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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


21 gennaio 2013

Diario Precario dal 16/1 al 20/1

Data. Dal 16/1 al 20/1

Note.

Interrogazioni, lezioni.

Correzioni simulazione terza prova.

Piove, giornate nuvolose, umide, fredde.

Contratto firmato per le ore di lavoro riguardanti l’attività d’insegnamento alternativa all’ora di religione.

 

Considerazioni

Nell’ultimo scritto ho considerato come la struttura intima del sistema di produzione e consumo porti a una forma di vita incentrata sulla solitudine e sul seguire modi e costumi collettivi dettati o ispirati dalla pubblicità o dalle diverse forme di spettacolo e intrattenimento. Folle di consumatori, più o meno in grado di soddisfare i loro desideri del momento, intimamente soli sono il dato evidente del sistema. Ora la questione è come una massa di soggetti soli e in prospettiva amareggiati e disillusi possa dar luogo a qualche tipo di movimento politico o sociale. Il dato materiale non basta per smuovere la mente umana, occorre qualcosa che sostituisca nell’immaginario e  nelle speranze il posto delle promesse di potere e benessere che esprime il consumo di beni e la forza del denaro. Questo qualcosa mi par di delinearlo come una qualche forma di religione che si fa politica. Non necessariamente una religione con preti, libro sacro, alti sacerdoti, paramenti sacri e simboli e cerimonie; ma qualcosa di simile negli effetti. Si tratta di sostituire una visione del mondo e del destino dell’essere umano data dall’accettazione del presente così come appare con una forte promessa di una forma diversa e sostitutiva di civiltà e di vita. Questo può aver luogo solo con qualche forma di catastrofe materiale o di orientamento politico e culturale; troppi vivono bene come gregari, dirigenti e padroni all’interno del sistema di produzione e consumo e non è pensabile che costoro siano disposti a mettere in discussione posizioni di potere e di privilegio per qualche caso o per seguire qualche moda culturale.  Per scalzare un sistema di vita e consumo che è forma e visione del mondo per miliardi ormai di esseri umani ormai parte delle diverse tipologie di civiltà industriale occorre qualcosa di più di una filosofia politica. Ci vuole una duplice combinazione di scontro tra il sistema che pretende crescita e consumi infiniti con le risorse limitate del pianeta e una possibile alternativa psicologica e di vita in grado di trasformare il consumatore condizionato dalla pubblicità e dalle abitudini in qualcosa di diverso. La catastrofe materiale può portare la trasformazione radicale e  rapida del modo di vedere se stessi e il mondo naturale e umano, ma può anche non darsi questo caso. Semplicemente le diverse civiltà umane e le potenze imperiali incapaci di trovare ragionevoli alternative potrebbero implodere o dar luogo a guerre atroci e feroci senza venir a capo dei problemi e senza rimettere assieme progresso tecno-scientifico con la soluzione del problema del limite delle risorse. Comunque si tratta di 51 miliardi di ettari perchè tanti ne conta il pianeta azzurro, 2/3 di essi acqua perlopiù salata e del resto circa 12 usati per sostenere e collocare fisicamente nello spazio le civiltà industriali attuali.  Lo schianto probabile fra crescita infinita desiderata e perseguita da finanza, industria, grande distribuzione, oligarchie di miliardari al potere e ovvio limite delle risorse del pianeta può anche causare semplicemente una riduzione del numero di esseri umani sul pianeta e la formazione di regimi autoritari e dispotici o teocratici in seguito a guerre, proteste violentissime, carestie, pandemie…

Quindi le diverse forme di civiltà umana potrebbero subire un regresso nel numero dei viventi e nelle libertà individuali e nelle prospettive di benessere e felicità senza toccare i due nodi decisivi: la capacità di orientare la ricerca e lo sviluppo in direzioni che riducano i danni dell’impatto con i limiti del pianeta azzurro e la formazione di mentalità e di consumi compatibili con i problemi di acquisizione di risorse e di beni materiali che in questo contesto sono per forza di cose limitati. Quella condizione che può toccare questi due punti è per l’appunto la creazione di qualcosa che oggi ancora non esiste, ossia una forza di persuasione simile a una fede religiosa che trasformi la mentalità e ridefinisca senso della vita e prospettive esistenziali per questi milioni di singoli umani che vivono nelle folle anonime e un po’ tristi di consumatori.  




12 gennaio 2013

Diario Precario dal 4/1 al 10/1

Data. Dal 4/1/13 al 10/01/2013

Note.

Nuovo anno, è il 2013.

Di nuovo al lavoro, a scuola.

Lavori in corso sulle scale dell’edificio, si eseguono riparazioni.

Fine del quadrimestre vicina. Scadenze, registrazioni, voti, interrogazioni.

 

Considerazioni

Certe questioni della scuola sono ignote ai più. Ad esempio il periodo delle scadenze per i voti del quadrimestre, o trimestre a seconda dei casi, è uno dei più intensi. C’è qualcosa di meccanico in questa esigenza di arrivare al numero esatto di votazioni, e la solita questione dei ricorsi vinti per vizio di forma che volteggia invisibile sopra testa dei docenti. La cosa è comprensibile, la società italiana non è quella di trenta o quaranta anni fa e il docente nell’immaginario collettivo è una figura la cui importanza si è ridimensionata, la scuola stessa di fatto si è ridimensionata. Le figure di successo, e di conseguenza ricche e felici, che la pubblicità commerciale e il sistema d’intrattenimento e spettacolo offre al vasto pubblico non sono i docenti, gli eruditi, i filosofi. Al contrario sono ostentati e incensati professionisti dello sport, attori e attrici famose, top model, VIP vari, ereditiere giovanissime.

