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12 settembre 2012

Recensione - Marcione -terza parte



Il Vangelo di Marcione

Parte Terza

Marcione considerazioni personali

Limiterò le mie considerazioni personali a tre questioni che mi hanno colpito di questa vicenda di Marcione e della sua Chiesa parallela e dello studio effettuato dal teologo tedesco. La prima è che essa fu stroncata anche e soprattutto dalla conversione dell’Impero Romano d’Oriente e Occidente al cristianesimo di Stato, la seconda riguarda la ricerca di costui di un vero e autentico Vangelo che doveva emergere dallo studio e dalla selezione del materiale tramandato dalle diverse comunità cristiane e la terza il fortissimo distacco dal mondo ebraico che intendeva operare e almeno per ciò che era in suo potere portò avanti. La prima questione è una cosa che da tempo vado meditando e che mi porta a pensare il cristianesimo in quanto cattolicesimo come esito della dissoluzione dell’Impero dei Cesari che lo adottarono come fede di Stato. In questo mio convincimento mi confortano i testi di numerosi autori e una serie di considerazioni da me fatte nel corso degli anni. I marcioniti avevano l’abitudine  di cercare il martirio per mano dei pagani e dei funzionari romani a causa del grande disprezzo che avevano per questo mondo materiale. Quando l’Impero diventa cristiano si trovano nella scomoda situazione di esser eretici e perseguitati dal nuovo potere[1] che ha sposato la nuovo fede monoteista. Pare una beffa atroce del destino che gente che si caricava di rinunce durissime e faceva suo un rigore ascetico sia stata stroncata da quella che è in fondo una storia di successo politico e religioso. Eppure nel marcionismo c’è un rifiuto così forte del mondo e del male di cui pare essere intessuto che certamente il fondatore  avrebbe visto nella cristianizzazione dell’Impero qualcosa di orrendo. Il Cesare diventava cristiano e il suo potere terreno assumeva la forma e i simboli di una monarchia cristiana pur lasciando non risolti sul terreno la durezza dei rapporti sociali, la ferocia dei tempi, le pratiche brutali nella conduzione della vita pubblica  e della guerra. Von Harnack ricorda che nella parte Occidentale dell’Impero la Chiesa di Marcione fu ridimensionata[2] con relativa facilità o assorbita dalle sette gnostiche ma a Oriente ci volle più tempo e fu necessario procedere a persecuzioni e conversioni alla fede ufficiale villaggio per villaggio. In effetti una Chiesa che esprimeva un contrasto così forte con il mondo materiale contrapposto a quello spirituale non poteva diventare la forza spirituale di cui i Cesari avevano bisogno per tener assieme l’Impero minato dalla discordia interna e  dalle aggressioni esterne. Il secondo punto che è la ricerca del Vangelo vero è addirittura se possibile più inquietante considerando che in fondo l’eresia, se la si vuol chiamare così, ha costretto la Chiesa a rivedere le sue testimonianze scritte e a pensare a porsi il problema di quali Vangeli seguire. Von Harnack osserva[3] che Marcione:” Marcione ha combattuto solo contro un unico avversario- gli Pseudo-apostoli e gli evangelizzatori giudaicizzanti…” ossia ha cercato di staccare cristianesimo ed ebraismo, il suo Cristo non aveva nulla a che fare con il mondo ebraico. Mi sono fatto l’idea, ma è una mia congettura[4],, che Marcione vedesse in un messia connesso all’ebraismo qualcosa di molto materiale  e territoriale, ossia un principe d’Israele venuto a rifondare con la forza e la politica religiosa il regno davidico. Ovvio che l’accostamento fra mondo ebraico, desideroso d’affrancarsi dall’Impero e di rifondare il regno d’Israele, e il Messia[5] Salvatore Universale che salvava l’umanità da questo piano materiale in nome di un Dio straniero e mai nominato prima per Marcione era un qualcosa d’assurdo. Quindi le divinità erano: due il Dio Straniero e il Creatore di questo mondo materiale. Da qui la sua correzione meditata del Vangelo di Luca e delle Lettere di San Paolo e il giudizio negativo sul mondo ebraico. Von Harnack[6] arrivò a scrivere: “Se Marcione fosse riapparso al tempo degli ungonotti e di Cromwell, avrebbe incontrato nel mezzo della cristianità il Dio guerriero d’Israele, di cui aveva orrore”.  