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23 febbraio 2012

Viaggio nell'Italia del remoto futuro - Continuità e mistero del mondo umano



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Continuità e mistero del mondo umano

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Il mio accompagnatore si mostrò di passo lento, ma dotato di una strana energia fisica e intellettuale che stonava con l’apparenza e con la sua età peraltro avanzata, forse aveva ricevuto qualche cura contro la vecchiaia di origine xeno. Con una rara cortesia mi portò a  vedere il quartiere nella zona dell’aeroporto, una vasta area di tre chilometri di raggio che fu devastata dai bombardamenti orbitali e che conserva ad oggi le tracce di quelle devastazioni.Alcune depressioni dovute alle bombe a pressione sono diventate dei piccoli giardini condominiali, certi edifici sono del tutto nuovi, mi spiegò che perfino le strade erano cambiate a causa  dei bombardamenti. Mi citò più volte il caso di Berlino dopo la Seconda Guerra Mondiale e la riunificazione delle due Germanie, mi confidò che aveva passato dei mesi in Germania per ragioni di studio e amava molto la capitale e in particolare i suoi musei e il Mitte, questo fu una fortuna perché si dimostrò aperto e ragionevole nei miei confronti, non tutti gli abitanti della Penisola son disposti a dar confidenza a un deutsch. A un certo punto quando si era sulla via del ritorno e non avevo neppure iniziato a far domande sulla vera ragione del mio viaggio ossia il suo caso nell’ambito del processomi portò davanti a una chiesa, una piccola chiesa, con un portico aperto; forse una reliquia del passato salvatasi per miracolo dai bombardamenti. Mi indicò una lapide. Era una lapide in onore dei caduti della Grande Guerra con il suo elenco, le figure allegoriche scolpite, alcuni simboli, le frasi di rito incise, e le foto dei caduti, sotto la riconsacrazione ai caduti della Seconda Guerra Mondiale, altre foto, altri volti fissati per l’eternità. In un altro punto era stata posta una nuova un nuova lapide, quella in memoria dei caduti della nuova guerra Xeno; non una manciata di foto ma un centinaio di fototessere  piccole trasformate in icone piccole di pietra con eternati i volti di  civili, militari, miliziani, profughi. Un mosaico delle atrocità subite dal quartiere, un microcosmo della grande violenza tecnologica e militare.La targa nuova era molto diversa, materiale diverso, solenne a suo modo, le figure eroiche non erano umane e presentavano quei volti tipici  inespressivi e dai tratti allungati della popolazione Xenoi, completavano il ritratto dei arrivati gli arti sottili, le tute e i contenitori da esplorazione, le armi e le dotazioni tecnologiche. I simboli umani e alieni erano posti a decorazione del tutto, come se si fosse trattato di un Tabernacolo del Rinascimento o di una targa del Novecento. I nuovissimi morti ammazzati erano stati ben sistemati con un lavoro ben fatto e quasi artistico come suggerì ironicamente il mio amichevole accompagnatore che non voleva per nessun motivo cedere alla tentazione di chiamarli caduti, vittime, martiri, eroi. Per lui dei corpi sfatti e sfracellati che diventano decomposizione chimica sono morti e la morte livella ogni cosa, anche le illusioni sublimi e la retorica degli scellerati che vivono di cattiva politica e di parassitismo ideologico.Restò impassibile per due o tre minuti a fissare quella cosa, quella riconsacrazione umana e aliena della morte in guerra. Mi permisi di interrompere quel silenzio.

Certo che c’è una bella differenza fra il prima e il dopo, questo angolo, questa chiesa rionale in poco spazio rivela la distanza tra tempi molto diversi.Certo che il passaggio della storia con le sue tragedie e i suoi lutti dissolve e recupera il passato e le sue forme. Davvero suggestivo il luogo dove mi avete portato. Interessante comparare il volto degli Xenoi vincitori con questi bassorilievi con il caduto della Grande Guerra, la bandiera, la vittoria che sorregge …

Il mio interlocutore mi fece un segno. Era quasi infastidito. Voleva dire qualcosa, usai il comunicatore universale per registrare e questo è quanto disse.

I simboli sono come armi, mezzi di distruzione di massa se usati senza onestà e decenza; solo che colpiscono le parti migliori dell’intelligenza umana, impediscono di uscire dai limiti, dai confini segnati dagli stereotipi. Di solito hanno una funzione consolatoria, di conservazione di una certa immagine del passato, di esaltazione delle minoranze al potere, di far calare su tanta parte della popolazione una lettura dei fatti. E solo quella lettura e nulla di diverso!Ma per chi comanda è molto di più, è lasciare un segno del proprio tempo, una forma del proprio dominio, dare un nome e un volto alle cose. Ma qui c’è di più, questi vogliono rifare anche la religione e la spiritualità; è l’ennesimo frutto dei tempi. La sconfitta dei secoli che furono era già in essere e questi tipi calati dal cielo hanno solo dovuto dar una botta a un mondo umano marcio, inquinante, corrotto oltre ogni limite e infine bellicista e sconfitto sotto il peso dei suoi egoismi e dei suoi vandalismi contro la natura, la propria stessa civiltà industriale.