Nei pressi dei muri della scuola c’è la tipica scritta pseudo-anarchica in nero fatta con lo spray. Essa recita: “Gli studenti non sono vasi da riempire ma fuochi da accendere”. La mia impressione è la seguente: chi scrive queste cose non ha idea di cosa sia la condizione delle scolaresche di oggi a livello di grandi numeri. La politica è quasi scomparsa dalle scuole a livello di organizzazione, creazione ideologica, studio politico della società e dei massimi sistemi. Certo che quando la politica si fa spettacolo, va in televisione, entra nella rete allora diventa fatto pubblico anche per i giovanissimi e adolescenti. Ma il fatto che si parli di argomenti più o meno politici non vuol dire che vi sia dietro esperienza, preparazione, studio dei fatti notevoli della civiltà industriale, capacità di far attivismo per questa o quella causa. Questo è avvenuto non per inesistenti repressioni del corpo docenti, presidi o chissà cosa. Semplicemente la comunicazione, lo spettacolo televisivo, i personaggi di successo proposti dai format televisivi o in generale i VIP non sono politici o non si pongono come soggetti politici portatori di speranze rivoluzionarie, riformiste, innovatrici dell’esistente. La politica di partiti e movimenti di una certa consistenza numerica entrando nel meccanismo dell’intrattenimento spettacolare e del palinsesto televisivo ha privilegiato non la formazione e la preparazione dell’attivista o dell’elettore ma il consenso dello spettatore più o meno orientato. Fa eccezione la rete, ma solo in alcuni ambiti e in alcuni casi; il più famoso è quello dei gruppi vicini a Beppe Grillo. La mia impressione è che la maggior parte della comunicazione e dell’intrattenimento che occupa tanta parte dell’immaginario collettivo degli adolescenti non sia riconducibile all’impegno politico, a istanze di trasformazione della società, a forme di auto-formazione in ambito di scienze politiche o umanistiche. Quello che viene imputato comunemente alla politicizzazione come scioperi, occupazioni, manifestazioni è spesso una reazione o un ovvio agire tipico dell’adolescenza quando emergono i contrasti con l’ordine delle cose esistente. Paradossalmente è proprio la scuola l’ambito nel quale è meno influente l’opera di omologazione culturale attuata dalla diverse forme di pubblicità commerciale e di spettacolo televisivo o peggio si spettacolo a sfondo giornalistico. La relativa autonomia da certi processi pervasivi del sistema di produzione e consumo ne fa una sorta di territorio di confine, un limite.  Credo quindi che si consumi volutamente una sorta di auto-inganno, di frode contro se stessi quando s’appiccicano sugli studenti adolescenti e sul mondo umano della scuola speranze rivoluzionarie, insurrezionali, sovversive. L’essere confine della scuola fra stagioni diverse della vita e fra generazioni crea la possibilità del fraintendere, dell’attribuire strumentalmente e ideologicamente a fatti iscritti dentro  l’ovvio andare delle cose un valore e un senso falso. La scuola in Italia resta confine fra mondi umani, linguaggi, materie, insegnamenti, generazioni. L’attivismo riformatore in materia scolastica manifestato dal potere politico, e non solo, negli ultimi due decenni dimostra quanto questo essere confine risulti indigesto, fastidioso, e cosa notevole non sempre riconducibile a questo o a quello. Chi vuole vedere il mondo con le lenti dell’ideologia o del proprio esercizio del potere su esseri umani, denari e beni è tendenzialmente infastidito dall’essere confine della scuola sia essa elementare, media o superiore. Leggo quindi l’accanimento ideologico sulla scuola, tanto di chi ha il potere e lo esercita quanto di chi non lo ha e lo vorrebbe, come il fastidio per la natura di limite e di confine interno allo stesso fare scuola.




17 ottobre 2012

Diario Precario dal 13/10 al 15/10

Precario

Data. 13 e 14/10/2012

 

Note.

Dopo lo sciopero ho fatto riflessioni personali. Sto mettendo via in cantina e buttando via oggetti, fogli e  riviste. Mi sono passati davanti trenta lunghi anni di vita dall’infanzia a questa maturità acerba. Piccoli problemi domestici resi amari dalle questioni personali.

Fatto alla segreteria una telefonata per questioni di contratto.

Domenica ho partecipato all’ assemblea del movimento dei precari. Il linguaggio politico e sindacale di alcuni degli intervenuti non mi era gradito. Capisco che davanti alle grandi questioni politiche e alle vertenze  ognuno porta la sua personalità e la sua cultura politica. Non ho perso la mia capacità di parlare in pubblico. Unico segno buono della giornata di domenica.

Considerazioni.

Mi sono reso conto nel mettere via, nel  buttare che l’identità personale oggi passa per gli oggetti, per le cose. Nel mondo materiale l’individuo lascia tracce di sé materiali di cui parlano la burocrazia, opuscoli, carte, gli oggetti e le cose possedute e anche  le cose scartate. Sei stato ciò che hai posseduto, sei stato ciò che hanno certificato di te, sei stato ciò che i tuoi oggetti, abiti, attestati, registrazioni, accessori dicono di te. C’è poco da fare tutto porta a questa conclusione la materialità del passaggio in vita del singolo è integralmente materiale, concreta, fisica e finisce spesso nella pattumiera o in cantina.

Il linguaggio di alcuni intervenuti nell’assemblea dei precari alla SMS di Rifredi mi è dispiaciuto perché vi ho trovato dei residui ideologici indicativamente orientati a sinistra. Forse è un mio difetto ma per vedere il mito politico e l’idea del futuro devo vedere la concretezza degli atti materiali. E quel che tocco, osservo, considero oggi mi urla che il Novecento è finito e che questo è un secolo nuovo che si sta liberando del tutto dei miti del precedente secolo.  In un mondo umano segnato dalla decadenza della società dei consumi e dall’emergere di nuove potenze globali le minoranze al potere delineano orizzonti ideologici e anche di dominio dell’uomo sull’uomo di nuovo tipo. Il controllo oggi è la fantascienza dei modelli di dominio e controllo della prima metà del Novecento, un esempio della moltiplicazione della potenza di dominio e controllo sulle masse e sui singoli lo ricavo da questo paragone: le schede forate dell’IBM degli anni quaranta del Novecento stanno a internet come la clava sta alla pistola.  Tanta parte degli italiani  davanti alla globalizzazione e al pensiero neo-liberale, e alla nascita dei nuovi imperi globali e problemi globali si presentano con culture politiche di diverso orientamento pesantemente condizionate dai  residui di un passato novecentesco. Questo passato del Novecento serve a delimitare i punti di partenza di questo presente, ma solo la partenza e non gli anni presenti, che vanno altrove.

 

Ricordare

Nella storia e nello correre dei secoli può sembrare che molte cose siano uguali invece cambia almeno il colore dei calzini dei soldati.

 

Precario

Data. 15/10/2012

 

Note.

Giornata di lavoro, sento il peso degli anni passati.

Molto dell’entusiasmo per la vita e per il lavoro dei primi anni è dissolto. La mia camera è oggi diversa. Mi è divenuto chiaro nelle operazioni di pulizia e trasformazione che questa vita è una serie di passaggi, di percorsi, di cose andate e venute, di storie e di persone. Tutto cambia e cambiando si dissolve. Questo è oggettivo. La mia mente in queste settimane è andata più volte ai luoghi dell’infanzia e della pre-adolescenza, con questo esercizio di memoria la trasformazione della mia realtà mi è sembrata ancora più certa. Ciò che era è stato, ma oggi non è più. In fondo far l’insegnante è un mestiere, è un lavoro di tipo impiegatizio con una propria natura e con conseguenze sociali del tutto particolari e non riconducibili ad altre attività impiegatizie. Ma come lavoro è una cosa di contratti, di password, di Istanze On Line, di firme su fogli, di orari, verbali, di relazioni con colleghi, dirigenti, famiglie e allievi. Un mestiere dove è quotidiana la burocrazia piccole e grandi dosi.

Considerazioni.

Questa combinazione della burocrazia e della riflessione sulle mie vicende mi porta alla seguente osservazione: di solito il professore alle prese con verbali e registri non compare in film o telefilm o cartoni animati. Che sia un tema deprimente secondo  gli sceneggiatori?




13 ottobre 2012

Diario Precario dal 3/10 al 12/10

Precario

Data. Dal 03 al 04 /10/2012

 

Note.

Insegnata storia Medioevale, Storia dell’Italia nell’età Contemporanea, Filosofia ellenica. Non sono soddisfatto, occorre una verifica per capire il buon effetto delle mie lezioni. Devo capire quanto sono state efficaci le mie lezioni. Gli studenti dell’ultimo anno sono una cosa a parte.