Un problema di fede quindi, teologico che costringe i suoi nemici a confrontarsi con i suoi testi e a pensare di dover presentare alle diverse comunità cristiane un corpo di scritti unitario, quel che diventerà il canone[7] per esser chiari. Il terzo punto è in stretto rapporto con questo secondo punto e riguarda le evidenze su cui Marcione opera per dimostrare l’incompatibilità fra Bibbia e Vangelo. Per un vivente nel XXI secolo la situazione politico-religiosa è diversa da quella di Marcione nella quale il popolo ebraico aveva visto la distruzione del Secondo Tempio e la rovina dei suoi capi religiosi e politici e la dispersione o morte delle sue popolazioni. Israele è di nuovo uno Stato[8] militarmente  potente e finora supportato dal Grande Impero Statunitense, a partire da questo dato è per me evidente che cristianesimo cattolico che fa riferimento alla Città del vaticano e al piccolo Stato della Chiesa non è lo stato d’Israele. Forse anche solo per una questione di bandiere è palese che le due fedi sono distinte e diverse. Il distacco fra mondo ebraico e mondo cristiano in atto nel II secolo è oggi un fatto di secoli lontani. Quello che rimane in comune è questo conservare il vecchio Testamento da parte delle diverse confessioni cristiane. Mi pare però che esso sia un conservare e un credere a un legame che fa a pugni con la realtà dei fatti. Cosa è davvero il cristianesimo tolto ogni riferimento di qualsiasi carattere alla Palestina al tempo della dinastia Giulio-Claudia e Flavia dalla vicenda del Messia Gesù? Mi sono dato la mia risposta: “la religione dell’Impero Romano e il fondamento culturale di quanti fra Imperi, Regni e Regimi democratici oggi esistenti ritengono di avere dei legami culturali con quella civiltà antica”. Questo è il punto. Senza il riferimento al mondo ebraico del I secolo il cristianesimo potrebbe essere la sintesi religiosa di alcune famose divinità orientali in congiunzione con i culti ispirati ai diversi messia e comparsi nei territori dell’Impero fra I e II secolo dopo cristo.  Il Cristianesimo al tempo dei Cesari pagani aveva raccolto forze d’opposizione, le speranze messianiche del periodo e il desiderio di una trasformazione radicale del mondo e un termine al disagio e al male di vivere. Ad un certo punto diventò per volontà di Costantino[9] religione lecita e favorita in molti modi dallo stesso imperatore e con i suoi successori essa divenne la religione di Stato, non subito ma poco per volta e non senza contrasti.  Fare del Cristianesimo la religione di Stato monoteista trasformò quanti erano pagani, eretici o seguaci di altre fedi nemici potenziali o palesi del potere imperiale. Ovviamente il cristianesimo doveva esser tale da poter essere la fede di tutti i popoli sottomessi ai Cesari e ai funzionari imperiali di allora, una religione universale quindi che non distingue fra popolo e popolo, fra città e città, fra umano e umano. In fondo il senso politico dell’operazione[10] di Costantino era di creare una base culturale e religiosa comune a tutti i sudditi dell’Impero, una fede che sostenesse un sistema imperiale in crisi militare e arrivato al limite delle risorse e della umana sopportazione dei suoi sudditi. Come può quindi una fede di questo tipo incontrarsi con la religione ebraica di carattere locale e nazionale[11] presente nel Vecchio Testamento, seguendo la ragione di stampo illuminista  in teoria tutto non può essere. Eppure questo è accaduto. La mia logica mi porta a ritenere la vicenda storica di Marcione estremamente istruttiva, dà infatti alla vicenda del formarsi del cristianesimo il senso di un percorso non sacro ma umano; la comprensione del sacro assume la dimensione dell’essere umano davanti ai suoi limiti più duri da comprendere e da accettare e alle prese con la difficile opera di comprendere Dio. Ossia di avvicinarsi a ciò che è oltre se stesso, ciò a cui tende con il pensiero e con l’intuizione. Spinge questo libro a pensare alle origini remote di fatti che nel quotidiano non vengono mai messi in discussione, a cercare da sé le risposte ai problemi d’identità religiosa, a confrontare la fede con il fatto storico e con lo scorrere dei secoli.  Il fatto che l’opera di Marcione sia giunta solo parzialmente e in forma frammentaria dimostra quanto opportuno e importante sia stato il libro di Adolf von Harnack che mentre ne traccia i possibili confini presenta anche al lettore i confini del proprio sapere intorno alle origini del cristianesimo.

