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10 gennaio 2009

IN MEMORIA DI UN MAESTRO DI JUDO (6)

Il maestro di Judo Ivo Fischi è morto il 2 gennaio 2009.
Presento in questo blog le parti del dialogo fra me e lui, fra maestro e allievo

Sezione 6

R-. Io ho l’abitudine di parlare come un treno, tutti quei punti interrogativi che giustamente trovi fai un appunto e ne parliamo insieme. Ora dobbiamo lasciare la segreteria.

D-. Rimarrebbero due o tre domande ad una sulla cultura sportiva hai già dato una risposta; un’altra riguarda un commento di Barioli dal suo recentissimo libro… (Il testo in questione è: Jigoro Kano, Fondamenti del Judo, Luni Editrice,2003, Milano. Il riferimento specifico è alla prefazione di Cesare Barioli e segnatamente alla pagina 9)

R-. Ho letto qualcosa, ma non lo conosco molo bene

D-. Nella prefazione, quando Barioli descrive il judo di Gigoro Kano, ne parla come di una “scomoda utopia”.

R-. Sì, ma certo. Perché Gigoro Kano aveva presentato un judo. Il judo Kodokan che poi è stato inflazionato da Budokai e da altri. Però la competizione e quel vincere lo ha rovinato. Barioli ha vinto delle gare, ma quando le ha vinte davvero bene, quando le ha perse ha fatto il saluto ed è andato via. Non l’ho mai visto tirare un calcio. Ecco il concetto perché lui ama e trova utopico Gigoro Kano. E’ così, perché il judo di Gigoro Kano è difficilissimo.

D-. E’ vero.

R-. E’ difficilissimo, io ho avuto un maestro Kirukawa, Koeke aveva vinto e guadagnava, lui era un accademico e mi diceva: non a terra è brutto. Cadere a terra per lui era brutto.

D-. Potresti chiarire questo concetto del maestro Koeke:”cadere a terra è brutto”

R-. Cadere a terra in quel caso è il senso di sopraffazione dell’altro. C’è un fatto, non si capisce di solito, Gigoro Kano questo lo diceva, cadere a terra e rialzarsi è la dimostrazione che non mi hai fatto niente. Se tu metti a terra uno che non ha fatto Judo quello si lamenta, tu invece ti alzi. Quello che non conosce il judo sicuramente si è fatto qualcosa. Attenzione considera che l’essenziale nel judo è che un corpo con la tecnica possa fare il triplo di quello che fa di solito. Che poi l’atleta vincesse o perdesse non aveva importanza, l’importante è che potesse fare il triplo, è questo l’essenziale. Si è visto dei ragazzotti vincere o alle volte perdere con avversari più esperti e forti. Perdevano perché non avevano innescato nel combattimento le loro capacità, la bravura tecnica necessaria. Questa capacità d’innescare la tecnica la si fa propria quando si diventa esperti nel judo. Questa è abilità, tecnica...è fantasia.



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