Come devono sapere gli studenti ciò che è importante e significativo in modo che il docente riesca ad accorgersene in una verifica? Forse che essi hanno conoscenze affini o riconducibili alla materia in oggetto e che il sottoscritto non riesce a vedere o registrare? Una domanda importante questa qui. Perché non provare a capire se hanno delle conoscenze proprie e vedere se sono frammenti sparsi presi da fonti diverse o qualcosa di più sicuro? Devo pensarci.

 

Considerazioni.

La strada che ho fatto giovedì a piedi per raggiungere l’auto dei colleghi che mi davano un passaggio fino all’istituto è stata la fonte di una riflessione. Alcuni negozi nel corso degli anni sono diventati appartamenti, perfino un discount è diventato parte di un condominio, il marciapiede mi ha comunicato un senso di cattiva manutenzione, l’aria era umida e il cielo nuvoloso. Di nuovo la sensazione di vivere come in un tempo sospeso, fra l’urgenza di un qui e ora pieno di problemi materiali concreti  e un tempo altro lontano, che arriverà chissà quando e come. Curioso. Il passato sembra essere lì da qualche parte, il presente è ora, ma è il senso di ciò che sarà nel futuro che manca nella vita quotidiana. Forse ci mancano l’equivalente dei profeti del mondo antico.

 

 

 Precario

Data. Dal 05 al 07 /10/2012

 

Note.

I fatti notevoli di questi tre giorni sono legati alla burocrazia e alle attività mie non di lavoro. Incredibile quanto scuota il mio animo la burocrazia scolastica e quanto riesca a turbare la mia vita quotidiana; di fatto è un  fattore di destabilizzazione della mia vita. Una visita al nonno e a Firenze-gioca la fiera ludica, attività sociale come presentatore dell’esibizione del Judo-club al Centro Commerciale, cena con Alessio e due studenti universitari russi di passaggio. Molto materiale su cui riflettere.

 

Considerazioni.

Questa vita banale passa da esperienze diverse nel volgere della stessa giornata, talmente diverse da sembrare incompatibili o difficilmente accostabili, sembra di vivere staccati da un senso unico  e dalla logica delle cose che lega le parti del vissuto quotidiano, un po’ come nei sogni.

La visita al nonno e alla fiera ludica fiorentina mi ha ripresentato sotto i miei occhi luoghi noti e arcinoti, appartenenti alla memoria dell’infanzia, della pre-adolescenza, dell’adolescenza. Tutto è cambiato. E’ come se la realtà della memoria mi raccontasse una storia di cui si trova qua e là qualche traccia, qualche residuo, dei simboli, delle case, dei fabbricati. Il tempo di prima si è dissolto, un nuovo mondo umano ha preso il posto di ciò che era prima.

Precario

Data. 8 e 9/10/2012

 

Note.

Lezioni di storia e filosofia. I tempi annunciano i primi scioperi. Noto come una tensione che s’infila nel quotidiano. Le circolari su scioperi e assemblee sindacali convivono con il lavoro ordinario, con la lezione frontale e perfino con l’uso della LIM.  L’attività del docente è stata messa in pausa più volte in questi giorni per la lettura di circolari su questi temi, che avvisano studenti e famiglie di eventuali disservizi. 

Considerazioni.

Questa attività di circolari che annunciano disservizi fanno segnare al “barometro della scuola” la possibilità d’improvvisi scioperi degli studenti e del personale o perfino occupazioni. Questo porterà problemi sul programma, lo so. Si tratta di qualcosa che ho già visto, però è anche vero che va accolto un tempo difficile per quello che è. Forse anche operare nelle difficoltà può aiutare a capire meglio l’ordinario, o forse è l’ordinario che esiste solo nella mia mante e in realtà la realtà del mondo umano e  naturale è dominata dalla differenza, dal conflitto e dalla precarietà

Ricordare.

Il modo di dire del vecchio maestro di Judo : la vita passa tra momenti di gioia intervallati da dolori e dispiaceri, occorre cogliere l’attimo felice.

E’ morto da anni ma aveva per tempo espresso la sua saggezza.

Precario

Data. Dal 11/10/2012

 

Note.

Assemblea sindacale in orario di lavoro, riuscitissima, partecipata, con voci diverse.  Da anni non vedevo cose del genere e il personale femminile della scuola era la maggioranza. Ovviamente c’ero. Quelle che solo dieci anni fa erano forze sindacali collocabili a sinistra e in area “progressista” sono spiazzati dai fatti degli ultimi anni, dove di fatto le maggioranze parlamentari hanno espresso politiche neoliberali aggressive e non le solite politiche tradizionalmente conservatrici. Ho notato nelle parole di tanti intervenuti e anche in quelle dei sindacalisti la difficoltà a convivere con i tempi presenti e il disagio forte per una situazione spiacevolissima sul piano economico e sindacale. Per non parlare della condizione presente della società italiana e di quella che un tempo era denominata “questione morale”.  Di fatto nella riunione siamo stato chiamati allo sciopero che cade stavolta in una giornata nella quale io non lavoro. Dopo è probabile anche uno sciopero generale.

 

Considerazioni.

Questa situazione è per me una cosa paradossale. Da anni scrivevo su questioni di cultura, società e perfino di politica, cercando di agganciare il meglio che circola in Italia, ovviamente nei miei limiti. Quindi l’aggressività dei modelli di società e d’azione politica del neo-liberalismo  era nota e per quasi dieci anni in occasione di discussioni o assemblee sindacali avevo espresso le mie posizioni e le mie considerazioni. Spesso mi scambiavano per un tipo singolare se non peggio. Col senno di poi ho la soddisfazione personale di vedere tanti che vedono quello che io analizzavo e osservavo nei ritagli di tempo alla luce di studi e letture mie. Si tratta di una tipica soddisfazione amara. Ho avuto ragione su alcune cose ma tanto non serve, i molti si sono mobilitati dopo, a partire da una situazione di difesa delle proprie condizioni di lavoro quando le controparti hanno già completato lo schieramento e posto in essere la loro strategia. Quella che una volta era denominata, con più o meno precisione filosofica,  “Egemonia Culturale” è al livello di classi sociali benestanti o ricche in mano alle diverse forme dell’ideologia politica neo-liberale, e la conseguenza è la creazione dell’agenda politica sulla base delle idee forti di carattere neo-liberale. Da qui viene quello che è il calare il peso tragico della crisi finanziaria mondiale in atto  sui ceti che lavorano in modo precario o con uno stipendio medio o basso.

 

Ricordare.

Queste cose sul pensiero neo-liberale io le avevo dette in pubblico per tempo. Svuotando la mia stanza in questi giorni ho ritrovato il volantino del gruppo  Quinto Alto, un sodalizio informale di filosofi e di studiosi, era una tre giorni di studi sulla scuola di cui io ero il più giovane promotore. S’ intitolava “ pensare la scuola” e mi ero riservato la conferenza che parlava delle politiche di carattere neo-liberale sulla scuola alla luce di una serie di testi che avevo studiato. Sono passati sei anni da allora.

 

Precario

Data. 12/10/2012

 

Note.