 



[1]   Interessante a questo proposito è il testo di Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  Sulla chiesa di Marcione in generale si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Marcionismo.

[2]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pp.246-247

[3]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.293

[4] Sulla Chiesa delle origini e la sua formazione deve aver inciso la sconfitta del messia, sedicente ricostruttore del regno d’Israele Simon Bar Kochba del 135 D.C  .”Cfr. Corrado Augias, Mario Pesce, Inchiesta sul Cristianesimo, Come si costruisce una religione, (Smart Collection),Mondadori, Milano, 2008, pag.103.

 

[5]  Per avere una parziale visione dei problemi legati al concetto di Messia Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Messia

[6]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.319

[7]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.133 e cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Nuovo_Testamento#Canone

[8]   A questo proposito cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Israele

[9]   A questo proposito cfr. Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  pp 72-94

[10]   Occorre per correttezza dire che questa non è l’unica spiegazione possibile,  personalmente la preferisco ad altre ma questo non attribuisce ad essa alcuna pretesa di verità manifesta. A questo proposito per un giudizio diverso cfr. Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  Pag.94

[11]   Cfr: Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, TEADUE, Forlì, 1992, pag.307





5 settembre 2012

Recensione - Marcione - seconda parte




Il Vangelo di Marcione

Parte Seconda

Marcione e la sua Chiesa

Marcione è stato il fondatore di una sua chiesa, egli è stato il fondatore di una forma precisa di essere cristiani e di concepire il vangelo. Il centro della sua teologia è la separazione netta fra ebraismo e cristianesimo e una svalutazione filosofica e teologica del mondo materiale e la ricerca del Vangelo autentico liberato da ogni falsificazione. Per capire di cosa si tratta  Adolf von Harnack ricostruisce nel suo libro sulla base di quanto è arrivato dall’antichità le due opere fondanti di Marcione: le Antitesi e il Vangelo.

Occorre segnalare al lettore che gli anni nei quali scriveva e predicava Marcione vedevano la distruzione delle speranze messianiche del mondo ebraico che per tre volte aveva dato origine a grandi insurrezioni contro l’Impero dei Cesari ricavandone terribili sconfitte[1], crudeli punizioni collettive, individuali[2], e rovinato la nazione ebraica. Marcione vive ed opera in un momento storico nel quale il cristianesimo prende forma e si consuma il distacco da un mondo ebraico delle origini devastato dal peso delle sconfitte causate dalle rivolte a sfondo profetico[3]  e messianico.

Il cristianesimo passerà da elemento settario e di parte nato all’interno del mondo ebraico a religione nuova odiata e spesso stimata eversiva all’interno dell’impero a unica religione di Stato dell’Impero stesso. La fondazione della chiesa di Marcione si colloca a metà di questo percorso storico durato tre secoli. Questo fatto spiega perché le Antitesi e il Vangelo di questa Chiesa cercarono di staccare con forza e decisione il cristianesimo dall’ebraismo.

Von Harnack ricostruisce alla luce dei frammenti pervenuti a distanza di diciotto secoli queste due opere. Per far capire al lettore cosa ha scritto il teologo germanico e come lo ha scritto citerò due passi[4] caratteristici riferiti al Vangelo di Luca:” Lc 9,25: Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? Incerto. Lc 9,31: Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Verosimilmente eliminato per il riferimento alla predicazione di Mosè e di Elia.

