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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


9 maggio 2016

Una ricetta precaria per dessert e noia sconsolata. N.11

Ricetta precaria

Siamo a 11 come le dita della mano, più una di un piede.

Mostri esadattili esclusi dal conteggio grossolano sulle dita.

Allora, andiamo al dunque prendete un barattolo di dozzinale gelato alla panna possibilmente di provenienza empolese, ficcatelo con forza iraconda dentro un bicchiere in cui avete collocate almeno quattro o cinque fragole mature e grosse. Di quelle golose. Poi aggiungete un cucchiaio grosso di amaro al tartufo prodotto in qualche semisconosciuta distilleria umbra. Agitate tutto e cominciate a mangiare il composto godendovi le fragole semigelide mentre contemplate la punta della Calvana. Già perché qualche mano ignota in una domenica di pioggia ha scritto sotto la croce NO INC in caratteri bianchi. Segno di protesta già visto in altre parti d'Europa e in ben diverse occasioni; un atto manifesto contro la decisione di costruire l'inceneritore presa dal Palazzo. Francamente molte cose potevo aspettarmi ma non questa. Non si vedeva un atto politico da quelle parti da quando i militi della Repubblica Sociale e i partigiani comunisti si erano sparati nel lontano 1944. Qualcuno ha picchiato un colpo sulla cassa da morto della pubblica opinione nella piana fra Prato e Firenze. Novità quindi sotto le nuvole cariche di pioggia.

Mai visto in trent'anni di vita in questi termini una roba come questa. Per una volta una domenica triste, domestica, umida, sconsolata e piovosa si è risolta con una sorpresa. Aggiungete alla degustazione l'audizione di canzoni partigiane tipo “Fischia il vento” e “Bella Ciao” quest'ultima solo ed esclusivamente nella versione del coro dell'Armata Rossa; perché la versione italiana appare alle vostre orecchie troppo poco solenne.

E anche così avrete risolto




25 aprile 2016

Una ricetta precaria per il pranzo. N.10

Ricetta precaria

Siamo a 10 come le dita della mano. O almeno della mia mano.

Allora, incubo veritiero. Un bel risveglio post-incubo.

Vi ritrovate soli come cani in un luogo d'infanzia e pre-adolesenza, in una piazzola cercate dei funghi distinguendo i commestibili dai velenosi o immangiabili. Alcuni nello stesso spazio cercano cibo nella spazatura. Vi resta impressa una donna. Perchè vi ritrovate in testa una simile cosa lo sa solo l'inconscio. Poi solo. Tutti sono andati via o stanno scappando e il problema che resta è il ritorno, tornare indietro, al lavoro. Fine incubo. Non male, un bel rebus da decifrare.

Certo non è facile spendere tanta parte della propria vita a studiare, a insegnare, a formare per uno stipendio a detta di quasi tutti medio-basso. Altri mestieri tipo la top model, questo risulta dagli articoli di giornale alla voce quanto guadagnano a sfilata e dove hanno la residenza fiscale e ordinaria macedonia di scandali, sono molto incisivi nell'immaginario collettivo consentono a chi li esercita di cumulare in un giorno i denari che un docente o un ricercatore magari precario mette assieme in un anno. Del resto neanche la sottolineatura di certi fatti discutibili e talvolta penali che riporta la cronaca a proposito dei personaggi e delle belle signore del mondo dello spettacolo e della moda serve a sollevare il problema del senso e del fine ultimo dell'esistenza. I molti vivono nel qui e ora e non c'è scopo aldilà dello stretto e immediato presente; quindi l'ostentazione della ricchezza è la manifestazione dell'Ultimo DIO ovvero il denaro. Questo se riportato a livello di stipendio elargito nel settore della ricerca universitaria magari in una disciplina scientifica è ancora più stridente per le persone sensibili. Ma i molti non sono sensibili. I molti che sono consumatori compulsivi e plagiati dalla pubblicità amano perdersi nel mondo delle immagini in movimento e delle illusioni di ricchezza, nelle favole televisive e cinematografiche. Il quotidiano di chi vive di ricerca, insegnamento, educazione è scisso fra il torcere le spine di ferro dell'ordinario e la lotta contro un mondo straordinario e fantastico che è l'aspirazione dei molti; la democratizzazione e diffusione dei mezzi di comunicazione ha permesso di manifestare con forza quello che in altri tempi era sottotraccia o nascosto da ideologie, religioni, fedi laiche, dispotismo, tirannide: la scissione fra i pochi che esercitano il potere e hanno la ricchezza e i molti che sono chiamati a costruirla quella ricchezza gestita dai pochissimi. Quindi a risveglio avvenuto il ricettario qui ostentato con arrogante incoscienza consiglia la classica fetta di pane magari un po' raffermo con uno strato di discutibile burro salato. La commistione fra l'amarognolo del caffellatte e il salato del burro vi darà la scossa per uscire dalla porta e tornare al lavoro quotidiano. Inflitta la fetta nella tazza grande di un caffellatte malfatto darà come esito almeno di dare un sapore alla mistura che consumate la mattina.