Sciopero della scuola. Ci siamo arrivati. Ci sono arrivato. La prima impressione è venuta dal treno dei pendolari. Studenti, venditori ambulanti di colore, lavoratori, impiegati dei ceti medio-bassi. Ho visto una fatica di vivere in quei volti e nei gesti che da sola giustifica qualsiasi sciopero. Poi la pioggia, la folla nel luogo del raduno, le vecchie conoscenze, qualche battuta, qualche discorso, le bandiere con il rosso come colore tipico, i megafoni e via per la sfilata nel centro cittadino. Cosa notevole di questo corteo: studenti e personale ATA e insegnati assieme, tutti nello stesso scorrere.  Il corteo si ferma e poi il gesto di consegnare le richieste scritte alle autorità e la chiusura della manifestazione. Per il resto della giornata problemi in casa, preoccupazioni varie, lavori di spostamento di mobilia, lezione di Judo.

Risultato: stanco.

 

Considerazioni.

Questa manifestazione è ben riuscita, il problema è il dopo. Infatti sono rimasto in quei luoghi dopo lo scioglimento del corteo e la vita cittadina è tornata a scorrere, come se non fosse successo nulla, come se fosse passata una qualche specie d’interruzione. Sciopero, corteo, discorsi, volantini, passaggio nelle vie cittadine sono passati per le strade e le piazze. Queste poi hanno ripreso il loro corso ordinario. Il quotidiano sembra fatto di fango. Un lago intero di fango. Riesce ad assorbire tutto, a sporcare tutto, a rimanere se stesso qualsiasi cosa cada sulla sua superfice. Il punto è questo. Come è possibile nel XXI secolo incidere sul quotidiano, far in modo che questo ordinario scorrere delle cose si fermi?

Forse lo sciopero generale?

Ci deve essere un modo per determinare una mobilitazione che incida nel quotidiano della società del XXI secolo. Per ora però non riesco a vedere gli strumenti di rivendicazione e protesta del XX secolo come la soluzione al problema della trasformazione della mentalità e dell’immaginario collettivo di milioni di esseri umani che vivono nel Belpaese. La propaganda politica, la pubblicità commerciale, l’inquadramento nella vita lavorativa o nelle diverse categorie di consumatori ad oggi sono più forti del richiamo ai simboli sindacali e di contestazione e alla fisicità degli scioperi e delle manifestazioni. Ci vuole una strategia comunicativa che spiazzi quelli che volontariamente o involontariamente sono strumenti e forze di controllo dei sentimenti e delle idee di milioni di umani. Questi strumenti sono di fatto in mano a una minoranza di ricchissimi di orientamento politico neo-liberale fortemente interessati a creare una società di individui separati, soli e facilmente condizionabili e possibilmente poveri o indebitati e con reti sociali d’assistenza nulle o ridotte nell’efficacia. Tanta parte delle aspirazioni e delle prospettive immaginarie di milioni di singoli sono il prodotto delle impressioni della pubblicità commerciale  e dei prodotti d’intrattenimento sul vissuto quotidiano. Questo è il punto da trasformare, occorrono modelli e visioni del mondo altre e diverse.

 




13 ottobre 2012

Diario Precario dal 3/10 al 12/10

Precario

Data. Dal 03 al 04 /10/2012

 

Note.

Insegnata storia Medioevale, Storia dell’Italia nell’età Contemporanea, Filosofia ellenica. Non sono soddisfatto, occorre una verifica per capire il buon effetto delle mie lezioni. Devo capire quanto sono state efficaci le mie lezioni. Gli studenti dell’ultimo anno sono una cosa a parte.

Come devono sapere gli studenti ciò che è importante e significativo in modo che il docente riesca ad accorgersene in una verifica? Forse che essi hanno conoscenze affini o riconducibili alla materia in oggetto e che il sottoscritto non riesce a vedere o registrare? Una domanda importante questa qui. Perché non provare a capire se hanno delle conoscenze proprie e vedere se sono frammenti sparsi presi da fonti diverse o qualcosa di più sicuro? Devo pensarci.

 

Considerazioni.

La strada che ho fatto giovedì a piedi per raggiungere l’auto dei colleghi che mi davano un passaggio fino all’istituto è stata la fonte di una riflessione. Alcuni negozi nel corso degli anni sono diventati appartamenti, perfino un discount è diventato parte di un condominio, il marciapiede mi ha comunicato un senso di cattiva manutenzione, l’aria era umida e il cielo nuvoloso. Di nuovo la sensazione di vivere come in un tempo sospeso, fra l’urgenza di un qui e ora pieno di problemi materiali concreti  e un tempo altro lontano, che arriverà chissà quando e come. Curioso. Il passato sembra essere lì da qualche parte, il presente è ora, ma è il senso di ciò che sarà nel futuro che manca nella vita quotidiana. Forse ci mancano l’equivalente dei profeti del mondo antico.

 

 

 Precario

Data. Dal 05 al 07 /10/2012

 

Note.

I fatti notevoli di questi tre giorni sono legati alla burocrazia e alle attività mie non di lavoro. Incredibile quanto scuota il mio animo la burocrazia scolastica e quanto riesca a turbare la mia vita quotidiana; di fatto è un  fattore di destabilizzazione della mia vita. Una visita al nonno e a Firenze-gioca la fiera ludica, attività sociale come presentatore dell’esibizione del Judo-club al Centro Commerciale, cena con Alessio e due studenti universitari russi di passaggio. Molto materiale su cui riflettere.

 

Considerazioni.

Questa vita banale passa da esperienze diverse nel volgere della stessa giornata, talmente diverse da sembrare incompatibili o difficilmente accostabili, sembra di vivere staccati da un senso unico  e dalla logica delle cose che lega le parti del vissuto quotidiano, un po’ come nei sogni.

La visita al nonno e alla fiera ludica fiorentina mi ha ripresentato sotto i miei occhi luoghi noti e arcinoti, appartenenti alla memoria dell’infanzia, della pre-adolescenza, dell’adolescenza. Tutto è cambiato. E’ come se la realtà della memoria mi raccontasse una storia di cui si trova qua e là qualche traccia, qualche residuo, dei simboli, delle case, dei fabbricati. Il tempo di prima si è dissolto, un nuovo mondo umano ha preso il posto di ciò che era prima.

Precario

Data. 8 e 9/10/2012

 

Note.

Lezioni di storia e filosofia. I tempi annunciano i primi scioperi. Noto come una tensione che s’infila nel quotidiano. Le circolari su scioperi e assemblee sindacali convivono con il lavoro ordinario, con la lezione frontale e perfino con l’uso della LIM.  L’attività del docente è stata messa in pausa più volte in questi giorni per la lettura di circolari su questi temi, che avvisano studenti e famiglie di eventuali disservizi. 

Considerazioni.

Questa attività di circolari che annunciano disservizi fanno segnare al “barometro della scuola” la possibilità d’improvvisi scioperi degli studenti e del personale o perfino occupazioni. Questo porterà problemi sul programma, lo so. Si tratta di qualcosa che ho già visto, però è anche vero che va accolto un tempo difficile per quello che è. Forse anche operare nelle difficoltà può aiutare a capire meglio l’ordinario, o forse è l’ordinario che esiste solo nella mia mante e in realtà la realtà del mondo umano e  naturale è dominata dalla differenza, dal conflitto e dalla precarietà

Ricordare.

Il modo di dire del vecchio maestro di Judo : la vita passa tra momenti di gioia intervallati da dolori e dispiaceri, occorre cogliere l’attimo felice.

E’ morto da anni ma aveva per tempo espresso la sua saggezza.