Da questa citazione si capiscono due cose la prima la faticosa ricostruzione del teologo germanico interessata a tratteggiare con la maggior precisione possibile i testi e l’altra il tentativo di Marcione di ricostruire un Vangelo assolutamente cristiano sulla base della propria logica e dello studio e non di una rivelazione sacra o di apparizioni mistiche. Nelle Antitesi questo metodo di Marcione emerge con forza, von Harnack individua trenta argomenti forti, ricavati da quel poco che è giunto spesso attraverso i suoi contestatori, che sottolineano l’alterità fra il Dio straniero del Cristianesimo e il Dio degli ebrei. Per capire l’acutezza e la precisione del teologo tedesco citerò i primi tre argomenti[5] da lui individuati e descritti sinteticamente.

I. Il Demiurgo era noto ad Adamo e alle generazioni successive, ma il Padre di Cristo è rimasto sconosciuto, come Cristo stesso ha detto di lui nelle sue parole: “Nessuno ha conosciuto il Padre oltre al figlio”. II. Il Demiurgo una volta non sapeva dove fosse Adamo e disse:” Dove sei?” ( Gn 3,9) Cristo invece conosce i pensieri dell’uomo. III. Giosuè ha conquistato la terra con violenza e crudeltà: Cristo invece ha proibito ogni violenza e  ha predicato mitezza e pace.

Trenta argomenti chiave quindi che scindono il Nuovo Testamento dal Vecchio Testamento ma che intendono anche dividere il credente in Cristo dalla realtà del mondo materiale e della concretissima società umana allora in mano all’Impero Romano. Von Harnack individua un punto nel pensiero di Marcione che fa la differenza teologica fra una concezione gnostica e la propria: il Dio Creatore del Mondo ha una sua giustizia deforme in quanto non migliora gli umani sottoposti al suo giudizio e non stronca in via definitiva il male. Questo è il punto[6], quel Dio del Vecchio Testamento non è di per sé malvagio ma la sua giustizia è debole e inadeguata, del resto la sua redenzione è una pace in terra, una vita nella prosperità e nel benessere e non un mondo altro di perfezione eterna. Dalla lettura letterale[7] della Bibbia per Marcione emergeva  proprio questo Dio Demiurgo consolatore e redentore in senso tutto terreno. Questo Dio così materiale e Creatore del Mondo è inferiore rispetto al Dio straniero, anzi la sua ignoranza del livello superiore dimostra i suoi limiti, il Dio Demiurgo si specchia nella sua opera di materia decadente e corrotta e viceversa ovviamente secondo Marcione[8] e i suoi. Il Dio Straniero e tutto buono di Marcione non ha partecipato alla creazione e alla creazione dell’uomo[9], la condizione umana è triste e disperata perché frutto della cacciata dal Paradiso e sottoposta a vivere in un mondo crudele nel quale è sottoposta a ogni tipo di disagio. Il Dio Sconosciuto che si era rivelato nel vangelo del Cristo era venuto a redimere solo l’anima. Credere e aver fede in lui comportava questa salvezza immateriale, un atto di bontà e misericordia infinita considerando che la condizione umana e il mondo materiale non erano una sua creazione, del resto come emerge dalla testimonianza del suo denigratore Tertulliano[10] questo Dio straniero non doveva essere temuto o adorato per paura di punizioni future. Colui che veniva redento non aveva bisogno di norme morali o leggi, la fede trasformava i cattivi in buoni e li elevava oltre la realtà materiale. Trattandosi di Marcione va da sé che l’apostolo Paolo di Tarso è colui che per mezzo della rivelazione divina presenta il Vangelo di Cristo e lo difende con le sue lettere, a differenza degli altri[11] dodici.