Ero incuriosito, stava per dire qualcosa di notevole. Feci un cenno di approvazione e il mio interlocutore continuò.

Da quando sono arrivati questi qui da Andromeda e dintorni perfino la fede è crollata oltre a tutto il resto e molte chiese e templi di culto di varie religioni sono andati  distrutti o spesso riconsacrati al nuovo culto gradito agli Xenoi.  Qualcuno è scappato, qualcuno fa il bandito ma molti si sono adattati e senza troppe storie hanno cambiato la giubba e son passati alla nuova fede. Intendo per fede quella specie di gnosi che dovrebbe associare in una sola visione mistico-scientifica noi umani con gli alieni Xenoi. La nuova gnosi, il nuovo Culto Nazionale di Stato è stato un grosso affare, in tanti ci hanno cavato denaro e beni e spesso un mestiere.Corretti a modo loro i Vangeli, espulso il Vecchio Testamento, perché fa riferimento a qualcosa che non gli è gradito, inseriti i Vangeli Gnostici è stata creata la base della nuova fede. Fede gradita al nuovo potere e ai suoi protettori dalla faccia di plastica. Alle popolazioni del nostro Belpaese non importano le basi dottrinali dei culti, le ragioni profonde, basta che la nuova religione non sia troppo diversa dalla vecchia e recuperi abbastanza dei culti precedenti. Alle volte rimango sconvolto dalla facilità con la quale gli umani della mia cultura passano dalla fedeltà all’abiura; questi quiche ora comandano non hanno neanche creato una teologia, il sovrano Xenoi si manifesta con la sua potenza e questo basta. Risolto grazie  a loro ogni questione di fede, ogni riforma, Dio è l’estensione naturale del sovrano alieno; una soluzione semplice e rapida che unita a generose elargizioni di nanotecnologie mediche, nuove possibilità di lavoro, e elargizioni didenari ha causato un passaggio dalle vecchie fedi alla nuova. Del resto questi qui non chiedono soldi, non chiedono riti purgativi dell’anima come preghiere, penitenze, digiuni,  donazioni, dicono solo che la parte indistruttibile e incorruttibile che è in noi va cercata, va svelata e deve diventare potenza e energia da usare per avvicinare le nostre vite terrene al loro sovrano che li guida. Le anime liberate dall’ignoranza di se medesime dovrebbero fare come loro e creare una forza collettiva, questa potenza dovrebbe essere una parte autocosciente del tutto che è dietro l’Universo materiale e fenomenico, possibilmente loro amica devota. Vorrebbero da parte nostra la creazione di una sorta di mente collettiva, come hanno loro a livello di comunità e di gruppo, ma sul momento la nostra spiritualità umana è lontana dal determinare un corpo sociale nuovo. Se riuscissero nell’impresa di avvicinare gli umani alla loro mente potrebbero capire meglio quella cosa per loro un pochino  misteriosa che è l’individualità e l’unicità di ogni singolo umano. Mi sono fatto l’idea che queste creature hanno l’anima, ma collettiva. Quindi il nostro essere spirituali e sacri deve per loro essere un fatto collettivo, i loro capi hanno una propria individualità perché ricevono una sorta di mandato dal gruppo, magari sono autenticamente loro ma se devono ritornare a un diverso incarico non più di dominio e controllo, dirigenza o rappresentanza perdono gran parte della loro individualità. L’idea che un tipo qualunque sia se stesso alla maniera nostra è per loro un fenomeno ai confini delle loro capacità di comprensione. Va da sé che sono bravissimi nel lavoro coordinato e nella ricerca e in tutti i campi della scienza e della tecnologia, del dominio su altri, e ovviamente della guerra.

Ero colpito da questo discorso che mi apriva gli occhi davanti alla grande mutazione avvenuta e allora mi feci forza e pronunciai la seguente affermazione:

Ma non crede che questa chiesa rappresenti un balzo verso il futuro, un nuovo fatto straordinario che potrebbe portare mutazioni positive e buone. In fondo qui c’è l’incontro fra specie diverse e la determinazione di una nuova civiltà.

Il mio accompagnatore mi rivolse un sorriso beffardo. Rispose così.