Precario

Data. Dal 11/10/2012

 

Note.

Assemblea sindacale in orario di lavoro, riuscitissima, partecipata, con voci diverse.  Da anni non vedevo cose del genere e il personale femminile della scuola era la maggioranza. Ovviamente c’ero. Quelle che solo dieci anni fa erano forze sindacali collocabili a sinistra e in area “progressista” sono spiazzati dai fatti degli ultimi anni, dove di fatto le maggioranze parlamentari hanno espresso politiche neoliberali aggressive e non le solite politiche tradizionalmente conservatrici. Ho notato nelle parole di tanti intervenuti e anche in quelle dei sindacalisti la difficoltà a convivere con i tempi presenti e il disagio forte per una situazione spiacevolissima sul piano economico e sindacale. Per non parlare della condizione presente della società italiana e di quella che un tempo era denominata “questione morale”.  Di fatto nella riunione siamo stato chiamati allo sciopero che cade stavolta in una giornata nella quale io non lavoro. Dopo è probabile anche uno sciopero generale.

 

Considerazioni.

Questa situazione è per me una cosa paradossale. Da anni scrivevo su questioni di cultura, società e perfino di politica, cercando di agganciare il meglio che circola in Italia, ovviamente nei miei limiti. Quindi l’aggressività dei modelli di società e d’azione politica del neo-liberalismo  era nota e per quasi dieci anni in occasione di discussioni o assemblee sindacali avevo espresso le mie posizioni e le mie considerazioni. Spesso mi scambiavano per un tipo singolare se non peggio. Col senno di poi ho la soddisfazione personale di vedere tanti che vedono quello che io analizzavo e osservavo nei ritagli di tempo alla luce di studi e letture mie. Si tratta di una tipica soddisfazione amara. Ho avuto ragione su alcune cose ma tanto non serve, i molti si sono mobilitati dopo, a partire da una situazione di difesa delle proprie condizioni di lavoro quando le controparti hanno già completato lo schieramento e posto in essere la loro strategia. Quella che una volta era denominata, con più o meno precisione filosofica,  “Egemonia Culturale” è al livello di classi sociali benestanti o ricche in mano alle diverse forme dell’ideologia politica neo-liberale, e la conseguenza è la creazione dell’agenda politica sulla base delle idee forti di carattere neo-liberale. Da qui viene quello che è il calare il peso tragico della crisi finanziaria mondiale in atto  sui ceti che lavorano in modo precario o con uno stipendio medio o basso.

 

Ricordare.

Queste cose sul pensiero neo-liberale io le avevo dette in pubblico per tempo. Svuotando la mia stanza in questi giorni ho ritrovato il volantino del gruppo  Quinto Alto, un sodalizio informale di filosofi e di studiosi, era una tre giorni di studi sulla scuola di cui io ero il più giovane promotore. S’ intitolava “ pensare la scuola” e mi ero riservato la conferenza che parlava delle politiche di carattere neo-liberale sulla scuola alla luce di una serie di testi che avevo studiato. Sono passati sei anni da allora.

 

Precario

Data. 12/10/2012

 

Note.

Sciopero della scuola. Ci siamo arrivati. Ci sono arrivato. La prima impressione è venuta dal treno dei pendolari. Studenti, venditori ambulanti di colore, lavoratori, impiegati dei ceti medio-bassi. Ho visto una fatica di vivere in quei volti e nei gesti che da sola giustifica qualsiasi sciopero. Poi la pioggia, la folla nel luogo del raduno, le vecchie conoscenze, qualche battuta, qualche discorso, le bandiere con il rosso come colore tipico, i megafoni e via per la sfilata nel centro cittadino. Cosa notevole di questo corteo: studenti e personale ATA e insegnati assieme, tutti nello stesso scorrere.  Il corteo si ferma e poi il gesto di consegnare le richieste scritte alle autorità e la chiusura della manifestazione. Per il resto della giornata problemi in casa, preoccupazioni varie, lavori di spostamento di mobilia, lezione di Judo.

Risultato: stanco.

 

Considerazioni.

Questa manifestazione è ben riuscita, il problema è il dopo. Infatti sono rimasto in quei luoghi dopo lo scioglimento del corteo e la vita cittadina è tornata a scorrere, come se non fosse successo nulla, come se fosse passata una qualche specie d’interruzione. Sciopero, corteo, discorsi, volantini, passaggio nelle vie cittadine sono passati per le strade e le piazze. Queste poi hanno ripreso il loro corso ordinario. Il quotidiano sembra fatto di fango. Un lago intero di fango. Riesce ad assorbire tutto, a sporcare tutto, a rimanere se stesso qualsiasi cosa cada sulla sua superfice. Il punto è questo. Come è possibile nel XXI secolo incidere sul quotidiano, far in modo che questo ordinario scorrere delle cose si fermi?

Forse lo sciopero generale?

Ci deve essere un modo per determinare una mobilitazione che incida nel quotidiano della società del XXI secolo. Per ora però non riesco a vedere gli strumenti di rivendicazione e protesta del XX secolo come la soluzione al problema della trasformazione della mentalità e dell’immaginario collettivo di milioni di esseri umani che vivono nel Belpaese. La propaganda politica, la pubblicità commerciale, l’inquadramento nella vita lavorativa o nelle diverse categorie di consumatori ad oggi sono più forti del richiamo ai simboli sindacali e di contestazione e alla fisicità degli scioperi e delle manifestazioni. Ci vuole una strategia comunicativa che spiazzi quelli che volontariamente o involontariamente sono strumenti e forze di controllo dei sentimenti e delle idee di milioni di umani. Questi strumenti sono di fatto in mano a una minoranza di ricchissimi di orientamento politico neo-liberale fortemente interessati a creare una società di individui separati, soli e facilmente condizionabili e possibilmente poveri o indebitati e con reti sociali d’assistenza nulle o ridotte nell’efficacia. Tanta parte delle aspirazioni e delle prospettive immaginarie di milioni di singoli sono il prodotto delle impressioni della pubblicità commerciale  e dei prodotti d’intrattenimento sul vissuto quotidiano. Questo è il punto da trasformare, occorrono modelli e visioni del mondo altre e diverse.

 




3 ottobre 2012

Diario Precario 2/10

Precario

Data. 02/10/2012

 

Note.

Giornata  così e così. Fatte due ore e una supplenza, la supplenza per una questione di sostituzione temporanea del docente. Le prime impressioni dell’anno scolastico confermano quanto la civiltà dei consumi e il linguaggio della pubblicità commerciale sia dominante nella mentalità e nel pensiero degli adolescenti. Quello è il loro primo linguaggio, il punto di riferimento oltre e aldilà la realtà scolastica.  Alla ricerca delle quattro ore che mancano al completamento del mio orario. Che dovrebbe essere di 18 ore e non di 14. Forse la soluzione è in arrivo… forse né sì né no…forse no. Chissà.

 Ci vuole pazienza il caso e la burocrazia devono far il loro corso. In particolare mi sembra meccanico il senso della cosa, e l’attesa. Fatta corsa e arrivato in ritardo alla riunione dei docenti. Oggetti in esame la programmazione e le varie ed eventuali. Così è volato via il pomeriggio.