I Marcioniti come chiesa erano indifferenti al destino dell’impero e alla vita pubblica, disprezzavano il mondo materiale inclusi i piaceri di natura sessuale e alimentare ed erano pronti al martirio e alla morte in quanto questo mondo materiale dominato e plasmato dal Demiurgo  era fonte di male e di degenerazione. Circa un terzo del libro è dedicato alla storia della chiesa marcionita sulla base di quanto ci tramandano le fonti e la ricerca storica. Marcione una volta espulso per le sue opinioni dalla chiesa di Roma inizia a creare la sua chiesa che tale era per riconoscimento anche dei suoi avversari e contestatori, e con un certo successo.  La sua Chiesa era radicale, era incentrata su una contrapposizione fra il fedele e il mondo materiale e la società umana e le sue caratteristiche indicano che era presente una forte tendenza all’ascetismo. Curiosamente le donne nella chiesa di Marcione[12] erano autorizzate a battezzare e a svolgere tutte le funzioni perché l’appartenenza sessuale dei redenti non poteva giocare nessun ruolo,  l’eucarestia veniva celebrata con l’acqua al posto del vino, e i fedeli dovevano praticare la castità e nel caso sciogliere il matrimonio e vivere in povertà e nella comunità e rinunciare alla carne e al vino nell’alimentazione. Per i catecumeni la morale era meno rigida configurando così una chiesa con due tipologie di aderenti. Il martirio invece andava accettato su di sé ed era una questione di principio per questa chiesa che cercava di avvicinare e di convincere il resto della cristianità a seguirla su certe posizioni. Harnack si è chiesto perché per quasi due secoli dal 150 ai primi anni del 300 questa chiesa fosse stata così influente e avesse retto alle persecuzioni e all’ostilità del  resto del cristianesimo la sua opinione è che si fosse verificata una combinazione di elementi diversi: l’ascetismo che doveva elevare il fedele, il rifiuto radicale del mondo materiale e del sistema di potere imperiale, il rigetto dell’Antico Testamento, la fede in Cristo. I Marcioniti come chiesa declinarono ed entrarono in una condizione che li fece sparire per effetto dell’attrazione verso la chiesa Manichea e l’altro per la persecuzione imperiale volta a uniformare tutti i cristiani nella Chiesa Cattolica quale religione unica dell’Impero d’Oriente e d’Occidente. Il libro riporta le testimonianze[13] che rivelano l’attrazione verso i manichei e l’opera imperiale di persecuzione e conversione dei villaggi e delle chiese marcionite. La chiesa di Marcione era sopravvissuta alle persecuzioni pagane ma non resse quelle portate avanti da imperatori divenuti cristiani, questa sconfitta finale di una chiesa così fortemente paolina e cristiana oggi suona come un tragico paradosso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1]   Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_giudaiche

[2]   A questo proposito invito il lettore a confrontarsi con l’Autobiografia di Giuseppe Flavio e con l’episodio dei tre amici di Flavio crocefissi per ordine di Tito e liberati troppo tardi per mezzo della supplica dello stesso Flavio . Cfr.  Giuseppe Flavio, Autobiografia, BUR, Milano, 1994, pag.205

[3]   Cfr. http://www.homolaicus.com/storia/antica/cristianesimo_primitivo/messianismo.htm

[4]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.92

[5]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp.160-161

[6]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.174

[7]   Ibidem

[8]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.177

[9]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.179

[10]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.218

[11]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.228

[12]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.236. sulla chiesa di Marcione in generale si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Marcionismo

[13]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pp. 245-250

 





29 agosto 2012

Il Vangelo secondo Marcione





Il Vangelo secondo Marcione

 

Devo come prima cosa spiegare ai lettori il perché di un  titolo così singolare per la mia nuova raccolta di scritti. Il motivo è semplice. Dietro il disfacimento progressivo e potente dei miti morti e dei costumi ereditati dal Novecento emerge il bisogno di forme nuove di credenza e ragioni di vita adeguate ai tempi. Questo farsi di un mondo di valori altro e di ragioni altre non può essere impresa di pochi, sarà una creazione che verrà in essere per mezzo di molti che vivono nel disagio e di masse di umani delusi da questo presente. Quel che posso fare io a partire dalle piccole tribune virtuali per le quali scrivo di solito è provare a circoscrivere e a delimitare. C’è  il passato che è passato e non è più qui e ora  e c’è la proiezione verso il futuro. In mezzo il concretissimo presente. Quello che cerco con questi scritti è la circoscrizione di questo tempo meschino dominato da forze finanziarie e corporative senza volto e da pochi supermiliardari e la visione di un tempo altro possibile. Ovviamente come in molti miei scritti il passaggio da un tempo a un tempo diverso è qualcosa di distruttivo e di crudele, è anche il disvelamento del fallimento totale delle illusioni e delle promesse politiche del tempo morto. Intendo quindi con questi scritti affidare il mio discorso sul futuro da un lato al trapassato remoto, a ciò che è lontano e antico e dall’altro alla proiezione fantastica nel futuro. In questo modo spero di riuscire a limitare e delineare il più possibile questo presente e  a cogliere in modo intuitivo i processi di trasformazione  in atto.  