Buon lavoro! E anche così avrete risolto




26 marzo 2016

Una ricetta precaria per il pranzo. N.9

ricetta precaria

La nove. Ma in fondo chi se ne frega!!!

Quando vi rendete conto che non siete voi impazziti ma al contrario è tutto ciò che vi circonda che sta in piedi su regole traballanti e su allucinazioni collettive comprenderete quanto sia difficile trovar conforto. In effetti fra guerre, guerriglie, terrorismo, sanzioni, disinformazione, giochini alla televisione, impoverimento, deindustrializzazione, massacri lontani e vicini è davvero difficile credere in qualcosa che assomigli al futuro. In effetti alla fine rimane il singolo e quel che è davanti al male del sistema della civiltà industriale e al male di vivere. In particolare la guerra essendo, per il momento, cosa per gli addetti ai lavori, specialisti e mercenari combattuta in luoghi lontani per ragioni economiche e di potere spesso oscure o di difficile comprensione si è fatta cronica e inestinguibile. Era più chiara e comprensibile la guerra al tempo dei Duchi medioevali che non la guerra di oggi; forse proprio a causa delle decine di migliaia di addetti alla comunicazione e all'informazione che tutto dicono tranne i protagonisti e le cause vere che son ben diverse da quelle apparenti e dai pretesti accampati da chi combatte. Questa civiltà delle macchine e dei computer è malata di guerra e di violenza al punto tale da render ordinario e normale lo spettacolo in formato ridotto per il grande pubblico delle tempeste di sangue, ferro e fuoco. Lo spettacolo della guerra è diventato un gioco per playstation, un film con attori celebri, un cartone animato, un servizio giornalistico montato in studio con pezzi di repertorio presi a caso, un dibattito in studio con gente che dice frasi a caso e urla. Tutto tranne che una cosa seria. I molti non ci fanno più caso, i pacifisti sono scomparsi dall'orizzonte politico e chi ha opinioni proprie o fuori dal coro le tiene per sé. In fondo mentre siete al fornello a pensare alla vostra mancanza di potere concreto come cittadino e come persona perbene vi è pure passata la voglia di mangiare qualcosa. Così prendete la classica braciola da fare all'olio in padella. Aggiungete all'olio d'oliva del curry, del sale e della soia dolce. Questa cosa dal colorito dubbio sarà il liquido nel quale friggerete la carne senza troppi complimenti. Quando vi sembrerà cotta ponetela sul piatto con un qualche contorno, magari verdure saltate o bollite. Il pasto non prometterà nulla di buono ma sinceramente avete la testa altrove e questo compensa l'imperizia in materia di pentole e fornelli.

E anche stavolta avrete così risolto.




15 marzo 2016

Una ricetta precaria per il pranzo. N.8

Ricetta precaria

Massì magari è la...ma che ne so

Turbati dalla lettura del quotidiano e dai fatti di cronaca vi si palesa evidentissimo il vostro subire il degrado di una civiltà sedicente Occidentale inviluppata dalle nuove guerre, dalla follia ordinaria, dal degrado fisico e psichico dei luoghi di vita e di lavoro e dalla delinquenza di tutti i colori e di tutte le nature stabilite di fare un piatto unico per pranzo. Essendo dei vergognosi lavativi in materia di cucina avete, come d'abitudine, abusato del buon cuore di vostra madre e vi siete fatti preparare un simpatico riso al tartufo, di quelli presi in busta al supermercato, e due fette di pollo con ripieno di speck e formaggio. Accorpate con cinica indifferenza il riso al pollo e fatelo scaldare assieme per turbare il composto e gli aromi e per maggior danno aggiungete un po' di pepe e se si va il sale. Per distrarvi dal composto che ne scaturisce distraetevi con qualche filmato su youtube di Giulietto Chiesa che ragiona di terza guerra mondiale fra NATO e superpotenze del Patto di Schanghai. L'esito del vostro esperimento culinario risulterà alla fine irrilevante se valutato nel contesto internazionale e geopolitico, le tragedie prossime e quelle presenti diminuiranno l'impressione negativa della vostra inettitudine ai fornelli. L'impressione di un microcosmo personale che è ben poca cosa di fronte alle immani tragedie del XXI secolo sarà una gradita scoperta. Beveteci sopra del vino a forte gradazione in modo da stordire i sensi del palato e la mente.