Di questa chiesa non sanno che fare, e parlo di questo edificio.  Tante volte i nostri luoghi di culto si sono riempiti con elenchi di caduti, di ex voto, di lapidi tombali, di targhe. Ogni ricordo passato si perde nella memoria, ogni storia diventa discorso politico staccato dai fatti e dalle sofferenze, ogni simbolo perde senso e va reinterpretato. Di questa storia umana passata, del sacro che ha per secoli dato forma alle genti nostre nessuno sa che cosa fare; ma li conservano questi resti, i molti rispettanociò che è stato come si conserva  il ritratto del nonno in qualche angolo della cucina o del salotto di casa. Loro ci hanno permesso di conservare quel che non capiscono del tutto, in questo sono migliori di gran parte delle civiltà umane, lo riconosco. Questi nostri ultimi anni sono i resti dei resti del naufragio di tante civiltà della Penisola, civiltà naufragate una sull’altra. Antichità, Medioevo, età Moderna, e ora la Contemporaneità sono tempi crollati uno sopra l’altro creando questa nostra enorme collina di detriti culturali e di simboli e miti morti, il tutto implacabilmente sbiadito dal passare dei decenni e dei secoli. Ma siate sincero. Voi volete chiedermi di quel processo e di ciò che ho visto e fatto in quel periodo.

Il discorso mi colpì come una nerbata, ero in agitazione e così risposi:

In verità sono qui per questo, e penso sinceramente che sia per la vostra persona quasi un dovere mettere a disposizione dei secoli e degli studiosi la vostra testimonianza sincera e veritiera.

Mi fissò con curiosità, come se avesse visto qualcosa di comico nella mia risposta.

Verità, quale verità? Le racconterò come ho vissuto, questo lo posso fare, ma non è da pensare che la mia povera persona possa donare verità di durata secolare e autenticamente sincere.




2 febbraio 2012

Il regno della giustizia e il falò delle vanità

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Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Il regno della giustizia e il falò delle vanità

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Il luogo dell’incontro era un piccolo locale vicino a un parco, una specie di chiosco con i tavolini come si vedono in molte capitali d’Europa. L’uomo era lì con i suoi capelli bianchi, ben lavato, cravatta e camicia d’altri tempi, una cartellina in cuoio vecchia, forse con delle carte. Aveva davanti a sé un bicchierino di bianco, un piattino rivelava che aveva mangiato qualcosa, mi accomodai e ordinai altri due bicchieri di quella roba.  Rodolfo Brandimarte era estremamente cordiale quasi familiare, dopo il secondo bicchierino di bianco il vecchio bibliotecario mi chiese di Berlino e del Museumsinsel; conosceva il sistema museale della capitale e di sicuro aveva visitato la città. Mi apprestavo a fare delle domande su cosa era successo durante i primi giorni di apertura del Processo Nazionale contro i vinti della Guerra Xeno, quando ormai in animo di far confidenze tirò fuori dalla tasca un oggetto dall’apparenza un po’ ripugnante, un oggetto circolare schiacciato, rovinato. Era una medaglia, una vecchia medaglia bruciata e graffiata. Mi raccontò una storia accaduta allora, non lontano da questo parco; dove un tempo era stato costruito il Palazzo nuovo del tribunale. Era la triste storia del commendator Pasquali, che fu linciato dalla folla subito dopo l’entrata in città degli Xeno; ma Rodolfo mi rivelava dei particolari di cui era a conoscenza. Mi ricordo quel che disse e inoltre presi anche qualche appunto, così parlò:

 La distruzione del grande palazzo del tribunale avvenne nella Terza Guerra Mondiale durante le prime fasi dell’attacco Xeno che spianarono con le bombe a pressione il quartiere e le piste per gli aerei poco lontane da quel punto. Quell’edificio era un pessimo edificio, presuntuoso, brutto, inquietante; sembrava uscito da un videogioco degli anni Novanta dell’altro secolo o da un film di supereroi statunitensi. A ricostruire qualcosa di serio ci pensò il regime presente che ha in sorte di essere vincolato ai nuovi protettori alieni venuti da Andromeda.Sotto il regime dei raccomandati e dei servi sciocchi controllato dai popoli dell’Atlantico le questioni di giustizia erano affidate a complicati meccanismi burocratici dove dei tristi personaggi pagati con i soldi pubblici e dei privati pagati dalle parti in causa e ambigui amici degli amici creavano degli atti denominati sentenze e tali atti burocratici stabilivano chi aveva ragione e chi torto, le sanzioni, le punizioni, la detenzione in centri carcerari o di cura psichica, o l’innesto di meccanismi di rilevamento sul corpo.Si trattava aldilà delle apparenze e dei proclami roboanti della propaganda di guerra delle genti asservite ai poteri di Atlantide di un clamoroso impasto fra migliaia di procedure burocratiche, opportunismo, desiderio di potere e carriera di alcuni singoli, corruzione sfacciata, aspettativa di mance  e dazioni, minacce da parte di organizzazioni criminali e terroristiche. Poi il sistema venne distrutto dalla Guerra Grossa, le armate di Atlantide furono scacciate dal Vecchio Mondo e gli schiavi e i servi dei loro governatori, delegati e generali che avevano posto al potere vennero processati, ma spesso messi davanti ai loro delitti e giustiziati sommariamente  dalle stesse popolazioni che avevano subito i loro oltraggi, le loro violenze e le infami rapine di beni e di ricchezze naturali. Ma la storia che le voglio raccontare oggi è diversa, è quella del commendator Pasquali Luciano, non so da dove venisse; viveva in un appartamento ben arredato in un palazzo oggi scomparso, forse era un giudice, forse un avvocato, forse un amico degli amici; non so ma era conosciuto come uno di quelli che ci credeva davvero, che voleva quel sistema, che ci aveva lucrato sopra e aveva ottenuto onori e soldi. Quando la città fu assediata e i suoi amici persero il controllo delle colline e dei territori limitrofi alla periferia, il commendatore si chiuse in casa; lo videro rovistare in cantina incurante dei bombardamenti e delle sirene d’allarme, qualcuno dei vicini lo invitò più volte a scappare, ci fu chi cercò di fermarlo per dirgli che in fondo forse per lui era il caso d’andarsene dal momento che qualche strada restava aperta, non aveva senso unire alla sconfitta della sua causa anche la perdita della vita. Ma il commendatore andava dalla cantina alla casa, dalla casa alla cantina con grosse scatole e carte d’ufficio, pareva pazzo; qualche volta lo videro rovistare fa le rovine del Palazzo per cercare qualche frammento della mobilia degli uffici. Così questa cosa fu notata, e qualcuno pensò bene di far la spia, di mandare l’avviso ai primi miliziani filo-xenoi entrati  da poco in città. Forse volevano la sua morte per entrare in casa e metterla a sacco, in tanti si presero delle libertà con la roba altrui in quei giorni. Alla fine salirono le scale una dozzina fra miliziani e guerriglieri e qualche entusiasta dell’ultima ora, metà di loro non aveva né armi e neppure una divisa o un distintivo o una fascia al braccio, la porta fu sfondata con un paio di proiettili e presa a calci, andò giù fra grida e urli. Lo spettacolo che si presentò fu qualcosa di assurdo, i mobili erano accatastati alle pareti, in quello che era il salotto c’era una specie di tenda, come un grosso telo che copriva il pavimento,  fatto da più teli malamente cuciti e tenuti insieme. Il capo dei miliziani era uno che aveva fatto mesi di guerriglia, rimase stupito ma capì che era una sorta di tenda, una tenda messa nel salotto di casa. Chiamò fra il gruppo uno di cui si fidava e entrò dentro con la pistola in mano e il coltello nell’altra, il commendatore era rannicchiato come un bambino al centro della tenda, si era circondato delle cose della sua vita, della sua carriera, aveva creato un mondo di oggetti piccoli e grandi che ricordavano la sua carriera, il mondo come era stato prima. C’era perfino un vecchio computer  della Apple, fotografie, diplomi e certificazioni, una foto del figlio morto in guerra, un vestito da avvocato, il codice civile e quello penale. Ormai era un povero pazzo che viveva nei ricordi di un tempo morto. Il vecchio guerrigliero era sinceramente addolorato in quanto  la scena era patetica e miserabile nello stesso tempo, ma ormai si era spinto troppo in là e fu costretto dalla situazione a prenderlo a forza, a farlo tirar fuori per i capelli, a stordirlo a suon di bastonate. Presero la tenda, ne fecero in sacco e presero il commendatore dolorante trascinandolo per le scale, poco più avanti c’era una piazzetta, un tempo era stata un parcheggio o qualcosa del genere. La tenda fu rovesciata nel mezzo della piazza e tutta la roba cadde rovinosamente, una piccola folla guardò stupita la scena e molti cominciarono a ridere, era una risata di liberazione, il mondo di prima era morto e quella roba rovesciata per terra ne era la rappresentazione simbolica. La folla sembrava una sola maschera di cattiveria e crudeltà, volevano vederlo a pezzi, fracassato, uno che doveva pagare per tutti, poco importava se era ormai un relitto umano, un povero scemo.

Qualcuno fra la folla gridò: bruciamo tutto! Che vada a fuoco il ricordo di questi anni odiosi, criminali e criminogeni!