In questo momento mi pare improbabile poter delineare visioni di carattere probabilistico o matematico, preferisco, alla luce dei miei mezzi, intuire e delimitare quel che è possibile; anche la suggestione, l’intuizione, l’interpretazione di fatti antichi o di futuri immaginari può essere utile per capire e forse agire. Al lettore e alla lettrice auguro di trovare qualcosa di buono o di suggestivo da questa mia fatica.

 Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007

Recensione

Parte prima

Questo testo esige due sforzi interpretativi da parte del lettore, uno è volto a ricostruire il mondo storico sul piano umano e materiale nel quale si muoveva Marcione, l’altro è lo sforzo di capire perché l’autore ha profuso così tante energie intellettuali per scrivere la storia della Chiesa Marcionita. L’autore è stato un teologo e storico tedesco protestante di grande spessore intellettuale[1] di orientamento politico liberale e borghese vissuto fra l’ascesa del Secondo Reich e gli anni della Repubblica di Weimar. La forza della sua riflessione storica e teologica è quella di riscoprire le origini del cristianesimo e di mettere in discussione ogni pretesa dogmatica e quindi ogni limitazione autoritaria alla ricerca seria e motivata. La sua personalità di studioso rigoroso e sistematico emerge da questo suo testo così complesso e difficile. Basti pensare questo: non esiste un testo ufficiale della dottrina e della chiesa marcionita, ciò che si sa deve essere ricostruito a partire dalle molte informazioni che sono pervenute dai critici e dagli avversari cristiani di Marcione. Harnack ha rimesso assieme tutto quel che si conosceva fra gli studiosi del settore  fra fine Ottocento e anni venti del Novecento per ricostruire la teologia marcionita e la storia di questa Chiesa Cristiana. L’autore parte da quattro fonti: I resoconti e gli scritti che i suoi avversari hanno scritto contro di lui, la conoscenza della dimensioni e delle parti dei testi sacri che compose per sostenere le sue idee, la conoscenza precisa della sua critica biblica, alcune parti trascritte delle sua opera teologica Antitesi. Quello che lega queste quattro parti è la profonda conoscenza dell’autore della storia del cristianesimo e la sua volontà di distinguere, di capire per dare ai suoi lettori qualcosa di più delle tracce e dell’ombra della Chiesa di Marcione e di delinearne i fondamenti e le ragioni storiche; impresa intellettuale fatta a distanza di circa diciotto secoli dai fatti.