E anche stavolta avrete così risolto.




28 luglio 2014

Sintesi: Il Maesto - secondo atto - Vino, focaccia e destino

Stefano Bocconi: Veramente buono. Ci voleva proprio e poi il vino.

Paolo Fantuzzi: Ecco il Bocconi che finalmente ha trovato la sua pace davanti a vino e affettati. Certo è facile metter d’accordo la gente davanti a piatti pieni e pance da riempire.

Vincenzo Pisani: Giusto. Vedo che hai capito. In altri tempi quando in questa penisola giravano più soldi e la maggior parte della popolazione aveva  più speranze si sentiva parlar davvero poco di disobbedienza, disperazione, malattia, uso di farmaci per la mente.  In realtà il relativo benessere degli anni ottanta e dei primi anni novanta aveva per così dire occultato le differenze, i traumi, i problemi. Poi l’incantesimo è finito, da Tangentopoli in poi la magia si è dissolta e i castelli fatati dei nostri illusionisti della politica son scomparsi lasciando il posto a fetide paludi, a foreste popolate di mostri  e rovine tristissime. Uno come me è rimasto in parte sorpreso e in parte no. Devo dire che la grande illusione mi aveva preso. Forse perché quelli erano per me gli anni della gioventù dove si coltivano speranze fuori luogo, pie illusioni e dove s’imparano tante cose sulla vita e sul mondo umano.

Paolo Fantuzzi: Certo che l’adolescenza è proprio un momento difficile. Comunque ciò che prima formava per così dire qualcosa di collettivo si è perso in quel periodo. Il senso d’appartenenza di milioni d’italiani a gruppi, a partiti, a sindacati, a un quartiere si è poco a poco disfatto.

Vincenzo Pisani: Ed è emersa la verità: un mondo di uomini e donne singoli dove comanda  solo il dio-quattrino. Mi sono fatto delle illusioni da ragazzo, poi si è svelata davanti a me una società che in basso come in alto aveva perso tutti i valori del passato sostituiti da una corsa forsennata e irragionevole verso l’arricchirsi e lo star bene nel senso del possesso della propria proprietà privata.

Franco: Amici vi prego. Pensate al lato buono della cosa. Perché esso esiste. Per prima cosa per quanto amara possa esser la cosa ha in sé due elementi. Il primo è che si è manifestata una verità volutamente ignorata, la seconda è che i molti ora devono pensare con la loro testa, devono darsi da sé le loro ragioni di vita e i loro valori. Non credete forse che i valori siano il frutto di una vita vissuta e meditata. Non dico i valori che passano dalla televisione e dalla pubblicità commerciale ma quelli che vengono dalla memoria, dai sentimenti, dalle passioni.

Stefano Bocconi: Intanto portano gli altri antipasti. Bel colore sono delle focacce con delle salse, bei colori verde, rosso, rosa. Allora. Pomodoro e olio, tritato di wurstel e salsiccia, e questo. Carciofo! Questa cosa nera sembra un tritato di funghi. Ci vuole altro vino. Questa cosine mettono sete. Il vino è davvero un dono divino, come sarebbe triste il mondo senza di lui.

Clara Agazzi: Se a ogni portata arriva una brocca nuova all’uscita del locale ci faranno il test. Ho l’impressione che la discussione ne risentirà.

Franco: Non credo. Intanto già così è emerso molto dai discorsi. Gli amici hanno bisogno di buone parole, spesso di buon cibo e vino. Ma c’è qualcosa che Vincenzo deve ancora dirci. Scusa se te lo chiedo. Se tu parli in questo modo è perché in fondo hai già una soluzione in tasca.