Lo stesso capo dei guerriglieri era sorpreso, aveva dodici elementi di cui forse solo sei o sette armati ma davanti a lui si era radunata una folla di cento persone, alcune erano armate, con lo sfascio delle polizie locali e delle forze armate migliaia di armi vecchie e nuove erano state prese dai privati per la propria difesa personale, era  a disagio. Forse fu per paura che presentò alla gente riunita il commendatore dolorante e sporco. Tenne un breve discorso nel quale disse che era finita, che ciò che era stato prima aveva cessato d’esistere; quelli che avevano retto il regime erano andati in rotta, fuggiti come sorci davanti ai potenti Xenoi e alle loro armi e non sarebbero tornati e avevano lasciato i loro servi sciocchi e i loro schiavi in preda alla furia di coloro che avevano derubato, oppresso e vessato con mille crimini. Ora era necessario vedere i simboli e le cose del passato, quel passato era morto, occorre capire per dimenticare. Qualcuno gridò che si doveva dar fuoco a ogni cosa, alcuni fra la folla erano diventati come pazzi, esaltati, c’era chi furente aveva la bava alla bocca, alla fina qualcuno si avvicinò e diede fuoco. Il commendatore cercò di avvicinarsi, sembrava un diavolo, con le ultime forze cercò di avvicinarsi agli oggetti di famiglia, alle foto. Fu la folla e non  i miliziani a prenderlo per le gambe a trascinarlo via  e a pestarlo con durezza, gli ruppero le mani, c’è chi dice a morsi per rubare la fede nuziale. Alla fine uno dei guerriglieri lo rovesciò a calci e lo mise supino. Allora videro una vecchia fascia, un oggetto che in passato avevano sindaci e assessori, ma questa era piena di patacche e medaglie, roba di tutti i tipi anche di società sportive e di circoli ricreativi. Era il suo ultimo tesoro e lo aveva stretto intorno alla pancia. Fu ammazzato a calci, bastonate e manganellate mentre stringeva con le sue mani rotte il suo  tesoro, l’ultimo frammento del mondo nel quale era vissuto ed aveva prosperato. Se lo era legato alla pancia e fermato nella carne con degli spilli. Uno della folla prese la fascia e staccò le medagliette e una per volta le lanciò alla folla, souvenir del linciaggio gratuitamente distribuiti a tutti i partecipanti. Molti le presero e le gettarono nel fuoco, un segno di abiura del passato. Poi uno alla volta andarono via da quel posto, e dopo arrivarono i salariati pagati dalla giunta che ripulivano le macerie e portavano via i morti, caricarono il corpo rotto simile a un maiale scannato, presero la robaccia bruciata, si tennero per sè qualcosa che pensavano di valore sfuggito alla folla. Uno di loro era un mio conoscente e mi regalò questa cosa, un delle medaglie del commendatore finita nel fuoco, credo sia di una qualche associazione sportiva probabilmente sciolta da decenni.

Rodolfo Brandimarte finì la storia e tirò giù tutto il vino, con calma riprese il filo del discorso e mi disse che la vicenda poteva sembrar strana a uno studioso figlio della Germania, ma era necessario capire la storia di queste terre sempre dominate dai forestieri, da piccoli tiranni, generali  e despoti domestici e demagoghi corrotti e corruttori alzati al potere da eserciti stranieri e da poteri finanziari che non sanno neppure offendere nella comune lingua. Il dominio forestiero e il servo locale asservito agli stranieri avevano reso le popolazioni piene di odio e di rancore, un rancore che non sapeva esprimersi politicamente o militarmente finchè gli Xenoi e la loro guerra non hanno risolto la questione armando una parte della popolazione e sollevando sotto le loro insegne milioni di malcontenti e dissidenti. Questo fatto storico è a mio avviso in continuità con la storia del Belpaese, quante volte una calata di eserciti o di barbari in armi aveva distrutto imperi o regni secolari con il seguito di vendette, saccheggi, stragi, violenze private, sostituzione di podestà e di governatori,locali e perfino di leggi e consuetudini. I popoli della penisola erano di fatto il frutto di sedimentazioni di popoli stranieri, d’invasori, di leggi e costumi esito di guerre e invasioni e ad ogni calamità seguivano le abiure collettive di fedi di fazione, politiche e religiose.Quanti episodi di pestaggio e omicidio collettivo si sono avuti in queste terre a causa del passaggio di eserciti forestieri o del cambio di regimi corrotti e dispotici dall’inizio della storia è incalcolabile. Chiesi se era possibile fare due passi e lui si offrì di raccontarmi la storia del quartiere in quei giorni di transizione dal vecchio al nuovo mostrandomi i luoghi e cosa era rimasto del passato, curiosamente volle pagare lui il conto. La giornata era bella, l’aria pulita e fresca.





26 gennaio 2012

Il nuovissimo cambio di padrone: Le aliene di Andromeda

Il terzo libro delle tavole
Viaggio nell’Italia del remoto futuro
Nuovissimo cambio di padrone: le aliene di Andromeda


