agli ingredienti chi comanda e poi cuocere a fuoco lento finchè l’acqua calda e il sugo non avranno ammorbidito le croste e il pane secco.

Quando vi sembrerà molliccio e abbastanza amalgamato versate il contenuto della padella su un piatto piuttosto grande.

Se odore e sapore  vi ripugna beveteci sopra un bicchiere di rosso, almeno vi metterà di buon umore per la prossima pila di prove da vergare di rosso




5 gennaio 2018

Ricetta precaria n. 31 e 32

Ricetta precaria

31   “fatto 30 si fa 31, e di perdono non c’è più per nessuno”

Salsiccia amara

In frigo  una salsiccia avanzata attende il suo destino. Residuato di crostini, ragù, fame a mezzanotte. Fate voi.  C’è bisogno di:

Pezzettino di buccia d’arancia e acqua di rubinetto un mestolo

Senape dolce o aromatizzata al miele, circa un cucchiaio

La salsiccia e un po’ di schiacciata secca per far d’accompagnamento.

Si tratta di questo mettete tutto in una padella. La senape dolciastra e la buccia d’arancia amara trasferiranno parte del loro aroma alla carne della salsiccia frollata dalla permanenza in frigo. L’acqua farà uscire il grasso e l’accorperà con la senape. Fuoco lento. I sapori devono mischiarsi. Quando la salsiccia parrà cotta a vostro piacere spegnete. A questo punto avrete la carne suina dal vago sapore dolce-amaro e un sughetto giallastro inquietante e pieno di grassi. Due possibilità una è usare la schiacciata secca per gustare il sughetto l’altra lasciar perdere per amore delle vostre analisi del sangue. La salsiccia va degustata così come è.

Una ricetta facile per ricordare brevemente nei cinque o sei  minuti del pasto tutti i volti di una vita, basta concentrasi un attimo e per chi è sui quaranta è facilissimo. Una massa informe di luoghi volti, storie si riproporrà come ombre di tempi andati, di storie finite, di speranze svanite. In fondo anche se va bene il ricordo è sempre qualcosa di amaro e di misterioso, ciò che poteva essere sarà sempre un mistero, una congettura, forse una storia fantastica. Ci sono poi i ricordi di luoghi legati a fatti o emozioni che magari venti o trenta anni di storia hanno cancellato, mutato o spazzato via. Ci sono i ricordi di emozioni o sentimenti o passioni ormai  persi nello scorrere di tutte le cose. Un attimo d calma e magari un bicchier di vino possono far ricordare cose sepolte. Alle volte può esser utile salire su un luogo alto, come una montagna o una collina o un alto edificio. Mi capitò di farlo anni fa quando presi il ruolo. In un attimo dall’alto vidi la città e i quartieri dove erano collocati i diversi istituti dove avevo lavorato. Avevo da anni evitato di farlo, forse inconsciamente temevo di esser messo davanti a una verità semplicissima. Eppure in un attimo mi si squadernò una scoperta che era anche liberatoria da tanti affanni. Quasi tutto il mondo umano e lavorativo per il quale avevo tanto fatto e patito risultava tale da poter esser catturato con un solo sguardo. Era relativamente piccolo, se uno ci pensava bene. Lì mi ritornarono in mente una miriade di volti, facce, circostanze, storie… tutto di colpo diventava tremendamente piccolo, e io un dettaglio fra i tanti. Perché alle volte va costruito, per assenza manifesta d’alternative, il proprio destino; per provare a prendersi un posto in mezzo a ciò che l’orizzonte mostra o sulla distanza sfuma con i colori dell’orizzonte.

Ricetta precaria

32   ossia 16 per due o otto per quattro

Tetrapak di lenticchie veterano

Allora da capodanno è avanzato un tetrapak di lenticchie. Un veterano di una festa perlopiù triste o  esagerata nel bere e nel mangiare. O tutte e due le cose assieme.