Vincenzo Pisani: Esatto. Sto pensando di cambiar paese. Sto facendo da tempo i miei conti e penso che rifarmi una vita altrove sia possibile. Certo dovrò pensarci bene, far i miei conti. Ma in fondo cosa mi lega a un Belpaese che ha voltato le spalle ad almeno un paio di generazioni di gente che lavora e che produce qui; mi sento tradito. Proprio così. TRADITO.

Clara Agazzi: Questo è un discorso che sento spesso. C’è molto malessere in Italia. Credo di sapere il perché. Aspettative troppo alte…  Accidenti buona questa roba, croccante, delicata.

Paolo Fantuzzi: Aspettative troppo alte? 

Clara Agazzi: Certo. Spesso ci si fanno illusioni complice tutto un mondo di false credenze e illusioni alimentati da ogni sorta di potere che comunica. Gli esseri umani sono turlupinati da vere e proprie rappresentazioni false della realtà presentate da poteri politici, ecclesiastici, commerciali, e del mondo dello spettacolo, della pubblicità e della comunicazione. In tanti pensano a crearsi un mondo di fantasie nelle quali fanno progetti, s’immaginano cose, credono a vere e proprie illusioni collettive. In breve la vita di una persona comune è pervasa da migliaia di messaggi diretti o indiretti che condizionano la sua capacità di vedere la realtà, e cosa ancor più grave da anni è veicolato una vera e propria ideologia dell’uomo di successo e della donna in carriera. Se uno non s’avvicina al modello di colui che è vincente finisce con il perdersi d’animo, star male, accusare problemi psicologici. In verità bisognerebbe mettere tra parentesi le illusioni e i falsi miti che ci vengono propinati ogni giorno.

Paolo Fantuzzi: Il problema è che questo modello come lo chiami tu non è propriamente reale. Spesso in tanti hanno in testa i modelli della televisione, la gente della televisione e le donne e gli uomini ritratti sulla pubblicità o sulle riviste di moda. In altre parole ciò che è finto perché parte del sistema dello spettacolo e del cinema e dell’intrattenimento spesso si confonde con il mondo concreto. Diventa nella testa dei molti come i pastoni, i pastoni per i cani. Dentro ci finisce di tutto. Così è la testa di tanti,  molti dei quali non hanno studiato o hanno studiato poco e male. La realtà, la fantasia, le speranze, i rancori, i desideri, le ambizioni, i calcoli tutto diventa una cosa sola senza né capo e neppure coda. Eppure dovrebbe esser chiaro che non tutti possono avere il loro quarto d’ora di successo, la loro vincita alla lotteria, la loro carriera da dirigenti. Ma spesso non è così. Molti vivono d’illusioni.

Vincenzo Pisani: Un momento! Io non chiedo miracoli televisivi o di esser l’amante di ereditiere, principesse, e cose del genere. Io voglio solo poter costruire una vita mia nella quale esprimo la piena potenza dei miei talenti e in cui mi è concesso di diventare ricco nella misura del lecito e dell’onesto. Ma qui e ora non vedo come. Quindi penso davvero di lasciare questa terra d’inganni e d’ingannati. Lo faccio mal volentieri. Ho creduto in qualcosa nel passato e ho fatto anche politica. Franco lo sa bene.

Franco: Questo è vero. Lo posso testimoniare. Ma torno ora al concetto tuo d’inganni e  d’ingannati. Molti voglio esser ingannati. Molti vogliono vivere nelle illusioni pietose e in finzioni tragiche. Perché la verità in quanto tale è scomoda. Poniamo, per assurdo, che il Belpaese soffra atrocemente per la mancanza di serietà, onestà e competenza fra le gerarchie della politica e del mondo degli affari. Poniamo sempre per assurdo che si renda necessaria una soluzione a tale disastro e che anche potenze forestiere siano interessate alla soluzione. Cosa si può dedurre da questo caso qui inventato. Ad esempio espropriazioni massicce a danno delle categorie sociali che hanno prodotto questo sfacelo ossia dei ricchissimi e dei politici che sono diventati ricchi con la politica, l’espulsione dal mondo degli affari e della politica di decine di migliaia di soggetti, l’allontanamento dal territorio nazionale o il carcere per altrettante migliaia. In una parola la soluzione diretta al grave problema comporta un conflitto civile e forse anche qualcosa di peggio. Allora una volta dimostrato questo vediamo cosa è l’insieme che abbiamo davanti e scopriremo che è una massa di compromessi e finzioni incastrate e incollate. Se si toglie il velo di finzione e ipocrisia la natura di casta e  autoritaria del Belpaese si mostrerebbe apertamente, costringendo evidentemente a far a meno di molte finzioni, di molti distinguo, di molte pietose bugie. Il Belpaese, in verità, non si divide in rossi e neri ma in ricchi e poveri. Qui il conflitto e l’astio personale ha sempre una concreta ragione sociale e quindi economica, non credo esistano al mondo popoli più concreti e materialisti di quelli che popolano la nostra penisola. Le illusioni e l’enorme produzione di bugie sono l’altra faccia della medaglia delle genti nostre integralmente materialiste, consumiste e di per sé illuse. Un mondo senza ideali e senza neppure quelli finti, come sono i nostrani, si condanna alla disintegrazione per l’incapacità di tener ferme le pulsioni individualiste, nichiliste e autodistruttive che sempre si producono nelle società industriali. La finzione collettiva di credere in valori non creduti e non credibili ma soltanto recitati, spesso a comando,  è un mezzo per fingere che qualcosa unisca ciò che è irrimediabilmente diviso, singolo e mortale. Vogliamo forse far un torto all’amico Vincenzo non riconoscendo quanto questo sistema  capitalistico e industriale tenda a degradare e a far degenerare la natura di tutte le cose e in particolare dell’essere umano.