Tempo fa mi capitò di osservare sull’obelisco detto il  Birillo dalle parti della stazione, l’ultima targa in memoria dei morti ammazzati nella Terza Guerra Mondiale, la quale si unisce a tutte le precedenti e a modo suo le riconsacra.  Questa targa non fu fusa con il bronzo dei cannoni nemici come una volta ma in una lamina di drone da bombardamento ribattuta e incisa, i tempi cambiano. Così in questo mio lieto passeggiare per la capitale mi son tornate alla mente le cose del passato. L’inizio del XXI secolo era un periodo strano milioni d’italiani vivevano soli con i loro pensieri e i loro problemi, gli umani erano mentalmente chiusi ed egoisti pur muovendosi fra masse anonime di consumatori compulsivi  che giravano per centri commerciali,  grandi magazzini, supermercati ed erano turbati dai miti morti e dalle memorie perdute del secolo precedente e da milioni d’immagini della pubblicità commerciale  e della propaganda di guerra; nel frattempo le minoranze al potere e i capi politici infilavano un fallimento dietro l’altro. Il sistema sociale  e quello capitalistico erano entrati in una crisi irrecuperabile; in sintesi si pretendeva uno sviluppo infinito e consumi diffusi in presenza di una popolazione umana crescente calcolata intorno ai  sette miliardi di unità in un contesto di  risorse planetarie energetiche, naturali e minerali decrescenti. Lo squilibrio fra sistema di produzione e consumo e risorse  cominciò a crescere creando difficoltà ambientali e di natura sociale, ben presto le potenze imperiali principali del pianeta cominciarono a foraggiare terroristi, bande di soldati mercenari, seguaci di dittatori, ribelli, squadroni della morte per collocare in certi paesi o presso certi popoli dei personaggi autoritari o dei despoti in grado di aiutare i loro finanzieri e industriali di riferimento a controllare masse di forza lavoro, materie prime, risorse energetiche e naturali e ovviamente mercati. Da questo metodo per competere sul mercato globale, degno di  banditi e di cospiratori,  derivarono mille disordini e un problema: controllare le principali risorse naturali ed di energia fossile per lasciare a terra gli altri imperi rivali. Ovviamente si formarono due  grandi alleanze militari una dell’Eurasia e l’altra dei popoli dell’Atlantico che iniziarono a mobilitare i loro alleati minori per studiare le armi e i mezzi altrui e prepararsi allo scontro diretto. Quando la guerra grossa era in pieno sviluppo arrivarono gli alieni; un colpo di genio li spinse a scegliere una delle parti in lotta per avere la possibilità di creare sul pianeta delle basi e delle colonie proprie in accordo con  una parte degli umani, così una eventuale resistenza alla presenza aliena risultava dimezzata all’origine. Gli alieni erano molto diversi fra loro e quindi vennero presto alle vie di fatto per chi si sarebbe appropriato del Pianeta Azzurro e a seconda delle fazioni scelsero quello o quell’altro impero umano da foraggiare o da includere nel loro dominio. I più forti fra gli alieni si presero tutto il sistema solare pianeta azzurro incluso, i vincitori alieni della Terza Guerra Mondiale erano i più singolari di tutti e non supportavano nessun impero umano ma al contrario imponevano il proprio, essi risultarono alla fine sinceramente graditi alle genti della Penisola solitamente pronte a salire sul carro dei vincitori a prescindere da qualsiasi considerazione etica, religiosa, morale e perfino estetica.