L’oggetto di tanto lavoro intellettuale è Marcione di Sinope passato alla storia come eretico ma anche come fondatore di una chiesa sua[2]. Marcione (85 d.C – 160 d.C) era originario di Sinope una città sul mar Nero fondata da coloni greci e già patria di Diogene il filosofo,  oggi la città si trova in Turchia. Secondo l’autore[3] Marcione era armatore di navi e questo suo mestiere spiega perché cercò di farsi accogliere dalla Chiesa di Roma in cambio di una cifra notevole 200.000 sesterzi che al momento della rottura religiosa e teologica gli vennero resi. L’autore dà per certo che vi sia stato un dibattito formale dove la dottrina Marcionita è stata ricusata e vista come pericolosa, il fatto fu tale che rimase famoso nella chiesa Paleocristiana. La cosa, secondo l’autore, è così singolare che potrebbe esser vera e rivela l’intenzione di questo personaggio di portare dalla sua parte la Chiesa di Roma. In effetti la sua dottrina prefigurava due divinità il Dio Straniero annunciato dal Cristo e il Dio del Vecchio Testamento che Marcione riteneva fosse davvero il creatore del mondo e quindi il male e il dolore del mondo e della condizione umana erano vincolati alla sua opera e non al Dio annunciato da Cristo. La scelta di Roma era forse dettata dalla speranza di trovare in quella comunità cristiana un terreno favorevole alla separazione netta che voleva proporre sul piano teologico.  Occorre capire che la Chiesa Antica prima dell’imperatore Costantino non era unitaria[4], quindi Marcione poteva sperare che la sua visione teologica rifiutata probabilmente a Sinope potesse esser accolta a Roma. Marcione riteneva di dover portare alle sue conseguenze la predicazione dell’apostolo Paolo, ossia la separazione netta fra cristianesimo ed ebraismo, fra la dottrina cristiana e  le leggi mosaiche. La teologia di Marcione segnava questo una separazione e un togliere alla vicenda di Cristo ogni riferimento al mondo ebraico. Marcione, secondo Adolf von Harnack, era un conoscitore[5] della Bibbia ebraica e anzi suppone che egli potesse aver avuto fra i parenti degli ebrei; non aveva le caratteristiche intellettuali di uno gnostico o di un filosofo pagano. Infatti l’adesione di Marcione a una visione teologica che va oltre San Paolo in quanto a superamento della Legge del Vecchio Testamento e fondazione di una nuova fede fa pensare a un percorso simile a quello dell’Apostolo folgorato sulla via di Damasco. Per far comprendere il centro della visione Marcionita Harnack scrive nell’introduzione: “Nei primi secoli della nostra era, ad Atene e ad Roma, probabilmente anche in altre città, si potevano leggere iscrizioni che recitavano “Agli Dei sconosciuti” oppure “ agli Dei dell’Asia, dell’Europa e dell’Africa, agli dei sconosciuti e stranieri” e forse anche “Al Dio straniero”. Queste iscrizioni erano motivate dal timore e avevano il compito di prevenire attacchi sgradevoli da parte di divinità ignorate o straniere (religio eventualis) (…) A un simile Dio avevano pensato solo coloro che con la loro pavida e subalterna pietà avevano innalzato sull’altare “il Dio sconosciuto e straniero”. L’uomo che annunciò questo Dio è stato il cristiano Marcione di Sinope. I cristiani credevano di sapere di essere già stranieri su questa terra. Marcione corresse questa credenza: Dio è lo straniero che li conduce da questa patria d’oppressione e miseria nella nuova Casa del Padre. Di cui non hanno sentito parlare prima d’ora.” Il Dio di Marcione non era il Dio della Bibbia e fondatore assieme a Mosè del popolo d’Israele, era qualcosa di nuovo ed estraneo al mondo materiale e  a questo mondo che non aveva fatto lui; egli si fa annunciare attraverso il Cristo e offre la possibilità si salvarsi per una generosità e bontà divina sua in quanto è estraneo al male e al suo esser presente come parte costitutiva della vita e della natura. Di conseguenza Marcione passa anni a scrivere dal 139 al 144 per chiarire ed esporre la sua teologia; il suo sforzo va in due direzioni da una parte cerca di costruire un canone neo-testamentario costituito dal Vangelo di Luca[6] amputato di ogni riferimento al mondo ebraico e da alcune lettere di San Paolo e un testo le “Antitesi” incentrato sulla palese evidenza, per mezzo del confronto diretto fra i testi, delle grandi differenze fra il Dio ebraico di carattere Nazionale e locale e il Dio universale e spirituale del cristianesimo nascente. Per l’autore Marcione intese essere restauratore[7]  e critico dei testi cristiani che circolavano allora, anzi probabilmente il concetto di Vangelo inteso come libro e non come messaggio contenuto in scritti diversi si deve proprio a questa sua creazione di un Vangelo epurato dall’elemento ebraico e da quello che pensava essere la falsificazione portata avanti da falsi maestri e falsi cristiani.

Per l’autore questa posizione di Marcione è supportata dall’influenza delle lettere di
San Paolo  e in particolare della “Lettera ai Galati [8] dove si trova scritto: “Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate a un altro vangelo. In realtà però non ce n’è un altro; soltanto vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.” (Gal.1,6;Gal 1,7). In fondo se il Dio del Vecchio Testamento aveva una sua “Littera Scripta” anche questo Dio straniero doveva averne data una, di sicuro preferiva non fidarsi della tradizione orale, ma neppure di quella scritta in quanto dubitava delle attribuzioni dei Vangeli agli Apostoli[9]. Questo Vangelo doveva esser da qualche parte e Marcione provò  a ricostruirlo con una riscrittura sulla base delle sue convinzioni e dei suoi studi a partire dal Vangelo di Luca, forse il primo che aveva studiato nella sua Patria. Quindi la sua opera dopo l’espulsione dalla Chiesa di Roma fu la creazione di una Chiesa propria, diversa, con una morale rigida, i cui fedeli erano pronti ad accettare il martirio quando arrivava per mano delle autorità. Una Chiesa quindi, con tanto di luoghi di culto, comunità, vescovi e non una setta gnostica o  un cenacolo di filosofi che discutono di teologia.