Stefano Bocconi: Assolutamente no. Del resto come può oggi tanta parte del commercio non vivere d’illusioni, non eccitare la vanità, l’ambizione, l’ostentazione. Se questo Belpaese risulta insopportabile a causa delle sue morali farisaiche e delle pietose finzioni del vivere quotidiano perché non andar via, rifarsi una vita altrove. Sempre che sia possibile. Mi risulta che la civiltà industriale sia arrivata in tutti i mari e in tutti i continenti, quindi certi problemi nostri sono proprio quelli del sistema in quanto tale. Inoltre se io fossi un governo straniero avrei un forte sospetto nei confronti di uno che arriva con il nostro passaporto.

 

Paolo Fantuzzi: Non abbassiamoci troppo. In fondo anche gli altri hanno i loro casini. In fondo non si sente di tanto in tanto di guerre, guerre civili, attentati nei paesi forestieri. Segno che il male di vivere e le lotte per il potere e le ricchezze sono vivissime anche fuori dai confini nazionali. Chi sono gli altri per giudicarci?

Franco: Giusta riflessione. Tuttavia ne voglio precisare il mio discorso per assurdo fatto prima. Poniamo una penisola dove una il male di vivere è arrivato a punti inquietanti e insopportabili. Poniamo che Questa condizione di sofferenza e minorità ad in questa nazione X sia dovuta a una classe politica imbelle e dissoluta e poniamo anche che questi politici siano la servitù di poteri finanziari e commerciali forti. Poniamo che questa servitù composta di politici, gente di spettacolo, tecnici dell’intrattenimento e della comunicazione, della sicurezza e cose del genere sia una massa di un milione di esseri umani. Il popolo del paese X  è, poniamo questo come dato,  di sessanta milioni di umani.  Cosa deve fare la maggioranza di cinquantanove milioni? In fondo deve solo sbarazzarsi di un milione di aderenti alla sua comunità. Qui le strade sono due a mio avviso: una breve e una lunga. Quella breve prevede la soppressione fisica o l’allontanamento di quel milione di tali creature problematiche che in fondo son meno del 2% della popolazione totale. L’altra quella lunga prevede un processo di crescita civile e culturale della durata almeno due o tre generazioni  evitando così bagni di sangue, guerre civili  e regolamenti di conti.

Clara Agazzi: Questo tuo ragionamento per assurdo è privo del senso della realtà. Queste cose non avvengono per profezia o per calcolo. Avvengono e basta quando diverse condizioni e situazioni portano una trasformazione rapida e decisiva. Quindi non c’è una scelta da parte dei molti ma al contrario i molti seguono gli eventi e i fatti che prendono forma, come se fossero scritti nella volta celeste.

Franco: Infatti, io credo che esista un percorso in queste cose. In mancanza di uomini e donne di straordinaria qualità e di tanta gente seria fra i molti il destino di una nazione è simile a quello di una pianta. Nasce, si sviluppa, degenera, invecchia, muore. Il termine chiave è decadenza. Da antenati e padri spirituali alti e potenti a governanti tratti dalla feccia umana che ne risulta la versione grottesca e contraria degli antenati fondatori. Questo è simile al discorso per il quale dall’età dell’oro si passa all’età dell’argento e infine del ferro. Questo è un corso ciclico che solo in pochi casi può esser rotto per mezzo del rinnovamento e della trasformazione della società umana.