Comunque l’importante di oggi non è la cronaca del lavoro ma il sogno che ho fatto poco prima del risveglio. Strano ricordare i sogni all’alba.

 

Note.

Quel sogno è la cosa più inquietante di oggi . Poco prima del risveglio ho sognato che era arrivata la guerra, nel sogno era una cosa attesa, ovvia. Attacco di due droni o qualcosa del genere su una base NATO sulla costa, lampi aerei, incendio, fumo. Mi ricordo che nel sogno mi sono arrampicato sulla casa di Tarzan, alta circa cinque metri, del campeggio dove avevo trascorso infanzia e  adolescenza. Si staccavano dei pezzi ma alla fine riuscivo a salire e a vedere il fumo in lontananza fra la foresta e la costa. Sotto la gente commentava, stavano come in villeggiatura, come se fosse tutto normale. Poi il risveglio con la nota che questo sogno era una cosa strampalata. Come tutti i sogni. Eppure la casualità onirica mi riporta a una grande verità di oggi ed è la convivenza della normale vita dei molti con il fatto militare, con guerre lontane, con politiche belliciste e imperiali oggi dominanti e malamente nascoste dal rumore quotidiano delle cronache dal Palazzo dei capi politici e da quello dei VIP da rivista scandalistica o di cronaca.

 

Considerazioni.

La guerra è un tema, una questione che non interessa molto la maggior parte della popolazione.  La maggior parte degli italiani ha troppi problemi banalissimi e quotidiani per pensare a ciò che è oltre, a quel che è aldilà del proprio orizzonte, lontano dal personale spazio di vita quotidiana. La maggior parte degli adolescenti, inoltre,  ha un mondo di riferimenti e di valori collegato agli stimoli che ricevono continuamente dalla pubblicità commerciale e della televisione e dai nuovi media; spesso e volentieri la questione del fatto militare è rimossa, oscurata, cancellata. La guerra che oggi si esprime in forme diverse da quelle del primo Novecento causa di solito un calo dei consumi, preoccupazioni, difficoltà politiche, inquietudini. Allora viene rimossa, quasi cancellata dalla presenza ordinaria, dalla banalità del quotidiano. Non se ne parla, non la si fa vedere se non in casi e in circostanze specifiche, non è normalmente osservabile. L’ordinario agire sociale deve muoversi secondo percorsi noti, semplici, costruiti per un sistema che crea bisogni, consumi, spazzatura, linguaggi piegati alle esigenze del commercio e dell’industria dell’intrattenimento. Ecco che nel sogno compare quest’inquietante presenza rimossa dal quotidiano.  L’oggetto di tanti anni di studi di storia e di formazione universitaria compare in forme casuali e confusamente ricordate.

Aveva qualcosa di familiare la scena del sogno dove mi arrampicavo sulla casa di Tarzan, una costruzione in legno a forma di capanna sospesa su un pilone di cemento di circa cinque metri. C’era il ricordo dell’infanzia e della pre-adolescenza e la cronaca seminascosta dei nostri giorni; la banale mattanza delle nuove guerre  si era fusa con i ricordi del passato, come se i due tempi fossero fra loro in collegamento, come se un filo a me ignoto di causa-effetto collegasse gli anni ottanta del Novecento al duemiladodici. Si noti non i massimi sistemi, le ideologie, le armi. Proprio la vita personale. Come se l’adolescente degli anni ottanta al campeggio fosse in collegamento con l’uomo del 2012 che cerca di capire i conflitti del presente alla luce di quel che arriva dalla televisione, da internet, dalle riviste, dalla carta stampata. Forse è proprio così. Certi aspetti tragici e inquietanti del presente possono essere solo immaginati con spirito adolescenziale, osservati allo stesso modo con cui un ragazzo scruta l’orizzonte dalla capanna di Tarzan in lontani pomeriggi d’agosto. Immaginando quel che non vede e non sente.




29 settembre 2012

Diario Precario 26/09

Precario

Data. 26/09/2012

 

Note.

Giorno della convocazione. Ore 9. Aula grande per le conferenze di un noto istituto di periferia dove ho a suo tempo prestato servizio.

Prima impressione: cancelli chiusi, professori precari fuori e personale istituto e allievi dentro assieme ai responsabili della convocazione. Immagine mistica: il dentro e il fuori dal Tempio, iniziati e profani, fedeli e catecumeni.

Curiosa visione di carattere sacro con abbondanza di citazioni fantozziane. Poi il fastidio dell’attesa, battute di umor nero, al cancello un volantinaggio di offerte per corsi di specializzazione, uno striscione dei precari, molte insegnanti donne, squilli di cellulare. La commissione che inizia i lavori e chiama secondo la procedura e le classi d’insegnamento dalle liste delle graduatorie. Considerazioni e battute per ingannare il fastidio e l’attesa. Dopo tre ore arriva il mio turno, uno spezzone di quattordici ore, andare a restituire la chiave, andare nella nuova scuola, prendere servizio. Come ogni anno, ma ogni anno sempre peggio per me. Sempre più fastidio davanti a questa procedura, quasi un rito della burocrazia. Così vola il primo pomeriggio fra la scuola che devo lasciare per la cattedra del CSA e quella nuova, dove avevo la supplenza fino ad avente diritto, per le formalità del caso. Nuovo anno scolastico, nuovo lavoro, vecchi problemi, rifare i programmi.

 

Considerazioni.

Questa volta mi è capitata la conferma di quanto sia clamorosa in termini numerici la presenza femminile nella scuola. Alcune professoresse sono entrate nel bagno dei maschi. Non entravano più nel loro, del resto noi non eravamo la maggioranza. Sulle prime ho avuto una sorta d’espressione di sorpresa, mi ero chiesto se non avessi sbagliato porta ed ero corso a vedere, tutto a posto. Poi ho capito che la necessità fisiologica fa saltare le convenzioni, e la realtà parla di una larga maggioranza di donne nella scuola. Questo mi fa pensare al fatto che in fondo ci deve essere una sorta di pregiudizio nella scuola, infatti via via che si sale d’importanza nella gerarchia dell’insegnamento la presenza femminile si fa più rara. Tante le donne maestre, molte le professoresse delle scuole medie e dei licei ma molte meno fra i professori universitari. Di fatto è una gerarchia non scritta, qualcosa di tacito, di noto e nello stesso tempo di non formalizzato. Il sotto della gerarchia a prevalenza femminile, il sopra a prevalenza maschile. Mi piacerebbe avere un po’ di statistiche per provare o smentire questo mio pensiero. Per ora ci pensano i giornali a donare alla pubblica opinione le percentuali sulla prevalenza della docenza femminile.

(http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/09/04/ciao-maestro-le-donne-in-cattedra.html)

Ricordare.