 

(Prosegue nella seconda parte)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1]Il profilo intellettuale dell’autore è esposto su http://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_von_Harnack.

Dell’autore fra l’altro si sottolinea:” La sua opera maggiore (il Lehrbuch der Dogmengeschichte in tre volumi), manuale di storia dei dogmi pubblicato fra il 1886 e il 1890, fu ripubblicato più volte. In quest'opera Harnack evidenziò il sorgere del dogma, concetto con il quale egli intende il sistema dottrinale autoritativo del IV secolo e i suoi sviluppi fino alla Riforma protestante. Egli sottolineò che, alle origini, la fede cristiana e la filosofia greca erano così intrecciate che molti elementi non essenziali al cristianesimo penetrarono nella dottrina cristiana. Secondo Harnack, dunque, i protestanti non soltanto sono liberi di criticare i dogmi (in questo senso, per essi, il dogma neppure esiste) ma devono criticare ogni concezione dogmatica.”

 

[2] Sul Marcione di Sinope quale interprete e scrittore dei Vangeli Cfr. Corrado Augias, Mario Pesce, Inchiesta su Gesù, Chi era l’uomo che ha cambiato il mondo, Mondadori, Milano, 2006, pag. 16. Sulla biografia di Marcione  http://it.wikipedia.org/wiki/Marcione e http://www.treccani.it/enciclopedia/marcionismo_(Dizionario-di-Storia)/

 

[3] Esistono versioni diverse sulla biografia di Marcione e sul senso che si può attribuire  all’accusa di esser stato cacciato dal padre per aver sedotto una vergine, o al fatto che il padre fosse vescovo e forse lo fosse lui stesso. In generale si consiglia al lettore di prendere in esame più punti di vista. Cfr: http://it.wikipedia.org/wiki/Marcione e http://www.treccani.it/enciclopedia/marcionismo_(Dizionario-di-Storia)/

 

[4] Sulla Chiesa delle origini e la sua formazione Cfr: Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, TEADUE, Forlì, 1992, pp. 318-326.   Ad una domanda di Augias sui primi nuclei organizzati del cristianesimo il professor Pesce osserva:” Questi nuclei organizzati, dicevamo, non hanno ancora un’autorità centrale che li amministri e non sono neppure federati fra loro. Il Cristianesimo nascente è fatto di tante comunità, dove nessuno esercita una funzione direttiva centrale. Certo, le comunità hanno rapporti fra loro, sentono di essere componenti dell’unica Chiesa di Cristo. Mano a mano che il tempo passa, tra la fine del II secolo e l’inizio del III, alcune sedi – Alessandria, Antiochia, Roma, Cartagine e naturalmente Gerusalemme – che coincidono, ad eccezione di Gerusalemme, con le grandi metropoli, acquistano una sorta di supremazia.”Cfr. Corrado Augias, Mario Pesce, Inchiesta sul Cristianesimo, Come si costruisce una religione, (Smart Collection),Mondadori, Milano, 2008, pag.114 .

 

[5]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp. 31-33

[6] Sulla questione di una fonte comune a Marcione e al testo del Vangelo di Luca cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Marcione. E http://it.wikipedia.org/wiki/Vangelo.

 

[7]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp. 48-49

[8] Il riferimento è stato preso da La Sacra Bibbia, Edizione Ufficiale della CEI, Edizioni Paoline, Roma, 1980. L’autore cita la lettera ai Galati e in particolare Gal 1,7 a proposito della vicenda di Marcione.

 

[9]   L’autore ritiene che circolassero al tempo di Marcione i Vangeli attribuiti agli Apostoli, tuttavia Marcione riteneva che gli apostoli non avessero scritto i Vangeli, cosa piuttosto probabile, e che l’attribuzione apostolica fosse arbitraria. Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp. 54-55





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