Stefano Bocconi: Parlate troppo difficile voi due. I nove decimi degli abitanti del Belpaese oggi  come oggi non sono in grado di capire né l’argomento e meno che mai i riferimenti storici o culturali. Vi invito a lasciar da parte i ragionamenti complicati, le dimostrazioni, le astuzie della retorica. Andate al dunque. Alla verità intima che sentite con il cuore. Intanto beviamo e mangiamo quel che ci hanno portato.

Vincenzo Pisani: Clara e Franco non hanno detto cose in contrasto. Un processo degenerativo di carattere collettivo e la sua soluzione può davvero apparire come naturale, proprio come se fosse scritto nelle stelle.




15 luglio 2014

Sintesi: Il Maesto - secondo atto - Pane, vino e salame

Secondo atto

 

Vernio, notte.  Interno: ambiente popolare, riproduzioni di quadri francesi alle pareti, rumori da ristorante.

Franco apre la porta ed entra. Fa dei cenni, va verso un tavolo. Chiama i suoi convitati. I quattro si seggono

Franco: Dopo tanta strada buia, eccoci finalmente. Abbiam fatto tutta la lunghezza della Calvana per arrivare fin qui. Siamo proprio sulle montagne.

Paolo Fantuzzi: Ci hai fatto scollinare, ma per davvero. Comunque il posto sembra gradevole.

Clara Agazzi: Sì. Ricorda il passato, i tempi delle Case del Popolo in ogni quartiere, delle feste dell’Unità. Cose semplici, popolari. Cose di tempi ormai andati.

Stefano Bocconi: Ma è quello il tuo amico, e l’altro dove sta?

Franco: Infatti non vedo  il professore

Vincenzo Pisani: Grande Franco, amico mio che piacere! Anche voi qui. Avvicinatevi, facciamo un solo tavolo. Se volete. Si capisce.

Franco: Mi pare una cosa buona, va bene allora s’aggiunge un posto a tavola. Vieni con noi vecchia volpe. Racconta che cosa hai fatto. Ti vedo bene.

Vincenzo Pisani: Avvicinatevi. Mi è capitato di venir qui con il professore ma per combinazione oggi si ritrovano in questo posto certi vecchi allievi della sua palestra di arti marziali e così nell’occasione del primo lustro della morte del loro vecchio maestro han fatto un tavolo per loro laggiù per ricordare il passato e onorarne la memoria. Si è scusato e mi ha lasciato qui da solo.

Franco: Certo che aver avuto un maestro è una cosa importante, se ne ragionava  proprio oggi con gli amici. Anzi te li presento: Clara Agazzi, Stefano Bocconi, Paolo Fantuzzi. Rispettivamente insegnante, commerciante, operaio.

Vincenzo Pisani: Poi c’è Francone qui presente saggio, contadino e molte altre cose. Hai messo assieme su questo tavolo i tre settori: primario, secondario e terziario. Un tavolo che è specchio della piramide sociale almeno per quel che riguarda le categorie. Il sottoscritto può esser iscritto nel terziario alla voce servizi visto che messo su un piccolo ostello.

Franco:  Certo che è proprio vero. Alla fine si viene giudicati per il mestiere che si fa.

Vincenzo Pisani: Invece no caro Franco. Si viene giudicati oggi in questo tempo in misura del denaro. Del denaro che si guadagna. Ma è una cosa antica il professore mi diceva che queste cose già accadevano al tempo dei filosofi dell’Antichità Classica, anche allora il possesso delle ricchezze segnava la differenza fra gli schiavi, i poveri, e i padroni fossero essi aristocratici o volgari arricchiti. L’appartenenza a una gerarchia, a un gruppo di potenziali consumatori di certi beni e servizi determina l’immagine e quindi la forma con cui uno si manifesta ai suoi simili.

Franco:  Certo, ma questo riguarda il passato. Un passato lontano e antico che a fatica si può ricostruire e immaginare.