Quella fu una delle tante volte nelle quali le genti del Belpaese cambiarono di nuovo  padrone. Il cambio del padrone straniero era un caso tipico nello Stivale dove dominazioni diverse nel corso dei secoli avevano preso possesso del territorio e delle popolazioni. L’ultima dominazione era avvenuta per mano dei popoli dell’Atlantico ed essi avevano preso il posto dei figli dei Goti, tutto l’apparato celebrativo dei padroni di turno fu rivisto e ripensato. Come era costume delle genti del Belpaese fu creato un sistema di omaggio al padrone del momento che sostituiva il precedente e c’era tanto da realizzare: scrivere libri idioti celebrativi dei nuovi padroni, fare film esagerati e assurdi sulle audaci imprese degli italiani nella Terza Guerra Mondiale, stampare qualche fumetto di cattiva fattura sugli eroi della Patria immortale, fare monumenti ai patrioti amici degli alieni, inaugurare solennemente cippi celebrativi orrendi, statue di cattivo gusto da mettere presso le rotonde stradali o presso i parchi pubblici, fontane celebrative intrise di cattivo gusto. Inoltre un paio di giorni festivi nuovi sostituirono i precedenti, fu dedicata all’alieno qualche festa patronale rivista e corretta e anche  inaugurazioni di opere di pubblica utilità e carità. Completava il quadro delle riverenze e delle  operazioni di ripulitura dello spazio urbano la sostituzione di toponimi e denominazioni di strade e vie diventate politicamente indecenti e scorrette, i manifesti affissi con i proclami di nuovi sindaci, nuovi governatori di regione, nuovi ministri e qualche tumulazione solenne di eroici caduti, o forse solo morti ammazzati, con grande rito civile e religioso.  
C’era molto da fare perché questi alieni venivano da lontano dalle parti della costellazione di Andromeda, ma c’era chi giurava che arrivassero perfino dalla galassia omonima, comunque non erano del tutto ignoti alle genti del Belpaese perché erano degli umanoidi di due metri e dieci, più o meno, con lineamenti graziosi e vagamente femminili, dotati di straordinari apparati tecnologici  anche all’interno del loro corpo, arti sottili, magri, intubati in tute aderenti e strette; sembravano proprio le mazoniane della serie classica di Capitan Harlock; quella andata in onda su Raidue nei lontani pomeriggi del 1979. Si trattò infatti di una serie  di cartoni animati giapponesi di gran pregio artistico che aveva causato in quel tempo  una cospicua produzione di figurine da appiccicare sugli album delle Edizioni Panini e l’ammirazione dei molti. Nonostante le difficoltà iniziali, e il pessimo carattere di queste creature i vantaggi di questo nuovo dominio emersero e furono nel contesto apprezzati. Per prima cosa aiutarono gli umani a rendere stabile la propria popolazione sul pianeta e la pressione sull’ecosistema diminuì sensibilmente e le popolazioni aliene trovarono lo spazio per inserirsi senza far troppi danni. Integrarono le capacità di produzione e consumo dell’energia con la loro tecnologia di gran lunga superiore a  quella umana e collocarono le loro colonie  ponendo la capitale del loro Regno planetario nella Penisola sollevando così il Belpaese dal pericolo di seguire altri popoli nel collasso delle strutture sociali, produttive ed energetiche, migliorarono inoltre la salute della popolazione afflitta da molte malattie psicologiche e fisiche dovute ai guasti della civiltà industriale, indirizzando le genti del Belpaese verso una forma di civiltà sostenibile in relazione alle risorse del territorio. Per avvicinare gli umani del Belpaese al loro modello di regno eliminarono i poteri dei ricchi, dando al denaro un valore di strumento e non di fine dell’esistenza o di culto sacro o di Dio vivente come era invece capitato sotto il dominio dei signori dell’Atlantico quando banchieri e miliardari erano il potere ultimo e definitivo e tutta la piramide sociale e il potere politico era sotto di loro. Ma qualche dispiacere arrivò comunque perché questi esseri allungati avevano una caratteristica dei nostri antichi romani, ossia identificavano Dio con il loro sovrano, il loro Cesare era sia Pontefice sia Imperatore. Quindi il Concordato fra Stato e Chiesa  risultava impossibile perché non erano due realtà distinte ma la stessa.  Fu necessario ricostruire una Fede religiosa per le genti del Belpaese a partire dal fatto che il Pontefice era coincidente con il loro sovrano e adattare il culto all’evidenza che il Dio di cui normalmente si ragiona presso i cristiani aveva un qualche rapporto con questi nuovi padroni, visto che erano qui. Così fu creata una nuova fede senza le incrostazioni del passato, i dogmi frutto di compromessi, le storie inverosimili di miracoli, le stranezze teologiche per imporre un culto religioso inteso come religione civile, come al tempo degli antichi; si realizzò così un modello di fede alla maniera del Machiavelli. In realtà molti Dei dell’Antichità altro non erano che astronauti alieni arrivati sul Pianeta Azzurro per i motivi più strani e di conseguenza fu possibile, una volta colta questa verità già nota fin dai tempi di Peter Kolosimo, arrivare a un decente compromesso nello Stivale fra le parti e creare una coincidenza fra Dio e il Sovrano alieno. La Chiesa divenne una e di Stato come capitò nella Francia Rivoluzionaria al tempo di Danton e Robespierre, e questo avvenne praticamente senza resistenze o critiche, in fondo anche Dio era per le genti del Belpaese uno dei tanti invasori arrivato due millenni fa a cacciare i molti Dei di prima, perché scandalizzarsi se il nuovo potere lo cambiava, e come i Cesari di un tempo poneva se stesso quale Dio del suo popolo e delle genti che erano parte del suo Regno.  