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11 settembre 2017

11 settembre 1973

11 settembre Anniversario del colpo di Stato in Cile e della deposizione del governo legittimo di Salvador Allende




10 novembre 2009

Ma è solo una crisi o c'è di più?

De Reditu Suo

Ma è solo una crisi o c’è di più?

Passeggiando per le vie di Sesto Fiorentino e di Firenze mi capita di gettar l’occhio sui segni della crisi più vistosi come i negozi che chiudono, le svendite totali, le auto e gli appartamenti con la scritta vendesi e un numero di cellulare, i cartelli affittasi. Ora la domanda cresce spontanea in me: è solo una crisi economica? Forse c’è qualcosa che s’aggiunge alle scelleratezze della grande finanza e al cinismo spietato con il quale son stati trascinati in miseria milioni d’esseri umani anche nel sedicente mondo ricco. I nuovi imperi emergenti vogliono sottrarre potere politico alle minoranze al potere negli Stati Uniti e nel fu Impero Inglese e la gestione politica dell’economia e della finanza assicura loro uno strumento di pressione altro dalla guerra molto efficace. L’idea quindi di omologare gli interessi globali sul modello e sulla politica statunitense sembra fallito e l’economia diventa uno strumento della lotta per il potere globale come le bande terroristiche, le compagnie di mercenari e gli eserciti più o meno democratici, i missili, e le ONG che arrivano dopo i bombardamenti, le stragi e i saccheggi.  Del resto pensando alla fine dell’Impero Romano d’Occidente si nota una leggerissima e curiosa analogia con questa situazione: al disordine culturale e religioso seguì una crisi economica strisciante che accompagnò i disastri militari rese difficile se non impossibile l’opera di ricostruire delle forze armate in grado d’opporsi alle popolazioni barbariche che entravano nell’Impero. Ora va da sé che la civiltà industriale è diversa da quella di un mondo antico, tuttavia è interessante osservare che pure in questa periferia servile dell’Impero a Stelle e Strisce si guarda con attenzione alla Russia e alla Cina che tanti dispiaceri hanno dato in tempi recenti a Inglesi e Statunitensi a proposito di fonti energetiche, politiche imperiali, diplomazia. Di fatto siamo trascinati nella crisi statunitense, e da buoni intenditori di crisi imperiali come seguendo un antico precetto, quindi non solo le sue classi dirigenti, le difformi genti della penisola guardano ora impauriti ora entusiasti  questi nuovi poteri con la speranza che la novità sia occasione di qualche colpo di fortuna. Del resto nella Penisola abbiamo una certa esperienza d’Imperi che vanno a pezzi. Dal 410, data del sacco di Roma ad opera dei Goti di Alarico, al 1989 gli italiani hanno avuto molte occasioni di riflettere sulla fine di poteri che si ritenevano sacri e invincibili. Oggi c’è una strana, annoiata attesa, si aspetta di vedere la fine del gigante e d’assistere al patetico e meschino spettacolo delle abiure e dei ripensamenti dei soliti mercenari della parola e della fede data. Il servilismo qui è scienza e s’associa sempre all’inclinazione verso il tradimento e la malafede: non sarà bello vedere gli ultra-americani di oggi e di ieri e gli oltranzisti atlantici tirar fuori le bandierine cinesi, le icone russe, e i ritratti di Mao. Ma per gente che convive con le rovine dei Cesari una “roba del genere” non è una cosa nuove e forse neanche strana. Questa non è una crisi ma una lotta fra imperi e poteri finanziari che si combatte con guerre che sono oltre la guerra. L’Italia solito vaso di coccio fra vasi di ferro deve subire le violenze altrui. Prima o poi arriverà lo schianto del Belpaese che finirà addosso alla realtà, quella concreta non le barzellette e le storielle che ci propina la televisione. Non sarà una bella cosa ma sarà totalmente meritata, e utile per ripartire e capire chi siamo davvero.

