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21 gennaio 2009

Requiem per Emme

 

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

3-Requiem per Emme

E’ male osservare come le buone idee e le belle speranze vengono disfatte dai meri calcoli contabili.

Lunedì 19 gennaio 2009 il direttore Sergio Staino ha comunicato ai lettori che l’inserto satirico dell’Unità Emme chiude a partire dal prossimo numaro. Con un editoriale dal titolo “Arrivederci Emme”.

Scrive Staino, fra le molte cose, queste parole:”…Insomma sembra che Concita ed io abbiamo fatto i conti senza l’oste, cioè senza considerare la situazione economica e finanziatria dell’editoria italiana e de l’Unità in specifico. Oggi, per quasi tutti i consigli d’amministrazione, sembra che la riduzione dei costi sia il problema assolutamente prioritario e molti quotidiani assai più agguerriti e forti della nostra Unità stanno tagliando supplementi, decurtando pagine, collaboratori e stipendi di collaboratori. Quest’oggi tocca a Emme…”

E’ male che in un momento di uniformità di pensiero e di squallore politico generalizzato venga liquidata una voce della satira, del grottesco, del deforme. Oggi come oggi solo quello che sa essere consapevolmente deforme e grottesco riesce a restituire l’intuizione della profondissima prostrazione nella quale si trova il Belpaese e la massa informe delle sue popolazioni. Non è una questione di stare o meno con Berlusconi e con quel che rappresenta o con i suoi nemici alla camomilla potenziata con aspersioni d’acqua di rose, è proprio male che una voce leggermente difforme per sua natura cessi. Come è ugualmente un male se un quotidiano come il Manifesto fosse costretto a chiudere. Staino dice il vero, ma gli sfugge che mentre chiudono i satiri e gli inviati al contrario gli inserti sulle chiacchere, sulla moda e le belle foto della pubblicità vanno a gonfie vele. Non è solo il destino cinico e baro, è una scelta. Una scelta che dagli altissimi ranghi del potere economico arriva fino ai bassi livelli, fino all’inserto dell’Unità. Questo non è solo un sistema economico è un modo truffaldino e ladro di costruire un nuovo mondo umano , un nuovo uomo nuovo con un macabro e distorto ripetere gli indirizzi di certi culti politici del Novecento. Data l’assoluta centralità del denaro ne deriva che l’unico metro per concepire e pensare il mondo umano e le sue relazioni è l’idolo del denaro, il feticcio del guadagno facile con ogni mezzo. Questa persuasione è il nuovo pensiero totale, l’unico modello che impone la sua volontà. La satira con il suo potere svillaneggiante e derisorio svelava le miserie e le ordinarie follie di un mondo umano integralmente materiale ed egoistico. Prova ne sia che Emme in questo numero ha presentato una storia tipo fotoromanzo di una mezza pagina di un professore di Liceo che si finge pappone per acquisire un po’ di dignità agli occhi dei familiari. I familiari conoscendo la sua amarezza l’iscrivono al Grande Fratello, forse non sarà mai ricco ma almeno finisce in televisione. Grottesco! Certamente ma anche efficace per descrivere il vento di follia che scuote la società italiana di questo inizio di nuovo millennio.

Post scriptum: nei dialoghi viene citata una “ Fenomenologia dello Spirito” attribuita a Husserl, effettivamente Husserl si è occupato di Fenomenologia ma quello è il titolo dell’opera fondamentale di Hegel. Si consiglia agli autori lo studio individuale.