Vincenzo Pisani: Non lo credo. Il passato forse sarà per noi un mistero ma certi fenomeni sembrano proprio manifestazioni dell’essere umano. Con una differenza di non poco conto da stabilire fra questo presente e il passato. Nella civiltà industriale che esiste da solo tre secoli il denaro è l’unico metro. In antico l’onore, la discendenza, la patria, il sapere, la credenza religiosa o filosofica potevano segnare un distinguo. Oggi le uniche patrie che sembrano rimaste sono le multinazionali e le banche. Sono loro che decidono quali prodotti lanciare sul mercato, quali pubblicità mandare a giro, quali parole nuove far calare in testa alla gente comune, quali gusti e quali mode seguire, quali guerre fare, quali paci accettare magari di controvoglia. Gli Stati, e sottolineo gli Stati, oggi si dividono in quelli che riescono ad attirare investimenti e capitali e a far girare l’economia  e quelli che si ritrovano con limitate risorse domestiche, con enormi debiti pubblici o con problemi interni gravissimi. Dal momento che il successo o l’insuccesso di una comunità umana complessa come lo Stato oggi si misura sul metro del successo di mercato ne deriva che tutte le altre forme d’appartenenza diventano marginali o secondarie.

Franco: Poi c’è il singolo, uomo o donna che sia che deve trovare le sue ragioni di vita, i suoi scopi, i suoi sentimenti. Dall’alto dei grandi poteri e delle segrete stanze al basso tutto è un correre dietro ai soldi. In fondo il denaro virtuale è l’unica cosa che può crescere all’infinito in un pianeta azzurro limitato per dimensioni e risorse. Ma dimmi ora che siamo a tavola tu personalmente sei soddisfatto di quanto hai?

Vincenzo Pisani: Una domanda difficile. Intanto se permetti faccio un cenno alla cameriera che porti subito acqua e almeno un litro di vino e l’antipasto della casa, doppio ovviamente salumi e crostini della casa..

Vincenzo fa dei gesti e poi ordina il solito per cinque persone.

Allora, ti devo una risposta.

Franco: Se vuoi, non obbligo nessuno. In fondo ti ho chiesto una cosa personale e davanti a personale che conosci appena. Ma sono curioso. Su rivelati.

Vincenzo Pisani: Vedi nella maggior parte degli esseri umani c’è bisogno di un piccolo spazio di potere, proprio così. Questo bisogno non è uguale, ognuno ha il suo. C’è chi ha bisogno di questo potere nel senso di poter mutare qualcosa nella realtà che vive tutti i giorni e ognuno ha il suo. Ad esempio c’è  chi vuole esser al centro dell’attenzione, chi vuole riconoscimenti formali anche con certificati, chi vuole i soldi, chi vuole la pubblica ammirazione, chi vuole una famiglia numerosa, chi cerca l’amore. Questi sono esempi presi a caso fra tanti. Ma di sicuro un soggetto deve avere la volontà e qualche strumento anche minimo, anche solo la propria fisicità e corporeità per arrivare alla soddisfazione del suo desiderio. O almeno provare ad arrivare al punto, perché anche la volontà conta. Cosa è oggi il denaro per i molti. Bene, io dico che per i molti è esattamente questo: POTERE. Perché i soldi, anzi mi correggo i tanti soldi sono ciò con cui si misura tutto e con cui si compra tutto qui nel Belpaese. O almeno essi sono lo strumento che sembra deputato a far questo. Allora, venendo al mio caso, il mio spazio di potere lo giudico inadeguato, la qualità della mia persona per esprimersi avrebbe bisogno di ben altre condizioni di lavoro e di vita. Purtroppo qui non trovo le condizioni per afferrare la realtà e la fortuna e scuoterla fino a realizzare il successo personale nel mio ramo che è quello turistico.

Paolo Fantuzzi: Sei un tipo dalle concezioni chiare, se il successo non arriva è colpa del sistema. Se arriva invece è solo opera tua. Così è facile non ti pare.

Clara Agazzi: Aspetta, magari ha i suoi buoni motivi per dire queste cose. Comunque è vero nella vita si finisce con il fare delle scelte e scegliendo o si è o non si è. Quando si prende una direzione per fare un lavoro o per scegliere un percorso di vita ci si lascia alle spalle altri percorsi possibili. Quindi se lui ha scelto una carriera ha fatto quella scelta e ciò che poteva essere altrimenti sarà per sempre un mistero. C’è dà stupirsi se è così categorico. Io credo di no.