IANA per FuturoIeri




2 febbraio 2009

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

 

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

6-Seconda nota dal fu Regno di Francia

La Francia attuale conosce molti problemi prossimi a quelli del Belpaese. Zone turistiche che si svuotano degli abitanti originali, piccole stazioni ferroviarie chiuse, traffico, onnipresenza dei grandi gruppi commerciali, problemi legati all’immigrazione e alla presenza di grandi diversità fra le comunità immigrate e la popolazione originaria, disoccupazione, crisi, problemi politici. Solite cose insomma. La grande differenza fra l’Italia e il potente vicino d’oltralpe è la presenza di uno Stato che riesce ad essere se stesso anche in un momento così difficile. Non è questo un merito dei contemporanei quanto piuttosto del Re Sole, di Robespierre e del grande Napoleone.

Il Belpaese al contrario non riesce a convincersi della necessità di darsi un punto di riferimento che si proietti oltre i partiti politici, i personaggi carismatici, gli interessi particolari. Questo fa della situazione italiana una cosa molto strana, in quanto un paese che è piazzato nel mezzo del Mediterraneo a far da asse fra il nord e il sud, fra l’est e l’ovest si trova in una condizione incredibile, più di cento basi militari straniere, ossia della NATO e degli Stati Uniti, forze armate che non rispondono al nostro Stato. L’Italia è parte di un dispositivo militare che rimanda ad accordi stipulati dopo la Seconda Guerra Mondiale dove un paese vinto e occupato dalla Sicilia alle Alpi il quale doveva rispondere ai vincitori e a concretissimi e attualissimi interessi di altri che non sono l’Italia. A fron te di un sacrificio di quel che un tempo si chiamava la sovranità della Patria quel che ricaviamo oggi come allora è un manifesto disprezzo per i nostri interessi nazionali e questo indipendentemente dal fatto che l’Italia sia sotto un governo di centro-sinistra o di destra. Si pensi di sfuggita alle vicende della giornalista Sgrena in Iraq che son capitate sotto il più filoamericano di tutti i governi italiani, dopo quello di Massimo D’Alema. O anche ai recentissimi fatti inglesi dove si è fatto un linciaggio morale dei nostri andati laggiù per motivi di lavoro. Comincio a chiedermi cosa capiterà alle sfortunate genti del Belpaese quando le loro classi dirigenti politiche e finanziarie fatalmente faranno, come è loro ordinario costume, il solito ribaltone politico-militare e passeranno armi e bagagli dall’altra parte come è già capitato nelle due precedenti guerre mondiali. Non so come, non so quando ma sono ormai certo che questa cosa avverrà , dalla mattin a alla sera il Belpaese farà il salto del fosso. Cosa racconteremo a quel punto? Forse il solito:” cari signori, sapete, sulla questione dell’alleanza abbiamo sempre scherzato”.

Cosa augurarmi se non un salto del fosso, un voltar gabbana, un cambiar spalla al fucile, fatto bene, ben calcolato, ben ordinato ben equilibrato nella scelta dei tempi e delle condizioni e non quel troiaio ripugnate dell’otto settembre 1943 o quello schifo indecente e improbabile del maggio radioso del 1915 nel quale l’ordine costituito ha regalato alla teppa della nostrana borghesia pecoreccia e stracciona la possibilità dell’eversione di piazza.

Dal momento che da tempo ho messo una pietra sopra la possibilità di mantenere il Belpaese in questa alleanza, e i fatti della Georgia con le posizioni curiosissime del governo Berlusconi su Putin mi suonano a questo punto familiari, auspico di veder il prima possibile un bel tradimento all’italiana. Questo perché la permanenza dell’Italia nell’Alleanza non è data tanto da uno Stato debole che deve difendersi dai suoi nemici ma da classi dirigenti disperse e inconsapevoli dei loro interessi. Sono esse le stesse caste al potere che quando, nel passato della prima Repubblica, hanno trovato un leader o un punto di riferimento si son puntualmente messe a sgomitare, a prendere le dovute distanze, a ricercare una politica estera propria.

Ma ancora nella terra dei Limoni c’è da acquisire quella consapevolezza, che è comune nel fu Regno di Francia, per la quale l’alleanza politica e militare con una potenza straniera è un’affare di Stato una cosa che riguarda tutti e non l’interesse di alcuni privati o di un solo partito politico.

IANA per FuturoIeri



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