In una ciotola si pongano: avanzo di olive nere, pezzetto di scalogno, un quarto di cipolla, un cucchiaio di sale, più un ingrediente a sorpresa di cui dirò. In una padella/tegame si collochi un bicchiere d’acqua, pomodorini da usare se no marciscono, un cucchiaio di olio piccante e chi vuole può includere un rametto di rosmarino perso da qualche parte. Si proceda a far cuocere a fuoco lento il contenuto della padella/tegame fino a spappolare con la cottura i pomodorini e a far una sorta di sughetto. Quando è passato il tempo e si è formato una sorta di sugo primordiale si proceda a buttare le lenticchie veterane. Ne seguirà un sugo eterogeneo a cui sommerete gettandolo senza ritegno la ciotola con olive avanzate e i pezzi di scalogno e le fette di cipolla; a questo va aggiunto uno o due pomodori secchi tagliati fine. Quando quest’aggiunta si è un poco ammorbidita tale da risultare edibile spegnete il fuoco e buttate il composto in una terrina. Ne verrà fuori una zuppa da consumere con del buon pane magari di mais giallo preso dal fornaio, ma se poi avete quello del supermercato tutto fa, in fondo l’importante è la salute. Certo che le lenticchie veterane sono tali perché ancora inutilizzate dopo il tempo delle festività. In fondo questo esser fuori luogo fa proprio pensare a quanto siano rituali e organizzati i consumi nella civiltà industriale. In fondo  se un essere umano si perde dentro la propaganda pubblicitaria e la manipolazione che i media operano sui consumatori e sui telespettatori rischia di uniformare la sua esistenza al destino dei prodotti che consuma.  Alle stagioni della vita si sovrappongono gli estratti conto e la quantità di beni e servizi prodotti o consumati; il vivente come variabile di processi economici giganti, anzi titanici e faustiani. Perfino la vita politica diventa amministrazione e segmentazione del mercato elettorale in fasce di potenziali votanti sulla base di consumi, ideologia, inclinazione sessuale, ceto sociale ecc… Il tutto diviso, controllato, meditato, analizzato con rigore scientifico e positivistico dai tecnici ed esperti dell’industria della pubblicità e delle pubbliche relazioni. Quindi il picco di vendita di lenticchie è evidentemente a dicembre per le festività natalizie. Eppure sono buone anche in altri mesi invernali o autunnali. Da qui deve venire l’idea di conquistarsi almeno nel proprio frigo un momento di libertà dai luoghi comuni e dalle logiche mercantili.

A proposito, a chi piace c’è chi mette la salsiccia a pezzi, i cubettini di pancetta… Questa ricetta già così è carica di sapori, mi pare che vada bene come sta.

E se vi va beveteci sopra un bicchiere di vino e così avrete risolto almeno il primo piatto.

 

 




29 dicembre 2017

Ricetta precaria n. 30

Ricetta precaria

30   volte bischeri

Guazzabuglio alla fiorentina

Allora ci siamo. Panettoni, colombe pandori  fuori stagione e a metà prezzo dopo le feste indulgono allo stravizio fuori tempo massimo. Allora da una parte nascosta c’è la bottiglia di Alchemes. Ossia un alcolico rossiccio dal vago aspetto di sciroppo impiegato nella preparazione di dolci tipico di Firenze. Dall’altra parte una confezione di dessert alla vaniglia cremoso e una panna spray. Ma meglio ancora se possibile un avanzo di panna montata e una confezione di crema pasticciera in tetra pack da supermercato. Per dare senso alla cosa occorre pensare di realizzare mettendo assieme la crema e la panna una crema più fluida, sarà necessario inserire i due ingredienti i un contenitore e operare affinchè essi si trasformino in una cosa quasi liquida. A questo punto si aggiunga un cucchiaio del liquore di cui si è detto prima e si sbatta tutto finchè non diventa omogeneo. Si può allora tentare l’impresa d’usare il composto sopra l’avanzo di un pandoro, colomba o panettone. Da avanzi vari risulterà una cosa particolarmente ghiotta, e se l’idea del liquore non piace si può provare con scaglie di mandorle, cioccolato o anche con canditi. Il composto in questo caso si presterà di più ad esser consumato senza esser accorpato a un avanzo di prodotto dolciario di natura festiva.  Questa è una ricetta facile facile che si fa sbattendo degli ingredienti in un contenitore anche con un cucchiaio, Ha però il senso di un’abbondanza prepotente perché è un composto dolciario che intende sommarsi a un dolce già esistente. Questo concetto d’abbondanza mi rimanda a un lontano episodio della mia infanzia quando abitavo nel quartiere quattro a Firenze. Mi capitò quest’episodio che mi rimase in testa. In un Supermercato dove i miei andavano spesso c’era in uno scaffale del banco della gastronomia un grande orcio di vetro con dei funghi porcini tagliati. Dato che avrò avuto cinque o sei anni, o poco più; l’orcio di vetro sembrava grande e il commesso che ricordo essere grosso e con dei baffi neri e  il cappello da cuoco e il camice bianco sembrava una sorta di guardiano di prelibatezze. Quel vaso sembrava enorme, mi sembrò essere il tesoro della gastronomia. Stimavo che mi arriva al petto, la ricchezza alimentare data dall’olio e dai funghi che sapevo essere costosi mi colpì la fantasia. Pareva una sorta di tesoro, quasi un richiamo per i clienti che prometteva abbondanza e soddisfazione, quando tempo dopo vidi che mancavano dei funghi rimasi quasi deluso. Allora c’era qualcuno che li comprava, quell’emblema d’abbondanza non era poi inviolabile; bastava pagare . Oggi provo simpatia per questo ricordo e per la sua infantile ingenuità, in fondo era un segno di quegli anni di passaggio fra gli anni settanta   e ottanta quando tanta parte della gente del Belpaese sembrò che la società avesse svoltato lasciandosi alle spalle antiche paure e miserie sedimentate. Oggi molto della mitologia consumistica e del facile ottimismo di quegli anni sono argomenti di libri di storia o note su commenti a film e programmi televisivi di tempi trascorsi. Col senno di poi non è poco aver vissuto e capito qualcosa di quell’Italia, così posso misurare con ciò che fu il tempo presente.