IANA per FuturoIeri




30 settembre 2008

NUDE PAROLE

Lunedì 29 settembre 2008 l’inserto satirico dell’Unità pubblicava una vignetta che rappresentava un disoccupato/precario che minacciava con la pistola in pugno il ministro Brunetta. In realtà in quella vignetta il ministro non era neanche rappresentato,l a pistola era puntata contro il lettore che vedeva la figura e leggeva le sue parole minacciose. La scenetta poteva di per sé rappresentare uno che per colpa della disoccupazione aveva perso la testa e minacciava i fantasmi apparsi nella sua mente malata. Comunque la cosa ha suscitato un certo scandalo, questo è comprensibile. Quello che impressionava erano le nude parole della figura le quali prefiguravano l’omicidio del ministro. Nella vignetta il movente scatenante del gesto era la condizione di disoccupazione e la reazione abnorme di uno che era rimasto sconvolto dalle dichiarazioni del ministro a proposito dei fannulloni. La satira ha un linguaggio deformante e provocatorio, per chi scrive la reazione al disegno e al testo è il sintomo di un grave malessere che attraversa la società italiana, la follia rappresentata da quella vignetta appena abbozzata ha colto nel segno, ha congelato in pochi tratti di matita l’esasperazione di fondo di due generazioni: i trentenni che sono ancora precari e i tanti ventenni che non sanno dove andare o a quale santo accendere ceri. E’ un fatto che la maggior parte degli italiani non ha protettori o santi in paradiso e quindi difficilmente può far affidamento a reti di solidarietà o complicità per risolvere adeguatamente i propri problemi di carriera o di liquidità. Difficilmente i molti che vivono nel disagio se ne andranno in giro con una pistola calibro 9 a minacciare ministri e funzionari. Cosa può spingere il lettore a sentire un pugno nello stomaco o un forte disagio davanti a una vignetta del genere? Io credo sia la paura di qualcosa di più del gesto criminale, ritengo sia la percezione di un triplice palese e tragico fallimento: quello delle grandi ideologie, quello dello stato sociale all’europea, quello del capitalismo finanziario in salsa neo-liberale. I grandi miti, perché questo erano, che come ancestrali divinità avevano promesso ai loro cultisti la redenzione, il benessere materiale e la rigenerazione per tutti quanti sono caduti, sono morti e decomposti. Nel vuoto terribile di valori e legittimazione del potere che hanno lasciato avanza un rancore cieco e sordo, un deserto etico che può essere la condizione di nuove tragedie collettive, non solo italiane ma mondiali. Il successo anche elettorale di partiti post-fascisti e neo-xenofobi in Europa e non solo è da ascrivere non tanto alla bontà della matrice originaria ma al contrario al fallimento integrale di un modello di democrazia liberale che prometteva il paradiso della ricchezza sulla nera terra e che in questi giorni scopriamo non essere in grado di garantire neanche i manager della borsa di New York. Ossia i grandi sacerdoti del Dio-Mercato. Quando il Paradiso del Dio-denaro brucia e crolla fra le fiamme è quello il tempo in cui gli umani devono ritrovare se stessi, i loro valori e le loro ragioni di vivere, perché il tempo degli Dei è finito e quel che resta sono solo uomini e donne.

Alle volte per capire il grande male di vivere sono necessarie le nude parole private di ogni compromesso e gentilezza.

IANA per FuturoIeri




28 agosto 2008

IL BUIO DOPO LA NOTTE

Il quotidiano il “Corriere della Sera” del 9 agosto 2008 regala al lettore due notizie di cronaca politica a pag.13. La notizia principale è che il leader del centro-sinistra Giuliano Amato guiderà la commissione voluta dal Sindaco di destra della capitale Alemanno sulla falsariga della commissione “Attali”, una trovata francese che mette assieme personalità di diverso orientamento politico. La seconda è che Bobo Craxi non lascia la politica e si darà alle trasmissioni di Red TV, che a quanto pare è di area Dalemiana. Forse si tratta di notizie gonfiate, forse no, le prossime settimane racconteranno cosa c’è di vero e cosa c’è di esagerato.