Il mestiere

Restituire le chiavi. Un gesto comune per supplenti e precari; rendere al bidello le chiavi del cassetto del docente. Mi ricordo di una volta dove quasi mi commossi. Una scena da libro d’infanzia. Un custode con la barba bianca e il grembiule da lavoro blu mi si fa avanti e con tono cortese e amichevole prende in mano le chiavi del cassetto. La supplenza finiva poco prima delle vacanze di natale, ovvio che sarei rimasto senza stipendio per le feste,  e avrei in mancanza di certezza della durata della  cattedra accettato una nuova supplenza in un diverso istituto che dai primi di gennaio sarebbe arrivata a giugno. Mi ricordo quest’immagine quasi consolatoria di questo custode che con un fare da primo Novecento salutava rispettosamente, s’informava del fatto  e cordialmente mi augurava buona fortuna. Ne doveva aver visti tanti e viste tante di queste storie banali. Di solito la restituzione delle chiavi è una formalità,  un gesto così rozzo e ordinario da sembrare una faccenda di bassa burocrazia. Invece quell’episodio mi aprì la mente all’evidenza che era il segno concreto del passaggio. Il tuo cassetto è l’appartenere in quel momento al corpo docenti dell’istituto, il tuo lasciare il cassetto è l’uscita dal corpo docenti. Nel Judo c’è l’inchino come segno di rispetto, come formalità, come saluto. La restituzione delle chiavi è l’assolutamente informale inchino del supplente all’organigramma dell’istituto, alla continuità della scuola, alla materialità dell’essere docente con tanto di cassetto, registro cartaceo, eventuali compiti e libri ben stipati. Una chiave di banalissima fattura diventa il simbolo di una presenza, di un percorso lavorativo, di un pezzo di vita. Più della matita Rosso-Blu  o del registro personale la chiave dell’armadietto o del cassetto è il simbolo del docente in cattedra.




28 settembre 2012

Diario Precario







Precario

 

Data. Dal 17/9 al 20/9

 

Note.

Settimana difficile aperta sotto il segno dell’incerto. Trovata supplenza fino ad avente diritto. Quanto? Forse una settimana, forse un mese. Dipende. Ma non da me.

 

Considerazioni.

Questa condizione ricorda i fili tirati dai burattinai nel film di Pasolini “Cosa sono le nuvole”. Su Youtube è visibile a pezzi il film pasoliniano, ormai i grandi del passato ritornano artificialmente  nel mondo del virtuale. Il mio essere al lavoro dipende da variabili di cui non sono né responsabile e neppure parte della soluzione. La precarietà attraverso il reclutamento del corpo docente entra nell’educazione, nella scuola. Non avevo mai pensato a una cosa del genere, ma in effetti il sistema scolastico è riflesso della società in generale e quindi anche della sua precarietà spalmata su tutti i livelli di vita e lavoro.

 

Ricordare.

Il docente non è solo un lavoratore, è anche educatore e insegnante. Un po’ difficile continuare a pensarla così in una società dove prevale l’interesse personale, la competizione individuale aldilà e contro le regole della civile convivenza fra umani, la comunicazione della pubblicità commerciale, il possesso di beni materiali e di denari come senso unico e ultimo della vita. Il docente è forzato ad essere filosofo nel senso meno simpatico del termine ossia di quello del pensiero critico e della saggezza marginale al reale in quanto reale. Tuttavia questa considerazione può essere facilmente  impugnata. LA CIVILTA’ INDUSTRIALE tende a trasformare ogni tipologia di attività umana in un lavoro salariato, in un fatto di produzione stipendiato. Tutto ciò che di concreto, reale, ordinato, integrato avviene in una civiltà industriale necessita di burocrazia, di controllo, di regolamenti, di leggi, di strutturazione in un sistema di produzione, sviluppo e consumo e manco a dirlo di obsolescenza, sostituzione, trasformazione in spazzatura forse riciclabile. Un Socrate che teneva le sue “lezioni” con dialoghi tenuti in piazza, nelle vie di Atene, nelle case di privati in occasioni più o meno festose oggi non potrebbe essere collocato nel numero dei docenti. La docenza esige l’integrazione in un sistema, in regole, in un lavoro stipendiato, in un sistema di organizzazione burocratica e amministrativa complessa. Tutto deve entrare in una qualche logica amministrativa, produttiva, organizzativa; lo spirito libero socratico è troppo intellettuale per l’ordinario, troppo eccentrico per il banale, troppo intellettualmente sovversivo per il quotidiano. Risponde a qualcosa d’interiore e completamente svincolato dalla realtà ordinata e civile. In effetti il Socrate era figlio di una civiltà pre-industriale e per molti aspetti ancora arcaica. Questa civiltà è il nuovo tempo, un tempo diverso da quello naturale delle stagioni, dei mesi, del sorgere e tramontare del sole. La civiltà industriale è una natura altra e seconda e  sta creando al sua  umanità, la sua gente, perfino il suo mondo.

 

Precario

 

Data. 24/09/2012

Note.

Ieri notte vista comunicazione convocazioni del Centro Servizi Amministrativi. In arrivo nuovo probabile posto di lavoro. Non mi piace. La cosa mi fa star male. Questo prendere e lasciare mi dà fastidio, mi dà il senso delle cose fatte a metà, imperfette. Perché questo mio mestiere viene trattato in questo modo? Tutte le volte provo un fastidio. E’ il senso del dover rincominciare da capo, rifare di nuovo un percorso di lavoro, di studio, educazione, di banale quotidianità.

Considerazioni.

Questa è l’ennesima volta che succede.

Dieci anni di lavoro nel settore fanno pensare al trascorrere delle cose nella vita umana.  Oggi qui, domani là. Forse… Il tempo che scorre mi nuoce. Mi fa pensare e mi costringe a rivivere i passaggi più importanti della mia vita. Sono sicuro di sognarli in forma contorta di notte, ma per fortuna queste cose sfumano e si dissolvono all’alba. Sono sogni. Forse.

Ricordare.

Il mestiere presuppone di dover ripercorrere in modo diverso strade simili, esperienze già osservate, fatti noti. Continuità e discontinuità si formano nel capriccio di qualcosa su cui non si ha potere. Vietato crollare di testa.




28 agosto 2008

IL BUIO DOPO LA NOTTE

Il quotidiano il “Corriere della Sera” del 9 agosto 2008 regala al lettore due notizie di cronaca politica a pag.13. La notizia principale è che il leader del centro-sinistra Giuliano Amato guiderà la commissione voluta dal Sindaco di destra della capitale Alemanno sulla falsariga della commissione “Attali”, una trovata francese che mette assieme personalità di diverso orientamento politico. La seconda è che Bobo Craxi non lascia la politica e si darà alle trasmissioni di Red TV, che a quanto pare è di area Dalemiana. Forse si tratta di notizie gonfiate, forse no, le prossime settimane racconteranno cosa c’è di vero e cosa c’è di esagerato.