Stefano Bocconi: Ma insomma. Ricordiamoci che questo Belpaese non è esattamente il Regno di Camelot e non ci governano i santi cavalieri di Re Artù o i paladini di Carlomagno. Difficoltà negli affari. Di questi tempi mi sembra normale, l’importante è non farne una malattia anche se riconosco che è difficile non identificarsi con il successo o con l’insuccesso sul lavoro. Se sei in proprio e rischi del tuo, come dire. Il lavoro spesso diventa il tuo sangue, lo senti che scorre dentro di te.

Franco: Siate certi che il nostro sa bene di cosa parla. Tante ne ha fatte e tante ne ha viste. Ma vi invito a pensare che non sempre nella vita si può scegliere e che talvolta lo scorrere degli anni o i casi della vita ci spingono in direzione magari non voluta o inattesa. Pensate per un momento a quanti non hanno coronato il loro sogno d’amore, a quelli che non hanno ereditato, a quelli che hanno dovuto scegliere un mestiere pressati dalle necessità e cose simili. Vogliamo forse far loro un torto e dire che era solo colpa loro, che era una debolezza di volontà o di fortuna. Prendiamo anche in considerazione la questione del denaro.

Clara Agazzi: Aspetta, il denaro è tanto. Ma non usiamolo per nasconderci e negare proprie responsabilità.

Stefano Bocconi: Vero. Ma se il metro è il denaro tutto viene passato da quella misura. Allora come misurare la propria debolezza, i propri limiti, la propria cattiva volontà?

Paolo Fantuzzi: Ma l’umano, il tipico umano. Voglio dire… saprà misurarsi. Magari non con parole alte e nobili ma riconoscere i suoi limiti, ammettere le mancanze, capire chi è. Poi va bene, il metro è il denaro. Con questo. Cosa ci si fa con questo. Cosa si misura con il denaro se non i beni, il successo, la capacità di comprare e di possedere. Questo è l’essere umano o c’è di più. Che ne so famiglia, affetti, sensibilità, perfino tenerezza. Queste cose non stanno nel foglio del dare e dell’avere del commerciante.

Vincenzo Pisani: Vedi io intendo che il denaro è il metro perché lo è per le cose che all’apparenza contano davvero in una società industriale e mercantile come questa. Quando comanda l’apparenza del possesso una non guarda i bicipiti o la cicatrice ma la catena d’oro, l’orologio di marca, le scarpe, gli abiti e per certissimo il cellulare. Molte delle mie relazioni nel mio settore sono totalmente o parzialmente mercantili, quindi è sicuro che sarò giudicato e pesato sulla base dell’apparenza di quanto possiedo. Poi si può esser più o meno sobri, più o meno cafoni in certe manifestazioni di sé ma questi sono i fatti. Come misuri la tua automobile, il tuo cellulare, il tuo orologio. Vuoi farmi credere che hai una dimensione affettiva e  di rispetto per tutto, suvvia non è possibile.

Paolo Fantuzzi: Ma ora parli d’oggetti di beni. Di cose materiali e concrete.

Vincenzo Pisani: Ma questo è il punto. La realtà oggi è dominata dal calcolo, si parla da anni d’investimenti affettivi. Voglio dire… ma ci rendiamo conto che nel vocabolario comune il metro è il denaro, i termini sono i termini del commercio e molte espressioni sono prese di peso dalla lingua commerciale per eccellenza, ovvero quella inglese. Non voglio esagerare la natura dei tempi ma io vedo qui nel Belpaese una gran parte della gente ripiegata su se stessa e che guarda il quotidiano alla luce del successo apparente  e del risultato economico. I molti  vedono e pesano quel che vogliono pesare e misurare.

Franco: Amici vi prego. Stanno portando il vino e gli affettati. Intanto distribuiamo questo e poi passiamo ad ordinare i primi. Comunque mentre verso voglio aggiungere una cosa in questo mondo tutto è sottoposto all’usura e alla scorrere del tempo e se non si hanno scopi fortificati dal conoscere bene se stessi e il proprio piccolo mondo si rischia di correre dietro al vento, di perdersi nel mutare delle cose e di restare dopo una vita d’affanni prostrati senza aver trovato il senso e lo scopo della propria vita. Quindi osserviamo che usare sempre lo stesso metro e la stessa misura per cose diverse può far precipitare nell’errore e nell’idiozia.

Stefano Bocconi: Intanto dividiamo il pane e versiamo il vino e poi sotto con il companatico. Siamo qui per star bene assieme. Allora iniziamo. E un brindisi alla salute, perché senza la salute della mente e del corpo nessuna impresa umana è possibile.

Clara Agazzi: Ben detto.



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