La convivenza con gli alieni comportò una reciproca sopportazione e una forma di medicina integrata dai microchip e dalle nanotecnologie, gli alieni erano piuttosto sobri e non volevano perdere denari e risorse  in cure mediche costose e in spese di farmacia e a modo loro potenziarono gli umani del Belpaese con reciproca soddisfazione, inoltre non sopportavano sprechi di forza lavoro, truffe, furti, ignoranza e disoccupazione e forzarono le genti del Belpaese a seguirli sulla strada di un modo creativo e collettivo di vivere e di stare al mondo, dove il merito e il valore del singolo avevano modo di esser apprezzati e dove tutti avevano un loro posto con la dose propria di utilità collettiva e dignità individuale. Tuttavia  c’era un prezzo da pagare questi alieni sono simili alle api e alle formiche sul piano dei sessi, nel senso che la totalità dei loro vertici burocratici, scientifici, militari e politici erano tali per motivi di programmazione genetica e biologica e questa cosa era una proprietà di quello che poteva esser visto come il sesso femminile; questo turbò gli italiani maschi e anche le femmine furono sconvolte dalla novità di vedere il potere e il dominio sul mondo in simili mani smaltate e inanellate, e creò disagio  nonostante i benefici  enormi che comportava la sparizione dei vertici accademici, politici e militari e burocratici ereditati dal passato;  chinare la testa davanti al sesso debole era un prezzo amaro ma  accettabile se l’esito era la sparizione di interi ceti sociali di parassiti, papponi, delinquenti comuni, feccia umana collocata in posti di responsabilità dai dominatori venuti dall’Atlantico. In una parola per quanto doloroso fosse il vedere delle donne, o qualcosa di simile trattandosi di alieni, al potere per i popoli dello Stivale era molto  meglio esser governati da una regina aliena e dalle sue amazzoni spaziali e supertecnologiche che non subire i viceré  stranieri che governavano per mezzo di una finzione di  Stato in verità corrottissimo ed estraneo alla storia e alla vita delle genti della Penisola. Oggi che molti guasti del passato scellerato sono stati curati, e di quei secoli sciagurati è rimasto solo il ricordo e qualche mito morto mi chiedo quale funesto destino sarebbe capitato alle genti del Belpaese senza l’invasione aliena, forse l’unica che ha davvero portato dei benefici alle troppe volte invase genti d’Italia; forse gli altri esseri umani erano il problema, dopotutto con tutti i contributi dati all’arte e alle civiltà del Pianeta Azzurro sarebbe stato lecito aspettarsi un po’ di riguardo dai propri simili, ma questo fatto è diventato realtà solo con delle femmine aliene con la faccia simile alla plastica, la pelle gommosa e un odore molto forte di prato tagliato da poco. Per ciò che riguarda la città essa è stata miracolata da questa gente di Andromeda, essa è cresciuta in altezza e in profondità ed avendo avuto di nuovo  il ruolo di capitale essa ha incluso i territori vicini fino a un raggio di cinquanta chilometri, la città del passato si sta dissolvendo lentamente nel nuovo che sprigiona potenza; le distruzioni della Terza Guerra Mondiale hanno favorito la ricostruzione su nuove basi. Del resto dove queste creature sono arrivate hanno rifatto il volto delle città e della vita quotidiana con una architettura vivente, dove la struttura abitativa, industriale, o destinata ai servizi è parte viva del tessuto naturale per mezzo di quella loro tecnologia che dà una dimensione di vita e  di senso  anche ai muri delle case o al sistema di riscaldamento o allo scarico dei rifiuti. La mente elettronica è nel nuovo sistema parte di un complesso biologico unitario che integra l’essere vivente, i supporti alle forme di vita, la struttura, le caratteristiche specifiche del manufatto, ogni veicolo, mezzo militare o costruzione è una realtà unitaria. Questa è  una tecnologia che deriva direttamente dalle basi spaziali e dai moduli dei veicoli che attraversano lo spazio esterno. Certo che pare incredibile come miliardi di umani nel Novecento son vissuti in ambienti squallidi, pieni di sostanze discutibili e spesso tossiche, in edifici privi di gusto, in città inquinate piene di degenerazione sociale, corruzione e violenza, ed è incredibile che tutto questo era volto a creare ricchezza e potere per una piccolissima casta internazionale di miliardari e banchieri collocati ai vertici della piramide del potere. In effetti la vittoria aliena nella Terza guerra Mondiale è stata una benedizione per le diverse forme della specie umana. Ripulire l’ambiente urbano e il territorio dalle corruzioni degli anni della globalizzazione delle genti dell’Atlantico è cosa che impegnerà ancora molti anni. In questo almeno il contributo della popolazione della Penisola si è rivelato importante, ha permesso di armonizzare le esigenze degli esseri umani con le capacità della civiltà aliena; per la prima volta dopo secoli di oscurità le genti del Belpaese esportano la loro civiltà rinnovata invece di subire le indigeste e spesso pessime novità portate dai diversi invasori umani. Così dopo secoli è arrivata la resurrezione della Civiltà nel Belpaese, il beneficio che ne hanno ricavato gli abitanti per la salute mentale e la tranquillità della vita quotidiana è universalmente riconosciuto, e grande è la soddisfazione generale.  Ma in fondo un potere che sa essere erede della natura e della civiltà dei Cesari per quanto forestiero sia  è di casa nello Stivale  e l’integrazione fra le due popolazioni è oggi riuscita, quella architettonica un po’ meno e i magnifici  edifici del Regno stonano con quanto ereditato dal passato, spesso essi ridicolizzano molti manufatti della seconda metà del Novecento, ma come molte cose del passato e in particolare  le periferie deformi della civiltà industriale si dissolveranno per lasciare il posto al nuovo, come in una legge di natura dove vita, morte e resurrezione di una civiltà s’incrociano nello scorrere infinito del tempo cosmico.

IANA



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