Tuttavia questa pagina del vecchio “Corriere della Sera”, che non è di certo una pubblicazione comunista, rivela quanto siano dissolte e decomposte le ideologie e le appartenenze. Solo per un misero calcolo elettorale si eccitano sotto le elezioni i fantasmi del fascismo del ventennio, o l’orrore del Craxismo decisionista. Lo stravecchio e logoro trasformismo italiano nel quale non si sa dove finisca l’opposizione e dove inizi il governo si rinnova anno dopo anno, personaggi illustri che ne hanno viste e fatte di tutti i colori rimangono al potere e i molti del popolo frastornati e storditi dai loro spettri ringraziano commossi i novelli salvatori di non si sa che cosa. Lo stesso quotidiano pubblica un’intervista al professor Prodi che si consola con gli affetti familiari e con una Fondazione. Scrivo questo mentre viene pubblicato oggi, 26 agosto 2008, l’editoriale di esordio del nuovo direttore  Concita De Gregorio nel quale a un certo punto scrive:”Per i nostri figli il futuro sarà peggiore del nostro . Lo è. Precario, più povero, opaco. Chi può li manda altrove, li finanzia per l’espatrio, insegna loro a “farsi furbi”. Chi non può soccombe. E’ un disastro collettivo…Un modello culturale, etico, morale si è corrotto.”. Questo punto di vista tiene conto di quello che è successo negli ultimi vent’anni, tuttavia manca di un elemento: nel tutti colpevoli c’è chi era chiamato ad avere responsabilità e chi no. Quando c’era il PCI tutti i giorni, e nonostante le intese per formare con i socialisti diverse giunte comunali e provinciali, partivano dagli autori di satira politica e dai giornalisti di sinistra sassate morali sul craxismo, sulla DC, sul pentapartito. Quell’area di sinistra che rappresentò alle elezioni del 1983 un terzo degli italiani era dura sul trasformismo e sulla questione morale. Dove sono adesso i profeti di allora? Se erano così tanto profeti perché questo paese tante volte ha voltato le spalle a quell’area politica negandogli, dopo il 1989 ovviamente, la possibilità di esprimere il governo del paese? Perché un terzo degli elettori al tempo di Belinguer era disposto all’opposizione dura, ad essere contro la decomposizione del Belpaese? Cosa è cambiato?. Qui non siamo stati invasi dai marziani rossi, e meno che mai dagli alieni ermafroditi della galassia di Andromeda, i processi culturali e materiali che ci hanno portato fin qui sono la manifestazione del fallimento di qualcosa di più del fare politica “a sinistra”. Qui è andata a pezzi la Repubblica intesa come collante delle molte diversità delle genti italiane, il che è piuttosto grave trattandosi non di un regno o di una dittatura ma di una “Democrazia”. Evidentemente non era quella l’opposizione giusta, oppure non era abbastanza. In questa notte della decomposizione e della senescenza di questa Repubblica di tutti e di nessuno sembra che i molti del popolo italiano siano candidati a non vedere il giorno ma una nuova tenebra, come se dopo le tenebre arrivasse una lunga eclissi. Le difformi e divise genti d’Italia hanno per metà sfasciato il loro paese e per l’altra metà hanno permesso che andasse a pezzi, dimostrando nella maggioranza dei casi di essere cittadini e uomini liberi solo a mezzo servizio e per loro comodo particolare. Tutti sono colpevoli ma a livelli differenti, chi è anziano, chi ha avuto denari e successo, chi ha esercitato un potere è maggiormente responsabile. Del resto questa è ancora una democrazia deforme, inqualificabile, malata, ma pur sempre democrazia, quindi questo tipo di responsabilità non appartengono al tiranno o al re di turno ma alla collettività. O si è abbastanza liberi e virtuosi per vivere da cittadini, oppure il sistema democratico s’indebolisce, si disgrega e termina sovente in malo modo oppure si trasforma in una grottesca caricatura di quello che dovrebbe essere e non è. Non usciremo dalla notte se non con uno sforzo di volontà collettivo, ritrovando qualcosa che unisce le differenze in nome di qualcosa di comune e di alto. La politica dovrebbe fondersi con l’etica, ma per ora qui nel Belpaese ci sono solo tenebre.

IANA per Fututoieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



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