29 dicembre 2017

Ricetta precaria n. 29

Ricetta precaria

29   numero primo

 

Pasta ricca agli avanzi di cenone

Gli eroici furori di cenoni natalizi, compleanno, onoranze e cose strane da ricordare hanno lasciato tracce nel frigo e nella dispensa.

Avete sottomano nell’ordine: avanzi di sugo al pomodoro circa mezza lattina, mezza salsiccia, un pugno abbondante di olive nere snocciolate, un cucchiaio di olio piccante e ben due pezzi generosi di pomodoro essiccato. Quanto basta per una pasta per una persona quasi due.  Occorre avere l’incoscienza di mettere tutto assieme nel tegame, magari meglio se prima si fa a piccoli pezzetti la salsiccia e la si lascia cuocere qualche minuto in più a fuoco lento con l’olio e il pomodoro.  Poi quando sembra cotta e il tutto si è amalgamato vanno messe le olive e i due tocchi di pomodoro essiccato per dare un sapore più deciso. A chi piace anche sale e pepe. Ci vuole poi una pasta che regga il sugo che deriva da questa commistione di avanzi. Consiglio reginette o mafaldine che dir si voglia, ma chi si mette ai fornelli si regola con ciò che ha. Senza scrupoli quando il composto apparirà ai vostri occhi omogeneo e cotto aggiungete la pasta bollita a parte, al dente. Condite l’insieme con del formaggio tipo gran busta pecorino romano dop già grattugiato. Si dà per scontato che la pigrizia impedisca lo sforzo fisico di grattar qualcosa di più sofisticato. E poi vorrete rilassarvi. Già che ci siete cercatevi anche un generoso bicchiere di vino rosso, nulla di complicato, ci sarà pure un cartone di vino da tavola in casa, giusto per accompagnare. In fondo alle volte basta poco per star bene una pasta al dente, un sugo ben fatto o comunque preparato con un po’ d’affetto per se stessi e un bel bicchiere che riscalda i pensieri e fa correre la memoria  e le piccole speranze quotidiane. Può succedere che miglior antidoto al male di vivere che schiaccia e opprime sia proprio la piccola soddisfazione o gioia quotidiana che arriva. Una sorta di piccola rivalsa che compensa una curva esistenziale fatta di discese e salite. Dove la piccola soddisfazione, l’attimo della cosa ben fatta e di soddisfazione compensa l’amarezza di cose tristi e di brutti spettacoli a cui una persona perbene oggi assiste piuttosto di frequente. In fondo c’è quasi un senso di sfida al mondo nel volersi ostinare a vivere entro i termini di una felicità magari intermittente ma donata da ciò che si fa per se stessi e con gratuita spontaneità. Oggi la felicità propagandata è perlopiù quella della persuasione pubblicitaria, l pubblicità associa alle merci emozioni e stati d’animo positivi e ha una grande orza di persuasione presso le moltitudini. Trovare piacere e soddisfazione nelle piccole cose del quotidiano, anche in una pasta ben fatta e con gli avanzi del frigo, può essere un antidoto contro le troppe mediatiche promesse di felicità fantastiche e illusorie.



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