Tuttavia questa pagina del vecchio “Corriere della Sera”, che non è di certo una pubblicazione comunista, rivela quanto siano dissolte e decomposte le ideologie e le appartenenze. Solo per un misero calcolo elettorale si eccitano sotto le elezioni i fantasmi del fascismo del ventennio, o l’orrore del Craxismo decisionista. Lo stravecchio e logoro trasformismo italiano nel quale non si sa dove finisca l’opposizione e dove inizi il governo si rinnova anno dopo anno, personaggi illustri che ne hanno viste e fatte di tutti i colori rimangono al potere e i molti del popolo frastornati e storditi dai loro spettri ringraziano commossi i novelli salvatori di non si sa che cosa. Lo stesso quotidiano pubblica un’intervista al professor Prodi che si consola con gli affetti familiari e con una Fondazione. Scrivo questo mentre viene pubblicato oggi, 26 agosto 2008, l’editoriale di esordio del nuovo direttore  Concita De Gregorio nel quale a un certo punto scrive:”Per i nostri figli il futuro sarà peggiore del nostro . Lo è. Precario, più povero, opaco. Chi può li manda altrove, li finanzia per l’espatrio, insegna loro a “farsi furbi”. Chi non può soccombe. E’ un disastro collettivo…Un modello culturale, etico, morale si è corrotto.”. Questo punto di vista tiene conto di quello che è successo negli ultimi vent’anni, tuttavia manca di un elemento: nel tutti colpevoli c’è chi era chiamato ad avere responsabilità e chi no. Quando c’era il PCI tutti i giorni, e nonostante le intese per formare con i socialisti diverse giunte comunali e provinciali, partivano dagli autori di satira politica e dai giornalisti di sinistra sassate morali sul craxismo, sulla DC, sul pentapartito. Quell’area di sinistra che rappresentò alle elezioni del 1983 un terzo degli italiani era dura sul trasformismo e sulla questione morale. Dove sono adesso i profeti di allora? Se erano così tanto profeti perché questo paese tante volte ha voltato le spalle a quell’area politica negandogli, dopo il 1989 ovviamente, la possibilità di esprimere il governo del paese? Perché un terzo degli elettori al tempo di Belinguer era disposto all’opposizione dura, ad essere contro la decomposizione del Belpaese? Cosa è cambiato?. Qui non siamo stati invasi dai marziani rossi, e meno che mai dagli alieni ermafroditi della galassia di Andromeda, i processi culturali e materiali che ci hanno portato fin qui sono la manifestazione del fallimento di qualcosa di più del fare politica “a sinistra”. Qui è andata a pezzi la Repubblica intesa come collante delle molte diversità delle genti italiane, il che è piuttosto grave trattandosi non di un regno o di una dittatura ma di una “Democrazia”. Evidentemente non era quella l’opposizione giusta, oppure non era abbastanza. In questa notte della decomposizione e della senescenza di questa Repubblica di tutti e di nessuno sembra che i molti del popolo italiano siano candidati a non vedere il giorno ma una nuova tenebra, come se dopo le tenebre arrivasse una lunga eclissi. Le difformi e divise genti d’Italia hanno per metà sfasciato il loro paese e per l’altra metà hanno permesso che andasse a pezzi, dimostrando nella maggioranza dei casi di essere cittadini e uomini liberi solo a mezzo servizio e per loro comodo particolare. Tutti sono colpevoli ma a livelli differenti, chi è anziano, chi ha avuto denari e successo, chi ha esercitato un potere è maggiormente responsabile. Del resto questa è ancora una democrazia deforme, inqualificabile, malata, ma pur sempre democrazia, quindi questo tipo di responsabilità non appartengono al tiranno o al re di turno ma alla collettività. O si è abbastanza liberi e virtuosi per vivere da cittadini, oppure il sistema democratico s’indebolisce, si disgrega e termina sovente in malo modo oppure si trasforma in una grottesca caricatura di quello che dovrebbe essere e non è. Non usciremo dalla notte se non con uno sforzo di volontà collettivo, ritrovando qualcosa che unisce le differenze in nome di qualcosa di comune e di alto. La politica dovrebbe fondersi con l’etica, ma per ora qui nel Belpaese ci sono solo tenebre.

IANA per Fututoieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




7 aprile 2008

NEL PAESE DEI FORTI

Il gentile lettore perdonerà se chi scrive stavolta inizia con una riflessione a partire da un quotidiano poco simpatico come è “La Repubblica”, tuttavia nel numero di lunedì 7 aprile 2008 è presente un’inchiesta sui nonni che rubano ne supermercati per miseria e fame e sulla cronaca fiorentina l‘articolo sulla requisizione dei furgoncini, fatta dai vigili urbani, che trasportavano in Ucraina i pacchi delle badanti e che vendevano le medesime giornali, pane nero di quella Nazione, cioccolato. Ora si deve sempre, poiché siamo nel Belpaese, prendere ogni notizia dei quotidiani con cautela, tuttavia queste due notizie la dicono lunga su cosa siamo oggi. Nel giorno di roventi polemiche elettorali su come sono fatte le schede in cui si usano toni sopra le righe, ecco che si materializza qualcosa che la politica ufficiale ha rimosso volutamente: la povertà umana e la miseria morale e intellettuale di questo paese. L'inchiesta sui vecchi&ladri come viene riportatta dal giornale è impietosa: pensionati che supplicano il carabiniere di turno di non dire nulla ai propri figli, come se la paternità in questa seconda repubblica valesse mezzo euro!, una vecchia di 76 anni che per tre barrette di cioccolata e lesioni ha patteggiato un anno e due mesi, uno nel 2004 è pure morto d’infarto. L’inchesta precisa che i nonni ladri di solito rubano per bisogno e la cosa che costa meno, quasi per alleggerirsi la coscienza. Del resto come spiega al quotidiano un ufficiale dei carabinieri loro non possono certo far da paceri fra derubato e ladro e inoltre: “il furto semplice si persegue solo su querela, mentre ci fa danni, ad esempio strappando una confezione, può essere accusato di furto aggravato e non serve querela…”. Sono gli stessi tutori dell’ordine a sottolineare nel pezzo che spesso s’imbattono in case dove il frigorifero è vuoto ma nel soggiorno c’è la tv al plasma. L’Italia crea da sé le sue nuove povertà e perversioni.

Il caso delle badanti va letto in parallelo, evidentemente esse essendo pagate delle cifre molto basse per accudire i vecchi nostrani per spedire qualcosa ai loro cari, ad una è stato impedito con questo sequestro di mandare una cassa di mele gialle!, torna utile quell’euro e mezzo al chilo che possono pagare allo spedizioniere “abusivo” privo dei necessari permessi. Il quale le mette in contato con i sapori i casa e con i propri cari. Il comandante dei vigili urbani intervistato dal quotidiano ha spiegato che c’erano stati molti reclami; non dice di più ma sarebbe molto interessante sapere chi ha fatto le segnalazioni e perché. Le due notizie sono parallele perché ancora una volta il Belpaese si rivela il paese dei forti contro i deboli e il paese dei deboli con i forti; la terra della viltà collettiva e della violenza del ricco sul povero, che forte delle leggi che si è fatto scrivere su misura regole e leggi e gode di ampia impunità e vive nel privilegio. Vien da pensare che se la stessa severità con cui son puniti anziani e spedizionieri delle badanti venisse applicata al delinquente che fa politica o fa la grande finanza questo sarebbe un paese molto ricco e probabilmente felice. Una volta,per battuta ma solo fino a un certo punto, si raccontava che: "per quattro mele si va in galera per sei mesi, ma se rubi miliardi resti impunito".

Così va questa Repubblica, la nostra seconda Repubblica, dove gli anziani sono guardati a vista da commessi e dagli addetti all’anti-taccheggio e contendono ora il posto che era stato finora dei giovani squattrinati nel cuore dei direttori dei supermercati. Ed è male pure essere donne, forse non più giovani, extracomunitare, badanti e simili, potresti non spedire mai il golf di lana o l’arnese vecchio buttato via dalla padrona di turno nel tuo freddo paese dell’ est, se si tratta poi di una cassa di mele…

IANA per Futuroieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



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